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L'UMANITA' QUI FU REDENTA

Di Don Giuseppe Tomaselli

 

Introduzione

All'areoporto di Tel Aviv, capitale d'Israele, scesero dal veivolo molti pas­seggeri. Uno fu interrogato:

- Da dove viene?

- Da Caracas, Venezuela.

- Va a Gerusalemme?

- Certo! Da anni desidero vedere la Terra Santa e finalmente il mio sogno si effettua. Non sono ricco. Da cinque anni in qua ho messo da parte i miei ri­sparmi per affrontare la spesa del pel­legrinaggio. Ho viaggiato per tredici ore, facendo le tappe di Madrid e di Roma. Ora vado a Gerusalemme e poi visite­rò anche gli altri luoghi più importan­ti ove fu Gesù. -­

Visitare i Luoghi Santi è aspirazio­ne di molti; ma non è cosa tanto facile per chi dimora in Occidente giungere nel Medio Oriente.

Pure io avevo avuto il pio desiderio di andare in Palestina; però ne avevo deposto il pensiero dati i miei impegni sacerdotali. Ma Dio dispose diversamen­te.

L'otto luglio del "78" solennizza­vo il Cinquantesimo della mia Ordina­zione Sacerdotale. In tale occasione mi decisi di andare in Terra Santa, per fare uno studio particolare e costi scri­vere un libretto, quale omaggio a Gesù Nazareno, Sommo ed Eterno Sacerdote.

Che titolo dare al mio scritto? «La umanità qui fu redenta.

Potei visitare a mio agio, prendere informazioni, seguire le istruzioni di una delle migliori Guide, cioè quella di P. Donato Baldi, ed ora intendo descrivere il mio pellegrinaggio.

Si tenga presente che non voglio fare sfoggio di archeologia; descrivo i luoghi più storici, menzionati nei Vange­li con qualche breve commento.

Dopo due mila anni non ci si trova più davanti alle costruzioni originali; di talune sono rimaste solo le fondamen­ta; di altre è rimasta originale solo qual­che parte; alcune sono proprio all'origi­nale.

Tuttavia, siccome il tempo non può ditsruggere, la storia, sappia che i luo­ghi più storici, riguardanti le vicende evangeliche, sono segnati dai Sacri Tem­pi, che fino dai promordi del Cristianesi­mo furono costruiti sui posti che il Van­gelo nominatamente ricorda.

I vari Tempi, Basiliche, Cappelle e Cripte son gelosamente custoditi da Sa­cerdoti Latini, Armeni, Ortodossi e Copti.

Descrivendo il pellegrinaggio da me compiuto, mi sia permesso, all'occasione, parlare in prima persona.

Questo è uno scritto popolare.

 

Proemio

Sul tavolo di qualche studioso ed anche in certe camere ben arredate si trova, in piccolo, il globo terrestre, so­stenuto da un piedistallo. Si può far ruotare sull'asse, alla direzione del polo nord, e possono vedersi gli oceani ed i vari continenti.

Qualche domanda.

Qual è la ragione più importante del mondo?

Quali sano i luoghi più preziosi? Quale città è più degna di ammira­zione?

Le risposte potrebbero essere sva­riate: La Florida, la Svizzera, il Giap­pone ... le miniere d'oro e d'argento ... New York, Tokio, Roma ...

Il mondo la pensa, più o meno, cosi. Dio, Creatore dell'universo, la pensa diversamente. La regione più importan­te del globo terrestre è la Giudea; la cit­tà più eccellente e degna di ammirazione è Gerusalemme, legata al Monte Sion. Infatti è detto nella Bibbia: Gerusalemme, brillerai come luce splendida sino ai confini della terra; nazioni numerose verranno a te da lon­tano.

Gli abitanti di tutti i confini della terra verranno verso la dimora del tuo nome, portando i doni per il Re del Cie­lo. Generazioni e generazioni esprime­ranno in te l'esultanza ed il nome della città eletta durerà nei secoli. (Tobia: XIII-13) ...

Nel Libro dei Salmi si legge:

Il Signore ha scelto Sion (Gerusa­lemme); l'ha voluta per sua dimora: Questo è il mio riposo per sempre; qui abiterò perchè l'ho desiderato (Salmo: CXXXI).

Nell'Apocalisse si ha:

Grande è il Signore e degno di ogni lode nella città del nostro Dio. Il suo Monte Santo (Sion), altura stupenda, e la gioia di tutta la terra. Il Monte Sion, dimora divina, è la città del gran­de Sovrano (Ap. : XXI-10).

Ciò che ora si è affermato, richiede una spiegazione.

Perchè Dio posò lo sguardo di pre­dilezione su Gerusalemme a preferenza di milioni di altre città, più ricche e più popolate?

Per rispondere a questo « perchè », è necessario ricorrere alla Sacra Bibbia; si fa perciò un rapido accenno storico.

Dio creò Adamo ed Eva, i quali pec­carono. Essendo i progenitori dell'uma­na generazione, ribellandosi a Dio rima­sero privi di tanti doni, di cui in origi­ne erano stati arricchiti per sè e perchè, se ubbidienti, li trasmettessero ai loro discendenti.

Dio usò misericordia promettendo un Salvatore, il quale avrebbe risolle­vata l'umanità.

Un semplice uomo non sarebbe sta­to in grado di riparare l'infinita Maestà Divina. Per un mistero, incomprensibile a mente umana,, la seconda Persona del­la Santissima Trinità, pur restando ve­ro Dio, avrebbe assunta anche la na­tura di uomo e sarebbe stato Dio-Uomo, capace di dare un valore infinito ai suoi atti umani e così salvare l'umanità de­caduta.

Il Figlio di Dio, il futuro Salvatore, avrebbe dovuto nascere in seno a qual­che popolo e fu scelto il popolo chia­mato d'Israele, la cui storia continua ancora nel mondo. Tutti i popoli sono di Dio, ma quello d'Israele fu il predilet­to, il popolo di Dio per eccellenza, in vista del futuro Redentore.

Un poco di genealogia:

Eber, discendente di Sem, ebbe una lunga progenie; in questa ebbe origine Abramo, padre di Isacco. Isacco generò due figli, Giacobbe ed Esaù. Giacobbe generò dodici figli, tutti maschi.

In una visione celeste a Giacobbe fu cambiato il nome; gli fu detto: Ti chia­merai Israele.

Giacobbe, o Israele, fu il capostipite di dodici tribù, quanti erano i figli. Tra le dodici tribù Dio scelse quella di Giuda.

I discendenti di Giacobbe, tutti I­sraeliti, divenuti molto numerosi, si di­spersero in diverse regioni. Quelli di Giuda si stabilirono nella regione di O­riente, che ancora porta il nome di Giu­dea, nella Palestina, ove da secoli ha sede Gerusalemme.

In questa regione nacque il Salva­tore del mondo, precisamente a Betlem­me; Gerusalemme, città eletta da Dio, ebbe l'onore di vedere il Messia, di ascoltarne gli insegnamenti e di assi­stere ai numerosi miracoli operativi più che altrove, di raccogliere l'ultimo re­spiro del Redentore e di vederlo risorto.

Ora si comprende meglio ciò che sopra è stato detto: Ho voluto Gerusa­lemme mia dimora; questo è il mio ri­poso per sempre; qui abiterò, perché l'ho desiderato. -

Dopo questo proemio, entriamo nel­la esposizione dettagliata dei fatti.

 

L'Annunciazione

L'Angelo Gabriele fu mandato da Dio in una città della Galilea, chiamata Nazareth, ad una Vergine promessa spo­sa di un uomo della casa di Davide, chiamato Giuseppe. La Vergine si chia­mava Maria. Entrando da lei, disse: Ti saluto, o piena di grazia! Il signore è con te... (Luca: I-36 ...) .

Era compiuto il tempo predetto dal Profeta Daniele e si aspettava in Israe­le la venuta del promesso Messia.

Maria conosceva le Sacre Scritture e non immaginava che sarebbe stata scelta proprio lei ad essere la Madre del Redentore.

Maria apparteneva al popolo di Israele ed era discendente di Davide, Profeta e re d'Israele. Giuseppe era già suo sposo, ma secondo la legge giudaica dopo lo sposalizio, almeno per sei mesi, non era permessa loro la convivenza. Tanto Maria quanto Giuseppe ave­vano offerta a Dio la perpetua vergi­nità.

L'annunzio dell'Angelo avvenne nel tempo della legale separazione. Maria abitava a Nazareth; però e­ra nata a Gerusalemme. Se ne ha una prova storica.

A Gerusalemme è tanto onorato ed è meta dei pellegrini il Santuario della Natività di Maria Vergine. Vi è innalza­ta una grande Chiesa. affidata ai Pa­dri Bianchi; è dedicata a Sant'Anna. Dal mezzo della navata meridionale si discende nella cripta, dove è venerata la nascita della Madonna.

Questo sacro luogo dista pochi cen­tinaia di metri dall'antico Pretorio di Pilato e dalla cinta delle mura.

Una delle tante Porte di Gerusalem­me e precisamente la più vicina al San­tuario, è chiamata « Porta di Maria.

Vicino al Santuario della Natività di Maria ci sono i ruderi della celebre Piscina Probatica, ove Gesù guarì il pa­ralitico da trentotto anni infermo.

Non si sa a quale età la Vergine Maria abbia lasciata Gerusalemme per stabilirsi a Nazareth.

 

Nazareth

Nella Palestina ci sono tre regioni: la Giudea, la Samaria e la Galilea. Na­zareth è nella Galilea. Si presenta qual­che particolare storico di Nazareth.

Questa cittadina dista da Gerusa­lemme tre ore di macchina. La sua po­sizione è graziosa, perchè è sull'altura e domina tutta la zona circostante, cioè l'estesa e verde vallata, le montagne che si congiungono al Monte Carmelo ed anche il Monte Tabor, sul quale avven­ne la Trasfigurazione di Gesù. Donde il nome Nazareth?

Taluni degli Israeli non tagliavano mai i capelli, per rendere a Dio un o­maggio particolare; essi erano chiama­ti « Nazarei ». Un esempio si ha nel personaggio biblico Sansone, uomo di for­za eccezionale. Quando la madre di co­stui fu avvertita da un Angelo che a­vrebbe avuto un figlio, le fu anche in­giunto: Sarà un Nazareo.

Il numero dei Nazarei col tempo aumentò ed in seguito si stabilirono in una stessa contrada. che fu chiamata Nazareth, cioè città dei Nazarei. Quella foggia di capelli, vigente anche al tem­po delle Sacra Famiglia, era detta tra gli Israeliti - capigliatura alla Nazare­na ».

 

La Basilica

Fatta la presentazione di Nazareth, diamo uno sguardo alla Basilica dell'An­nunziazione. E' un imponente edificio, che domina tutta Nazareth; la sua for­ma, studiata nei particolari, dà l'idea di un fiore capovolto.

Qui tutti i giorni si riversano pelle­grini di tutto il mondo; chi fotografa, chi fa filmini, chi osserva a lungo me­ditabondo. Non possono restare indifferenti davanti a questa basilica coloro che hanno un po' di fede.

Su di uno dei frontoni esterni è scritto a caratteri cubitali in latino «Il Verbo si fece Carne ed abitò tra noi ».

L'interno della Basilica ha due pia­ni; in quello inferiore sta l'Altare cen­trale, ove si svolgono le solenni Concelebrazioni, alle quali sogliono assistere i pellegrini. Lateralmente c'è la Grotta dell'Annunciazione. Perchè parlare di Grotta?

Nel sottosuolo della Basilica c'era a suo tempo la casa di San Gioacchino, Attigua alla casa c'è un luogo apparta­to, scavato nella roccia; è un recinto a forma di cameretta, ove la Madonna soleva ritirarsi per pregare.

Anche Santa, Caterina da Siena ed altri Santi pregavano in piccoli recinti attigui all'abitazione.

Al centro della Grotta sta l'Altare, sulla cui tavola frontale è scritto: Ver­bum Caro factum est .

Qui ebbe principio il Mistero della Incarnazione. Appena l'Angelo Gabrie­le annunziò il disegno di Dio e Maria ri­spose: Ecco la serva del Signore! Si fac­cia di me secondo la tua parola! - in quell'istante il Figlio Eterno di Dio, Creatore e Re dell'universo, nulla per­dendo della sua Natura Divina, prese anche la natura umana nel seno pu­rissimo di Maria Vergine, per opera dello Spirito Santo.

In questo sacro recinto m'inginoc­chiai, baciai il suolo e rimasi a pregare meditando: Grazie, Gesù, che per a­more di me e di tutte le anime ti sei degnato farti uomo in questo luogo! Credo che sei il Figlio di Dio e ti adoro per quelli che non ti adorano, ti rin­grazio per quelli che non ti ringraziano e ti amo per quelli che non ti amano!...

Questi furono i miei sentimenti den­tro la Grotta di Maria e questi o simili sono i sentimenti di centinaia di milio­ni di pellegrini, che da secoli qui ac­corrono tutti i giorni da ogni parte del mondo. Dentro la Basilica potei celebrare due volte la Santa Messa.

 

La Fontana di Maria

La strada che fiancheggia la Basi­lica, dal lato di ponente, si chiama Via dell'Annunciazione e porta alla cosid­detta Fontana di Maria.

I pellegrini fanno con piacere la visita al pozzo, dove la Madonna soleva andare ad attingere acqua. Qui c'è un Santuario dedicato all'Angelo Gabriele. Nella cripta si può vedere l'abbondante getto di acqua, che è la sorgente, e dal vicino pozzo si può attingere l'acqua. Sorgente e pozzo sono allo stato ori­ginale.

I pellegrini bevono di quest'acqua e taluni riempiono modesti recipienti per portare un po' di acqua alle lon­tane famiglie. Anch'io volli berne, e più di una volta, pensando alla Madonna. Potei percorrere parecchie volte la via che porta alla fontana. Camminando, spontaneamente meditavo, mentre il sole dardeggiava col calore di oltre i quaranta gradi. Di certo Gesù, quando era ragazzetto, faceva compagnia alla sua Santissima Madre allorchè andava alla fontana. Ma quando Gesù divenne adolescente, in grado di andare da so­lo ad attingere l'acqua, è da pensare che non abbia permesso più che la Ma­dre o San Giuseppe andassero alla fon­tana; ne avrà assunto Lui stesso il com­pito quotidiano. Pensando a ciò, così pre­gai: Gesù mio, quante volte sino ai tren­t'anni percorresti questa via! Ed ora la percorro io! Allora Tu, con la tua men­te divina, avrai pensato alle folle dei pellegrini che nel corso dei secoli avreb­bero rifatta questa via ed avrai pensa­to anche a me] Grazie, Gesù, che mi dài l'onore e la gioia di calpestare il suolo, da te le mille volte battuto!

 

Gesù Adolescente

Quando San Giuseppe, la Madon­na e Gesù ritornarono dall'Egitto, dopo la morte del re Erode, stabilirono la lo­ro dimora a circa duecento metri dalla Grotta dell'Annunciazione.

Dalla storia risulta che la casa abi­tata dalla Sacra Famiglia a Nazareth, fu trasportata misteriosamente in Dal­mazia, e poi in Italia, a Loreto.

A Nazareth è rimasto il sottosuolo, con i cunicoli, dove anticamente le fa­miglie conservavano le provviste ed al­tro.

Sul posto si è costruita la Chiesa di San Giuseppe a tre navate.

Si potrebbe ora chiedere: A Naza­reth c'è il Tempio della Madonna, quel­lo di San Giuseppe e quello di San Ga­briele. E Gesù, che trascorse d'infanzia, l'adolescenza e la giovinezza a Nazareth, non sarebbe bene che abbia un Tem­pio dedicato espressamente a Lui?

In tanti secoli gli uomini non ne avevano fatto caso; in questi ultimi tem­pi ha agito direttamente la Divinità. Al principio di questo secolo Sua Eccellenza Caron di Versaglia ebbe una visione, in cui gli fu detto: Si costrui­sca a Nazareth un Tempio dedicato a Gesù Adolescente.

Il Vescovo francese fece di tutto per riuscirvi. Dio si servi della generosi­tà della famiglia Foache, la quale ne assunse tutte le spese. Nel 1923 la Ba­silica fu inaugurata.

La posizione della Basilica è l'idea­le; è sul posto più elevato di Nazareth e domina tutta la città. Il Tempio è di stile gotico, tutto a pietra bianca, molto ampio; in alto, nell'interno, cam­peggia la grande statua di Gesù Adole­scente.

La Basilica è affidata ai Padri Sale­siani.

La Visita a S. Elisabetta Maria si mise in viaggio verso la montagna e raggiunse in fretta una città di Giuda. Entrata nella casa di Zac­caria, salutò Elisabetta.

Appena Elisabetta ebbe udito il sa­luto di Maria, il bambino le sussultò nel grembo. Elisabetta fu piena di Spi­rito Santo ed esclamò a gran voce: Be­nedetta tu fra le donne e benedetto il frutto del tuo grembo! A che debbo che la Madre del mio Signore venga a me? Ecco, appena la voce del tuo saluto è giunto ai miei orecchi, il Bambino ha sussutato di gioia nel mio grembo. Bea­ta te, che hai creduto nell'adempimen­to delle parole del Signore! -

Allora Maria disse: L'anima mia magnifica il Signore! ... D'ora in poi tutte le generazioni mi chiameranno beata. Grandi cose ha fatto in me l'On­nipotente. -

Maria rimase con lei circa tre me­si; poi ritornò a casa sua. (Luca. 139 ... ) . L'Angelo Gabriele, durante il collo­quio del grande annunzio, disse a Maria che la cugina Elisabetta, chiamata la sterile ed avanzata negli anni, già si trovava al sesto mese ed attendeva il bambino.

Delicatezza della Madonna! Messa da parte la sua grande dignità, perchè ormai Madre del Messia, pensando che la cugina avrebbe avuto bisogno di as­sistenza, in fretta si accinse a partire. Elisabetta abitava in quel paesetto, che oggi si chiama Ein Carem, sulle montagne di Hebron, distante da Geru­salemme una ventina di chilometri. Con i mezzi di allora, per andare da Naza­reth ad Ein Carem, il viaggio di Maria si sarà protratto per più di una setti­mana e Dio sa con quanti sacrifici! Meraviglioso l'incontro della Madre del Redentore con la madre del Precur­sore di Gesù, Giovanni Battista!

Quel luogo è considerato sacro e vi è costruito un Tempio ad onore di San Giovanni Battista.

 

Il «Magnificat»

Entrai in questo Tempio, osservai e dopo mi fermai a meditare:

Qui Santa Elisabetta, illuminata dallo Spirito Santo, riconobbe nella cu­gina Maria la Madre del Cristo. Qui la Madonna, mossa dallo Spirito Santo, in un'esplosione di gioia riconoscente a Dio, pronunziò le parole del «Magnifi­cat», capolavoro mistico, che la Santa Chiesa ogni giorno ripete nella sua Li­turgia.

Da più di cinquant'anni ogni gior­no ho recitato il Magnificat nella Litur­gia delle Ore. Ma, stando in questo luo­go storico, credetti bene raccogliermi in preghiera e ripetei lentamente le paro­le del Magnificat, pensando: Qui la pri­ma volta la Madre di Dio pronunziò le parole del Magnificat; qui voglio ripe­terle ora io, in omaggio a Maria San­tissima.

 

Il «Benedictus»

Verso il fondo del Tempio trovasi una scala, per la quale si scende in una grotta, che faceva parte della casa di Zaccaria. Qui nacque San Giovanni Bat­tista.

Il Lettore potrebbe osservare:

Si parla sovente di grotte. Co­me mai?

Il terreno della Palestina è ricco di rocce calcaree, di colore bianco, du­re quasi come il marmo; però con mar­tello e palette si possono facilmente scheggiare. Nei locali adiacenti alle abi­tazioni e nel loro sottosuolo si trovano molti di questi vani e si chiamano «grot­te », ma talvolta sono vani abbastanza ampi e comodi. I sepolcri di famiglia, come ad esempio quello di Gesù, pro­prietà di Giuseppe D'Arimatea, quello di Lazzaro di Betania e quello della Ma­donna, dal quale fu assunta in Cielo, sono tutti vani scavati nella roccia.

Con questa delucidazione si compronde meglio come è il luogo della na­scita di San Giovanni Battista.

Il Precursore di Gesù venne alla lu­ce in una grande grotta; ivi sta eretto un artistico Altare.

Zaccaria, Sacerdote dell'Antica Leg­ge, l'ebraica, mentre metteva l'incenso sul braciere nel Tempio di Gerusalem­me, ebbe la visione dell'Angelo Gabrie­le, il quale gli annunziò che avrebbe avuto un figlio. Lui non prestò fede al­le parole dell'Angelo, dicendo che sa­rebbe stato impossibile, data la sua vec­chiaia.

Per questa incredulità, rimase muto nove mesi. Appena nacque il figlio, rieb­be la loquela e le sue prime parole fu­rono un inno alla Divinità: Benedetta il Signore, Dio di Israele, perchè ha vi­sitato e redento il suo popolo! ... Ecc ...

L'inno pronunziato da Zaccaria è sublime e la Santa Chiesa tutti i giorni lo fa ripetere festosamente ai Ministri dell'Altare nella Liturgia delle Ore.

A trovarmi dove nacque San Giovanni, dove Zaccaria riacquistò la pa­rola, dove fu pronunziato la prima vol­ta il famoso « Benedictus » e dove era presente anche la Madonna, io volli re­citare attentamente tutto l'inno, ringraziando Dio di avermi data la grazia di visitare luoghi così importanti.

Maria Vergine s'intrattenne con Eli­sabetta circa, tre mesi; le rendeva tutti i servizi, fondata com'era nell'umiltà e nell'ardente carità verso Dio e verso il prossimo.

Come a Nazareth andava ad attin­gere acqua al pozzo, così le toccò fare pure ad Ein Carem. La fontana non era lontana dall'abitazione; solo qualche centinaio di metri.

I pellegrini fanno la visita anche in questo luogo, detto «Fontana della Ver­gine. Ci sono oggi cinque getti d'acqua, che i visitatori non tralasciano di assag­giare.

 

La Nascita di Gesù

Il Profeta Michea, secoli prima che Gesù nascesse, aveva detto: E tu, Beth­lemme, terra di Giuda, non sei la più piccola delle città di Giuda; da te usci­rà infatti un Capo che reggerà il mia popolo Israele (cioè il Messia). (Michea: X - 1).

Maria, nato Giovanni Battista, fece ritorno a Nazareth. Il tempo della se­parazione da Giuseppe, prescritto dalla Legge, giunse al termine.

Giuseppe, uomo giusto, era stato av­vertito da un Angelo del mistero che si attuava nella Sposa.

Erano trascorsi circa nove mesi dal­l'annunzio dell'Angelo ed era prossimo il tempo della nascita del Bambino.

Come avrebbe potuto avverarsi la Profezia di Michea, cioè la nascita del Messia a BethIemme, se Maria dimo­rava a Nazareth? La Provvidenza Divi­na dispose tutto.

Dice il Vangelo:

In quei giorni un decreto di Cesare Augusto ordinò che si facesse il censi­mento di tutto l'impero: Questo primo censimento fu fatto quando era Gover­natore della Siria Qurino. Andavano tutti a farsi registrare, ciascuno nella sua città.

Anche Giuseppe, che era della ca­sa e della famiglia di Davide, dalla cit­tà di Nazareth e dalla Galilea salì in Giudea alla città di Davide, chiamata Bethlemme, per farsi registrare insie­me con Maria sua Sposa, che era in­cinta.

Ora, mentre si trovavano in quel luogo, si compirono per lei i giorni del parto. Diede alla luce il suo Figlio pri­mogenito, lo avvolse in fasce e lo depo­se in una mangiatoia, perchè non c'era posto per loro nell'albergo (Luca: II-1...).

Due volte mi toccò percorrere la via che unisce Nazareth-Gerusalemme ­Bethlemme. Oggi è comodo fare questo viaggio, attraversando monti e pianu­re con la macchina; occorrono più di tre ore di macchina.

Maria e Giuseppe chi sa in quanti giorni poterono percorrere quella via, col mezzo comune di allora, l'asinello; in quel tempo le strade di campagna ed i sentieri erano cosparsi di ciottoli. Spontaneamente, mentre viaggiavo, guardando quelle terre pensavo: La Ma­donna e San Giuseppe quanti disagi do­vettero affrontare per giungere a Beth­lemme, tenendo conto dello stato parti­colare della Madonna!.

 

La Grotta

Per i due Santi Sposi, giunti a Beth­lemme, non finirono i sacrifici, perchè, compiuto il dovere della registrazione prescritta, era tanta l'affluenza dei forestieri ed erano così rare le case addet­te al ricovero notturno, che non pote­rono trovare posto neppure nel pubbli­co albergo.

San Giuseppe andò in giro per i dintorni di Bethlemme in campagna; provvidenzialmente trovò una grotta, un'ampia grotta, una di quelle scavate nella roccia, che all'occasione serviva­no per riparare le bestie dalle intemperie.

Qui, nel cuore della notte, apparve il Redentore del mondo, l'Aspettato dai secoli, Gesù Cristo Bambino.

Bethlemme di oggi non è quella di due mila anni fa; la sua popolazione è di molto aumentata e si è ingrandita assai notevolmente per l'afflusso quoti­diano dei pellegrini.

Dopo la nascita di Gesù, la piccola Bethlemme ha acquistato un'importan­za eccezionale, mondiale.

 

La Basilica

I pellegrini, giunti sulla vasta piaz­za lastricata che sta dinnanzi alla Basi­lica della Natività, sogliono dare uno sguardo generale al rinomato edificio e poi vanno alla Basilica. Questa, ric­ca di lavori in mosaico, presenta cin­que navate.

In fondo al grande coro stanno due scale, che discendono verso la Grotta e subito ci si trova davanti all'Altare della Natività.

E' spontaneo inginocchiarsi, bacia­re il luogo ove Gesù nacque e fermarsi a pregare.

Il sacro posto della nascita. è sotto la mensa dell'Altare, segnato da una larga stella d'argento, al centro della quale sta un incavo rotondo, ma non profondo, che i devoti riescono a ba­ciare facilmente. Sulla stella è scritto in latino: « Hic de Virgine Maria Iesua Christus natus est », che in lingua ita­liana risponde: Qui è nato Gesù Cristo da Maria Vergine.

La Grotta nel susseguirsi dei tempi ha subito dei ritocchi accidentali, ma la storica Grotta è quella, lunga dodici me­tri e larga tre e mezzo, quasi di forma rettangolare dall'ingresso al fondo.

Nel fondo, a destra di chi guarda, la Grotta si allarga e qui era il posto della mangiatoia; qui sta abitualmente sopra un rialzo laterale, uno strato di paglia, sul quale è collocato un grazio­sissimo ed artistico Bambino di gran­dezza naturale.

Lampade e lampadari in quantità pendono dalla volta superiore. Diverse volte visitai la sacra Grotta. Anche qui mi prostrai a pregare e a meditare: In questo palmo di terra fece la sua prima comparsa il Figlio di Dio, Verbo Incarnato. Qui ebbe il pruno bacio della Madre sua e di San Giuseppe, mentre le Schiere Angeliche aleggiavano festanti! O Gesù-, Luce Increata, tu venisti a redimere l'umanità ed apparisti nel buio della notte per illuminare il mon­do immerso nelle tenebre dell'errore; 0 Gesù, nascesti nell'umiltà, nell'ora del profondo silenzio, in questa povera Grotta! E qui vengono da secoli a pro­strarsi ed a baciare umilmente il suolo principi, re, imperatori, centinaia di mi­lioni di pellegrini ed anche il Sommo Pontefice, tuo Vicario in terra!

 

Il Campo dei Pastori

Dice l'Evangelista San Luca (...). C'erano in quella regione alcuni pastori, che vegliavano di notte facen­do la guardia al loro gregge.

Un Angelo del Signore si presentò davanti a loro e la gloria del Signore li avvolse di luce. Essi furono presi da grande spavento, ma l'Angelo disse loro: Non temete! Ecco vi annunzio una gran­de gioia, che sarà di tutto il popolo: Oggi vi è nato nella città di Davide un Salvatore, che è il Cristo Signore. E' questo per voi il segno: Troverete un Bambino avvolto in fasce, che giace in una mangitoia.

E subito apparve con l'Angelo una moltitudine dell'esercito celeste, che lo­dava Dio e diceva: Gloria a Dio nel più alto dei Cieli e pace in terra agli uomini di buona volontà!.

Appena gli Angeli si furono allon­tanati per ritornare al Cielo, i pastori dicevano fra loro: Andiamo fino a Bethlemme; vediamo questo avvenimen­to che il Signore ci ha fatto conosce­re. -

L'apparizione angelica fu un fatto cosi importante, che non poteva restare ignoto nella storia il luogo dei pastori; difatti coloro che visitano la sacra Grot­ta, restano insoddisfatti se non visitano anche il « Campo dei Pastori ».

Bethemme resta in alto; il Campo dei Pastori è in basso, lungo il declivio della zona e dista pochi chilometri.

Sul cancello d'ingresso si legge, scritto in lamine di ferro: «Campo dei Pastori».

Hanno cura del recinto i Padri Fran­cescani.

Vi si trova un Tempio, che è detto « Santuario del Gloria in excelsis ». Nel­l'interno ci sono dieci pilastri, i quali sostengono una specie di tamburo ar­chitettonìco con finestre rotonde; sopra vi è la cupola.

Le parole dell'Angelo ai pastori so­no riprodotte in mosaico d'oro nel tam­buro della cupola.

E' commovente l'esplosione di fede dei pellegrini, i quali, giunti sul cam­po storico, intonano con gioia il canto che la Liturgia mette nelle Messe Fe­stive: «Gloria a Dio nell'alto dei Cieli e pace in terra agli uomini di buona volontà ».

 

Il Sottosuolo

Si è parlato della Grotta della Na­tività e del Campo dei Pastori. Non è superfluo rilevare qualche cosa,concer­nente la Grotta.

Data la facilità di utilizzare il sot­tosuolo palestinese, ricco di pietre cal­caree e di tufo molto resistente, nel sottosuolo della Sacra Grotta si sono for­mate diverse Cappelle. Una è dedicata a San Giuseppe; un'altra ai Santi In­nocenti; una terza a Sant'Eusebio ed una quarta, a San Girolamo.

La cappella di San Girolamo attirò la mia attenzione particolare. Questo Santo che la Chiesa chiama « Massimo Dottore », lasciò Roma e si stabilì sot­to la Grotta della Natività, per vivere vita eremitica e per attendere meglio al suo proprio lavoro di scrittore sacro. Conoscitore profondo delle lingue ara­maiche, tradusse la Bibbia dall'aramai­co e fece la revisione dei libri sacri tradotti da altri in precedenza.

Data la sua fede e lo spirito di peni­tenza, più volte ebbe delle apparizioni di Gesù, come risulta dalla sua biogra­fia.

Mi fermai in quel sotterraneo, Vi ritornai ancora e volli celebrare la Mes­sa in questa Cappella di San Girolamo.

 

La Casa di San Giuseppe

San Giuseppe scelse la Grotta nella campagna per necessità, non avendo trovato posto nella cittadina. Ma non si abbia da pensare che, nato Gesù, si sia fermato lì. La delicatezza verso la Santa Sposa e più che tutto il rispet­to al Figlio di Dio in fasce, di certo lo sollecitarono a cercare nei giorni se­guenti un luogo più dignitoso.

Tutto ciò fa pensare il buon sen­so e questo si rileva anche dal Vange­lo di San Matteo; il quale dice che quando andarono i Magi guidati dalla stella misteriosa, questa si fermò sul­la « casa ».

A circa mezzo chilometro dalla Grotta, nel Convento delle Suore Mis­sionarie Francescane di Maria trovasi una Cappella, chiamata «La Casa di San Giuseppe ». Qui è ricordata la ca­sa scelta da San Giuseppe dopo la na­scita di Gesù.

La Vergine Santissima, Immacolata, non ebbe i dolori del parto e quindi non le occorreva il riposo. Quanto tempo si sarà fermata a Bethlemme?

Prima di tutto si tenga conto che non poteva ritornare subito a Nazareth, poichè l'ottavo giorno dopo la nascita del Bambino, doveva San Giuseppe por­tarlo al Tempio di Gerusalemme per la funzione della Circoncisione.

Inoltre, dopo la Circoncisione non poteva la Sacra Famiglia fare subito ri­torno a Nazareth, perchè la Legge di Mosè prescriveva che ai quaranta gior­ni dalla nascita i primogeniti maschi dovevano essere presentati al Sacerdo­te nel Tempio di Gerusalemme e dove­vano andare anche le madri per puri­ficarsi.

Non era tenuto nè Gesù nè la Ma­donna a sattostare a questa Legge; tut­tavia la prescrizione fu eseguita esat­tamente.

Data la distanza tra Bethlemme e Nazareth con i disagi del viaggio, aven­dosi dovuto fare quel lungo percorso tre volte in quaranta giorni, San Giu­seppe credette bene fermarsi ancora a Bethlemme.

Non sappiamo quanto tempo la Sa­cra Famiglia sia rimasta a Bethlemme; sappiamo però dal Vangelo che, quan­do andarono i Magi, il Bambino Gesù era ancora a Bethlemme.

 

Dopo il ritorno dall'Egitto

Il re Erode, informato dai Magi che era nato il Messia, non avendo potuto individuare il luogo della sua dimora, ordinò la strage dei bambini nella folle speranza di coinvolgere Gesù.

Si sa dal Vangelo che San Giusep­pe, avvertito da un Angelo, partì su­bito per l'Egitto; alla morte di Erode ritornò in patria e si stabilì a Naza­reth.

Tutti gli anni la Sacra Famiglia si recava a Gerusalemme per la festa della Pasqua, ma non era tenuta ad andarvi perchè la Legge di Mosè (Eso­do: XXIII-14) non obbligava quelli che si trovavano a più di una giornata di cammino da Gerusalemme.

Nella Pasqua, quando Gesù conta­va dodici anni, avvenne il suo smarri­mento ed il ritrovamento nel Tempio.

Trovandomi spesso nei pressi del luogo, ov'era il Tempio di Gerusalem­me, mi si presentava nella mente la scena: Qui venivano Maria, Giuseppe e Gesù e chi sa quante volte! In questi dintorni i Santi Sposi si aggiravano af­flitti in cerca di Gesù! Qui ebbero la gioia del ritrovamento! -

Si è fatta parola del Tempio di Ge­rusalemme. C'è molto da dire a questo riguardo; rimando ad altro capitolo le interessanti notizie storiche.

 

Battesimo di Gesù

Parlando di Nazareth, si è detto che ivi c'è soltanto il posto dov'era la casa della Sacra Famiglia; si è detto pure che la fabbrica è a Loreto.

In questa, casa di Nazareth Gesù lavorò nell'umiltà fino ai trent'anni, non lasciando trasparire nulla della sua Divinità. Era questa la volontà del Pa­dre Celeste. In paese era conosciuto e chiamato il Figlio del Fabbro.

Giunse il tempo di presentarsi al mondo, con la predicazione e con i pro­digi; nel frattempo Giovanni Battista di­sponeva il popolo ad accogliere il Mes­sia, il quale ormai era alle porte. Dice San Matteo (III-13 ... ) ;

In quel tempo Gesù dalla Galilea andò al Giordano da Giovanni per far­si battezzare da lui. Giovanni però vo­leva impedirglielo, dicendo: Io ho bi­sogno di essere battezzato da te e tu vieni da me?

Ma Gesù gli disse: Lascia fare per ora, poichè conviene che cosi adempia­mo ogni giustizia.

Allora Giovanni acconsentì. Appena battezzato, Gesù uscì dal­l'acqua ed ecco si aprirono i Cieli ed egli (Giovanni) vide scendere coma u­na colomba e venire su di lui. Ed ecco una voce dal Cielo che disse: Questi è il mio Figlio prediletto, nel quale mi sono compiaciuto. -

Non si confonda il battesimo di San Giovanni con quello di Gesù, per­chè il primo era una semplice pratica di penitenza, mentre il secondo è Sacra­mento. In altre parole: il battesimo di San Giovanni era una figura del vero Battesimo, che Gesù in seguito istitui.

 

Il Giordano

Il Giordano è detto Fiume sacro ». Dal monte Hermon scende e percorre la Galilea e la Giudea, immergendosi pri­ma nel Lago di Genezareth e poi nel Mar Morto. La lunga vallata del percorso del fiume è fertile.

Al di là del fiume, verso oriente, c'è la montagnosa zona della Giordania. Perchè il Giordano è detto « Fiume sacro?

A circa tre chilometri da Gerico, verso il fiume, c'è Galgala. Questo luo­go è celebre, perchè il popolo ebreo vi pose il primo accampamento quando giunse alla Terra Promessa sotto la gui­da di Mosè, dopo quarant'anni di viag­gio.

A Galgala, per comando di Dio, fu­rono collocate dodici grosse pietre, tol­te dal letto del fiume, a testimonianza dei prodigi avvenuti nel popolo ebreo. Qui, per ordine avuto da Dio, Gio­suè fermò le acque del Giordano e gli Ebrei poterono passare a piede asciutto. In questa località San Giovanni Bat­tista riceveva le folle e compiva la sua missione di Precursore del Messia.

Sulle acque del Fiume c'è una Cap­pella ed una gradinata, la quale per­mette di scendere sulla riva e di prendere la barca per attraversare il sacro Fiume.

Guardando a lungo questa zona del Giordano, pensavo:

Qui Gesù cominciò a manifestarsi al mondo! ... Quanti preziosi ricordi sto­rici Dio mi permette di vedere!

Il Monte delle Tentazioni Nel Capo IV-1 ... del Vangelo di San Matteo si legge:

Allora Gesù fu condotto dallo Spi­rito nel deserto per essere tentato dal diavolo. Dopo avere digiunato quaran­ta giorni e quaranta notti, ebbe fame. Il tentatore allora gli si accostò e gli disse: Se tu sei il Figlio di Dio, di' che queste pietre diventino pane.

Ma Egli rispose: Non di solo pane vive l'uomo, ma di ogni parola che esce dalla bocca di Dio.

Allora il diavolo lo condusse con sè nella città santa (Gerusalemme), lo de­pose sul pinnacolo del Tempio e gli disse: Se sei il Figlio di Dio, gettati giù, perchè sta scritto: Ai suoi Angeli darà ordini a tuo riguardo ed essi ti sorreg­geranno con le loro mani, perchè non abbia ad urtare contro un sasso il tuo piede.

Gesù gli rispose: Sta scritto anche: Non tentare il Signore Dio tuo.

Di nuovo il diavolo lo condusse con sè sopra un monte altissimo e gli mo­strò tutti i regni del mondo con la loro gloria e gli disse: Tutte queste cose io ti darò, se, prostrandoti, mi adorerai. Ma Gesù rispose: Vattene, Satana! Sta scritto: Adora il Signore Dio tuo ed a Lui solo rendi culto!

Allora il diavolo lo lasciò ed ecco gli Angeli gli si accostarono e lo servi­rono.

Andai al Mar Morto. Un tempo era­no qui le fiorenti città della Pentapoli, tra cui Sodoma e Gomorra. La loro sfrontata immoralità provocò il castigo di Dio e le città furono distrutte dal fuoco piovuto dal cielo al tempo di Abramo.

La zona del Mar Morto è quasi a trecento metri sotto il livello del mare. Il caldo, quel giorno era meriggio estivo, segnava all'ombra i quaranta­cinque gradi.

Dal Mar Morto mi diressi a Gerico. In questa cittadina ricordai qualche e­pisodio evangelico e cioè la guarigione del cieco e l'incontro di Gesù con Zac­cheo, il pubblicano, esoso esattore delle tasse.

Ricordo che in quel giorno ed in quell'ora di forte calore fu di grande ristoro a me ed agli altri pellegrini la acqua della Fontana del Profeta Eliseo. Ecco la storia della Fontana, come si legge nella Bibbia:

La gente della città di Gerico dis­se al Profeta Eliseo: Il soggiorno di que­sta città è ottimo, come tu stesso vedi; ma le acque sono pessime e la terra è sterile.

Eliseo disse: Portatemi un vaso nuo­vo e metteteci del sale. - Portato che glielo ebbero, egli andò alla sorgente delle acque e, gettandovi del sale, dis­se: Queste cose dice il -Signore: Ho re­so sane queste acque e non ne verrà più nè morte nè sterilità.

E quelle acque furono rese sane fi­no a questo giorno secondo le parole dette dal Profeta Eliseo. (Libro IV dei RE II-19)

Questa sorgente, che è ancora ric­chissima di acqua, come io stesso potei costatare, è passata alla storia col no­me di Fontana di Eliseo.

A poca distanza da Gerico comin­cia il Deserto Giudaico, terreno incolto e montagnoso.

Gesù, dopo il battesimo del Giorda­no, si ritirò sopra uno di questi monti, chiamato in seguito Monte della Qua­rantena, o Monte delle Tentazioni.

Il monte è abbastanza alto, cospar­so di rocce e da un versante è taglia­to a picco.

Non potevo non fermarmi a medi­tare:

Gesù Nazareno, qui volesti venire prima di cominciare la tua vita pubbli­ca, raccolto nel silenzio di questo mon­te, digiunando quaranta giorni e qua­ranta notti! In questo luogo permette­sti a Satana di tentarti, per insegnare ai tuoi seguaci come rispondere a Sa­tana quando assale con le tentazioni e per ottenere alle anime di buona vo­lontà la forza di superare le moltepli­ci tentazioni della vita.

O Gesù, qui vennero gli Angeli a servirti. Sono passati venti secoli e mi pare di vederti ancora tra le rocce di questo monte, stanco, sfinito dalla fa­me, tutto intento a compiere la volontà del Parde Celeste per salvare l'umanità.

Guardando l'attuale cinta di mura, che si erge sui locali del Tempio di Ge­rusalemme, allo spigolo ove la cinta si volge a mezzogiorno, si vede il posto del pinnacolo del Tempio, dove Sa­tana disse a Gesù; Gettati giù!

 

Comincia la Vita Pubblica

Fin dal principio della vita pub­blica Gesù scelse alcuni uomini che lo seguissero, ascoltassero i suoi insegna­menti, assistessero ai miracoli ed an­dassero per città e castelli a disporre gli animi ad accogliere la buona no­vella del Regno dei Cieli. Ne scelse do­dici Apostoli, ed in seguito ne aggiunse altri settantadue detti discepoli. Costoro, pur non avendo visto an­cora alcun miracolo, sentivano verso Gesù una grande attrattiva, sia per la sua bontà e sia per la sublimità della sua dottrina. Man mano che assisteva­no ai miracoli, si legavano a lui sempre più fortemente.

 

Le Nozze di Cana

San Giovanni Evangelista, dice: Ci fu uno sposalizio a Cana di Galilea e c'era la Madre di Gesù. Fu invi­tato a nozze anche Gesù con i suoi di­scepoli. Nel frattempo, venuto a man­care il vino, la Madre di Gesù gli dis­se: Non hanno più vino. 

E Gesù rispose: Che ho da fare con te, o donna? Non è ancora giunta la mia ora.

La Madre disse ai servi: Fate quello che vi dirà.

Vi erano là sei giare di pietra per la purificazione dei Giudei, contenenti ciascuna due o tre misure. E Gesù disse loro: Riempite d'acqua le giare. - e le riempirono sino all'orlo. Disse loro di nuovo: Ora attingete e portatene al maestro di tavola. - Ed essi gliene por­tarono. Come ebbe assaggiato l'acqua diventata vino, il maestro di tavola, che non sapeva da dove venisse, (ma lo sa­pevano i servi che avevano attinto l'ac­qua), chiamò lo sposo e gli disse: Tutti servono da principio il vino buono e, quando i convitati sono un po' brilli, quello meno buono. Tu invece hai conservato fino ad ora il vino buono. - Così Gesù diede inizio ai suoi mi­racoli in Cana di Galilea; manifestò la sua gloria ed i suoi discepoli credettero in Lui (Giovanni II-l)...

Partendo da Nazareth, per la via che porta a Tiberiade, si giungo dopo una quindicina di chilometri a Cana, detta di Galilea, per non confonderla con l'altra Cana di Giudea:

La cittadina al presente conta cin­que mila abitanti, ma è importante per­chè ricorda il primo miracolo di Gesù.

I pellegrini che vanno in Terra San­ta, non omettono di visitare Cana. An­ch'io vi andai.

Sul luogo storico sta una Chiesa. Nell'atrio di essa, in un angolo sta una delle giare, che a suo tempo servirono nel pranzo di nozze.

La giara è alta circa un metro, uni­co blocco di pietra; verso il fondo, un po' lateralmente, c'è un discreto foro, utile a vuotare o pulire l'interno del­la giara.

I pellegrini, visitando quest'atrio, vanno col pensiero al buon vino prodi­gioso del primo miracolo di Gesù. Nien­te di strano se in quest'atrio sta abi­tualmente un tavolo, con sopra tante piccole bottigliette di vino; ognuna con­tiene appena un decimo di litro.

Chiesi al custode, Sacerdote Orto­dosso, il significato di ciò. Mi disse: Il vino è delle viti di questa contrada di Cana. I pellegrini vogliono portare qual­che ricordo della visita qui fatta e pren­dono una bottiglietta. Allora io soggiunsi: Una bottigliet­ta sia pure per me.

 

La fama di Gesù

Nel Vangelo di San Matteo si legge: Gesù percorreva tutta la Galilea, insegnando nelle loro sinagoghe e pre­dicando la buona novella del Regno dei Cieli e curando ogni sorta di malattie ed infermità nel popolo.

La sua fama si sparse per tutta la Siria e così condussero a Lui i malati, tormentati da varie malattie e dolori, indemoniati, epilettici, ed Egli li gua­riva. E grandi folle cominciarono a se­guirlo dalla Galilea, dalla Decapoli, da Gerusalemme, dalla Giudea e da oltre il Giordano (Matteo: IV-23...).

Nessuna meraviglia che le folle ac­corressero a Gesù sin dal principio del­la sua vita pubblica. I numerosi mira­coli erano eloquenti. Si diceva: Il Fi­glio del Fabbro di Nazareth (così era creduto) deve essere un Profeta, anzi uno dei grandi Profeti.

Gesù seminava la buona novella ovunque, ma specialmente nelle sina­goghe, che erano i luoghi ufficiali del­l'istruzione religiosa.

Stando così le cose, Gesù ritornò a Nazareth, sua patria.

I Nazareni ne furono contenti e nel­lo stesso tempo erano meravigliati che il Figlio del Fabbro facesse parlare tan­to di sè. Anche loro volevano vedere i prodigi, che Egli operava altrove.

 

A Nazareth

Nel Vangelo di San Luca si legge: Gesù si recò a Nazareth, dove era stato allevato, ed entrò, secondo il suo solito, di sabato nella sinagoga e si al­zò a leggere (la Sacra Scrittura) Gli fu dato il rotolo (del libro) del Profeta Isaia; apertolo, trovò il passo dove era. scritto:

Lo Spirito del Signore è sopra di me; per questo mi ha consacrato con l'unzione e mi ha mandato per annun­ziare ai poveri un lieto messaggio, per proclamare ai prigionieri la liberazione ed ai ciechi la vista, per rimettere in libertà gli oppressi e predicare un an­no di grazia del Signore.

Poi arrotolò il volume, lo consegnò all'inserviente e sedette. Gli occhi tut­ti nella sinagoga stavano fissi sopra di lui.

Allora cominciò a dire: Oggi si è adempiuto questa Scrittura, che voi a­vete udito con i vostri orecchi. -

Tutti gli rendevano testimonianza ed erano meravigliati delle parole di grazia che uscivano della sua bocca e dicevano: Non è il Figlio di Giuseppe? Ma Egli rispose: Di certo voi mi direte il proverbio: Medico cura te stesso! Quanto abbiamo udito che ac­cadde a Cafarnao, fàllo anche qui nel­la tua patria! - Poi soggiunse: Nessun Profeta è ben accetto in patria (Luca: IV-16 ... ) .

Gesù non vide nei suoi concittadini la fede che riscontrava altrove e, seb­bene fosse nella sua patria, non vole­va operarvi miracoli.

Continua San Luca: Tutti nella sinagoga furono pieni di sdegno; si levarono, lo cacciarono fuori della città e lo condussero fin sul Ciglio del monte, sul quale la loro cit­tà era situata, per gettarlo giù dal pre­cipizio. Ma Egli, passando in mezzo a loro, se ne andò.

Sul suolo dell'antica sinagoga di Nazareth si è costruito un edificio, che è chiamato ancora sinagoga. Dalla Ba­silica dell'Annunziazione, antica dimo­ra della Madonna, la sinagoga dista ap­pena un centinaio di metri.

Si può giustamente pensare, che quando la gente arrabbiata voleva uc­cidere Gesù, il clamore sia giunto al­l'orecchio della Madonna. Si può anche pensare che Lei sia corsa subito, se non sul posto della sinagoga, almeno nelle vicinanze dov'era il clamore della fol­la; la Madre di Gesù avrà avuto mo­menti di forte trepidazione. Sul posto, ove sarebbe andata la Madonna, si co­struì come ricordo un Santuario, detto Santa Maria del Tremore »;

L'attuale sinagoga è custodita dai Greci Cattolici. Qui mi recai e mi fu permesso entrare ed osservare.

Seppi che la sinagoga si chiama Scuola del Messia », perchè Gesù vi insegnò. E' una sala rettangolare, nove metri per otto. Andai a mettermi sul posto più eminente, corrispondente a quello occupato da Gesù quando par­lava, e rifeci nella mia mente, come altrove, la scena avvenuta al tempo di Gesù. Anche fuori, rifacendo la viuz­za che fiancheggia la sinagoga, pensa­vo: Lungo questo tratto Gesù era so­spinto dalla furia popolare per essere condotto al precipizio. Ma non era quel­la l'ora della sua morte; lo attendeva ben altro. Però Gesù diede ai Nazareni prova della sua onnipotenza, renden­do in un dato momento tutti immobili ed impotenti; come inchiodati al suolo, ed Egli, passando serenamente fra le due file della folla, andò via da Naza­reth.

Nessun Profeta è accetto nella sua patria!

 

Cafarnao

Gesù nacque a Bethlemme di Giu­da e quindi era Giudeo; visse tanti anni nella Galilea ed era considerato Galileo. Era chiamato anche Nazareno, per­chè dimorante a Nazareth.

Gesù, per essere più vicino ai luo­ghi che intendeva evangelizzare, scelse una cittadina sul lago di Genezareth, Cafarnao.

Che predilezione per Cafarnao es­sere scelta dal Figlio di Dio come cit­tà di adozione! Quanti miracoli vi ope­rò!

Come accorreva ivi la moltitudine, allorché si sapeva Gesù essere lì!

Però Cafarnao fu ingrata, come fu­rono pure ingrate altre città e come lo fu specialmente Gerusalemme.

Un giorno Gesù afflitto per tanta ingratitudine, esclamò: Tu, Cafarnao, sarai forse innalzata fino al cielo? Sa­rai precipitata fino agli inferi, perchè se in Sodoma fossero avvenuti i miracoli operati in te, essa forse ancora oggi esi­sterebbe (Matteo: XI-23).

Quando, giunto a Cafarnao, volge­vo lo sguardo all'intorno per vedere la cittadina, non scorgendo alcun segno di abitazione, domandai: - Ma dov'è Ca­farnao?

- E' qui, tutta nel sottosuolo. - Io potei vedere semplicemente ru­deri. La distruzione avvenne nell'anno 665 per un tremendo terremoto. Come ricordo storico, è assai im­portante a Cafarnao 1'arcisinagoga, molto grande, ricostruita sul luogo ori­ginale, ma solo parzialmente; tuttavia dà l'idea dell'antica monumentale co­struzione.

Mi avvicinai ed era il caso di me­ditare: In questa arcisinagoga Gesù soven­te istruiva il popolo. Talvolta la folla convenuta era esorbitante ed allora Ge­sù montava sulla barca, essendo il ma­re vicinissimo, e la folla ascoltava dal­la riva.

Proprio qui il Figlio di Dio fece la solenne promessa dell'Eucaristia, quan­do, dopo la moltiplicazione dei pani, av­venuta il giorno precedente, la folla smaniosa andava in cerca li Lui. Quanti ricordi evangelici enumera Cafarnao!

A sud dell'arcisinagoga, poco di­te, si vedono i ruderi interessanti di un'antica Chiesa, costruita a suo tem­po sulla casa dell'Apostolo Pietro; qui dimorava Gesù, quando si fermava a Cafarnao. Come risulta dai Vangeli (Matteo: 8,14-5; Marco: 1,29-31), San Pie­tro, quantunque nato a Betsaida, dimo­rava a Cafarnao.

 

Le Beatitudini

L'Evangelista San Matteo scrive: Gesù, vedendo la folla, sali sulla montagna e, messosi a sedere, gli si avvicinarono i suoi discepoli. Prendendo allora la parola, li ammaestrava dicen­do:

Beati i poveri in spirito, perchè di essi è il Regno dei Cieli!

Beati gli afflitti, perchè saranno consolati!

Beati i miti, perchè erediteranno la terra!

Beati quelli che hanno fame e sete della giustizia, perchè saranno saziati!

Beati i misericordiosi, perchè tro­veranno misericordia!

Beati i puri di cuore, perchè vedran­no Dio!

Beati gli operatori della pace, per­chè saranno chiamati figli di Dio!

Beati i perseguitati per causa della giustizia, perchè di essi è il Regno dei Cieli!

Beati voi, quando v'insulteranno, vi perseguiteranno e, mentendo, diranno ogni sorta di male contro di voi per causa mia. Rallegratevi ed esultate, per­chè grande è la vostra ricompensa nei Cieli. Cosi infatti hanno perseguitati i Profeti prima di voi! (Matteo: V-1 ... ).

Nei pressi di Cafarnao c'è un mon­te, chiamato Monte delle Beatitudini ». Il panorama che vi si gode dalla cima, è proprio da vedersi: la vasta estensio­ne del lago di Tiberiade, i monti che vi fanno corona, la verdeggiante pianura.

Gesù, seguito dalle folle, si pose su questo monte; di certo era stanco e si mise a sedere. Volgendo lo sguardo su quella moltitudine, assetata della paro­la di Dio, Egli vide col suo sguardo di­vino tutta l'umanità pellegrina sulla ter­ra e pronunziò quelle parole sublimi, che nessun uomo aveva mai dette pri­ma di Lui, nè mai dirà.

Sopra questo monte, era di pomerig­gio, mi trovai anche io e volli mettermi a sedere sul suolo, come un giorno fe­ce Gesù. Guardavo intanto il panora­ma, tanto bello, e mi dicevo: Gesù scel­se questo luogo ameno per insegnare, a tutte le generazioni il segreto della vera felicità! Oh, se tutti seguissero il cammino tracciato dal Divin Maestro con la proclamazione delle Beatitudini, come cambierebbe il mondo, oggi tan­to afflitto e sconvolto! -

Sulla cima del monte c'è un Tem­pio, di forma ottagonale, coperto a cu­pola e circondato da un deambulatorio aperto al archi, con finestroni orizzon­tali, che permettono la vista del lago di Genezareth. A sua volta il deambulato­rio è circondato da un portico, che at tenua la luce ed offre al visitatore un ottimo posto per contemplare il pana rama.

Nell'interno della Chiesa, in alta, stanno otto finestre, sui vetri delle qua li sono riportate le parole delle Beatitudini.

 

La Chiesa dei Primato

San Giovanni riporta nel suo Van­gelo le apparizioni di Gesù risorto agli Apostoli. Durante la terza apparizione, avvenuta alla riva del lago di Geneza­reth, Gesù disse a Simon Pietro: Simone di Giovanni, mi ami tu più di costoro? - Gli rispose: Certo, Signore.

tu sai che io ti amo! - Gli disse: Pasci i miei agnelli. - Gli disse di nuovo: Si­mone di Giovanni, mi ami tu? - Gli rispose: Certo, Signore, tu sai che io ti amo! - Gli disse.. Pasci i miei agnelli. - Gli disse per la terza volta: Simone di Giovanni, mi ami tu? - Pietro rimase addolorato che per la terza volta gli dicesse: mi ami? - e gli disse: Signore, tu sai tutto; tu sai che io ti amo! - Gli rispose Gesù: Pasci le mie pecorelle. (Giovanni: XXI-15 ... ) .

Non molto lontano da Cafarnao, su­la riva del lago di Genezareth, luogo piuttosto roccioso, c'è la Chiesa del Pri­mato di Pietro. Dagli studi archeologici risulta che qui Gesù diede all'Apostolo Pietro il Primato su tutta la Chiesa.

Tre volte Simon Pietro aveva rin­negato Gesù nel Sinedrio durante la Passione e tre volte gli fu richiesta da Gesù la conferma dell'amore.

Dentro la Chiesa, sul pavimento sta una grossa e larga pietra, che dà sul bianco. Qui Gesù parlò a San Pietro e qui i pellegrini si prostrano a baciare la storica pietra.

Anche il Papa Paolo VI, quando visitò la Terra Santa, venne in questa Chiesa e, stando in ginocchio, baciò la pietra, soffermandosi a pregare ed a me­ditare. Non sappiamo quali sentimenti abbia avuto Paolo VI in quel momenta ma si può arguire che abbia detto in cuor suo: Gesù, Pastore Eterno, hai co­stituito tuo Vicario in terra il Pescatore di Galilea, Pietro. Ti sei degnato sceglie­re me per suo Successore e, sebbene in­degno di tanto compito, assistimi per guidare il tuo immenso gregge misti­co! A te la gloria, o Dio, e non a me!

Mentre io baciavo la pietra, pen­savo a Paolo VI, prostrato umilmente come me.

 

Il Monte Tabor

Dal Vangelo di San Luca:

Gesù prese con sè Pietro, Giacomo e Giovanni e salì sul monte a pregare.

E, mentre pregava, il suo volto cambiò d'aspetto e la sua veste divenne candi­da e sfolgorante. Ed ecco due uomini parlavano con Lui; erano Mosè ed Elia, apparsi nella loro gloria e parlavano della sua dipartita che avrebbe portato a compimento a Gerusalemme.

Pietro ed i suoi compagni erano op­pressi dal sonno; tuttavia restarono sve­gli e videro la sua gloria ed i due uo­mini che erano con Lui. Mentre questi si separavano da Lui, Pietro disse a Gesù: Maestro, è bello per noi stare qui! Facciamo tre tabernacoli, uno per te, uno per Mosè ed uno per Elia. - Egli non sapeva ciò che diceva.

Mentre parlava così, venne una nu­be e li avvolse; all'entrare in quella nu­be ebbero paura. Dalla nube uscì una voce, che diceva: Questi è il mio Figlio diletto: Ascoltatelo!

Appena la voce cessò, Gesù restò solo. Essi tacquero ed in quei giorni non riferirono ad alcuno ciò che ave­vano visto (Luca: IX-28 ... ).

Il monte, sul quale avvenne la Tra­sfigurazione di Gesù, è il Tabor, monte assai alto. Questa parte della Galilea è montagnosa; sono monti e colline che si susseguono, ma il Tabor è del tutto isolato e domina sulla verdeggiante pia­nura di Esdrelon.

Sulla sacra montagna sta la Basi­lica; se ne dà qualche idea. All'esterno c'è un arco, scolpito con molta arte, e poggia sopra due torri, le quali ai lati della faccia congiungono due Cappelle alla Basilica. Le Cappelle sono dedicate a Mosè e ad Elia e così, unite al grande Tempio, realizzano il desiderio di San Pietro, che voleva sul Tabor tre tabernacoli o tende.

La sommità del monte è divisa in due parti, separate da un muro; una appartiene ai Padri Francescani e l'al­tra ai Greci Ortodossi.

Andare sul Tabor non è troppo fa­ticoso; la via serpeggiante è comoda e fa piacere il farla per la vegetazione che l'abbellisce.

Il Tabor, come dicono i competenti, per la sua posizione, per la forma, por la ricca vegetazione e per la bellezza del suo panorama, potrebbe dirsi una montagna unica nella Palestina.

 

Riflessione

Con la sua Trasfigurazione Gesù fe­ce vedere ai tre Apostoli un raggio del­la sua Divinità, per accrescere la fede in Lui, poichè dopo quella scena di Pa­radiso Gesù cominciò a parlare di ciò che di doloroso l'attendeva a Gerusa­lemme.

La comparsa di Mosè e di Elia si­gnificava che Gesù, Figlio di Dio, dava compimento a quanto Mosè ed Elia a­vevano scritto di Lui secoli innanzi.

Se la vista momentanea di una sce­na di Paradiso fece trasecolare San Pie­tro, che sarà del godimento eterno di Dio nella Patria Celeste? Purtroppo si è fortemente presi dalla vita terrena presente; ma occorre pensare di più alla felicità eterna che ci attende, se se­guiamo le orme di Gesù.

 

Il Pozzo di Giacobbe

Gesù da tempo aveva cominciato la vita pubblica, predicando e compiendo prodigi, prima nella Galilea e poi nella Giudea.

Un giorno, lasciata la Giudea, in compagnia degli Apostoli faceva ritorno in Galilea e doveva passare per la Sa­maria. L'Apostolo San Giovanni, che e­ra presente, riporta nel suo Vangelo un episodio: Gesù doveva attraversare la Sama­ria. Giunse pertanto ad una città della Samaria, chiamata Sichem, vicino al terreno che Giacobbe aveva dato a Giu­seppe, suo figlio. Qui c'era il pozzo di Giacobbe. Gesù dunque, stanco del viag­gio, sedeva, così alla buona, presso il pozzo. Era verso mezzogiorno. Arrivò intanto una donna di Samaria per attin­gere acqua. Le disse Gesù: Dammi da bere!

I suoi discepoli intanto erano an­dati in città a fare provvista di cibi. Ma la samaritana gli disse: Come mai tu, che sei giudeo, chiedi da bere a me, che sono donna samaritana?

I Giudei infatti non mantengono buoni rapporti con i samaritani. Gesù le rispose: Se tu conoscessi il dono di Dio e chi è Colui che ti dice « Dammi da bere! », tu stessa gliene avresti chie­sta ed Egli ti avrebbe data acqua viva.

Gli disse la donna: Signore, tu non hai un mezzo per attingere ed il pozzo è profondo. Da dove hai dunque que­st'acqua viva? Sei tu forse più grande del nostro padre Giacobbe, che ci diede questo pozzo e ne bevve lui con i suoi figli ed il suo gregge?

Rispose Gesù: Chiunque beve di quest'acqua, avrà di nuovo sete; ma chi beve dell'acqua che io gli darò, non a­vrà mai più sete, anzi l'acqua che io gli darò diventerà in lui sorgente di ac­qua, che zampilla per la vita eterna. Signore, gli disse la donna; dammi di quest'acqua, perchè non abbia più sete e non continui a venire qui ad at­tingere acqua.

Le disse: Va' a chiamare tuo mari­to e poi ritorna qui.

Rispose la donna: Non ho marito. Le disse Gesù: Hai detto bene « Non ho marito »; infatti hai avuto cinque mariti e quello che hai ora non è tuo marito. In questo hai detto il vero. Gli replicò la donna: Signore, vedo che sei Profeta.

(Approfittò dell'occasione per ave­re sciolta una importante questione re­ligiosa)

I nostri padri hanno adorato Dio sopra questo monte (Garizim) e voi di­te che è Gerusalemme il luogo in cui bisogna adorare.

Gesù le disse: Credimi, donna, è ve­nuto il momento, in cui nè su questo monte, nè in Gerusalemme adorerete il Padre. Voi adorate quel che non cono­scete; noi adoriamo quello che conoscia­mo, perchè la salvezza viene dai Giudei. Ma è giunto il momento, ed è questo, in cui i veri adoratori adoreranno il Pa­dre in spirito e verità, perchè il Padre cerca tali adoratori. Dio è Spirito e quel­li che lo adorano devono adorarlo in spirito e verità.

Gli rispose la donna: So che deve venire il Messia; quando Egli verrà, ci annunzierà ogni cosa. Le disse Gesù: Sono io, che ti parlo! (Giovanni: IV-4 ...).

Percorrendo la via Gerusalemme­ Nazareth s'incontra Sichem, la quale è nella grande vallata ai piedi del mon­te Garizim.

Verso il principio della cittadina c'è una cinta con la indicazione « Pozzo di Giacobbe.

I pellegrini vanno a visitarlo e lo visitai pure io, con molto piacere, perchè da tempo bramavo trovarmi ivi. Le vicende storiche di quel tratto di terreno sono state varie, poichè in diverse riprese sul luogo del pozzo si costruì prima un Tempio commemorati­vo e poi, abbattuto questo, ne fu costrui­to un altro; però il pozzo è rimasto sem­pre intatto, all'originale, custodito nella cripta, che oggi è anche Cappella. Ne sono proprietari i Greci Ortodossi. Si presenta ora la descrizione del luogo.

Entrando nell'ampia cinta, si vedo­no i resti di un grande Tempio, al cen­tro del quale, verso l'abside, stanno due capannelle, per le quali si giunge in basso al luogo del pozzo. Molte lampa­de ornano il tetto della cripta.

Mi fermai presso il pozzo e, ricor­dando che Gesù ivi si era seduto, alla buona, pure io mi sedetti sull'orlo del pozzo.

Il Padre Greco, custode, mandò giù il secchio e lo ritirò pieno di acqua fre­sca.

Ne bevvi io e gli altri.

Il pozzo è profondo e l'acqua si at­tinge a circa trentadue metri di profon­dità.

Il luogo è sacro, perchè santificato dalla presenza corporale di Gesù. M'in­ginocchiai e, poggiato al pozzo cosi pre­gai: Signore, tu convertisti qui la don­na samaritana. Ma quante « samarita­ne » peccatrici ci sono oggi nel mondo! Abbi pietà e converti le donne travia­te, che per denaro o per passione be­vono alle acque fetide dell'immoralità, sempre assetate e mai sazie!

 

Betania

Dal Vangelo di San Giovanni: Sei giorni prima della Pasqua Ge­sù andò a Betania, dove si trovava Laz­zaro, che Egli aveva risuscitato dai mor­ti. E qui gli fecero una cena. Marta ser­viva e Lazzaro era uno dei commensali. Maria allora, presa una libra di olio profumato di vero nardo, assai prezio­so, cosparse i piedi di Gesù e li asciugò con i suoi capelli; tutta la casa si riem­pì del profumo dell'unguento (Giovan­ni: XII-11.

 

Lazzaro

Betania è una cittadina distante da Gerusalemme due chilometri e mezzo e si trova alle spalle del Monte Oliveto.

Qui viveva una famiglia, i cui mem­bri erano Lazzaro e le sorelle Marta e Maria. I loro rapporti con Gesù erano intimi.

Risulta, come dicono i Padri Greci, che Lazzaro era un ricco possidente ed aveva delle proprietà anche fuori Be­tania.

Quando Gesù si trovava nei pressi di Gerusalemme, sovente andava nella casa di Lazzaro, ove Marta e Maria gli preparavano il posto con amore e ri­conoscenza.

Lazzaro era divenuto amico intimo di Gesù. Quando Gesù seppe che Laz­zaro era morto, andò a trovarlo e, stan­do davanti alla sua tomba, cominciò a piangere.

I Giudei presenti, a vedere ciò, me­ravigliati dicevano: Quanto gli voleva bene! E perchè allora non lo salvava prima di morire con un prodigio, come guarì il cielo nato?

Gesù volle ridare la vita all'amico. Stando davanti al sepolcro, alla presen­za della folla convenuta, sebbene Laz­zaro fosse morto da quattro giorni, dis­se a gran voce: Lazzaro, vieni fuori! - e Lazzaro risuscitò e fu ridato vivo alle sorelle.

Immaginare la gioia e la gratitudi­ne di Marta e di Maria!

Fin dai primi tempi del Cristianesi­mo la casa di Betania è stata visitata da folte schiere di pellegrini, sia per­chè onorata sovente dalla presenza di Gesù e sia per la vicinanza del villaggio a Gerusalemme.

Sul terreno dell'antica abitazione c'è una bella Chiesa. Qui io ebbi modo di celebrare la Santa Messa. Giova fa­re qui un rilievo. In Terra Santa il Sa­cerdote può celebrare le Messe Votive; il Vangelo che si legge in queste Messe è quello che riguarda la storia evange­lica del posto; così toccò fare a me a Nazareth, al Gethsemani e ad Emmaus.

Nella casa di Betania feci un poco di meditazione: In questa casa il Figlio di Dio ve­niva spesso. Qui era circondato di cure amorose dai tre familiari. Vicino a que­sta abitazione Egli ridiede la vita a Laz­zaro.

In quel tempo erano molto in uso i sepolcreti di famiglia; coloro che ne avevano la possibilità; seppellivano i propri cari in luogo poco distante della abitazione.

Volli visitare la storica tomba di Lazzaro, sita ad appena una cinquan­tina di metri dalla casa. Tra la casa e la tomba oggi s'innalza una Moschea. Entrai nel sepolcro, che è una ca­verna nella roccia e richiamai alla men­te il prodigio della risurrezione di Laz­zaro, pensando: In questo luogo Gesù dimostrò la debolezza e la delicatezza della sua umanità, piangendo per l'a­mico morto; qui dimostrò anche la sua Divinità, strappandolo alla morte.

 

La Chiesa dei Pater Noster

Nella parte superiore del Monte O­liveto, assai spazioso, sono praticate nel­le rocce diverse grotte, molto ampie ed arieggiate. In una di queste soleva an­dare sovente Gesù e stava in compagnia degli Apostoli ammaestrandoli. Uno gli chiese: Signore, insegnaci a pregare! - Ed egli disse: Quando pregate, dite: Padre Nostro, che sei nei Cieli, sia santificato il tuo nome; venga il tuo re­gno; sia fatta la tua volontà, come in Cielo così in terra. Dacci oggi il nostro pane quotidiano e rimetti a noi i nostri debiti, come noi li rimettiamo ai nostri debitori e non c'indurre in tentazione; ma liberaci dal male (Matteo: VI-9...).

Su questa grande grotta è costrui­ta la Chiesa detta del « Pater Noster ». Vi è annesso un convento con artistico Chiostro; sulle pareti interne del con­vento stanno molti quadri, tutti delle stesse dimensioni, con ornato di bor­dure a colori, simili a grandi lapidi com­memorative. In ogni quadro ci sono scritte le parole del Padre Nostro, a grossi caratteri. La scrittura è in circa cinquanta lingue e dialetti.

Mi soffermai a guardare il quadro della lingua italiana.

Geniale l'idea di questi quadri! Il Padre Nostro, recitato in tante lingue, affratella tutti i mortali. E' la preghie­ra sgorgata dal cuore e dalla mente del Dio fatto Uomo; in ogni angolo del­la terra se ne fa la recita, tutti i giorni, milioni di volte al giorno; così si è fatto in due mila anni e così si con­tinuerà a fare nei secoli.

 

Gerusalemme

Si è fatta la rapida presentazione dei luoghi palestinesi e degli episodi rile­vanti, con la guida del Vangelo. Gerusalemme sinora è stata accen­nata solo di passaggio. Ora conviene puntare gli occhi sulla città santa, di­mora di Dio.

Gerusalemme si distingue in due grandi zone, la vecchia e la nuova. La vecchia è dentro una lunga cinta di alte mura con frequenti torri; lungo l'imponente cinta ci sono delle Porte », che hanno un ricordo storico: Porta di Davide, di Erode, di Giaffa, di Dama­sco, ecc...

Gerusalemme nuova, che è fuori della cinta, si estende a lungo raggio attorno alle mura ed è come tutte le altre città moderne; però in tante co­struzioni domina lo stile arabo.

La città è sopra un'estesa altura; per la sua importante storia millennaria è stata teatro di molte e grandi guer­re. Al tempo di Gesù Cristo era sotto il dominio di Roma.

Si dà l'idea topografica della città vecchia: A mezzogiorno, sul Sion, c'è la zo­na del re Davide; poco distante c'è quel­la di Erode. A settentrione c'è la zona del Pretorio Romano, con la Torre An­tonia. Verso ponente sta il Calvario. Ad oriente della città trovasi il Monte Oliveto, staccato dall'altura della città dal torrente Cedron.

Un tempo dominava su tutta la cit­tà il rinomato Tempio di Salomone. Fatto questo preludio, si espone un po' di storia evangelica.

 

Dite a quella Volpe...

Dal Vangelo di San Luca: Si avvicinarono a Gesù alcuni Fa­risei a dirgli: Parti e vattene via di qua, perchè il re Erode ti vuole uccidere. Egli rispose: Andate a dire a quel­la volpe: Ecco io scaccio i demoni e com­pio guarigioni oggi e domani; il terzo giorno avrò finito. Però è necessario che oggi, domani ed il giorno seguente io vada per la mia strada, perchè non è possibile che un Profeta muoia fuori di Gerusalemme (Luca: XIV-31...)

 

Motivi di odio contro Gesù

Perchè Erode voleva uccidere Gesù? Egli aveva già fatto decapitare Gio­vanni Battista; la dottrina del Cristo era contraria alla sua vita scandalosa; inoltre non sopportava l'entusiasmo del­le folle nei riguardi di Gesù. Uccidere Gesù? ... Ma era soltanto Erode che lo voleva a morte? C'erano anche tanti altri Giudei. Ed il motivo?

La Legge di Mosè era la guida degli Israeliti. Gesù, non solo era Redentore, ma anche Maestro Divino e ritoccava all'occasione la Legge Mosaica, rendendola più perfetta; infatti disse: Non so­no venuto a distruggere la Legge, ma a perfezionarla.

I Farisei ed i capi del popolo ave­vano deturpata la Legge di Mosè, ren­dendola insopportabile ed improntando­la ad una semplice vernice di religiosità. Gesù parlava ed insegnava con au­torità senza timore di smentita. Con i peccatori pentiti, con i semplici e gli umili, era dolce e mite; per questo ac­correvano a Lui le moltitudini. Ma con i superbi, con i peccatori ostinati, con i Dottori della Legge, i quali non solo tra­visavano gli insegnamenti divini, ma pur dandosi l'aria di maestri, essi non praticavano ... con tutti costoro all'oc­casione era severo e talvolta pronunzia­va dei guai:

Guai a voi, Scribi e Farisei ipocriti, che chiudete il regno dei Cieli davanti agli uomini, perchè così voi non vi en­trate e non lasciate entrare nemmeno quelli che vogliono entrarvi!

Guai a voi, Scribi e Farisei ipocriti, che percorrete il mare e la terra per fare un solo proselite e, ottenutolo, lo rendete figlio della Geenna il doppio di voi! ...

Guai a voi, Scribi e Farisei ipocriti, che siete simili ai sepolcri imbiancati; essi all'esterno sono belli a vedersi, ma dentro sono pieni di ossa di morti e di putredine! ...

Serpenti, razza di vipere, come po­trete scampare dalla condanna della Geenna? (Matteo: XXIV-13...).

 

Farisei, Scribi e Dottori

Gesù Cristo era venuto a redimere l'umanità, a salvare tutte le anime, a cominciare dalle pecorelle disperse d'I­sraele.

I Farisei, gli Scribi, i Dottori della Legge, gli Anziani e di capi del popolo erano sulla falsa strada e sulla falsa avviavano gli altri: Gesù, buon Pastore, era costretto a parlare fortemente per richiamare i mercenari, i quali non ac­cettavano la Luce Divina e non si convertivano neppure davanti ai più stre­pitosi miracoli. Li chiamava ciechi e guide di ciechi.

Nel tempo della vita pubblica di Ge­sù la situazione religiosa e morale di Ge­rusalemme era questa: I capi del popolo si credevano esem­plari e degni di grande stima; intanto Gesù li smascherava con autorità da­vanti alla moltitudine, la quale si stac­cava dai capi e seguiva Lui.

I capi non sopportavano che il « Fi­glio del Fabbro di Nazareth » avesse tanta gloria. Non restava che ucciderlo.

Quando Gesù fece risorgere Lazza­ro e molti venivano da lontano per ve­derlo, i Giudei indispettiti dicevano: Co­stui fa molti miracoli. Non approdiamo a nulla. Uccidiamo Lazzaro!.

Il Sinedrio finalmente stabilì: Gesù Nazareno dovrà morire. Cerchiamo qualche motivo per accusarlo all'auto­rità civile-militare. Non però in giorno di festa, affinchè non avvenga tumulto nel popolo.

Da secoli i Profeti avevano prevista questa situazione; avevano visto il Mes­sia incompreso, schernito, flagellato, condannato a morte, agonizzante sulla Croce, seppellito e risorto.

Gesù conosceva tutto e più volte preannunziò agli Apostoli quanto gli sa­rebbe accaduto a Gerusalemme. Il suo delicato Cuore era molto amareggiato per l'ingratitudine giudaica; amava tan­to Gerusalemme, dimora di Dio, ma fu costretto a piangere su di essa ed a pre­dirne la distruzione.

Quanto si è detto serve a far meglio comprendere ciò che si verrà esponen­do.

 

Parabola dei vignaioli

Nel Vangelo è detto: Gesù cominciò a dire al popolo que­sta parabola: Un uomo piantò una vigna, l'affidò a dei coltivatori e se ne andò per molto tempo lontano. A suo tempo mandò un suo servo da quei coltivatori perchè gli dessero una parte del raccolto della vi­gna. Ma i coltivatori lo percossero e lo rimandarono a mani vuote.

Mandò un altro servo, ma essi per­cossero anche questo, lo insultarono e lo rimandarono a mani vuote. Ne man­dò ancora un terzo, ma ferirono anche questo e lo cacciarono.

Disse allora il padrone della vigna; Cosa devo fare? Manderò il mio unico figlio; forse di lui avranno rispetto: Quando lo videro, i coltivatori dis­sero tra loro: Costui è l'erede. Uccidia­molo e così l'eredità sarà nostra.

Lo cacciarono fuori della vigna e l'uccisero. Cosa farà a costoro il padro­ne della vigna? Verrà e metterà a mor­te quei coltivatori ed affiderà ad altri la vigna ...

Gli scribi ed i Sommi Sacerdoti cer­carono allora di mettergli le mani ad­dosso, ma ebbero paura del popolo.

Avevano capito che questa parabo­la l'aveva detta per loro (Luca: XX-9 ...) .

Significato della parabola: Dio, fece risplendere sugli Israeliti la luce della Divina Rivelazione, ma essi non apprezzarono i prodigi che Dio ope­rava in mezzo a loro ed uccisero i Pro­feti mandati in vari tempi. Uccisero an­che Gesù Cristo, Unigenito Fglio di Dio.

Il Padrone della vigna (Dio) ver­rà e metterà a morte quei coltivatori ed affiderà ad altri la vigna ».

Questa triste conclusione si è veri­ficata: fu distrutta Gerusalemme ed i suoi abitanti furono passati a filo di spa­da; chi sfuggì alla spada, cadde nella schiavitù; i loro discendenti furono di­spersi per il mondo e la chiave del re­gno dei Cieli, cioè il tesoro della Divina Rivelazione, fu tolta all'oriente e data all'occidente.

 

Religiosità in Oriente

Per avere un'idea della religiosità di oggi in oriente, basta considerare la mentalità dei Palestinesi riguardo al giorno festivo. La maggior parte della popolazione è musulmana. Il giorno festivo per i Mu­sulmani è il venerdì.

Per gli Israeliti è festa il sabato. Per i pochissimi Cristiani del luogo e per i pellegrini il giorno festivo è la domenica.

 

Il Tempio di Gerusalemme

Riprendiamo la storia.

Una gloria, un vanto nazionale era per gli Israeliti il Tempio di Gerusalem­me.

Il re Davide voleva costruirlo in o­nore del vero Dio; potè appena iniziarlo e lo portò a compimento suo figlio, il re Salomone.

Dio gradì tanto quel Tempio che in compenso diede a Salomone la sapienza e la ricchezza, che nessuno aveva avu­to prima di lui, nè mai altro uomo avrà. Il Tempio era una meraviglia per la grandezza e per la magnificenza.

Dal Vangelo di San Marco: Mentre Gesù usciva dal Tempio, un discepolo gli disse: Maestro, guarda che pietre e che costruzioni!

Gesù gli rispose: Vedi queste gran­di costruzioni? son rimarrà qui pietra su pietra, che non sia distrutta (Marco XIII-l).

Oggi quel Tempio non esiste; una grande cinta segna il luogo dove era la costruzione; nel centro vi è eretta la celebre Moschea di Omar, la seconda Moschea per importanza dopo quella della Mecca nell'Arabia.

Più volte ed a lungo, stando su po­sto elevato, mi fermavo su quelle rovi­ne dell'antico Tempio e meditavo: Qui sorgeva il primo ed unico Tem­pio del vero Dio. In questo luogo, Gesù fu circonciso e qui la Madonna lo pre­sentò al Vecchio Simeone. Qui Gesù do­dicenne fece sbalordire con la sua sa­pienza i Dottori della Legge. In questo luogo Gesù soleva venire ad insegnare alle folle e da qui scacciò i profanatori del Tempio. Lungo la cinta delle mura c'è il posto, ove un giorno stava la « Por­ta Speciosa ; oggi quel posto è chia­mato Porta Aurea »; qui San Pietro guarì lo storpio mendicante.

L'immenso spiazzale, terreno dello antico Tempio, è luogo sacro perchè. tante volte fu battuto dal Figlio di Dio; ma purtroppo è profanato dalla Mo­scena maomettana.

Vicende storiche hanno ridotto que­sto luogo a « pietra d'inciampo », cau­sando disordini e lotte. Attualmente è proprietà degli Arabi Musulmani, gelo­sissimi della loro Moschea.

Gli Israeliti posseggono soltanto un alto muro laterale, presso il quale ven­gono a pregare ed a piangere in mas­sa tutti i giorni, verso il tramonto; è così detto « Muro del pianto ».

Volli assistere in diversi giorni a questa scena vespertina: schiere d'Israeliti e drappelli di Rabbini si riversano nell'ampio spiazzo ai piedi del Muro; nel recinto a destra stanno le donne, in quello di sinistra gli uomini.

Bisogna vedere la serietà con cui poggiano la fronte sul Muro, i ripetuti inchini, le genuflessioni ed i sospiri di suplica, rimpiangendo così il loro Tem­pio distrutto.

 

La Cittadella di Davide

Staccandosi dai locali del Tempio, andando verso mezzogiorno, si vedono delle costruzioni, ov'era la dimora del re Erode; è detta « Zona Erodiana .

Continuando il cammino, si giunge alla Porta di Davide, che immette nel­la Cittadella di Davide. In questo trat­to del Monte Sion dimorava il Profeta, che per quarant'anni fu re d'Israele. I pellegrini, specie coloro che cono­scono discretamente gli episodi biblici, vengono con molto interesse in questa Cittadella, dove spesso Dio si manifestava e parlava a Davide e dove il Pro­feta scrisse un grande numero di Sal­mi sotto la divina ispirazione.

Particolare interesse suscita la Tom­ba del Profeta Davide, qui custodita, e venerata da lunghi secoli.

 

Distruggete questo Tempio

Dal Vangelo di Giovanni: Si avvicinava la Pasqua dei Giudei e Gesù salì a Gerusalemme. Trovò nel Tempio gente che vendeva buoi, pecore e colombe ed i cambiavalute seduti al banco.

Fatta allora una sferza di cordicelle, scaccíò tutti fuori del Tempio con le pe­core ed i buoi; gettò a terra il denaro dei cambiavalute e rovesciò i banchi; ai ven­ditori di colombe disse: Portate via que­ste cose e non fate della Casa del Padre mio un luogo di mercato.

I discepoli si ricordarono che sta scritto: Lo zelo per la tua Casa mi di­vora.

Allora i Giudei presero la parola e gli dissero: Quale segno ci mostri per fare queste cose? - Rispose loro Gesù: Distruggete questo Tempio ed in tre giorni lo farò risorgere!

Gli dissero allora i Giudei: Questo Tempio è stato costruito in quarantasei anni e tu in tre giorni lo farai risor­gere?...

Ma Egli parlava del Tempio del suo corpo (Giovanni: II-13) .

In questo episodio evangelico Gesù fece cenno della sua risurrezione dopo tre giorni dalla morte. Lo ripetè con più chiarezza in altra occasione, quando i Giudei gli chiesero un prodigio come prova della sua divina missione: Nes­sun segno sarà dato, se non il segno del Profeta Giona. Come infatti Giona rimase tre giorni e tre notti nel ventre del pesce, così il Figlio dell'uomo reste­rà tre giorni e tre notti nel cuore del­la terra (Matteo: XII-39... ).

 

Ingresso a Gerusalemme

Gesù era verso la fine della sua mis­sione. Aveva dimostrato di essere il Mes­sia con i molteplici miracoli. Aveva pre­detto che avrebbe fatto un prodigio par­ticolare: risorgere dopo tre giorni dalla morte. Era dunque disposto a morire per potere poi risorgere.

Mentre prima, cercato più volte a morte, si era liberato dai suoi nemici, dicendo: L'ora mia non è ancora giun­ta! - in ultimo si diede liberamente in loro potere; ma prima di cominciare la sua Passione, volle entrare a Gerusa­lemme in modo solenne.

 

Betfage

Dal Vangelo di San Luca: Gesù, quando fu vicino a Betfage ed a Betania, presso il Monte degli Uli­vi, inviò due discepoli dicendo: Andate nel villaggio di fronte; entrando trove­rete un puledro legato, sul quale nessuno è mai salito, Scioglietelo e conducete­lo qui. E se qualcuno vi chiederà: Per­chè lo sciogliete? - direte cosi: Il Signo­re ne ha bisogno.

Gli inviati andarono e trovarono tutto come aveva loro detto. Mentre scioglievano il puledro, i proprietari dissero loro: Perchè sciogliete il pule­dro? -

Essi risposero: Il Signore ne ha bi­sogno. -

Lo condussero allora da Gesù e, get­tati i loro mantelli sul puledro, vi fecero salire Gesù. Via via che Egli avanzava, stendevano i loro mantelli sulla strada. Era ormai vicino alla discesa del Monte degli Ulivi, quando tutta la folla dei di­scepoli, esultando, cominciò a lodare Dio a gran voce, per tutti i prodigi che ave­vano veduti, dicendo: Benedetto Colui che viene, il Re, nel nome del Signore! Pace in Cielo ed osanna nel più alto dei Cieli!

Alcuni Farisei tra la folla gli dis­sero: Maestro, rimprovera i tuoi discepoli! - Ma Egli rispose: Vi dico che se costoro tacessero, griderebbero le pietre.

Quando fu vicino, alla vista della città, pianse su di essa dicendo: Se a­vessi compresa anche tu in questo gior­no la via della pace! Ma ormai è stata nascosta ai tuoi occhi. Giorni verran­no per te, in cui i tuoi nemici ti cinge­ranno di trincee, ti circonderanno e ti stringeranno da ogni parte; abbatte­ranno te ed i tuoi figli dentro di te e non lasceranno in te pietra su pietra, perchè non hai riconosciuto il tempo in cui sei stata visitata (Luca XIX-29...).

Mi ero appena staccata da Betania ed iniziai la salita del Monte Oliveto dal lato orientale. In breve giunsi a Bet­fage; sul posto ove ebbe principio la solenne manifestazione, passata ai se­coli col nome di « Festa delle Palme e degli Ulivi ». Volli osservare attenta­mente quel luogo.

Gesù mandò dalla vicina Betania i due discepoli a prendere l'asinello a Betfage. Egli era seguito nei vari pas­saggi ed allorchè si sapeva dove era, la massa della folla aumentava, cosic­chè a Betfage trovò una moltitudine.

Ci sono pure ora in Palestina mol­ti asinelli; al tempo di Gesù forse erano più numerosi. Andare sull'asinello ed essere circondato e seguito da una fol­la, si considerava allora passaggio trion­fale. I re, come Davide e Salomone, nei passaggi trionfali invece dell'asinello si servivano della mula.

Il posto, ove Gesù iniziò il tragitto trionfale, è segnato a Betfage da una Cappella, appartenente ai Padri Fran­cescani. Dentro vi sta una pittura su pietra, raffigurante Gesù sull'asinello e la folla con le palme. Sul pavimento della cappella, un po' lateralmente, sta una grossa pietra, alta poco più di un metro, ricordo del posto ove Gesù si sedette sull'asinello. Siccome in quel tempo erano molto in uso le cavalcate sulle bestie da soma, si trovavano qua e là di simili pietre, assai comode per cavalcare, essendo praticate sulle pie­tre due larghe scannellature per met­tervi il piede.

La pietra che servì a Gesù è cu­stodita e riparata di una robusta can­cellata.

Io volli rifare la via percorsa da Gesù in quel giorno di trionfo e posavo qua e là lo sguardo sugli alberi circo­stanti, ove a suo tempo erano gli alberi che fornirono i rami alla folla festante; ma guardavo pure Gerusalemme, che mi stava dinnanzi nella sua imponenza. Gesù a vederla mentre era portato in trionfo, pianse. Il posto del pianto fu segnato dalla storia ed oggi ivi si vede un recinto con una Cappella, detta Dominus flevit », cioè: Il Signore (qui) pianse ».

 

Il Cenacolo

Dal Vangelo di San Luca: Venne il giorno degli Azzimi, nel quale si doveva immolare la vittima di Pasqua.

Gesù mandò Pietro e Giovanni, di­cendo: Andate a preparare per noi la Pasqua, perchè possiamo mangiare. -

Gli chiesero: Dove vuoi che la pre­pariamo? - Ed Egli rispose: Appena en­trati in città, vi verrà incontro un uo­mo che porta una brocca d'acqua. Se­guitelo nella casa dove entrerà e direte al padrone di casa: Il Maestro ti dice: Dov'è la stanza in cui posso mangiare la Pasqua con i miei discepoli? Egli vi mostrerà una sala al piano superiore, grande ed addobbata. Là preparate. -

Essi andarono e trovarono tutto co­me aveva loro detto e prepararono la Pasqua.

Quando fu l'ora, prese posto a ta­vola e gli Apostoli con Lui e disse: Ho desiderato ardentemente di mangiare questa Pasqua con voi prima della mia Passione, poichè vi dico che non la man­gerò più, finchè essa non si compia nel regno di Dio.

E, preso un calice, rese grazie e dis­se: Prendetelo e distribuitelo tra voi, poichè vi dico che da questo momento non berrò del frutto della vite, finchè non venga il regno di Dio.

Poi, preso un pane, rese grazie, lo spezzò e lo diede loro dicendo: Questo è il mio Corpo, che è dato per voi. Fate questo in memoria di me.

Allo stesso modo, dopo aver cenato, prese il calice dicendo: Questo calice è la nuova alleanza nel mio Sangue, che viene versato per Voi... (Luca XXIII-7...). La stanza ove Gesù mangiò la Pa­squa, si chiama Cenacolo, perchè qui fece l'ultima Cena il Figlio di Dio. Il Cenacolo è sul Sion, nella Citta­della di Davide.

I pellegrini ed i turisti qui vengono a flotte, perchè questo è uno dei luoghi, più sacri della Terra Santa. Vi andai anche io.

I sentimenti dei visitatori sono differenti, secondo lo scopo che si propon­gono nel fare la visita e secondo il loro grado di religiosità.

Io Sacerdote, conoscendo la santità del luogo, poichè qui Gesù istituì il ve­ro Sacerdozio, dato uno sguardo alla ampia sala e calcolando dove avrebbe potuto essere il posto occupato da Gesù nell'ultima Cena, m'inginocchiai, baciai il suolo e m'intrattenni in preghiera: Tu, Gesù, avendo amato le tue crea­ture, le hai amate sino all'estremo li­mite dell'amore. Qui hai istituito il Sa­cramento dell'Amore, l'Eucaristia. An­che a me, tuo indegno Ministro, hai da­to il potere di consacrare e da cinquan­ta anni in qua ogni giorno ho rinnovato sull'Altare il Sacrificio Eucaristico. Gra­zie, Gesù! In questo Cenacolo hai man­dato lo Spirito Santo nella Pentecoste. Era qui presente quel giorno, assieme agli Apostoli, la Madonna. In questo luo­go con la discesa dello Spirito Santo hai fondato la tua Chiesa, che sfida i seco­li, sempre combattuta e sempre vittoriosa. Benedetto il Sion, che hai scelto per la tua gloria!

Sul Sion c'è il Cenacolo, ma non la tavola sulla quale si compì l'ultima Cena.

La probabile tavola si trova a Ro­ma, nella Basilica di San Giovanni in Laterano e vanno molti a vederla, co­me l'ho vista pure io.

Al centro della tavola, al posto te­nuto da Gesù, c'è una larga placca di argento, con la scritta in metallo: « Hoc est Corpus meum », cioè: Questo è il mio Corpo.

 

Gesù predice l'abbandono

Dal Vangelo di San Matteo: E, dopo aver cantato l'inno, usciro­no (dal Cenacolo) verso il Monte degli Ulivi. Allora Gesù disse loro: Voi tut­ti vi scandalizzerete per causa mia in questa notte. Infatti sta scritto: Percuoterò il Pastore e saranno disperse le pecore del gregge. - Ma dopo la mia ri­surrezione vi precederò in Galilea.

E Pietro gli disse: Anche se tutti si scandalizzassero di te, io non mi scan­dalizzerò giammai.

Gli disse Gesù: In verità ti dico che questa notte stessa, prima che il gallo canti, mi rinnegherai tre volte. - E Pie­tro gli rispose: Anche se dovessi morire con te, non ti rinnegherò. Lo stesso dissero tutti gli altri di­scepoli (Matteo XXVI-30).

 

La Chiesa in Gallicanto

Uscendo dal Cenacolo per andare a1 Monte degli Ulivi, si fiancheggia il suolo, ove prima era il Sinedrio.

Da scavi eseguiti è venuta alla luce una lunga discesa a scala, con gra­dini, la quale porta sino alla Vasca di Siloe.

Fu questa la strada da Gesù per­corsa, allorchè in quella serata memoranda andò al Getsemani; è il percorso più breve tra il Cenacolo ed il Getse­mani.

Verso il principio della discesa, at­tigua all'antico sito del Sinedrio, si ve­de una Chiesa, la cui costruzione è so­lenne. Il suo titolo è: San Pietro in Gal­licanto.

Qui San Pietro rinnegò tre volte Ge­sù, dicendo di non conoscerlo. La pre­dizione del Divin Maestro si avverò... come tutte le altre predizioni.

 

AI Getsemani

Il Monte Oliveto, abbastanza alto, è dirimpetto a Gerusalemme; la separa­zione è fatta dalla larga vallata del tor­rente Cedron.

La parte che dalle mura della città si stende verso il torrente, è un cimitero assai esteso, con numerosissime tombe sparse lungo il declivio. E' il cimitero dei forestieri. La zona poco distante dal­la Vasca di Siloe è il famoso Aceldama, cioè il campo del vasaio che i Giu­dei comprarono con i trenta denari ria­vuti da Giuda dopo il tradimento.

Dunque Gesù, partito con gli Apo­stoli dal Cenacolo a sera avanzata, at­traversò la vallata e giunse al Getse­mani, che è proprio ai piedi del Monte Oliveto.

Qui Egli soleva venire per riposar­si e per pregare, passando la notte as­sieme agli Apostoli. Di certo di notte non stavano all'aperto.

Le frequenti ed estese rocce del suo­lo del Getsemani si erano sfruttate ed in un buon tratto si era praticato un gran­de antro, tale da albergare almeno una ventina di persone. L'antro c'è ancora; è trasformato in devota Cappella; al­l'ingresso, in alto, alla parte esterna, c'è una scrittura latina, che in lingua ita­liana significa: Disse loro: Sedetevi qui, mentre io vado a pregare ».

Gesù lasciò nell'antro otto Aposto­li; mancava Giuda, che in quel frattem­po, complottava nel Sinedrio per il tradimento; tre li volle con sè, Pietro, Gia­como e Giovanni.

Con i tre si distaccò una quaranti­na di metri. Pietro, Giacomo e Giovanni erano stanchi e, stando poco distanti da Gesù, si adagiarono alla meglio per riposare; qui erano all'aperto.

Intanto Gesù cominciò a provare tristezza ed angoscia e disse loro: L'ani­ma mia è triste sino alla morte; resta­te qui e vegliate con me. -

Ed avanzatosi un poco, si prostrò con la faccia a terra e pregava, dicen­do: Padre mio, se è possibile, passi da me questo calice! Però non come voglio io, ma come vuoi tu! -

Poi ritornò dai discepoli e li trovò che dormivano. Disse a Pietro: Cosi non siete stati capaci di vegliare un'ora so­la con me? Vegliate e pregate per non cadere in tentazione. Lo spirito è pron­to, ma la carne è debole. -

E di nuovo, allontanatosi, pregava dicendo: Padre mio, se questo calice non può passare da me senza che io lo beva, sia fatta la 'tua volontà! (Matteo: XXVI-37 ... ).

Gli apparve allora un Angelo dal Cielo a confortarlo. In preda all'ango­scia, pregava più intensamente ed il sudore diventò come gocce di sangue, che cadevano a terra. (Luca: XXII-43...) . Un cancello serve d'ingresso al luo­go sacro. Memore di quanto Gesù ave­va ivi sofferto, m'inginocchiai e baciai la soglia del cancello.

Appena entrati, ci si trova a fianco di un recinto, il quale non è accessibile; è un tratto dell'Orto degli Ulivi; si può soltanto guardare. Vi stanno dentro ancora otto alberi di ulivo, esistenti già al tempo dell'agonia di Gesù. Si sa che l'ulivo può essere un albero millennario. I tronchi degli otto alberi sono ampi ed in parte vuoti all'interno, ma hanno tuttora dei rami verdi.

Oltrepassato il recinto si giunge alla Chiesa dell'Agonia, la quale ha una elegante facciata.

Quanta impressione e quali senti­menti suscita il trovarsi in quel luogo ed il mirare quella larga pietra bianca, sulla quale Gesù soleva pregare e sulla quale scesero le gocce del suo Divin Sangue! La pietra è riparata da barre di ferro; a suo fianco è l'Altare. Qui celebrai la Santa Messa due volte. E' lecito ai pellegrini toccare e ba­ciare quella pietra.

Con quanta devozione si prega in quella Chiesa! Ed io volli pregare a lungo

O Gesù, quanto soffristi in questo luogo! Tutte le sofferenze della tua Passione piombarono d'un colpa sul tuo sensibilissimo Cuore e sudasti Sangue. Uniformasti la tua volontà umana a quella del Divin Padre, per insegnare ai tuoi seguaci la necessità e l'impor­tanza di compiere sempre nella vita la Divina Volontà, anche quando questa richieda grandi sacrifici. Pietà, Gesù, di coloro che nelle contrarietà si ribel­lano al Divino Volere, aggiungendovi anche la bestemmia e la disperazione! A due passi dalla sacra pietra Ge­sù ricevette il bacio di Giuda; è indicato il sito. Alla parete destra, dentro la Chiesa, sta la roccia non molto elevata, sulla quale i tre Apostoli dormivano mentre Gesù agonizzava.

Quando fu dato il bacio del tradi­mento e si avanzò la ciurma del Sine­drio con spade e bastoni, gli otto Apo­stoli fuggirono ed i tre che erano con Gesù furono lasciati liberi, avendo det­to Gesù ai manigoldi: Se cercate me, lasciate che costoro se ne vadano (Gio­vanni: XVIII-8).

 

Nei Sinedrio

Gesù, legato come un malfattore, rifece la vallata del Cedron e la lunga, salita che portava al Sinedrio. Qui fu dichiarato reo di morte dal tribunale religioso, come se Gesù avesse bestem­miato affermando di essere il Figlio del Dio Vivente. Il giudizio del Sinedrio non poteva essere esecutivo, perché l'Auto­rità Romana soltanto aveva il diritto esecutivo.

Bisognava dunque lasciar passare la notte e l'indomani andare al Pretorio. Il movimento attorno a Gesù nel Sinedrio sarà durato al massimo un paio di ore; già si era nel cuore della notte.

Certamente quelli del Sinedrio, a­vendo data la sentenza non saranno stati a vegliare tutto il resto della notte, fino al sorgere del sole; è da pensare che abbiano rinchiuso Gesù nella pri­gione del Sinedrio.

Ciò che dice il Vangelo è vero; ma è anche vero che nel Vangelo non è detto tutto.

Attigua all'antico locale del Sine­drio c'è la prigione, la quale è sempli­cemente orribile. Potei visitarla e ne riportai un triste ricordo. Come meglio posso, la descrivo.

E' tutta dentro una grande roccia.

Nella parte superiore, che fa da tetto, c'è una larga buca rotonda, per la qua­le può passare comodamente un uomo. Il prigioniero assicurato con una corda alle ascelle, veniva calato giù, a circa cinque metri di profondità. I custodi potevano andarvi dentro per una sca­letta laterale. Il locale interno è quasi al buio; ora viene illuminato da luce ar­tificìale.

Mi fu permesso scendere in questa prigione. In una sporgenza della roccia interna sono praticati due larghi fori. Il prigioniero con le spalle denudate, era legato con corda alle ascelle e restava sospeso dal suolo; in tale posizione ri­ceveva le frustate o le nervate.

A destra ed a sinistra, a terra, ci sono due larghi incavi, a forma di reci­pienti; in uno si metteva acqua e sale e nell'altro aceto. Ciò serviva per cau­sticare le liviture e le ferite.

In questa prigione Gesù passò la notte e non sappiamo cosa abbia soffer­to; ma, data la rabbia e la gelosia che si aveva di Gesù, può arguirsi che sia avvenuta anche la flagellazione.

Al presente in fondo alla prigione c'è un Altare; sopra vi stanno quattro quadretti, sui quali è scritta in quattro lingue la prima parte del Salmo 87, che si applica bene allo stato di Gesù in quella notte.

 

Nel Pretorio

Fatto giorno, Gesù fu condotto ver­so la Torre Antonia, ov'era il presidio romano. Ponzio Pilato era il Pretore.

Ormai si conosce nei particolari evangelici quanto avvenne nel Pretorio: il tumulto, l'interrogatorio, la condan­na, ecc....

Il Pretorio è uno dei luoghi più sa­cri della Terra Santa. Nessun pellegrino ne tralascia la visita.

La forma del Pretorio non è più quella di un tempo, ma il luogo è quello. Appena vi si entra, si è già nel po­sto ov'era il grande cortile, dove la folla giudiaca, sobillata dai capi del popolo, chiedeva urlando la condanna di Gesù Nazareno.

Ponzio Pilato, dall'alto dell'edificio, stando sul terrazzo, detto Lithostro­tos», volle rendersi conto della situa­zinne e tentò liberare Gesù, avendolo riconosciuto innocente. Per calmare il furore popolare inflisse a Gesù il tor­mento della sanguinosa flagellazione e lasciò che lo malmenassero, vestito da re di burla con la corona di spine sul capo.

Quel cortile, che i pellegrini visita­no, fu il testimonio della perfidia giu­daica. Dov'era il terrazzo, ora c'è la Chiesa e sul frontone sta scritta que­sta parola greca: Lithostrotos.

Più volte mi recai in questa Chiesa, tanto raccolta e devota, richiamando al­la mente quanto Gesù dovette soffrire nel Pretorio.

Si è cercato d'individuare il posto della flagellazione e della coronazione di spine e là sorgono due Cappelle.

La scala che dal cortile portava al Lithostrotos, fu smontata e trasportata a Roma per interessamento dell'impera­rtice Sant'Elena ed è la Scala Santa.

La colonna della flagèllazione è pu­re a Roma, nella Chiesa di Santa Pras­sede, nei pressi della Basilica di Santa Maria Maggiore.

 

La Via Dolorosa

All'ingresso del cortile del Pretorio è indicato il posto ove Gesù fu caricato della Croce; da qui ebbe inizio il viaggio al Calvario; la strada percorsa da Gesù è considerata Sacra.

Il primo tratto di questa via, lungo l'antico edificio del Pretorio, è rettilineo e piano di circa trecento metri. Poi vol­ta a sinistra per breve tratto. Qui Gesù cadde sotto il peso della Croce. Il luogo è segnato da una Cappella. Poco distan­te c'è un'altra Cappella, in memoria dell'incontro di Gesù con la Madre Ad­dolorata.

Gesù, portando la Croce, si sentiva sfinito, sia per l'agonia del Getsemani, per la triste nottata nella prigione del Sinedrio, per la flagellazione a sangue e la coronazione di spine e sia per il peso della Croce.

Si era quindi ai piedi della salita del Monte Calvario ed i Giudei pensa­rono che Gesù non avrebbe potuto ar­rivare al luogo della Crocifissione; co­strinsero allora Simon Cireneo a portare la Croce con Gesù.

A principio della salita c'è una svol­ta a destra e comincia la Via Dolorosa propriamente detta.

Lungo la salita sta un'altra Cap­pella, a ricordo dell'atto delicato della Veronica, la quale asciugò il volto di Gesù insanguinato. Sul velo Gesù lasciò impressa la sua effigie. Quel velo è a Roma, nella Basilica di San Pietro.

Salendo per la Via Dolorosa, si giunge ad una quarta Cappella affidata ai Padri Francescani, dentro cui sta una colonna romana, che segna la seconda caduta di Gesù.

In un dato tratto la salita volge a sinistra, verso la cima del Calvario. Qui si ricorda l'incontro di Gesù con le pie donne che piangevano; esse aspettava­no il passaggio di Gesù, stando sul po­sto laterale alquanto elevato.

La pia tradizione ricorda anche la terza caduta di Gesù.

Ogni venerdì si fa ufficialmente e con solennità la Via Crucis, nel pome­riggio.

E' tanto edificante e commovente vedere la folla dei pellegrini, che pre­gando e meditando percorrono la Via Dolorosa dal Pretorio al Calvario.

 

Basilica del Santo Sepolcro

Si giunge al Calvario, ove si trova la Basilica del Santo Sepolcro. E' assai ampia e ricopre la cima del Calvario, do­ve Gesù fu crocifisso e morì, e ricopre anche il Santo Sepolcro.

Quando la Chiesa è aperta al pub­blico, i pellegrini non mancano mai; è un ripetersi di nuovi gruppi di visitatori, che pendono dal labbro delle guide poliglotte.

Si dà un'idea di questa eccellentis­sima Basilica.

Appena entrati, a pochi passi, si ve­de dentro un'inquadratura di pietra una lastra, lunga quasi due metri; è a qualche palmo dal suolo. Ai due lati sono collocati sei grandi candelieri, mas­sicci ed artistici; diversi lampadari vi pendono dall'alto.

Chi entra, va ad inginocchiarsi, ba­cia la lastra e si ferma a pregare. Ripe­tute volte feci questo pure io.

E' la lastra, di dura pietra quasi marmo, sulla quale Gesù, dopo morto, fu deposto per essere lavato prima di venire seppellito. Il suo Corpo era co­sparso di Sangue e fu delicato questo atto prima della sepoltura.

 

Cima del Calvario

A destra, entrando nel Tempio, ci sono due scale, che portano lassù, dove avvenne la crocifissione.

E' questo il luogo più sacro del mon­do, luogo ove il Figlio di Dio fatto Uomo sparse abbondante Sangue ed esalò l'ultimo respiro.

Numerosissime ed artistiche lam­pade e lampadari pendono dall'alto. Ciò che si prova stando con fede in questo luogo, non può esprimersi a parole. Bisogna provare.

A destra del recinto c'è un Altare; sul muro una pittura a mosaico rappre­senta Gesù nell'atto di essere crocifisso. Qui a Gesù fu tolta la tunica, e, dopo denudato, venne inchiodato alla Croce. Spontanea sgorgò dal mio cuore la preghiera, mentre stavo in ginocchio e baciavo il suolo: Gesù, quanto soffri­sti qui! Per le tue Sante Piaghe, abbi pietà di me e di tutta l'umanità! -

Il posto che più attira è quello do­v'era piantata la Croce. C'è un Altare. E' permesso abbassarsi sotto la mensa dell'Altare per baciare la roccia, sulla quale era inalberata la Croce. Qui sta una placca rotonda e spaziosa in me­tallo prezioso, al centro della quale è praticata un'apertura rotonda, dentro cui i visitatori possono mettere la mano e giungere a toccare la viva roccia.

Il visitatore d'ordinario indugia qui a pregare. Quando c'è la massa dei pel­legrini, non è possibile protrarre la pre­ghiera.

Io rinnovavo le mie visite nelle ore più calme e potevo stare a pregare a mio agio:

O Gesù, qui rimanesti per sei ore inchiodato alla Croce. Qui scendeva il tuo Divin Sangue. Scontavi i peccati dell'umanità ed anche i miei. Il Paradi­so era chiuso ai poveri mortali, ma Tu lo riapristi qui, perché l'umanità qui fu redenta. La tua morte ha dato la vita eterna alle anime redente. Gesù mio, come può l'umanità non amarti e non esserti grata? Gesù, Tu sei poco cono­sciuto e perciò sei poco amato ... anzi c'è chi ti bestemmia! O Gesù, stando Tu sulla Croce, come da cattedra dolorosa, im;)artisti all'umanità le tue sublimi le­zioni, pregando per i crocifissori, perdo­nando il buon ladrone e dando a tutti quale Madre la tua stessa Madre Ma­ria. Ora, Gesù, invoco il tuo Sangue su me e su tutte le anime, specialmente su coloro che mi hai fatto incontrare nei cinquant'anni del mio Sacerdozio!

Il Sacerdote Greco, messo lì a cu­stodia, volle farmi il piacere di condur­mi dietro l'immagine del Crocifisso e farmi vedere la grande roccia, attigua al posto ov'era piantata la Croce di Gesù. Gesù fu crocifisso fra due ladroni: Potei vedere che la Croce di Gesù era messa al centro e quella dei ladroni era distante da quella di Gesù circa due metri, non lateralmente, ma più indie­tro. Il posto della croce dei ladroni è - segnato da una placca particolare.

 

La Madre dei Dolori

Ai piedi della Croce di Gesù stava la Madonna, San Giovanni e Maria Maddalena.

Appena Gesù spirò e ne fu assicu­rata la morte con la lanciata al costa­to, il suo Sacro Corpo fu deposto dalla Croce e fu messo sulle ginocchia della Vergine Addolorata. Chi può esprimere il dolore della Madonna a vedere Gesù morto fra le sue braccia?

A qualche passo dal posto della Croce sta un Altare, dedicato alla Vergine Addolorata; è il luogo dove la Madon­na ebbe fra le braccia Gesù morto. Den­tro una grande nicchia, a contatto con l'Altare, vi è collocata a mezzo busto la statua della Madre Addolorata. E' un vero capolavoro l'espressione data dal­lo scultore a quell'immagine.    

Ori e gioielli stanno dentro la nic­chia, espressione di amore alla Madre del Crocifisso.

Il Santo Sepolcro Scendendo per una delle due scale simmetriche del Calvario sempre den­tro la Basilica, si va al Santo Sepolcro. Che solennità, che magnificenza di Mausoleo! Vi hanno prestato la loro o­pera i più grandi artisti dell'Oriente. In questo posto sosta sempre la calca dei pellegrini.

Secondo il detto del Vangelo, il Se­polcro di Gesù apparteneva a Giuseppe D'Arimatea ed era scavato nella roccia.

Non si stanno qui a descrivere gli abbellimenti artistici, che sono all'ester­no del Mausoleo.

Entrati nel Mausoleo per un'apertu­ra all'altezza di uomo, ci si trova nel­l'atrio del Sepolcro, ove sta una buona porzione della pietra, sulla quale sta­va seduto l'Angelo, quando Gesù risor­to, parlò a Maria Maddalena ed alle pie donne venute con lei di buon mattina al Sepolcro. La pietra è ben riparata; può soltanto vedersi e non toccare.

Alla parete frontale, dentro l'atrio, c'è un'altra, apertura, che dà al Sepol­cro; è assai bassa e tutti devono passar­vi piegati come per profondo inchino.

A destra dell'interno c'è il posto dove fu adagiato Gesù morto. La pietra ori­ginale, che fu a contatto con il corpo di Gesù, è lì, però a due palmi sotto la lastra, che i visitatori possono baciare, toccare e porvi oggettini sacri per de­vozione.

Tante volte mi prostrai, poggiato al Sepolcro, assorto in profonda medita­zione: In questo luogo Gesù, trionfato­re della morte, ci ridiede la vita!

Uscito dal Santo Sepolcro, volli fer­marmi alla soglia del Mausoleo, richia­mando alla memoria ciò che avvenne allorchè Gesù risuscitò.

Dice l'Evangelista San Giovanni: Il primo giorno dopo il sabato, la mattina presto a buio, Maria Maddale­na andò al Sepolcro e ne vide ribaltata la pietra (d'ingresso).

Allora di corsa andò da Simon Pietro e da quell'altro discepolo prediletto da Gesù e disse loro: Hanno portato via dal Sepolcro il Signore e non sappia­mo dove l'abbiano messo.

Pietro e quell'altro discepolo usciro­no ed andarono al Sepolcro. Correvano tutti e due insieme ma quell'altro di­scepolo corse più di Pietro ed arrivò pri­ma al Sepolcro. Chinatosi, vide i panno­lini per terra ed il sudario, ma non en­trò. Dietro di lui arrivò Simon Pietro ed entrò nella tomba e vide i pannolini per terra ed il sudario, che era stato sul volto di Gesù, non per terra con i pan­nolini, ma ripiegato in un angolo a par­te (Giovanni: XX-1...) .

I pannolini del Sepolcro non si sa che fine abbiano fatto; ma è da pensare che saranno stati presi e conservati co­me prezioso ricordo.

Il lungo lenzuolo, che aveva rico­perto tutto il corpo di Gesù, fu consernato e custodito con cura particolare e si trova a Torino nella Cattedrale e precisamente nella Cappella di Casa Sa­voia. E' la Sacra Sindone, oggi oggetto di profondi studi, avendo essa riporta­te le impronte del Corpo di Gesù.

 

Donna, perchè piangi?

Maria Maddalena era andata ad in­formare i due Apostoli, Pietro e Gio­vanni, i quali, come si è detto, anda­rono di corsa al Sepolcro.

In altro momento la Maddalena ri­tornò al Sepolcro.

Dice l'Evangelista San Giovanni: Maria stava fuori a piangere vicino al Sepolcro e mentre piangeva, si affac­ciò alla tomba. Vi scorse due Angeli ve­stiti di bianco, seduti uno al capo e l'al­tro ai piedi, dove era stato posto il Cor­po di Gesù. Ed essi le dissero: Donna, perchè piangi? - Rispose loro: Perchè hanno portato via il mio Signore e non so dove l'abbiano messo.

Detto questo, si voltò indietro e vi­de Gesù in piedi, senza però conoscere che era Gesù.

Gesù le disse: Donna, perchè pian­gi? Chi cerchi? -

E lei, credendo che fosse l'ortolano, gli disse: Signore, se l'hai portato via tu, dimmelo dove l'hai messo ed io lo prenderò. -

Gesù le disse: Maria! - Essa esclamò: Rabbunì! - che vuol dire: Maestro.

Le disse Gesù: Non ti accostare a me, perchè non sono ancora asceso al Padre mio; ma va' dai miei fratelli e dì, loro: Ascendo al Padre mio e Padre vo­stro, Dio mio e Dio vostro.

Maria Maddalena andò dai discepo­li a dire: Ho visto il Signore e mi ha detto queste cose (Giovanni: XX-11 ...)

Dopo aver visitato il Santo Sepol­cro, mi avvicinai ad un Altare, distante pochi passi dal Mausoleo. E' l'Altare dedicato a Santa Maria Maddalena, il qua­le ricorda ai fedeli l'incontro di Gesù con la Maddalena.

 

Emmaus

Gesù, dopo la risurrezione, rimase su questa terra quaranta giorni, appa­rendo agli Apostoli ed ai discepoli in di­versi luoghi.

San Luca riporta un episodio par­ticolare, avvenuto lo stesso giorno del­la risurrezione:

In quello stesso giorno due di loro (discepoli) erano in cammino per un villaggio distante circa sette miglia da Gerusalemme, di nome Emmaus, e con­versavano di tutto ciò che era accaduto. Mentre discorrevano e discutevano insieme, Gesù in persona si accostò e camminava con loro, ma i loro occhi erano incapaci di riconoscerlo. Ed Egli disse loro: Cosa sono questi discorsi che state facendo tra voi durante il cam­mino?

Si fermarono col volto triste; uno di loro, di nome Cleofa, gli disse: Tu solo sei così forestiero in Gerusalemme, da non sapere ciò che vi è accaduto in questi giorni?

Domandò: Che cosa? - Gli risposero: Tutto ciò che riguarda Gesù Nazareno, che fu Profeta, potente in opere ed in parole, davanti a Dio ed a tutto il po­polo; come i Sommi Sacerdoti ed i no­stri capi lo hanno consegnato per far­lo condannare a morte e poi l'hanno crocifisso. Noì speravamo che fosse Lui a liberare Israele, con tutto ciò sono passati tre giorni da quando queste co­se sono accadute. Ma alcune donne, del­le nostre, ci hanno sconvolti; recatesi al mattino al Sepolcro e non avendo tro­vato il suo Corpo, sono venute a dirci di avere avuto anche una visione di An­geli, i quali affermano che Egli è vivo. Alcuni dei nostri sono stati al Sepolcro ed hanno trovato come hanno detto le donne; ma Lui non l'hanno visto.

Ed Egli disse loro: Stolti e tardi di cuore nel credere alle parole dei Profeti! Non bisognava che il Cristo sop­portasse queste sofferenze per entrare nella sua gloria? - E, cominciando da Mosè e da tutti i Profeti spiegò loro in tutte le Scritture ciò che si riferiva a Lui.

Quando furono vicini al villaggio dove erano diretti, Egli fece come se dovesse andare più lontano. Ma essi in­sistettero: Resta con noi perchè si fa sera ed il giorno volge al declino. Egli entrò per rimanere con loro. Quando fu a tavola con loro, prese il pane disse la benedizione, lo spezzò e lo diede loro. Allora si aprirono i loro occhi e lo riconobbero; ma Lui sparì dal­la loro vista. Ed essi si dissero l'un l'al­tro: Non ci ardeva forse il cuore nel petto mentre conversava con noi lungo il cammino, quando ci spiegava le Scrit­ture? -

E partirono subito e fecero ritorno a Gerusalemme, dove trovarono riuniti gli Undici e gli altri che erano con lo­ro, i quali dicevano: Davvero il Signore è risorto ed è apparso a Simone.

Essi poi riferirono ciò che era ac­caduto lungo la via. (Luca: XXIV-13 ... ).

Nel programma del mio pellegri­naggio era in lista la visita ad Emmaus. Partendo da Gerusalemme ed attra­versando in auto una zona ricca di col­line, giunsi al posto desiderato. Mi fer­mai in una stradetta e proprio sul po­sto dove Gesù finse di proseguire il cam­mino. Qui, a destra, c'è un grande can­cello, sulle, cui parte superiore è scrit­to con lamine di ferro: Resta con noi, Signore!

In questo luogo era la proprietà dei fratelli di Emmaus; qui Gesù fu ospi­tato e si manifestò risorto.

Dov'era l'abitazione è costruita una Chiesa, ampia, con quadri rappresentan­ti Gesù, Cleofa e Simeone ed in parti­colare Gesù mentre spezza il pane a ta­vola.

Pure in questa Chiesa celebrai la Santa Messa.

Uno dei Padri Francescani volle of­frirmi in ricordo un mazzettino di fiori, i quali sono coltivati nei pressi della Chiesa, un tempo terreno dei fratelli di Emmaus.

 

L'Ascensione

Dagli Atti degli Apostoli: Disse Gesù agli Apostoli: Voi rice­verete la virtù dello Spirito Santo, che verrà sopra di voi e mi sarete testimo­ni in Gerusalemme, in tutta la Giudea, nella Samaria e fino all'estremità della terra.

E detto questo, mentre essi lo guar­davano, si levò in alto ed una nuvola lo tolse ai loro occhi. E, mentre stava­no a mirarlo ascendere al Cielo, ecco due personaggi in bianche vesti presen­tarsi loro e dire ad essi: Uomini di Ga­lilea, perchè state a guardare in Cielo? Questo Gesù, che, tolto a voi, è stato as­sunto al Cielo, così verrà come l'avete visto andare in Cielo (Atti: l-8 ... )

L'Evangelista San Luca dice che Ge­sù, finito il discorso, condusse gli Apo­stoli fuori, verso Betania, che, come già è stato detto, trovasi alle spalle del Mon­te Oliveto. Da questo monte Gesù sali al Cielo.

Fin dai primi tempi qui fu innal­zato un edificio ed in seguito una Basi­lica. Al presente ne hanno la proprietà i Musulmani, che hanno trasformato il luogo sacro in Moschea; però ne per­mettono la visita ad ogni categoria di persone.

Nei pressi della Moschea c'è un va­sto recinto dei Greci Ortodossi. Qui av­venne lo storico incontro di Paolo VI con Atenagora, Patriarca Ortodosso di Co­stantinopoli.

Poco distante dal luogo dell'Ascen­sione si trova la grotta di Santa Pelagia. Costei era celebre commediante di An­tiochia e si chiamava Margherita.

Dopo convertita cambiò il nome, venne a Gerusalemme ed in quella grot­ta sul Monte Oliveto espiò i suoi peccati con preghiere ed aspre penitenze. La grotta in origine era un sepolcro giudaico.

 

Il Protomartire

Dagli Atti degli Apostoli: Diceva il Diacono Stefano nel Sine­drio: Voi che riceveste la Legge per mi­nistero di Angeli, non l'avete osserva­ta. -

Quelli della Sinagoga, nell'udire questo, fremevano nei loro cuori e di­grignavano i denti contro li Lui ... Lo trascinarono fuori della città, si diedero a lapidarlo ed i testimoni deposero le loro vesti ai piedi di un giovane chia­mato Saulo.

E lapidavano Stefano, che pregava e diceva: Signore Gesù, ricevi il mio spirito! - Poi, piegate le ginocchia, gridò a gran voce: Signore, non imputare lo­ro questo peccato! - Ciò detto, si addor­mentò nel Signore (Atti: VII-33.)

Il Diacono Stefano, nei primordi del Cristianesimo, operava prodigi e rinfacciava a quelli del Sinedrio l'uccisione di Gesù. Allora lo trascinarono fuori della città, nella vallata del Torrente Cedron, distante un centinaio di metri dall'Orto del Getsemani. Per lapidarlo si servirono dei sassi del torrente, che stava a qualche passo.

Sul posto della lapidazione sta una Chiesa, affidata ai Greci Ortodossi. An­che qui io volli entrare e vedere ove fu ucciso il primo Martire del Vangelo, Santo Stefano, il quale è chiamato «Pro­tomartire.

 

La Regina del Cielo

Della Madonna si è parlato poco nell'esposizione dei fatti; si è dato solo qualche accenno. Conviene ora conchiu­dere lo scritto col dedicare alla Regina del Cielo l'ultima pagina.

 

La Chiesa della Dormizione

Lasciando il Santo Cenacolo, sul Sion, prendendo la prima strada a si­nistra, si arriva alla Chiesa della Dor­mizione.

La morte è conseguenza del peccato originale. Gesù volle morire liberamen­te, dando prova della sua Divinità col risorgere da morte. La Madonna, esen­te dalla colpa di origine, non fu sogget­ta alla morte, cioè non ebbe i dolori del­l'agonia e la separazione dolorosa del­l'anima dal corpo, ma in un atto di den­so amore di Dio il suo spirito lasciò se­renamente il corpo ed entrò nella beata eternità.

Quanto avvenne alla Madre di Ge­sù non si chiama morte, ma riposo », ovvero dormizione .»

San Sofronio, Patriarca di Gerusa­lemme, nel secolo settimo parlando del­le grandezze mistiche del Monte Sion, dice che la Madre di Gesù qui emise l'ultimo respiro.

I Crociati qui costruirono una Ba­silica.

I pellegrini con devozione visitano la Basilica e si fermano presso il sacro recinto, ove una statua della Madonna, in posizione orizzontale rappresenta la Santissima Vergine in atteggiamento di riposo e di sonno.

Con quanta fede e devozione mi fermai a pregare presso il sacro recin­to e con me tanti altri pellegrini!

 

Mausoleo dell'Assunzione

Assai importante è la Chiesa della Assunzione di Maria Vergine.

E' Domma di Fede, proclamato so­lennemente dal Pastore Supremo della Chiesa Cattolica, Pio XII, che la Madre del Redentore, Immacolata, fu esente dalla corruzione del sepolcro ed il suo sacro corpo fu assunto in Cielo.

Scendendo dalla Basilica di Santo Stefano Protomartire, nella vallata del torrente Cedron, si vede un importante Mausoleo; è la Chiesa dell'Assunzione. Una volta qui c'era un sepolcreto. Fin dai primi tempi fu individuata la Tomba, dov'era stato deposto il corpo della Madonna.

Certamente gli Apostoli ed i primitivi Cristianì, per la stima e l'affetto verso la Madre di Gesù, non lasciarono nell'oblio quel prezioso sepolcro, ricor­do della prodigiosa assunzione. Quella tomba è riconosciuta autentica dalla sto­ria, dal perpetuo avvicendarsi dei pelle­grini e questo, non solo dai Cristiani, ma è riconosciuto anche dai Musulmani.

Sull'antico sepolcreto fu costruita la Basilica.

Appena vi si entra, ci si trova al prìncipio di una gradinata, una larga scala di quarantatre gradini, la quale porta diritto alla Cappella del sottosuo­lo.

L'austera facciata e la grandiosa scala sono uno degli esempi più belli della maestria tecnica degli architetti crociati.

Scendendo lungo la scala, si vede a destra una Cappella dedicata a San Gioacchino ed a Sant'Anna; a sinistra è la Cappella dedicata a San Giuseppe. Ai piedi della scala c'è un ampio lo­cale di forma quadrata; in alto pende una vera foresta di lampade e lampa­dari artistici. L'assieme dà all'ambiente un tono di solennità.

Qui si ferma la folla dei pellegrini; attende ognuno il turno per entrare, al lato destro nella grotta massiccia, o­ve sta il sepolcro della Madonna, vuoto e riparato da forte custodia.

Come si prega bene, stando qui in ginocchio, davanti a quel sepolcro che ebbe l'onore di trattenere per breve tem­po il corpo della Madonna!

Più di una volta, qui mi prostrai a pregare, invocando dalla Regina del Cielo grazie e benedizioni su di me e sulle anime che Dio mi ha affidato.

I luoghi, ove il Figlio di Dio prese la natura umana, nacque, lavorò, pre­dicò il Vangelo, istituì l'Eucaristia, ago­nizzò, morì, risuscitò ed accese al Cie­lo, questi luoghi dove fu istituita la Chiesa, sono detti « Luoghi Santi », per­chè l'umanità qui fu redenta.

 

Conclusioni Pratiche

Dalla lettura, di questo scritto bi­sogna trarre dei frutti pratici: Gesù è poco conosciuto, anche da molti che si professano Cristiani.

Si legga il Vangelo, ma non super­ficialmente. Si mediti profondamente quanto Gesù Cristo fece ed insegnò; in particolare si mediti la sua Passione.

Chi ha fatto per l'umanità e chi potrebbe mai fare ciò che Gesù ha fat­to? Eppure sulla terra nessuna perso­na è tanto combattuta, e bestemmiata quanto Gesù Cristo, Creatore dell'Uni­verso e Redentore dell'umanità!

 

PRATICA: Offrire a Gesù una co­rona di Sante Comunioni, trentatré, in onore dei trentatré anni di vita ter­rena, per ringraziarlo a nome dell'u­manità di quanto ha fatto per redi­merla.

Queste comunioni non occorre che siano consecutive.

Si preghi per gl'infedeli ed in mo­do speciale per gl'Israeliti e per i Mao­mettani, o Musulmani.

Visitando i Luoghi Santi si prova tanta gioia spirituale; però resta nella anima una profonda amarezza per la mentalità e la condotta degli Israeliti. Sembrerebbe strano, ma è cosi: nel­la Terra Santa per coloro che vi abi­tano Gesù è un estraneo, un sopportato soltanto per la storia che li lega a Lui. Per gli Israeliti Gesù non è il Mes­sia promesso, il predetto dai Profeti; aspettano ancora il Messia. Sentono an­tipatia ed avversione verso coloro che lo riconoscono come Messia.

Per i Musulmani Gesù è una per­sona di gran lunga inferiore a Maomet­to e contrastano apertamente coloro che lo riconoscono Redentore del mon­do, La popolazione della Terra Santa è formata in massima parte d'Israeliti e di Maomettani.

Di Cristiani vi stanno solo i Sacer­doti Cattolici e quelli Ortodossi, coloro che dimorano in un certo numero d'Isti­tuti di Suore e poi ... i pellegrini, che giornalmente vi giungono da ogni par­te del mondo.

La dimora e la condotta ostile o in­differente di chi abita nella Terra San­ta, è una continua profanazione del luo­go sacro ed un insulto ininterrotto al Figlio di Dio, che ivi diede tutto se stes­so.

Bisogna vedere con che occhio i Rabbini e gli Israeliti guardano i Cri­stiani pellegrini, credendo forse di es­sere quasi insultati in casa loro!

E che dire dei Maomettani? Lotta­no strenuamente l'opera di Gesù Cristo. Basta vedere quante Moschee costrui­scono, anzi le innalzano a pochi passi di ogni Basilica. Quando c'è qualche ma­nifestazione religiosa solenne da parte dei pellegrini, allora dall'alto del minoreto, cioè della torre annessa alla Mo­schea, cominciano con l'altoparlante le nenie arabe, strane e noiose, del cosi­detto a muezzin.

Pratica: Nel Padre Nostro, si dice: ... Ven­ga il tuo regno!

Il regno di Gesù Cristo c'è nel mon­do, ma non abbraccia tutti i popoli; stanno ancora nel mondo grandiose masse d'infedeli. Di costoro bisogna in­teressarsi molto, affinchè abbiano la ve­ra luce e lascino le tenebre dell'errore. Si suggerisce una santa iniziativa.

Un giorno al mese, a libera scelta, preferibilmente l'ultimo sabato di mese per avere l'aiuto della Madonna, ogni anima pia offra a Dio le buone opere della giornata per la conversione degli infedeli, in particolare per gli Israeliti e per i Musulmani dimoranti in Terra Santa.

In tale giorno non manchi l'assisten­za alla Messa, la Comunione e la recita del Rosario.

E' cosa lodevole fare celebrare qual­che Messa mensile.

Giaculatoria

Gesù Nazareno, Redentore del mon­do, pietà degli infedeli! Convertili!

 

 

Triste realtà

Visitando i Luoghi Santi si prova tanta gio­ia spirituale; però resta nell'anima una pro­fonda amarezza per la mentalità e la condotta degli Israeliti.

Sembrerebbe strano, ma è così: nella Terra Santa per coloro che vi abitano Gesù è un estraneo, un sopportato soltanto per la storia che li lega a Lui.

Per gli Israeliti Gesù non è il Messia pro­messo, il predetto dai Profeti; aspettano ancora il Messia. Sentono antipatia ed avversione ver­so coloro che lo riconoscono come Messia.

Per i Musulmani Gesù è una persona di gran lunga inferiore a Maometto e contrastano apertamente coloro che lo riconoscono Reden­tore del mondo.

La popolazione della Terra Santa è formata in massima parte d'Israeliti e di Maomettani. Di Cristiani vi stanno solo i Sacerdoti Cat­tolici e quelli Ortodossi, coloro che dimorano in un certo numero d'Istituti di Suore e poi... i pellegrini, che giornalmente vi giungono da ogni parte del mondo.

La dimora e la condotta ostile o indifferente di chi abita nella Terra Santa, è una z:u:,tinua profanazione del luogo sacro ed un insulto inin­terrotto al Figlio di Dio, che ivi diede tutto se stesso.

Si preghi per gl'infedeli e specialmente per gli Israeliti e per i Maomettani, o Musulmani.

 

Iniziativa santa

Nel « Padre Nostro », si dice:... Venga il tuo regno!

Il regno di Gesù Cristo c'è nel mondo, ma non abbraccia tutti i popoli, stanno ancora nel mondo grandiose masse di infedeli. Di costoro bisogna interessarsi molto, affinché abbiano la vera luce e lascino le tenebre dell'errore.

Si suggerisce una santa iniziativa.

Un giorno al mese, a libera scelta, prefe­ribilmente l'ultimo sabato di mese per avere l'aiuto della Madonna, ogni anima pia offra a Dio le buone opere della giornata per la con­versione degli infedeli, in particolare per gli Israeliti e per i Musulmani dimoranti in Terra Santa.

In tale giorno non manchi l'assistenza alla Messa, la Comunione e la recita del Rosario. È cosa lodevole fare celebrare qualche Mes­sa mensile.

Giaculatoria: Gesù Nazareno, Redentore del mondo, pietà degli infedeli! Convertili!