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LUCE AI PRETI

(Lamenti divini)

U. S. P.

Don TOMASELLI GIUSEPPE  - scuola grafica salesiana – PA

Il decreto della Congregazione per la Propagazione della Fede A.A.S. n. 58/16del 29 dicembre 1966, era già stato approvato dal S.S. Paolo VI il giorno 14 ottobre 1966 e venne pubblicato per volere di S.S. stessa. Tre mesi dopo la pubblicazione il decreto venne convalidato per cui: non è più proibito divulgare – senza l’imprimitur – scritti riguardante nuove apparizioni, rivelazioni, profezie, miracoli.   

Ascoltate!

Il progresso scientifico ingigantisce. Si pensava un tempo che la terra fosse il centro dell'universo; ma lo sguardo dato da recente al vostro pianeta dagli spazi intersiderali, vi ha fatto meglio compren­dere che la terra, da millenni abitata, fuori è altro che un punto dell'immenso uni­verso. Non sapete, e non è necessario saperlo, se in altri astri vi siano creature ragione­voli ed in quali condizioni si trovino. A voi interessa la terra. Su questo pianeta misi il primo uomo e la prima donna; costoro prevaricarono e la conseguenza della loro colpa d'origine si ripercuote ancora su tutta l'umana generazione. Unicamente per amore di questa cadu­ta generazione, pur restando vero Dio, divenni vero Uomo, rendendomi così vostro Fratello. Redensi l'umanità e la­sciai i mezzi, affinché tutti i figli di Ada­mo potessero conseguire la felicità eter­na. Fondai la mia Chiesa, le diedi un Ca­po ed altri collaboratori, affinché le ani­me nel pellegrinaggio terreno fossero il­luminate, dirette e nutrite per giungere alla vita eterna. Fra miliardi di creature ho scelto voi, o Sacerdoti, frutto della mia liberalità. Proprio a voi rivolgo la parola. Il mondo è stato creato per amore, re­dento per amore e deve tendere all'Amo­re Eterno... Dio! Ed invece?... Miei Ministri, date uno sguardo all’u­manità attuale. Vi si dovrebbe realizzare il mio Regno; dovrei regnare io in ogni anima ed in ogni angolo della terra. Inve­ce regna Satana... il triste principe di questo mondo! Cosa vedete attorno a voi? Malvagità, orgoglio, vanità, avarizia, egoismo, attac­camento alle comodità più del necessario, dimenticanza di Dio e dell'eternità, odio al proprio simile, bestemmie, godimenti illeciti, amore illecito, scandali per ogni dove, delitti, ingiustizie, ribellioni... Si deve fermare la china malefica! Si ricordi Sodoma e Gomorra; lo stato del mondo di oggi è peggiore di quello della Penta­poli, poiché la malizia è più consapevole e più raffinata.

 * * *

 Quale disorientamento e squilibrio mentale c'è in molti! Se i cuori non sono pieni di Dio, stanno a disagio e vanno di peggio in peggio. Manca la mia luce e la vita si svolge tutta tra le tenebre. Ho compassione di questa generazione e per questo opero prodigi di grazie nel mondo. Mai come in questo tempo il mio Amore Misericordioso ha dimostrato tanta attività nel premunire le anime. Eppure vi è un asso di tenebre che non lascia passare la mia luce per rischiarare la via. Dovrò dunque permettere che le anime  corrano alla perdizione? Dovrò mostrarmi indifferente agli insulti che mi si fanno, al disprezzo della mia Legge, a tutte le nefandezze di cui è ricoperta la terra? Sarei un Dio ingiusto! Gli uomini reclamano i loro diritti. Ed io, Dio d'Infinita Giustizia, non reclame­rò i miei diritti?... Cerco amore, cerco riparazione! Ancora agonizzo! Agonizzo nella mia Chiesa, agonizzo nel mondo, agonizzo nelle anime! Voi, o Sacerdoti, non siete esenti da questo mio lamento! Anche voi avete la vostra parte e purtroppo la parte mag­giore. Parlo a tutti i miei Ministri ed in modo particolare a quelli che più trafig­gono il mio Cuore. La mia parola, più che un triste allar­me, vuole essere un pietoso lamento ed un amoroso invito a riflettere sulle dolorosissime condizioni del mondo, a rien­trare profondamente in voi stessi, a ri­scuotervi, a riprendere con zelo l'aposto­lato per strappare a Satana le anime, da me riscattate col Sangue.

Aprite gli occhi!

Sacerdoti, intermediari tra Dio e l'uo­mo, catena d'oro che deve legare le ani­me a me, risvegliate nei vostri cuori i buoni sentimenti del giorno della vostra Ordinazione! E’ assai grande la dignità di cui vi ho rivestiti ed è bene che ne siate consape­voli per comprendere sempre meglio la vostra grave responsabilità. Tutte le amarezze che mi danno taluni dei Sacerdoti, sono legate a quella grande amarezza che mi costrinse a spillare San­gue dalle mie vene nell'Orto degli Ulivi, quando vedevo che nei secoli futuri si sa­rebbe realizzato il rinnegamento di Pietro nelle file dei miei Ministri, il tradi­mento di Giuda in tanti Sacerdoti sacrileghi e la fuga dei discepoli da me, fuga dovuta agli scandali di certi Consacrati. In quella notte del Getsemani, tanto tormentosa, trovai i tre più fidi Apostoli immersi nel sonno; loro dormivano ed io sanguinavo. Li svegliai invitandoli a pregare e si riaddormentarono; si scosse­ro soltanto al frastuono della turba che veniva a catturarmi. Possibile, o miei sacerdoti, che non comprendiate la gravità dell'ora che si at­traversa?... Voi dormite placidamente. Cullandovi nella vita comoda, mentre io, vostro Redentore e Maestro, agonizzo per le iniquità che ogni giorno si molti­plicano. Vengo a svegliarvi con i tristi avveni­menti di ogni giorno; vi svegliate un poco e poi vi riaddormentate come i tre Apostoli. Ritorno a svegliarvi con i miei lamenti divini, nella fiducia che vi scuo­tiate. Vorrete forse scuotervi, come gli Apostoli al frastuono della turba, soltanto allora cioè quando si scatenerà nel mondo la bufera, quando i miei nemici, preso il sopravvento, vi metteranno le mani addosso?... La storia del passato non v'insegna nulla in proposito? Non vedete come i flutti del mare au­mentano, ingigantiscono e si scaraven­tano contro la mia Nave, la Chiesa? S'infrangeranno le onde, la mia Chiesa non crollerà, perché sulla Nave ci sono io. Ma... quale sarà la sorte di tanti Sacerdoti?... Si sta combattendo nel mondo tra i figli delle tenebre ed i miei seguaci. Il mio Vicario, il Papa, nelle ore di solitu­dine piange; è abbattuto, circondato da tante menti in eruzione. Paolo VI, illu­minato ed assistito da me, si rende con­sapevole dell'estrema importanza dell'o­ra presente. Molte anime, un tempo a me fedeli, si trovano in condizione disastrosa. In questa scabrosa situazione cosa fan­no i miei Sacerdoti?... Per mia consolazione ne ho dei buoni, veramente Sacerdoti! E gli altri,... che non sono... Chi pretende il matrimonio, chi si ribella al mio Vicario, chi nega o mette in dubbio l'altra vita, l'esistenza di Satana, la mia reale Presenza Eucaristica! C'è perfino chi dubita della mia Divinità e dell'esistenza di un Dio Creatore. Guai a chi tenta ecclissare i Dommi emanati! Guai a chi cerca sottrarre la gloria ad un Dio Onnipotente! Certe menti sacerdotali sono vera Ba­bilonia, confusione e tenebre, e con tutto ciò si atteggiano a maestri. Più che pasto­ri, taluni sono pecore nere nel mio misti­co gregge ed altri sono lupi rapaci. Raccomando a questi sventurati: Quando foste ordinati Sacerdoti e mi giuraste fedeltà, avevate i sentimenti di oggi?... E non eravate allora lieti di ap­partenermi e di cooperare con me nella salvezza dei fratelli?... A che cosa è do­vuto il vostro cambiamento? Prima pregavate; a poco a poco avete rallentata e poi quasi tralasciata la pre­ghiera. Prima eravate convinti della vostra piccolezza; poi sottentrò l'orgoglio. Un tempo coltivavate lo spirito di pe­nitenza; poco alla volta cominciaste ad accarezzare il corpo, dandogli ciò che non era necessario, e poi il corpo vi trascinò nel fango... Doloroso stato! Avete la­sciata la Manna Celeste per nutrirvi di ghiande, come gli animali immondi. Prima respiravate l'aria pura della mia grazia ed ora vi dibattete nel fango puz­zolente. Riflettete, miei Ministri, caduti o pericolanti, riflettete sulla vostra triste con­dizione! Ditemi: Non ho il diritto di lamentarmi? La cattiva condotta di tanti Sacerdoti mi strappa folle di anime. Ed io, che per salvarne una sola, se fosse necessario, mi farei crocifiggere di nuovo, come dovrei trattare questi miei Ministri?... Possi­bile che siate così ciechi da non vedere la preoccupante realtà?

Preavviso.

Voi conoscete qualche cosa del passato e del presente; io conosco tutto, anche il futuro. Verso il Principio di questo secolo l'Onnisciente disse ad un' anima confi­dente: Quaranta, cinquant'anni prima del «2.000» sarà dato a Satana un potere particolare sulla terra; le potenze infer­nali si riverseranno di preferenza sui Sacerdoti. Non vedete come va verificandosi quello che io stesso confidai? Convincetevi! I demoni sanno quale guadagno sia per loro un Sacerdote diser­tore ed allora sono tanti e sì forti gli assalti sui Consacrati di oggi, che se co­storo non stanno più che vigilanti e se non pregano intensamente, presto o tardi cadranno nella rete diabolica.

Fede ed amore.

Permettetemi ora di mettere la mia mano su qualche piaga del clero di oggi. Non intendo alludere ai Consacrati generosi. Ho istituito il Sacramento dell'Amore, l'Eucarestia. Venti secoli di storia, con migliaia di prodigi cucaristici, hanno comprovato e comprovano ancora la reale mia Presenza Eucaristica. Sacerdote, che ti accosti all'Altare per celebrare, rientra in te stesso!... Credi tu al Mistero Eucaristico? Se no. perché vai a celebrare? Perché ingannare te stesso e gli altri? Che titolo ti si addice?... Quello d'ipocrita e d'impo­store! Se tu credi alla Transustanziazione, non avendo puro il cuore, pura la mente e monde le mani, come ti azzardi a toc­care le mie Carni Immacolate? Come non tremi pronunziando le divine parole della Consacrazione? E purtroppo c’è chi celebra così! C’è chi trafigge in tal modo il mio Cuore! Ed io, misericordioso, paziento!... Ma sino a quando dovrò soppor­tare? La mia Giustizia non reclama pure i suoi diritti? Altri celebrano, uniti ancora a me con la mia grazia. Ma che celebrazioni! Chi vi assiste, poco edificato, potrebbe dire: Ma questo Prete crede a ciò che fa? Più fede e più amore nel Santo Sacri­ficio! Niente fretta, molto raccoglimento e preghiera ardente! Ci sono tante anime da salvare e tante altre da sostenere; la Messa è tempo preziosissimo. Si celebri bene, glorificando Dio, edi­ficando i presenti, rinnovandosi nella gio­vinezza dello spirito e portando poi lungo il giorno alle anime il frutto del Divin Sa­crificio. Come attendo con ansia e gioia, io Pri­gioniero d'Amore nel Tabernacolo, la ce­lebrazione dei Sacerdoti fervorosi! Quan­do sta all'Altare un degno mio Ministro, dimentico in qualche modo le amarezze che mi cagionano i Sacerdoti sacrileghi o freddi. Le mie Carni Immacolate, bi­strattate non di raro da mani indegne, si ristorano al contatto di mani pure ed en­tro amorosamente nel cuore del buon Ce­lebrante, arricchendolo di nuova luce e legandolo sempre più fortemente a me. Oh, se tutti i Consacrati fossero puri ed innamorati di me Sacramentato, come sarebbe trasformato il mondo! Figli prediletti del mio Cuore, ravvi­vate la Fede e meditate seriamente sul vo­stro Ministero! Alla vostra parola consa­crante io, Re di tremenda Maestà, ubbi­disco umilmente e scendo sull'Altare. Nelle vostre mani avviene l'Incarnazione Vivente, come avvenne nel seno della mia purissima Madre. E non vi annichilisce sì grande mistero, sì grande deposito che ho fatto a voi?

Prigioniero... solitario.

Schiere di fedeli, sparsi per il mondo, pur oppressi dal lavoro e dalle quotidia­ne necessità, sanno trovare ogni giorno un ritaglio di tempo per venire davanti al mio Tabernacolo. Amano intrattenersi con me, parlarmi, confidarmi le loro pene. Ma quanti sono i Sacerdoti che, furono del tempo della Celebrazione, amano in­trattenersi a colloquio con me Sacramen­tato? Sono rari! Questo contegno è onorifico per i Consacrati?  Voi non trovate ostacoli quando vi sono persone care ammalate e sentite il dovere, l'amore di visitarle; lasciate tut­to. Vi sobbarcate pure a sacrifici, quando la persona cara ammalata è lontana o nell'ospedale. E il vostro Dio nel Tabernacolo non è un Ammalato d'Amore, un Divino Mendicante che chiede e richiede un po' di sollievo? Non è un Uomo-Dio soffe­rente, che geme e va in cerca di chi sap­pia condividere il suo Mistero d'Amore? Se tutti i Sacerdoti comprendessero questo linguaggio, come sarebbe trasfor­mata la loro vita!... E se non lo com­prendete voi, chi dovrà comprenderlo? Faccio un invito ai miei Sacerdoti fedeli: Fate di tutto per procurarmi anime ferventi ed assidue, che ogni giovedì della settimana, verso le ore 20, giorno memorando dell'Istituzione Personale mia Eucaristica, abbiano un pensiero speciale di un trattenimento amoroso, anche per pochi istanti, per ringraziare, riparare e consolare il mio ardente Amore, che in tale ora misteriosamente si è voluto an­nientare e nascondere sotto le apparenze del Pane e del Vino per essere cibo e nutrimento. Ancora un invito! Desidero le «Lampade Viventi» at­torno al mio Tabernacolo ossia cuori palpitanti d'amore, che a turno ogni giovedì facciano un'Ora di Adorazione, per riparare tanti oltraggi, sacrilegi, di­menticanze e disonore, che di continuo ricevo dalla maggior parte delle anime, specie da quelle Consacrate. Chi mi ama, troverà il tempo. Il mio sguardo si poserà benevolo su queste «Lampade Viventi» e su quei Sacerdoti che si faranno pro­motori di tanto bene.

Devozione sorpassata.

Una deplorevole corrente sacerdotale moderna tutto vuol rinnovare e su tutto ha da ridire. Non risparmia neppure me crocifisso - Roba antiquata, dicono taluni, le immagini di Gesù Crocifisso! Le menti piccine, arretrate col tempo, amavano questi segni sensibili, questa forma strana di devozione. Ma in questo risveglio e rinnovamento della Chiesa e della società le immagini del Crocifisso devono met­tersi da parte. Cosa dovrei rispondere a questi Pre­ti... rinnovatori? Innanzi tutto rinnovate voi stessi nello spirito! E poi, perché impedire che i fedeli mi contemplino Crocifisso? Non ci sono nel mondo i monumenti che ricordano i grandi uomini? E non ci sono le foto, che richiamano alla mente le persone care, vi­ve o trapassate?... Quale uomo è più grande e più degno dell'Uomo-Dio? Quale persona al mondo può essere più cara di me Redentore?... L'immagine di me Crocifisso ha portato molti alla vera conversione ed ha formato tanti Santi. Quante volte con prodigi ho dimostrato al mondo quanto io gradisca la effige di me inchiodato sulla Croce, ver­sando vivo Sangue dalle ferite e talvolta schiodando le mie mani per abbracciare peccatori pentiti! E voi, seguaci e portatori di Cristo, dite: Devozione sorpassata il culto di me Crocifisso!... Quale insensatezza! Piegate piuttosto le ginocchia, umiliatevi, baciate le mie Piaghe e meditate sugl'insegnamenti che vi dà un Dio Cro­cifisso, svenato per salvarvi. Chi mi contempla confitto in Croce e sente amore verso di me, difficilmente guasta la sua condotta e non si lascia oscu­rare per seguire il turbine del mondo. Chi non ama il Crocifisso, non conosce il Crocifisso, non assimila la sua vita al Crocifisso e non opera nulla di concreto nella vita.

La Vergine Madre.

Beati i puri di cuore! - dissi un giorno sulla terra. Ma il mondo, mio nemico, non vuol saperne; si arrotola nel fango e si av­venta contro tutto ciò che sa di purezza. Menti malsane, oggi più che in altro tempo, hanno preso di mira la purezza verginale della Madre mia, mettendola a livello di altre donne. Quale insulto per la Regina del Cielo e quale dolore per me! Anche il mio Padre Putativo, il castissimo Giuseppe, è coin­volto da questa ondata di fango diabolica. Mia Madre fu purissima prima del parto. Isaia preannunziò secoli innanzi che io sarei nato da Vergine. Fu purissima dopo il parto e lo dimo­stra la Tradizione Autentica della Chiesa, comprovata dalla sana Cristianità, dai Concili e dal Magistero dei Papi. Lo dimostra anche e specialmente la risposta data a Gabriele all'annunzio di divenire madre: «Come avverrà ciò, poi­ché non conosco uomo?» - Il che signi­fica che non intendeva conoscerne, perché, se avesse voluto vivere la vita comune delle altre donne, non avrebbe data all'Angelo quella risposta, ma avrebbe detto sen­z'altro: Accetto di divenire madre! - Fu purissima la Madre mia, Terreno eletto e preparato per germogliare me, Giglio delle convalli. Dava il latte a me, Uomo-Dio; era ininterrottamente in inti­mità con il Re della gloria ed i suoi pen­sieri erano rivolti al Cielo e non alla terra. Gli Angeli aleggiavano sulla Casa di Nazareth, adorando me e benedicendo la Madre di un Dio Umanato, scelta dalla Sacrosanta Triade ad essere la Regina dei vergini, la Vergine per eccellenza. Se nel mondo ho schiere di anime ver­gini, che si sono legate a me con voto, anime con le conseguenze della colpa ori­ginale, eppure sono veri Angeli in carne, perché dubitare della perenne verginità della Madre mia, esente dalla colpa di ori­gine, Capolavoro della Onnipotenza di un Dio, dotata di oceano di grazia, Creatura Eccellentissima da ecclissare la virtù delle anime più elette, Faro luminoso dell'uma­nità, risplendente più che il sole nel firmamento? La Vergine Madre fu sempre Giglio candidissimo, profumato per inebriare me e la Corte Celeste. Si ascolti in proposito il suo Sposo Giuseppe!

 ***

 «Sciolgo la mia lingua per difendere la purezza verginale della mia cara Sposa Maria, donatami da Dio. «Fui prediletto ad essere come capo di Gesù e di Maria; ma per me, benché occupassi tale posto, poiché così mi fu destinato da Dio, sentivo una continua ed intima umiliazione di stare accanto a Ge­sù, Figlio di Dio Umanato, ed a Maria specchio tesissimo di purezza e di purezza e di candore, che a mirarla ero costretto ad abbassa­re il mio sguardo nel sentirmi indegno di starle accanto. La custodivo gelosamen­te, come si può custodire una preziosissi­ma e delicatissima perla di grande valore. «Fui scelto da Dio, poiché da fanciul­lo fui ispirato a mantenere castissimo il giglio della mia purezza verginale, sino all'ultimo mio respiro. Ciò fu un mistero, che svelai quando incontrai la mia eletta Sposa Maria. «Non ebbi alcun timore ad essere sta­to scelto per suo Sposo, perché al solo avvicinarla il profumo interiore che ema­nava la sua purezza m’inondava l'anima di casta gioia. «Ci comprendemmo pienamente senza scambio di parole poiché il mistero su­blime che ci univa celestialmente non sen­tiva il bisogno di esternarlo, ma di tacerlo. «Sono lingue mendaci ed infernali co­loro che hanno l'ardire di oscurare la dolce e casta Sposa mia Maria, la Madre di un Dio, Tabernacolo Vivente del Divin Na­zareno. «Una pianta molto delicata la si ri­guarda da tutto ciò che le può nuocere e si coltiva con particolare attenzione. Fi­guratevi come e con quali premure cir­condavo la castissima Maria per non esse­re molestata neanche dal consorzio uma­no. La sua dimora nella Casa di Nazareth fu tutta opera di amor divino; agli occhi umani fu un segreto ammirabile e così pro­fondo che nessuno mai ha potuto immaginare. Ecco la Casa di Nazareth, circon­data dal nascondimento, dalla più profon­da umiltà, dalla più completa povertà! Ma pur essendo distaccata da tutto, quella Casa possedeva tutto... possedeva Dio! «Mondo, che ti agiti, invece di lan­ciare i tuoi strali contro la Vergine mia Sposa, imitane le virtù ed il candore! Amala, venerala e non amareggiarla più! Ringrazia l'Eterno Dio, che ti ha donato una sì grande Madre per salvarti!».

Regina degli Angeli.

Il mondo, a servizio di Satana, cieco spiritualmente, non vede la luce della purezza angelica della Madre mia. Ma non è soltanto il mondo corrotto che giudica sinistramente la Vergine Ma­dre. Ci sono altri, che si dicono miei seguaci e purtroppo ci sono anche i Sa­cerdoti che discutono e mettono in dub­bio la perpetua verginità di Maria San­tissima. Come si può giungere a tale grado di cecità da certi Consacrati? Costoro, che sono sordi alla mia voce ed a quella del mio Vicario, ascoltino la voce di Satana, al cui servizio lavorano! Sanno essi chi sia Satana e cosa egli faccia in quest'ora gravissima? L'umanità va alla deriva. Può salvarla la Madre mia, poiché questa è l'ora di Maria, segnata dalla Provvidenza. Il ca­stigo collettivo sarebbe piombato da tem­po sulla terra, se questa pietosissima Ma­dre non avesse trattenuta la mia mano. E’ proprio Satana che ha ingaggiato la battaglia contro la Madre del Cristo nella speranza di avere molte prede. Tut­tavia il principe delle tenebre sa bene chi sia la Vergine Madre e quale potenza Ella abbia in Cielo. I servitori di Satana e tutti i miei Sacerdoti ascoltino! Nella novena dell'Immacolata del 1968, io, Padrone dell'universo, permisi che una vittima straordinaria, da me per­sonalmente scelta, ricevesse un assalto diabolico. Si trovò la vittima davanti ad una schiera di demoni; c'era anche Sa­tana, il quale così parlò:

Si dia l'assalto ai Consacrati! Per la loro caduta quante anime vengono nelle nostre mani, poiché lo scandalo allontana anche dalla Fede. I Consacrati che danno scandalo, danno occasione di dubitare anche dell'esistenza di Dio. Ed è a questo che dobbiamo tendere: all'allontanamento da Dio. Si avvicina la solennità di quella Don­na, (l'Immacolata), che ci tiene tutti in soqquadro... Noi dovemmo subire l'in­felicità eterna, l'inferno, mentre nel mondo tanti e tanti arrivano a salvarsi malgrado tante ribellioni contro il loro Dio!... Allora non vi era quella Donna, che si chiama Maria, altrimenti non ci sarebbe toccata tale sventura... La mag­gioranza delle anime si salva per mezzo di Lei, che tanto noi odiamo e maledi­ciamo... Noi Angeli per un solo pec­cato fummo precipitati nell'abisso; ed è per questo che la nostra rabbia inferoci­sce sempre più per l'ingiustizia di questo Dio!... Se quella Donna ci fosse stata sin dal principio della creazione, noi non avremmo avuto tale condanna. - Frattanto la vittima straordinaria scri­veva le parole di Satana, poiché io volevo che le scrivesse. Allora Satana irato escla­mò: Perché metti le mie parole sulla carta?... Basta! Basta... Non scrivere più, maledetta!

- Riflettete, o Sacerdoti, sull'ultima af­fermazione di Satana: Se la Madre mia Maria fosse esistita prima che gli Angeli si fossero ribellati al Creatore, mercé la, sua potentissima intercessione avrebbero ottenuto misericordia! Chi è questa Donna, davanti alla quale freme l'inferno? E quella Vergine purissima, che oggi il mondo vorrebbe infan­gare. Quali rapporti ci sono tra me e questa Donna?... Io venni al mondo per mez­zo di Lei; fui nutrito per mezzo di Lei con il suo latte verginale. In tutta la vita, sino ai trent'anni, fui accudito da Lei. Maria Vergine fu il prezioso strumento della Redenzione del genere umano. In Maria e con Maria io vivo del suo sangue e della sua carne verginale nella Ostia Consacrata e quando le anime mi ricevono, non sono solo, perché sono in­corporato della vita della Madre mia. Ecco tutto il grande poema stupendo e mistico vivente della mia Chiesa! Senza della Madre mia non potevo essere Gesù sulla terra; quindi tutto si deve a questa purissima Regina Immacolata. Se un figlio affettuoso circonda di gratitudine amorosa la madre sua terrena, ed è un cuore limitato, quanto più non devo premurarmi io di vederla onorata, amata, glorificata e riparata la Madre mia, Arca di salvezza, Canale di grazia, Corredentrice del genere umano?... La Santissima Trinità le profuse tutte le predilezioni che possono darsi a crea­tura!... Il mistero del mio vivere nelle anime avviene sempre per mezzo della purissi­ma mia Madre. Quanto è stupenda e luminosa la fi­gura di questa Vergine, Trono e Taberna­colo di Dio vivente! Non c'è lingua u­mana né angelica che possa degnamente tesserne le lodi! Chi ama me, ama la Madre mia! Chi ama la Madre mia ama me ed avrà vita sicura. Maria mi portò al mondo e per mezzo di Lei vado alle anime. E’ Maria Vergine che mi conduce e che mi prepara i cuori ove fare la mia dimora. E’ troppo grande la Madre mia! ... Guai agl'infelici che osano proiettare om­bra sulla purezza verginale di Colei che ha in mano lo scettro di Regina degli Angeli!

 ***

Sacerdoti, che mi ascoltate, riparate e fate riparare l'onore della Madre mia e vostra! Si celebrino delle Messe in onore della Madonna, affinché siano ri­parati gli oltraggi alla sua purezza vergi­nale. Si organizzino crociate di Comu­nioni Riparatrici, da farsi specialmente nei sabati. Si diffonda questa invoca­zione: Per il vostro verginale candore, o Maria, salvate tutte le anime che di­laniano la vostra perpetua purezza ed il vostro Cuore!

Dottrina del Cristo.

Per venire sulla terra a riscattare l'uo­mo scelsi due Vergini: Maria per portar­mi al mondo e Giuseppe per custodirci. Le anime caste formano la mia delizia. Pur non condannando la generazione, amo con somma predilezione le anime ver­gini. Non tutti comprendono la sublimità della verginità; il Padre mio Celeste dà questa luce a certe anime e beate esse se corrispondono ai divini voleri! Nel mondo, pur così infangato, ho schiere di vergini di ambo i sessi. Ne ho anche di quelli, che pur essendo vincolati dal matrimonio, vivono angelicamente quasi non avessero corpo. Quanta gloria mi danno costoro e quante benedizioni attirano sulla umanità! I miei Sacerdoti non dovrebbero es­sere i primi nelle schiere dei vergini? Possibile che semplici fedeli mi diano con tanta generosità e certi miei Ministri siano con me così avari? Come posso glo­riarmi di loro, che dovrebbero essere la pupilla degli occhi miei? Ci sono Consacrati che pretendono, e con diritto, di vivere la vita ordinaria dell'uomo. Ma avevano questi sentimenti quando coltivavano la vita interiore, si nutrivano con fede delle mie Carni, custodivano i loro sensi e vigilavano per fuggire dalle occasioni pericolose?... Allora era fa­cile e dolce la vita di perfetta purezza; la mia grazia li sosteneva. Ora invece dicono: «Il giogo è troppo pesante!... insostenibile!... E pres­soché impossibile la perfetta continen­za! ... - Perchè non pregate di più invece di darvi ai passatempi? Perchè non ripigliate lo spirito di mor­tificazione? Perché non togliete legna dal fuoco, invece di aggiungerne altra? Le comodità soverchie hanno snervato il vostro spirito, vi hanno troppo indebo­liti, forse vi hanno fatto cadere e forse al presente siete nel fango. Sacerdoti dell'Altissimo Dio, avete di­menticato la mia dottrina, e proprio voi, maestri in Israele?... Cosa ho inse­gnato al mondo e cosa avete predicato agli altri?... «Il regno dei Cieli ri­chiede violenza e se ne impossessano i violenti... Chi vuol venire dietro a me, rinneghi se stesso, prenda la sua croce, ogni giorno, e mi segua!». Questo l’ho detto a tutti, anche all'ul­timo dei miei seguaci. Ed i pastori delle mie pecorelle non devono dare a tutti, dovunque e sempre, l'esempio della ri­nunzia?... Ci sono Sacerdoti che non credono più alla mia parola. Non sono degni del Sacerdozio Divino!... Il Consacrato carnale non accetta la dottrina del Cristo! Oh, insensatezza!... Non pochi Sacerdoti, sui quali tanto contavo, sono divenuti dapprima gros­solani, poi apatici ed infine... pietra d'inciampo. Sono ormai cuori duri, in­sensibili e non si arrendono ai dolci richiami di un Dio Onnipotente! Io, Maestro Divino, dal mio Sacerdote sono posposto al fango della terra, a ciò che potrebbe finire nel duolo infernale. Povere anime! Ov'è l'utilità del mio Sangue per voi? In quest'ora fatale, ed è inutile illu­dersi, occorre piena generosità nei miei Ministri, spogliamento totale del proprio io, penitenza amorosamente, abbracciata per la gloria di Dio. Sacerdoti, che vi ribellate alla mia dot­trina di rinnegamento, contemplatemi in Croce! Io, vostro Redentore e Maestro, ho mortificato tutta la mia vita, dalla na­scita nella grotta al martirio sul Golgota. E voi... non sapete privarvi di soddisfazioni lecite (... e fossero sempre le­cite!...) per dimostrarmi il vostro amore? Invece voi cercate in tutto la comodità del vostro piacere; avete in or­rore l'austerità della vita. In Paradiso non si va godendo del mondo e delle sue massime, ma rinun­ziando a tutto ciò che il largo mondo ap­prova. E’ impossibile servire a due pa­droni, che non possono stare assieme in unica bilancia. non volete saperne di mortifica­zione su questa terra, lo saprete poi, quando raggiungerete la terribile purifi­cazione del Purgatorio... se pur scam­perete al fuoco della Geenna! Se attualmente hanno pene nel Purga­torio anime che sulla terra erano stimate sante, immaginate quali pene siano riser­vate ai Sacerdoti per i completi soddi­sfacimenti dei sensi! La terra è un luogo di prova, come fu per Adamo ed Eva. La terra è anche un esilio; è un albergo, ove il viandante si ferma di passaggio dovendo camminare per raggiungere la sua patria. Chi cam­mina con i piedi attaccati alla terra, non può dirsi vero Cristiano e tanto meno mio Ministro. Questo è il distintivo dell'uomo che passa: il rinnegamento di se stesso.

Dio è giusto.

La violazione del sesto Comandamento è un gran male; non cessa di essere tale, anche quando tutto avvenga nel massimo segreto. Ma se l'incontinenza trabocca ed avviene lo scandalo, il male raggiunge proporzioni incredibili. Guai a chi dà scandalo! - esclamai lungo le vie di Palestina. Cosa dovrei dire a quel Consacrato, dimentico della sua eccelsa dignità, che violando il sesto Comandamento mi strappa anime senza numero? Dio d'innnita giustizia, nel giorno del rendiconto come dovrei trattare il Con­sacrato scandaloso? Inesorabilmente io caccerei da me e lo manderei nel fuoco eterno! - Inferno... fuoco eterno, dice a se stesso l'incontinente, ma penso non ci sarà o almeno dubito e mi auguro che non ci sia! - E tu, Sacerdote, che hai scrutato le Scritture, metti in dubbio l'esistenza dell'inferno? Tu dici così per ingannate te stesso, attutendo il rimorso, e per es­sere più libero di fare il male. Ma quan­tunque tu neghi o metta in dubbio l'in­ferno,... l'inferno c'è ugualmente. Sono le passioni sfrenate che ti tolgono la luce; è Satana che ti benda gli occhi. Se ti fosse concesso di vedere per pochi istanti la sorte dei Consacrati infedeli caduti nel luogo dei tormenti, rimarresti inorridito! Il 30 novembre 1968 mostrai l'in­ferno ad un'anima privilegiata, la quale soffre e prega per salvare molte anime. Ascoltate, Sacerdoti caduti o pericolanti, la triste narrazione!

«Le anime avevano sembianze umane per essere riconosciute. I demoni erano inferociti contro di me, perché in quel tempo avevo cooperato alla salvezza di molte anime e mi dicevano: Per colpa tua, o maledetta, restano tanti posti vuoti in questo abisso!

«I Sacerdoti che vi si trovavano sof­frivano pene orribili. Erano torturati, messi come su legni accesi in forma di croce, per quante volte avevano loro messo in Croce il Signore. La loro lingua e le loro mani impure e sacrileghe subi­vano tremende torture. Erano di conti­nuo trascinati non solo dai demoni, ma anche dai dannati, che rinfacciavano la loro infedeltà, il loro tradimento fatto al Signore per appagare il piacere della vita umana. Venivano dilaniati e vituperati.

«Questi Sacerdoti maledicevano la vita del mondo, tutte le attrattive umane, tutti i piaceri goduti calpestando il voto di purezza e vivendo dimentichi di Dio.

«Erano immersi in una grande oscu­rità tremenda; solo le fiamme del fuoco facevano un po' di luce. Mandavano grida di disperazione, mentre i demoni si divertivano e ridevano nel tormentarli e dicevano: Eravate scelti per padroneg­giare noi, puri spiriti; la vostra dignità superava quella della schiera angelica; potevate strapparci tante anime; ed in­vece siete con noi! Vi abbiamo vinti! Siete per sempre nei supplizi. Siete di­sonorati da tutto l'inferno. Ma quanto sarà grande la vostra confusione nel gior­no del Giudizio, quando apparirete come tanti Giuda!... Ecco la vostra gloria di fronte a tutti coloro ai quali sembravate agnelli, mentre eravate lupi rapaci! Ve ne sono tanti altri che nel mondo se­guono le vostre orme; avrete altri com­pagni!... Siete stati vinti, non ve l'aspettavate l'inferno e ci siete piombati!».

Ho permesso all'anima privilegiata questa visione, affinchè lei potesse scri­vere quanto ora avete udito. Il ricco Epulone non si aspettava l'in­ferno; eppure vi fu sepolto.

La mano ai caduti!

Sono Dio d'infinita Misericordia; non voglio la morte del peccatore, ma che si converta e viva. Poiché il peccato contro la purezza indurisce il cuore, porta al sacrilegio, alla perdita della Fede ed all'impenitenza fi­nale, è questo il peccato che i miei Sa­cerdoti devono maggiormente aborrire. Sacerdoti fedeli, coltivatori della pu­rezza, zelanti della mia gloria, voi che siete in discreto numero nella mia Chiesa e formate la mia preziosa corona, abbiate pietà dei vostri fratelli nel Sacerdozio! Sostenete i pericolanti; date la mano ai caduti! A voi il caritatevole ed urgente compito. Un grande peccatore potrebbe divenire un grande Santo; la storia della mia Chiesa è ricca di tali esempi. Ricordateli ogni giorno nei momenti più preziosi della Celebrazione. Esortate i fedeli a pregare e ad offrire sacrifici per loro. Dite ad essi la buona parola affinché non si abbattano. Ricordate loro che io sono Gesù, il Salvatore per eccellenza, che in ogni istante cancello ogni iniquità. Sono il Buon Pastore; sono il Padre amo­roso del figliuol prodigo! Vado con irre­quietezza in giro per cercare la pecorella smarrita, per abbracciarla e riportarla all'ovile. Il mio amore per le anime è infinito, specialmente per le anime sacerdotali. L'abisso del mio amore copre l'abisso di ogni iniquità. Se faccio sì forti lamenti per tanti Con­sacrati, è perché li amo di amore di predilezione.  

Comodità e superfluo.

Nacqui in una povera grotta. Le mie tenere membra toccarono la paglia, men­tre il più povero dei poveri nel mondo nasce sempre in un giaciglio e viene sempre accolto anticipatamente con at­tenzione. Il mondo non conosce più Gesù nato in una mangiatoia, cioè nato nel vuoto di tutto ciò che sa di umano; quindi le anime non mi posseggono, perchè non hanno più il cuore vuoto di tutto. Si ama di fare più piacere agli occhi umani, an­zichè piacere a me... e sempre sono posposto alle cose futili della terra; per tal motivo sono poche, pochissime le a­nime che mi lasciano libero accesso nei loro cuori per formarvi la mia dimora. In quale contrasto si trovano le anime con la mia povertà! Non si conosce più lo spirito di povertà; si aspira alla vita comoda, alla vita di godimento e di lus­so; si vuole apparire sempre migliori, onde nascondere la vista di povertà. Si è formato nel mondo un vero caos per la povertà. E i miei Sacerdoti amano tutti la po­vertà? E’ l'amore delle anime il movente delle loro attività oppure la brama del de­naro? O Ministri dell'Altare, non mediterete mai abbastanza il mio detto: Le volpi hanno le loro tane, gli uccelli il loro nido ed il Figlio dell'uomo non ha dove pog­giare il capo! Cosa sarà alla vostra dipartita da que­sto mondo del denaro accumulato? Vi ac­corgerete che avete tesoreggiato per altri. Contentatevi del necessario nell'abita­zione e nelle suppellettili. Evitate il su­perfluo e non sprecate il denaro in svaghi inutili ed in gite vuote di significato! Fatevi degli argini col mammona d'ini­quità! Date il superfluo ai bisognosi e sostenete le opere caritative! Il denaro ammassato è per voi un grave pericolo spirituale, perché vi attac­cate il cuore e così date triste esempio ai fedeli, i quali amano vedere il Sacer­dote disinteressato a differenza degli altri uomini. Il denaro vi porta alle comodità, a procurarvi tutti quei piaceri che comune­mente si dicono leciti, leciti perché non sono evidentemente cattivi, ma, che tut­tavia non sempre sono immuni da colpa, sia per l'abuso e sia per l'attaccamento esagerato. Quante venialità, di cui dar conto alla Divina Giustizia! Dove sconteranno i miei Sacerdoti tutte queste miserie morali?... C'è il Purgatorio, che è forte riparazione per tutti, ma in particolar modo per i Consa­crati. Nella vostra predicazione avete trat­tato il tema del Purgatorio, descrivendo a vivi colori le pene delle anime che si puri­ficano nell'oltre tomba. Per quanto ab­biate detto, avete detto poco, perché del Purgatorio possono parlarne convenien­temente soltanto coloro che vi stanno dentro. Ma non pensate, Voi Sacerdoti, spe­cialmente voi più rilassati, non pensate che il Purgatorio è fatto particolarmente per voi? Lì dovrà purificarvi la Divina Giustizia, prima di essere ammessi alla mia gloria. Poco amore di Dio, poca delicatezza di coscienza, appagamento del cuore e dei sensi, specie della gola, curiosità un po' malsane, tempo sprecato, perché non utilizzato per la gloria di Dio, freddezza col prossimo, indifferenza dei bisogni altrui... tutto viene vagliato dalla Divi­na Giustizia nell'ora del rendiconto finale e tutto bisogna soddisfare. I servi prudenti sono quei Sacerdoti che odiano la grossolanità nella vita spi­rituale. Scrupolo no; ma delicatezza si!

Anime!

Ciò che perisce è nulla; la materia giova solo per il tempo; è l'anima umana che vale, perchè durerà in eterno. La dimora sulla terra non avrebbe significato se le anime non fossero immor­tali. Ah, le anime!... Proprio le anime mi portarono sulla terra. Per amore di esse soffrii tanto quaggiù e per loro amore spirai sulla Croce, tutto martirizzato dalla testa ai piedi, da sembrare un lebbroso. Lividure, piaghe e Sangue per tutto il corpo e tutto questo per amore delle anime. Il mio ideale è stato e sarà sempre la salvezza delle anime. Quale altro compito hanno tutti i miei Sacerdoti? Salvarsi e salvare! Innanzi tutto si deve salvare l'anima propria, affare unico, strettamente per­sonale; poi si deve lavorare per salvare i fratelli. La parabola dei talenti dovrebbe far riflettere i Sacerdoti neghittosi, poiché il servo pigro fu gettato nelle tenebre esteriori, ov'è pianto e stridore di denti. Perchè vi ho scelto fra innumerevoli creature e vi ho rivestiti della Dignità Sacerdotale? Forse per godere di più nella vita e per darvi al bel tempo?... Perché vi sono dati gli anni di vita, se non per trafficare i talenti ricevuti? Quale guadagno deve stare in cima ai vo­stri pensieri, se non il gran numero di anime da salvare?... Qual è il frutto del vostro Ministero, se non mi presentate di continuo anime? Certi Sacerdoti sono troppo miseri, preoccupati solo di non cadere nella col­pa grave; quando riescono a stare un po' in equilibrio per non cadere, credono poter stare tranquilli in coscienza. Errore grande! Il primo passo, passo di base, è di certo evitare il grave peccato. Ma questo, non basta a nessuno, particolarmente ai Sacerdoti, i quali devono essere apostoli, sale e luce della terra. Più che preoccuparsi del male da fuggire, devono preoccuparsi del bene da fare. Tralasciare il bene, quando se ne ha il dovere come Ministri di Dio, quando se ne ha il tempo e le circostanze lo permettono, è un peccato di omissione. Quante anime da istruire, da consi­gliare, da confortare! Quante persone cercano il Confessore! Quanti ammalati da visitare e moribondi da assistere! Quanti bambini da accudire per disporli alla Comunione! Quanti centri di lavoro da visitare per mettersi a contatto con schiere di operai dimentichi di Dio! Quanto lavoro davanti ad ogni Sacerdote! E mentre i bisogni delle anime sono tanti ed impellenti, dove sono e cosa fanno i miei Sacerdoti?... Come occupano il tempo?... Delle ore davanti al televi­sore, viaggi di piacere, passatempi, visite pericolose... prolungate... E le ani­me? ... Sono lì che aspettano chi spezzi loro il pane e non lo trovano! Lavorate, o Sacerdoti! Utilizzate il tempo! Lavorano più i nemici della mia Chiesa, anziché tanti Sacerdoti, i quali hanno Fede languida, amore tiepido e talvolta apatia totale. E’ tempo di svegliarsi e di rinnovarsi nello spirito! Sacerdoti, così si serve un Dio, il Som­mo Padrone che vi ha dato i suoi ta­lenti?... Ad ogni Sacerdote ho dato dei talenti, a chi uno, a chi due, a chi cinque. A chi più è stato dato, più sarà domandato. Ho Sacerdoti ardenti di carità, assetati di anime; per loro tutto è nulla o ben poca cosa; per loro ciò che conta è la sal­vezza delle anime, moltissime anime. Ma se nel mondo ho migliaia di Sacer­doti zelanti, perché non possono essere tali le altre decine di migliaia? Meditate tutti sulla sorte toccata al servo pigro, che non fece fruttare il ta­lento del padrone! Nel giorno dell'uni­versale rendiconto, quando i Sacerdoti pigri vedranno tante anime dannate per loro indolenza, comprenderanno il gran male fatto a loro stessi ed ai fratelli, sottraendo la gloria di Dio. Si rimedi mentre se ne ha il tempo!

Vera vita.

I Sacerdoti esemplari, molto attivi, di­ventano calamite per le anime pie, atti­rano i peccatori induriti e spargono ovun­que il buon seme. Il segreto del loro Ministero fruttuoso è la vita interiore, cioè lo spirito di pietà, che dà loro luce, forza e gioia. E perché altri sono infruttuosi? Trascu­rano la vita interiore e quindi il loro spirito è intisichito; sono poveri amma­lati spirituali, inutili a sè ed agli altri. Beato quel Consacrato, che sa vivere in dolce intimità con me, cuore a cuore con me, per sentire quanto io ami le anime! I Sacerdoti intimi sono la mia dolce di­mora, la mia consolazione, la mia gioia. Da quante amarezze viene abbeverato questo mio Cuore nel vedermi tanto trascurato dai miei Sacerdoti! Pensare a me con frequenza; agire sotto il mio sguardo con amore e sereni­tà; fare tutto con retta intenzione; non dare al mio nemico Satana neppure un atomo d'incenso; evitare le piccole in­fedeltà  volontarie;  approfittare  delle buone occasioni che presento per por­tarmi anime; tenermi  nel centro del cuore; intrattenersi senza fretta davanti al mio Tabernacolo; ravvivare spesso la Fede, vedendo me nel prossimo; richia­mare il pensiero dell'eternità... tutto questo è il grande segreto della vita interiore, la quale porta al fervore, infiamma sempre più e fa giungere ad alto grado di perfezione.

Cristo Re

La Chiesa ogni anno festeggia la mia Regalità «Cristo Re». Ma questa festa conferma veramente la mia Regalità nelle anime ed in parti­colare nei Consacrati?... Sono invece un Re dolorante, spasimante, mendican­te, posposto, rimandato come lo fui al­lora da Pilato ad... ed infine condannato! La mia risposta al Pretore Romano: Il mio Regno non è di questo mondo! - oltre ad indicare che il mio Regno è spiri­tuale, aveva altro significato; alludeva ed accludeva il tempo futuro, tempo quando il mondo insano avrebbe cercato di cal­pestare, distruggere, violare la Sovranità di Cristo nelle anime. Voi, o Sacerdoti, siete i miei Ministri! Voi dovete sacrificarvi per farmi regnare nelle anime; ma prima fatemi regnare in voi! Datemi il primo posto regale, nella vostra mente e nel vostro cuore! Distruggete nel vostro intimo ogni idolo, che rallenta il vostro amore per me e vi tormenta lo spirito! Fatemi regnare in voi ed avrete la pace del cuore, quella vera pace che nessuno può darvi fuori di me! Io sono il Re Pacifico! Solo allora il Sacerdote è Sacerdote, quando in lui regna ed opera il Re dell'amore e della pace. Nella confusione delle opinioni reli­giose, nella poca sottomissione al mio Vicario, nel capovolgimento della mia dottrina evangelica, non dimenticate, o Sacerdoti, che è Satana che si agita per regnare sempre più al presente, nel mon­do e nella mia Chiesa, ed è doloroso il dirlo: i ministri di Satana sono proprio certi Sacerdoti innovatori. Satana è il principe della menzogna, della discordia e del disordine. Infelici quelli che stanno al suo servizio! Non danno pace alle anime, turbandone le coscienze con novità malsane e non han­no pace loro. Dio è Ordine e Pace; Satana è disor­dine ed infelicità.

Io... dimenticherò!

Quante amarezze aveva procurato al mio Cuore Divino quella giovane donna con i suoi scandali! Ma un giorno l'infe­lice aprì gli occhi, rientrò in se stessa e poi corse ai miei piedi. Non mi disse parola, solo pianse. Erano lacrime di pentimento e di amore. In un istante cancellai in quella donna una vita di peccato, le diedi la mia grazia, dimenticai tutto; non le rinfac­ciai nulla del suo passato; divenne la mia prediletta. Sacerdoti, caduti o rallentati nel mio amore, venite a me come Maria di Mag­dala! Dimenticherò tutto, vi darò grazie di predilezione, vi trasformerò come tra­sformai Agostino!... Chi ha orecchie per intendere, intenda.

Dio permette a qualche anima trapassata di manifestarsi per chiedere suffragi. Non è molto, si presentò ad un'anima Ca­rismatica un prete defunto, che disse: Noi Sacerdoti nel Purgatorio soffriamo più degli altri e siamo i più dimenticati. Chiediamo la carità di una S. Messa settimanale. - Chi cura queste pagine sta attuando tra i fedeli la Crociata della «Messa settimanale» pro Sacerdoti defunti. Si allarghi la cerchia della crociata.