LO SPIRITO SANTO
di
Don Giuseppe Tomaselli
S'insegna ai
bambini che si preparano alla Prima Comunione e si ricorda spesso ai fedeli di
ogni ceto, che il principale mistero della Fede Cattolica è l'esistenza di un
Dio solo, in tre Persone, uguali e distinte: Padre, Figlio e Spirito Santo.
Non basta
credere nella SS. Trinità, ma si deve anche onorare ogni singola Persona
Divina, adorandola, benedicendola, invocandola.
L'Eterno Padre
è ricordato ed invocato sovente dai fedeli, ad esempio, con la recita del
Padre Nostro.
Il Figlio di
Dio, Gesù Cristo, ha immense schiere di credenti, che ogni giorno ne
ricordano la vita, la Passione e la morte, lo adorano nei Tabernacoli e ne
venerano l'immagine sotto cento forme.
Lo Spirito Santo invece è poco onorato, come se fosse qualche cosa di secondario nella SS. Trinità; è poco conosciuto e può dirsi per molti « Il Dio Ignoto ».
Questo
libretto tratterà dello Spirito Santo, in forma popolare, proponendosi di
istruire il popolo, affinché il Divino Spirito Supremo, che la Corte degli
Angeli e dei Beati adora incessantemente in Cielo, sia anche adorato e benedetto
sulla terra.
Infieriva
la persecuzione contro i Cristiani, al tempo dell'Imperatore Diocleziano. Una
giovanetta aveva offerta a Dio la sua verginità e rifiutò le nozze di un
pagano. Per vendetta fu accusata come Cristiana. Eccola davanti al giudice
Pascasio.
Lo
Spirito Santo, che aveva ispirato alla giovanetta il voto di verginità, al
momento della prova le venne in aiuto.
Il
giudice le ordinò di adorare le divinità pagane; essa energicamente si
rifiutò, anzi cominciò a cantare le lodi del Cristianesimo.
Indispettito
Pascasio, esclamò: Ora cominceranno i tormenti e tu cesserai di parlare. -
La
fanciulla rispose: Ai servi del Signore non possono mancare le parole, perché
Gesù Cristo ha detto: Quando vi condurranno davanti ai tribunali, non
preoccupatevi di ciò che dovrete dire, ma quello che in quel momento vi sarà
dato, quello dite; poiché non parlate voi, ma è lo Spirito Santo (San Marco,
XIII-11). -
Il
giudice soggiunse: Forse c'è in te lo Spirito Santo?
-
Sl; perché coloro che vivono nella purezza, sono tempio dello Spirito Santo. -
Farò in modo che lo Spirito Santo ti lasci. -
Terribile
fu la prova; ma lo Spirito Santo, Spirito di Fortezza, non solo fortificò la
volontà della giovane cristiana, ma ne rese immobile il corpo; cosicché,
appena i soldati le misero le mani addosso per trascinarla là ove il
giudice aveva comandato, quel corpo verginale rimase come pietrificato.
Non
riuscendo i soldati a smuoverla, tentarono di farla trascinare da sei paia di
buoi; fu inutile.
La
fanciulla allora fu cosparsa di pece, di rèsina e di olio bollente e si appiccò
il fuoco, affinché le fiamme la divorassero. Il fuoco dell'amore divino era più
potente di quello materiale; le fiamme non le fecero alcun male.
Si
ricorse ad altri tormenti e tutti furono superati. Iddio aveva avuto dalla sua
diletta serva la grande prova d'amore e volle che andasse presto in Cielo nella
schiera delle Vergini. Un soldato infine le trapassò la gola con la spada.
La
martire non morì subito. Lo Spirito Santo le illuminò la mente e le diede il
dono della profezia, facendole predire che dopo la morte di Diocleziano e di
Massimiano la Chiesa di Gesù Cristo avrebbe avuto una grande pace.
L'eroina
di cui si è ricordato il martirio, è Santa Lucia.
Chi
è questo Spirito Santo, che innamora della verginità, che porta all'eroismo,
che dà la forza a milioni di Martiri, che opera prodigi?
È
il Sole Divino, che illumina, riscalda, feconda e santifica. Si tolga il sole
dal firmamento e cessa la vita sulla terra; togliamo l'opera dello Spirito
Santo nel mondo e cessa ogni forma di santità e di bene.
Per
meglio comprendere quanto si verrà esponendo, si rimanda il lettore ad un'altra
pubblicazione « Il Mistero della Trinità ».
Ecco
in breve le nozioni fondamentali. Trio è Spirito Purissimo, Eterno, Infinito.
In Dio sono tre Persone, le quali hanno la stessa unica Natura Divina.
Sono
tre le Persone, ma uguali, distinte e non separate. Sono uguali e perciò lo Spirito
Santo non è inferiore nè al Padre Eterno, nè al Divin Figlio, Gesù Cristo.
Sono distinte, cioè il Padre non è Figlio, nè il Figlio è lo Spirito Santo.
Sono tre persone indivisibili e quindi dove è una, sono anche le altre due. Gesù
affermò questa grande verità, quando rispose all'Apostolo Filippo, il quale
gli aveva chiesto: Signore, mostraci il Padre e siamo contenti. - Gesù rispose:
Da tanto tempo sono con voi e non mi avete conosciuto? Filippo, chi vede me,
vede anche il Padre. Come puoi dunque dire: Mostraci il Padre? Non credi che io
sono nel Padre ed il Padre è in me? (S. Giovanni, XVI-8).
Delle
tre Persone Divine ha il corpo solamente il Figlio, perchè, pur restando vero
Dio, divenne anche vero uomo.
Riguardo
al procedimento delle Persone Divine si presenta un paragone.
Immagina,
o lettore, di essere davanti ad uno specchio; in esso vedi la tua immagíne.
Nel caso che il tuo corpo sia ben proporzionato, gentile il volto, roseo il
colorito, avvenenti gli occhi, etc..., naturalmente mentre ti osservi,
emetti un atto di compiacenza e di amore verso l'immagine, che rappresenta te
stesso.
Però
la tua immagine, tolto lo specchio, non esiste più; quell'atto di compiacenza e
di amore nel mirarti, è un semplice atto passeggero, che scompare presto o
tardi.
Parlando
ora di Dio, il Padre sin dall'eternità con atto purissimo della sua intelligenza
vede sé in se stesso, con tutte le sue perfezioni.
Questa
conoscenza eterna e perfetta di sè, è la sua immagine; ma l'immagine non è
passeggera, bensì eterna, ed è una vera Persona, che è il Figlio. Il Padre
emette un continuo atto di amore verso il Figlio, il quale a sua volta lo emette
verso il Padre. Questo reciproco atto di amore non è momentaneo, ma eterno, e
costituisce un'altra Persona eterna, che è lo Spirito Santo.
Dunque,
il Padre sin dall'eternità genera il Figlio per via d'intelligenza, e lo
Spirito Santo procede dal Padre e dal Figlio per via di amore.
Il
Padre è il principio del Figlio; il Figlio è lo splendore e l'immagine
vivente del Padre; lo Spirito Santo è l'amore del Padre e del Figlio.
Le
tre Divine Persone nelle loro interne relazioni compiono degli atti, che non
escono dal seno della Trinità e sono chiamati atti interni; compiono anche
atti, che escono dall'interno della Trinità e sono chiamati, con termine
teologico, operazioni « ad extra ».
Nelle
operazioni « ad extra » concorrono sempre tutte e tre le Persone Divine. Esempio:
L'Eterno Padre crea il mondo, però lo crea per mezzo del Figlio e lo crea per
amore (opera dello Spirito Santo). Dio Padre crea l'uomo, il quale cade nella
colpa; il Figlio lo redime, facendosi uomo; lo Spirito Santo lo santifica, con
il suo continuo influsso.
Si
ripeta con fede riconoscente questa piccola preghiera:
Gloria
a Te, Dio Padre, che mi hai creato!
Gloria
a Te, Dio Figlio, che mi hai redento!
Gloria
a Te, Dio Spirito Santo, che mi hai santificato!
Un
fanciullo che faceva da pastorello, era assai devoto della Madonna e viveva nell'umiltà
e nella purezza. Si accese in lui il desiderio di divenire Sacerdote; era però
d'ingegno corto e non avrebbe potuto compiere gli studi ecclesiali. Con sforzi
degni di lode, riuscì ad avere la sufficienza per essere ammesso al sacerdozio.
I superiori dicevano: E’ scarso d'intelligenza, ma vi supplisce la santità
della vita. -
Al
nuovo Sacerdote fu assegnata una piccola parrocchia. Quanti sacrifici per esplicare
il suo Ministero, specialmente per predicare! Al principio di settimana
preparava la predica per la prossima domenica; il tutto si limitava ad una sola
paginetta, che si sforzava d'imparare a memoria e che poi ripeteva dal pulpito
con qualche deficienza.
Questo
Ministro del Signore era umile e pio. Lo Spirito Santo lo scelse a strumento
della sua gloria; lo investì di luce soprannaturale, gli diede il dono della
scienza, della profezia e dei miracoli. Le prediche che fece d'allora in poi
furono meravigliose. Non andavano soltanto i parrocchiani ad ascoltarlo, ma i
Sacerdoti e i Vescovi della Francia accorrevano a lui.
Fu
sì grande la fama della sua eloquenza, che per ascoltarlo si accorreva da tante
parti d'Europa e d'America.
I
più grandi predicatori francesi lo ascoltavano volentieri. Un giorno andò ad
assistere alla predica del celebre Curato il principe degli oratori
francesi, il Padre Lacordaire, scrittore e conferenziere illustre. Il tema
della predica era: « Lo Spirito Santo ». Lacordaire ascoltò con vivo
interesse, rimase estatico e quando il Curato finì la predica, egli esclamò:
Soltanto ora ho compreso cosa sia lo Spirito Santo! -
L'umile
predicatore era il Santo Curato d'Ars, arricchito dei doni dello Spirito Santo.
Se
Lacordaire Sacerdote molto dotto, aveva ancora delle lacune nella mente riguardo
alla terza Persona Divina, lacune che riempi con la predica del Santo Curato
d'Ars, quanto bisogno non hanno i semplici fedeli di essere istruiti per
conoscere ed amare lo Spirito Santo? Addentriamoci dunque nell'argomento.
cominciando a dimostrare con la Sacra Scrittura l'esistenza di questo Divino
Spirito.
Gesù
Cristo è la Luce: è Colui che illumina ogni uomo che viene in questo mondo.
Durante
la sua vita terrena manifestò i misteri divini, affinchè gli uomini credendo e
praticando i suoi insegnamenti, potessero raggiungere il Paradiso.
Gesù
dimostrava spesso l'esistenza del Divin Padre, parlando del suo Padre Celeste,
della missione che veniva a compiere nel mondo per fare la volontà del Padre,
presentandolo come Dio amorosissimo e pieno di misericordia. Parlando a
Nicodemo disse: Il Padre ha talmente amato il mondo, da dare il suo Figlio
Unigenito, affinchè chi crede in Lui non perisca, ma abbia la vita eterna; poiche
Dio (Padre) non ha mandato il Figlio suo nel mondo per giudicarlo, ma perché il
mondo sia salvato per mezzo di Lui (S. Giovanni, III-16). -
Gesù
parlava anche sovente della terza Persona della SS. Trinità, cioè dello
Spirito Santo
Rattristato
il Divin Maestro della malvagità dei Farisei, che non volevano credere ai
suoi miracoli e chiudevano l'orecchio alla verità, offendendo in tal modo lo
Spirito Santo, ch'è Spirito di verità, così esclamò: Agli uomini sarà
perdonato ogni peccato e bestemmia; ma la bestemmia contro lo Spirito Santo
non sarà perdonata. E chi avrà parlato contro il Figlio dell'uomo (Gesù), sarà
perdonato, ma chi avrà parlato contro lo Spirito Santo, non sarà perdonato né
in questa vita né in quella futura (S. Matteo, XII-31).
Prevedendo
Gesù le persecuzioni, cui sarebbero andati incontro i suoi seguaci, promise
l'assistenza dello Spirito Santo: Quando vi condurranno davanti ai tribunali,
non preoccupatevi di ciò che dovete dire, ma quello che in quel momento vi sarà
dato, quello dite, poichè non parlate voi, ma è lo Spirito Santo (S. Marco,
XIII-11). -
Gesù
durante la festa dei Tabernacoli, davanti alla folla, levatosi in piedi, disse
ad alta voce: Chi ha sete, venga a me e beva. Dal seno di chi crede in me, come
dice la Scrittura, scaturiranno fiumi d'acqua viva. - Diceva questo dello
Spirito (Santo), che dovevano ricevere i credenti in Lui, perché non era ancora
stato dato lo Spirito (Santo), non essendo ancora glorificato Gesù (S. Giovanni,
VII-37). -
Gli
Apostoli erano afflitti, pensando che un giorno il Signore li avrebbe lasciati
per ritornare al Cielo. Gesù li confortò, dicendo: Io pregherò il Padre e
vi darà un altro Consolatore, che resti con voi per sempre: lo Spirito di Verità,
che il mondo non può ricevere, perché non lo vede e non lo conosce, ma voi lo
conoscete, perché abiterà con voi. Non vi lascio orfani. (San Giovanni,
XVI-16). - E' meglio per voi che io me ne vada; perché se io non me ne vado,
non verrà a voi il Consolatore (lo Spirito Santo) ; e se me ne vado, lo manderò
a voi. Venendo egli convincerà il mondo riguardo al peccato, alla giustizia e
al giudizio. Riguardo al peccato, per non avere creduto in me; alla giustizia,
perché io vado al Padre e non mi vedrete più; riguardo al giudizio, perché il
Principe di questo mondo (il demonio) è già giudicato. Molte cose avrei ancora
da dirvi; ma per ora non ne siete capaci. Quando però sarà venuto quello
Spirito di Verità, Egli vi ammaestrerà in ogni verità, perché non vi parlerà
da se stesso, ma dirà tutto quello che avrà udito ( ... dal Padre e dal
Figlio...) e vi annunzierà il futuro. Egli mi glorificherà, perché riceverà
del mio e ve lo annunzierà. Tutto quello che ha il Padre è mio; per questo ho
detto che riceverà del mio e ve lo annunzierà (S. Giovanni, XVI-7). -
Quando
Gesù fu risorto da morte, apparendo agli Apostoli, diede ad essi il potere di
perdonare i peccati; ma prima comunicò loro lo Spirito Santo. Si legge infatti
nel Vangelo: Disse Gesù: Pace a voi! Come il Padre ha mandato me, anch'io mando
voi. - E detto questo, soffiò sopra di loro e disse: Ricevete Lo Spirito Santo.
Saranno rimessi i peccati a chi li rimetterete e saranno ritenuti a chi li
riterrete (San Giovanni, XX-21). -
Prima
di salire al Cielo, Gesù assegnò agli Apostoli la missione che avrebbero dovuto
compiere, dicendo: Andate dunque ad ammaestrare tutte le genti, battezzandole
nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo... (S. Matteo,
XXVIII-19).
Gli
Apostoli erano deboli e non avrebbero potuto attuare nel mondo i disegni ivini
senza l'assistenza particolare dello Spirito Santo; perciò Gesù comandò loro
di non iniziare l'evangelizzazione, se prima non avessero ricevuto solennemente
lo Spirito Santo, il che avvenne nel giorno della Pentecoste: Io mando a voi
il Promesso del Padre mio (lo Spirito Santo) e voi restate in città, finché
non siate rivestiti di potenza dall'alto (San Luca, XXIV-49). -
Dai
tratti di Vangelo che sono stati citati, dalle parole di Gesù, Figlio di Dio,
viene dimostrata l'esistenza dello Spirito Santo e la sua missione nel mondo.
Gesù
era salito al Cielo; gli Apostoli memori della promessa del Divin Maestro, si
raccolsero nel Cenacolo in attesa della venuta dello Spirito Santo. Cogli
Apostoli era anche Maria Vergine, i settantadue discepoli di Gesù e altri
seguaci, in numero di circa centoventi.
Tutti
perseveravano nella preghiera, disponendosi così al grande evento.
Lo
Spirito Santo non ha corpo come l'ha Gesù, Dio Uomo. Come sarebbe dunque
venuto? In che modo si sarebbe manifestato? Avrebbe dovuto prendere forma
sensibile, come prese forma di colomba nel momento del battesimo di Gesù.
In
questa venuta solenne lo Spirito Santo si manifestò sotto forma di vento e di
fuoco; tra gli elementi sensibili, il vento rappresenta meglio lo Spirito, perché,
pur non vedendosi, agisce e produce tanti effetti; il fuoco, che rappresenta
l'amore, è l'elemento terreno più forte, capace di purificare e di
distruggere.
Gli
Atti degli Apostoli così riferiscono l'avvenimento: Giunto il giorno della Pentecoste,
stavano tutti insieme nel medesimo luogo; all'improvviso venne dal cielo un
rumore come di vento impetuoso e riempì tutta la casa ove si trovavano. Ed
apparvero ad essi, distinte, delle lingue come di fuoco, e se ne posò una su
ciascuno di loro; e furono tutti ripieni di Spirito Santo e cominciarono a
parlare varie lingue, secondo che lo Spirito Santo dava loro di esprimersi.
Ora,
fra gli Ebrei residenti a Gerusalemme, c'erano persone pie di ogni nazione che
è sotto il cielo. Essendo venuto quei rumore, concorse la moltitudine e rimase
sbalordita, sentendoli ciascuno parlare nella sua propria lingua. E ne stupivano
tutti e ne facevano le meraviglie, dicendo: Ecco, questi che parlano non sono
tutti Galilei? Come va che ognuno di noi udiamo parlare del nostro linguaggio
natio? Parti, Medi ed Elamiti, abitanti della Mesopotamia e della Giudea,
della Cappadocia, del Ponto e dell'Asia, della Frigia, della Panfilia, dell'Egitto
e dei paesi della Libia, che è intorno a Cirene, e avventizi Romani, tanto i
Giudei che i proseliti, Cretesi ed Arabi, li abbiamo uditi parlare nelle nostre
lingue delle grandezze di Dio.
E
tutti ne stupirono ed erano pieni di meraviglia, dicendo: Che significa questo?
Altri poi, facendosene beffe, dicevano: Costoro sono pieni di vino.
Ma
Pietro, levatosi su con gli altri undici, alzò la voce e disse loro: Uomini
di Giudea e voi tutti che abitate in Gerusalemme, vi sia noto questo e date
ascolto alle mie parole. Costoro certo non sono ubriachi come voi pensate, non
essendo che la terza ora del giorno. Avviene invece quello che fu detto dal
Profeta Gioele: E avverrà negli ultimi giorni (dice il Signore) che diffonderò
il mio Spirito sopra tutti gli uomini... E sopra i miei servi e sopra le mie
serve diffonderò il mio Spirito (Atti degli Apostoli)
Lo
Spirito Santo operò negli Apostoli una vera trasformazione.
Prima
della Pentecoste erano timorosi ed avevano paura delle minacce dei Giudei, che
perseguitavano i seguaci di Gesù. San Pietro durante la Passione aveva rinnegato
il Divin Maestro per tre volte, pieno di paura davanti ad una serva. Ma,
ricevuto lo Spirito Santo, divenne forte e - coraggioso e senza timore predicava
apertamente la dottrina di Gesù, rimproverando i crocifissori del Figlio di
Dio.
Gli
Apostoli erano operai, quasi tutti pescatori, perciò illetterati; lo Spirito
Santo infuse la scienza divina e subito divennero sapientissimi. Basta leggere
le Lettere Apostoliche di San Pietro e di San Paolo, per vedere la sublimità
della loro scienza.
Prima
di ricevere lo Spirito Santo, erano così chiusi di mente che non comprendevano
le parole di Gesù; i luminosi paragoni del Divin Maestro erano per loro alle
volte cose incomprensibili, tanto che Gesù li rimproverò: Ma siete anche voi
senza intelletto? (S. Matteo XV-16). -
Dopo
la Pentecoste ricordarono e compresero tutto ciò che Gesù aveva loro insegnato.
Quantunque
parlassero il dialetto di Galilea, per opera dello Spirito Santo poterono
essere compresi da uomini di quattordici nazioni, i quali udivano la propria
lingua.
Parlò
per mezzo dei Profeti La SS. Trinità aveva decretata l'opera della Redenzione,
cioè il Figlio di Dio si sarebbe fatto uomo per riparare la colpa di origine e
riaprire il Paradiso all'umanità decaduta.
Nell'Incarnazione
di Gesù Cristo, l'opera dello Spirito Santo fu continua e meravigliosa.
Migliaia di anni trascorsero dalla promessa del Messia alla sua comparsa nel
mondo. In questo frattempo lo Spirito Santo fu operosissimo e parlò per mezzo
dei Profeti.
Il
Divino Spirito illuminò la mente dei Profeti e fece loro vedere il futuro,
riguardante il Redentore, cosicché tanti secoli prima che Gesù nascesse la
sua vita era già scritta.
Nell'Antico
Testamento lo Spirito Santo, ispirò, assistette e diresse la stesura di
numerosi libri, detti « Ispirati »; essi formarono il codice divino del
popolo ebreo. Sono ricchissimi d'insegnamenti. Ventuno sono libri storici, sette
didattici o d'insegnamento e diciannove sono libri profetici. Poichè la Sacra
Bibbia è opera dello Spirito Santo, se ne consiglia la lettura; in modo
particolare si consiglia la lettura del libro della Sapienza e
dell'Ecclesiastico.
Nel
Nuovo Testamento lo Spirito Santo ispirò ed assistette altri sacri scrittori,
affinchè non commettessero errori nel riferire i fatti e gl'insegnamenti di
Gesù Cristo. Sono perciò « libri ispirati » e per conseguenza viva parola
di Dio: i quattro Vangeli, gli Atti degli Apostoli, le Lettere di San Paolo,
di San Pietro, di San Giovanni, di San Giuda e di San Giacomo. Libro
eccezionale, eminentemente profetico, è la Apocalisse di San Giovanni, ove sono
descritte le lotte ed i trionfi di Gesù e della sua Chiesa, sino alla fine
del mondo. Se si amasse di più lo Spirito Santo, si amerebbe di più la lettura
della Bibbia e si riceverebbero tanti lumi per ben vivere.
Si
è detto sopra che la terza Persona della SS. Trinità cooperò efficacemente
alla Incarnazione della seconda Persona Divina. Vediamone qualche particolare.
Lo
Spirito Santo aveva fatto scrivere al Profeta Isaia: Ecco, una Vergine concepirà
e partorirà un Figlio, che sarà chiamato Emmanuele (cioè: Dio con noi)
(Isaia, VIII-4). -
Quale
prodigio, essere Vergine e Madre! Il Figlio di Dio volle dare tale onore a
Colei, che avrebbe chiamato « Mamma ». Come si sarebbe verificato ciò? Per
opera dello Spirito Santo.
Infatti
l'Arcangelo Gabriele, mandato dall'Eterno Padre, si presentò in forma umana a
Maria e le disse: Ave, piena di grazia! Il Signore è con te. Benedetta tu fra
le donne! -
Maria
si turbò al saluto angelico; Gabriele la rassicurò: Non aver timore, o Maria,
poichè hai trovato grazia presso Dio. Tu avrai un Figlio e gli porrai nome Gesù.
Questo sarà grande e sarà chiamato Figlio dell'Altissimo ed il Signore gli darà
il trono di Davide, suo padre (da cui discende), e regnerà in eterno sulla
casa di Giacobbe; il suo regno non avrà fine. -
Maria
rispose: In qual modo avverrà questo, mentre io non conosco uomo?
-
Lo Spirito Santo scenderà sopra di te e la potenza dell'Altissimo ti adombrerà.
Per questo ancora quello che nascerà da te, Santo, sarà chiamato Figlio di
Dio. - Disse Maria: Ecco la serva del Signore! Si faccia di me secondo la tua
parola (S. Luca, I-28 e segg.). -
In
quell'istante, per virtù dello Spirito Santo, la seconda Persona della SS.
Trinità si fece uomo.
Sia
dunque lode all'Eterno Divino Spirito, che ha donato al mondo il Redentore, il
Re dell'Eterna Gloria!
Alcuni
mesi prima di questo annunzio l'Arcangelo Gabriele si era presentato a Zaccaria,
a colui che avrebbe dovuto essere il padre del Precursore di Gesù, Giovanni
Battista.
Il
Battista aveva da compiere una missione importante, perchè doveva preparare
la via al Redentore del mondo, disponendo gli uomini a ben riceverlo. Gli era
necessaria una virtù non comune, simile a quella del Profeta Elia, per vivere
nell'austerità del deserto, per abbracciare con generosità la vita di
mortificazione, per predicare con frutto e per subire in ultimo il martirio.
Senza
l'azione dello Spirito Santo, come avrebbe potuto San Giovanni attuare i disegni
di Dio? Per la qual cosa, l'Arcangelo Gabriele, annunziandone a Zaccaria la nascita,
disse: Tua moglie Elisabetta ti darà un figliuolo, al quale porrai nome Giovanni...
Sarà ripieno di Spirito Santo fin dal seno materno e convertirà molti dei
figliuoli d'Israele al Signore Dio loro (S. Luca, I-13). -
Lo
Spirito Santo guidò il Battista sino alle più alte cime della perfezione,
tanto che Gesù un giorno ne fece il panegirico in questi termini: Tra i nati di
donna non c'è Profeta più grande di Giovanni Battista (S. Luca, VII-28). -
Maria
Vergine custodiva nel suo cuore il mistero che si era compiuto in lei; non ne
fece parola neppure a Giuseppe, suo castissimo Sposo.
Lo
Spirito Santo, per mezzo di un Angelo, illuminò la mente di Giuseppe, informandolo
di tutto.
La
Madonna andò a visitare la cugina Elisabetta. Costei non sapeva nulla di quanto
era avvenuto in Maria, ma ne fu messa a conoscenza dallo Spirito Santo.
Si
legge nel Vangelo: In quei giorni Maria si mise in viaggio per recarsi frettolosamente
in una città della Giudea sulle montagne; entrò nella casa di Zaccaria e salutò
Elisabetta. Ed avvenne che, appena Elisabetta udì il saluto di Maria, il bambino
le balzò nel seno ed Elisabetta fu ripiena di Spirito Santo; ed esclamò ad
alta voce: Benedetta tu fra le donne e benedetto il frutto del tuo seno! E
donde a me è dato che venga a me la Madre del mio Signore? (S. Luca, I-39). -
Anche
la Vergine Maria in quel momento fu invasa dall'azione dello Spirito Santo e
pronunziò il sublime inno del « Magnificat ».
Con
questo cantico ispirato la Madonna, ricordando e compendiando i detti dei
Profeti e profetizzando l'avvenire, diede lode a Dio per l'Incarnazione,
magnificando la misericordia del Signore verso gli umili ed i poveri.
Poter
conoscere il Messia predetto dai Profeti, vederlo ed abbracciarlo, quale dono
divino!
Lo
Spirito Santo volle fare questo dono ad un uomo avanzato negli anni, dedicato
alla cura del Tempio di Gerusalemme.
Dice
il Vangelo: C'era allora in Gerusalemme un uomo di nome Simeone, uomo giusto e
pio, che aspettava la consolazione d'Israele (il Messia); e lo Spirito Santo era
in lui; e gli aveva assicurato che non sarebbe morto prima di vedere il Cristo
del Signore. E mosso dallo Spirito Santo, andò al Tempio; e quando i genitori
vi portarono il Bambino Gesù per fare a suo riguardo secondo il rito della
Legge, egli pure se lo prese in braccio e, benedicendo Dio, esclamò: Ora
lascia, o Signore, che il tuo servo, secondo la tua parola, se ne vada in pace,
poichè i miei occhi hanno mirato il tuo Salvatore, da te preparato nel cospetto
di tutti i popoli, luce di rivelazione alle Genti e gloria d'Israele, tuo
popolo! (S. Luca, II-25). –
Lo
Spirito Santo accompagnava ininterrottamente Gesù durante la vita terrena e
ne guidava i passi. Gesù, come Dio, è uguale allo Spirito Santo, ma come uomo
si lasciava dirigere da Lui e ne seguiva gli impulsi. Dice l'Evangelista San
Luca: Gesù, ripieno di Spirito Santo, si parti dal Giordano e fu condotto
dallo Spirito nel deserto (S. Luca, IV-l). -
Poi
Gesù, per impulso dello Spirito Santo, ritornò in Galilea e la sua fama si
sparse per tutti i dintorni (S. Luca, IV-14). -
Iddio
aveva detto per bocca del Profeta Isaia: Ecco il mio Servo, che io ho scelto,
il mio Diletto, in cui si compiace l'anima mia; porrò il mio Spirito sopra di
Lui (Isaia, XLII-1). La missione di Giovanni Battista di preparare gli animi a
ricevere il Messia, era al termine. Giovanni conosceva Gesù, perche era suo
cugino ma non sapeva che era il futuro Messia. Lo Spirito Santo, allorché gli
ordinò di andare a battezzare nel Giordano, gli disse: Colui sul quale vedrai
scendere e fermarsi lo Spirito, è Colui che battezza con lo Spirito (S.
Giovanni, 1-33). -
Il
Battista, un giorno che vide venire Gesù verso di sé, esclamò: Ecco l'Agnello
di Dio, ecco Colui che toglie i peccati del mondo! Egli è Colui del quale ho
detto: Dopo di me viene uno che è avanti di me, perchè era prima di me... Ho
veduto lo Spirito scendere dal Cielo a guisa di colomba e posarsi sopra di Lui
(S. Giovanni, I-29). -
Poichè
la manifestazione dello Spirito Santo sotto forma di colomba è una delle
principali manifestazioni, osserviamola nei particolari.
Come
Gesù prese per simbolo l'agnello il quale tra gli animali che nell'antico Testamento
si sacrificavano alla Divinità rappresentava meglio l'innocenza e la
mansuetudine, così lo Spirito Santo volle per simbolo la colomba, che tra i
volatili è la più semplice e con il volo rappresenta l'opera della divina
grama nelle singole anime, elevandole alle sfere celesti.
È
questa la narrazione evangelica: Giunse Gesù dalla Galilea al Giordano da Giovanni,
per essere da lui battezzato. Ma Giovanni lo distoglieva col dire: Io dovrei
essere battezzato da Te, e Tu vieni a me? - E Gesù gli rispose: Lascia fare
per ora, perché ci conviene di adempiere così ogni giustizia.
Giovanni
allora accondiscese; e Gesù battezzato che fu, uscì subito dall'acqua. Ed ecco
gli si aprirono i cieli e vide lo Spirito di Dio scendere come colomba e posarsi
sopra di Lui. Ed una voce dal Cielo disse: Questo è il mio Figlio diletto, nel
quale mi sono compiaciuto (San Matteo, 111-13).
Nel
battesimo di Gesù si manifestarono distintamente le tre Persone della Santissima
Trinità.
La
colomba, rappresentata nelle pitture sacre, non è che un semplice simbolo del
Divino Spirito, come ne furono simbolo il vento ed il fuoco nel giorno della
Pentecoste.
Un
bambino di quattro anni era caduto dentro un torrente; si ritardò a venirgli in
aiuto e, quando fu estratto, era già morto. La mamma, avvertita della
disgrazia, corse sul posto e trovò il corpicino del figlioletto adagiato a
terra; le sembrò che dormisse. Lo prese in braccio, lo baciò e lo chiamò
ripetutamente per nome; ma il bambino era insensibile. Pregò che si chiamasse
il medico; questi venne e constatò la morte. La donna aspettava che il
figliuolo si muovesse per ricondurlo a casa; vedendosi delusa, si aggrappò
alle gambe del medico, gridando: Fate camminare il mio bambino! Vedete, ha le
gambe in buono stato! Fatelo parlare! Fatelo sorridere!... -
Il
medico non potè frenare le lacrime; poi disse: C'è nulla da fare! Il corpicino
dell'innocente ha tutte le membra; però il cuore non pulsa più; manca l'anima!
-
La
madre, all'improvvisa notizia, era impazzita e non sapeva più quel che dicesse.
Un
corpo umano senza anima è incapace di tutto, è cadavere.
Lo
Spirito Santo, Spirito Vivificatore, è l'anima del Corpo Mistico di Gesù, la
Chiesa. Se cessasse l'azione dello Spirito Santo, cesserebbe nella Chiesa la
vita soprannaturale, cioè ogni forma di santità, ed i suoi membri
resterebbero sterili, inerti, morti; nessun seguace di Gesù Cristo potrebbe
compiere il minimo atto soprannaturale, meritorio per la vita eterna. Dice San
Paolo: Senza lo Spirito Santo, da noi saremmo incapaci anche di pronunziare il
nome di Gesù.
Se
si togliesse il sole dal firmamento, cesserebbe sulla terra la luce, il calore,
la fecondità, la vita di ogni specie; così sarebbe della Chiesa Cattolica
senza lo Spirito Santo.
Cuore
del Corpo Mistico Abbiamo visto nella prima parte l'azione diretta dello
Spirito Santo sopra Gesù Cristo durante la sua vita terrena.
Contempliamo
ora l'opera vivificatrice e santificatrice della terza Persona Divina nella
Chiesa Cattolica.
La
Chiesa è la continuazione, è il prolungamento della missione di Gesù nel
mondo, e affinché raggiunga lo scopo per cui è stata istituita, ha bisogno
dell'assistenza dello Spirito Santo: per non cadere in errore, per conservare
e trasmettere inalterata la dottrina di Gesù a tutte le generazioni, per
superare vittoriosamente le persecuzioni e per santificare i suoi membri, cioè
i fedeli.
L'azione
dello Spirito Santo dunque è essenziale nella Chiesa Cattolica; Egli ne è come
il cuore. Nel corpo umano il cuore è nascosto ed esternamente non appare; però
è esso il centro della vita, la sorgente di ogni benché minimo movimento. Quan
tunque lo Spirito Santo non si veda, perché: è Purissimo Spirito, tuttavia
è Lui la vita della Chiesa, è unito intimamente ad essa, la considera come sua
Mistica Sposa, rendendola ogni giorno, ogni istante, madre amorosa di nuove
schiere di credenti.
Lo
Spirito Santo e la Chiesa sono inseparabili; giustamente nella professione di
fede, che è il Credo, dopo la frase « Credo nello Spirito Santo », subito è
detto: « La Santa Chiesa Cattolica ».
Il
maestoso Tempio di San Pietro a Roma è visitato da milioni di credenti e di non
credenti.
Al
primo ingresso se ne può ammirare la grandiosità. Si proceda e si vada verso
la Confessione, cioè sotto la cupola, ove è sito l'Altare Papale. Si guardi
allora in alto e si contempli la Gloria del Bernini. Questo celebre artista,
chiamato dal Papa Alessandro VII per ornare il più grande Tempio della
Cristianità, consapevole che lo Spirito Santo è il tutto nella Chiesa, lo pose
in gloria, sotto la tipica forma di colomba, attorniata da Angeli trasvolanti
in schiere turbinose ed osannanti, ad ali tese, adombrando la Cattedra di San
Pietro.
Bella
e geniale la rappresentazione che ne fece dello Spirito Santo il Bernini, proprio
là, ove San Pietro finì la vita col martirio ed ove il suo successore, il
Papa, esercita le funzioni di Capo supremo della Chiesa!
Lo
Spirito Santo, che è luce, illumina il Sommo Pontefice, quando questi parla
infallibilmente di Fede o di morale; opera all'occorrenza dei miracoli; dà la
forza di affrontare il martirio; chiama e prepara i Ministri dell'Altare; manda
i Missionari in tutti i lembi della terra; feconda e fa germogliare i gigli
della purezza, sino all'eroismo; arricchisce di carismi, o doni straordinari,
le anime privilegiate e vede infrangersi e sparire regni e principati, mentre
la Chiesa, venti volte secolare, è sempre giovane e fiorente.
Tutte
le potenze umane, dopo una durata più o meno lunga, son cessate di esistere,
ma la Chiesa di Gesù Cristo, sempre combattuta e mai vinta, sfida sicura i secoli;
1o Spirito Santo, eterno, infinito, onnipossente, ne è l'anima e ne assicura
la vita sino alla fine del mondo.
Con
l'Ascensione al Cielo, Gesù aveva portato a termine la sua missione sulla terra;
aveva istituito la Chiesa e le aveva dato un Capo in San Pietro. Era riservato
allo Spirito Santo il compito di perpetuare nel mondo l'opera della Redenzione.
Nel
giorno della Pentecoste scese lo Spirito Santo sulla Chiesa nascente, raccolta
nel Cenacolo. Come il bambino ha bisogno di cure speciali per crescere, cosí la
Chiesa nel suo principio fu assistita in modo speciale dal Divino Spirito.
Leggendo il libro « Atti degli Apostoli », risalta subito la potenza e la
bontà della terza Persona della SS. Trinità, nonché la sua predilezione per
la Chiesa.
Spigoliamo
qualche episodio.
Un
uomo, ferventemente giudeo, era ostile alla dottrina di Gesù Cristo. Quando
il Diacono Stefano, ripieno di Spirito Santo, fu ucciso a sassate nel torrente,
egli custodiva i mantelli degli uccisori, approvandone l'operato. Si presentò
ai capi di Gerusalemme per avere il permesso di andare con i soldati a Damasco e
così trascinare nella prigione i discepoli di Gesù Nazareno. Il suo nome,
Saulo, incuteva timore ai primitivi Cristiani, perché ne era un vero
persecutore.
Lo
Spirito Santo scelse quest'uomo per Apostolo, trasformandolo da lupo in agnello.
Sulla via di Damasco la luce divina lo colpi, cadde da cavallo ed ascoltò
tremante la voce misteriosa: Saulo, Saulo, perché mi perseguiti? - Ed egli
chiese: Chi sei, Signore? - Io sono Gesù, che tu perseguiti. Dura cosa è per
te ricalcitrare contro lo stimolo. - Signore, che vuoi che io faccia? - Alzati
ed entra in città; lì ti sarà detto quello che devi fare. -
Saulo
rimase cieco per tre giorni. Quando il Sacerdote Anania di Damasco andò a
trovarlo per ordine ricevuto da Gesù in visione, gli disse: Fratello Saulo, il
Signore Gesù, quello che ti apparve sulla strada per cui venivi, mi ha mandato
a te, affinché tu riacquisti la vista e sii ripieno di Spirito Santo. -
In
quell'istante caddero dagli occhi di lui delle squame e ricuperò la vista ed alzandosi
si fece battezzare.
Scese
lo Spirito Santo sopra Saulo, che poi fu detto Paolo, e lo trasformò in vaso di
elezione; i più grandi doni divini furono riversati sopra di lui, tanto che il
Signore parlava per mezzo della sua bocca. La Chiesa, quando riferisce qualche
insegnamento di quest'uomo straordinario, usa questa e simili espressioni: «
Dice lo Spirito Santo per mezzo di San Paolo ».
Dunque
San Paolo fu uno strumento dello Spirito Santo; ebbe la scienza divina infusa,
il dono della fortezza in grado sommo e tale abbondanza di grazia, da essere
chiamato
« Il grande Apostolo » e « La colonna della Chiesa Cattolica ».
Non
solo fu ripieno San Paolo di Spirito Santo, ma tanti dei primi Cristiani.
Appena taluni ricevevano il Battesimo, subito erano investiti dal Divino
Spirito.
Dicono
gli Atti degli Apostoli: Ora avvenne che, mentre Apollo era a Corinto, Paolo,
attraversate le province superiori, giunse ad Efeso e vi trovò alcuni discepoli
e disse loro: Avete voi ricevuto lo Spirito Santo dopo che avete creduto? - Ma
quelli risposero: Non abbiamo nemmeno sentito dire che ci sia lo Spirito Santo.
-
Ed
egli a loro: Con quale battesimo dunque siete stati battezzati? - Quelli dissero:
Col battesimo di Giovanni. -
Ed
allora Paolo: Giovanni battezzò il popolo col battesimo di penitenza, dicendo
che credessero in quello che doveva venire dopo di lui, cioè in Gesù. -
Udite
tali cose, furono battezzati nel nome del Signore Gesù. E, avendo Paolo imposto
loro le mani, sopra di essi venne lo Spirito Santo e parlavano le lingue e
profetavano. Questi erano circa dodici uomini (Atti, XIX-1). -
Lo
Spirito Santo era comunicato ai credenti dagli Apostoli nell'atto in cui
battezzavano e quando amministravano la Cresima, funzione che compivano
imponendo le mani sul capo dei battezzati. Gli Apostoli, comprendendo la forza
riformatrice dello Spirito Supremo, pregavano che lo ricevessero tutti i nuovi
seguaci di Gesù.
Gli
Atti degli Apostoli riferiscono: Pietro e Giovanni andarono in Samaria; arrivati,
pregarono per loro, affinché ricevessero lo Spirito Santo, perché non era
ancora disceso in alcuno di loro... Allora imposero loro le mani ed essi
ricevettero lo Spirito Santo.
Ora
Simone (celebre mago di Samaria), come vide che mediante l'imposizione delle
mani degli Apostoli era dato lo Spirito Santo, offerse loro del denaro,
dicendo: Date anche a me questo potere di far ricevere lo Spirito a coloro ai
quali imporrò le mani. - Ma Pietro gli disse: Vada il tuo denaro teco in
perdizione, perché hai stimato che il dono di Dio si possa comprare con il
denaro! Tu non hai parte alcuna in tutto questo, perché il tuo cuore non è
retto dinanzi a Dio. Fa' dunque penitenza di questa tua malvagità (Atti,
VIII-15). -
Si
riporta ancora qualche episodio. Gli Apostoli, San Pietro e San Giovanni,
erano stati chiamati nel Sinedrio per dare conto della loro predicazione.
San
Pietro, infiammato dell'ardore dello Spirito Santo, parlò con franchezza, dimostrando
che Gesù era il Messia promesso da Dio ed annunziato dai Profeti. Fu rimandato,
ma con minacce se avesse predicato ancora.
Quando
San Pietro ritornò fra i suoi fedeli, raccontò ciò che gli era accaduto; alla
fine si misero tutti in preghiera. Appena finita l'orazione, un terremoto fece
tremare il luogo dove stavano adunati e furono tutti pieni di Spirito Santo e
cominciarono ad annunziare coraggiosamente la parola di Dio. San Paolo predicava
nelle diverse città. Trovandosi a Cesarea, andò in casa di un certo Filippo
evangelista, ch'era uno dei sette Diaconi, anche lui ripieno di Spirito Santo.
Questi aveva quattro figliuole vergini, le quali avevano il dono di profetare e
dicevano le parole che lo Spirito Santo suggeriva. Ed essendosi Paolo
trattenuto più giorni, arrivò dalla Giudea un Profeta, chiamato Agabo, il
quale prese la cintura di Paolo e legandosi i piedi e le mani, disse: Lo Spirito
Santo dice: Così legheranno in Gerusalemme i Giudei l'uomo, al quale appartiene
questa cintura e lo daranno in mano ai gentili (Atti, XXI-10). -
Difatti
San Paolo fu presto arrestato e giudicato, ma non condannato, perché si appellò
a Cesare e dovette andare a Roma, ove, dopo aver tanto predicato, ebbe tagliata
la testa. Nella Chiesa di Tre Fontane, a Roma, lungo la Via Ostiense, a destra
entrando si vede ancora la pietra miliare, ove il grande Apostolo ebbe
troncato il capo.
Così
chiuse la vita colui, che lo Spirito Santo aveva eletto a portare la luce di Gesù
ai pagani!
Ci
siamo intrattenuti sui fatti straordinari, di cui fu autore lo Spirito Santo
agli inizi della Chiesa. Man mano che i seguaci di Gesù aumentavano e la Chiesa
metteva sempre più salde le radici, i carismi diminuivano. Però non sono mai
cessati del tutto ed anche al presente nella Chiesa Cattolica ci sono delle
anime straordinarie, ricche di celesti carismi.
Il
Profeta Isaia, per illustrazione divina, vide nel futuro il Messia e lo mirò
adorno dei doni dello Spirito Santo. Scrisse infatti: E si poserà sopra di
Lui lo Spirito Santo, Spirito di sapienza e d'intelletto, Spirito di scienza e
di pietà, e lo Spirito del timore del Signore lo riempirà (Isaia, XI-2). -
Questi
doni, che ebbe Gesù Cristo durante la vita terrena e che gli furono permanenti
e nella massima pienezza, si trovano anche, sebbene in differente misura, in
ogni credente, che essendo in istato di grazia, è un tralcio della mistica
Vite, che è Gesù.
Fonte
di questi doni è lo Spirito Santo, che è chiamato « Spirito Settiforme ».
Un
pittore tedesco, Overbeck, dipinse un quadro raffigurante il Battesimo; come
ornamento vi raffigurò i doni dello Spirito Santo rappresentati da sette
Angeli.
Il
primo Angelo, simbolo della « Sapienza », aveva gli occhi rivolti al Cielo,
non badando alle cose terrene.
Il
secondo, immagine dell'« Intelletto », teneva in mano una fiaccola accesa.
Il
terzo Angelo, figura del « Consiglio », additava la via del Cielo.
Il
quarto, simbolo della « Fortezza », domava un leone.
Il
quinto, emblema della « Scienza », teneva un libro in mano.
Il
sesto Angelo, che rappresentava la « Pietà », accendeva di fervore i santi affetti.
L'ultimo
Angelo, il settimo, appariva pieno di orrore per il peccato, indicando così il
« Timore di Dio ».
I
doni dello Spirito Santo sono sette. Questo numero è « Scritturale », perché
spesso si riscontra nella Sacra Bibbia e rappresenta un numero di perfezione.
Dio
nel settimo giorno compì l'opera che aveva fatta (la Creazione) e nel settimo
giorno si riposò (Genesi, II-2) . -
Sette
sono gli Arcangeli in Cielo, tra cui San Michele, San Gabriele e San Raffaele.
Sette
sono gli Angeli dell'Apocalisse; sette i Sacramenti e sette sono gli Ordini
Sacri.
Sette
sono le virtù, tre teologali e quattro cardinali; sette i vizi capitali.
Sette
le petizioni del Padre Nostro e sette le ultime parole di Gesù sulla Croce.
Sette
sono anche i doni dello Spirito Santo. Questo numero è di perfezione e non di
limitazione, in quanto nei sette doni sono inclusi innumerevoli altri. Ecco qualche
analogia.
Le
note musicali sono sette, eppure possono formare innumerevoli armonie.
Un'immagine dei sette doni dello Spirito Santo ce la dà il raggio del sole.
Da questo grande astro si sprigiona un raggio, che attraversa gli spazi ed al
contatto dell'etere cosmico appare luminoso. Il raggio pare di un solo colore,
bianco; ma se s'infrange tra le nubi, ecco apparire l'iride o arcobaleno,
formato da sette colori. I sette colori intrecciati ed in diverse dosi, ci danno
la sterminata scala dei colori che abbellisce il creato. Dallo Spirito Santo
hanno origine i sette doni, ma in questi sono contenuti tutti gli altri, che
sono necessari alla Chiesa ed a ciascun'anima.
I
doni dello Spirito Santo possono considerarsi come le vele ed i remi di una
barca; non potrebbe andare avanti la barca, anzi affonderebbe in caso di
tempesta, se non ci fosse l'opera delle vele e dei remi; così l'anima, senza
l'aiuto dei doni divini, non potrebbe progredire nel bene e non potrebbe
salvarsi.
Veniamo
ora a parlare dei singoli doni.
Il
primo dono dello Spirito Santo, in ordine di eccellenza, è la sapienza, la
quale fa discernere e giudicare Dio e le cose divine nei loro più alti
principi e li fa gustare.
Questo
dono dà luce alla mente e santi affetii al cuore; genera il gusto delle cose
celesti. Chi ha la sapienza, prova una certa quale simpatia per la vita
spirituale e ne assapora la soavità, secondo il detto della Sacra Scrittura:
Gustate e vedete, poiché il Signore è soave (Ps., XXXII I-9) . -
Penso!
...
Una
bambina di sette anni, intelligente e buona, non amava baloccarsi con le sue
coetanee; soleva stare ritirata ed era piuttosto riflessiva.
Un
giorno per quanto la si cercasse, non poteva trovarsi. La sorella maggiore finalmente
la vide in un cantuccio, silenziosa e raccolta.
-
Sorellina mia, le disse, cosa fai qui? - Penso!... - E a chi? - Penso a Gesù;
mi piace tanto pensarlo! -
E
non solo quella volta, ma spesso manifestava l'attrattiva che sentiva per Gesù.
Crescendo negli anni, cresceva in lei tale attrattiva, cosicché il mondo ed i
divertimenti del secolo non esercitavano alcun fascino sul suo nobile cuore.
A quindici anni andò a chiudersi in un monastero e dopo nove anni, trascorsi
nell'esercizio delle virtù, vi moriva.
La
candida anima, che era Santa Teresina, ebbe sin da piccola il dono della sapienza.
Lo Spirito Santo la chiamava ad un alto grado di santità e fui dai primi anni
le diede in grande misura il disprezzo delle cose terrene e l'amore delle
celesti.
Era
suonata la campana della Chiesa di Buttigliera d'Asti; due Missionari avrebbero
predicato.
Un
fanciullo, orfano di padre ed assai povero, si partì da casa e fece tre quarti
d'ora di cammino per assistere alla predica.
Con
una serietà superiore all'età, ascoltò ciò che i predicatori dicevano e
poi fece ritorno a casa.
Lungo
la via fu visto da un Sacerdote, che gli chiese: - Di quale borgata sei? - Dei
Becchi.
-
Sei andato anche tu alla missione? - Sì, signore; sono andato alla predica dei
Missionari.
-
Ma cosa avrai potuto capire? Forse la mamma ti avrebbe fatto qualche predica più
opportuna. Non è vero?
-
Mia madre mi fa sovente delle buone prediche; ma vado assai volentieri ad ascoltare
anche quelle dei Missionari e mi sembra di averle capite.
-
Ne hai proprio capito molto? - Ho capito tutto!
-
Su, sentiamo! Se sai dirmi quattro parole delle prediche di quest'oggi, ti darò
quattro soldi... Guarda! Eccoli qui!
-
Vuole che parli della prima o della seconda predica?
-
Come più ti piace. Ti ricordi che cosa si trattò nella prima predica?
-
Si parlò della necessità di darsi a Dio per tempo e di non differire la
conversione. - E cosa si disse in quella predica? - Vuole che le reciti la
prima, la seconda o la terza parte? La ricordo bene e, se vuole, gliela recito
tutta. -
Cominciò
dall'esordio e poi gli espose i tre punti. Il Sacerdote, trasecolato, lo lasciò
parlare per mezz'ora; poi gli disse: Della seconda predica cosa ricordi?
-
Vuole che la reciti tutta?
-
Mi contento di poche parole.
-
Recito allora il brano che mi fece più impressione, cioè l'incontro dell'anima
del dannato col proprio corpo al giorno del Giudizio Universale, cioè il
momento in cui l'anima ed il corpo si riuniranno per andare al Giudizio e
l'orrore che proverà l'anima nel congiungersi a quel corpo così schifoso e così
brutto, che le fu strumento d'iniquità. - E recitò per dieci minuti tutto il
dialogo, Commosso il Sacerdote, gli domandò, Come ti chiami?
-
Giovannino Bosco. -
Lo
Spirito Santo, che aveva scelto quei fanciullo a divenire l'apostolo della
gioventù ed un colosso di santità, lo arricchì del dono della sapienza, per
cui Giovanni Bosco sentiva il gusto dell'istruzione religiosa e l'impartiva
ad altri, provava fortemente la soavità del divino servizio e la comunicava
ai giovani ed agli adulti e disprezzava i beni terreni, onori e dignità, solo
preoccupato di salvare le anime.
Il
dono della sapienza, che si riscontra in grande misura in tutti i Santi, si può
riscontrare, sebbene in dose minore, in ogni semplice fedele.
Due
fratellini crescono assieme; ad una certa età, uno si dà pazzamente alle gioie
del mondo, cinema, passeggi, balli, romanzi...; tutto ciò lo incanta. L'altro
invece sente disgusto delle gioie mondane, preferisce pregare, istruirsi
nella religione, compiere opere di apostolato e un giorno determina a divenire
Sacerdote. Preferisce la vita del convento a quella libera.
Lo
stesso avviene a due sorelle: una è dedita alle vanità del mondo, sempre inquieta
ed assetata di spassi, di amori terreni e di piaceri; l'altra invece sente gioia
e trasporto per la vita spirituale.
Come
si spiega questa differenza di condotta? Il Divino Spirito mette il suo dono
nel cuore ben disposto, come il contadino mette il frumento sul terreno pieno di
umore e non sulla pietra.
Lo
Spirito Santo cerca nel cuore l'umiltà, la semplicità e la purezza; più
grande è il grado di queste virtù e più abbondante diviene la sapienza.
Quando
quell'uomo o quella donna non vogliono frenare il cattivo istinto della vanità
e della superbia, non si sforzano di tenere a freno le passioni impure, allora
scompare dal loro cuore poco per volta la sapienza, il gusto delle cose
spirituali e subentra la noia, la noncuranza ed anche il disprezzo di tutto ciò
che riguarda l'anima e l'eternità.
Il
dono della sapienza è anche frutto di preghiera. Gesù l'ha dichiarato: Se voi,
imperfetti come siete, sapete dare ai vostri figliuoli doni che sono buoni
per essi, quanto più il Padre vostro Celeste darà lo Spirito Santo a coloro
che glielo domandano! (S. Luca, XI-13). -
Si
chiude l'argomento con una nota significativa che mette il Tanquerey nella sua
Teologia Ascetica: I semplici praticano questo dono della sapienza a modo
loro, assaporando a lungo qualche verità divina. - Tale era una povera
pastorella, che non poteva terminare la recita del Padre nostro « Perché,
diceva, sono già cinque anni che quando pronunzio la parola "Padre" e
considero che Colui che è lassù, in Cielo, è mio Padre, mi commuovo e
comincio a piangere ».
Il
secondo dono dello Spirito Santo è l'intelletto, che si differisce dalla
sapienza, in quanto questa riguarda più che tutto il cuore, mentre l'altro
riguarda l'intelligenza nei rapporti con la fede.
L'intelletto
è un dono che, sotto l'azione illuminatrice dello Spirito Santo, dà una penetrante
intuizione delle verità rivelate, senza però svelarne il mistero.
Per
tutti i doni, ma specialmente per questo, lo Spirito Santo richiede l'umiltà e
la purezza. Ce lo dice Gesù nella preghiera rivolta al Divin Padre: lo ti
lodo, o Padre, Signore del Cielo e della terra, perché hai nascosto queste
cose ai dotti ed ai sapienti e le hai rivelate ai pargoli (San Matteo, XI-25).
-
Dio
dunque si rivela agli umili ed ai semplici.
Gesù
inoltre dice: Beati i puri di cuore, perchè vedranno Dio! (San Matteo, V-8).
Soltanto chi ha la purezza può vedere la bellezza delle verità divine,
crederle ed amarle; chi è puro, può vedere Dio con la fede in questa terra; ed
in Cielo lo vedrà quale è, faccia a faccia. Taluno può avere una grande
intelligenza, da essere annoverato tra gli scienziati, ma se non ha qualche
grado d'umiltà e non coltiva la purezza, con tutta l'acutezza del suo ingegno
non riesce a comprendere le verità di fede più elementari, le giudica
impossibili a credersi e mille dubbi e cavilli gli fanno respingere quella fede,
che i Martiri hanno suggellato con la morte -.
Avevo
visitato un Tempio monumentale, all'uscita rivolsi la parola ad un uomo,
avanzato negli anni, vestito poveramente.
-
Ricordiamoci che tutto passa nella vita; facciamo opere buone e le troveremo in
Paradiso!
-
E sì, bisogna fare sempre bene!
-
Le raccomando di ricevere di tanto in tanto la S. Comunione.
-
Comunicarmi? ... E chi è degno di ricevere Gesù Sacramentato? ... Come può un
povero uomo presentarsi a Dio con tanti difetti? Tutti i giorni io mi comunico
in questo Tempio e dico: Signore, con quale coraggio posso presentarmi a Voi?
Compatite i miei peccati! ... Ma sento che Gesù è buono e continuo la
comunione quotidiana.
-
E dove ha studiato ciò che ora ha detto? Chi le ha insegnato queste sfumature
della vita spirituale?
-
Nessuno; io non ho studiato, ma sento che le cose stanno come le ho dette. -
Contento di questo incontro, mi allontanai pensando: Quest'uomo è umile e lo
Spirito Santo gli dà l'intelligenza delle cose spirituali, anche senza l'aiuto
dei libri.
Una
famiglia era arricchita di numerosi figliuoli. Venti ne erano nati; sedici erano
viventi. La quattordicesima, vero « Fiorellino di Gesù », cresceva
nell'atmosfera delle privazioni, della preghiera e della purezza. Finchè i
figli erano incapaci a lavorare, il padre, ch'era ciabattino si sottoponeva a
non pochi sacrifici perchè non mancasse il necessario.
Nei
momenti critici la Provvidenza veniva subito in aiuto; il ciabattino diceva
alla piccola Maria, che era la quattordicesima: Bambina mia, andiamo ad
ascoltare la S. Messa e così ringraziamo Gesù e la Madonna. - Avveniva
spesso che al ritorno dalla Chiesa ci fosse qualche altra visita della
Provvidenza.
La
domenica il buon padre faceva il possibile perchè a pranzo ci fosse un pezzetto
di carne per tutti.
La
piccola Maria pregò così papà e mamma: Se mi volete bene, accontentate il
mio desiderio. La domenica rinunzio al pezzetto di carne; datemi in cambio
cinquanta lire. - Conoscendo i genitori la bontà della figlioletta
l'accontentarono.
La
ragazzina andava dopo il pranzo a trovare qualche poverello o qualche vicina di
casa ammalata e ripiena di gioia dava le cinquanta lire.
-
Maria, chi ti ha insegnato a fare così? - Nessuno!... Quando mi privo di un po'
di carne, faccio una mortificazione; così Gesù e la Madonna mi vogliono più
bene ed io aiuto a convertire i peccatori... Gesù vuole bene ai poverelli ed
anch'io li devo voler bene. Quando porto la mia offerta ai bisognosi, sento in
cuore tanta gioia, più che se avessi mangiato la carne. E poi, quello che si dà
ai poveri, si dà a Gesù! -
Lo
Spirito Santo dava ad una ragazzina tanta luce spirituale e la preparava a
percorrere le vette della vita mistica, in qualità di vittima straordinaria.
Lo
scrivente spera di pubblicare un giorno la vita di questo « Fiorellino di Gesù
».
Il
dono dell'intelletto dà luce su quanto avviene in noi ed attorno a noi e fa
vedere l'azione della Provvidenza Divina in tutti gli eventi, anche dolorosi.
Mi
pervenne un giorno una lettera, con la quale mi si comunicava una data festiva;
c'era acclusa un'immagine-ricordo. Si trattava di un venticinquesimo. Non
erano nozze d'argento, né di Sacerdozio, né di matrimonio. Tutt'altro! La
dicitura dell'immagine-ricordo mi commosse. Una pia persona da 25 anni era
stata colpita da una grave malattia e in tutto questo tempo era stata inchiodata
a letto.
Aveva
riconosciuto in quella malattia la mano di Dio, che le presentava la croce come
mezzo di purificazione e di santificazione. Dopo 25 anni sentiva il bisogno di
ringraziare Dio e di fare festa.
Senza
dubbio fu lo Spirito Santo che fece comprendere all'inferma l'azione della
Provvidenza nei suoi riguardi spirituali.
Ogni
anima dovrebbe industriarsi se vuole vedere la mano amorosa di Dio,
specialmente nelle vicende dolorose.
La
scienza di cui parliamo, non è quella letteraria o filosofica, ma è quella
dei Santi; può definirsi un dono che, sotto l'azione illuminatrice dello
Spirito Santo, perfeziona la virtù della Fede, facendoci conoscere le cose
create nelle loro relazioni con il Creatore.
Questo
dono è all'anima ciò che il telescopio è all'occhio.
Dice
il Santo Curato d'Ars: La scienza divina ci fa discernere il vero dal falso ed
il bene dal male. Come le lenti ingrandiscono gli oggetti, così questo dono ci
fa vedere il bene ed il male in grande. Con lo Spirito Santo tutto vediamo
grande: La grandezza delle minime opere di Dio e l'enormità dei minimi
mancamenti (Spirito del Curato d'Ars).
La
scienza dei Santi è questa: vedere nelle creature l'immagine del Creatore, perchè
ogni cosa creata rappresenta qualche perfezione di Dio; inoltre servirsi delle
creature come di scalini per salire a Dio; dare alle cose terrene il giusto
valore, considerandole come passeggere ed insufficienti a saziare il cuore
umano.
La
scienza dei Santi è specialmente questa: coltivare ed arricchire la vita
spirituale; approfittare delle occasioni che Dio presenta, per guadagnare
meriti per l'eternità; industriarsi perchè il prossimo raggiunga la vita
eterna, appigliandosi ai mezzi più prudenti ed efficaci.
Che
giova all'uomo scrutare gli astri e scomporre l'atomo, se la sua scienza non lo
solleva fino a Dio? Se non conosce le verità della Santa Religione? Se neppure
conosce il fine principale della vita, che è la salvezza dell'anima?
Quanti
intellettuali, ricchi di scienza umana, hanno bisogno dei lumi dello Spirito
Santo! Si preghi, si preghi molto per loro, affinché abbiano il dono della
scienza divina.
Era
una mattina d'estate, verso le sei. Un tale entrò nel suo giardinetta, annesso
all'abitazione, e percorse il piccolo viale; ad un tratto, istintivamente, si
curvò sopra un fiore da fresco sbocciato e v'impresse un caldo, bacio, dicendo:
Dio, come sei bello!... Se incantevole è questo fiore, come sarà incantevole
la tua bellezza e rimase a lungo a contemplarlo.
Chi
scrive queste pagine era presente alla scena. Chi non resterebbe edificata
davanti a un'anima semplice, che si serve della vista di un fiore per alzarsi
così in alto, sino a Dio?
E’
lo Spirito Santo dimorante nel cuore di chi è in grazia, che suscita sì nobili
pensieri.
Si
è detto che la scienza dei Santi è industriosa nel cercare il bene
spirituale del prossimo.
Davanti
a Don Bosco stavano due fanciulli, Giovanni ed Enrico Morganti.
Il
Santo arricchito dei carismi dello Spirito Santo, premuroso della salvezza eterna
dei suoi giovani, così parlò: - Tu, Enrico, vorresti seguire Don Bosco e
divenire Salesiano?
-
Preferisco essere Prete secolare. - Beh, stai tranquillo; tu sarai Salesiano.
- Infatti Enrico Morganti divenne un ottimo figlio di Don Bosco e lavorò lunghi
anni nella Congregazione Salesiana.
-
E tu, Giovanni, continuò Don Bosco, che via vorresti scegliere nella vita?
-
Restare sempre con lei.
-
No, tu non sarai Salesiano; ti attende altro lavoro nel campo della Chiesa. -
In seguito Giovanni Morganti divenne Arcivescovo di Ravenna.
Il
terzo fratello, Massimino, fu pure accettato tra i giovani di Don Bosco. Era
intelligente, vispo, allegro. Don Bosco, col suo intuito eccezionale, vide i
pregi e i difetti di quel ragazzo e ne prese subito cura.
Così
raccontava allo scrivente lo stesso Massimino: Frequentavo la terza ginnasiale e
non mi davo pensiero del mio avvenire.
Un
giorno, mentre giocavo, Don Bosco si affacciò dalla sua cameretta e mi chiamò
a sè: Massimino, hai pensato quale via scegliere? - Ma io, per ora, non penso
a questo. - Devi pensarci! Ti aiuterò io. Cominciamo oggi, assieme, una
novena ad onore della Madonna; appena finita, prenderai la decisione. -
Passarono quei giorni. Don Bosco mi chiamò daccapo: Dunque, siamo alla fine! -
Di che cosa? - Della novena. - Oh, non ci avevo più pensato! - Pensaci e
prega!
Don
Bosco continuò: Ascoltami! C'era dentro una gabbia un merlo, che saltava,
cantava ed era allegro. Il gatto voleva afferrarlo, ma non ci riusciva; il
merlo era al sicuro. Un giorno l'uccello vide lo sportellino della gabbia
aperto ed uscì all'aria libera; il gatto era in agguato, lo ghermì e lo
divorò. Quel merlo sei tu; se resti con Don Bosco e vivi nella Società
Salesiana, ti salverai; se vai nel mondo, il demonio è pronto ad afferrarti e
ti troveresti male. -
Massimino
Morganti ammirò le premure di Don Bosco e divenne Salesiano zelante,
chiudendo poi la vita in buona vecchiaia in Sicilia.
Don
Bosco otteneva mirabili frutti nell'apostolato, perché nel suo zelo era
guidato dallo Spirito Santo. Ad ognuno sapeva dire la buona parola, adatta ed
efficace; se non riusciva oggi, tentava domani; era un'ape industriosa, sempre
in attività per il bene altrui.
Imitiamo
Don Bosco! Ognuno ha una cerchia di anime, cui poter giovare: in famiglia tra
i conoscenti, nel campo di lavoro... Diciamo spesso la buona parola, portiamo
dei paragoni adatti, raccontiamo fatti edificanti per tirare gli altri al
bene; che il prossimo si accorga che vogliamo giovargli.
Nell'Ospedale
S. Marta, in Catania, era ricoverato un signore; il suo male era incurabile e
si avvicinava la fine. Non gli si poteva parlare di Conforti Religiosi; ne era
avverso, essendo massone. Una Figlia di Maria Ausiliatrice, trovandosi lì per
caso, tentò di salvare il traviato; gli rivolse qualche parola confortante e
fece di tutto per non urtarlo nelle sue idee. In fine gli disse: Se io le
portassi un libretto, semplice, popolare, la cui lettura non opprime la mente,
sarebbe disposto a leggerlo?
--
Di che si tratta? - soggiunse l'ammalato.
-
È intitolato « Abbasso i Preti! ».
-
Oh, questo libretto voglio leggerlo! Lo porti! -
Il
massone lesse attentamente, vi trovà quello che non credeva di trovare, la luce
divina rischiarò le tenebre della sua mente e, passato qualche giorno, si
dispose a ricevere i Sacramenti, dopo aver fatta l'abiura alla massoneria.
Morì da cattolico. Senza la santa industria di quella Suora, ispirata dallo
Spirito Santo, quell'uomo avrebbe fatta probabilmente una cattiva fine.
Il
dono del consiglio è una luce particolare che dà lo Spirito Santo per cui si
giudica con prontezza e sicurezza ciò che conviene fare nei casi difficili.
In
virtù di questo dono, nei momenti d'incertezza, dovendosi prendere una decisione,
quasi istintivamente s'intuisce il beneplacito divino ed allora la volontà
umana si orienta al bene, anzi al meglio. L'oggetto proprio del consiglio è la
direduione delle anime altrui, ma può essere anche dell'anima nostra stessa;
i lumi dello Spirito Santo ci mostrano ciò che dobbiamo fare nel tempo, nel
luogo e nelle circostanze in cui ci troviamo.
Coloro
che dirigono le anime hanno bisogno di un tale dono; le anime che devono
essere dirette, è bene che preghino lo Spirito Santo per impetrare i lumi
necessari al proprio direttore spirituale.
Ci
sono nella vita dei casi difficili, in cui tanto l'anima quanto il direttore
spirituale restano perplessi, incerti sul da fare; questo può avvenire nella
scelta dello stato. Il demonio, che conosce le conseguenze di una buona
decisione, suole metterci lo zampino, per fare uscire l'anima dal binario
della volontà di Dio. È necessario allora ricorrere con fede allo Spirito
Santo, dicendo: Mostrami, o Signore, le tue vie!... (Salmi, XXIV-4). – E’
utile fare qualche novena in onore dello Spirito Santo.
Un
giovane Sacerdote, ricco di energie, ardente d'amor di Dio, era stato assalito
da un forte pensiero: Dovrò salvare l'anima mia; se resto nel mondo come Prete
secolare, avrò tanti pericoli ed il mio amor proprio potrebbe insolentire;
potrei mettere in rischio la mia eterna salvezza. Sarebbe bene che mi chiuda
in un convento per trascorrervi la vita al sicuro. Sinora mi sono occupato
dei giovanetti; ma se il Signore mi chiama al convento, provvederà Egli stesso
a mandare qualche altro a questi giovani. -
Non
sapendo decidersi, chiese consiglio al direttore spirituale, che gli rispose: La
vostra vocazione, perché sia ben decisa, ha bisogno di essere considerata
davanti al Signore e maturata nella preghiera. Pregate che Dio vi spieghi
chiaramente la sua volontà; poi mi riferirete. -
Il
giovane Sacerdote pregò e molto; sentiva in cuore che Dio non lo voleva nel
convento, ma aspettava la decisione ufficiale del direttore spirituale.
Passato qualche tempo, si presentò a lui, fingendo di essere già pronto ad
andare a chiudersi tra i Frati.
-
Ho preparato il baule e vengo per salutare e prendere commiato.
-
Oh, che premura! - esclamò il direttore. Abbandonate ogni idea di vocazione
religiosa; andate a disfare il vostro baule e continuate la vostra opera a
vantaggio dei giovani. Questa, e non altra, è la valontà di Dio! -
Erano
due Santi che parlavano: San Giovanni Bosco e San Giuseppe Cafasso. Cosa
sarebbe stato di Don Bosco, se avesse intrapresa la vita francescana? Avrebbe
potuto fare il gran bene che fece al mondo?
Il
demonio si era intromesso nell'affare; ma venne la luce dello Spirito Santo per
mezzo della preghiera di due Santi.
Non
solo ai Sacerdoti, ma a tutti può presentarsi l'occasione di dare un consiglio.
Si usi prudenza in questo campo, perché chi dà un consiglio efficace, ne
assume davanti a Dio tutta la responsabilità, di bene o di male.
Quando
si è richiesti di qualche parere o consiglio, si dica sempre ciò che appare meglio
davanti a Dio. Prima di pronunziarci su qualche cosa di rilievo, solleviamo la
mente allo Spirito Santo, chiedendo il suo aiuto. Quando non si è in grado di
dare un consiglio, si rimandi la persona richiedente ad altra piú illuminata,
quale sarebbe un Sacerdote.
Chi
può misurare le conseguenze di una frase o di una parola, detta forse con poca
riflessione?
Una
volta m'imbattei in un Sacerdote; dalla barba alla cinese argui che era un Missionario
della Cina. Lo guardai, ma senza riconoscerlo. Quale non fu la mia sorpresa,
quando egli mi chiamò per nome!
-
Con chi ho l'onore di parlare? - Come, non mi riconosce?
-
Esatto!
-
Eppure, sono Missionario proprio per lei! - e manifestò il suo nome.
-
Ora ricordo; ma vorrei sapere come io abbia influito sulla sua vita missionaria.
Quando ero ragazzetto di nove anni, trovandomi a passeggio in sua compagnia,
assieme ad altri, lei disse una frase, che mi colpì, che spesso mi ritornava
alla mente e che diede la svolta alla mia vita. La frase è questa: Chi avrà
salvato un'anima, avrà predestinata la sua. - Pensai: Potrei andare in
Paradiso o all'inferno. Se salverò un'anima, andrò in Paradiso. Se diverrò
Missionario, potrò salvare tante anime ed allora certamente mi salverò. -
Questo pensiero ingigantì talmente in me, che mi distaccai dal mondo, superai
la crisi giovanile, divenni religioso, poi Sacerdote ed ora lavoro nelle
missioni della Cina. -
Ascoltai
con gioia, ma rientrando in me stesso dissi: Buono per me che qui si tratta di
un bene! E se io avessi detta altra frase, impediente il bene o eccitante al
male, e qualcuno avesse seguito il mio suggerimento, come mi troverei ora
davanti a Dio? Si stia dunque molto prudenti nel dare suggerimenti, specialmente
a chi è nell'ínfanzia o nella gioventù.
La
fortezza è la virtù che dà alla volontà un impulso ed energia particolare,
che la rendono capace di operare generosamente il bene e di patire con
intrepidezza grandi cose, superando gli ostacoli.
Fu
questo dono che diede alla Madonna sul Calvario il coraggio di assistere alla
crocifissione ed alla morte di Gesù, rendendola Regina dei martiri. Fu anche
la fortezza, che viene dallo Spirito Santo, che sostenne i Martiri nei duri
combattimenti.
Infieriva
la persecuzione contro i Cristiani; Roma era spettatrice d'innumerevoli
conversioni, poiché i pagani, a vedere i prodigi che avvenivano ed a
contemplare la fortezza dei cristiani, lasciavano gli idoli ed abbracciavano la
fede di Gesù Cristo.
Un
Levita, di nome Lorenzo, sprezzante della morte, amministrava i Sacramenti e
raccoglieva offerte per sovvenire ai bisogni dei poveri.
Fu
scoperto e costretto a scegliere: rinunziare a Gesù o la morte.
Lorenzo
era già disposto al martirio. Quando il tiranno gli disse: Da' a me tutti i
tesori che sono nelle tue mani! - egli rispose, mostrando una folla di poveri: I
miei tesori sono nelle mani di questi bisognosi!
-
Rinunzia al tuo Dio, oppure si dà inizio ai tormenti.
-
Puoi cominciare! -
I
soldati lo battono con verghe di ferro e lacerano le sue carni con uncini
infuocati. Lorenzo prega: O Signore Gesù Cristo, Dio da Dio, pietà del tuo
servo! Dammi la forza! Il tiranno si adira perché non riesce a piegare quella
volontà ferrea e dà ordine ai soldati di legarlo alla graticola ed arrostirlo.
Grande
la malvagità del pagano, ma più grande la fortezza del Levita!
Nella
piazza di Campo Verano, davanti ad una folla di pagani e di Cristiani, ecco
Lorenzo legato all'ampia graticola, sotto cui si appicca il fuoco.
Il
corpo del martire viene arrostito; ma la volontà non piega. Lo Spirito Santo
gli dà tanta forza da farlo quasi scherzare. Dice Lorenzo al tiranno: Da questo
lato son cotto; ora puoi voltarmi! - Allora esclama commosso un pagano: O
beato Lorenzo, vedo davanti a te un bellissimo giovane (un Angelo)! Voglio da
te essere battezzato! - Mentre il tiranno, sbalordito di tanta fortezza, fissa
gli occhi sul Martire, questi ha il coraggio di dirgli: Vedi che già son cotto!
Versa e mangia! - Ed intanto prega: Ti ringrazio, o Signore, che mi hai
aiutato a meritare il Paradiso! -
Dopo
morto, il corpo del Martire fu deposto sopra un sedile di marmo, ch'era sulla
piazza. La pietà dei Cristiani suggerì di conservare quella lastra di marmo,
che ancora oggi si può vedere dietro l'Altare maggiore della Basilica di San
Lorenzo al Campo Verano e vi scorgono le impronte della spalla e del fianco.
Come
avrebbe potuto un uomo sostenere un simile martirio, senza una fortezza
straordinaria? Era lo Spirito Santo, Spirito di fortezza, che operava nel suo
servo.
Questo
dono non solo si riscontra nei Martiri, ma anche in tutti i Santi Canonizzati,
perché la Chiesa eleva agli onori dell'Altare soltanto coloro che praticano
le virtù cristiane in grado eroico.
La
fortezza cristiana si riscontra pure in quei fedeli che, pieni di buona volontà,
attendono seriamente alla vita spirituale.
Si
richiede fortezza per resistere agli assalti contro la purezza, per vincere il
rispetto umano col disprezzo della critica altrui, per convivere sotto lo stesso
tetto con persone di carattere difficile, per perdonare generosamente
un'offesa, per sopportare con serenità una malattia...
A
tutti è necessario questo dono. Ma quanti sono coloro che pregano lo Spirito
Santo per implorare la fortezza? Si fanno tridui e novene ad onore di questo o
di quel Santo per ottenere grazie; lo Spirito Santo, datore dei più grandi
doni, è lasciato da parte da molti.
La
pietà è un dono che produce nel cuore un affetto filiale verso Dio ed una
tenera devozione ai Santi ed alle cose sante, per fare compiere con premura e
gioia i doveri religiosi.
L'anima
che coltiva la pietà, è come colui che coltiva un giardino, il quale dà
fiori ogni giorno ed i cui frutti maturano per l'eternità.
Nel
cuore della donna la pietà trova il terreno più adatto che non in quello
dell'uomo; cosicché è facile vedere donne a pregare, stare volentieri in
Chiesa, attendere a diverse pratiche devote, ma non è tanto facile trovare
uomini che facciano altrettanto. La ragione potrebbe trovarsi nel sentimento,
che nel cuore della donna suole avere il predominio.
Tuttavia,
anche quando la pietà si serve del sentimento, essa non è puro
sentimentalismo.
La
pietà consiste in un amore e rispetto filiale per il Signore, che ce lo fa
adorare con santa premura come il Padre dilettissimo; cosicché le pratiche di
pietà, o devozioni, invece di riuscire pesanti, diventano un bisogno
dell'anima e sono uno slancio amoroso del cuore verso Dio.
Come
la moneta, così la pietà può essere falsa. Non basta pregare, assistere con
piacere alle sacre funzioni, cantare, lodi a Dio...; deve anche unirsi
l'affettuosa ubbidienza a Dio, la sottomissione alla sua santa volontà,
insomma l'esatta osservanza della legge divina.
Che
pietà può dirsi quella di una donna, la quale, finita la recita del Rosario,
ne comincia subito un altro, di differente tenore mormorando, criticando e
forse imprecando?
Che
pietà dimostra quell'altra persona che, dopo avere assistito ad una sacra funzione,
senza scrupolo va ad assistere a cinema ed a televisioni, ove i principi della
morale sono calpestati?
Quando
la pietà è vera, quale Dio la vuole, allora il Divino Spirito arricchisce l'anima
di luce soprannaturale e di sante consolazioni.
Avevo
sentito parlare di un tale, che in seguito potei conoscere personalmente. Era un
uomo sereno e dotato del dono della pietà. A ventisei anni era già professore
d'Università. Gli studi ed i molteplici impegni non erano un ostacolo alla
sua vita devota.
Una
sera, dopo un lungo colloquio, gli dissi: Professore, la invito a fare in mia
compagnia una visitina a Gesù Sacramentato. -
Bisognava
vederlo! L'osservavo per edificarmi. Quanta compostezza e quanta fede in
quella genuflessione! Quale raccoglimento davanti a Gesù!
Quando
un'anima sente davvero la pietà, considera come le ore più preziose quelle
che trascorre nella preghiera.
Si
presentò un giorno il suddetto professore al portiere dell'Istituto Salesiano
di Pedara, domandando del Direttore.
-
Non c'è alcuno in casa, rispose il portiere; superiori e giovani sono a fare
una lunga passeggiata; le toccherà aspettare molto. Se crede, può attendere
nel parlatorio.
-
Preferisco andare in Cappella. Attendo là. -
Per
tre ore il professore rimase solo, davanti a Gesù Sacramentato, in ginocchio,
assorto in Dio; allora interruppe la preghiera, quando il Direttore
dell'Istituto ritornato gli si avvicinò per ossequiarlo. La pietà di questo
professore non è sentimentale, ma operosa, molto attiva. Lo stesso capo del
comunismo italiano, Togliatti, ebbe grande stima di lui e ne fece pubblico
elogio.
Il
professore di cui si parla è Giorgio La Pira, prima Deputato al Parlamento e
poi Sindaco di Firenze.
La
vera pietà trasforma l'uomo e lo rende utile a sé ed agli altri, perché la
pietà è utile a tutto.
Il
timore di Dio è il dono che inclina la volontà al rispetto filiale di Dio, ci
allontana dal peccato perché gli dispiace e ci fa sperare nel potente suo
aiuto.
Il
timore di Dio è il dono fondamentale, sul quale lo Spirito Santo pone tutti
gli altri. - Il principio della sapienza è il timore del Signore (Salmi,
CX-10). -
Non
si tratta qui di quella paura di Dio, che ci rende inquieti al ricordo dei
nostri peccati; non si tratta neppure del timore dell'Inferno; si tratta invece
del timore reverenziale e filiale, che ci fa paventare qualunque offesa di
Dio, benché piccola.
Questo
dono produce un vivo sentimento della grandezza di Dio e genera l'orrore dei
minimi peccati, che ne offendono l'infinità maestà.
Diceva
Gesù a Santa Caterina da Siena: Non sai tu, figlia mia, che tutte le pene che
sostiene o può sostenere l'anima in questa vita, non sono sufficienti a punire
una minima colpa? Imperocché l'offesa che è fatta a me, che sono Bene
Infinito, richiede soddisfazione infinita. Però io voglio che tu sappia che
non tutte le pene che sono date in questa vita, sono date per punizione, ma
anche per correzione. -
Le
anime veramente pie sono convinte di questa verità e perciò deplorano le colpe
anche più lievi, non credono di aver fatto abbastanza per ripararle e
moltiplicano gli atti di sacrificio e di amore, per dare a Dio qualche compenso
all'onore che gli hanno tolto peccando.
Per
alimentare il timore di Dio è bene fare diligentemente gli esami di coscienza,
-eccitandoci più al dolore d'aver offeso il Signore, che alla minuziosa
ricerca dei peccati. Il timore di Dio si chieda con molta preghiera.
Alla
luce del timor di Dio una povera donna educava il suo figliuolo; essa aborriva
ciò che era male, perché offesa del Signore, e così voleva che crescesse il
figlio. Gli diceva: Ricordati di vivere sempre nel santo timore di Dio. Pensa
che Dio è veramente Padre. Padre nostro... Non offenderlo mai, anzi
impedisci anche negli altri l'offesa di Dio... Fuggi come la peste coloro che
offendono il Signore. -
Il
fanciullo cresceva imbevuto di questi principi religiosi ed avanzando negli
anni potè dire: Quando vedo l'offesa di Dio, se avessi anche un esercito
contro, non la cederei! -
Un
giorno la mamma presentò il figliuolo al proprietario di un modesto caffè,
affinché lo assumesse come garzone.. Fu accettato.
Il
giovanetto, ubbidiente e laborioso, imparò a confezionare liquori e
confetture e trovava anche il tempo di studiare. La sua preoccupazione era di
vivere nell'amicizia del Signore, di amarlo e di farlo amare. Talvolta fu
incaricato di notare le puntate ai giocatori di biliardo. I giuocatori,
d'ordinario poco timorati di Dio, pronunziavano qualche bestemmia o iniziavano
qualche discorso poco onesto. Il garzone, davanti all'offesa di Dio, si faceva
così serio, che la parola moriva in bocca ai giocatori. Quando la sua serietà
non era sufficiente ad impedire il peccato, sapeva valersi della parola e
metteva tutti a tacere. Alcuni, non sentendosi liberi di parlare, pregarono il
padrone del caffè che non lo mettesse più a contare le puntate; dicevano:
Questo ragazzo c'impone rispetto e ci sentiamo in soggezione. - Qualche altra
volta esclamavano: Ma allontanate questo ragazzo! Quel garzoncello con il
timore filiale di Dio giunse alla santità e divenne il Santo Don Bosco.
Si
è parlato dei doni ordinari dello Spirito Santo; ce ne sono altri
straordinari, che si chiamano carismi. Coloro che li ricevono, sogliono dirsi
anime privilegiate.
Questi
doni sono dati gratuitamente, o a vantaggio dell'anima che li riceve, o a
vantaggio del prossimo.
San
Paolo nella Lettera ai Corinti ne enumera nove. - (I Corinti, XII-8): La parola
della sapienza; la parola della scienza; il dono della fede (straordinaria);
il dono dei miracoli; il dono della profezia; il discernimento degli spiriti o
scrutazione dei cuori; il dono delle lingue; il dono della interpretazione. -
Intratteniamoci
su qualcuno dei carismi. Il dono dei miracoli È sempre Dio l'autore dei
miracoli, ma li opera d'ordinario per mezzo dei suoi servi, a conferma della
divina rivelazione.
Nei
primi tempi della Chiesa erano necessari molti prodigi, affinché il Cristianesimo
si affermasse sul giudaismo e sul paganesimo. Tutti gli Apostoli ebbero questo
dono.
Nel
capo degli Apostoli, San Pietro, era così grande il dono dei miracoli, che al
suo passaggio si ponevano gli ammalati, affinché fossero toccati almeno
dall'ombra del suo corpo e subito guarivano. Si narra il primo miracolo operato
da lui.
Pietro
e Giovanni salivano al Tempio nell'ora della preghiera di nona. E veniva portato
un certo uomo, storpio dalla nascita, che ponevano tutti i giorni alla porta
del Tempio, detta Bella, per chiedere l'elemosina a quelli che entravano nel
Tempio.
Costui,
vedendo Pietro e Giovanni, che stavano per entrare nel Tempio, si raccomandava
per avere dell'elemosina. E Pietro, miratolo fissamente con Giovanni, disse: Guàrdaci!
- E quell'uomo li guardava attentamente, sperando di ricevere qualche cosa.
Ma
Pietro disse: Non ho nè oro, nè argento; ma quello che ho, te lo do. In nome
di Gesù Cristo Nazareno, alzati e cammina!
Lo
prese per la destra, lo alzò e sull'istante le piante e gli stinchi gli si
consolidarono e d'un tratto si rizzò e cominciò a camminare; ed entrò con
essi nel Tempio, camminando, saltando e lodando Dio.
Tutto
il popolo lo vide camminare e lodare Dio e, riconoscendolo per quello che
sedeva per l'elemosina alla porta Bella del Tempio, erano pieni di stupore e
fuori di sè per quanto era avvenuto. (Atti, 1114).
Chi
può contare i miracoli avvenuti in seno alla Chiesa Cattolica durante i tre secoli
di persecuzione e negli altri tempi? Si leggano gli Atti dei Martiri e la vita
dei Santi Taumaturghi, quali San Nicolò di Bari, San Francesco di Paola, San
Gerardo Maiella, Sant'Antonio di Padova...
Si
fa presente ai lettori uno dei più grandi Santi moderni, San Giovanni Bosco.
Quest'umile
figlio dei campi ricevette non pochi carismi dallo Spirito Santo, compreso
quello di operare prodigi. La fama che Don Bosco operasse miracoli, era diffusa
nel suo Oratorio a Torino e ovunque suonasse il suo nome.
Un
giorno uno dei suoi giovani ricoverati gli disse: Don Bosco, com'è bello fare
miracoli! Potessi farne anch'io! -
Il
Santo divenne serio e rispose: Se tu avessi il dono dei miracoli, pregheresti
Dio che te lo togliesse. -
Tale
risposta fa comprendere la responsabilità di chi riceve questo carisma, perché
a chi più è dato, più sarà domandato.
Don
Bosco fu operatore di miracoli e giustamente è chiamato Taumaturgo. Quantunque
il soprannaturale lo accompagnasse sempre, specialmente negli ultimi anni di
vita, tuttavia, appena avvenuto un prodigio, soleva commuoversi sino alle
lacrime.
Ecco
uno dei moltissimi miracoli! Don Bosco era in Chiesa e confessava. L'incaricato
della colazione dei giovani gli si avvicinò e gli disse: - Questa mattina non
c'è pane. - Dici al fornaio che lo mandi.
-
Non vuole saperne. Deve avere da noi lire diecimila e non darà più nulla, se
non gli salda il conto.
-
Fa' allora raccogliere quel po' di pane che c'è ancora in casa; finita la
Messa, farò io stesso la distribuzione. -
Udì
il dialogo un giovanetto, certo Francesco Dalmazzo, il quale aveva deciso di
ritornare in famiglia, non avendo più voglia di stare nell'Oratorio di Don
Bosco; aveva già avvisata la mamma per venirlo a rilevare e questa stava nel
parlatorio.
Dalmazzo
arguì che Don Bosco avrebbe operato qualche cosa di strepitoso ed al momento
della colazione volle osservare attentamente tutto.
Centinaia
di giovani erano nel cortile, in attesa del pane. Fu portato a Don Bosco un
cesto con poche pagnottelle.
Testimonia
il giovane Dalmazzo: Mi collocai nel luogo più adatto, proprio dietro Don
Bosco; guardai il cesto e vidi che conteneva una quindicina di pagnottelle.
Don Bosco cominciò la distribuzione, dando ad ognuno una pagnotta. Guardavo il
cesto e vedevo sempre la stessa quantità. Centinaia dei miei compagni avevano
ricevuto il pane e senza che se ne fosse portato altro o che fosse cambiato il
cesto, la quantità delle pagnotte era sempre identica. Tutti mangiarono e
rimase ancora del pane. -
Davanti
a tanto miracolo, Dalmazzo depose il pensiero di lasciare Don Bosco, divenne
Salesiano e poi fu membro del Capitolo Superiore della Pia Società Salesiana.
Lo
spirito di profezia è un dono che lo Spirito Santo concede a certe anime straordinarie,
affinché parlino a nome di Dio o affinché preannunzino qualche avvenimento
futuro.
Riguardo
a questo dono, San Giovanni Bosco fu la meraviglia del suo secolo. A quanti
prediceva l'avvenire, nei particolari! A quanti altri preannunziava il giorno
della morte! Di quanti avvenimenti privati e pubblici fu profeta!
Un
Chierico era sul letto di morte; il Santo, visitandolo, gli disse: Tu non morrai.
Ti aspettano tanti selvaggi, per convertirli. -
L'infermo
guarì. Facendo un giorno Don Bosco una scala, il suddetto Chierico, sbadatamente
gli pose la mano sulla spalla. Don Bosco approfittò per baciarla. Meravigliato
il Chierico domandò: A me baciare la mano? E perché?
-
Un giorno lo saprai. -
Ordinato
Sacerdote, ricevette da Don Bosco un piccolo scatolo, da aprirsi dopo parecchi
anni. C'era dentro un anello episcopale.
Quell'infermo
di una volta andò nelle missioni, vi lavorò per decine di anni, fu consacrato
Vescovo e poi divenne Cardinale di Santa Romana Chiesa: il Cardinale Giovanni
Cagliero.
Lo
Spirito Santo parla per bocca del suo profeta e questi, per lo più, è consapevole
di ciò che dice. Può anche avvenire che chi ha il dono della profezia parli e
dica, senza saperlo, cose non pensate e non volute.
Un
episodio di Don Bosco ne è prova. Il Santo era andato a predicare un triduo a
Montemagno, dove da diversi mesi si attendeva la pioggia. Le campagne erano
arse; si erano fatte pubbliche preghiere, ma tutto invano.
La
prima sera che Don Bosco montò sul pulpito, disse: Se voi verrete alle prediche
in questi tre giorni, se vi riconcilierete con Dio per mezzo di una confessione,
se vi preparerete tutti in modo che il giorno della festa dell'Assunta vi sia
proprio una Comunione generale, io vi prometto che una pioggia abbondante verrà
a rinfrescare le vostre campagne. -
Finita
la predica, il Parroco Don Clivio gli disse: - Ma bravo, ma bene! Ci vuole il
suo coraggio!
-
Quale coraggio?
-
Il coraggio di annunziare al pubblico che la pioggia cadrà infallibilmente il
giorno della festa!
-
Io ho detto questo? - Certamente!
-
Ma no, avrà frainteso; io non mi ricordo di aver detto ciò.
-
Interroghi uno ad uno gli uditori e vedrà che tutti hanno inteso quello che ho
inteso io. -
Don
Bosco aveva parlato da profeta, ignaro di quello che aveva detto. La profezia
si avverò esattamente, perché il giorno della festa, mentre il Santo era sul
pulpito, venne giù tanta pioggia che la gente non potè uscire dalla Chiesa e
dovette attendere a lungo.
Il
leggere nelle coscienze, penetrando negli intimi segreti dell'anima, è un dono
straordinario dello Spirito Santo.
Chi
ha questo carisma, specialmente se è Sacerdote, viene preso, per così dire,
d'assalto dai fedeli, i quali desiderano una parola di assicurazione sul loro
stato di grazia. Padre Pio da Pietrelcina ne è prova, poiché sono senza
numero coloro che a lui ricorsero.
Poiché
la vita di Don Bosco è una miniera di episodi, riporto una pagina della sua
biografia, ove appare chiaro il dono della scrutazione dei cuori.
Don
Bosco stesso talora dichiarava: Molte volte, confessando, vedo le coscienze dei
giovani aperte dinanzi a me, come un libro nel quale posso leggere.
Ciò
accade specialmente nelle occasioni solenni di festa e di Esercizi Spirituali.
Altre volte però non vedo nulla. Questo fenomeno succede ad intervalli più o
meno lunghi.
Con
frequenza, secondo il bisogno affermava: Datemi un giovane, che non abbia mai
conosciuto in modo alcuno ed io, guardandolo in fronte, gli rivelo i suoi
peccati, incominciando ad enumerare quelli della sua prima età. -
Confessando,
scopriva ai penitenti i peccati dimenticati o taciuti per vergogna. In questi
casi soleva dire: E di questo peccato non ti accusi?... Di quest'altro non ti
ricordi?... - Il più meraviglioso è che nel palesare i peccati, aggiungeva
tutte le circostanze: Tu, nel tale anno, nella tale occasione, in quel
luogo, hai fatto questo e questo... e l'hai fatto in tanto numero di volte. -
Alcuni
giovanetti, che dimoravano con Don Bosco e conoscevano il suo dono straordinario,
nel timore che loro leggesse in fronte i peccati, dovendo per necessità
parlare con lui, scoprendosi per riverenza il capo, tenevano il berretto davanti
alla fronte o vi facevano scendere i capelli, come se ciò bastasse a
nascondergli la propria coscienza.
Ho
accennato a Padre Pio, celebre stimmatizzato; il carisma della scrutazione dei
cuori pare che l'abbia avuto anche lui.
Nel
parlatorio del mio Istituto si presentò una donna e, piena di stupore, mi raccontò
quanto segue: Andai da Padre Pio, sperando di udire una parola confortante. -
Gli dissi: Vengo dalla Sicilia. Potrebbe dirmi se l'anima mia è in regola
davanti a Dio?
Mi
rispose: Sta' tranquilla, che sei in grazia di Dio.
-
Chi sa ci fosse in me qualche cosa che dispiaccia al Signore, desidererei
saperlo. - Eh... qualche nube c'è!
-
Quale sarebbe?
-
Sei in pace con tutti? - Sì, con tutti.
-
E tua comare...? - e mi disse nome e cognome.
-
Essa per i fatti suoi ed io per i miei. - Non va bene; tu sei in colpa verso di
lei. Eravate in Chiesa per confessarvi; tua comare aveva la precedenza e tu le
volevi togliere il posto; ti arrabbiasti e le desti un pugno sulla testa; i
presenti ricevettero cattivo esempio. Devi rimediare. -
Concludeva
la donna: Mi sentivo agghiacciare il sangue, quando Padre Pio mi riferiva non
solo il nome della comare, ma tutti i particolari del fatto. -
Come
spiegare la conoscenza di persone e di circostanze di un fatto avvenuto verso il
centro della Sicilia, mentre Padre Pio era nelle Puglie e non usciva dal
convento? Si può pensare che lo Spirito Santo abbia dato a lui il dono di
leggere nelle coscienze, tanto più che l'episodio riferito non è l'unico del
genere.
Non
soltanto ai Sacerdoti, ma lo Spirito Santo, che spira dove vuole, può dare il
carisma anche ai semplici fedeli.
Tra
i predicatori della Missione Paolina, svoltasi a Messina nel 1938, c'era un buon
Parroco della Basilicata, certo Padre Lucio Ferrito. Questi mi narrò un
episodio che entra nel nostro argomento.
Era
di passaggio a Napoli; avendo sentito parlare di Suor Giuseppina Carmelitana,
dimorante ai Poggi Rossi, volle andare a trovarla.
Suor
Giuseppina era paralizzata e stava sopra un seggiolone; uomini e donne facevano
la fila, aspettando il turno per parlare alla Suora. A Padre Lucio fu data la
precedenza.
Appena
la Suora lo vide, esclamò: Bravo, bravo questo Sacerdote!... Gesù è contento
di voi!
-
Ma se è la prima volta che ci vediamo, come potete voi conoscermi e giudicarmi?
- Ne volete una prova? Non è molto, voi avete avuto una forte tentazione. Venne
a trovarvi una persona... e vi fece questo discorso... Voi, dispiaciuto,
rispondeste cosa e così... Giustamente Gesù è contento di voi. Continuate
ad agire rettamente. -
Mi
diceva Padre Lucio: La Suora mi riferì perfettamente le parole di chi mi
tentava e le precise parole che io avevo risposto. -
Anche
gli Ecclesiastici di Napoli, non escluso il Cardinale Ascalesi, andavano a conferire
con la suddetta Religiosa, la quale essendo un'anima vittima straordinaria,
come era Teresa Neumann, riceveva luce soprannaturale dallo Spirito Santo e
leggeva nelle coscienze.
Altri
carismi
Lo Spirito Santo, vario nelle sue elargizioni, talora concede il dono delle lingue; lo ebbero gli Apostoli dopo la Pentecoste e l'ebbero pure altri Santi, tra cui San Francesco Saverio, il quale predicava nelle Indie, ignaro della lingua del luogo e dei dialetti, e tuttavia era compreso da chiunque lo ascoltasse.
Certe
anime hanno avuto il dono della scienza infusa, per cui da illetterate sono divenute
d'un colpo letterate. Tra costoro si annovera Santa Caterina da Siena, che pur
non avendo studiato, all'improvviso imparò, a leggere e a scrivere e con tanta
perfezione, che i suoi scritti sono oggi considerati opere letterarie.
Nicodemo,
dottore della Legge in Israele, andò a trovare Gesù di notte tempo. Gesù
gli disse: In verità, in verità ti dico, che se uno non nasce di nuovo, non
può vedere il regno di Dio. -
Nicodemo
rispose: Come mai può un uomo rinascere quando è già vecchio?... E Gesù a
lui: In verità, in verità, ti dico che se uno non rinasce dall'acqua e dallo
Spirito Santo, non può entrare nel regno di Dio. Ciò che è generato dalla
carne è carne; e ciò che nasce dallo Spirito è spirito (S. Giovanni,
III-3).
Ci sono dunque due nascite: una terrena, destinata al tempo, ed un'altra celeste, destinata all'eternità, la quale si chiama nascita nello Spirito Santo.
L'operatore
della nascita spirituale è lo Spirito Santo, che agisce per mezzo dei
Sacramenti.
È
stato Gesù ad istituire i Sacramenti, ma è lo Spirito Santo che santifica le
anime, conferendo o accrescendo la grazia santificante ed infondendo i germi
delle virtù teologali: fede, speranza e carità.
Dunque
tra i doni che il Divino Spirito fa alle anime, deve considerarsi tra i più
importanti quello della rinascita spirituale, per cui si diviene figli adottivi
di Dio ed eredi del Paradiso.
I
peccati contro lo Spirito Santo Tutti i peccati offendono Dio, ma taluni
offendono più una Persona Divina, anziché un'altra.
I
peccati che vanno direttamente contro lo Spirito Santo, è bene conoscerli, per
evitarli assolutamente, per farli evitare dagli altri e per ripararli.
Lo
Spirito Santo è Spirito di verità; illumina le menti per tirarle a sé,
lasciando però la libertà di scegliere il vero o di seguire l'errore.
L'anima, conosciuta la verità, ha il dovere di abbracciarla; se resiste, reca
offesa allo Spirito Santo.
Tanti
malvagi, ancorché dotati di molta intelligenza, pur convinti della esistenza di
Dio e riconoscendo nell'intimo del loro animo la Divinità di Gesù Cristo e
la bellezza delle verità rivelate, tuttavia, dominati dall'orgoglio o
dall'impurità, preferiscono restare nell'errore ed anche lottare contro la
verità.
A
questa categoria appartenevano gli Scribi e i Farisei, che assistevano ai numerosissimi
miracoli di Gesù e non volevano riconoscerlo per il promesso Messia; vedevano
la verità e vi resistevano, sino a chiamare Gesù « indemoniato »,
attribuendo alla potenza di Satana le meraviglie che Egli operava. Peccano
contro lo Spirito Santo coloro che negano assolutamente il soprannaturale;
ancorché vedessero miracoli lampanti, non crederebbero in un Essere Supremo che
governa il mondo. Tale era Voltaire, filosofo francese, empio, il quale giunse
a dire: Io non credo ai miracoli; se ne vedessi qualcuno non crederei neppure,
ma andrei a dire a mia moglie: Sono impazzito! -
Sono
rei di questo peccato quelli che restano colpevolmente fuori della Chiesa
Cattolica, pur riconoscendo che essa è la vera Chiesa di Gesù Cristo; sono in
questo numero gli eretici, i massoni, i protestanti, i comunisti ed altri...
se sono consapevoli della loro triste situazione e vogliono liberamente
rimanervi.
Peccano
contro lo Spirito Santo quelli che negano qualche verità di Fede, rivelata da
Gesù Cristo, e si ostinano a non credere, malgrado la chiarezza con cui la
verità è presentata dalla Sacra Scrittura e proposta dalla Chiesa.
Un
signore, viaggiando, m'introdusse in una conversazione di argomento religioso.
Diceva: Io non credo all'Inferno e neppure all'eternità delle pene. È
impossibile che Dio, il quale si dice il Padre di tutti, possa dare una pena così
forte, che non avrà mai fine. -
Gli
presentai il Vangelo e gli commentai i passi più luminosi, ove Gesù parla del
fuoco eterno, del verme del rimorso che non muore e gli lessi la storia del
ricco epulone.
Fu
impossibile convincerlo. Io conclusi: Lei non pretenda di mettersi nel numero
dei credenti e dei seguaci di Gesù Cristo. Se nega la verità dell'esistenza
dell'Inferno, lei nega il Vangelo e non è Cristiano. Lei preferisce credere ciò
che è più comodo e non la verità che Dio ha rivelato! -
Quanti
e quanti, che sono nati e cresciuti in grembo alla Chiesa, negano o mettono in
dubbio questa o quella verità di fede, facendo in tal modo oltraggio allo
Spirito Santo!
Un
altro peccato contro lo Spirito Santo è l'ostinazione nel male, cioè il sapere
che una cosa è peccato, farla lo stesso, anzi ripetutamente, e non avere la
volontà di correggersi, malgrado i rimorsi ed i suggerimenti dei buoni.
Sono
ostinati nel male i bestemmiatori, che non vogliono emendarsi; coloro che
cadono e ricadono nell'impurità e non vogliono fare sforzo alcuno per
resistere alle passioni; quei tali che convivono in peccato, non avendo
contratto il matrimonio religioso, e trascorrono la vita nello scandalo, pur
sapendo di fare male.
Sono
ostinati nella colpa coloro che nutrono forte odio e non vogliono assolutamente
perdonare; sanno che Dio non perdona ad essi i peccati, se non perdonano il
prossimo; sanno che andranno all'eterna perdizione e tuttavia giungono a dire:
Andrò all'Inferno, ma non perdonerò quella persona! -
Trovandomi
lungo una via della città, un amico mi segnalò un signore, ch'era a pochi
passi; mi fece conoscere ch'era avvocato e che dirigeva il movimento comunista
della zona.
Mi
decisi ad avvicinarlo e dirgli una buona parola. Fatti i convenevoli, si entrò
in argomento. Tra l'altro gli dicevo: Procuri, avvocato, di ponderare bene le
cose! Il popolino va dietro all'ideologia comunista, credendo che starà bene
ed arricchirà. Ma un intellettuale, quale è lei, comprende quanto sia
disastrosa la dottrina comunista, perché atea e perché immorale; vuole il divorzio
ed apre la porta alla disonestà!
-
Ed io, rispose l'avvocato, vado proprio in cerca di disonestà; non voglio
freno alle passioni; nel comunismo trovo ciò che cerco. - Infelice uomo! Lo
guardai commiserandolo. Pensai: La vita di costui, ostinato nel male, è un
continuo insulto allo Spirito Santo! Come potrà salvarsi dopo questa breve
vita?
Dio
è giusto e darà a ciascuno secondo le proprie opere. Gesù Cristo chiama « benedetti
del Padre mio » coloro che osservano la sua legge; chiama « maledetti » e
« operatori d'iniquità » quelli che muoiono in disgrazia di Dio e sono
destinati al fuoco eterno. Insomma, ai buoni è riservato il Paradiso, ai
cattivi è riservato l'Inferno.
Si
trovano nel mondo di quelli che non vivono la vita cristiana, che hanno solo un
poco di onestà sociale, che trascurano la preghiera, che poco si curano dei
Sacramenti e si cacciano senza tanto scrupolo in mezzo ai pericoli ed alle
occasioni di peccato. Si illudono, presumendo della bontà di Dio, e dicono: Il
Signore è tanto buono che non vorrà mandarmi all'Inferno!... Io andrò in
Paradiso a preferenza di tanti che vanno in Chiesa! Sento la coscienza
tranquilla. Io mi salverò certamente, perché non faccio male ad alcuno. -
Chi
non vede che questo sia un insulto a Dio e precisamente allo Spirito Santo,
scrutatore dei cuori umani e Spirito di Santità e di Giustizia?
Benedicevo
le case della mia parrocchia, nel tempo pasquale. Entrato in un'abitazione,
tentai di fare breccia nel cuore di un uomo, di cui conoscevo la storia.
-
Caro signore, pensiamo all'anima! Daremo conto a Dio di tutto!
-
Cosa intende dire?
-
Che lei non può confessarsi, né comunicarsi, né ricevere i Sacramenti in
punto di morte e, se non si mette in regola, andrà all'Inferno.
-
Io all'Inferno? E che male ho fatto? - Lei convive con una donna, che non è la
sua sposa.
-
La mia sposa, a Napoli, mi ha tradito; l'ho lasciata per sempre. Ho trovato
un'altra donna, ch'era sola, bisognosa, di buon cuore, ed allora l'ho presa per
compagna della mia vita.
-
Lei fa malissimo! Gesù nel Vangelo lo dice con la massima chiarezza che all'uomo
il quale abbandona la moglie, non è lecito fare quello che lei fa. Se non
cambia vita, andrà all'Inferno!
-
Io andrò in Paradiso... e Dio mi dovrà dare il premio per l'opera buona che io
faccio. Ho tolto dalla strada una donna e l'ho sistemata bene. Dio mi deve
benedire per quello che faccio! - Quanta cecità e malvagità in certe anime!
Pretendere di salvarsi, pur calpestando la legge di Dio!
Come
è peccato contro lo Spirito Santo la presunzione, così è peccato la
disperazione della salute.
Disperazione
significa perdere la speranza di salvare l'anima e di andare in Paradiso.
Il
primo passo, che porta a tale orribile stato, è lo scoraggiamento nelle lotte
della vita spirituale; il secondo passo è l'abbattimento morale, forte,
prolungato. L'anima vittima della disperazione dice a se stessa: È inutile
pensare al Paradiso; io non potrò andarvi!... Sono destinata all'Inferno, ancorché
facessi delle opere buone! ... È impossibile resistere alle tentazioni! ... I
miei peccati sono troppo enormi; per me non può esserci più misericordia!...
Per lo più, chi giunge a queste pessime conclusioni, è affetto da forte
esaurimento nervoso e deve curare prima il corpo e poi l'anima.
Si
superi la tentazione della disperazione, pensando che Dio vuole tutti salvi, che
dà a tutti le grazie necessarie per salvarsi, purché si preghi e si attinga
la forza dai Sacramenti.
Si
pensi pure che tante anime peccatrici hanno saputo rompere le catene del peccato
e hanno raggiunto la santità. Non si dimentichi che nessun peccato, per
quanto grande, possa essere più grande della misericordia di Dio, che è
infinita.
Giuda
tradì per trenta denari il Sangue del Giusto; considerando l'enormità del delitto,
si disperò e andò ad impiccarsi; ma se avesse considerato la misericordia di
Dio, se ad essa avesse fatto ricorso, se si fosse gettato pentito ai piedi di
Gesù, avrebbe ricevuto dal Divin Maestro la parola del perdono e forse... un
amoroso bacio, in ricambio del tradimento! Disperarsi vuol dire rinunziare per
sempre all'amore di Dio e quindi recare offesa allo Spirito Santo, che è
Amore Eterno.
In
quest'ultima parte del lavoro, consideriamo gl'intimi rapporti che passano tra
l'anima e lo Spirito Santo che la feconda, la trasforma e la santifica.
Lo
Spirito Santo è il Divino Artista, così chiamato per il lavorio delicato,
prezioso e sublime che compie in ogni anima.
Ad
un bravo pittore viene presentata una tela bianca e grezza, tessuta con fragile
trama di canapa di poco valore intrinseco. L'artista la guarda ed in un sogno
luminoso di arte pensa di destinarla ad un capolavoro del suo genio. Vi profonde
allora, poco per volta, i tesori della sua mente.
Quella
tela che si lascia lavorare senza opporre resistenza, diviene preziosissima;
viene collocata in una pinacoteca; è contemplata nei suoi particolari e
riprodotta dalle riviste, recando così gloria a colui che l'ha resa tanto
bella.
L'anima
nostra, ferita dalla colpa originale, inclinata al male, ripiena di miserie
morali, sotto l'azione dell'Artista Divino può divenire, se non oppone
resistenza, un capolavoro di santità, riproducendo l'immagine di Gesù
Cristo.
Chi
si lascia lavorare dallo Spirito Santo, acquista tanta bellezza da meritare
l'ammirazione della Corte Celeste.
E
non è stato il Divino Spirito che ha trasformato i pescatori di Galilea in
ferventissimi Apostoli? Che ha cambiato il persecutore Saulo in vaso di
elezione? Che ha reso eroine deboli giovanette, quali Agnese, Lucia e Maria
Goretti? Che feconda la santità nella Chiesa, facendo giungere agli onori
degli Altari uomini e donne di ogni ceto? Come il pittore guarda con gioia il
suo capolavoro, così lo Spirito Santo contempla con gioia ed amore quell'anima,
che tende alla perfezione e si studia di divenire quale Egli la vuole.
Uno
dei Maestri più insigni in materia di Spirito Santo è il già citato Santo
Curato d'Ars.
Egli
paragona l'opera che compie la terza Persona Divina nell'anima, a quello che fa
la mamma col suo bambino. La mamma genera, alimenta, sorveglia, guida,
premunisce ed istruisce il suo figlioletto; così fa lo Spirito Santo, che
genera l'anima alla grazia con il Battesimo, la rafforza con la Cresima, la
nutrisce con l'Eucaristia, sana le sue ferite con la Penitenza, la dispone al
gran passo per l'eternità con l'Estrema Unzione, la guida per mezzo dei
Sacerdoti, le dà la grazia di formare e santificare l'ambiente familiare con il
Sacramento del Matrimonio, la richiama con il rimorso, la incita al bene con
le ispirazioni, le dà le gioie spirituali...
La
Chiesa chiama lo Spirito Santo « il Dolce Ospite » dell'anima, perché Egli
come dice il Curato d'Ars, riposa nelle anime dei giusti, come la colomba nel
suo nido e, nelle anime pure, cova i buoni desideri, come la colomba cova i suoi
pulcini.
Senza
lo Spirito Santo noi siamo aridi come una pietra. Si pigli in una mano una
spugna imbevuta d'acqua e, nell'altra, un sasso; si sprema e questo e quella:
dal sasso non esce una goccia, dalla spugna viene giù acqua abbondante.
La
spugna rappresenta l'anima riempita dallo Spirito Santo; il sasso è l'immagine
del cuore duro e freddo, ove non dimora il Divino Ospite.
Sant'Angela
da Foligno andò in pellegrinaggio alla tomba di San Francesco d'Assisi.
Mentre
pregava, udì una voce: Tu ti sei raccomandata al mio servo Francesco; ma voglio
indicarti un altro appoggio. Io sono lo Spirito Santo, che è venuto in te;
voglio farti provare una gioia che non hai ancora provata. Io ti accompagnerò;
sono presente in te e ti parlerò sempre, e, se tu mi ami, non ti abbandonerò
mai. Io ti amo; mi stabilisco in te e mi riposo in te, e tu, a tua volta,
vieni a me e cerca in me il tuo riposo. -
Santa
Geltrude è chiamata l'Araldo del Divino Amore ed anche « la Santa della Divina
Abitazione ». Nell'Oremus di essa la Chiesa dice: O Signore, che vi siete preparata
una dimora deliziosa nel cuore di Geltrude...
Non
i grandi Santi solamente, ma tutti coloro che sono in grazia di Dio, sono dimora
dello Spirito Santo. Quando avvenne l'ingresso divino nell'anima? Nell'atto
del Battesimo. La sua entrata è reale e permanente. Quando la terza Persona
della SS. Trinità fa il suo ingresso in un'anima, crea subito in essa
condizioni di atmosfera e di luce soprannaturale e porta i doni di una nuova
natura, di una nuova capacità.
Nel
momento in cui Gesù fu battezzato da San Giovanni, venne lo Spirito Santo
visibilmente e gli si posò sul capo in forma di colomba.
Quando
si amministra il Battesimo a qualcuno, viene anche lo Spirito Santo, ma
invisibilmente.
Osserviamo
il rito battesimale! Il Sacerdote, verso il principio della sacra funzione,
quando il battezzando non è ancora entrato nel battistero, dice al demonio in
nome di Dio: Esci, o immondo spirito, da quest'anima e cedi il posto allo
Spirito Santo. -
Cacciato
Satana, entra lo Spirito Santo, il quale mette nella creatura rigenerata il suo
suggello, imprimendo il carattere della figliolanza divina, rendendola così
consorte della divina natura e membro del Corpo Mistico di Gesù Cristo.
Il
Divino Spirito mette nel cuore di chi riceve il Battesimo i sacri germi delle
tre virtù infuse, dette teologali: fede, speranza e carità.
Per
mezzo di essi l'anima battezzata apre gli occhi alla fede e rimane disposta ed
inclinata a credere le verità rivelate da Dio; apre il cuore alla speranza,
fiduciosa col divino aiuto di raggiungere il Paradiso; nella vita viene
agevolata a praticare i due più grandi comandamenti, cioè amare Dio ed amare
il prossimo.
Supponiamo
che un agricoltore metta nel terreno alcuni semi di grandi alberi. Non basta
seminarli; è necessario custodirli, mettervi dell'acqua e del concime; man
mano che la pianticella si sviluppa, occorrono attenzioni particolari, affinché
il gelo o il troppo calore o gl'insetti roditori o l'incuria dei passanti non
abbiano a recare nocumento. Solo così i piccoli semi potranno divenire grandi
alberi.
Affinché
i germi delle virtù teologali possano svilupparsi e ingigantire, ci vuole cura
e vigilanza.
I
bambini innocenti, dimora dello Spirito Santo, devono essere curati e vigilati
dai genitori e da chi ne fa le veci; i piccoli ricevono molto influsso
dall'ambiente domestico e, se questo è veramente cristiano, essi crescono forti
e robusti nella virtù. Fu Mamma Margherita che custodì e coltivò i germi
dello Spirito Santo nel suo Giovannino e questi divenne il Santo Don Bosco. Fu
quel vedovo, tanto religioso, che seppe custodire il cuoricino della sua «
piccola Reginetta », la quale oggi è chiamata la « Santa delle Rose »,
Santa Teresa del Bambino Gesù.
Guai
a quei genitori, che per loro trascuratezza lasciano morire i germi delle virtù
teologali, che lo Spirito Santo depose nel cuore dei loro figli nel giorno del
Battesimo!
Il
bambino, ricco dell'innocenza battesimale, appena ricevuto lo scandalo, non
permette che dimori più nel suo cuore lo Spirito Santo ed invece dà posto allo
spirito maligno, a Satana.
Il
bambino che cresce e si prepara alle attività della vita, ha bisogno di
nutrirsi e di rafforzare l'organismo; così nella vita spirituale. Col
crescere degli anni, si svegliano ed ingigantiscono le passioni; si deve lottare
contro il mondo, che lancia le sue frecce con gli scandali e con lo scherno; si
deve resistere al demonio, che tende le sue insidie. Come può l'anima vincere
questi nemici? Con l'aiuto dello Spirito Santo, che viene in soccorso per mezzo
dei Sacramenti ed in modo particolare col Sacramento della Cresima.
Il
Battesimo dà la vita spirituale; la Cresima la sviluppa. Per ognuno la Cresima
deve considerarsi come la Pentecoste personale, proprio come l'antica
Pentecoste, che fu la Confermazione degli Apostoli.
Nella
Confermazione è dato lo Spirito Santo come rafforzamento dell'anima, la quale
deve confessare senza rossore il nome di Gesù Cristo; giustamente la Cresima è
detta « Sacramento dei forti » e « Sacramento della virilità cristiana ».
San
Paolo dice: Iddio dia a voi, secondo la ricchezza della sua gloria, di essere
per mezzo dello Spirito di Lui corroborati nell'uomo interiore (Efesini,
III-16) . -
Chi
riceve la Cresima, diviene soldato di Gesù Cristo e può chiamarsi « Cavaliere
dello Spirito Santo », come bellamente disse il Cardinale Lavitrano in una
Lettera Pastorale.
Sono
forti ed espressive le preghiere che innalza il Vescovo nell'amministrare questo
Sacramento.
«
Onnipotente, eterno Dio, che ti degnasti di rigenerare questi tuoi servi
mediante l'acqua e lo Spirito Santo e concedesti a loro la remissione di tutti i
peccati, manda sopra di loro dal Cielo il tuo Settiforme Santo Spirito Paraclito
»!
«
O Dio, che hai dato lo Spirito Santo ai tuoi Apostoli ed hai voluto che per loro
e per i loro successori fosse trasmesso agli altri fedeli, riguarda con bontà
al nostro umile ministero e fa' che lo stesso Spirito venga nei cuori di coloro,
di cui abbiamo segnato la fronte col Sacro Crisma e col segno della Santa Croce.
Fa' che questo stesso Spirito abiti nei loro cuori e ne faccia il tempio della
gloria. Tu che col Padre e lo Spirito Santo vivi e regni nei secoli dei secoli.
Amen »!
I
frutti della Cresima sono: la vita cristiana, vissuta con densità di opere
buone; il coraggio di disprezzare il rispetto umano, andando contro la malvagia
corrente del mondo, il quale critica e deride chi segue gl'insegnamenti di Gesù
Cristo; l'apostolato cattolico, che fa portare anime a Dio.
Tutti,
ricevuto lo Spirito Santo con la Cresima, danno prova di crescere nella virtù?
Purtroppo il Sacramento della Confermazione è poco apprezzato, o si riceve
con leggerezza.
Oggi
per non pochi l'essenza della Cresima è fare una bella festa in famiglia e
ricevere doni dal padrino. Ma quanti sono quei cresimati che danno prova di
fortezza cristiana? Quanti pensano ad onorare lo Spirito Santo, di cui
dovrebbero essere araldi? Quanti sarebbero disposti a lottare ed a spargere
il sangue per la gloria di Dio?... Impariamo dagli esempi luminosi, che ci
hanno lasciati i Cristiani dei primi secoli!
Se
vogliamo che lo Spirito Santo abiti in noi, coltiviamo bene la purezza, secondo
il proprio stato, o verginale o matrimoniale. Tutto ciò che è in noi o ci
appartiene, che facciamo o diciamo, deve essere degno della terza Persona
Divina. L'impurità, non solo contrista lo Spirito Santo, ma addirittura lo
caccia dal cuore.
San
Paolo, sapendo che taluni non custodivano la virtù della purezza, scrisse: E
non sapete voi che siete il tempio di Dio e che lo Spirito di Dio abita in voi?
Se alcuno guasta il tempio di Dio, Dio guasterà lui, poiché il tempio di Dio
è santo, quali pure voi siete (I Corinti, III-16). - Non sapete che il vostro
corpo è tempio dello Spirito Santo, che è in voi, Spirito che avete da Dio, e
che non appartenete a voi stessi? (I Corinti, IV-19). -
Il
cuore di chi è in grazia di Dio è più che la pisside ed il tabernacolo, poiché
è il tabernacolo vivente del Dio vivente. La santità dell'anima passa anche al
corpo, perché esso è l'ausiliare indispensabile della maggior parte di
quelle opere che lo Spirito Santo fa compiere.
Il
corpo è lo strumento per cui la grazia dei Sacramenti perviene all'anima; è il
mezzo di cui l'anima si serve per compiere le opere buone. Data l'intima
unione che c'è tra l'anima ed il corpo, le effusioni dello Spirito Santo
scendono nell'una e nell'altro.
Ma
quando l'anima, cedendo all'impura passione, si pascola d'impuri pensieri, nutre
in cuore affetti cattivi e disordinati, segue le male voglie del corpo, allora
viene distrutto il tempio di Dio e non può dimorarvi piú lo Spirito Santo.
Con
la purezza c'è la luce della fede e la gioia del cuore, poichè ove regna Dio,
regna la pace. Perduta la purezza, vengono le tenebre spirituali, perché nel
cuore impuro regna lo spirito delle tenebre, il demonio. Vanno di pari passo:
Spirito Santo, purezza e fede. Perché nel mondo c'è poca fede? Perché c'è
poca purezza e vi abbonda l'immoralità.
Per
rendere dunque onore allo Spirito Santo, custodiamo la purezza e stiamo lontani
da ciò che può macchiarne il candore, consideriamo rivolto a noi l'avviso
dell'Apostolo San Paolo: Siete stati acquistati ad un prezzo di Sangue. Perciò
glorificate Dio nei vostri corpi (I Corinti, VI-20). -
Per
conservare l'amicizia col Signore e per rispettare lo Spirito Santo che abita in
noi, procuriamo di vivere alla presenza di Dio.
Il
giovane Giuseppe, figlio di Giacobbe, fu venduto dai fratelli per gelosia.
Costretto a servire nella casa di Putifarre, un giorno fu invitato a fare il
male. Egli si rifiutò, dicendo: Come potrei commettere il male e peccare contro
il mio Dio, alla sua presenza?
Così
dobbiamo rispondere anche noi, quando ci assalgono le tentazioni: Come oserei
fare il peccato alla presenza del mio Dio? ... Nella solitudine o nella
compagnia, alla luce o al buio, tu mi vedi, o Signore!
Lo
Spirito Santo è vita e non resta inoperoso nell'anima che gli dà ospitalità.
Il suo lavorio non è clamoroso e conviene vivere nel raccoglimento interiore
per udirne la voce. Egli parla alla mente con i buoni pensieri e agisce sul
cuore con i santi affetti.
Come
possono ascoltare gl'impulsi di questo Divino Spirito e tanto meno mettere in
pratica le divine ispirazioni, coloro che vivono in una continua dissipazione,
immersi unicamente negli affari temporali e assetati di svaghi e di divertimenti
mondani?
Si
può e si deve lavorare; è lecito prendere qualche onesto svago; ma si deve
nello stesso tempo coltivare lo spirito di raccoglimento, rientrando sovente
in se stessi e riflettendo sui buoni pensieri che sorgono, poichè alle volte
quel pensiero che viene in mente, che ritorna con insistenza, che si fa sempre
più chiaro e luminoso, può essere un invito dello Spirito Santo a compiere una
opera buona, ad evitare un pericolo, ad abbracciare un nuovo stato di vita, a
darsi all'apostolato.
Lo
Spirito Santo è generoso nei suoi doni ed è molto munifico nel mandare le
sante ispirazioni. Conviene quindi ascoltarle, apprezzarle e metterle in
pratica.
Durante
la Messa si leggeva il Vangelo. Se vuoi essere perfetto, vendi quanto possiedi
e dallo ai poveri e avrai un tesoro in cielo. Poi vieni e seguimi. (S. Luca,
XVIII-22). -
Un
giovane, abbastanza ricco, restò colpito da queste parole divine. Riflettè
sul loro significato e non riuscì a rassegnarsi, se non quando ebbe presa la
risoluzione di dare i suoi beni ai poveri e lasciare il mondo.
Liberato
dalle preoccupazioni della ricchezza, si ritirò nel deserto a fare penitenza,
destinando il tempo alla preghiera ed al lavoro.
Tanti
altri gaudenti seguirono il suo esempio e si misero sotto la sua guida.
I
demoni, arrabbiati, si scatenarono contro questi eremiti; ma il loro abate e
fondatore dominava gli spiriti infernali e li metteva in precipitosa fuga.
Il
celebre eremita, fondatore del primo eremo, è Sant'Antonio Abate.
Come
cominciò la sua trasformazione? Con l'ascoltare una divina ispirazione, che lo
Spirito Santo gli fece sentire per mezzo di una frase evangelica.
E
non è questo l'unico caso.
Celebrava
la messa solenne un Sacerdote Salesiano. Il Vangelo narrava la guarigione dei
dieci lebrosi.
Lo
Spirito Santo, dimorante nel cuore di quel buon Sacerdote, fece udire la sua
voce interiormente, invitandolo a compiere il suo apostolato tra i lebrosi.
Era
troppo forte l'invito divino: lasciare la patria, andare in un lebbrosario,
esporre la propria vita al morbo che non perdona...
Il
Divino Spirito, che illumina, incoraggia e rafforza, diede al Sacerdote la sua
assistenza e questi potè lasciare l'Italia ed andare in Colombia,
precisamente in Agua De Dios.
Quanti
lebbrosi in quella zona, costretti a starvi perché non contagiassero gli abitanti
della città!
L'eroe
salesiano vi trascorse ventisei anni, amato da tutti come un padre, effondendo
i tesori del suo cuore per alleviare le pene di quegli infelici; ivi volle
finire i suoi giorni.
Alla
sua morte i lebbrosi piansero e vollero innalzare un monumento al loro più
grande benefattore, Don Michele Unia.
Come
nelle grandi imprese apostoliche, così nelle singole vicende della vita spirituale
di ognuno, è sempre lo Spirito Santo che comincia ad agire con qualche ispirazione;
se l'anima si rende docile all'azione divina, progredisce nella virtù e va di
bene in meglio, producendo ottimi frutti; se invece le ispirazioni si
trascurano, la luce spirituale diminuisce, scemano le forze e poi si cade nella
tiepidezza e forse in seguito nella colpa grave. Le
divine ispirazioni possono venire in qualunque momento e per qualunque via.
Ordinariamente vengono: durante una predica, mentre si fa una buona lettura o
si attende alla meditazione. È necessario perciò compiere con diligenza gli
esercizi di pietà, per meritare dallo Spirito Santo qualche buona ispirazione.
Quando
lo spirito immondo è uscito da un uomo, va per luoghi aridi in cerca di riposo
e non trovandolo, dice: Ritornerò a casa mia, da cui sono uscito. - Quando vi
giunge, la trova spazzata e adorna; allora va e prende con sè altri sette
spiriti peggiori di lui ed entrati vi si stabiliscono. E l'ultima condizione
di quell'uomo è peggiore della prima (S. Luca, X1-24). -
In
modo analogo, ma di gran lunga superiore, agisce lo Spirito Santo nei rapporti
di quell'anima sventurata, che l'avrà cacciato con una colpa grave.
L'anima
è stata creata da Dio per amore, - è stata redenta dal Sangue di Gesù Cristo,
è stata santificata per mezzo dei Sacramenti; se essa oggi si trova sotto la
schiavitù di Satana, lo Spirito Santo compie un amoroso lavorìo per farla
uscire dallo stato di peccato. Il Divino Spirito è Rinnovatore; a Lui spetta
il compito di riedificare il tempio di Dio, distrutto nell'anima peccatrice;
Egli nel mistero della vita intima, non si stanca di operare per portare la
sua creatura dal peccato alla giustificazione, dalle tenebre alla luce, dalla
morte alla vita.
Sta
sempre sulla via dei figliuoli prodighi, per richiamarli alla casa paterna; va
dietro alle pecorelle smarrite, per ricondurle all'ovile.
Si
serve di mille mezzi per far penetrare la sua luce nell'anima peccatrice; se
questa si muove e fa un solo passo verso la luce, Egli ne fa cento verso di
lei e le fa comprendere il male che ha commesso e le fa sentire il grande
rimorso. Parla a quest'anima nelle notti insonni; fa udire la sua voce per mezzo
d'un suo Ministro; la scuote servendosi di un avvenimento doloroso, di una
umiliazione, di una delusione.
Se
l'anima peccatrice, che resta sempre libera nella scelta, comincia a detestare
il male e si decide a ripararlo, allora lo Spirito Santo entra in essa, portando
come primo dono la pace; poi l'aiuta a pregare e le suggerisce parole
corrispondenti alle sue necessità spirituali.
Come
sono belle le preghiere dei convertiti, frutto dello Spirito Santo! Ne è
prova il Miserere, sgorgato dal cuore del Re Davide appena ritornato a Dio.
L'imperatore
Diocleziano, persecutore acerrimo dei Cristiani, venne festeggiato a Roma
con un corso di rappresentazioni teatrali. Uno dei principali comici ebbe la
diabolica idea di fare la parodia del Sacramento del Battesimo, per mettere in
caricatura la dottrina di Gesù Cristo.
Lo
Spirito Santo attendeva alla porta del cuore del comico pagano, per entrarvi e
portarvi la luce, la pace e la gloria eterna... La caricatura del Battesimo
sarebbe stata un insulto alla Divinità; di questa circostanza si servì lo
Spirito Supremo per operare una grande conversione.
L'artista,
sul palcoscenico, si pose a letto e, fingendosi ammalato, disse: Prima di morire
voglio essere battezzato! - Due altri comici, fingendo di essere uno Sacerdote
e l'altro serviente, gli si avvicinarono per battezzarlo. Appena versata l'acqua
sul capo, apparve al grande comico una schiera di Angeli, splendenti di luce, i
quali leggevano in un libro tutti i suoi peccati commessi fin dalla
fanciullezza; poi immersero il libro nell'acqua battesimale e glielo mostrarono
più bianco della neve, senza alcuna traccia di scrittura.
Avuta
questa luce soprannaturale, il comico si alzò da letto, scese dal palcoscenico
e si presentò a Diocleziano, dicendo: Io sono Cristiano! Credo le verità
rivelate da Gesù Cristo! Credo nella rinnovazione spirituale, che opera il
Battesimo! -
L'imperatore
e gli spettatori credettero dapprima che l'artista continuasse la parodia; ma
quando Diocleziano si convinse che il comico diceva sul serio e che già si
professava Cristiano, diede ordine che fosse flagellato e poi lo fece
decapitare. Quel comico è già nel numero dei Martiri, San Genesio, che può
chiamarsi preda dello Spirito Santo e frutto della grazia battesimale.
Nella
liturgia della Chiesa è celebre la Sequenza dello Spirito Santo, detta « aurea
», che si recita o si canta nella Messa della Pentecoste ed in tutta l'ottava.
Consideriamo
i principali titoli, con cui la Chiesa onora la terza Persona Divina nella
suddetta sequenza.
«
Padre dei poveri, Datore dei doni, Luce dei cuori, ottimo Consolatore, dolce
Ospite dell'anima, dolce refrigerio, riposo nella fatica, freschezza in estate,
conforto nel pianto, Cancellatore d'iniquità, Irrigatore dei cuori aridi,
Medico delle ferite, Piegatore di ciò che è rigido, Riscaldatore di ciò che
è freddo, Richiamo dei traviati, Datore dei meriti e del perenne gaudio ».
Questi
titoli manifestano l'eccellenza dello Spirito Santo e la sua molteplice varietà
di azione in ogni anima.
Chi
non vede l'utilità e la necessità di onorare la terza Persona Divina? Si dà
ora qualche suggerimento pratico.
Si
è già detto che lo Spirito Santo si onora col vivere in grazia di Dio, specialmente
praticando la virtù della purezza, e con l'ascoltare e praticare le divine
ispirazioni. Si onori anche col rendergli i doverosi atti di adorazione e di
ringraziamento. Come si ringrazia Gesù per quello che ha fatto per noi,
incarnandosi e morendo in Croce, così si deve ringraziare lo Spirito Santo per
quello che fa per la Chiesa e per ciascun'anima, istante per istante.
S'invochi
lungo il giorno con qualche giaculatoria: « Ti adoro, Divino Spirito, e ti
ringrazio, a nome mio e di ogni creatura! ... Ti offro, o Spirito Supremo, le
adorazioni della Corte Celeste e di tutto l'universo! ».
Al
mattino i fedeli dicano: Eterno Divino Spirito, Amore Eterno del Padre e del
Figlio, santifica oggi ogni mio pensiero, parola ed azione!
Alla
sera si rivolga questa piccola preghiera: O Santo Spirito, che sei il Dito
della destra dell'Eterno Padre, cancella ogni mia iniquità ed imprimi
nell'anima mia l'immagine di Gesù! -
Si
faccia con devozione il segno della Croce, perché si pronunziano gli augustissimi
nomi del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo.
Si
reciti spesso e con attenzione il Gloria: Gloria al Padre, al Figlio ed allo
Spirito Santo.
Si
fanno celebrare Messe ad onore del Sacro Cuore, della Madonna e di altri Santi;
ottima cosa. Ma sono rarissimi coloro che fanno celebrare qualche Messa ad onore
dello Spirito Santo.
Si
consiglia perciò la celebrazione di qualche Messa per certe intenzioni: per
riparare l'onore dello Spirito Santo, il quale è tanto dimenticato ed
oltraggiato dagli increduli e dai peccatori; per ottenere la fortezza nelle
tentazioni; per ricevere i lumi negli affari importanti, particolarmente nella
scelta dello stato; per ottenere la divina assistenza nelle prove della vita,
rovesci di fortuna, lutti, malattie...
La
Chiesa, che conosce l'importanza dell'opera della terza Persona Divina, di
continuo le rende onore e la invoca.
Quando
i Cardinali sono raccolti nel Conclave per eleggere il nuovo Papa, ad ogni
seduta o scrutinio, invocano i lumi dello Spirito Santo, mentre in quel periodo
i Vescovi ordinano ai Sacerdoti di recitare in ogni Messa l'Oremus dello
Spirito Santo.
Lo
stesso si fa ad ogni seduta, quando è aperto qualche Concilio, o ecumenico, o
regionale, o diocesano.
Allo
Spirito Santo si rivolgono i componenti delle Sacre Congregazioni Romane,
quando si raccolgono per discutere o emanare qualche decreto.
Col
« Veni Creator » hanno inizio gli Esercizi Spirituali, che si predicano a
Religiosi o a secolari.
Ogni
giorno i Sacerdoti, prima della celebrazione della Messa, si raccolgono in
preghiera, invocando lo Spirito Santo con una serie di Oremus. Eccone la
traduzione in lingua italiana: « O mitissimo Dio, inclina le orecchie della tua
misericordia alle nostre preghiere e per la grazia dello Spirito Santo illumina
il nostro cuore, affinché meritiamo di amministrare degnamente i tuoi misteri
e di amarti con eterno amore!
«
O Dio, al quale è manifesto ogni cuore e parla ogni volontà ed al quale nessun
segreto è nascosto, purifica i pensieri del nostro cuore con l'infusione
dello Spirito Santo, per meritare di amarti perfettamente e di lodarti
degnamente! O Signore, brucia col fuoco dello Spirito Santo i nostri reni ed il
nostro cuore, per servirti con il corpo puro e piacerti con il cuore mondo!
«
Ti preghiamo, Signore, affinché il Paraclito che procede da te, illumini le
nostre menti e ci guidi ad ogni virtù, come ha pron1esso il tuo Figlio!
«
Ti supplichiamo, Signore, che sia presente in noi la potenza dello Spirito
Santo, la quale purifichi con clemenza i nostri cuori e ci difenda da tutte le
avversità!
«
O Dio, che hai ammaestrato le anime dei fedeli con la luce dello Spirito Santo,
concedi a noi di gustare nel medesimo Spirito ciò che è bene e di godere
sempre la sua consolazione! ».
Bisogna compenetrarsi dello spirito liturgico della Chiesa ed
approfittare delle var;e occasioni per onorare la terza Persona della SS. Trinità.
Con slancio ed amore prepariamoci ogni tanto alla sua festa, che è la Pentecoste. Si presenta ua novenario di preghiere che può servire non soltanto nel tempo della Penteceste, ma in qualunque periodo dell'anno.