L’OSTIA
CONSACRATA
(PRODIGI
EUCARISTICI)
Di
Don Giuseppe Tomaselli
INTRODUZIONE
L'Eucaristia, Gesù Sacramentato, è la
colonna della nostra Religione; è il sole, attorno al quale stanno gli astri
delle verità rivelate da Dio. Poiché in questi tempi va affievolendosi la
fede, è necessario riscuoterla in tutti i modi. Il presente lavoro ha lo scopo
di confermare nella fede eucaristica i credenti e di dare luce ai traviati. Si
presentano quindi i principali miracoli eucaristici, in maggioranza quelli
avvenuti in Italia, terra dei Santi, centro della Chiesa Cattolica.
Dal
campo all'Altare.
L'agricoltore
è lieto. Eccolo in campagna sull'aia a contemplare un prodigio maturale: ha
gettato sul terreno un po' di grano e dopo parecchi mesi ne raccoglie sessanta
... cento volte in più. Esclama soddisfatto: Signore, vi ringrazio! Avete
benedetto il mio lavoro! -
La
massa di frumento è trasportata al paese e viene destinata parte al nutrimento
quotidiano e parte alla semina del nuovo anno.
Il
parroco invita i fedeli alla beneficenza ed esorta i benestanti a prestare il
loro aiuto alle spese del culto. Il pio agricoltore, per riconoscenza a Dio e
per impetrare nuove grazie, porta al Ministro del Signore un po' di grano,
dicendo: Serva per le ostie che occorreranno durante l'anno! -
Il
parroco dà l'incarico ad un Istituto di Suore, addette alla confezione delle
ostie, e dopo pochi giorni ecco in sacrestia un mucchio di particole. Durante
la celebrazione della Santa Messa il Sacerdote offre a Dio quel pane, sotto
forma di ostia, ed all'atto della Consacrazione pronunzia sopra di esso le parole
che pronunziò Gesù nell'ultima Cena. L'Ostia è già consacrata.
Il
Sacerdote s'inginocchia ed adora profondamente, dicendo nel suo cuore: Signore
mio e Dio mio! - I fedeli, prostrati in adorazione, fissano gli occhi sulla
Santa Ostia e pregano fervorosamente. Se assistesse alla Consacrazione un
esercito di militari, dovrebbe presentare le armi nel più rigido « Attenti!
». Se fosse presente il Sommo Pontefice, anche lui dovrebbe piegare le ginocchia
ed adorare la Divinità.
Il
Sacerdote ripone l'Ostia Consacrata in un vaso sacro indorato e la rinchiude
nel Tabernacolo. Chiunque passa davanti al Tabernacolo, deve inginocchiarsi.
E’ prescritto che una lampada ad olio arda continuamente, notte e giorno, presso
l'Altare, per ricordare ai fedeli che ivi trovasi Gesù Sacramentato. Chi vuole
grazie, miracoli, conforto ... lascia la casa e va a pregare dinanzi a Gesù
Sacramentato.
L'Ostia
Consacrata è rinchiusa nel Tabernacolo. Gesù Cristo, vivo e vero, in Corpo,
Sangue, Anima e Divinità, sotto le Sacre Specie del Pane, anche quando la
Chiesa è deserta, non è mai solo, poiché riceve di continuo le adorazioni
della Corte Celeste. Chi osasse, per ipotesi, aprire il Tabernacolo, prendere
l'Ostia Consacrata e gettarla a terra per disprezzo, sull'istante resterebbe
colpito dalla scomunica papale e nessun Vescovo o Cardinale potrebbe perdonargli
il grande peccato, se non il Papa, Capo Supremo della Chiesa.
La
processione.
Una
grande città è in movimento. Addobbi sfarzosi lungo le vie, sparo di
mortaretti, fiaccole, banda musicale, massa sterminata di popolo con a capo 1e
autorità, canto di devoti inni ... Al passaggio del corteo chi piange, chi
s'inginocchia. Un Sacerdote porta in giro per le vie principali l'Ostia
Consacrata; di tanto in tanto una breve sosta e s'impartisce la Benedizione
Eucaristica.
Chi
ha fede, gioisce e davanti a Gesù Sacramentato sente scendere nell'anima una
rugiada celeste.
Congresso
Eucaristico.
La
popolosa città di Buenos Aires è in festa. Parecchi mesi d'indefesso lavoro
sono appena sufficienti a preparare il grande Congresso Eucaristico. Milioni di
pellegrini si riversano dalle due Americhe per assistere al meraviglioso Congresso.
Ecco
centinaia di migliaia di fanciulli e di giovanette in abito bianco, sterminate
schiere di uomini, di donne, di militari e di illustri personaggi, fissare lo
sguardo su di un Eminentissimo Cardinale, Legato Pontificio, il quale tiene in
mano un ricco Ostensorio. Dal petto deg1'innumerevoli convenuti si sprigiona
un grido di fede: - Viva Gesù Sacramentato! - seguito dal canto: T'adoriam,
Ostia Divina! T'adoriam, Ostia d'amor!
È
realtà.
Una
piccola Ostia, frutto di pochi chicci di grano, è oggetto di tanta fede e di
tanto entusiasmo!
Domandiamoci:
Si tratta di suggestione?... È un trucco dei Sacerdoti?... E’ realtà?
Per
chi non conosce il Vangelo, per colui che ignora la potenza di Dio e l'amore
immenso di Gesù per l'umanità, l'Eucaristia è un punto interrogativo. È
necessario dunque conoscere la storia, cioè quando e come sia stato istituito
il Sacramento Eucaristico:
Preludio.
Gesù
Cristo visse trentatrè anni su questa terra. Si era fatto uomo restando vero
Dio, unicamente per amore delle creature. Non volendo privare gli uomini, che
sarebbero venuti al mondo nel corso dei tempi, della gioia di averlo con loro,
decretò di perpetuare la sua dimora sulla terra, sino alla consumazione dei
secoli.
Quando
un uomo muore, parte da questa terra e va all'eternità; non può morire e
restare contemporaneamente con i suoi cari. Ma quello che
non può fare alcun uomo, potè farlo l'Uomo-Dio, Gesù Cristo.
Il
Signore, nella sua infinita sapienza, attuò il suo disegno in modo misterioso,
per riscuotere l'ossequio della fede dai suoi seguaci. Egli dunque preparò gli
animi dei suoi contemporanei a ricevere questo mistero di amore per mezzo dei
miracoli.
Gesù,
invitato ad una festa di matrimonio a Cana di Galilea, venuto a mancare il
vino durante il pranzo, operò un miracolo, il primo della sua vita pubblica,
e cambiò in un attimo l'acqua in vino prelibato. Questo prodigio era il simbolo
di quell'altro che avrebbe operato nell'ultima Cena, quando avrebbe cambiato
il vino nel suo Sangue.
Un
altro giorno, volendo Gesù sfamare una moltitudine che lo seguiva, prese
cinque pani, li benedisse e li fece distribuire dagli Apostoli. I pani
sull'istante si moltiplicarono prodigiosamente e poterono saziare cínquemila
persone, non contando le donne e i fanciulli; alla fine si raccolsero dodici
canestri di frammenti. Il miracolo di questa moltiplicazione dei pani era
preparazione a quello che Gesù avrebbe fatto nell'ultima Cena, quando avrebbe
mutato il pane nel suo Corpo.
Promessa
solenne.
Il
Signore colse l'occasione della moltiplicazione dei pani per promettere solennemente
la Santissima Eucaristia e fece questo nella Sinagoga di Cafarnao. Infatti la
moltitudine, sfamata miracolosamente, voleva rapire Gesù per farlo re; ma
egli si allontanò subito.
Il
giorno dopo, trovandosi il Signore nella Sinagoga, disse a coloro che lo
cercavano: « In verità, in verità vi dico, che voi non mi cercate perché
avete visto dei miracoli, ma perché avete mangiato del pane e ne siete stati
saziati. Affaticatevi non per avere il cibo che perisce, ma quello che resta
per la vita eterna e che vi darà il Figlio dell'uomo ».
Gli
Ebrei non capirono e chiesero a Gesù un segno particolare per credere in Lui,
dicendo che i loro padri avevano creduto in Mosè perché aveva dato loro la
manna. Era la manna un cibo misterioso, che al tempo di Mosè Iddio faceva
venire giù dal cielo ogni notte, affinché servisse di sostegno al popolo ebreo
nel passaggio dall'Egitto alla Palestina.
Gesù
dunque rispose: « In verità, in verità vi dico: Mosè non vi ha dato il pane
del Cielo, ma il Padre mio darà il vero pane celeste, perché Pane di Dio è
Colui che discende dal Cielo e dà la vita al mondo ».
Gli
Ebrei gli dissero: « Signore, dacci questo pane! - Gesù rispose: Io sono il
Pane di vita! ... I vostri padri mangiarono la manna nel deserto e morirono...
Io sono il Pane vivo venuto dal Cielo. Se alcuno mangerà di questo Pane, vivrà
in eterno; e questo Pane che vi darò è la mia Carne, che verrà offerta per la
vita del mondo ».
Gli
Ebrei cominciarono a mormorare tra loro, dicendo: « Come mai Costui può
darci a mangiare la sua Carne? » E Gesù soggiunge: « In verità, in verità
vi dico: Se non mangerete la Carne del Figlio dell'Uomo e non ne berrete il
Sangue, non avrete la vita in voi. Chi mangia la mia Carne e beve il mio Sangue,
ha la vita eterna ed io lo risusciterò nell'ultimo giorno; perché la mia Carne
è veramente cibo ed il mio Sangue è veramente bevanda ». Udendo ciò, molti
discepoli dissero: « Questo linguaggio è duro e chi può mai ascoltarlo? ».
Istituzione
divina.
Dunque
Gesù fece la solenne promessa dell'Eucaristia, cioè affermò pubblicamente
che avrebbe dato a mangiare agli uomini il suo Corpo ed a bere il suo Sangue.
Quando
ebbe poi compimento questa promessa? Nell'ultimo giorno della sua vita, prima
di dar principio alla sua Passione.
Il
Divin Redentore raccolse gli Apostoli in una grande sala, detta Cenacolo, e
quivi fece l'ultima Cena. Il suo Cuore Divino aveva tanto aspettato quel momento
supremo per istituire il Sacramento dell'Eucaristia e perciò, messosi a tavola,
disse: « Ho desiderato ardentemente di mangiare questa Pasqua con voi prima
di morire! ».
Finita
la Cena, ecco il momento solenne! Gesù, l'Uomo Dio, avendo amato le sue
creature, le ha voluto amare sino all'estremo limite dell'amare, dandosi loro in
cibo.
Gesù
alza gli occhi al cielo, rivolgendosi all'Eterno Padre quasi per chiedergli
il permesso di operare il grande prodigio; e, dopo avergli reso grazie, prende
un pane e tenendolo tra le sue mani divine, lo spezza e lo dà ai suoi Apostoli,
dicendo: « Prendete e mangiate: Questo è il mio Corpo ».
Parole
taumaturgiche, perché... pronunziate da Dio! Il pane, pur conservando le
sue apparenze naturali, cioè peso, colore, sapore e forma, non è più pane,
bensì il Corpo reale di Gesù Cristo. Nel Corpo c'è anche la sua Anima e la
Divinità.
Dopo
ciò, il Signore prende un calice con del vino, volge gli occhi al cielo,
ringraziando l'Eterno Padre, lo benedice e lo dà agli Apostoli, dicendo: «
Prendetelo e bevetene tutti! Questo infatti è il calice del mio Sangue della
nuova ed eterna alleanza, il quale sarà sparso per voi e per molti in
remissione dei peccati! ».
Come
per il pane, così per il vino si ripete il prodigio! Il vino, pur mantenendo
le sue qualità naturali, cioè colore, sapore, peso ... è divenuto il Sangue
vero di Gesù Cristo.
II
prodigio si rinnova. Gli Apostoli furono fortunati nel ricevere il Corpo del
Figlio di Dio. Ma questa sorte doveva essere riservata soltanto a loro? Erano
già stati abbastanza fortunati a convivere per tre anni col Redentore. Perché
non riservare tale felicità anche agli altri uomini, dato che Dio è il Padre
di tutti?
Gesù,
spinto dall'amore, raccolse il desiderio di tutti i viventi e delle future
generazioni e volle darsi in cibo a tutte le anime.
Ma
chi avrebbe potuto rinnovare il miracolo di cambiare il pane nel Corpo di Gesù
ed il vino nel suo Sangue?
Egli,
il Divin Maestro, era alla fine della vita terrena. Ma a Dio tutto è possibile!
Gesù
dirà agli Apostoli dopo la sua risurrezione: « Ogni potere mi è stato dato in
Cielo ed in terra. Come il Padre ha mandato me, così io mando voi! ». Egli
vuole dunque lasciarli sulla terra come continuatori della sua opera di
redenzione. A questi Apostoli Gesù dà anche il potere di rinnovare la Consacrazione
del pane e del vino, dicendo loro: « Ogni qualvolta voi farete queste cose,
fatele in memoria di me! » - cioè, do anche a voi la potestà di fare quello
che io ho fatto; cambiare perciò il pane nel mio Corpo ed il vino nel mio Sangue;
e tutte le volte che voi farete questo prodigio, fatelo ricordandovi di me.
Gli
Apostoli erano la base della Chiesa Cattolica, la quale avrebbe dovuto durare
sino alla fine del mondo. Gli Apostoli non potevano vivere per tutti i secoli;
era ben giusto quindi che il loro potere divino venisse trasmesso ad altri
uomini, per perpetuare l'opera del Redentore. In realtà Gesù diede agli
Apostoli la facoltà di trasmettere la potestà ricevuta, ed essi, dopo che il
Signore salì al Cielo, crearono altri Ministri del Sacramento Eucaristico.
Da
quel giorno memorando, che la Chiesa ricorda con venerazione in modo particolare
ogni Giovedì Santo, da quel giorno sino ad oggi e per tutti i secoli, si è
ripetuto e si ripeterà il miracolo della Consacrazione un numero sterminato
di volte, per mezzo dei Sommi Pontefici, dei Vescovi e Sacerdoti.
Una
domanda.
Ci
si chiede: Perché Gesù ha voluto rimanere su questa terra sotto la forma
eucaristica? -
Non
tocca all'uomo scandagliare i decreti di Dio. Giacché il Signore ha scelto
questa forma, vuol dire che essa è la più utile e la più adatta ai bisogni
dell'umanità.
Stando
Gesù sotto i Veli Eucaristici e credendo noi alla sua reale presenza,
esercitiamo la fede, che è la prima virtù teologale, ed è quella fede che Gesù
di continuo richiedeva a chi gli domandava miracoli.
Nella
forma eucaristica Gesù Cristo non incute timore; anche i più timidi si possono
avvicinare a Lui.
Nascosto
sotto le apparenze di pane e di vino, Gesù insegna a tutti l'umiltà, in
opposizione alla superbia che domina nel cuore umano. Il Signore ha scelto il
pane ed il vino come materia dell'Eucaristia, affinché in tal modo possano
tutti mangiarne le Carni Divine senza provare ripugnanza ed anche per indicare
la fusione intima del Creatore con la creatura, come intima fusione c'è tra
il pane materiale ed il corpo che lo sume.
Effetti
eucaristici.
Non
c'è alcun dubbio che il pane ed il vino diventino Corpo, Sangue, Anima e
Divinità di Gesù Cristo al momento della Consacrazione nella Messa. Noi
crediamo ciò per fede divina; non dovremmo aver bisogno di altre prove per
credere. Tuttavia Iddio, per rafforzare negli uomini la fede, ha operato ed
opera miracoli nella Santissima Eucaristia. Sono numerosissimi i prodigi che
la storia della Chiesa registra in proposito.
Chi
ha dato la forza a milioni di Martiri di affrontare ogni genere di tormenti?
La Santa Comunione che ricevevano clandestinamente prima del martirio.
Chi
dà a numerose schiere di vergini la forza di resistere nella quotidiana lotta
delle impure passioni e di vivere in perfetta purezza di mente, di cuore e di
corpo? È Gesù Sacramentato, che tali vergini ricevono con frequenza nella
Santa Comunione!
Chi
dà la forza di perdonare le offese più atroci, di spogliarsi di ogni bene
terreno per vivere nel silenzio del chiostro o per consacrarsi al servizio
degl'infermi negli ospedali? E’ Gesù Sacramentato, il Pane dei forti!
Però
quello che più colpisce è il miracolo propriamente detto. Riporto quindi
una serie di prodigi eucaristici, controllati dalla Chiesa e tramandati alla
storia con scrupolosa esattezza.
Non
si pensi che la Chiesa sia facile ad approvare un miracolo eucaristico! Tutt'altro!
Basti ricordare il falso miracolo, che i giornali diffusero a metà d'anno nel
1935. Un tale a Rieti sparse la notizia che durante la Messa vide sgorgare
dall'Ostia Consacrata del Sangue vivo; fece questo per svegliare, secondo lui,
la fede negli altri. Il Papa Pio XI, prese le dovute informazioni, riconobbe la
falsità del fatto, fece venire a sé il colpevole e gli diede la scomunica.
Questo
episodio serva a far comprendere quanto la Chiesa sia rigorosa in fatto di
miracoli.
A
Lanciano.
Folle
di pellegrini ogni anno, dal 24 al 31 ottobre, si riversano sul colle, ove sorge
la cittadina di Lanciano, nella provincia di Chieti. Per un'intera settimana
si susseguono le funzioni in Chiesa e tutti vogliono vedere le Specie
Eucaristiche, che sono un miracolo permanente. Il fatto rimonta a dodici secoli
fa, ma per la sua importanza storica merita di essere considerato nei
particolari e negli effetti che continuano.
Circa
l'anno 700, nella Chiesa di San Legonziano in Lanciano, officiata dai Monací
Basiliani, un Monaco celebrava il Santo Sacrificio della Messa. Fatta la doppia
consacrazione, era tormentato dal dubbio circa la Presenza Reale di Gesù nel
SS. Sacramento. Era agitato dalla tentazione senza colpa. Dio venne in aiuto
alla sua fede confermandola in modo evidente; il prodigio si verificò tra le
sue mani. L'Ostia Santa si converti in Carne, rimanendovi in alcuni punti le
apparenze della materia sacramentale e il Vino diventò vivo Sangue raggrumandosi
in cinque piccoli globuli irregolari e diversi per forma e grandezza.
L'Ostia-Carne,
come oggi si osserva molto bene, ha la grandezza dell'Ostia magna attualmente in
uso nella Chiesa Latina, è leggermente bruna ed appare rosea se vi si pone
dietro un lume. Il colore dei cinque grumi di sangue coagulato è terreo,
tendente al giallo (giallo d'ocra).
Per
cinque secoli i Basiliani conservarono gelosamente il Tesoro che la Provvidenza
aveva loro affidato.
I
nuovi custodi del Miracolo Eucaristico furono i Monaci Benedettini, che
presero possesso della Chiesa del Miracolo e dell'attiguo monastero con Breve
di Alessandro III, spedito da Anagni l'anno 1176, possesso ratificato poi da
Innocenzo III nel 1204.
Si
affacciarono alla soglia della storia gli eredi fortunati del grande Tesoroi
Frati Minori Conventuali. Costoro, ottenuto il beneplacito dal Vescovo di
Chieti, Landulfo, da cui dipendeva Lanciano, fecero ratificare la donazione
della Chiesa di San Legonziano dal Pontefice Innocenzo IV con Breve del
12-5-1252, datato a Perugia.
La
Chiesa di S. Legonziano, oggi purtroppo adibita ad usi profani per le leggi
eversive napoleoniche, vide allora al di sopra di sé elevarsi un tempio dedicato
a S. Francesco di Assisi. Elementi gotici, romani, benedettini si finsero in una
armonica unità. Era l'anno 1258.
Le
Sacre Reliquie furono collocate in una cappella a destra dell'altare maggiore
della nuova Chiesa. Essa esiste ancora oggi e conserva una stretta ed alta
finestra ad arco gotico-romano. Ivi rimasero le Sacre Reliquie per più di tre
secoli, poi furono nascoste per scongiurare il pericolo di una profanazione
da parte dei Turchi, che nel 1566 facevano incursioni nelle acque dell'Adriatico
con grave pericolo della stessa Lanciano.
Frate
Antonio di Mastro Renzo, per timore dei Turchi, prese con sé le Sacre Reliquie
nell'intento di portarle notte tempo in un luogo più sicuro. Si diresse verso
l'alta montagna, ma al primo mattino, con somma sorpresa, si ritrovò alle
porte del Convento: segno evidente - come si ritenne - che le Sacre Reliquie
dovevano rimanere in città per preservarla dal flagello che si temeva.
L'anno
1636 fu costruita da Giovanni Francesco Valsecca una nuova Cappella: in
questa le Sacre Reliquie furono solennemente traslate nel 1637 e vi rimasero
per 265 anni, chiuse con tre chiavi in un'urna cubica a cuspide in ferro battuto.
Oggi
la Carne è rinchiusa, tra due cristalli, in una teca fissata in artistico
Ostensorio d'argento del 1713, finemente cesellato. Il Sangue è conservato in
un calice di cristallo fissato alla base dell'Ostensorio. E’ opinione di
molti che questo calice sia il primitivo in cui avvenne il Miracolo.
Nell'anno
1902 fu costruito, per iniziativa di Mons. Petrarca, Arcivescovo di Lanciano,
un ricco Altare Maggiore, dove furono riposte le Reliquie, con l'intervento di
cinque Vescovi della Regione Abruzzese ed immensa folla di popolo. Ai lati del
trono e della mensa si profilano due bianchi angeli adoranti e due statue
simboliche: la Fede e la Carità.
Le
Sacre Reliquie hanno avuto da parte dell'Autorità Ecclesiastica varie ricognizioni.
Si ricordano: quella di Mons. Rodriquez del 17 febbraio 1574, in cui fu
constatato dinanzi al popolo che i cinque grumi di Sangue pesavano quanto
ciascuno separatamente, fatto ricordato da una iscrizione posta in « cornu
epistolae » nella Cappella Valsecca; quella del 1637, fatta dal Vicario
Generale della Diocesi e del 1770 fatta da Mons. Gervasone. Nella ricognizione
di Mons. Petrarca del 26 ottobre 1886, ciò che è ammirevole, sono stati
riconosciuti nella Carne alcuni frammenti delle Specie del pane tuttora
visibili.
EPIGRAFE
CIRCA
GLI ANNI DEL SIGNORE SETTECENTO IN QUESTA CHIESA ALLORA SOTTO IL TITOLO DI SAN
LOGUNTIANO DE MONACI DI S. BASILIO DUBITO UN MONACO SACERDOTE SE NELL'HOSTIA
CONSECRATA FUSSE VERAMENTE IL CORPO DI N. S. E NEL VINO IL SANGUE. CELEBRO
MESSA,
E
DETTE LE PAROLE DELLA CONSACRAZIONE VIDDE FATTA CARNE L'HOSTIA, E SANGUE IL
VINO. FU MOSTRATA OGNI COSA A' CIRCOSTANTI ET INDI A TUTTO IL POPOLO, LA CARNE
È ANCORA INTIERA ET IL SANGUE DIVISO IN CINQUE PARTI UNITE, QUANTO CIASCUNA
SEPARATA SI VEDE HOGGIDÌ NELLO ISTESSO MODO IN QUESTA CAPPELLA FATTA DA GIOV.
FRANCESCO VALSECCA A SUE PROPRIE SPESE L'ANNO DEL SIGNORE MDCXXXVI.
A
Rimini.
Sulla
piazza principale della città di Rimini sorge una cappella, meta di pellegrinaggi.
I cittadini sono orgogliosi di possederla. La sua origine risale al tempo di
Sant'Antonio di Padova. Questo Santo operava miracoli, tanto da meritare il nome
di Taumaturgo. Svolgeva la sua missione in tutta l'Italia e si fermò anche a
Rimini per predicare. Insisteva molto sulla devozione a Gesù Sacramentato e
convinceva della presenza reale del Signore nell'Ostía Consacrata. Un certo
Boncillo, eretico, se ne rideva degli insegnamenti del Santo, anzi faceva
propaganda di non credere. Sant'Antonio, afflitto di tanta perfidia, volle
avvicinare l'eretico per convincerlo meglio. Boncillo gli rispose: Io non
crederò giammai a queste sciocchezze! Soltanto crederò se vedrò un miracolo.
- Non si può pretendere che Iddio faccia un miracolo a richiesta di ognuno.
Tuttavia il Signore, anche per glorificare il suo servo fedele, stabili di
compiere un prodigio ed illuminò la mente del Santo.
-
Dunque, riprese Sant'Antonio, voi pretendete un miracolo? E questo avverrà! A
voi la scelta.
-
Io ho una mula; comincerò da oggi a tenerla a digiuno; da qui a tre giorni la
condurrò sulla pubblica piazza, dove le offrirò della biada. Voi passerete
con la vostra Ostia Consacrata. Staremo a vedere che cosa preferirà la mula:
se la biada oppure l'adorazione del Sacramento. -
Il
Santo annuì volentieri e, per disporsi meglio al grande evento, per tre
giorni digiunò rigorosamente.
Intanto
si sparse la voce per tutta la città ed all'orario convenuto la piazza era
gremita di fedeli, di curiosi e di eretici.
Sant'Antonio
celebrò la Messa e prima della Comunione usci con l'Ostensorio, contenente
Gesù Sacramentato.
Sulla
piazza stava il Boncillo, con a fianco la mula affamata e la biada pronta. Il
Santo si avvicinò ed esclamò: Vieni, o mula, ad adorare il tuo Dio e confondi
in tal modo la perfidia degli eretici, perché tutti confessino la verità di
questo Sacramento! -
L'eretico
presentò subito alla bestia la biada, quasi obbligandola a mangiarla, facendo
forza alla cavezza. Però la mula, niente curandosi del cibo, si rivolse all'Ostia
Consacrata, piegò le gambe anteriori e rimase ferma con la testa abbassata
sino a terra.
Il
Boncillo dapprima era livido di rabbia e di vergogna, ma allorché vide il
popolo in ginocchio, anche lui s'inginocchiò, pienamente commosso.
Sant'Antonio
allora esclamò a gran voce: Cristo vince! Cristo regna! Cristo trionfa! Evviva
Gesù nel Santissimo Sacramento! -
Innumerevoli
furono le conversioni. Per ricordare il prodigio, gli abitanti di Rimini vollero
costruire sul posto una cappella votiva, che anche oggi si può ammirare.
Valenti
pittori hanno tramandato ai posteri il fatto per mezzo di quadri artistici,
che rappresentano il Santo di Padova davanti alla mula prostrata in adorazione.
Ad
Alatri.
Ad
Alatri, centro di quindicimila abitanti nella campagna romana, viveva una
donna fattucchiera. La gente accorreva a lei per consulti. Per ingannare meglio,
la megera univa ai suoi riti superstiziosi preghiere e segni religiosi. Per
essere più efficace in un caso particolare, pensò di servirsi di un'Ostia
Consacrata.
Non
osando andare in Chiesa, convinse una giovanetta a comunicarsi, a deporre
poi l'Ostia in un fazzoletto ed a portargliela.
Così
fu fatto. La ragazza, non appena ricevuta la Comunione, senza che altri se ne
accorgesse, estrasse la Sacra Particola dalla bocca e la depose nel fazzoletto.
La
sacrilega aspettava che la fattucchiera venisse a richiedere l'Ostia Consacrata.
Chi sa per quale impedimento, la megera non veniva. La ragazza, passati dei
giorni, volle spiegare il fazzoletto per vedere la Particola. Era avvenuto un miracolo.
L'Ostia Consacrata si era convertita in Carne sanguinolenta.
La
giovanetta, presa da spavento, diede in lacrime e diffuse subito la notizia
del fatto. Il Vescovo, accertatosi dell'accaduto, accorse con il Clero e con
la folla dei fedeli alla casa dell'infelice ragazza, prese la Particola che
ancora sanguinava e la trasportò solennemente nella Cattedrale.
Il
Vescovo informò il Papa Gregorio IX e questi, in data 13 marzo 1228, ordinò
che la giovanetta ricevesse una mite penitenza per il sacrilegio commesso,
avendo fatto ciò per leggerezza e per suggerimento altrui, e che invece la fattucchiera
si presentasse per castigo ai Vescovi viciniori per implorare perdono del grave
misfatto.
La
Sacra Particola, che conserva ancora fibre della carne umana, si trova nella
Cattedrale di Alatri e tutti gli anni, nell'ottava della Pentecoste, è portata
in processione per la città.
La
città del Sacramento.
Il
6 giugno 1453 Torino fu spettatrice di un grande miracolo eucaristico; da
allora in poi venne chiamata la città del Sacramento.
Nel
tempo in cui ci riferiamo, c'erano delle guerriglie verso il confine francese.
La borgata di Exiles era caduta in mano nemica. Un uomo, avido di ricchezza,
approfittò per rubare oggetti di valore; penetrò in una Chiesa, forzò il Tabernacolo
e prese l'Ostensorio con l'Ostia Consacrata; mise tutto in un sacco, ov'erano
altri oggetti rubati, e fece di tutto per fuggire col suo giumento. Attraversò
Susa e Rivoli e poi giunse a Torino; credeva ormai di farsela franca.
Erano
le prime ore del mattino. Giunto sulla piazza di San Silvestro, il giumento
cadde e non poté più rialzarsi. Temendo il ladro di essere scoperto, volendo
riprendere il cammino, batteva la povera bestia per farla rimettere in piedi.
All'improvviso
si sciolse da se stesso il sacco, ne venne fuori l'Ostensorio e questi cominciò
a sollevarsi in aria.
Il
ladro scappò. L'Ostensorio, man mano che si librava in aria, emanava una luce
particolare, sempre crescente, simile ad altro sole. I viandanti rimasero estatici
a contemplare quella meraviglia e fu un accorrere continuo di gente, cosicché i
testimoni del miracolo furono circa venti mila.
Fu
subito avvisato il Vescovo di Torino, Monsignor Ludovico dei Marchesi di
Romagnani. Questi ordinò un devoto corteo, cui presero parte, oltre che i Sacerdoti,
anche le principali autorità della città.
Tutti
i presenti pregavano; la commozione era grande. Il Vescovo supplicava Iddio
affinché l'Ostensorio scendesse; ed ecco aprirsi la custodia del Vaso
Sacro, rimanere l'Ostia luminosa in aria e l'Ostensorio scendere lentamente sino
a terra. L'illustre Prelato fece portare sul luogo un prezioso Calice, dentro
cui riporre l'Ostia Consacrata, che ancora stava in alto. « Resta con noi,
diceva il Vescovo, resta con noi, o Signore, perché è tardi! ».
L'Ostia
cominciò a scendere lentamente, lasciando in aria una scia luminosa, finché
da sola giunse dentro il Calice.
Il
miracolo era terminato.
Il
Vescovo trasportò Gesù Sacramentato in Cattedrale ed in seguito informò la
Santa Sede dell'avvenuto miracolo. L'Ostia Consacrata fu conservata come ricordo
ancora per circa un secolo e poi, per ordine del Papa, venne consumata.
I
cittadini innalzarono sul luogo del prodigio un bel Tempio, che chiamasi la
Chiesa del Miracolo o del Corpus Domini.
Il
forestiero che va a Torino può vedere in via San Silvestro il maestoso Tempio;
dentro ad esso, verso il centro, ma un po' lateralmente, c'è una lapide a
terra, riparata da una cancellata; l'antica iscrizione della lapide è del seguente
tenore:
QUI
IL 6 GIUGNO 1453 CADDE IL GIUMENTO CHE PORTAVA IL CORPO DEL SIGNORE QUI L'OSTIA
SACRA SCIOLTASI DAI LEGAMI S'ALZÒ IN ARIA QUI DISCESE BENIGNA NELLE MANI
SUPPLICANTI DEI TORINESI QUI DUNQUE MEMORE DEL PRODIGIO PIEGA A TERRA LE
GINOCCHIA E VENERA E TEMI IL LUOGO SANTO
Sotto
i portici, in piazza Municipio, c'è un'altra lapide, che ricorda il miracolo.
Nello stesso Municipio di Torino si conservano ancora le firme delle Autorità
civili e militari, che furono testimoni del fatto, firme che potrebbero vedersi
dai visitatori.
Nella
Cattedrale, dedicata a San Giovanni Battista, trovasi il Calice, dentro cui si
posò l’Ostia dopo il miracolo. Con questo Calice celebra la Santa Messa
ogni anno il Giovedì Santo il Cardinale di Torino. Il Calice può vedersi
anche dai visitatori.
A
Napoli.
Nei
grossi centri il Signore suole fare dei miracoli, per tenere desta la fede della
massa popolare. Napoli ha l'onore di assistere ogni anno al celebre miracolo
di San Gennaro, cioè si vede bollire dentro un'ampolla il sangue del Santo
Vescovo Gennaro, da sedici secoli già sparso; quel sangue, raggrumato, ogni
anno nella festa del Santo si scioglie da sé e resta circa una settimana
liquefatto, per raggrumarsi poi di nuovo. Ma oltre a questo miracolo permanente,
Napoli registra altri prodigi, tra cui quello che segue.
La
mattina del 18 gennaio 1772 si verificò un furto sacrilego nella Chiesa
Parrocchiale di Paterno-Napoli. Si trovò il Tabernacolo aperto e mancavano le
due Pissidi con le Ostie Consacrate. Era doveroso fare degli atti di riparazione
alla Divinità offesa; infatti nella Chiesa derubata si moltiplicarono le
funzioni e si pregava per ritrovare le Sacre Particole. Iddio ascoltò le
preghiere.
Trascorso
presso a poco un mese, si verificarono dei fenomeni strani nel campo del Duca
delle Grottalelle, sito a pochi passi dalla Chiesa. Apparvero sul campo delle
luci misteriose, innumerevoli, simili a piccole stelle. Si accorse sul luogo,
nella speranza di trovare qualche cosa. Ricerche inutili. La sera del 14
febbraio si vide un pagliaio, costruito sul campo, avvolto in fiamme. Si corse
subito a vedere e con meraviglia dei presenti il pagliaio apparve intatto;
sparita la fiamma, alcuni Sacerdoti cercarono dentro, rovistarono tutto e non
trovarono nulla.
Un
altro giorno, mentre si facevano le ricerche, tre uomini che erano sul campo,
stramazzarono a terra, spinti da forza invisibile; nell'alzarsi, scorsero attorno
al vicino pioppo un raggio di luce ed una colomba che volava attorno all'albero;
la colomba si abbassò al suolo e sparì. Un Sacerdote rimosse la terra sul
posto della sparizione della colomba e trovò un mucchietto di Ostie Consacrate,
circa quaranta.
Le
due Pissidi derubate contenevano un gran numero di Sacre Particole. Altro che
quaranta!
Passati
due giorni, apparve sul solito campo una luce, la quale partiva da terra;
s'innalzava e poi si perdeva nel suolo. Un Sacerdote, Padre Girolamo Guarino,
rimosse il terreno sul posto della luce e ritrovò una grande quantità di
Particole.
D'allora
in poi sparirono dal campo quei segni misteriosi, prova evidente che tutte le
Ostie erano state rinvenute.
La
Beata Lambertini.
Il
12 maggio 1333 una fanciulla di undici anni assisteva alla Messa, nell'Istituto
delle Suore Domenicane in Bologna. Era una anima privilegiata e sentiva
fortemente l'amore a Gesù Sacramentato. Intanto non poteva comunicarsi, perché
allora si richiedevano per la Prima Comunione i dodici anni di età.
Durante
la celebrazione del Santo Sacrificio, mentre la fanciulla pregava ardentemente
Gesù Sacramentato col desiderio di riceverlo, apparve in aria un'Ostia
Consacrata e andò a posarsi sul capo, a qualche palmo dalla capigliatura.
L'Ostia era luminosa e quindi attirò lo sguardo di tutti.
La
ragazza rimase estatica a contemplare l'Ostia; i presenti gridarono al miracolo
ed allora un Sacerdote, convinto che Gesù volesse entrare in quel cuore
innocente, prese l'Ostia e comunicò la fortunata fanciulla. Questa, fuori di sé
per la gioia, sentì con tanta veemenza l'amore di Gesù, che dopo pochi istanti
moriva.
Il
fatto fu esaminato con diligenza. La Santa Chiesa scrisse nell'Albo dei Beati
la fanciulla e tutti gli anni ne fa memoria il 12 maggio, giorno della Prima
Comunione e della morte.
Il
corpo della Beata, Imelda Lambertini, si trova attualmente nel Duomo di San
Petronio a Bologna.
BoIsena
e Orvieto.
Una
Suora Cistercense, la Beata Giuliana, ricevette da Gesù una confidenza:
Io
desidero nella mia Chiesa una festa particolare in onore della Santissima Eucaristia.
-
La
Beata manifestò le parole di Gesù al suo confessore, il Padre Giacomo Pantaleone
di Troes. Il pio Sacerdote ascoltò, ma non poteva fare niente per andare
incontro al desiderio di Gesù.
Iddio
permise che questo Sacerdote salisse al trono pontificio e che da Papa potesse
attuare il grandioso disegno di una festa speciale eucaristica, da celebrarsi
in tutto il mondo. Il nuovo Sommo Pontefice prese il nome di Urbano IV; quando
avvenne il fatto, che si sta per narrare, egli si trovava nella Rocca di
Orvieto, per liberarsi dalle vessazioni di Manfredi di Svezia.
In
quel tempo, un Sacerdote della Boemia era sotto l'incubo di una potente
tentazione; per quanto facesse, non riusciva a svincolarsene. Il demonio con
frequenza gli suggeriva: La Consacrazione che tu credi di compiere nella
Messa, non è valida. L'Ostia che sumi ogni giorno, non è il tuo Dio! -.
La
tentazione ingigantiva sempre più, sino a far deperire nella salute il Sacerdote.
Questi, non sapendo più a qual rimedio appigliarsi, volle fare un pellegrinaggio
dalla Boemia a Roma, per ottenere la grazia con l'intercessione di San Pietro
e di San Paolo.
Nel
viaggio fece una sosta a Bolsena e qui celebrò la Santa Messa, precisamente
nella Chiesa di Santa Cristina. Consacrò regolarmente il pane ed il vino.
Dopo la recita del Pater, appena ruppe l'Ostia Consacrata, si accorse che i due
pezzi principali erano divenuti Carne e il terzo pezzetto era rimasto semplice
Ostia. Il suo stupore crebbe di più, quando vide uscire dalla viva Carne
un'abbondanza di Sangue. Il Calice riceveva il Sangue e quasi si riempiva.
Tremante davanti al miracolo, raccolse il Corporale con le Sacre Specie e si
avviò alla sacrestia. Intanto il Sangue scendeva dal Corporale imporporando i
gradini dell'Altare ed il pavimento della Chiesa. Richiuse tutto in un
armadio. Sapendo che il Papa era nella vicina città di Orvieto, andò subito a
trovarlo e gli raccontò tutto.
Urbano
IV ascoltò con commozione ed ordinò al Vescovo di Orvieto di andare a
Bolsena a rilevare le Divine Specie.
Quando
il Vescovo spiegò il Corporale, si scorse impressa a caratteri di Sangue
l'immagine dell'Ecce Home, ripetuta venticinque volte, come anche oggi si può
vedere.
Si
mosse la processione, con grande sfarzosità, da Bolsena, seguita dal popolo ed
allietata da canti.
Il
Papa, circondato dal Sacro Collegio dei Cardinali e da Vescovi, attendeva al
ponte di Riochiaro il prezioso tesoro e quando ci fu l'incontro, il Sommo
Pontefice ricevette in ginocchio le Sacre Specie e le portò ad Orvieto nella
Chiesa principale. Fu questa la prima processione solenne del Santissimo
Sacramento.
Urbano
IV si ricordò di quanto gli aveva detto la Beata Giuliana molti anni prima ed
allora stabilì che tutti gli anni, dopo l'ottava della Pentecoste, ci fosse la
festa del Corpus Domini ed egli stesso la celebrò la prima volta il 19 giugno
1264. Indisse anche un concorso per comporre un inno eucaristico, cui presero
parte i più grandi Teologi, tra i quali San Bonaventura e San Tommaso d'Aquino.
L'inno di San Tommaso fu il migliore: « Pange Lingua », che oggi tutto il mondo
ripete con fede, terminante con le due strofette del Tantum Ergo.
Per
ricordare il miracolo, fu costruita in Orvieto una sontuosa Cattedrale, che ha
una facciata tra le più belle dei Templi di tutto il mondo.
Al
presente l'Ostia convertita in Carne ed il Corporale intriso di Sangue sono
rinchiusi entro un prezioso Tabernacolo, opera dell'artista Ugolino Di Vieri
da Siena. Per la festa del Corpus Domini, tutti gli anni, ad Orvieto si porta
in processione il Corporale con le Sacre Specie miracolose.
Per
ordine della Santa Sede l'Altare dove avvenne il prodigio fu trasportato a Roma
e si trova attualmente nella Chiesa di Santa Pudenziana.
Impronta
Eucaristica.
Santa
Giuliana De' Falconieri è chiamata la Santa dell'Eucaristia, per un fatto
prodigioso avvenuto a lei sul letto di morte.
Era
Suora, anzi Fondatrice di un Ordine Religioso, ed inculcava alle Consorelle il
grande amore a Gesù Sacramentato.
Si
trovava gravemente ammalata e desiderava con grande ardore di ricevere la S.
Comunione come Viatico; i disturbi gastrici con il continuo vomito erano un
ostacolo insormontabile a comunicarsi. Chiese al suo Confessore di portarle
il Santissimo Sacramento nella cella, almeno per adorarlo; il Sacerdote l'accontentò.
La
Santa sentì avvampare in cuore l'amore verso Gesù e domandò con insistenza
che le si ponesse Gesù Sacramentato sul petto.
Il
Ministro di Dio estrasse dalla Pisside una Particola, la pose sul Corporale e
collocò questo sul petto dell'inferma. Gesù fece sentire alla Santa la sua
reale presenza e, senza bisogno del suo Ministro, entrò nel corpo di Lei.
Quando
il Sacerdote volle riprendere l'Ostia per riporla nella Pisside, non la trovò
più. Rimase interdetto e non sapeva spiegarsi il fatto.
La
Santa subito dopo moriva. Le Suore, mentre disponevano il cadavere, si accorsero
che sul petto della loro Fondatrice, sulla carne, corrispondente al posto
ove il Sacerdote aveva posato il Corporale, c'era impressa l'immagine dell'Ostia
con l'effigie del Crocifisso. Compresero allora che essa si era comunicata
prodigiosamente.
Santa
Giuliana De' Falconieri è rappresentata sempre nelle immagini con l'Ostia sul
petto.
Il
miracolo di Offida.
Offida,
paesetto del Piceno, ha un Santuario tanto celebre, perché conserva le Specie
Eucaristiche, che sono ricordo di un grande miracolo.
Nel
1273 viveva a Lanciano, poco distante da Offida, un certo Iacopo Stazi,
mulattiere irreligioso. Costui trattava brutalmente la sposa, sino a minacciarla
di darle la morte.
L'infelice
donna, nella speranza di far rinsavire il marito, si rivolse ad una ebrea, che
esercitava l'arte del sortilegio.
-
Voi cambiarete il cuore del marito, se gli darete a bere un bicchiere di vino
che preparerò io stessa. Però ho bisogno di una Ostia Consacrata. Conviene
arrostire l'Ostia, ridurla in polvere e poi mescolarla al vino. -
Dapprima
Ricciarella, tale era il nome della sposa del mulattiere, si rifiutò; ma
riflettendo meglio, non sapendo più resistere alla malvagità del marito, si
decise ad attuare il sacrilego consiglio. Andò a comunicarsi, prese l'Ostia
dalla bocca e la portò all'ebrea. Ecco le due donne pronte ad arrostire la
Sacra Particola. Ricciarella, in casa sua, preparò il fuoco e mise l'Ostia
Consacrata sopra un embrice. Appena il calore fu a contatto della Particola,
un forte terremoto fece traballare la casa; contemporaneamente l'Ostia si mutò
una parte in Carne umana, mentre l'altra parte conservava la forma
Eucaristica; il Sangue usciva abbondante, sino a spargersi sul pavimento.
Le
due sacrileghe erano fuori di sé per lo spavento.
Che
cosa fare? Nascondere tutto! Avvolsero in un bianco fazzoletto l'embrice con le
Sacre Reliquie, fecero una buca nel pavimento della stalla e seppellirono ogni
cosa.
Quando
Iacopo Stazi alla sera volle introdurre il mulo nella stalla, non riusciva e,
dopo ripetute botte, la bestia entrò, però facendo un piccolo giro nella
stalla, per non mettere i piedi sulla buca praticata.
Da
quel giorno in poi il mulo si comportava sempre allo stesso modo, senza che il
padrone potesse comprendere il motivo.
Passarono
sette anni. Ricciarella, non sapendo più sopportare il rimorso, andò in cerca
di Padre Iacopo Diotallevi di Offida, agostiniano, e confessò il suo grande
peccato.
Il
Confessore le impose di condurlo sul posto per rilevare le Divine Specie
Eucaristiche. Quantunque fossero trascorsi tanti anni, malgrado gli umori
della stalla, il fazzoletto fu trovato candido e l'Ostia era ancora sanguinante.
Il
Padre Diotallevi trasportò ogni cosa ad Offida nella Chiesa del suo Ordine
Religioso e quivi ancora si può vedere l'Ostia Consacrata, metà Carne e metà
nella forma naturale. Per ricordare questo episodio, ogni anno il 3 di maggio si
celebra ad Offida una grande festa.
Gli
abitanti di Lanciano son chiamati anche oggi, per ischerno, dagli offidesi, i
friggitori di Cristo.
La
stalla che conservò per sette anni le Specie Eucaristiche, fu convertita in
Chiesa, che adesso porta il nome di Santa Croce e vi si vede una lapide di
marmo, che ricorda il fatto.
A
Véroli.
La
liturgia della Chiesa prescrive che la esposizione solenne della Santissima
Eucaristia sia fatta con l'Ostensorio e l'Ostia grande sia visibile. Sino al
secolo decimosesto l'esposizione eucaristicà era fatta diversamente: si metteva
l'Ostia Consacrata dentro il Calice e questo veniva ricoperto da un candido
velo. La sera di Pasqua del 1570 nella Cattedrale di Veroli, nel Lazio,
dedicata a Santo Erasmo, si faceva l'Adorazione Eucaristica nel cuor della
notte. Il Calice con 1'Ostia Consacrata era sull'Altare, mentre i Sacerdoti
compivano l'ufficiatura ed i fedeli pregavano.
In
un dato momento apparve sul Calice una piccola nube e su di essa stava Gesù
Bambino sorridente. La scena si prolungò; subito dopo scomparve Gesù e si vide
il Calice trasparente come un cristallo; sopra di esso apparve una stella
sormontata da un'Ostia. I Sacerdoti ed i fedeli constatarono ogni cosa ed avvenne
una vera frenesia in tutti.
L'indomani
tutta Veroli era a conoscenza del prodigio. Nella notte del lunedì e del
martedì si rinnovò la solenne esposizione e si ripeterono gli stessi fenomeni.
Come
al solito, alcuni non volevano credere. Iddio allora operò altri miracoli.
Molti ammalati, spinti dalla fede, si fecero trasportare in Chiesa e guarirono
sull'istante.
Dopo
la prova dei prodigi avvenuti, nel corso di tre notti consecutive, si stabilì
di conservare come ricordo l'Ostia consacrata; dopo 112 anni l'Ostia fu consumata.
Il Calice si conserva ancora nel tesoro della Cattedrale di Veroli e viene
adoperato soltanto il Giovedì Santo, per mettervi le Specie Eucaristiche da
riporre nell'Altare della Reposizione.
Il
morto ... rivive.
Il
povero fraticello era morto. La sua virtù era nota nel convento e fuori e per
conseguenza il suo funerale attirò molta gente in Chiesa. Secondo l'uso del tempo,
il cadavere in Chiesa era scoperto e tutti potevano contemplare il volto sereno
del figlio di San Francesco.
La
vita di costui era trascorsa nell'umiltà, nel sacrificio e più che tutto
nell'ardente amore a Gesù Sacramentato.
Proprio
durante il suo funerale avvenne un miracolo. Si celebrava la Messa di
suffragio; giunto il Sacerdote al momento più solenne, cioè alla Consacrazione,
il cadavere si animò. Appena il celebrante sollevò l'Ostia Consacrata,
cadavere alzò la testa, aprì gli occhi, fissò Gesù Sacramentato, lo adorò
con i fedeli e poi si ripiegò immobile. Di nuovo, appena il Sacerdote sollevò
il Calice con il Sangue di Gesù, il morto risollevò il capo, riaprì gli
occhi, adorò per pochi istanti e ritornò allo stato d'immobilità.
Chi
assisteva al miracolo, non ebbe tanta sorpresa, in quanto si conosceva da tutti
la santità del defunto.
Questo
fraticello è San Pasquale Baylon, innalzato presto ai supremi onori degli
Altari e raffigurato con l'Ostensorio dinanzi, in atto di mirare l'Ostia Sacrosanta.
Santa
Caterina da Bologna.
In
un Convento era morta una Suora. Le Consorelle trasportarono il cadavere in
Cappella, affinché fosse tutto ordinato per l'ora del funerale.
La
defunta in quella Cappella aveva trascorse le ore più belle della sua vita,
adorando Gesù Sacramentato. Iddio le concesse che anche dopo la morte potesse
fare atto di ossequio all'Ostia Consacrata. Mentre il cadavere veniva trasportato,
giungendo in direzione del Tabernacolo, riprese subito la vita. Il volto si
atteggiò a dolce sorriso, il capo si sollevò, fece tre volte l'inchino a Gesù
Sacramentato e poi ricadde esanime; intanto un soave profumo pervadeva la
Cappella.
Le
virtù particolari della Suora e questo miracolo dopo la morte, mossero il
Papa a santificarla. Questa Religiosa è Santa Caterina da Bologna.
A
Parigi.
Una
donna di Parigi, nel 1920, aveva dato alcune sue masserizie in pegno ad uno
strozzino ebreo.
Non
potendo pagare, supplicò l'usuraio di condonarle tutto. Il demonio suggerì
all'infelice uomo, furibondo contro il Cristianesimo, di compiere un fatto
esecrando.
-
Portatemi qui, disse l'ebreo alla donna, un'Ostia dei Cristiani e vi condonerò
il debito. - Spinta dal bisogno, la donna andò a comunicarsi e portò la
richiesta Particola.
L'ebreo
prese una lancetta e cominciò a punzecchiare l'Ostia; ne venne fuori del Sangue
a schizzi. Invece d'inginocchiarsi e piangere il suo misfatto, visto il
Sangue, gettò l'Ostia nel fuoco. Un altro prodigio: l'Ostia non si bruciò ed
apparve sul fuoco una Croce e Gesù inchiodato, sanguinante.
Atterrito,
l'ebreo fuggi di casa; intanto suo figlio, vista quella scena, si diede ad
urlare per chiamare altri ragazzi. Accorse pure una donna, la quale a vedere Gesù
trafitto in Croce, credette opportuno avvisare l'Autorità Ecclesiastica.
Il
Clero andò sul posto in processione; fu raccolta l'Ostia Consacrata, che poi
fu conservata come ricordo.
Il
popolo, in memoria del fatto, fece abbattere la casa dell'ebreo ed eresse ivi
una cappella, che al presente si può vedere a Parigi, nella contrada « Des
Billettes ».
Ostensorio
sospeso.
Nella
Cattedrale di Faverney, in Francia, sino al secolo decimosettimo, si usava
esporre Gesù Sacramentato in modo particolare nel giorno della Pentecoste.
Si
preparava un Altare di legno dorato, con addobbi preziosi, e vi si poneva
l'Ostensorio col Santissimo Sacramento.
La
sera del 24 maggio 1608, si appiccò il fuoco all'Altare, alla presenza del
popolo. Tutto fu divorato dalle fiamme: drappi, fiori, Altare, Tabernacolo ...
Rimase illeso il solo Ostensorio, il quale miracolosamente restò sospeso in
aria, a parecchi metri da terra.
Il
miracolo attirò lunghe schiere di fedeli che ininterrottamente si susseguivano.
L'Ostensorio con le Sacre Specie si mantenne nello stato di sospensione per
trentatre ore.
Un
parroco, nel frattempo, ebbe l'idea di celebrare la Santa Messa sopra un
Altare provvisorio, posto nella direzione dell'Ostensorio; i suoi parrocchiani
assistevano al Divin Sacrificio. Appena compiuta la Consacrazione, l'Ostensorio
cominciò ad abbassarsi lentamente e si fermò sul Corporale. Nella Cattedrale
di Nostra Signora, a Faverney, si conserva ancora quell'Ostensorio con quell'Ostia
ed ogni anno si celebra la memoria del miracolo l'indomani della Pentecoste.
A
Cracovia.
Nella
Chiesa di Tutti i Santi, a Cracovia, la notte del Corpus Domini del 1345,
alcuni ladri fecero un furto sacrilego. Scassinarono il Tabernacolo per
prendere la Teca che racchiudeva l'Ostia Divina. Rimasero delusi, poiché si
accorsero che la Teca era di rame, con una semplice doratura interna.
Indispettiti,
passando lungo una palude, vi gettarono la Teca con l'Ostia. Gesù
Sacramentato, per eccitare la fede nei cuori e riscuotere atti di riparazione,
fece un miracolo. Per tre notti consecutive apparve nella palude un fascio di
fiamme.
Dalla
città, sita in alto, si vedeva il fuoco e nessuno poteva immaginare la causa.
Siccome il fascio di fiamme era sempre omogeneo, gli abitanti di Cracovia
diedero alla fantasticheria: Sarà un fuoco diabolico! ... Qualche sciagura
sovrasta la città!... -
Il
Vescovo pensò trattarsi di qualche avviso del Cielo ed ordinò ai fedeli il
digiuno, per ottenere i lumi da Dio. Trascorso questo tempo, si andò da molti
nel solitario pantano ed era presente anche il Vescovo.
Uomini
coraggiosi si spinsero sino alle fiamme e, rovistando tra le erbe e le
pozzanghere, quantunque fosse notte, rinvennero la Teca con l'Ostia Santa. Sparì
il fascio di fuoco. A processione si riportò in Cattedrale il Santissimo Sacramento,
compiendosi atti di riparazione per il sacrilegio avvenuto. C'era allora il re
Casimiro, religiosissimo, il quale per tramandare ai posteri il miracolo,
fece costruire sul pantano un ricco Tempio, col nome di Corpus Domini. Volle
inoltre che cominciasse a sorgere nei pressi di quel luogo una città, la
quale oggi si chiama Casimiria.
La
colomba e l'Ostia santa.
Ad
un Martire della fede, che la Chiesa innalzò agli onori degli Altari, noi
possiamo prestar fiducia e credere a quanto egli stesso narrò prima di spargere
il suo sangue.
Il
Martire è il Diacono San Secondo. Questi fu preso con violenza dall'Altare
e condotto in prigione a Milano.
Le
guardie vigilavano affinché nessuno penetrasse nel carcere, tanto più che
conoscevano il grande desiderio del prigioniero di comunicarsi. A Dio però
niente è impossibile.
Mentre
S. Secondo era in preghiera e diceva: O Gesù, vieni almeno in ispirito nel
mio cuore! - ecco penetrare nella prigione una colomba, con nel becco una
piccola Ostia. Egli s'inginocchiò subito, riconoscendo il prodigio, e stette un
po' ad osservare. La colomba gli si posò sulla spalla. Il Martire poté comunicarsi
serenamente e subito dopo la colomba riparti, attraversando il piccolo finestrino
della prigione.
Con
Gesù Sacramentato nel cuore, S. Secondo poté affrontare i tormenti del
martirio, ma prima di morire sentì il bisogno di raccontare quanto gli era avvenuto.
A
Siena.
I
furti in Chiesa non sono troppo rari. I ladri sanno che i Vasi Sacri sogliono
essere di metallo prezioso e quindi tentano di scassinare il Tabernacolo. Il
14 agosto 1730 si effettuò un furto sacrilego nella Chiesa di San Francesco,
a Siena. Fu asportata la Pisside, che conteneva 350 Particole.
Fatte
le debite ricerche, si ritrovò lungo la via la crocetta della Pisside ed il
Conopeo. L'Arcivescovo ordinò pubbliche preghiere di riparazione, per l'oltraggio
recato alla Divinità. Il Signore fece in modo che venissero rinvenute le Ostie
Consacrate.
Un
chierichetto della vicina Chiesa di S. Maria di Provenzano vide nella cassetta
delle elemosine biancheggiare qualche cosa; avvisò un Sacerdote, il quale,
accertatosi che nella cassetta si vedevano delle Particole, pensando trattarsi
delle Ostie derubate nella Chiesa di S. Francesco, ne diede notizia
all'Arcivescovo.
La
cassetta fu aperta alla presenza di molti Sacerdoti e dello stesso Arcivescovo
e furono trovate 348 Particole con altri piccoli frammenti.
Fin
qua c'è niente di prodigioso. Il tempo rode tutto e le Particole ordinariamente,
passato un certo periodo, si riducono in polvere. Da due secoli e più quelle
Ostie sono conservate e si mantengono inalterate e nel colore e nel sapore e
nella forma. Si è provato a metterne nello stesso Ciborio altre non consacrate;
trascorso del tempo, si sono ritrovate polverizzate. Nel 1914 si fece un'altra
ricognizione, alla presenza di eminenti personaggi, tra cui l'illustre Prof.
Giuseppe Toniolo; si misero allora altre ostie non consacrate dentro una
custodia di vetro, rinchiusa nello stesso Ciborio. Oggi si possono vedere queste
ostie già sgretolate, mentre le Consacrate sono immutate.
Il
Prof. Toniolo ottenne il favore di comunicarsi con una di queste Ostie prodigiose.
Interrogato, rispose: Il sapore della Particola è come quello di fresca
cottura. -
Una
morente.
Il
Beato Oderico, francescano, attraversava un giorno una foresta. Una luce
misteriosa lo circonvolse. Gli apparve la Madonna, circondata da molti Angeli.
-
Figlio mio, disse la Vergine, non lungi da qui trovasi una mia devota, vicina
a morire; è abbandonata da tutti. Siccome mi ha tanto onorata e nutre tanto
amore al mio Gesù Sacramentato, sono andata io stessa a confortarla. Desidera
ora comunicarsi. Va' subito alla vicina Chiesa, prendi il SS. Sacramento e
porta il Viatico a questa mia figlia. Il Beato Oderico ascoltò in ginocchio le
parole della Madonna e poi esegui l'ordine. Trovò in una povera capanna una
giovanetta morente, la comunitò e l'assistette finché emise l'ultimo
respiro.
A
Firenze.
Il
Venerdì Santo, 24 marzo 1595, nella Chiesa di Sant'Ambrogio a Firenze,
avvenne un incendio durante le sacre funzioni. Chi sa per quale inavvertenza, si
appiccò il fuoco all'Altare, ov'era esposto il Santo Sepolcro.
Accorsero
Sacerdoti e fedeli per togliere gli oggetti combustibili. Un Reverendo riuscì
ad estrarre dal Sepolcro il Calice con l'Ostia Consacrata. Durante questo
lavorio, inavvertitamente si fece cadere la Pisside, che conteneva le Sacre
Particole, conservate per gli eventuali moribondi. Le Particole caddero tra le
fiamme del tappeto, il quale ardeva con la predella. Nello sgomento, nessuno
avvertì la caduta delle piccole Ostie, che erano raccolte in un piccolo Corporale.
L'incendio
distrusse gli arredi di legno ed i drappi; le sei Particole Consacrate
rimasero illese. Naturalmente anche Esse avrebbero dovute essere distrutte.
Queste sei Ostie furono chiuse in una scatola d'argento e poi in un piccolo Ostensorio
e sono conservate nell'artistico Tabernacolo di Mino da Fiesole, nella Chiesa di
Sant'Ambrogio.
L'incredula..
La
vita di San Gregorio Magno fu illustrata da molti miracoli. Il grande Pontefice
operò anche un miracolo eucaristico, per convertire una donna.
In
quel tempo a Roma le matrone solevano preparare di propria mano il pane, che
doveva servire per il Santo Sacrificio.
Una
signora portò il pane un momento prima che il Santo Pontefice uscisse per
la Messa. Fu fatta durante la celebrazione la Consacrazione e si giunse alla
Comunione.
Fra
gli altri si presentò a comunicarsi anche questa signora; il suo atteggiamento
non era devoto, anzi a stento essa riusciva a frenare il riso. Il Santo capì e
non le diede la Comunione. Terminata la Messa, fece venire a sé la donna e la
interrogò: Perché voi ridevate prima di ricevere Gesù Sacramentato? -
-
Io non credo che l'Ostia Consacrata sia Dio. Il pane della Messa l'ho portato
io; quando mi sono accostata all'Altare coi comunicandi, ho pensato: Ma come
può essere il Signore quel pane, da me confezionato? Pensando a ciò, appena
riuscivo a trattenere le risa. -
San
Gregorio Magno, contristato di tanta incredulità, invitò i fedeli ch'erano
in Chiesa a mettersi in ginocchio ed a pregare assieme a lui. - O mio Signore,
disse, fate un miracolo per rafforzare la fede nel popolo e per convertire
questa incredula! -
Finito
che ebbe di pregare, aprì il Sacro Ciborio e prese un'Ostia. Alla presenza
del popolo l'Ostia cominciò a sanguinare. L'incredula vide tutto e tremava
di paura e di vergogna. Il Santo allora tenne un discorso sulla fede eucaristica
e commentò le parole del Vangelo: « Il Pane ch'io do, è la mia Carne, la
quale sarà data per la salvezza del mondo ».
Il
miracolo avvenuto è ricordato, non solo dalla biografia del grande Pontefice,
ma da tanti quadri ed affreschi.
A
Volterra.
Il
18 giugno 1472 il duca di Urbino saccheggiò con i suoi mercenari la città di
Volterra. Furono derubate Chiese e case.
Fu
presa anche la Chiesa di San Francesco, affidata ai Conventuali. I soldati
rubarono quanto trovarono di prezioso. Uno di loro forzò il Tabernacolo e
mise la mano sulla Pisside, piena di Ostie Consacrate. Sull'istante un forte
terremoto scosse la Chiesa. I soldati rimasero atterriti; il sacrilego avrebbe
dovuto lasciare la Pisside, ma spinto da Satana la scaraventò contro la
parete.
Gesù
non restò insensibile a questo sfregio e colpì il misero uomo. Il sacrilego
divenne cieco sul momento e tale rimase per tutta la vita. Il fatto venne a
conoscenza dei cittadini e destò salutare impressione.
Il
Tabernacolo lo si conserva ancora.
A
Ferrara.
Nel
secolo dodicesimo tanti eresiarchi diffondevano false dottrine contro la
Chiesa Cattolica e screditavano specialmente la presenza di Gesù nell'Eucaristia.
Iddio,
per confondere questi eretici, operò un grande miracolo nella città di
Ferrara.
Il
28 marzo 1171, giorno di Pasqua, alla presenza del popolo, celebrava la Messa il
Priore della Chiesa di Santa Maria in Vado.
Mentre
il Sacerdote, secondo il rito, rompeva l'Ostia Consacrata sul Calice, ripetuti
schizzi di sangue partirono dalle Sacre Specie ed imporporarono la parete e la
volta della Chiesa. Grande fu la commozione del Celebrante e degli astanti; in
tale occasione molti eretici si convertirono.
Oggi
quella Chiesa è un rinomato santuario. Vi accorrono i pellegrini per vedere il
Sangue sulla parete e sulla volta dell'abside.
A
Macerata.
Nel
1356 un Sacerdote celebrava la Messa nella Chiesa di Santa Caterina, a Macerata.
Durante il Canone, mentre egli teneva l'Ostia Consacrata sul Calice, questa
cominciò a versare Sangue. Per l'improvviso prodigio, il Sacerdote ebbe un
tremito convulsivo, per cui il Sangue del Redentore oltre che nel Calice si
sparse anche sul sottostante Corporale. Finita la Messa, il Sacerdote corse dal
Vescovo per informarlo del fatto. Il prodigio era evidente ed allora il Vescovo
promulgò la notizia e volle che il popolo osservasse il Corporale intriso di
Sangue. Stabilì inoltre di conservare il Corporale in una ricca custodia.
Attualmente
il prezioso tesoro è nella Cattedrale di Macerata, in un vaso di cristallo, e
viene portato in processione tutti gli anni nell'ottava di Pentecoste.
Fiamma
misteriosa.
La
città di Torino fu presa d'assedio dai Francesi nel 1460. Quando cessò la
resistenza, cominciò la strage ed il saccheggio della città.
Un
discreto numero di torinesi pensò rifugiarsi sul monte dei Cappuccini e
precisamente dentro la Chiesa, nella speranza che il luogo sacro fosse un ritegno
per i nemici.
Non
fu così. Una schiera di Francesi penetrò nel Tempio e cominciò a malmenare
i ricoverati. Un soldato corse all'Altare maggiore, forzò il Tabernacolo e
stava per prendere i Vasi Sacri con le Ostie Sacrosante.
Se
erano impotenti a difendersi i ricoverati, non lo era Gesù, il quale non
permise quella profanazione. Ecco uscire dal Tabernacolo una grande fiamma,
che investì il soldato. Questi emise urla di terrore e scappò: carico di
scottature; gli altri soldati testimoni del fatto, presero pure la fuga.
I
rifugiati, che tutto avevano visto, ringraziarono commossi Gesù Sacramentato,
diffusero la notizia del miracolo e cooperarono affinché il fatto venisse tramandato
alla storia.
Chi
va oggi a visitare la Chiesa sul monte dei Cappuccini, al di là del Po, vede un
grande quadro, che riproduce la scena del saccheggio e la vampata del Tabernacolo.
Il
Bambino Gesù.
San
Lorenzo Giustiniani fu il primo Patriarca di Venezia. Fu celebre per la sua
santità e per l'eloquenza.
Il
Signore volle premiare il suo zelo con la gioia di una visione eucaristica.
Celebrava egli la Messa nella Cattedrale di S. Pietro, in Castello, la notte
di Natale del 1446.
Appena
compiuta la Consacrazione mentre sollevava l'Ostia Divina, Gesù gli si fece
vedere sotto le sembianze di bellissimo Bambino.
Il
Santo restò molto commosso e, non potendo contenere la gioia, fece una predica
al popolo, mettendo tutti a conoscenza della visione avuta. La santità del
Patriarca non lascia dubbio sulla veridicità del fatto.
A
Monaco di Baviera.
San
Lorenzo da Brindisi, Cappuccino, era ardente di amore per Gesù Sacramentato.
Celebrava
un giorno la Messa a Monaco di Baviera. Dopo la Consacrazione apparve
sull'Altare Gesù Bambino e vi rimase a lungo. Gesù emetteva torrenti di luce,
era di una bellezza indescrivibile; di tanto in tanto sorrideva e tendeva affettuosamente
le mani verso il Celebrante accarezzandolo.
La
visione fu visibile soltanto a San Lorenzo; ma siccome questi mise altri a
conoscenza dell'accaduto, il suo biografo l'inserì nella biografia.
Il
Sacro Cuore.
Santa
Margherita Alacoque, scelta da Dio per essere l'apostola della devozione al
Sacro Cuore di Gesù, ricevette le tre grandi rivelazioni davanti al
Tabernacolo. La prima rivelazione avvenne il 27 dicembre 1673; la seconda e la
terza ad alcuni mesi d'intervallo. Ecco come la Santa racconta l'ultima
rivelazione.
-
Mentre stava esposto il Santissimo Sacramento, si presentò a me Gesù, tutto
risplendente di gloria, con le sue cinque Piaghe luminosissime; da ogni parte di
quella Sacra Umanità uscivano fiamme, specialmente dal petto, che somigliava
ad una fornace; il petto si aprì e mi lasciò scorgere il suo amabilissimo
Cuore, trasparente come un cristallo. Il Cuore era circondato da una corona di
spine, con una Croce al di sopra; al Cuore c'era pure una larga ferita. Gesù
mi disse: Voglio essere onorato sotto la figura di questo Cuore di carne ...
Io cerco riparazione ed amore. Tu mi riceverai nella Comunione ogni volta che
la ubbidienza te lo permetterà ... A chiunque mi riceverà nella Comunione
per nove primi venerdì di mese, consecutivamente, accordo la grazia di morire
con i Santi sacramenti ... E tu, Margherita, verrai davanti al mio Tabernacolo
tutte le notti dal giovedì al venerdì, dalle undici alla mezzanotte, e ti
renderò partecipe di quella mortale tristezza che provai nel Getsemani
prima della Passione. -
Fu
tale l'impressione di Santa Margherita che svenne davanti al Tabernacolo.
Gesù
Adolescente.
Anche
la Beata Angela da Foligno fu ricreata da celesti visioni. Gesù le appariva per
darle forza nelle prove alle quali la sottoponeva.
Essa
stessa racconta una visione eucaristica. « Mentre il Sacerdote consacrava,
vidi Gesu Adolescente, il quale stava sopra un trono e teneva in mano uno
scettro. La sua persona era improntata a grande maestà e potenza. Nel vedere
tanto splendore io non m'inginocchiai come gli altri fedeli, ma restai ritta
in piedi, assorta nell'altezza della meravigliosa visione e nella gioia
solenne che mi colmava tutta. Per molto tempo negli occhi mi rimase
l'ineffabile bellezza e la grazia di Gesù Adolescente ».
La
Patrona d'Italia.
La
vita di Santa Caterina da Siena fu un intreccio di continue meraviglie. Il
soprannaturale in lei era divenuto naturale; così si spiega l'apostolato
prodigioso compiuto presso i Cardinali ed il Papa, presso i Principi ed il
popolo.
Le
visioni eucaristiche in lei erano frequenti, specialmente durante la Santa Messa
ed al momento della Comunione.
Lasciò
scritto il suo direttore spirituale, che fu il Beato Raimondo da Capua:
-
Caterina, ora vede gli Angeli, che tengono spiegato un velo d'oro, simbolo del
mistero eucaristico, con in mezzo una Ostia, nella quale si cela il Fanciullo
Gesù; talora l'Ostia Consacrata le appare sull'Altare, circondata di fuoco e
di fiamme misteriose, che avvolgono l'Altare ed il Sacerdote. Altre volte vede
gli Angeli, che adorano Gesù Sacramentato, e raggi di luce che si partono
dall'Altare e rischiarano tutta la Chiesa. Il Signore parla spesso a lei
dall'Ostia ed essa conversa serenamente con Lui. -
Le
visioni di Santa Caterina erano individuali, ma si può prestar fede a quanto
lei stessa riferiva al suo direttore spirituale, col quale non aveva segreti.
Nella vita della Santa ci sono dei fatti eucaristici mirabili, constatati dal
suo direttore e da innumerevoli testimoni. Ecco un esempio.
Il
Beato Raimondo era tornato a Siena da un lungo viaggio; pensava di riposarsi e
poi celebrare la Messa. Santa Caterina lo supplicò di comunicarla presto,
poiché senza Gesù non poteva più stare. Il Beato l'accontentò e celebrò
subito.
Prima
di comunicarla, mentre era ancora presso l'Altare e teneva in mano l'Ostia
Santa, dicendo « Domine, non sum dignus », ecco la Particola partire dalle sue
mani e posarsi sulle labbra della Santa, la quale era alla balaustra con gli
altri comunicandi.
I
presenti controllarono tutto. Il misterioso passaggio dell'Ostia fu constatato
dai fedeli, parecchie e parecchie volte.
L'angelo
comunicante.
La
Beata Emiliana Bicchiere era a Vercelli Priora delle Terziarie Domenicane.
Un
giorno, per compiere un atto di carità al letto di una inferma, non poté
assistere alla Messa. Il Cappellano era già partito dal monastero e la pia
Suora non poté comunicarsi.
Recatasi
in Cappella, la Beata si lamentò con Gesù: Per tuo amore, o Signore, ho
assistito l'inferma, e tu non hai permesso che io mi comunicassi! Pazíenza!
Vieni almeno in spirito nel mio cuore!
Gesù
raccolse quel vivo desiderio e mandò subito un Angelo, il quale, presa la forma
umana, aprì il Tabernacolo e comunicò la Suora.
Erano
presenti altre Religiose nella Cappella e tutte videro l'Angelo che amministrava
l'Eucaristia. Questo fatto servì a convincere la comunità della santità
della superiora, la quale in seguito dalla Chiesa fu innalzata agli onori degli
Altari.
Il
suono della campana.
A
Savona, la notte del 6 ottobre 1519 fu rubata la Pisside con le Particole
nella Chiesa di San Pietro.
Gesù
si servì di un prodigio per liberarsi alla mano sacrilega. Appena il ladro
tu a contatto del Santo Ciborio, la campana maggiore, ch'era sulla torre del
drodale, cominciò a suonare da se stessa, con i rintocchi usati per
l'accompagnamento del Viatico.
Il
ladro, che ormai era in possesso della Pisside non volle lasciarla, ma pensò
a scappare subito. Intanto all'improvviso suono della campana, un buon numero
di fedeli si avviò in fretta alla Chiesa.
Temendo
il sacrilegio di venire scoperto, preso di spavento, vuotò la Pisside dietro
una catasta di legna, nel Vicolo del Màrma, poco distante dal palazzo di Papa
Giulio II. Il suo passo frettoloso e guardingo destò sospetto; quando, a
vedersi seguito, riprese la corsa, venne raggiunto da alcuni volenterosi. La
legge di quel tempo puniva con rigore simili sacrilegi, cosicché il ladro fu
condannato a morte.
Quando
si poté provare che la campana era suonata da sola, gli abitanti di Savona
vollero che si erigesse una colonna commemorativa.
Ad
Asti.
Il
10 maggio 1718, un Sacerdote celebrava la Messa nella Chiesa della pia opera «
Migliavacca ». Era presente la Comunità religiosa, assieme ai ricoverati.
Appena alla Consacrazione il celebrante sollevò l'Ostia, secondo il rito della
Messa, mentre gli occhi dei presenti erano fissi sulla Sacra Specie, questa da
sola si ruppe in due parti e cominciò a versare Sangue. Il Sacerdote ebbe premura
di farlo scendere dentro il Calice, però alcune gocce caddero sul piede del
Vaso Sacro.
Il
miracolo, constatato da molti ed approvato dall'Autorità Ecclesiastica, fu
registrato e tramandato alla storia.
Tuttora
nella stessa Chiesa si conservano e l'Ostia e il Calice.
Sostegno
del corpo.
I
prodigi dell'Ostia Consacrata, che sinora ho accennato, non sono i soli; ho
ricordato i principali avvenuti in Italia, tralasciandone però alcuni, che
hanno somiglianza di circostanze con i già narrati. Un rapido accenno su
altri fatti eucaristici non è superfluo.
Santa
Caterina da Siena per quattordici anni non prese cibo né bevanda; il suo
nutrimento prodigioso era la Comunione.
La
Beata Angela da Foligno visse allo stesso modo per dodici anni.
Santa
Ludovina passò in tale stato diciannove anni.
L'Eucaristia
fu pure l'unico nutrimento per lungo tempo per Luisa Lateau, per il Beato
Nicolò di Flue per Caterina Emmerich, per la Beata Elisabetta di Reuthe e per
tante altre anime privilegiate.
Un'osservazione.
A
questo punto del trattato si potrebbe chiedere: Ma tutti i miracoli eucaristici
ed i fatti prodigiosi concernenti l'Eucaristia avvennero soltanto parecchi
secoli fa? Possibile che da un secolo in qua non sia capitato alcun episodio
rilevante?
È
giusto quindi riportare altri fatti storici che, conosciuti, rafforzeranno molto
la fede eucaristica.
Il
Santo della Gioventù.
San
Giovanni Bosco aveva confessato in Chiesa una grande massa di giovani; era
una data solenne e si preparava la Comunione generale.
All'ora
stabilita il Santo iniziò il Sacrificio della Messa. Compì regolarmente la
Consacrazione.
Poco
prima della Consacrazione il sacrista, Giuseppe Buzzetti, si ricordò che
abbisognavano le Particole per la Comunioni, la Pisside preparata era ancora
sul tavolo della sacrestia. Cosa fare? Non poteva rinnovarsi la Consacrazione;
le Particole nel Tabernacolo erano pochissime; i giovani da comunicare erano
più di seicento.
Il
Santo, allorché scoperchiò il Sacro Ciborio e vide poche Ostie, si turbò un
istante; subito venne in aiuto la sua viva fede. - O Gesù, che cosa può
costarti moltiplicare queste Ostie? -
Il
Signore accettò la preghiera ed ecco riempirsi istantaneamente la grande
Pisside di Ostie Consacrate. Centinaia di giovani si comunicarono senza che
fosse necessario rompere una Particola; finita la Comunione, rimasero nel Vaso
Sacro ancora Ostie.
Il
Buzzetti, che non si aspettava questo esito, fuori di sé per la meraviglia,
appena usciti dalla Chiesa i giovani, sparse la notizia del miracolo.
Superiori e giovani si accalcarono attorno al Santo, magnificando quanto era
avvenuto.
Don
Bosco era convinto del miracolo e, davanti a quella dimostrazione di
entusiasmo, esclamò con le lacrime agli occhi: E’ più grande il miracolo di
cambiare un pezzo di pane nel Corpo di Gesù Cristo, anziché moltiplicare
poche Ostie! -
Questo
prodigio eucaristico fu operato da San Giovanni Bosco anche in altra simile
circostanza.
Sollevato
da terra.
L'Apostolo
della Gioventù testé citato, negli ultimi anni di vita raggiunse un così
eminente grado di unione con Dio, da subire fenomeni straordinari al contatto
dell'Ostia Consacrata. Celebrava la Santa Messa nella Cappella sua privata, a
Torino; gli faceva da serviente il Chierico Garrone.
Dopo
la Consacrazione, Don Bosco rimase così assorto in Dio, con Gesù Sacramentato
sull'Altare, da sollevarsi da terra più di un palmo e restare così sospeso.
Era la prima volta che il Chierico assisteva a tale fenomeno e guardava
sbalordito.
Finita
la Santa Messa ed il ringraziamento, Don Bosco andò al refettorio per fare
una parca colazione. Il Chierico gli fece compagnia ed approfittò dell'occasione
per manifestare al Santo la sua forte impressione.
-
Signor Don Bosco, durante la Santa Messa non credevo ai miei occhi!
Lei
stava sollevato da terra davanti a Gesù Sacramentato! -
Don
Bosco per umiltà deviò il discorso. - Prendi, disse, questa tazzina di caffé!
Pensa ad altro ... e non parlarne ad alcuno! - Garrone non seppe tacere e venne
poi a conoscere che questo prodigio si era ripetuto tante altre volte durante
la Messa.
Io
brucio!
Era
il 1890. Le ragazze di Lucca erano state preparate alla Prima Comunione e con
fede ed amore si disponevano a ricevere Gesù.
Una
per volta si comunicarono e ripresero il posto per fare il ringraziamento.
Una
di queste ragazze, ricevuta l'Ostia Consacrata, sentì un vero fuoco dentro
di sé. Non potendo più resistere, si rivolse alla compagna vicina: E tu non
senti questo fuoco? - Io no! - Chiese allora ad un'altra: - E tu non stai
bruciando?
-
Ho ricevuto Gesù, ma non brucio! - Eppure io ho nel petto un fuoco ardente! Mi
pare di morire! Sto bruciando!... -
Fortunata
fanciulla!
Era
Santa Gemma Galgani, la prediletta di Gesù, colei che avrebbe avuto durante
la vita uno sterminato numero di apparizioni da parte del Signore e della
Madonna. Era Gesù Sacramentato che operava sensibilmente in quella piccola
creatura, per disporla a cose maggiori.
Prepàrati!
Nel
1924 una schiera di ragazzetti si disponeva a ricevere per la prima volta Gesù
Sacramentato. Fra tutti spiccava Guido, il figlio della Contessa di Fontgaland.
Grazioso di aspetto, devotamente raccolto, gli occhi fissi all'Altare, anelava
l'istante di unirsi a Dio.
Gesù
volle premiare la sua preparazione alla Prima Comunione e gli apparve.
Appena Guido si fu comunicato, ecco Gesù manifestarsi sensibilmente e parlargli.
-
Guido, mi ami tu? - Sì, Gesù mio, ti amo!
-
Vorresti stare lontano da me, oppure venire in Paradiso?
-
Venire subito con te!
-
Sta' tranquillo! Tu starai ancora un anno sulla terra; trascorso questo tempo
verrai in Cielo. Questa notizia non darla subito alla mamma, perché avrebbe
molto dolore. Nell'ultima malattia, prima di morire, le dirai ogni cosa! -
Gesù
sparì e rimase il buon Guido con l'Ostia Consacrata nel cuore. Era commosso. Il
pensiero di non poter dire ad alcuno la visione avuta, gli era un po' pesante.
-
Guido, gli diceva in seguito la mamma, perché non ti trastulli come prima?
-
Non mi attira più il gioco!
-
E perché non ti applichi molto nello studio?
-
Mamma, lo studio non mi gioverà più.
-
E perché ti commuovi mentre parli?... -
Guido
taceva e si allontanava meditabondo.
Quando,
trascorso un anno dalla Prima Comunione, il giovanetto era sul letto di
morte, allora rivelò tutto alla mamma. La pia signora apprezzò il dono di
Dio ed offrì quel candido fiorellino alla Corte Celeste.
Oggi
Guido di Fontgaland è Servo di Dio e per sua intercessione si sono ottenute
delle grazie particolari.
Una
bambina.
Padre
Matteo Crawley racconta quanto segue:
Una
ragazzetta si presentò al mio confessionale. Finita l'accusa disse: Padre
ogni giorno io vedo Gesù!
-
E quando lo vedi?
-
Appena ricevo la Comunione e ritorno al mio posto; si mette al mio fianco e
parliamo.
-
E altri non lo vedono? - Non so!
-
E che cosa ti dice?
-
Mi dice sempre che mi vuol bene e che vuole essere amato assai.
-
In che forma lo vedi? - Come un fanciullo.
-
E che cosa gli domandi?
-
Niente! Che cosa gli potrei domandare? -
Continua
Padre Matteo: Volli accertarmi se realmente Gesù apparisse alla ragazza e
tentai una prova. Allora soggiunsi:
-
Senti, piccina; la prima volta che vedrai Gesù dopo la Comunione, gli dirai
così: « Il mio Confessore desidera un peccatore da convertire; mandaglielo!
». Poi verrai a dirmi ciò che Gesù ti risponderà. -
L'indomani,
finita la Messa, la bambina si presentò al confessionale di nuovo.
-
Padre, è venuto Gesù e mi ha detto che il peccatore verrà subito da lei. -
Intanto,
continua Padre Matteo, avvertii l'ingresso di una persona in Chiesa. - Padre,
il peccatore da convertire e entrato adesso in Chiesa. -
Uscii
dal confessionale e mi avviai al fondo, verso la porta centrale. Stava lì un
uomo dal volto turbato, quasi avesse voglia di parlarmi.
-
Reverendo, mi disse, desidero aver spiegato un fenomeno! Da tanti anni non
entro in Chiesa. Da una mezz'ora in qua ho sentito in me come una voce: «
Entra, entra in Chiesa! Confèssati! » È stata così incalzante questa voce interna,
che io non potendone più, passando qui vicino, mi son deciso ad entrare; e
credo che se io non mi confesso, non potrò più stare in pace!
-
Ringraziate Iddio che vi ha chiamato a pentimento! Accomodatevi in sacristia
ed ascolterò la vostra confessione. -
Conclude
il Crawley: La prova dell'apparizione di Gesù alla ragazzetta è stata la
conversione di questo peccatore.
Anima
privilegiata.
Dal
1919 al 1923 Gesù si degnò manifestarsi ad una Suora spagnola, certa Josefa
Menendez, e le comunicò il Grande Messaggio al mondo.
Le
visioni eucaristiche di quest'anima privilegiata sono numerose e ricche
d'insegnamento. Ne presento qualcuna.
-
Dopo la Santa Comunione, scrive la Menendez, venne il Paradiso nell'anima
mia. Gesù apparve così bello. Il Cuore gli rispondeva come un sole ed era
sormontato da una Croce di fuoco. Mi disse: « L'anima che mangia la mia Carne,
possiede Dio, l'Autore della vita, perciò essa diventa il mio Cielo. Nulla le
può essere paragonato in bellezza. Gli Angeli ammirano quest'anima e, siccome
Dio è in lei, si prostrano ed adorano.
«
L'anima tua dunque è il mio Cielo e tutte le volte che mi ricevi nell'Eucaristia,
la mia grazia aumenta in essa e si accrescono ancora il suo valore e la sua
bellezza ... Finché le Specie Eucaristiche dimorano nell'anima, l'Eterno Padre
vi risiede come Dio, il Figlio come Dio-Uomo lo Spirito Santo come Sposo, ed i
Tre essendo un solo Dio, divinizzano l'anima ».
Il
1° marzo 1923 Gesù si presentò alla Menendez e le manifestò i sentimenti
avuti nell'atto d'istituire la Santissima Eucaristia. La Suora dapprima baciò
la terra, umiliandosi e poi ascoltò i divini insegnamenti.
«
Voglio farti conoscere, figlia mia, quello che soffrì il mio cuore nell'ora in
cui, non potendo contenere il fuoco che mi consumava, inventai questa meraviglia
di amore, che è l'Eucaristia! Contemplando allora tutte le anime che si sarebbero
cibate di questo Pane Divino, vidi pure tutta la freddezza di tante anime! Quale
sofferenza per il mio Cuore! ... E tuttavia io sto nel Tabernacolo notte e
giorno, aspettando chi mi riceve!... L'Eucaristia è l'invenzione dell'amore! È
la vita e la forza delle anime, rimedio a tutte le debolezze, Viatico per chi
passa dal tempo alla eternità ».
Due
ore di controllo.
Il
6 dicembre del 1920 si celebravano le Quarantore a Concepcion (Cile). Verso le
ore cinque pomeridiane, mentre il Santissimo Sacramento era esposto, avvenne
un prodigio, controllato dai Sacerdoti e dal popolo ch'era presente.
Non
si vide più l'Ostia ed apparve al suo posto la figura del Sacro Cuore. Gesù
aveva due stílle di Sangue sul volto; negli occhi si scorgeva uno splendore
particolare; la sua veste era bianca; sul petto si vedeva il Cuore. Il primo ad
avvertire il prodigio fu il Padre Sanchez. Tutto il popolo si recò verso
l'Altare, per contemplare meglio la visione. Un Sacerdote credette bene velare
l'Ostensorio per evitare inconvenienti per la calca dei fedeli; la visione
continuò ugualmente per lo spazio di due ore.
Alla
fine la figura di Gesù si dileguò ed allora si svelò di nuovo l'Ostensorio.
Molti
si convertirono, pronti a giurare la realtà dell'apparizione.
Teresa
Neurnann.
Nacque
questa signorina il 9 aprile 1898. Abitava a Konnersreuth, villaggio della
Baviera, provincia di Ratisbona.
Nella
Neumann si verificarono dei fenomeni sorprendenti, quali sono le stimmate, cioè
le piaghe misteriose alle mani, ai piedi ed al costato, che si riaprivano
tutti i venerdì e resistevano ad ogni cura; fenomeni meravigliosi erano pure:
la conoscenza dei segreti dei cuori, la bilocazione, la sostituzione mistica,
ecc. Ma il fenomeno più interessante fu quello eucaristico, per cui la signorina
per trentacinque anni non mangiò e non bevve e pesava sempre cinquantacinque
chilogrammi, malgrado perdesse ogni anno dalle ferite circa cinque chilogrammi
di sangue. Il segreto di tutto era la comunione che riceveva tutti i giorni.
Digiuno
assoluto.
Teresa
Neumann dal Natale del 1922 non prese più cibi solidi; si nutriva di liquidi.
Dal
Natale del 1926 non ebbe più bisogno di liquidi per nutrizione. Solamente
sumeva un cucchiaino di acqua al giorno, per poter inghiottire la Santa
Particola nella Comunione.
Il
30 settembre del 1927, anniversario della morte di S. Teresa del Bambino Gesù,
la Stimmatizzata ebbe l'apparizione di questa Santa la quale disse: Da questo
momento non avrai più bisogno di nutrimento terrestre. - Da quel giorno in
poi la Neumann non prese più cibo di sorta, neppure il cucchiaino di acqua per
sumere la Santa Particola e cessarono pure le naturali secrezioni.
Si
tentò da principio di alimentarla forzatamente, ma ne seguiva l'immediato
vomito. 1 primari dottori controllarono l'assoluto digiuno e si sforzarono di
darne una spiegazione naturale: ma ogni spiegazi ne naturale fu vana.
Il
dottore Ludovico Kannamuller di Passavia scrisse nel “Giornale del Danubio”.
Tutti i corifei della scienza medica non potranno spiegare il digiuno della
Stimmatizzata di Konnersreuth. -
Mi
basta la Comunione. Il dottore Weisel di Berlino tempestò di domande Teresa
per avere da lei stessa qualche delucidazione.
-
Non sentite voi appetito, dopo tanto che state in assoluto digiuno?
-
Niente affatto! Non sento stimolo alcuno di appetito, neanche a trovarmi vicino
a cibi gustosissimi.
-
Ma sentite forse nausea del cibo? - Neppure; per me il mangiare è cosa
indifferente.
-
Ed allora, come potete spiegare questo fatto in voi?
-
In modo semplicissimo: è volontà di Dio e ciò che Dio vuole, accade! A me
basta un po' di Ostia Consacrata. -
Controllo
diocesano. Il Vescovo di Ratisbona volle assicurarsi del digiuno di Teresa
Neumann e la sottopose ad un rigoroso controllo. Per quindici giorni la
Stimmatizzata fu messa in clinica, sotto la sorveglianza ininterrotta di quattro
persone, controllate dal dottore Seidl di Valdsassen. Per eliminare ogni
sospetto di trucco, fu esaminata la camera della Neumann in tutti i
particolari; fu pesata la signorina prima e dopo la prova; le si lavava la
faccia, perché non bevesse acqua; il controllo di due settimane ebbe ottimo
risultato ed il Vescovo pubblicò l'esito sul « Giornale degli ordini »
della diocesi.
Pensando
a questa signorina, digiuna per 35 anni, è facile immaginarsela debole,
malaticcia, pallida e quasi mummificata.
Niente
di tutto questo! Teresa aveva la carnagione rosea ed il corpo vegeto e vigoroso,
tanto che comodamente attendeva ai lavori di casa e del suo orto e poteva dare
udienza per ore ed ore a numerosi visitatori.
Come
si è detto, dunque, la spiegazione del digiuno di questa donna si trova
nell'Ostia Consacrata. Finché le Specie Eucaristiche stavano nel suo corpo,
la Neumann stava benone; passate 24 ore, se non andava a comunicarsi, si sentiva
venir meno e pareva in fine di vita; appena si comunicava, sull'istante riprendeva
tutte le forze naturali.
L'ostia
scomparsa.
La
Stimmatizzata aveva di tanto in tanto delle sofferenze particolari poiché da
Gesù ebbe il compito d'immolarsi per i peccati altrui.
Si
trovava una volta fuori del suo villaggio. Era notte e stava molto male per le
sofferenze espiatorie. Si temeva che morisse e di già il Sacerdote pensava di
portarle il Viatico. Vicino c'era una Cappella privata, ove si era conservata
una Santa Particola per la Comunione. che avrebbe dovute ricevere Teresa la
mattina seguente.
Dal
letto del dolore sentì la Neumann un vivo desiderio di ricevere
Gesù Sacramentato. Il Signore senza l'opera del suo Ministro dal Sacro
Ciborio passò nel cuore della signorina. Quando il Sacerdote sentì dire
dalla bocca di Teresa: Ho fatto in questo momento la Comunione! - volle
accertarsi. Andò subito a vedere la Pisside nel Tabernacolo e non vi trovò
l'Ostia che vi aveva lasciata. Erano presenti parecchi testimoni.
Un
parroco di Berlino. Lascio ora la parola al Reverendo Helmut Fahsel, parroco di
Berlino, grande psicologo, il quale si trattenne con la Neumann per quaranta
giorni a motivo di studio.
-
Nel venerdì, 26 giugno 1931, alle ore 10,30 Teresa venne in casa del Parroco
Naber, ove io mi trovavo. Era straordinariamente abbattuta e si sentiva veramente
debole. Le domandammo cosa avesse e ci rispose che aveva sofferto per la
conversione di una moribonda. Pregò tosto il Parroco di darle la Comunione. Io
li accompagnai in sacrestia. Teresa, entrata in Chiesa, si dispose a ricevere
Gesù e per la grande debolezza si adagiò sulla sedia poco distante
dall'Altare. Il Parroco mi pregò gentilmente di amministrarle io la
Comunione. Accettai ed andammo tutti e due davanti all'Altare. Mentre il Naber
recitava il Confiteor, io estrassi dal Tabernacolo la Pisside. Dette le
preghiere di rito, mi avvicinai a Teresa con la Santa Particola in mano, per
deporla nella sua bocca; ma notai con mia meraviglia che essa stava tranquilla,
con le braccia incrociate sul petto e la bocca chiusa. E’ sempre questa la
posizione che la signorina prende dopo essersi comunicata. Io rimasi indeciso
sul da fare, quando Teresa si volse verso di me, sollevò un po' la testa ed
aprì la bocca. Io vidi sulla lingua una chiara e bianca Ostia. Lasciai cadere
nella Pisside l'Ostia che avevo tra le dita e ritornai all'Altare.
Nell'andare
poi in sacrestia, assieme al Parroco, passando vicino a Teresa, questa disse:
Vi spiego quello che è avvenuto, affinché non restiate nel dubbio. Io ero
molto debole e desideravo ardentemente il Signore. Mentre andavate all'Altare,
fuori stavano due bestemmiatori, che si burlavano di Gesù; io l'ho lodato ed
ho desiderato con più slancio il Signore. Per questo mio desiderio, Gesù è
venuto in me più presto. -
Il
Parroco Naber affermava che diverse altre volte era capitato lo stesso fatto
sotto i suoi occhi.
Altre
testimonianze. Ci sono altri fenomeni interessanti, che accompagnarono l'atto
della Comunione della Stimmatizzata.
Prima
di comunicarsi ella sentiva sempre un aumento di amor di Dio, unito alla brama
di ricevere Gesù. Per lo più in questo atto preparatorio restava immersa
nell'estasi divina, la quale era accompagnata nello stesso tempo da una visione.
Mentre il Sacerdote recitava le preghiere e teneva l'Ostia Santa tra le dita,
essa guardava Gesù Sacramentato con un sorriso paradisiaco, come trasfigurata;
volgeva però gli occhi ora in basso ed ora in alto.
Interrogata
perché facesse così in quel momento, rispose: Vedo il Signore abbagliante di
luce; quello splendore poi diventa una fiamma, che viene su me ed entra nella
mia bocca. Allora ... non so più ... sono vicina al Signore. -
Quando
Teresa era nell'estasi ora descritta, la Sacra Ostia posata dal Sacerdote
sulla sua lingua scompariva sull'istante.
Dice
il Fahsel: La scomparsa dell'Ostia dalla lingua della Stimmatizzata, mi è
stata confermata da diversi Sacerdoti che l'hanno comunicata. Ma io stesso
ho comunicato Teresa nello stato di estasi ed ho notato il medesimo fatto. Le più
minute osservazioni non hanno potuto scoprire in lei nessun movimento di
deglutizione. -
Quando
invece la Neumann non era nell'estasi, si avvertiva benissimo che inghiottiva
la Particola.
Fatta
la Santa Comunione, Teresa riacquistava subito tutto il vigore fisico, tanto che
il Parroco Naber, il quale ordinariamente la comunicava, affermava: Io non so
spiegare il come; ma Teresa ringiovanisce sempre di più. -
Permanenza
euearistica. La durata delle Sacre Specie Eucaristiche, in chi si comunica,
varia da persona a persona; ma non è molto lunga. In Teresa Neumann
perduravano le Sacre Specie dalle tre ore alle ventiquattro e più ancora.
Questa durata, era inferiore alle ventiquattro ore, quando Teresa chiedeva a
Dio delle sofferenze per la conversione di qualcuno. Finita in lei la reale
presenza di Gesù Sacramentato, il suo corpo cominciava a soffrire. Si constatò
che ogni venerdì Santo, quando ai fedeli non era lecito comunicarsi, le Specie
Eucaristiche perduravano in Teresa circa quarantotto ore.
Il
fatto della lunga durata di Gesù Sacramentato nel corpo della Neumann, è la
chiave che spiega tutte le meraviglie che si verificavano in lei.
Attrazione.
La
calamita che attira il ferro per mezzo del fluido magnetico, ci dà l'idea di
ciò che avveniva in Teresa quando era vicina all'Ostia Consacrata, sia che Gesù
si trovasse nel Tabernacolo, sia che lo tenesse addosso un Sacerdote, sia che
l'avesse ricevuto da poco tempo nel suo cuore un semplice fedele.
Interrogata
Teresa su questo fenomeno, rispose: Tutto il mio corpo sente una forte
attrazione verso il posto ove si conserva il SS. Sacramento, o verso la persona
che da poco si è comunicata. - Quando la Stimmatizzata, viaggiando, passava
davanti ad una Chiesa Cattolica, poiché nelle protestanti non c'è il
Santissimo Sacramento, sentiva la misteriosa attrazione e diceva a chi l'accompagnava:
Preghiamo un pochino; là vi è Gesù Sacramentato. - Altre volte diceva: In
quella Chiesa non c'è Gesù! - Si fece la prova tante volte e sempre si dovette
dare ragione a lei.
A
Ramberga trovavasi Teresa in casa di persone sconosciute, essendo di passaggio.
Senti
la solita attrazione e disse: In questa casa c'è Gesù Sacramentato. - Infatti
vi abitava un Sacerdote, che aveva la facoltà di conservare nella sua
Cap-pella privata il SS. Sacramento.
Una
Comunione.
Si
chiude l'esposizione dei prodigi eucaristici con un fatto di molta importanza
storica. È vivente la protagonista e prudenza vuole che se ne taccia il nome.
L'Autorità Ecclesiastica ha disposto che la sua dimora fosse fuori Roma, in una
borgata a circa cinquanta chilometri dall'Urbe. La disposizione è stata data
per liberare l'anima mistica dalle indiscrezioni dei visitatori. Tuttavia
Prelati di Roma vanno a trovarla.
Più
volte l'autore di queste pagine è andato a visitarla e riporta un colloquio
avvenuto poco tempo addietro.
-
Le do un suggerimento da Sacerdote. Quando in Quaresima s'intensificano le
sue sofferenze e versa sangue dalle ferite per le stimmate e per la corona di
spine, abbia cura di conservare le bende e le ovatte insanguinate. Non è bene
cestinare tutto ciò.
-
Ma cosa vuole, Reverendo, che io faccia in quelle circostanze? Soffro tanto e
non mi curo di altro.
-
Ho sentito parlare di un fenomeno eucaristico verificatosi in lei. E' vero
quanto si racconta?
-
Sì, è vero.
-
Abbia la bontà di raccontarlo lei stessa.
-
Nacqui in un paesello delle Calabrie. Non ho istruzione; frequentai la seconda
elementare. Verso i dodici anni mi ammalai ed offrivo a Gesù le sofferenze.
In diciannove giorni mi ridussi in fine di vita e già si pensava al prossimo
funerale.
In
modo inesplicabile, all'improvviso, cominciai a liberarmi dal male e potei
alzarmi dal letto. Supplicai i parenti d'accompagnarmi in Chiesa perché volevo
comunicarmi. Mi accompagnò la zia. Ricordo che entrata in Chiesa, non mi
sembrava più di mettere i piedi a terra. In quel momento il Parroco dava la
Comunione ai fedeli. Prodigiosamente una Particola uscì dalla Pisside che il
Sacerdote teneva in mano. La Santa Ostia si sollevò alquanto in aria e si
diresse a me. Quella volta mi comunicai senza mano del Sacerdote.
A
vedere l'Ostia in aria, che si muoveva da sola, il Parroco cadde svenuto; i
fedeli cominciarono ad agitarsi e si rovesciarono panche e sedie. Ci fu gran
confusione. La stampa pubblicò il fatto ed io fui messa in esame a Roma.
Quando
ritornata a casa, dopo la Comunione, ne chiesi a Gesù la spiegazione, la
risposta fu: Tu sei stata generosa in questo tempo di sofferenza ed io ho voluto
farti un regalo. -
Al
lettore il commento.
Conclusione.
Con tanti miracoli eucaristici, verificatisi nel corso dei secoli, con i
fenomeni prodigiosi testé riportati, si rafforza la fede in Gesù Sacramentato
e si è spinti a dire con San Tommaso D'Aquino: Veneriamo prostrati un
Sacramento così grande! -
APPENDICE
Norme
morali.
Gesù
Cristo istituì il Sacramento dell'Eucaristia, ma non fissò il tempo in cui
riceverlo sacramentalmente.
Il
Capo Supremo della Chiesa, davanti alla freddezza di tante anime, mise un
Precetto Ecclesiastico: « Comunicarsi almeno ogni anno a Pasqua ».
Ogni
fedele, dopo che è stato iniziato alla SS. Eucaristia, è tenuto all'obbligo
di ricevere almeno una volta l'anno la Santa Comunione. Questo Precetto deve
essere adempiuto durante il tempo pasquale, a meno che per una giusta causa
non venga compiuto in altro tempo entro l'anno.
La
massa dei fedeli suole comunicarsi anche nelle feste principali dell'anno. Le
persone pie si comunicano ogni settimana ed anche tutti i giorni.
Chi
ha già ricevuto la SS. Eucaristia, può riceverla una seconda volta nello
stesso giorno, soltanto entro la Celebrazione della Messa, alla quale
partecipa. Si raccomanda vivissimamente che i fedeli ricevano la Santa
Comunione nella stessa Celebrazione della Messa. Tuttavia, a coloro che la
chiedono per una giusta causa fuori della Messa, venga data.
Nell'accostarsi
alla Santa Comunione si sia in grazia di Dio, cioè senza colpa grave. Chi si
comunica in peccato mortale, commette un sacrilegio; meglio non comunicarsi,
che comunicarsi male. Dice San Paolo: Chi si nutre indegnamente di questo Pane
Celeste, mangia e beve la sua condanna. -
La
Comunione sacrilega non soddisfa al Precetto Ecclesiastico e si è tenuti a
riceverla di nuovo in grazia di Dio.
I
fedeli, che si trovano in pericolo di morte, derivante da una causa qualsiasi,
ricevano il conforto della Santa Comunione come Viatico. Perdurando il pericolo
di morte, si raccomanda che la Santa Comunione venga amministrata più volte in
giorni distinti. Il Santo Viatico per gl'infermi non venga differito troppo.
Ravvivare
la fede.
Perché
la Santa Comunione è ricevuta raramente ed alle volte malamente? C'è poca
fede eucaristica! Chi realmente crede che l'Ostia Consacrata è quel Gesù che
nacque da Maria Vergine e morì in Croce, quel Gesù che è il Padrone assoluto
dell'universo, non può star lontano dalla Comunione!
Il
demonio, che conosce il valore della Santissima Eucaristia, mette in atto le
sue insidie per tenerne le anime lontane.
È
necessario dunque ravvivare la fede e rafforzare la volontà, per superare gli
ostacoli che tengono lontani dalla Comunione.
Il
prigioniero d'amore.
Visitare
le persone amiche è un dovere ed alle volte anche un bisogno.
Nel
Tabernacolo sta Gesù, notte e giorno. Quale amico merita di essere visitato,
come lo merita Iddio Sacramentato, il vero Prigioniero d'amore?
Eppure,
è doloroso il dirlo, quanti cristiani trascurano di fare una devota visita a
Gesù in Sacramento!
Quando
le occupazioni lo permettono, si lasci un po' la casa e si vada davanti al
Tabernacolo, per tenere amorosa compagnia al Signore. Quanta gioia prova Gesù a
vedere ai suoi piedi un'anima! Quanta luce e quanto conforto le dà!
Viene
qui a proposito quanto Gesù stesso diceva a Suor Josefa Menendez: Dopo
l'interrogatorio, fui condotto nella prigione, dove passai gran parte della
notte ... Mi lasciarono solo e legato in quel luogo oscuro ed umido. Per sedia
mi diedero una pietra, sulla quale il mio Corpo rimase presto intirizzito dal
freddo! Nella prigione non passai che una parte della notte, ma nel Tabernacolo
... quanti giorni e quante notti! ... Nella prigione soffersi freddo, sonno,
fame, sete, dolore, vergogna, solitudine, abbandono ... E vidi allora nel corso
dei secoli tanti Tabernacoli, in cui mi sarebbe mancato il rifugio dell'amore
... Quante volte avrei atteso che quest'anima o quell'altra venisse a
visitarmi nel Tabernacolo! ... Anime care, accostatevi al vostro Dio nella
Prigione! Contemplatelo in quella notte tanto dolorosa! Considerate che quel
dolore si prolunga ancora nell'isolamento di tanti Tabernacoli e nel gelo di
tanti cuori! ... Consolate la mia tristezza con la fedeltà della vostra
presenza. -
Quanto
è accorato l'invito di Gesù alle anime, per essere visitato! Quando si è
impossibilitati ad andare in Chiesa e tenere compagnia al Prigioniero
d'amore, dal posto ove ci si trova può andarsi al Tabernacolo. Gesù raccoglie
come goccia di balsamo quel pensiero, che l'anima emette dalla sua camera o
dalla via o dalla campagna.
A
vedere una Chiesa, anche da lontano, si porti subito il pensiero a Gesù
Sacramentato, compiendo un atto di amore.
Passando
davanti ad una Chiesa, potendo, si entri, sia pure per pochi minuti, e si
faccia una visitina a Gesù. Se il Tempio fosse chiuso o se gli affari non
permettessero un po' d'intervallo, da fuori stesso si faccia un atto di
ossequio al Santissimo Sacramento, o scoprendo il capo o recitando una breve
preghiera.
Questi
sentimenti di delicatezza sono per tutti un dovere di riconoscenza verso Gesù
Cristo, che dimora. per amore nel Tabernacolo.