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LA VERGINITA’ NEL MONDO

Di Don Giuseppe Tomaselli

 

Il nuovo libro, «La Verginità nel mondo », che il pio D. Tomaselli della Congregazione Salesiana fa seguire all'al­trettanto prezioso suo lavoro « La Ver­ginità di S. Giuseppe, Sposo purissimo di Maria Santissima », merita tutta la attenzione dei credenti in Dio e la ri­flessione onesta dei « superficiali ».

In esso, oltre alla consueta sempli­cità dello stile e alla chiarezza della espo­sizione, emerge la conoscenza della dot­trina teologica sul dono divino della Verginità, l'aderenza genuina all'insegna­mento tradizionale, vivo e fecondo della Chiesa Cattolica, Madre e Maestra della verità sgorgata dal Cuore di Cristo, il quale diede tangibili prove di prediligere tale virtù.

Essa è fiore celeste,. dono incompara­bile di Dio, sorgente feconda di opere grandi e durature.

Il mondo ha bisogno di essere illumi­nato ed incoraggiato ad apprezzare la Verginità liberamente scelta e generosa­mente vissuta per Cristo e in Cristo.

La Verginità non è catena che avvi­lisce, ne pesante masso che schiaccia, ma sorgente di opere eccellse, vigorose e im­mortali ... fiamma divina che arde ed illumina, leva potente che guida all'asce­sa e alla conquista di beni eterni.

Perciò auguriamo che il Signore be­nedica largamente il lavoro del caro D. Tomaselli e che il nuovo libro abbia larga diffusione nelle Comunità Cristiane e nel gran mondo; ma, più di tutto, auguriamo che incontri seria comprensio­ne ed elevata stima.

Caltanissetta, 21 novembre 1973

Festa della Presentazione della B. Vergine Maria.

GIOVANNI RIZZO ArcivescovoINTRODUZIONE

Parlare di pace e di amore, mentre infuriano le battaglie; di acqua limpida e fresca, mentre le fognature rotte appe­stano l'ambiente; di luce, mentre le te­nebre sono fitte; parlare di eccellenti vir­tù, mentre i vizi sono portati in trion­fo ... sembrerebbe tempo sprecato.

Eppure non è così. Deve parlarsi di virtù, proprio quando i vizi sono in mag­giore aumento.

Uno sguardo fugace all'umanità attuale fa subito rilevare una grande decadenza dei costumi: bambini e bambine diven­tano già vittime della umana malizia; il numero delle fanciulle-madri è sempre in aumento; e poi libertinaggio sessuale della gioventù, maschile e femminile; richieste frequenti di divorzio; films e stampa da far rabbrividire gli onesti; pornografia sconcertante; moda provocante; danze vergognose, eseguite anche a luce spen­ta ... Tutto, tutto sembra lecito ed a poco a poco anche lo scandalo più sfac­ciato è divenuto legalizzato, per incuria o per impotenza delle autorità compe­tenti.

Nessuno può giudicare esagerato il quadro nero, di cui ora si è fatto cenno. La realtà è ancora più nera.

È necessario ed urgente alzare la voce. E chi più di un Sacerdote ne ha il do­vere ed il diritto?

Scopo di questo scritto è, non solo commentare la bellezza dei buoni costu­mi, esortando alla pratica della purezza, ma illustrare l'eccellenza della purezza perfetta, che è la verginità.

Il tema della verginità, la quale è per­la del Cristianesimo, è stato trattato dai più grandi scrittori ecclesiastici, tra cui eccelle Sant'Ambrogio, Vescovo e Dot­tore di Santa Chiesa. Questi scrisse un prezioso volume, dal titolo « La Vergi­nità » ed altri tre libri « Esortazioni alle vergini ».

Gli scritti di Sant'Ambrogio saranno qua e là citati nella stesura del lavoro. Nel Concilio Ecumenico Vaticano Se­condo fu preso in esame anche il tema della verginità, allorchè si trattò del ce­libato sacerdotale. Eccone il testo:

« La perfetta e perpetua continenza (verginità) per il regno, racco­mandata da Cristo Signore, nel corso dei secoli ed anche ai nostri giorni è gioiosamente abbracciata e lodevolmente osservata da non pochi fedeli. È stata sempre considerata dalla Chiesa come particolarmente confacente alla vita sa­cerdotale » (P. O. 16).

Dunque, il Venerabile Concilio fa ri­levare che anche al presente ci sono fedeli di ambo i sessi nello stato ver­ginale.

È da augurarsi che questo opuscolo apporti qualche sassolino al sublime edi­ficío della verginità nel mondo.

 

UNA FANCIULLA

La fanciulla aveva dodici anni; cre­sceva nel timore di Dio; non si acco­munava facilmente alle coetanee. Deside­rava aiutare la bisognosa e numerosa fa­miglia. Oltre ad accudire alle faccende domestiche ed a qualche lavoretto cam­pestre, sovente si dedicava alla vendita dei colombi.

In certi periodi si recava alla vicina città e la si vedeva col cesto al braccio o sulla testa, percorrere a piedi otto chi­lometri.

Nessuno poteva immaginare chi mai sarebbe divenuta quella contadinella. Nella grande piazza « Santa Maria del­le Grazie » esponeva i colombi ed era lieta di portare a casa qualche gruzzo­letto.

La sua modestia, la semplicità del tratto e l'attrattiva del sesso e dell'età, colpirono la mente ed il cuore di un giovane.

Ma quale differenza di sentire tra la fanciulla e quel giovane diciottenne! Un brutto giorno l'infelice uomo la invitò al male. Il rifiuto fu spontaneo e risoluto: Io offendere Gesù? ... Prima morire che peccare! -.

Le insinuazioni si ripetevano: Se ti rifiuterai ancora, ti ucciderò! E se parli con la mamma tua, pure ti ucciderò! - Ti ho detto « no » e sarà sempre « no! »

Come avrebbe potuto comportarsi la giovanetta? Cedere, no; parlarne alla mamma, neppure; nell'uno e nell'altro caso era minacciata la morte.

Il Signore, che viene in aiuto a chi l'invoca di cuore e dà la sua grazia pro­porzionata al bisogno, intensificò in quel­l'anima innocente la forza spirituale.

Di tanto in tanto la fanciulla, prevedendo qualche cosa di triste, esclamava: Mi farò uccidere, ma non offenderò Gesù! Una sua sorella diceva allo scrivente molti anni dopo: Mia mamma non capiva il significato di quelle parole e, poiché la sorellina le ripeteva, qualche volta la ri­chiamava: Ma perché dici sempre una cosa? Che vuoi significare? Sei forse fis­sata? - Non sono fissata; so quel che dico. Mi farò ammazzare, ma non pec­cherò! -

In seguito, a fatto compiuto, la mam­ma comprese.

Il giovanotto smaniava; voleva assolu­tamente piegare la volontà della fanciul­la. Trovata l'occasione propizia, le disse: Ti decidi finalmente? - No! -

Il perverso uomo estrasse il coltello e glielo infisse allo stomaco. Alle due pri­me coltellate ne seguirono parecchie altre. L'eroina, mentre si svenava e si dibatte­va col giovane, gridava: No, no non vo­glio peccare! -

Le coltellate si moltiplicarono; furono più di una dozzina. Infine la poveretta cadde sfinita, restando in una pozza di sangue. Non morì subito. Trasportata al­l'ospedale civico, sopravvisse ancora un giorno.

Al Sacerdote, che l'assisteva e le chie­deva se perdonasse l'assassino, rispose: Lo perdono e lo voglio con me in Para­diso. -

Oggi, alle Ferriere, è considerato sacro il luogo ove si sparse il sangue innocente ed è meta di numerosi visitatori; è pure considerato sacro il recinto dell'ospedale, ove spirò l'anima beata.

La grande piazza « Santa Maria delle Grazie », a Nettuno, ove Maria vendeva i colombi, in tante occasioni è popolata di pellegrini devoti, che vi giungono da ogni parte del mondo.

Quella bella Chiesa di Santa Maria, che spesso la piccola eroe visitava, conserva il sacro corpo della Martire. Le pareti sono tappezzate di cuori-voto e di altri cimeli, a testimonianza delle grazie che Dio elargisce per intercessione della Martire Ma­ria Goretti.

La Santa Chiesa l'ha annoverata tra le Vergini e Martiri, assegnando la sua fe­sta liturgica il 6 luglio.

L'autore di queste pagine ebbe un col­loquio con l'assassino, Alessandro Sere­nelli:

Quando lei era giovanotto, che con­cetto aveva di Maria Goretti?

- Che era una santina. Quando con­sumai il delitto, io non ragionavo più. Mi diedero trent'anni di galera; ma se i giudici ed i medici mi avessero studiato bene, non mi avrebbero dovuto condan­nare; ero addirittura fuori di me. -

La nobile figura di questa Martire è monito e rimprovero all'umanità branco­lante nel fango morale ed in particolare alla gioventù femminile, che oggi nella massa si dimostra incosciente ed aber­rata.

 

LA VERGINITA’

Cosa è questa verginità, per non mac­chiare la quale una fanciulla preferì es­sere crivellata di coltellate? È il più ele­vato grado di purezza, virtù alla quale si addice ogni lode in terra ed un premio speciale in Cielo.

 

DIO CREATORE

Dio, Purissimo Spirito, si è circondato di schiere sterminate di Puri Spiriti, gli Angeli.

Ha creato l'uomo e gli ha dato uno spirito; ha stabilito che lo spirito, o ani­ma, stesse temporaneamente unito alla ma­teria, cioè ad un corpo, affinchè, dovendo vivere in un mondo materiale, potesse con i sensi mettersi a contatto con ciò che lo circonda.

Il Creatore ha voluto che il mondo si popolasse con la cooperazione umana, as­segnando al corpo il compito di essere sacro strumento dell'anima.

Il corpo deve sottostare a delle leggi naturali, alle quali non può sottrarsi per vivere e quindi ha bisogno di cibo, di aria, di riposo, ecc....

La legge della generazione umana, seb­bene naturale, non è necessità assoluta per tutti i singoli viventi ed è umanamen­te possibile vivere nella perfetta continen­za o verginità.

 

PUREZZA ASSOLUTA

Ma se Iddio ha messo la legge comune del matrimonio, col dovere della castità coniugale, perchè pensare e parlare di verginità, la quale esclude la vita di ma­trimonio?

Si risponde: È vero che la generalità dei mortali è fatta per il matrimonio; ma questa legge non esclude le eccezioni ed è lo stesso Dio Creatore che dà luce su questo delicato argomento.

Ascoltiamo ciò che insegna in propo­sito Gesù Cristo, Maestro Divino, Fonte di Verità e di Sapienza.

 

IL MAESTRO DIVINO

« Gesù si partì dalla Galilea ed andò nel territorio della Giudea, al di là del Giordano. Lo seguì molta folla ed Egli curò i loro malati.

Si accostarono a Lui dei Farisei per tentarlo e gli dissero: È lecito all'uomo ripudiare, per un motivo qualsiasi, la pro­pria moglie?

Ed Egli rispose: ... L'uomo non se­pari ciò che Dio ha congiunto ... Chi rimanda la propria moglie, eccetto in caso di fornicazione, e ne prende un'altra, è adultero. E chi sposa la ripudiata, è adul­tero.

Gli dicono i suoi discepoli: Se tale è la condizione dell'uomo riguardo alla mo­glie, non val la pena sposarsi.

Ed Egli disse loro: Non tutti com­prendono ciò, ma soltanto coloro ai qua­li è stato concesso. Ci sono infatti degli eunuchi, usciti tali dal seno materno; ci sono degli eunuchi, fatti tali dagli uomini e ci sono di quelli che si son fatti eunuchi da sé in vista del regno dei Cieli. Com­prenda chi può ... » (Matteo, XIX 1 ...)

Si fa breve commento a questo tratto di Vangelo.

Innanzi tutto Gesù Cristo non annulla la legge matrimoniale, anzi dichiara che il matrimonio è indissolubile; perciò è proibito il divorzio, cioè la rottura del vincolo matrimoniale. Nessuna autorità umana ha il diritto di rendere lecito il divorzio.

Il caso, in cui Gesù Cristo ammette la rottura della convivenza di un uomo con una donna, è questo: Se un uomo vive con una donna senza vincolo matrimonia­le, cioè vive in concubinato, o fornica­zione, allora l'uomo non solo può, ma deve rompere ogni rapporto con questa donna.

Sono detti eunuchi coloro che non so­no in grado di sposare. Taluni non possono naturalmente; altri, pur potendo, vi rinunziano.

Quelli che possono e non vogliono spo­sare, si distinguono in due categorie.

La prima è di quelli che non vogliono addossarsi il peso di una famiglia e pre­feriscono vivere da soli. Costoro non sono da lodarsi, anzi sono da riprovare, poiché rinunziano alla formazione di una fami­glia per pigrizia o poltroneria. Chi agisce soltanto a questa luce puramente umana, non può attendersi premio da Dio.

La seconda categoria è di quei tali che, pur potendo, rinunziano alla vita matri­moniale per vivere del tutto distaccati dai piaceri dei sensi, per attendere meglio alla propria vita spirituale, per offrire a Dio il sacrificio quotidiano del corpo e per dedicarsi con più libertà alle opere caritative e di apostolato; il tutto però per amore di Dio, in vista del regno dei Cieli.

Chi appartiene a questa seconda cate­goria, vive nel vero stato verginale.

La generalità di uomini e di donne non comprende la vita di verginità; sembra un assurdo. Per questo Gesù Cristo dice: Non tutti comprendono ciò. -

Il Divin Maestro, con le parole « Com­prendono questo soltanto quelli ai quali è stato concesso », dimostra che il com­prendere l'eccellenza dello stato verginale è un dono particolare, concesso da Dio a certe anime, ed è una grazia sublime.

Il Concilio di Trento afferma che la verginità è uno stato di vita più perfetta ed elevata nella Chiesa.

Gesù parlava in pubblico; rispose alle domande dei Farisei e dei discepoli; l'ar­gomento che trattava era assai delicato e non aggiunse altro; perciò concluse: Comprenda chi può.

 

CONSEGUENZA DELLA COLPA D'ORIGINE

Dio creò l'uomo immune dalla colpa originale e lo pose nel paradiso terrestre, per bearsi delle delizie del creato.

Fu l'uomo a volersi abbassare a mo­tivo della sua disubbidienza alla volontà di Dio e così si rese schiavo delle pas­sioni, perdendo l'impero che il Creatore gli aveva dato per mezzo della grazia del­l'illibatezza.

Per la disubbidienza di Adamo e di Eva entrò la corruzione nel mondo. Uo­mini e donne, tendendo fortemente ai piaceri corporali, preferiscono vivere se­condo i desideri della carne. Vivendo così, non sono in grado di apprezzare i misteri della Sapienza Divina e si rendo­no schiavi di se stessi, non sapendo domi­nare la corruzione innestata nel primo uomo dall'infernale nemico.

- Non è possibile, dicono gli schiavi delle passioni corporali, non è possibile osservare la purezza, neppure quella par­ziale del matrimonio. È troppo duro per l'uomo trascorrere la vita sempre con una donna. È necessaria la massima libertà di pensare, di amare e di agire, secondo le voglie di ognuno. -

Chi così ragiona, è un infelice, è un essere depravato, poichè calpesta gli ordi­ni di Dio e si crea l'infelicità spirituale e spesso fisica.

 

I GIGLI MORTALI

Dio creò tanti vaghi e profumati fiori, fra i quali il preferito « giglio delle con­valli », simbolo di purezza e di candore. Il giglio addita alle anime più sensibili e gentili l'amore alla purezza.

Infatti, malgrado il basso sentire di molti, nel mondo possono trovarsi, e real­mente si trovano, delle anime generose, che preferiscono rimanere come gigli pro­fumati per incorporare la loro vita con l'Agnello Immacolato, Gesù Cristo. Esse sono anime innamorate della purezza, sprezzanti di ciò che il mondo avidamente agogna e vivono come se non avessero il corpo, dimostrando alle anime infangate, che è possibile trascorrere la vita nella più perfetta purezza, conservando la verginità.

 

DANIELE

Il Profeta Daniele era stato accusato per gelosia presso Dario, re dei Persiani. Sebbene innocente, fu condannato ad es­sere chiuso nella fossa dei leoni.

Il re amava Daniele ed a malincuore diede la condanna; ma Dio vegliava sul suo Profeta e lo liberò dalla morte.

Tutta la notte Daniele stette dentro la fossa; i leoni lo lasciarono illeso.

Il re, che nella notte non aveva potuto prendere sonno - pensando a Daniele, al primo albeggiare si alzò e corse alla fossa dei leoni; con voce di pianto disse:

- Daniele, il tuo Dio, al quale tu ser­vi sempre, ti ha potuto liberare dai leo­ni? -

E Daniele rispose: Il mio Dio ha man­dato il suo Angelo, che ha chiuso le boc­che dei leoni e non mi hanno fatto alcun male. -

Il re, ricolmo di gioia, ordinò che Da­niele venisse tratto fuori dalla fossa e che invece vi fossero rinchiusi i cortigiani, che lo avevano accusato. Costoro, prima di arrivare al fondo della fossa, furono gher­miti dai leoni e stritolati.

 

I SENSI UMANI

I sensi del corpo umano sono simili a leoni affamati, che vogliono essere sod­disfatti. Quelli senza fede, e che quindi non ricorrono a Dio per attingere forza, si sentono impotenti davanti alle attratti­ve del piacere dei sensi e restano vittima delle passioni.

Ma come l'Angelo di Dio chiuse le bocche dei leoni affamati, i quali si am­mansirono davanti a Daniele, così i sensi umani, con la forza che viene da Dio, facilmente vengono dominati e le anime di buona volontà restano pure, malgrado le inevitabili lotte della carne.

 

DIFFERENZA DI VALORE

Lo stato matrimoniale è buono, purchè scelto per nobili fini e mantenuto secondo le norme volute da Dio.

Invece lo stato verginale è ottimo, pur­chè scelto in vista del regno dei Cieli. Quale immagine potrebbe indicarci la differenza tra il matrimonio e la vergi­nità? La differenza che passa tra un ri­volo d'acqua ed una sorgente, tra la luce della luna e quella del sole.

La verginità è detta « virtù angelica », perché trasforma la vita umana in vita angelica.

La verginità è troppo elevata e non è di tutti l'abbracciarla. Iddio infatti non ne fa un comando, ma ne dà un semplice consiglio: chi vuole, chi si sente, chi ha una buona dose d'amor di Dio, chi vuole essere più perfetto ... scelga la verginità.

Essendo la verginità un dono divino, è lo Spirito Santo che prepara i cuori a tale eccelsa virtù con luce misteriosa inti­ma, con attrattive speciali e con un aumento di forza, che supera ogni forza umana.

 

PREDILEZIONI DIVINE

Nell'Antico Testamento si riscontrano dei casi di verginità; ad esempio, il Pro­feta Elia era celibe.

Dalla Sacra Scrittura risulta che egli non morì e che fu rapito al Cielo sopra un carro di fuoco; sul monte Tabor, nella Trasfigurazione di Gesù, egli apparve a fianco del Figlio di Dio, assieme a Mosé, e prima del Giudizio Universale ritornerà sulla terra per preparare la seconda ve­nuta gloriosa di Gesù Cristo.

Nel Nuovo Testamento le anime vergi­ni si sono moltiplicate e continuano a moltiplicarsi. È il Divin Redentore che vuole circondarsi di preziosi gigli; Egli ama tutti, ma predilige i vergini.

Quando, nella pienezza dei tempi, si fece Uomo, prima ancora di nascere si fece preannunziare quale « Agnello che si pa­sce tra i gigli ».

Venne al mondo da Maria Vergine e volle essere custodito da un uomo vergi­ne, San Giuseppe.

Nel discorso delle Beatitudini disse: « Beati i puri di cuore, perchè essi vedran­no Dio » (Matteo, V - 8).

Per fondare la sua Chiesa scelse degli uomini, i quali erano nello stato in cui allora gli uomini solevano vivere, cioè nel matrimonio. Simon Pietro era sposato; degli altri Apostoli si arguisce lo stesso; ma tra i dodici Apostoli uno era vergine, Giovanni.

Gesù arricchì Giovanni di predilezioni. Lo volle presente nei momenti princi­pali della sua vita pubblica.

Gli permise di poggiare il capo sul suo Divin Petto nell'ultima Cena.

Lo volle presente sul Calvario, mentre gli altri Apostoli erano fuggiti. Morente sulla Croce gli affidò sua Ma­dre, Maria Santissima. Ad un vergine af­fidò la Vergine per eccellenza.

Gli rivelò le lotte ed i trionfi della Chiesa, durante l'esilio di Patmos.

Gli diede il merito e l'onore del mar­tirio, quando a Roma, presso la Porta Latina, i pagani lo immersero in una caldaia di olio bollente, dalla quale uscì vegeto e rinfrancato, come avesse fatto un bagno fresco.

A differenza degli altri Apostoli, che morirono tutti col martirio, lo lasciò mo­rire di morte naturale, con eccezionale longevità, avendo superato i cento anni.

A buon diritto il vergine Giovanni è passato alla storia quale «Discepolo pre­diletto di Gesù ».

Inoltre nel Vangelo è detto che a Gesù venivano presentati dei bambini perchè li benedicesse. Il Figlio di Dio non s'infa­stidiva, anzi diceva: « Lasciate che i pic­coli vengano a me! » (Luca, XVIII - 16). Egli, davanti al candore di quegli inno­centi, puri di mente e di corpo, s'inte­neriva e li abbracciava, esclamando un giorno: « Guai a chi scandalizza uno di questi piccoli che credono in me! » (Mar­co, IX - 4 1).

Da quanto si è detto si può rilevare che il profumo del giglio, figura della pu­rezza, attira le benevolenze del Figlio di Dio Incarnato.

 

IL CRISTO DIFENSORE

Gesù è custode, difensore, forza e co­rona delle anime vergini.

Quando i pagani perseguitavano uffi­cialmente e crudelmente i Cristiani, inten­devano distruggere l'opera redentrice di Gesù Cristo, strappando dai cuori la fede nel Divin Nazareno. Se, malgrado i tor­menti, non riuscivano a farli apostatare, allorchè si trattava di giovani donne si appigliavano all'ultimo assalto: far per­dere la verginità.

Quante scene memorande, passate alla storia col marchio dell'infamia!

Uomini perversi, armati, allenati alla esecuzione dei supplizi ... davanti a fan­ciulle vergini, deboli e disarmate! ... Veri lupi davanti ad agnelli. Chi vinceva nella tremenda lotta morale? La vergi­nella!

Il Cristo, custode e difensore delle ver­gini, rivestiva di forza sovrumana il sesso debole ed i carnefici restavano sconfitti.

 

EROINA

Si va a Venezia e si ammira l'origina­lità della città, costruita su isolotti e cir­condata dalle acque. È proprio stupendo lo spettacolo panoramico della laguna e sono da vedersi i monumenti storici.

Ma dei turisti chi si dà pensiero, at­traversando il Canal Grande, di sostare alla stazione del traghetto « Fermata San­ta Lucia » per visitare la vicina Chiesa, dedicata alla Martire Siracusana? Dentro c'è tanto da vedere e da meditare.

Nel presbiterio, alle spalle dell'Altare Maggiore, c'è un sepolcro, protetto dal vetro, che lascia vedere il corpo della Vergine e Martire Santa Lucia. Dopo di­ciassette secoli quel corpo è ancora incor­rotto; si direbbe che Gesù Cristo bene­dica ancora quelle membra vergini, sot­traendole alla naturale corruzione.

Si fa breve cenno storico.

Quando infieriva la persecuzione di Diocleziano contro i Cristiani, fu condotta davanti al giudice Pascasio la fanciulla Lucia appartenente a nobile famiglia di Siracusa.

Lucia aveva già offerta a Dio la sua verginità; fiduciosa nell'assistenza divina, con coraggio virile affrontò il tiranno e con sapienti risposte rese vano il pubbli­co interrogatorio.

Pascasio, con l'autorità di giudice ro­mano, le ordinò di adorare le divinità pagane. Lucia si rifiutò e cominciò a lo­dare le benemerenze del Cristianesimo.

Indispettito Pascasio esclamò: Ora co­minceranno i tormenti e tu cesserai di parlare.

- Non ho paura, rispose Lucia; ai servi del Signore non possòno mancare le parole, perché Gesù Cristo ha detto: « Quando vi condurranno davanti ai tribu­nali, non preoccupatevi di ciò che dovete dire, ma quello che in quel momento vi sarà dato, quello dite, poichè non parlate voi, ma è lo Spirito Santo » (Marco, XIII - 11). Il giudice soggiunse: Forse in te c'è lo Spirito Santo?

- Sì, perchè coloro che vivono nella purezza, sono tempio dello Spirito Santo. - Farò in modo che lo Spirito Santo ti lasci! -

Pascasio diede ordine: Questa fanciulla è vergine. Conducetela in luogo d'infamia e fatele perdere la verginità! -

Il misero tiranno credeva di aver da fare soltanto con una debole creatura ed era sicuro di vincere; non immaginava che Lucia potesse avere come difensore il Crea­tore, l'Onnipotente.

Infatti Gesù Cristo venne in aiuto; non solo fortificò la volontà della fanciulla, ma ne rese immobile il corpo; cosicchè, ap­pena i soldati le misero le mani addosso per trascinarla al luogo infame, quel cor­po rimase fermo, come pietrificato. Fu im­possibile smuoverla e farle fare un passo.

I soldati, vedendosi impotenti, aggio­garono dodici buoi affinché con le corde riuscissero a trascinarla. Fu tutto inutile.

Allora Lucia fu cosparsa di pece, di re­sina e di olio bollente e si appiccò il fuoco. Gesù non volle che le fiamme nuo­cessero a quel corpo vergine. Onnipoten­za di Dio! Mentre le fiamme s'intensifi­cavano, Lucia vi stava dentro, pregando, serena quasi fosse tra freschi fiori.

Cessò il fuoco e Lucia era incolume. I carnefici ricorsero ai tormenti e tutti furono superati per virtù divina.

Gesù aveva avuto dalla sua diletta ser­va la grande prova d'amore ed infine volle che andasse con Lui in Cielo.

Un soldato trapassò con la spada la gola della fanciulla, la quale tuttavia non morì subito ed ebbe il dono della profe­zia, predicendo che dopo la morte di Dio­cleziano e di Massimiano la Chiesa di Ge­su Cristo avrebbe avuto una grande pace.

Il corpo verginale di Lucia fu tenuto in massima stima; imperatori e re se lo contesero; fu trasportato in diverse regio­ni; per lungo tempo fu venerato a Co­stantinopoli ed ora è lì, a Venezia, vene­rato dai fedeli di tutto il mondo.

 

INVULNERABILE

La storia di Lucia non è l'unica nella Chiesa; il Martirologio Romano è ricco di episodi di donne martirizzate a motivo della verginità; basta ricordare Sant'Agne­se, Sant'Agata, Santa Anastasia e la con­temporanea Pierina Morosini.

È bene fare particolare menzione di Santa Tecla, per le meraviglie avvenute nel suo martirio.

La giovane Tecla era di Iconio, nella Asia Minore; aveva studiato e si era for­mata una buona cultura filosofica. Alla predicazione di San Paolo si convertì al Cristianesimo. Comprese la bellezza della verginità e ne fece offerta al Signore, col proposito di dedicarsi intieramente al ser­vizio di Dio.

Un giovane voleva sposarla; Tecla non accettò. Fu ritentata la proposta con ca­lorose suppliche, ma invano. Indispettito il giovane mutò il suo amore in odio e la denunziò come Cristiana al Tribunale Ro­mano.

Nell'interrogatorio ufficiale Tecla dimo­strò tanta sapienza da confondere i mi­gliori filosofi, che erano stati chiamati per convincerla a lasciare il Cristianesimo.

Il giudice, umiliato davanti alla sapien­za di una donzella, ordinò che fosse di­vorata dalle fiere.

Leoni, leopardi, tigri, lanciati nell'are­na, ove stava un corpo vergine, deposta l'innata ferocia, si dimostrarono mansue­ti; si avvicinarono a Tecla e si accovac­ciarono ai suoi piedi, quasi fossero agnel­lini. I soldati con urla tentarono risve­gliare la ferocia delle belve, ma inutil­mente.

- Sia bruciata viva! - esclamò il giudice.

Estratta dall'arena, le fu preparato il rogo. Ma Gesù, che l'aveva liberata dalle belve, la liberò anche dalle fiamme.

Ardeva il fuoco ed il corpo di Tecla non ne sentiva gli effetti.

- Deve morire! - decretò il giudice. Sia messa entro un fosso pieno di ser­penti! -

E' orribile stare in balia di rettili ve­lenosi! Ma la potenza dell'uomo è infran­ta dall'Onnipotenza Divina. Come le fiere ed il fuoco, così i serpenti non osarono toccare quel corpo puro.

- Deve morire assolutamente! - ri­petè il giudice.

Si tentarono allora altri mezzi, uno più crudele dell'altro. La vergine Tecla era invulnerabile.

Cosa fare? Si stabilì di lasciarla libera. I carnefici attribuirono a magia l'invulne­rabilità della giovane.

Dopo di ciò, grata a Dio per la straor­dinaria assistenza avuta, Tecla lasciò la agiata famiglia e si ritirò in luogo deserto, menando vita eremitica. Morì a Seleucia in tarda età.

Si può concludere: se il corpo di Tecla fosse stato schiavo dell'impurità, il Signo­re non avrebbe operati tanti prodigi per liberarlo dalla morte.

 

IL DOTTORE DELLE GENTI

Ci si è intrattenuti sinora sulle predi­lezioni di Gesù Cristo per la verginità e sulla sua custodia e difesa delle anime vergini.

Si espongono ora gl'insegnamenti di San Paolo nei riguardi della purezza e della verginità.

San Paolo, colonna della Chiesa Catto­lica, Dottore delle Genti, ripieno di Spi­rito Santo, istruiva con Lettere magistrali i primitivi Cristiani. I suoi insegnamenti sono per tutti e per tutti i tempi, come la sana Dottrina Evangelica.

Scrivendo ai Corinzi, così si esprime: « Non sapete che i vostri corpi sono membra di Cristo?... Fuggite l'impurità. Qualunque altro peccato è fuori del cor­po, ma il fornicatore pecca contro il pro­prio corpo.

« Non sapete che il vostro corpo è tem­pio dello Spirito Santo che è in voi, che a voi è stato dato da Dio e che voi non appartenete a voi stessi? Certo che siete stati comprati (da Gesù) a caro prezzo. Glorificate e portate Dio nel vostro cor­po » (I° Corinzi, VI - 15).

Questa dottrina di San Paolo, che fa parte della Divina Rivelazione del Nuovo Testamento, riguarda la purezza in gene­re. Si ascolti ora quanto insegna sullo sta­to matrimoniale e sul verginale.

« Intorno alle vergini non ho comando del Signore, ma do un consiglio, come uomo che ha ricevuto dal Signore la grazia di essere fedele.

« Credo dunque che, a causa delle pre­senti difficoltà, ciò sia un bene, perchè è un bene per l'uomo essere celibe.

« Sei legato alla moglie? Non cercare di essere sciolto. Sei sciolto dalla, moglie? Non cercare moglie.

« Se però prendi moglie, non pecchi. E se una vergine prende marito, non pec­ca; ma siffatte persone avranno le tribo­lazioni del corpo, che io vorrei risparmiar­vi...

« Io vorrei che voi foste senza preoc­cupazione. Ora colui che non ha moglie, si dà pensiero delle cose del Signore e del come piacere a Dio; ma chi è ammogliato, si dà pensiero delle cose del mondo e del come piacere alla moglie e così resta di­viso.

« Così pure la donna non maritata e vergine pensa alle cose del Signore, per essere santa di corpo e di spirito. Ma la maritata pensa alle cose del mondo ed alle maniere di piacere al marito.

« Or questa ve lo dico a vostro bene, non per gettarvi un laccio, ma in vista di un decoro, che vi dà anche la facoltà di servire al Signore senza distrazione ...

« Chi marita la sua figliuola, fa bene; chi non la marita fa meglio » (I Corinzi, VII - 25 ).

Dunque San Paolo, pur non disprez­zando il matrimonio, preferisce e consi­glia la verginità, quale mezzo di maggio­re perfezione, perchè lo stato verginale libera da molte preoccupazioni mondane e fa servire meglio a Dio.

 

LA CHIESA

La Chiesa, assistita dallo Spirito Santo, quantunque abbia in alta stima la vergi­nità, non la impone ai fedeli. Però esige che, chiunque vuole intraprendere la vita sacerdotale o vivere in Comunità Religio­sa, faccia voto di celibato o di verginità.

Lo stato verginale, di per sé, non è ri­chiesto dal Sacerdozio; ma essendo con­facente e molto utile alla vita di chi si consacra al servizio di Dio, la Chiesa cre­de bene di ammettere al Sacerdozio sol­tanto coloro che si sentono di osservare la purezza verginale.

La Chiesa non obbliga nessuno al Sa­cerdozio ed alla vita claustrale, ma mette come condizione indispensabile l'accetta­zione del voto verginale.

Non sono solamente le Persone Consa­crate che si legano alla verginità. Tante altre anime scelgono la verginità, pur restando in seno alla famiglia od occupando delle cariche in società.

Quanti uomini e più che tutto quante donne, appartenenti ad ogni ceto sociale, vivono anche oggi come Angeli sulla ter­ra, respirando l'aria pura della spiritua­lità!

Costoro sono i gigli, che il Divin Giar­diniere, Gesù, pianta, coltiva e custodi­sce, affinché, come sono sulla terra la sua compiacenza, così vuole che un giorno in Cielo siano la sua corona nel coro dei vergini.

 

PERCHÈ?

Perché certe donne non contraggono il matrimonio?

1° - Non hanno la naturale avvenenza per accentuati difetti fisici e quindi sono scartate dagli uomini.

2° - Talune legano il cuore così forte­mente a qualche uomo, da farle conclu­dere: O sarà lui mio marito o nessun altro! - Siccome non riescono nell'inten­to, restano nubili.

3° - Altre, mentre sono nel fiore degli anni, fanno, come si dice « le schifiltose »: quel fidanzato non lo vogliono, quell'altro piace poco, quel terzo non ha tutti i re­quisiti. Lasciano sfuggire delle buone oc­casioni, nella speranza di trovare migliore partito. Intanto gli anni passano, non so­no più richieste e restano nubili.

4° - Altre ancora, considerando i dolori della maternità, la difficoltà di educare i figli e l'eventuale carattere difficile del ma­rito, preferiscono non sposare.

5° - Talune, per naturale ritrosia, non vogliono vivere la vita matrimoniale. Costoro, che non riescono o non voglio­no contrarre matrimonio, sono vergini di corpo, ma non di mente e di cuore. La loro verginità non è voluta in vista del regno dei Cieli, bensì per necessità o per fini puramente umani.

La verginità meritoria, che arricchisce l'anima e prepara un gran tesoro in Cielo, è quella che si sceglie liberamente per fini soprannaturali.

 

REALTA’

In una famiglia stanno cinque figli, due maschi e tre femmine. I genitori hanno il dovere di sistemarli, mettendoli nello stato più confacente alle aspirazioni di cia­scuno.

Padre e madre non sono i padroni del­la libertà dei figli nella scelta dello stato, ma sono semplici consiglieri.

I due maschi, nell'età opportuna, tro­vano la compagna della vita; due delle tre sorelle sono pure richieste e si sistemano.

Festeggiamenti, congratulazioni, doni e fioritura di auguri!

Se un parente o amico, in prossimità delle nozze dicesse, per ipotesi, all'uomo o alla donna: Tu non devi sposare! Io mi oppongo al tuo matrimonio! - di cer­to gli si risponderebbe: Chi sei tu, che vuoi impedire a me le nozze? Chi ti ha data autorità sopra di me? Dispongo io della mia libertà; io sposo perché lo vo­glio e sposo quando voglio e chi voglio! -

Quando si sceglie la vita matrimoniale, d'ordinario non si mette il bastone tra le ruote, anzi si suole incoraggiare.

Nel nostro caso quattro figli hanno ce­lebrato le nozze; però resta ancora in casa una figlia, la minore. Costei fin da ragaz­zina ha frequentato la Chiesa, ha ascoltato tante prediche, ha nutrito il suo spirito con buone letture e non ha avuto tanta attrazione alla vanità del mondo. Nel suo cuore ha sempre coltivato il pensiero di consacrarsi a Dio.

Padre e madre un giorno le dicono: Le tue sorelle ed i fratelli sono già accasati; tu sola sei in sospeso. Si ha da pensare al tuo avvenire; più di un giovane ha già chiesto la tua mano.

- Parlatemi di altro! Non intendo spo­sarmi.

- Tu devi sposare come i fratelli e le sorelle.

- Ho detto no! È da anni che ho presa la mia decisione e non retrocederò. Sarò Suora!

- Non fare la matta! - grida invipe­rita la madre. Guai a te, se disonori così la nostra famiglia! -

La prima tempesta domestica è comin­ciata, inizio di tante altre.

In famiglia e nella parentela è sorto un vespaio. Tutti addosso alla signorina per dissuaderla o per minacciarla.

- È inutile! Voglio restare vergine! - Ti romperò le gambe, urla il pa­dre, se uscirai per andare al Convento! - I nemici dell'uomo, dice Gesù, sono i suoi parenti.

Per il matrimonio spinte e congratula­zioni.

Per la verginità: disapprovazione, pa­role umilianti, minacce e, peggio ancora.

 

CACCIATA DA CASA

Lo scrivente, viaggiando in corriera, si trovò vicino ad una giovane donna, ve­stita a nero e dal volto un po' macilento. Si tenne un colloquio:

- Pare che lei stia poco bene.

- Anzi, Reverendo, piuttosto male. - Perchè allora mettersi in viaggio e da sola?

- Per necessità. Mio padre è morto. Ho la mamma, ma come se non l'avessi, perchè mi ha cacciata da casa.

- Ed il motivo?

- Mi vuole costringere a sposare. Il mio Sposo è Gesù, perchè ho fatto voto di verginità; non voglio tornare indietro. Frequento il quarto anno d'università; ho bisogno di tante cose e Gesù mi, as­siste mirabilmente, mettendomi attorno dei cuori comprensivi e generosi, che mi danno ciò che la mamma mi nega. -

Di quanta ingiustizia e di quanta re­sponsabilità si caricano quelli che sono ostili allo stato verginale!

 

SANT'AMBROGIO

Sant'Ambrogio, autore di vari trattati sulla verginità, fa un parallelo tra la don­na sposata e la vergine. Essendo Dottore di Santa Chiesa, i suoi scritti meritano un particolare rispetto.

Si riportano fedelmente le sue argo­mentazioni. Egli dice:

« Io non intendo sconsigliare il matri­monio, ma espongo i vantaggi della vergi­nità.

Se una donna si sposa, non pecca; ma se resta vergine, sarà tale in eterno. Nel matrimonio c'è un rimedio all'umana de­bolezza; nella verginità c'è la gloria della castità. Chi vuole le nozze, non merita rimprovero; chi vi rinunzia per amor di Dio, merita lode.

Poniamo ora a confronto i beni delle donne sposate con i beni delle vergini. Voi, spose, facilmente lodate la bellez­za del marito.

Anche voi, vergini, avete uno Sposo, Gesù Cristo, Colui che sorpassa in bellezza i figli degli uomini ed ha la grazia diffusa sulle sue labbra. Il vostro Sposo non è uno addetto a bassi servizi, non uno superbo di vane ricchezze, ma Colui, il cui dominio è eterno.

L'anima tua, o vergine, ha la vera bel­lezza, emanata dalla tua illibatezza. Tu domini i sensi, superi gli assalti maligni, sei superiore alle cose caduche e sei inten­ta alla contemplazione dei Misteri Divini. In tale stato meriti l'amore del tuo Diletto Gesù, che sa ricolmarti letizia. La fra­granza della tua verginità supera quella de­gli aromi, che servirono alla sepoltura del Salvatore.

Una donna si vanti di avere molti figli. Più ne ha e più aumentai le sue soffe­renze. Ci sono delle consolazioni con la prole, ma quante molestie ne seguono! Dolori del parto con pericolo di morte, gravi cure dell'allevare la prole, dell'edu­carla e dell'accasarla. E poi, vita di sacri­ficio per sottostare ad un uomo e per pre­stargli anche i duri servizi. Se la donna sarà buona, i suoi sacrifici torneranno a suo premio; se sarà cattiva, a castigo delle sue colpe.

La sposata ha l'assillo di piacere al ma­rito, per paura di perderlo, e quindi si appiglia ad ogni mezzo: spese, ornamenti e volto dipinto.

Ma voi, vergini, siete ignare di tali sof­ferenze. Portate il volto soffuso di santo pudore ed andate adorne della vostra pu­rezza; non siete schiave dello sguardo de­gli uomini e non fate dipendere i vostri meriti dai loro falsi giudizi. La vostra bellezza è spirituale e non può essere di­strutta né dalla vecchiaia, nè rubata dalla morte e ne sfigùrata dalla malattia. Il giu­dice della vostra bellezza è Dio solo, che anche in un corpo non bello sa amare le anime più belle.

Il capo della donna che sposa è l'uo­mo; il capo di una vergine è il Cristo. Fortunati voi, o genitori, se avete in casa una figlia vergine, con i cui meriti possiate riscattare le vostre colpe!

La vergine è un dono di Dio, è un regalo fatto da Dio ai genitori; è un sacerdozio di castità. La figlia vergine è vit­tima per la madre sua e con il suo quoti­diano sacrificio placa l'ira divina. La ver­gine è per i genitori un pegno indivisibile da essi; non sollecita la dote e non reca loro danno.

Che altro dirò a lode della purezza? Le vergini sono degne di essere parago­nate non agli uomini, ma agli Angeli. So­no nate dal mondo, ma non sono del mondo; esso può averle, ma non può pos­sederle.

Beate voi, o vergini, che superate la lu­singa dei sensi e non vi fate travolgere dall'impeto delle passioni! Tutti possono subire gli assalti diabolici ed anche gli stessi giusti potrebbero cadere. Ma a voi, vergini, nelle tentazioni è assegnata una difesa tutta speciale. Sono gli Angeli che combattono per voi, mentre voi combat­tete a modo degli Angeli. La purezza del­le vergini merita la custodia degli Angeli, perché ad essi conformano la loro vita ».

Sant'Ambrogio chiude il primo dei tre libri « Le vergini » con un episodio si­gnificativo ed istruttivo. Egli dice:

« Ricordo il caso di una giovane, già nobile nel mondo, oggi ben più nobile in Dio, la quale, sollecitata contro sua vo­lontà dai parenti a prendere marito, uscì di casa e corse in Chiesa. Dove meglio la vergine avrebbe potuto trovare rifugio, se non dove si offre il sacrificio della vergi­nità? Ma neppure qui si arrestò l'audacia dei parenti, che la raggiunsero in Chiesa. La giovane così parlò:

Perchè mi sollecitate alle nozze? Da tempo io ho preparate le mie nozze. Mi offrite uno sposo? Ne ho trovato uno mi­gliore. Esagerate ricchezze fin che vi pare, vantate nobiltà, esaltate potenza. Ma per Sposo io ho Colui che non teme con­fronti; la sua ricchezza è il mondo intero, la sua potenza è l'impero dell'universo, la sua nobiltà è il Cielo. Se tale è uno sposo che voi mi offrite, non lo rifiuto; ma in caso contrario devo dire che voi non prov­vedete al bene mio. -

I parenti stavano ad ascoltare, quando uno di essi scattando disse: Se vivesse ancora tuo padre, credi che ti lascerebbe senza marito? -

Ed essa rispose: Forse per questo mo­tivo Dio lo fece morire, affinchè non ci fosse chi potesse ostacolarmi. -

I parenti, vista la fortezza della gio­vane e riflettendo sulla morte improvvisa di suo padre, non la forzarono più.

 

IL SESSO FEMMINILE

Il vivere in perfetta purezza, con l'as­sistenza dell'aiuto divino, è possibile sia agli uomini che alle donne; però agli uo­mini riesce più difficile per la loro stessa costituzione; con tutto ciò pure al presen­te si trovano perle di virtù nel sesso maschile.

Volendosi ora fare delle istruzioni pra­tiche, si rivolge la parola di preferenza al sesso femminile, poiché la verginità suole essere facilmente scelta e ben custodita dalle donne.

Chi scrive queste pagine un giorno ri­volse una domanda ad una bambina di quattro anni.

- Teresina, quando sarai grande, cosa farai?

- Mi sposo! -

Risposta semplice di una bambina inno­cente.

Fin dal infanzia e man mano che le fanciulle si sviluppano, si affaccia alla loro mente e si fa sempre più prepotente il desiderio di avere un uomo che le ami. È la legge naturale che si fa sentire ed a poco a poco completa il suo corso.

Le donne, seguendo questo istinto, che in sè è buono se è diretto al Sacramento del matrimonio, non trovano pace se non quando hanno raggiunto lo scopo. Per loro l'ideale della vita è la formazione di una famiglia, potendo così riversare sulla prole i torrenti di amore, di cui suole essere carico il cuore materno. Non saprebbero adattarsi ad altro genere di vita e, se non sposassero, si crederebbero donne fallite, infelici.

Dunque, nella massa femminile l’ideale principale è il matrimonio.

 

SCHIERA ELETTA

Ci sono delle donne, che fin dalla fan­ciullezza stabiliscono di non sposare, o per attrattiva particolare alla vita ritirata, o per risultato di forte riflessione dovuta ad un lutto improvviso, ad uno scampato pe­ricolo, ad una predica emozionante, ad una pia lettura ...

Queste donne, fanciulle, adolescenti, giovani, sentendo poca o niuna attrazione al matrimonio, facilmente si affezionano alla vita religiosa e frequentano con assi­duità la Chiesa; spesso si comunicano, vo­lentieri s'intrattengono a pregare davanti al Tabernacolo; alimentano la loro vita spirituale con la meditazione, con l'esame di coscienza e con l'offerta di piccoli sacrifici volontari, chiamati « fioretti spiri­tuali ».

Gesù fa provare d'ordinario a queste anime delle gioie intime, spirituali, gioie che non possono provare le coetanee de­i godimenti mondani. Gesù fa a queste anime il dono della sua pace, della vera pace, così da renderle abitualmente serene; dà anche molta luce alla loro men­te, per far loro comprendere che le gioie dello spirito superano di gran lunga i pia­ceri dei sensi; a poco a poco le lega for­temente a sé, ispirando il desiderio di con­sacrarsi a Lui totalmente col promettergli fedeltà per sempre, offrendogli in dono la verginità.

Grande è la differenza tra i piaceri dei sensi e quelli dello spirito.

I piaceri corporali, quando non si han­no, si desiderano ardentemente; quando si hanno, stancano e lasciano il vuoto nel cuore.

I piaceri spirituali, quando non si pro­vano, non si desiderano; ma se si provano, allora si apprezzano, si desiderano, non stancano e lasciano il cuore ripieno di gaudio misterioso.

Le anime che custodiscono la perfetta purezza, sogliono provare le gioie dello spirito in buona dose; ogni altro godi­mento terreno per loro è ben poca cosa.

Poiché la felicità del cuore umano va dall'interno all'esterno e non viceversa, suole essere più felice una vergine, che ha la pace e la gioia nel cuore, pur aste­nendosi dalle soddisfazioni del mondo, an­zichè una donna dedita ai piaceri della vita e carica di gioielli, ma senza pace nel cuore.

 

SUGGERIMENTI

Non mancano le giovani dubbiose nel­la scelta dello stato; in loro si svolge una battaglia intima: È volontà di Dio che resti vergine o che sposi?

In tale caso si consiglia:

1° - Fare una novena, o un triduo, in onore dello Spirito Santo, per invocarne i lumi.

2° - Fare qualche giorno di ritiro spiri­tuale, riflettendo sul fine della vita. Si mediti che si ha da morire e quando meno ci si pensa, che si ha da presentarsi a Dio per rendergli conto del dono della vita e che c'è un Paradiso ed un Inferno, quale dimora eterna.

3° - Fatto ciò, scegliere un Sacerdote, Confessore illuminato e prudente, al quale aprire il cuore con una Confessione ge­nerale. Poi stare a quanto il Ministro di Dio suggerisce.

È necessario fare così, perchè qualche anima potrebbe credere di essere adatta allo stato verginale, mentre in realtà non lo è per circostanze particolari.

Tante donne, buone, religiose, di deli­cata coscienza, sono libere dal vincolo ma­trimoniale e però non badano alla prezio­sità della loro verginità e non si danno pensiero di farne promessa formale a Dio.

A costoro si raccomanda di chiedere consiglio al Confessore sul come regolarsi per rendere più prezioso il loro stato ver­ginale.

 

VANTAGGI

Quali sono i vantaggi della verginità, scelta come dice Gesù Cristo, in vista del regno dei Cieli?

La vita terrena scorre più serena, per­che libera da un cumulo di sollecitudini, dalle quali sogliono essere assillate le don­ne sposate.

La vita dei sensi tende in basso, verso la terra; la vergine invece tende in alto, verso il Cielo.

La vergine, non dovendo accudire al marito ed ai figli, ha più libertà e tempo di coltivare bene il suo spirito e di dedi­carsi al bene del prossimo.

Chi ha scelto la verginità, ha di già lasciata buona parte di questo mondo; quando verrà la morte, giorno dei grandi distacchi, avrà meno pena di chi dovrà lasciare marito e figli e piaceri corporali.

Avvenuta la morte di una vergine, suo­le darsi al suo cadevere un segno parti­colare. Infatti le bare delle persone sposate hanno il colore oscuro o quasi oscuro; alle bare delle vergini, fossero pure morte a novant'anni, si dà il colore bianco, sim­bolo di candore.

Ma ciò che più importa è il regno dei Cieli.

Si ha da morire ed all'ingresso nell'eter­nità deve sostenersi un giudizio. Il Giu­dice è Gesù Cristo, Colui che la donna vergine ha scelto sulla terra quale Mistico Sposo, Colui, per amore del quale ha det­to sempre no alle attrattive dei sensi, Co­lui che ha cercato di servire fedelmente ed al quale è stata unita con l'assidua preghiera e con la Comunione Eucaristica.

Il Divin Giudice dirà alla vergine fe­dele: Vieni, sposa mia! Vieni e sarai co­ronata! -

Anche la donna sposata, fedele al suo compito di sposa e di màdre e che ha portato cristianamente la croce, della fami­glia, può attendersi un amoroso incontro col Divin Giudice.

È verità rivelata da Dio che, alla fine del mondo, prima del Giudizio Universa­le, i morti risorgeranno. Per virtù divina i corpi si ricomporranno e si riuniranno all'anima propria, per essere partecipi in eterno della sua sorte, beata o infelice.

I corpi, appartenenti alle anime salve in Cielo, saranno tutti belli, nello stato glorioso. Ma è da pensare che il corpo delle anime vergini abbia uno splendore particolare.

Come sono privilegiate in Paradiso le anime vergini, così pure i loro corpi.

 

CONSACRAZIONE

Quando un'anima, dopo maturo esame e dopo il consiglio ed i suggerimenti di un prudente Confessore, si decide ad of­frire a Dio la sua verginità, scelga una data importante per consacrarsi al Signore.

I giorni più indicati sono quelli dedi­cati alla Madonna: l'Immacolata, l'Assunta, l'Annunziazione, la Natività, il Nome di Maria ...

L'offerta si faccia precedere da un no­venario di preparazione.

Il giorno della consacrazione si tenga in grande considerazione. Se chi celebra le nozze matrimoniali considera quella data come giorno indimenticabile, così ed a maggior ragione la vergine consideri quel giorno, essendo sposalizio mistico col Re del Cielo.

È bene fare l'offerta davanti al Taber­nacolo e possibilmente dopo la Santa Co­munione; il tutto si faccia in forma pri­vata.

Non ci sono uomini e donne presenti durante l'offerta, ma vi assistono gli An­geli del Cielo ed in particolare l'Angelo Custode e la Madonna, Madre e Regina delle vergini.

Si prendano in tale occasione dei seri proponimenti di vita migliore, tracciando un piccolo programma di vita spirituale.

La formula della consacrazione può tro­varsi in certi libretti di devozione; può anche compilarsi personalmente. Per comodità se ne presenta una:

« Prostrata alla tua presenza, Onnipo­tente e Sempiterno Dio, davanti a Te, Gesù Sacramentato, mio Salvatore e Re­dentore, alla presenza della Vergine San­tissima, Regina del Cielo, e di tutta la Corte Celeste, io N. N. offro la mia ver­ginità, promettendo di custodire la mia mente, il mio cuore ed i miei sensi per evitare quanto possa macchiare il giglio della mia purezza.

« Intendo, o Dio, rinnovarti quest'of­ferta ad ogni palpito del mio cuore ». Si consiglia di rinnovare ogni anno l'at­to di consacrazione, con un piccolo triduo preparativo.

 

OLIO NELLA LAMPADA

Nel Vangelo c'è la parabola delle dieci vergini, di cui cinque erano prudenti e cinque stolte. Le prime tenevano le lam­pade fornite di olio; le seconde invece ne erano sfornite.

Essere vergini è una gran bella cosa, ma bisogna portare la lampada accesa e ben fornita di olio.

La vergine dunque si sforzi di vivere in modo di piacere sempre a Gesù, evi­tando le piccole mancanze volontarie, ac­cettando senza ribellarsi le croci quoti­diane, anzi offrendole amorosamente a Gesù, vivendo alla presenza di Dio, agen­do sempre con retta intenzione, prodi­gandosi a bene del prossimo bisognoso ed industriandosi di far conoscere ed amare Gesù, che è la perla dell'amore.

Inoltre sia modesta nel vestire, nel par­lare e nell'operare, per essere di richiamo e, se occorre, di rimprovero alle donne poco riservate in fatto di pudore. Sia for­te, disprezzando le critiche di chi segue l'andazzo del mondo.

Si raccomanda di non trascurare una breve meditazione quotidiana, l'esame di coscienza e la visita a Gesù Sacramentato.

Tutto questo è come rifornire la lam­pada di nuovo olio spirituale.

 

LAVORIO DI SATANA

È naturale che Satana si arrabbi contro le vergini; ma c'è Gesù, la Madonna e l'Angelo Custode, che assistono e proteg­gono. Occorre però vigilanza per scoprire e rendere vane le insidie del demonio, il quale è assai astuto.

L'insidia diabolica più fine e più peri­colosa è quella rivolta al cuore. Satana sa che quando riesce a prendere per il cuore, facilmente vince.

Una donna, pur offrendo a Dio la ver­ginità, resta sempre donna, cioè non di­strugge in sé l'istinto del sesso. È neces­sario che non leghi il cuore a nessun uomo. Tronchi perciò sin dal nascere certi senti­menti umani che, alimentati, da piccoli fili potrebbero diventare grosse corde. Il demonio suggerisce: Il tuo sentimento è nobile e santo! ... Il tuo cuore non ha grossolane catene; si tratta di una cate­nina d'oro ...

- Sarà d'oro, risponda la vergine, ma è sempre catena! Il mio cuore appartiene allo Sposo Celeste, che so essere geloso di me. Non posso e non voglio darlo ad altri. -

Come Satana entrò nel cuore di Giuda, così potrebbe entrare nel cuore di qualche vergine imprudente.

Vigilanza, preghiera e spirito di peni­tenza; così si trionfa sul demonio.

Il premio sarà dato a chi avrà legit­timamente combattuto.

 

IL MONDO

Il mondo ha la sua grande massima: godere mentre se ne ha il tempo. Chi non ha fede, ha per ideale la caccia al piacere.

La vergine prudente ha per ideale il Cielo e quindi, pur stando nel mondo, si mantenga estranea alle massime del mon­do, amando la vita di ritiratezza.

Il mondo è cosparso di trappole e di lacci; basterebbe un'imprudenza per met­tere in rischio o macchiare la purezza.

Ci sono dei divertimenti o passatempi leciti; il prendervi parte non è male.

Lo scrivente, per motivo di studio, vol­le un giorno assistere ad una gara di « Tiro al piccione ».

Un gran numero di concorrenti diede il nome, versando ognuno una somma, L. 22.000. Molti avevano i fucili perso­nali; altri fucili erano là esposti in pale­stra a disposizione degli sforniti.

Gli spettatori stavano in attesa; la Giu­ria a suo tempo diede l'ordine del tiro. La palestra era un largo recinto; verso il centro stavano cinque cassette, a certa distanza l'una dall'altra. Dentro ogni cas­setta stava un piccione, chiuso.

A circa trenta metri stava il tiratore col fucile spianato. Egli doveva tirare al piccione che sarebbe uscito da una delle cassette, scelta dal capo della Giuria, col­pirlo a volo e farlo cadere dentro il re­cinto.

All'improvviso si apriva automatica­mente una cassetta ed una molla faceva balzare fuori il piccione. Istintivamente spiccava il volo e subito cadeva colpito dal tiratore.

D'ordinario, tanti piccioni uscivano dal­le cassette e tanti erano colpiti.

Si dava il caso che qualche piccione, spinto fuori dalla cassetta, invece di vo­lare, restava fermo a piedi a terra. Si lan­ciava allora alla sua direzione qualche pal­la elastica per spingerlo al volo. Appena spiccava il volo, era colpito dal tiratore.

Ricordo che un piccione non si decide­va a volare, malgrado il sollecito delle palle elastiche. Si attese un bel poco. Sem­pre fermo. Allora il capo della Giuria dis­se: Si ritiri questo piccione e si cambi con un altro.

- Bravo, bravo piccione, si esclamò dagli spettatori; te la sei scampata! - Quel piccione fu fortunato; se avesse spiccato il volo, sarebbe morto.

Che mucchio di colombi uccisi! Non erano cento, ma centinaia, poiché i turni dei tiratori si ripetevano, finchè fossero rimasti in gara una ventina. Ai vincitori la coppa ed una grossa somma.

Conclusione: finchè i piccioni stavano chiusi, oppure uscendo rimanevano fermi presso la cassetta, erano in vita; spiccando il volo, c'era la morte.

Il mondo potrebbe paragonarsi ad un recinto di « Tiro al piccione ». I tiratori sono i malvagi; l'obiettivo dell'uomo è la donna e quello della donna è l'uomo. Le donne prese più di mira sono le giovani.

Quanta strage e quante vittime morali tra la gioventù femminile! Altro che la strage dei piccioni!

La donna finché sta in casa, ritirata, finchè non spicca il volo per andare tra i gaudenti del mondo, si salva e conserva la purezza, proprio come quel piccione, che pur sollecitato non si decise a volare e si salvò.

Le vergini dunque non si espongano ai tiri della gente cattiva.

Dice Sant'Ambrogio:

« Le vergini si tengano lontane dalle piazze e dai ritrovi; amino e cerchino il Cristo, ma non lo cerchino dove non si può trovare.

Il Cristo non si aggira per le piazze, perchè Egli è pace e nelle piazze si svol­gono liti; Egli è carità e nelle piazze c'è maldicenza, frode e perfidia.

La vergine stia appartata dal mondo, perchè deve essere un orto chiuso ed un fonte sigillato, così la sua virtù resta sal­vaguardata.

Il secolo, simile ad un cavallo che ago­gna il piacere, non abbia nulla da fare con voi, o vergini, e rimanga sommerso chiun­que v'insegua per raggiungervi. Stringete tra le mani la Croce di Gesù, calpestate questo basso mondo e passate oltre. Le vostre aspirazioni siano rivolte al Cielo, ove sono i veri gaudi ».

 

UMILTA’

Anima vergine, conservati nell'umiltà! Se conosci che i doni celesti si river­sano su di te e ne sei ricolma, rendi gra­zie a Dio, ma non insuperbirti, affinché qualche soffio di vento d'orgoglio non ab­bia a trascinarti tra i marosi del mondo. L'ape, istintivamente prudente, quando c'è un po' di vento, per lo più si libra nell'aria tenendo tra le zampine una pie­truzza, per non essere travolta nel suo lieve volo.

Anche tu fa' come l'ape, affinché il vento della superbia non abbia a travol­gerti. Povera te, se la grazia di Dio non ti sostenesse! Cadresti nel precipizio, co­me tante altre anime. Il Signore dà la sua grazia agli umili e la nega ai superbi.

Combatti dunque la superbia interna, disprezza la vanità e mortifica la voglia di comparire, di metterti in mostra e di attirare gli sguardi dei mondani.

Ci sono anime che, sebbene professino amore alla verginità, tuttavia vogliono sembrare avvenenti, uscendo di casa ele­ganti e col volto più roseo che non si addica a vergini. Ad esse si rivolgono le parole di San Paolo: « Voi che siete morte con Cristo alle cose sensibili, perchè vi occupate ancora di questo mondo? Non toccate e non gustate queste cose, che tutte conducono alla cor­ruzione » (Colossesi, II - 20).

 

MARIA VERGINE MODELLO

La verginità di Maria Santissima sia lo specchio delle vergini, perchè in Essa si ha il modello delle virtù. In questo mo­dello si mostra cosa si deve correggere, o imitare, ed in che cosa perseverare.

Chi più nobile della Madre di Dio, o più splendente di Colei che fu eletta dallo Splendore Divino, o più pura di Lei, che senza contaminare la purezza del suo cor­po, generò il Corpo del Figlio di Dio?

E che dire di tutte le altre sue virtù? Ella era Vergine non solo nel corpo, ma anche nella mente.

Era umile di cuore, riflessiva, pruden­te, non loquace; era assidua al lavoro, modesta nel parlare e soleva cercare come giudice dei suoi pensieri non l'uomo, ma Dio. Non osava recarsi a convegni umani, se non quando lo richiedeva la carità.

Amava la ritiratezza e fu visitata dal­l'Arcangelo Gabriele mentre stava appar­tata nella sua stanzetta.

La Madonna è il modello della vergi­nità e la sua vita è scuola per tutte le anime, specialmente per le vergini.

È la Regina delle vergini ed ama e va incontro ed assiste coloro che sono nello stato verginale.

Oh, ricchezza della verginità di Maria! Essa è la nube prodigiosa, che fa piovere sulle anime la grazia del Cristo.

Ricevete dunque, o vergini, la pioggia salutare che scenda da questa mistica nube per temperare l'ardore del vostro corpo, affinché si smorzi in voi ogni brama pec­caminosa dei sensi ed il vostro spirito ne sia refrigerato.

Invocate con frequenza il suo aiuto;

onoratela in modo particolare nei giorni dedicati a Lei dalla Liturgia e nei sabati; scegliete una piccola opera buona da fare ogni giorno in suo onore per meritare la sua assistenza e mantenervi fedeli alla vo­stra promessa fatta a Dio.

 

RACCOMANDAZIONI

Si fanno delle raccomandazioni alle ver­gini, utili alla vita spirituale.

1° - Nelle tentazioni e nei bisogni spi­rituali recitare questa invocazione: O Ge­sù, scenda il tuo Sangue sopra di me per fortificarmi e per abbattere il demonio!

2° - Coltivare la devozione all'Angelo Custode, invocandolo con fede ed amiche­volmente, perchè i rapporti tra una ver­gine e l'Angelo Custode sono particolari. Si ricordino le sante relazioni che c'erano tra l'Angelo e la vergine Cecilia, in seguito divenuta Martire.

3° - Essere devote delle Sante Vergini, che la Chiesa onora ogni anno nel giorno nate ad imperlare in Cielo la corona di gloria del Figlio di Dio.

Incantevole il sole nascente; più incan­tevole agli occhi di Dio un'anima vergine, perché riflette i raggi della Luce Divina.

Degni di ammirazione e di lode i Mar­tiri; ammirazione e lode meritano anche le vergini, perchè pure loro subiscono una specie di martirio. Il martirio dei Santi fu denso, ma di breve durata, mentre la ver­gine per tutta la vita deve lottare contro le passioni per dominarle. Ciò che manca alla verginità di densità, è supplito dalla durata.

 

L'APOCALISSE

A San Giovanni Evangelista, il vergine, fu concesso di vedere il Paradiso mentre era ancora sulla terra. Egli scrisse il libro dell'Apocalisse, di cui si riporta una scena:

« Ed udí venire dal Cielo un suono simile al rumore di molte acque ed al rombo di gran tuono ed il suono che sentivo era come un concerto di arpisti, che suonino i loro strumenti.

« E cantavano come un cantico nuovo dinanzi al trono, cantico che nessuno po­teva imparare, se non quei cento quaranta quattro mila riscattati dalla terra, coloro cioè che non si sono macchiati con don­ne, essendo vergini. Essi seguono l'Agnel­lo dovunque vada; furono riscattati di fra gli uomini, primizie a Dio ed all'Agnello. (Apocalisse, XIV - 2 ... ) ».

Questa scena apocalittica dice che in Cielo è riservato alle anime vergini un posto d'onore: Stare vicino a Gesù, Di­vino Agnello, seguirlo ove va e cantare un inno che in Paradiso possono cantare loro soltanto.

Beati coloro che potranno un giorno cantare in Cielo l'inno dei cori verginali!

FINE