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MEDITAZIONI PER SIGNORINE

Di Don Giuseppe Tomaselli

INTRODUZIONE

Ti presento, o signorina, un corso com­pleto di Meditazioni. E' Gesù che parla a te per mezzo di queste pagine. Fa' tesoro di tutti gli insegnamenti che vi troverai. Consiglia anche ad altre anime la lettura di questo lavoro, tanto interessante.

Quest'opuscolo va accoppiato all'altro «Istruzioni ». E' difficile giudicare qua­le dei due lavori sia più importante, es­sendo l'uno e l'altro di somma utilità pratica.

 

Meditazione I

IL FINE

 

CHI SEI TU?

Rivolgiamo delle domande a qualche signorina priva della fede: Chi sei tu? Potrà rispondere: Sono una creatura umana, in qualche modo superiore a tan­ti altri esseri che mi circondano... non sempre però più fortunata!

- Che cosa fai sulla terra?

- Mi sforzo di afferrare la felicità, ma nell'attimo stesso in cui credo di a­verla raggiunta, mi sfugge.

- E dove vai?

- Dopo di essermi affaticata, dopo di aver provato tante disillusioni, in fine mi domicilierò nel cimitero, ove tutto fini­rà! -

Tali sono le risposte della signorina che non ha la luce della fede. La divina rive­lazione invece ci dice che noi siamo es­seri ragionevoli, composti di anima e di corpo, creati per conoscere Dio, amarlo e servirlo in questa vita e destinati ad andarlo a godere eternamente in Para­diso. Se fosse diversamente, se cioè la vi­ta umana finisse sulla terra, noi sarem­mo più i re del creato, ma saremmo in­feriori agli stessi animali.

 

CONFRONTO

Il contadino lavora sotto i raggi co­centi del sole; il suo asinello contempo­raneamente si riposa all'ombra. Il pove­ro uomo, giunto a casa alla sera, stanco del lavoro, è sottoposto a delle pene mo­rali: la moglie inferma, la sistemazione dei figli, i debiti da pagare...; avendo il cuore amareggiato, prende cibo senza gustarlo e passa la notte insonne.

L'asino nello stesso tempo, mangia serenamente e poi si abbandona al riposo.. Muore il padrone e muore l'asino. Er spontaneo domandarsi: Ma è stato più bestia l'uomo oppure l'asino? Se non ci fosse un'altra vita dopo di questa, sareb­be meglio essere bestie, perchè si soffri­rebbe di meno.

La ragione, e più che tutto la rivela­zione, ci dicono di mirare l'uomo con oc­chio superiore, per non arrivare a certe conclusioni sciocche ed assurde.

 

CORPO ED ANIMA

Si è detto sopra che noi siamo degli esseri ragionevoli, composti di anima e di corpo. In un modo a noi inesplicabile stanno uniti corpo ed anima, cioè mate­ria e spirito, formando un essere solo.

Qual è la parte più nobile di noi? Cer­tamente è l'anima; il corpo è un sempli­ce strumento dello spirito. L'anima è il principio vitale; per essa il corpo può compiere le funzioni materiali di assimi­lare, crescere e sentire. Partita l'anima, il corpo resta cadavere, è buona a nulla e si dissolve.

Per mezzo dell'anima, non solo noi te­niamo in attività il corpo, ma siamo ca­paci di conoscere, di ragionare, di volere e di amare. Il corpo, come tale, non può sussistere senza l'anima, mentre questa continua a vivere anche separata dal­la materia.

 

DOLORE E PIACERE

Il corpo ha i suoi piaceri e le sue sof­ferenze; così pure l'anima; ma, essendo questa superiore al corpo; sono pure di gran lunga superiori e le sue gioie e le sue pene.

Ad una ragazza di sette anni si dà uno schiaffo; piange un poco e poi riprende i suoi trastulli. Ha sofferto nel corpo.

Ad un'altra ragazza di dodici anni si faccia una carezza, le si dia un dolce e subito dopo le si comunichi la notaia della morte della mamma. La fanciulla piange e resta inconsolabìle; per tutta la vita porterà il dolore nel cuore. La sof­ferenza dello spirito è superiore a quella del corpo. Quanto si dice per il dolore, vale an­che per il piacere.

 

IMMORTALITA'

L'anima è immortale. Tutto ciò che è materiale, è soggetto alla morte, cioè al­la dissoluzione delle parti, che lo com­pongono. Lo spirito, non avendo parti, non può dissolversi; soltanto il Creatore potrebbe distruggerlo; ma Iddio non fa­rà ciò, in quanto ha destinato l'anima al­la vita eterna.

Appena l'anima si separa dal corpo, continua la sua vita. Difatti Gesù disse al ladrone sulla croce: Oggi sarai con me in Paradiso! (S. Luca, XXII - 43) - cioè, fra poco morrai, ma l'anima tua oggi stesso entrerà nella vita eterna.

 

PREZIOSITA'

Le opere di Dio sono tutte preziose; ma poiché negli esseri creati c'è una sca­la di superiorità, avendo l'anima umana un posto eminente nella creazione, essa è assai preziosa.

Tutte le ricchezze terrene, anzi tutto l'universo materiale, non può paragonar­si al valore di un'anima sola. L'anima è preziosa perchè è fatta ad immagine di Dio. Disse il Creatore dopo aver tratto dal nulla il mondo: Facciamo l'uomo a nostra immagine e somiglianza.

Dio è Purissimo Spirito e l'anima umana è spirituale; Dio è uno ed in tre Per­sone; l'anima ha tre facoltà; Dio cono­sce, vuole ed ama; e l'anima è capace di comprendere, di volere e di amare. Dio non ha avuto principio e non avrà mai fine; l'anima da che è stata creata, non cesserà più di esistere.

La preziosità di un oggetto si misura dal valore che si richiede per comprarlo o per riscattarlo. L'anima nostra dopo la colpa originale rimase esclusa dal Para­diso; nessuna creatura umana avrebbe potuto riscattarla. Soltanto Iddio, cono­scendo appieno la preziosità dell'anima, potè riscattarla e fu necessario che la se­conda Persona della Santissima Trinità si facesse uomo e morisse in Croce.

 

IL PRIMO AFFARE

Iddio ha fatto la parte sua per salvare l'anima; tocca a noi fare la parte nostra. Dice Sant'Agostino: Chi ti ha creato sen­za, il tuo concorso, non ti salverà senza la tua cooperazione.

Salvare l'anima! Ecco il tuo affare prin­cipare, o signorina! Dice Gesù Cristo: Una sola cosa è necessaria: salvare l'ani­ma!... Che giova mai all'uomo guadagna­re tutto il mondo, se poi perde l'anima sua? (S. Matt. VI-26).

Le creature sogliono agitarsi attorno a tanti affari. Chi cerca il denaro, chi la gloria, chi il piacere dei sensi. Purtroppo si perde di mira l'affare principale della vita, cioè la salvezza dell'anima: Gesù Cristo chiama «stolto», o pazzo, colui che trascura l'anima sua e porta un esempio.

- Un uomo ricco, al quale la campa­gna aveva fruttato copiosamente, andava ragionando tra sé: Che farò? Io non ho più posto dove riporre il mio raccolto. Ecco quello che farò: demolirò i miei gra­nai, ne fabbricherò di più vasti, dove rac­coglierò tutti i miei prodotti ed i miei beni, e dirò all'anima mia. Tu hai messo in serbo molti beni per parecchi anni- ri­posati, mangia, bevi e godi! - Ma Iddio gli disse: Stolto, questa notte morrai e l'anima tua stessa ti sarà ridomandata! Quanto hai preparato di chi sarà? (S. Luca, XII-16). Quanti di questi pazzi ci so­no nel mondo!

 

COMPITO PERSONALE ED... IRRIMEDIABILE

La salvezza dell'anima è un affare strettamente personale. Sulla terra pos­siamo affidare ad altri dei compiti da di­simpegnare per conto nostro; ma trat­tandosi dell'anima, non è possibile fare ciò. Ciascuno deve farsi violenza, deve appigliarsi ai mezzi spirituali più oppor­tuni... deve procurarsi l'eterna felicità, come si procura il pane quotidiano col sudore della fronte.

E' un affare irrimediabile! Si perde l'onore? Ci si può riabilitare! Si perde la sanità? Si potrà riacquistare! Riesce male un esame? Si ripete l'anno... Si studia di più... e si rimedia in qualche modo! Se avessimo due anime, potremmo dire: U­na la perdo e l'altra la salvo!... Ma poi­ché anima ne abbiamo una, salviamola a tutti i costi! Iddio ci dà il tempo ed i mezzi necessari per raggiungere il fine ultimo: salvarci eternamente!

 

I PAZZI ED I SAGGI

I pazzi sono quelli rinchiusi nei mani­comi. Costoro sono degli infelici. I veri pazzi però sono coloro che sapendo di a­vere un'anima da salvare, vivono con trascuratezza la vita spirituale e si attac­cano più del necessario ai beni terreni.

I veri saggi sono stati i Santi e lo sono tutti quelli che pensano seriamente al­l'anima propria.

I Martiri preferirono perdere la ric­chezza, vivere in prigione e finire la vita fra atroci tormenti, pur di salvarsi.

Grandi schiere di vergini hanno la­sciato famiglia e piaceri mondani per as­sicurarsi meglio l'eterna salvezza.

I conventi sono popolati di Suore: co­storo hanno rinunziato ai beni terreni, ai piaceri dei sensi ed alla libertà, unica­mente per attendere alla propria anima. Le Missionarie affrontano sacrifici e pericoli per portare agli infedeli la luce del Vangelo, pensando che più anime sal­vano meglio assicurano la salvezza. - Hai salvato un'anima? Hai predestinato la tua! - Così S. Agostino.

Visitiamo un cimitero. Quante tombe! Quanti monumenti!... Domandiamo alle giovani quivi seppellite: Come vi trovate nell'altra vita?... Rimpiangete qualche cosa? Se potessero rispondere, direbbero: Quanto tempo perduto sulla terra!... Fa­ticammo per andare dietro ad un amore e poi, morendo, tutto cessò!... Sostenem­mo sacrifici per farci ammirare ed amare ed ora nessuno più pensa a noi!... Avem­mo tanta cura del corpo ed adesso mar­cisce in pasto ai vermi!... Ah! Se potes­simo ritornare sulla terra, impiegherem­mo tutto il tempo a bene dell'anima no­stra!...

 

PERDERAI LA VITA!

La fanciulla era stata trovata sola. Il giovanotto, spinto da Satana, approfittò per tentarla. Al primo rifiuto, seguirono le minacce. - Non offenderò giammai il Signore! - Vedi questo coltello?... Sarai crivellata! - Non ho paura! - Pensa che perderai la vita! - Però salverò l'a­nima! -

Il giovane brutale diede la prima col­tellata. - Ancora ti rifiuti? - Sino alla morte!

I colpi di coltello si susseguirono; la fanciulla rimase a terra in una pozza di sangue, con gli occhi rivolti al Cielo, pensando alle parole di Gesù: Chi perde­rà la sua vita per me, la troverà!

E trovò la Martire la vera vita: il Pa­radiso! Tutto il mondo oggi la invoca quale avvocata presso Dio: Santa Maria Goretti, prega per noi!

Bisogna salvare l'anima a costo di qua­lunque sacrificio!

 

Meditazione II

IL PECCATO MORTALE

L'anima nostra ha la sua vita, che Id­dio mantiene ed aumenterà; l'anima non può morire, cioè non sarà distrutta, ma può perdere la grazia di Dio ed allora si considera come morta.

Il corpo può morire in conseguenza di una fucilata, di una coltellata, di una malattia...; l'anima può morire, in rap­porto all'amicizia di Dio, in conseguenza del peccato.

Medita, o giovane, il peccato; conside­ra i suoi funesti effetti e stabilisci già sin d'ora di odiarlo per tutta la vita co­me l'unico vero male.

 

LA GRAZIA­

La grazia è un dono gratuito che il Creatore fa alla creatura. Si distingue in attuale ed in abituale. La grazia attuale è una luce particolare che Iddio dà all'in­telligenza ed una spinta alla volontà ver­so il bene; si chiama attuale in quanto dura poco ed è quindi passeggera.

La grazia attuale può rendersi efficace, se si corrisponde ad essa; resta inefficace se l'anima non segue la divina ispirazio­ne. Più si corrisponde alla grazia attuale e più l'anima si rende degna di grazie ulteriori; meno si corrisponde e più Id­dio ritira i suoi doni. La grazia abituale è il dono che Iddio fa della sua amicizia all'anima e si chiama abituale perchè aderisce ad essa, in qualche modo come l'abito al corpo, ed è permanente.

La persona in grazia di Dio è di una ricchezza inestimabile.

L'Eterno Padre la contempla e l'ama come capolavoro della creazione; Gesù Cristo la riguarda come frutto del suo Sangue; lo Spirito Santo l'alimenta di continuo con i suoi doni per santificarla; gli Angeli la considerano come futura compagna della gloria celeste e l'Angelo Custode gioisce a starle vicino.

Qualunque opera buona faccia l'ani­ma, finché perdura la grazia abituale, è meritoria per l'altra vita, Fosse anche un pio desiderio o un buon pensiero.

Ma se quest'anima, in un momento di passione, dimentica della sua dignità, commette un grave peccato... sull'istante perde l'amicizia di Dio e cade nella più profonda miseria spirituale.

 

RIFLETTERE

Si racconta che un principe, avido di gloria, desiderava ardentemente iniziare una guerra. Sollecitava il re, suo padre, a trovare un pretesto per scendere in campo. Il sovrano, prudente, dissuadeva il figlio e, per fargli comprendere il disa­stro di una guerra, ordinò ad un valente pittore parecchi quadri, che presto fu­rono allestiti.

Il primo quadro rappresentava il prin­cipe sul campo di battaglia... fiero e sprez­zante della morte. Il secondo rappresen­tava la campagna devastata e il terzo la città distrutta dall'incendio. Il quarto quadro riproduceva la scena delle vedo­ve di guerra, piangenti, con i pargoli accanto. Il quinto era riservato ai muti­lati; chi zoppo, chi monco di un brac­cio, chi cieco...

Il re fece meditare al figlio i disastri della guerra e così il principe poté met­tere giudizio.

Le conseguenze di una guerra sono do­lorose, durature; ma le conseguenze del peccato mortale sono piu terribili, in quanto sono danni spirituali.

 

LA COLPA

Una giovane ventenne. Ha saputo con­servare l'innocenza battesimale ed ha tra­scorso gli anni nella gioia più pura. Allenata alla lotta, attingendo la forza alla fonte eucaristica, ha sempre detto «no!» al demonio tentatore. La sua vita è stata una continua ascensione ed un continuo accumulare di preziosi tesori per il Cielo. Oh, se si potesse vedere con gli occhi del corpo la bellezza di quest'anima, si re­sterebbe rapiti!

Il demonio è geloso di tanto bene ed un triste giorno dà un assalto più terri­bile del solito; sceglie l'ora più propizia, il pomeriggio.

La giovane è in ozio e sta sola nella sua camera. Cattive immagini vengono a turbare la sua mente; le scaccia subito. Il tentatore non si dà per vinto e subito dopo suscita nella giovane dei brutti ri­cordi... cose viste ed udite nell'adole­scenza. L'assalto è respinto. Come il de­monio si apprestò a tentare Gesù per la terza volta, così si appresta a tentare la giovane, con l'aiuto di altri sette de­moni peggiori di lui. La mente, il cuore, i sensi... tutto l'essere è in preda alla tentazione.

Povera signorina! Dovrebbe subito u­scire dalla camera, cercare compagnia, distrarsi... Invece resta come incantata davanti alla passione. Si annebbia l'in­telligenza, si sente molto indebolita, lot­ta un poco e poi... cede alle insinuazioni diaboliche. Satana canta vittoria!

Che cosa è avvenuto nell'anima di que­sta giovane, appena commesso il pecca­to mortale? La più grande trasformazio­ne... la rovina completa!

 

CONSEGUENZE

L'anima, mentre era in grazia di Dio, possedeva la luce e la bellezza della ve­ste nuziale; dopo la colpa è rimasta nel­la perfetta oscurità... perchè si è fusa la valvola che l'univa a Dio, simile ad una stanza ben illuminata che all'improv­viso resta al buio.

Il figliuol prodigo lasciò la casa pater­na e fu costretto a mettersi a servizio di un crudele padrone, che lo privò anche del pane. L'anima peccatrice ha lasciato Iddio, il datore della pace, e si è messa sotto la tirannia del demonio, onde ri­morsi, abbattimenti morali, forse dispe­razione!

La giovane era ricca davanti a Dio, per le opere buone compiute nel passato; a­vendo ceduto alla tentazione, ha perduto tutto! Il Signore, quando il giusto com­mette il peccato, getta dietro le spalle le sue buone opere e se ne dimentica!

Un uomo lascia la patria, lavora tanti anni per guadagnare denaro ed alla, fi­ne... per un capriccio... brucia i biglietti di banca acquistati! Pazzo, così distruiggi il frutto di tanto lavoro?

Signorina pazza, e come mai hai osato annullare tanti anni di vita santa e per­dere tanti meriti celesti... per alcuni i­stanti di piacere?

Il fuoco del vulcano, quando si riversa sulle vallate e sulle pianure, brucia tutto; resta poi la lava fumigante, che dopo il raffreddamento diviene pietra dura. In questo territorio, perfettamente sassoso, cessa la vegetazione, tutto è arido. Così, appena la giovane ha avuto la disgrazia di cedere alla tentazione, l'anima sua è rimasta nella perfetta sterllità; è inca­pace di meritare per il Paradiso; qualun­que opera buona compia, non frutta nien­te per l'eternità, ma giova soltanto a muo­vere la misericordia di Dio per convertirla!

 

PENA... SENZA LIMITE

Se tu, o giovane, fossi morta prima di commettere quel peccato mortale. avresti avuto diritto al Paradiso, al gaudio eter­no! Se la morte invece ti colpisse ora, mentre sei in disgrazia di Dio, andresti eternamente a penare nell'inferno! Possibile che tu con un solo peccato mortale abbia meritato la pena eterna? Certamente! Tu hai offeso gravemente il Creatore, trasgredendo la sua legge! L'offesa recata a Lui è in qualche modo infinita, in quanto l'insulto acquista le proporzioni della dignità offesa, e poiché Iddio è infinito, la tua colpa rasenta l'infinito!

 

ANCHE TU?

Giulio Cesare, quando vide luccicare i pugnali dei congiurati e scorse tra i pre­senti il giovane Bruto, suo figlio adottivo, nel colmo del dolore esclamò: Anche tu, Bruto, figlio mio?...

Il cuore di Gesù è tradito da tanti ne­mici; ma quando commette il peccato mortale una giovane, cresciuta in fami­glia cristiana, educata con tante cure spirituali, che tante volte ha gustato le delizie eucaristiche, che tanti lumi spe­ciali ha ricevuto... allora il cuore di Gesù emette quel doloroso lamento: Anche tu... figlia mia... mi trafiggi?

 

RICADUTE NEL PECCATO

Allorché un sassolino penetra dentro la scarpa, si sta a disagio; occorre toglier­lo subito.

Fatto questo, non resta conseguenza alcuna e si può camminare tranquilla­mente.

Per il peccato non è così. Anche quan­do la grave colpa si sia confessata e de­testata di cuore, resta però una ferita misteriosa, la quale si manifesta con u­na spinta maggiore al male; più si pecca, più si è inclinati a peccare e più deboli si diviene.

Il demonio, conoscendo ciò, entrato che sia in un'anima, si sforza di far ri­petere il peccato... e la povera anima, ac­cecata, cade nelle spire infernali. - Hai fatto un peccato? Fanne ancora un altro... tanto sei già in disgrazia di Dio! Poi ti confesserai!... Hai peccato due vol­te?... Continua... sai, fa lo stesso! Dio co­me perdona due peccati, ne perdona quattro!...

Guai a lasciarsi ingannare dal demo­nio! Non è la stessa cosa fare un pecca­to, oppure due! Ogni nuovo peccato è una nuova ferita, è una nuova catene, che lega la volontà, è un nuovo passo verso la china dell'inferno!

 

IL NUMERO DEI PECCATI

Dice Sant'Alfonso De' Liguori nel suo libro « Apparecchio alla morte »: Come Iddio assegna ad ogni uomo gli anni di vita, a chi dieci, a chi venti ed a chi cen­to... così stabilisce il numero dei peccati che intende perdonare al peccatore: a chi mille, a chi cento, a chi uno.

La misericordia divina in se stessa è infinita, ma nei rapporti con la creatura si dimostra limitata. Ogni anima ha co­me una misura, che può lasciare vuota, o riempire per metà o far traboccare. Ogni nuova colpa aggrava la misura Di­ce il Signore: Il grido di Sodoma e di Gomorra è giunto sino a me! La misura è al colmo! Lascerò cadere dal cielo il fuoco e distruggerò la Pentapoli!

Giovane donna, dopo la colpa non di­sperarti! E' necessario invece ricorrere a Dio con confidenza ed umiltà. Ma pri­ma di peccare... prima di ricadere... pen­sa: E se questo peccato fosse l'ultimo?... E se Iddio non mi desse il tempo di ri­mettermi in grazia sua?...

Purtroppo, tanti peccano e ripeccano, pensando che il Signore è buono... e poi vanno a finire nell'inferno!

Dice lo stesso Sant'Alfonso, Dottore di S. Chiesa: Manda più anime all'inferno la divina misericordia, anziché la divina giustizia! Guai ad abusare della bontà di Dio!

 

Meditazione III

IL PECCATO PIU' DISASTROSO

 

COLLOQUIO INTERESSANTE

Il 27 marzo del 1934 un Sacerdote fa­ceva in Sicilia un esorcismo, cioè scac­ciava il demonio dal corpo di una bam­bina. Erano presenti una decina di per­sone. Prima che il demonio partisse, il Sacerdote domandò: Nel nome del Signo­re, rispondi a quanto ti chiedo! Come ti chiami?

- Il mio nome non t'importa saperla e perciò non te lo dico!

- In questa bambina sei solo o con altri compagni?

- Per il momento sono solo; ma sei vuoi, chiamo altri aiutanti!

- No, resta solo! Io ti ordino di par­tire subito dal corpo di costei!

- Dimmi dove debbo andare e parto senz'altro! Non voglio aver da fare con te Prete Cattolicaccio!

- Va' in alto mare; prendi il corpo di qualche pesce e non entrare in nessuma creatura ragionevole!

- Che cosa me ne faccio di questi es­seri? Io cerco anime!

- Ed allora, ritorna subito all'infer­no e non uscire più!

- Ritornare all'inferno, sì; non usci­re più, non è possibile! Lucifero mi co­stringe ad andare in giro!

- Ti comando di restare nell'inferno! - Non posso ubbidirti in questo!... - Prima di partire, dimmi ancora: Dove ti trovavi prima di essere qui? - Andavo in giro per le vie della città! - E che cosa fai andando in giro? - Cerco di far peccare la gente!

- E tu che cosa ne guadagni?

- Vengono anche gli altri con me al­l'inferno!

- Siete molti nel fuoco eterno?

- Sapessi, sapessi quanta gente c'è là dentro!

- Adesso parti!

- Me ne vado, ma lascerò la bambina in lacrime e legata a questa sedia! - La bambina diede in uno scoppio di pianto, si sedette e per circa cinque mi­nuti non poté alzarsi dalla sedia né potè fare altri movimenti.

Il dialogo si svolse in latino fra il Sa­cerdote e la bambina di nove anni

(L'au­tore di queste pagine fu l'Esorcista).

 

IL TENTATORE

Tu, o signorina, medita le parole del demonio: Vado in giro per far peccare la gente, così viene all'inferno con me!

Dice il catechismo che i demoni sono Angeli ribellatisi a Dio per superbia e che per gelosia tentano gli uomini al male.

Il demonio perdette il Paradiso e non può sopportare che la misera creatura umana abbia a prendere il suo posto in Cielo.

Infatti, Satana, in forma di serpente, tentò Adamo ed Eva. Con un discorso in­trecciato di menzogne, riuscì ad ingan­narli. - Sarete simili a Lui!... Non è ve­ro che morrete!...

L'opera di Satana non finì nel paradi­so terrestre; è continuata e continuerà sempre... ma nei limiti permessi da Dio, perché si attui il piano della Provvidenza.

Il demonio assale tutti, anche le per­sone più sante, e si azzardò a tentare per ben tre volte lo stesso Gesù Cristo. Tu, o donna, devi stare all'erta per non cade­re in peccato! L'inesperienza della vita ed il bollore delle passioni sono per te un grande pericolo.

Ricorda ciò che raccomandava l'Apo­stolo San Pietro ai primi Cristiani: Fra­telli, siate sobri e vigilate perchè il vostro nemico, il diavolo, va attorno come leone ruggente in cerca di preda! Resi­stetegli con forza nella fede!

 

UN FORTE PENSIERO

In tempo di guerra tutti i militari lavo­rano contro il nemico; nell'esercito però ci sono le specializzazioni: chi combatte in aria, chi sulla terra ferma, chi sulle ac­que, chi ha un'arma e chi un'altra.

Lucifero ha il suo regno, come insegna Gesù Cristo: Se Satana è diviso in se stesso, come potrà sussistere il suo re­gno? (S. Luca, XI-18).

Nell'esercito diabolico ci sono gli spe­cializzati: chi tenta contro la fede, chi spinge alla bestemmia, chi all'odio, chi all'impurità... I demoni più potenti so­no quelli dell'impurità. Il peccato più disastroso, specialmente per te, o signo­rina, è quello contro la purezza. Chi sa vincere l'assalto impuro, facilmente su­pera le tentazioni di altro genere.

Uno dei pensieri più forti per non com­mettere il peccato impuro, è questo: E' il demonio geloso che mi tenta. Ed è lui che vuole sedurmi! Se io lo vedessi ma­terialmente, in tutta la sua bruttezza, e venissi sollecitata da lui direttamente a fermare un cattivo pensiero, a dare uno sguardo impuro, a cominciare un discorso disonesto, a fare un gesto o una azione cattiva... cederei al suo invito? No, di cer­to! Lo metterei in fuga con la preghiera, con la penitenza e con forti atti di vo­lontà! Ebbene, nella tentazione impura è proprio il demonio della disonestà, che ti sollecita in modo invisibile, ma reale.

 

LO SGUARDO DI DIO

Un altro pensiero efficacissimo, supe­riore al precedente, è il ricordarsi della presenza di Dio. Sappiamo che il Signore è in cielo, in terra e in cgni luogo; sap­piamo pure che Egli conosce tutto, anche i nostri pensieri, essendo l'Onnisciente.

Se si pensasse seriamente a questa grande verità, non si cadrebbe con tanta facilità nel peccato impuro. Giova ri­cordare qualche esempio.

San Giovanni Bosco aveva proibito ai suoi giovani di andare a bagnarsi nel Po, essendoci pericolo per il corpo e special­mente per l'anima. Due ragazzi, approfit­tando dell'allontanamento di Don Bosco da Torino, andarono al bagno. I due di­subbidienti stavano già nell'acqua; pen­savano di non essere visti da alcuno. Ma c'era Dio che guardava! Il Signore fece vedere a Don Bosco, il quale era in treno e lontano dal Po, quanto avveniva nelle acque del fiume; permise la bilocazione e fece sì che il suo Servo, pur restando sul treno, si trovasse anche sul luogo del bagno e dispensasse schiaffi e pugni ai due bagnanti, i quali atterriti uscirono dall'acqua.

Fatto simile avvenne nell'Istituto di Barcellona, ave quattro giovani dissemi­navano lo scandalo. I Superiori ignora­vano tutto; ma Iddio, che tutto vedeva, avvertì Don Bosco e rimediò. Di notte, pur trovandosi a Torino, Don Bosco fu anche in Ispagna; svegliò il Direttore Don Branda, lo condusse nel dormitorio, gli indicò i quattro giovani scandalosi ed esclamò: Costoro li caccerai subito via! - L'indomani mattina Don Bosco disse a Don Rua: Questa notte sono stato a Bar­cellona. Scrivi al Direttore Don Branda e ricordagli di fare quanto gli ho detto questa notte! -

Come si possono spiegare questi fatti, senza un intervento diretto di Dio? E' il Creatore, presente ovunque, che vede e controlla e prepara il premio o il castigo alle anime. La sacra storia è ricca di tali episodi.

 

TELEFONI SUBITO!

Non occorre andare tanto in là per tro­vare simili esempi.

Suor Josefa Menendez, la Religiosa che ricevette il Messaggio del Sacro Cuore al mondo, nel 1923 fu mandata da Gesù a Roma nella casa Generalizia delle Suore ciel Sacro Cuore. In quei giorni c'era nel­la città eterna un'anima pericolante; era una dama dell'alta aristocrazia romana. Costei era schiava del demonio impuro. Di tanto in tanto andava fuori Roma per attuare i suoi tristi disegni. Non pensava l'infelice di essere sotto il controllo di Dio.

Un giorno stabilì: Domani mattina con la mia automobile andrò fuori città a tro­vare la tale persona! - Questo pensiero non sfuggi a Gesù, il quale apparve alla Menendez e le disse: Va' a dire alla Ma­dre Generale che telefoni subito a que­sto numero... e parli alla nobildonna.. ... Comunichi: Domani mattina non si met­ta in viaggio! Sarà meglio per lei! Se lo farà, la divina giustizia la colpirà e do­mani sera sarà morta. -

E' da immaginarsi l'impressione della dama sentendo la telefonata! - Ma co­me si conoscono le mie cose?... Chi può mai sapere ciò che a nessuno ho mani­festato?... -

Buono per lei che l'indomani non si mise in viaggio, anzi andò a trovare la Superiore dell'Istituto Sacro Cuore, le aprì il suo cuore e cercò di un Confessore.

 

LETTERA CHIUSA

Padre Matteo Crawley, Prete america­no raccontava al Vescovo ed al Clero di Trapani nel 1934 il seguente fatto, capi­tato a lui personalmente.

Predicavo un novenario in una città. L'ultimo giorno, finita la Messa, mi si presentò in sacrestia una signorina sui diciotto anni.

- Padre, so che lei andrà a predicare un triduo in una città lontana. Il secon­do giorno del triduo, dopo la Messa, in sacrestia, le si presenterà un uomo sulla sessantina. E' un peccatore che da venti anni non si confessa. Le consegno que­sta lettera, che è chiusa, e potrà legger­la, ma non alla mia presenza. -

Pensai: O costei è una santa... o è una matta!

Il secondo giorno del triduo, finita la Messa, mi si fece innanzi un uomo sul­la sessantina.

- Padre, vorrei confessarmi! Sono venti anni che sto lontano da Dio! Mi aiuti a ricordare i peccati! - Appena s'inginocchiò, mi sovvenne della lettera. L'aprii e vi trovai un foglio scritto. Esso conteneva tutti i peccati mortali com­messi da quell'uomo in vent'anni, con il numero e le circostanze esatte.

Quando, dopo le prime interrogazioni, comprese il peccatore che io leggevo, vol­le il foglio tra le sue mani e spaventato mi disse: Ma qui c'è la mia vita!... Chi le ha dato questo foglio.

- Una signorina di quella città!

- Ma io là non ho conoscenti!... E poi, questi peccati li ho fatti da solo, a porte chiuse; nessuno mi guardava!

- E si, che c'era Dio!... Egli vedeva tutto. Questa signorina, per dono parti­colare, è stata messa dal Signore a cono­scenza dei vostri peccati più segreti ed ha scritto quanto Dio le ha comunicato. -

 

FAREI QUESTO DAVANTI AI GENITORI?

Se tu, o giovane, pensassi: Iddio vede questo mio brutto pensiero! - ti ferme­resti volentieri in esso?... Mentre stai per commettere una brutta azione, rifletti: Farei tanto male alla presenza dei miei genitori?... E come oserei farlo sotto lo sguardo di Dio?

Terresti un discorso disonesto davanti al SS. Sacramento? Ne avresti terrore, pensando: C'è Gesù Sacramento! - E non c'è anche il Signore lungo la via, in quella camera, in quella solitudine, in quel laboratorio? Tieni presente questa regola: Non fare davanti a Dio il male, che non faresti davanti al padre ed alla madre!

 

Meditazione IV

LA MORTE

 

- Ricordati che sei polvere ed in pol­vere tornerai!

Questa è stata la sentenza pronuncia­ta da Dio al primo uomo dopo la colpa e questa è la condanna di tutti i discen­denti di Adamo.

La morte è venuta nel mondo in con­seguenza del peccato; bisogna dunque rassegnarsi a morire. Muoiono i cattivi ed i buoni, i dotti e gl'ignoranti; è mor­to anche Gesù Cristo, Figlio di Dio.

Nessuno può mettere in dubbio que­sta verità e, quando si vuole affermare una cosa con certezza, si dice: E' certa come la morte.

Noi, pur sapendo che dobbiamo mori­re, consideriamo la morte così lontana, sino a perderla di vista. Qualche volta ci rivolgiamo questa domanda: Ma è possi­bile che io debba morire? - E' il senti­mento dell'immortalità dell'anima che si ribella al pensiero della morte. Ad ogni modo, morremo tutti!

Sopra una tomba era scritto: « Io ero quel che tu sei! Tu sarai quel che io sono! ».

Un giorno i defunti erano in vita; ora dormono il sonno della morte. Così sarà di noi!

 

QUANDO SI MUORE?

Niente è più certo della morte; niente è più incerto dell'ora della morte.

Dice Gesù Cristo: Siate preparati, per­ché nell'ora in cui non ve lo aspet­tate, verrà il Figliuol dell'uomo! (San Luca, XII-40)...

S'ingannano dunque coloro che dico­no: La mia morte ancora è lontana! Ci sono tanti vecchi ed anziani prima di me! La morte, prima di recidere il filo di una esistenza, non domanda: Quanti anni hai? -

Essa è, per cosi dire, cieca; difatti da alcuni artisti è raffigurata con una benda agli occhi.

Del resto, basta andare all'ingresso di un cimitero ed osservare le varie casse funebri. Lo stesso giorno entra il bam­bino morto a tre mesi, la fanciulla di do­dici anni, il giovane ventenne, l'uomo maturo, il vecchio decrepito...

 

DOVE?

Si può morire in qualunque luogo: in casa, fuori di casa, al cinema, nell'atto di commettere il peccato, mentre si pas­seggia, mentre si dorme!... Sono innu­merevoli le insidie alla vita umana.

Come sarebbe bello morire davanti al confessionale, mentre si detestano i pec­cati... oppure in Chiesa, appena ricevuta la Santa Comunione!...

Com'è terribile morire mentre si sta commettendo un grave peccato... duran­te una conversazione immorale... in una spiaggia invereconda... in un bagno poco castigato... in un ballo indecente... duran­te una rappresentazione disonesta!... Morire in questo o in quel luogo im­porta poco; è necessario trovarsi in gra­zia di Dio.

 

COME SI MUORE?

L'albero dove pende, là cade! Ordina­riamente chi vive bene, muore bene; chi vive male, se non interviene una grazia straordinaria, muore male.

Come la vita, così la fine! La morte dell'empio è pessima.

Per vivere bene è necessario pensare alla morte ed agire alla luce di essa. I Santi trascorrevano la vita in continue opere di bene, ma meditavano spesso la morte, anzi non pochi di loro tenevano un teschio sul tavolo per averne un con­tinuo ricordo.

I cattivi, ed in generale quelli che si curano poco dell'anima, allontanano il pensiero della morte e se per caso incon­trano un carro funebre o passano vicino ad un cimitero, pensano al cattivo augu­rio. Poveri pazzi! Credono forse, così fa­cendo, di sfuggire alla morte oppure di ritardarla di qualche ora?... Dovrebbero pensarla di più, per staccarsi dal peccato e prepararsi al gran passo; invece hanno orrore di sentirsela ricordare. Come mor­ranno costoro?

 

BUIO... O LUCE

La morte per i cattivi è paurosa e buia, perché segna la fine dei loro unici pia­ceri: superbia, avarizia, impurità. - De­vo lasciare sempre gli spassi... abbando­nare la ricchezza... rompere ogni laccio amoroso... andare a marcire sotto ter­ra! - Tutto ciò si presenta come uno spettro alla mente di chi mette la sua felicità su questa terra.

Alla luce della fede la morte acquista splendore particolare; cessa la vita terre­na ed incomincia l'eterna; dall'esilio si passa alla vera patria; dalla valle di la­crime si entra nel gaudio eterno; la crea­tura viene ammessa a vedere faccia a faccia il suo Creatore, bellezza infinita. Pensando a ciò, i Santi godevano sul let­to di morte.

 

AVVENIRE ROSEO

Una giovane sui venti anni dà uno sguardo al suo avvenire e sente un sus­sulto al cuore: La felicità mi attende!... Il mondo è mio!... Godo di ottima salu­te!... Ho un bel corpo, avvenente!... La mia intelligenza non è comune!... Nella mia famiglia c'è l'agiatezza!... L'amore mi rapisce!... Quanti cuori palpitano per me!... Dopo aver goduto nella giovinez­za, farò sì che il mio nome non ven­ga obliato!... Sento di valere qualche cosa!... -

Povero vermiciattolo, che strisci per terra, non t'insuperbire! Tu sei polvere e cenere!... Ne vuoi la prova?... Ascolta!

 

LA GAUDENTE

La sala da ballo è animata. Donne e uomini vi sono convenuti; il primo posto però è dato alle giovani e tra costoro si distingue una certa Lucia, universitaria. Quanta soddisfazione prova! Può dirsi la regina della serata!

Il ballo si protrae oltre la mezzanotte. Alla fine, bisogna ritornare in famiglia. La giovane non suole usarsi tanti ri­guardi; con facilità dunque passa dalla sala calda all'aria fredda. A casa però avverte un leggero mal di capo. Disprez­za anche questo: Sarà stanchezza! - E va a riposo.

 

CAMBIAMENTO DI SCENA

Al mattino non ha voglia di alzarsi. La febbre aumenta. I genitori lasciano passare il primo giorno e poi mandano per il medico.

- Qui si tratta di polmonite! - Dunque c'è pericolo? -

Poveri genitori... e più che tutto... po­vera figlia, che ignora il suo stato!

La polmonite fa il suo corso: o il ter­zo giorno, o il quinto oppure il settimo!... Al nono giorno: o vita o morte! Lucia può resistere sino al quinto giorno. Quan­tunque i parenti cerchino d'illuderla con pietose bugie, ella si accorge che il suo stato di salute è grave. Si parla di Sacra­menti!... Lagrime furtive e singhiozzi dei familiari... dicono tutto!

Quando il medico comunica che il cuo­re dell'inferma è assai debole, la mam­ma esplode in un grido disperato! Lucia comprende: Per me, è finita!

Difatti alle prime ore della sera la gio­vane è morta!...

Si prepara la camera ardente e si ada­gia il cadavere sul letto.

Medita, o signorina, su questo cada­vere!

 

GUARDANDO IL CADAVERE

Il corpo esamine è sul letto; attorno ardono quattro ceri. Si ha paura di entrare nella camera ardente e c'è chi non osa fissare il volto della defunta; eppure, que­sto è il momento propizio per meditare!­

- Lucia, cinque giorni fa, a quest'ora; danzavi in quella sala! Ricordi?... E do­ve sono andati quei divertimenti?... Do­ve sono le tue amiche ed i tuoi adulato­ri?... Per te il mondo è finito! Hai lascia­to tutto!

Curavi la capigliatura e la profuma­vi!... Ora i tuoi capelli sono viscidi, ba­gnati dal sudore della morte!

Quegli occhi, irrequieti ed intelligen­ti, che cercavi di saziare in tutti i modi, anche illecitamente,... sono vitrei e soc­chiusi! Non godono più!

Quelle labbra, forse strumento d'inde­gni piaceri, sono ingrossate, di color pao­nazzo... e lasciano vedere i denti bavosi!

Quella lingua è muta!... Troppo ha la­vorato!... Quante parolacce di rabbia, quante frasi equivoche, quanti discorsac­ci immorali!... Povera lingua, i vermi ti roderanno presto!

Quelle orecchie incartapecorite... non godranno più ad ascoltare mormorazioni e racconti osceni!

Le mani sono stecchite!... Incrociate sul petto, trattengono una corona!... Quelle mani, forse strumento di bassi piaceri, sono ormai insensibili!

Ed il cuore?... E' fermo!... Quel cuore ha palpitato per tanti amori, è stato tor­mentato dal fascino della felicità... ma adesso non gode più!

 

ADDIO, CASA... ADDIO, TUTTO!

L'indomani tutto è pronto per il tra­sporto della salma.

- Lucia, parti da questa casa! Non è più tua!...

Altri l'ha abitata prima di te... Ed al­tri l'abiterà dopo. In questa stessa came­ra, in un giorno non lontano, si banchet­terà e si danzerà!... Lascia questo letto... testimonio forse di tante miserie mora­li!... Lascia la ricchezza, gli abbigliamen­ti e tutto!... La cassa ti attende!

Un lenzuolo, un piccolo guanciale... e la salma è già composta dentro la bara. I portatori entrano in azione.

- O signorina, tante volte sei uscita da questa casa e poi vi sei ritornata!... Questa volta ne uscirai per sempre!...

Lungo il tragitto, mentre la campana dà i mesti rintocchi, si fanno dei com­menti: Chi è morta?... Ma l'altro giorno passeggiava in piazza!... Poveretta!...

Altri si contenta di guardare un istante e poi riprende gli affari.

 

IN PASTO AI VERMI

All'ingresso del cimitero tutti abban­donano la defunta. Parenti ed amici ri­tornano a casa.

La bara è collocata in un angolo del così detto « obitorio » ed ivi rimane nel silenzio profondo e misterioso della mor­te. Una piccola lampada rischiara l'am­biente... Qui la giovane defunta passa la prima sera... e la prima notte!... La prima notte nel cimitero!... Se si riflettesse! Intanto le amiche sono in mezzo agli spassi: chi al cinema, chi al ballo, chi al passeggio!... Lucia faceva anche così, si­no a pochi giorni prima!

L'indomani i fossori pensano alla se­poltura. Si fa la ricognizione del cadave­re. La salma è già entrata in putrefazio­ne. Il fetore è nauseante ed occorre la maschera. Ad un metro e mezzo sotto il suolo si pone la cassa; si copre di terra e sopra si colloca una Croce.

I microbi, i vermi più schifosi... com­piono l'opera di distruzione! In pochi me­si il cadavere della giovane si riduce in una poltiglia: sangue e marciume. Pas­sato ancora del tempo, rimane lo schele­tro asciutto; anche questo si dissolve e resta un mucchietto di cenere. Per cura dei parenti la cenere è messa in una cas­setta di zinco e poi nel loculo assegnato.

Ecco la fine di quella giovane venten­ne! ...

Ecco la fine di ogni essere umano! ... E val la pena curare tanto il corpo, se esso deve andare a marcire?... Si dia al corpo, finché si è in vita, ciò che è giusto; ma si pensi di più all'anima!...

Pensa, o signorina, che devi morire! Ogni giorno che trascorre, è un passo ver­so la tomba! La vita, passa, la morte vie­ne, l'eternità ti aspetta!

 

Meditazione V

IL GIUDIZIO PARTICOLARE

 

E' stato stabilito che bisogna morire, ed una sola volta, e dopo la morte avrà luogo il giudizio. (Ebr. IX-27).

Appena si emette l'ultimo respiro, al­cuni dei presenti esclamano: Tutto è fi­nito!...

Non è così. Se è finita la vita terrena, è cominciata però subito la vita eterna dello spirito. Ecco la dottrina cattolica: Dopo la morte, se l'anima è in grazia di Dio, senza resto di peccato, va in Paradi­so. Se è in disgrazia di Dio, va all'infer­no. Se ha ancora qualche debito di pena da scontare presso la divina giustizia, va in Purgatorio, finché non sia fatta, degna di entrare in Paradiso.

 

IL GIUDICE

C'è un'eternità di gaudio ed un'eter­nità di dolore. Se non ci fosse un Giudice Supremo, ogni anima sceglierebbe di an­dare subito a godere. E' necessario dun­que un giudizio.

Ci saranno due giudizi: uno particola­re, subito dopo la morte; uno universale alla fine del mondo.

Chi sarà il Giudice? Il Figlio di Dio­. Dice Gesù Cristo: Il Padre non giudica alcuno, ma ha rimesso ogni giudizio nel­le mani del Figlio, perché è Figliol del­l'uomo (S. Giovanni, V-22).

Gesù è tutto bontà e misericordia; ma in qualità di Giudice, è il Dio d'infinita giustizia. Il Giudice Supremo non si pre­senta come il tenero Bambino della Grot­ta di Bethlem, ma come il Re di tremen­da maestà. Non è più il mansueto agnel­lo, che va alla morte senza aprir bocca, che si fa inchiodare senza lamentarsi... ma è il terribile Leone di Giuda che re­clama i suoi diritti!

I profeti intravvidero in qualche modo nelle loro visioni il Divin Giudice e ce ne diedero delle immagini. Essi ci raffigura­rono Cristo con la faccia risplendente co­me il sole, con gli occhi scintillanti come fiamme, con la voce simile al ruggito del leone, con il furore dell'orsa, alla quale siano stati rubati i figli. Al fianco ha la giustizia con due giustissime bilance, una per le opere buone, l'altra per le cattive.

 

DOVE?

I Dottori di S. Chiesa insegnano che il Giudizio Particolare si svolge nel luogo stesso dove avviene la morte.

Il corpo è come un muro che impedi­sce all'anima la visione di Dio; abbat­tuto il muro, sull'istante l'anima si tro­va al cospetto di Dio Giudice.

Terribile verità!... Essere giudicati nel luogo stesso dove si muore!

Pensa, o giovane donna, quando ti as­sale la tentazione: E se morissi mentre sto peccando? - Qui stesso vedresti lo Eterno Giudice e qui stesso riceveresti l'eterna condanna!

 

LA COMPARSA

Il giudizio divino si compirà in un bat­ter d'occhio; ma la brevità non toglie niente al suo rigore.

San Leonardo da Porto Maurizio sce­neggia il giudizio, per farlo meglio com­prendere alle anime.

Seguiamo, in qualche modo la sua esposizione.

L'anima peccatrice, a vedere Dio d'in­finita bellezza, vorrebbe lanciarsi verso di Lui, per possederlo in eterno; per Lui è stata creata ed a Lui tende; ma ne vie­ne trattenuta da una forza misteriosa. Vorrebbe essa annientarsi od almeno fug­gire, per non sostenere lo sguardo di un Dio sdegnato; ma non le è concesso.

Intanto vede davanti a sè il cumulo dei peccati commessi, il demonio che sghignazza, pronto a trascinarla con sè e vede al di sotto la terribile fornace del­l'inferno.

 

L'ACCUSATORE

Ecco farsi avanti il primo accusatore, il demonio.

- Signore, siate giusto!... Voi mi ave­te condannato all'inferno per un solo pec­cato!... E quest'anima quanti ne ha com­messi!... O anima, non ti lascerò più... Tu mi appartieni!... Sei stata mia schia­va tanto tempo! - Ah, bugiardo e tra­ditore! - dirà l'anima. Mi hai promesso la felicità, presentandomi in vita il calice del piacere! - Lo sapevi che ero bugiar­do!... Ricordi, o anima, quel peccato... quella persona... quel libro... quel luo­go?... Ricordi come ti eccitavo al male?... Come mi ubbidivi!... -

Allora l'anima presa dal rimorso e dal­la disperazione, è costretta a dire: Sl... la colpa è mia!...

 

DAMMI CONTO...!

Ancora non ha avuto luogo il rigoroso interrogatorio. L'anima, illuminata dalla luce che emana da Gesù Cristo stesso, vede tutta la sua vita nei minimi par­ticolari.

- Dammi conto, dice il Divin Giudi­ce, delle tue opere malvage!... Quante profanazioni del giorno festivo! Quanti mancamenti verso il prossimo e special­mente verso i genitori! Dammi conto dei beni temporali!... Avevi il denaro per i capricci e per i vizi, ma non per i pove­ri!... Ti ho dato un corpo, dotato di sen­si. Quale uso ne hai fatto?... Quanti cie­chi, sordomuti, paralitici, scemi... stanno nel mondo!... Tu ti sei servita di questi sensi per offendermi di più... con atti im­puri, con sguardi inverecondi, con discor­si osceni!...

Le città di Sodoma e Gomorra furono incenerite da me per mezzo del fuoco, a motivo della disonestà; anche tu, o ani­ma infedele, sarai bruciata eternamente!

Dammi conto di quegli insulti che ani lanciavi nella collera!... Miserabile!... Hai osato trattare cosi il tuo Creatore!... Ren­dimi ragione di ogni parola pronunziata in vita! Hai letto il Vangelo, in cui è scrit­to: Di ogni parola oziosa che gli uomini avranno detta, mi daranno conto di essa nel giorno del giudizio! (S. Matteo XII­36).

Dammi conto di tutti i pensieri volon­tari... delle trascuratezze ed omissioni! Ma il conto più stretto lo esigo per le anime che hai scandalizzato!... Misera creatura, per salvare le anime io sono morto in Croce e tu... me le hai rapite!... Ricordi quei discorsi... quei gesti... quei cattivi consigli... quelle provocazioni al male?... In tal modo hai spinto al pec­cato anime innocenti od almeno risolute di lasciare il peccato!... Costoro sono sul­la via della perdizione ed a loro volta ne sospingono altre!... Va' a soffrire tanti inferni, quante sono le anime che hai rovinate!... Tu tremi?... Dovevi tremare prima, pensando alle mie parole: Guai a chi dà scandalo! Sarebbe meglio che ve­nisse legata al collo dello scandaloso una macina da mulino e fosse precipitato nel profondo del mare! -

Potrà dire l'anima: O Dio di tremenda giustizia, riconosco di aver mancato!... Ma tenete conto delle passioni che mi hanno violentato!...

- E perchè non toglievi le occasio­ni?... Tu invece mettevi legna al fuoco!... Ogni divertimento, lecito o no, lo facevi tuo!... Ti ho dato l'aiuto dei Sacramenti! Non hai saputo approfittare! Li ricevevi di raro e senza frutto!

- O Dio di misericordia, tante volte mi avete perdonato in vita! Perdonatemi ancora una volta! Invoco il Sangue vo­stro e le vostre Piaghe!...

- E' finito con la morte il tempo del­la misericordia! Il Sangue mio, che tu hai disprezzato in vita, scenda ora sopra di te... per maledirti... E va', maledetta, lontano da me, nel fuoco eterno, prepa­rato al diavolo ed ai suoi seguaci! - Questa sentenza sarà per l'anima peccatrice la maggior pena; sentenza divi­na, immutabile, eterna!

 

I SANTI

Certi Santi tremavano al pensiero del­la comparsa davanti al Giudice Divino. Si racconta di un monaco, che avendo visto nel sogno Gesù Cristo in atto di giu­dicarlo, ebbe tanto spavento che i ca­pelli gli divennero bianchi.

Un Papa, prossimo a morire, esclama­va: Oh, come desidererei essere in questo momento l'ultimo fraticello di un con­vento, per presentarmi a Dio con minore responsabilità! -

San Giovanni Bosco, pescatore di ani­me, apostolo indefesso, operatore di mi­racoli... avrebbe potuto dire a se stesso: Non ho motivo di temere il giudizio di Dio! Ho combattuto le battaglie del Si­gnore; mi aspetta la corona di gloria! - Eppure egli non la pensava così! Era sul letto di morte, circondato dall'affetto dei suoi figli spirituali; erano presenti: Don Rua, il Cardinale Alimonda ed altri Sa­lesiani.

All'improvviso cominciò a piangere. Il Cardinale, meravigliato, domandò: E perchè piangete?... Avete confortati tan­ti sul letto di morte ed ora avete paura?

- Penso al giudizio di Dio! Presto comparirò al suo cospetto e dovrò ren­dergli conto di tutto! Pregate per me!...

 

REGOLARE I CONTI

Tremava Don Bosco pensando al giu­dizio divino e non tremi tu, o signorina? Aggiusta i conti mentre sei in tempo! Gli affaristi del mondo tengono i registri in regola per assicurare il guadagno gior­naliero e per trovarsi inappuntabili da­vanti ai controlli.

Per i conti con Dio invece si vive alla carlona. Giustamente Gesù Cristo dice: I figli di questo secolo sono, nel loro ge­nere, più avveduti dei figli della luce! (S. Luca XVI-8).

Renditi amico Gesù, mentre sei in tempo di misericordia! Dici spesso: O Gesù, quando comparirò dinanzi a Voi, siate il mio salvatore e non il mio Giu­dice severo!

Se tu, o giovane, dovessi morire oggi, potresti dire: I miei conti con Dio sono in regola!...?

 

Meditazione VI

IL GIUDIZIO UNIVERSALE

 

Alla fine del mondo ci sarà, il Giudizio Universale ed i morti risorgeranio. Sembrerebbe superfluo un secondo giudizio, dato che la sentenza che Iddio dà all'anima dopo la morte è inesorabil­mente immutabile. Eppure è convenien­te che ci sia quest'altro giudizio, chia­mato universale perchè sarà fatto a tut­te le creature assieme. La sentenza che l'Eterno Giudice allora pronunzierà, sarà la conferma della prima, data nel Giudi­zio Particolare.

 

LODE ALLA PROVVIDENZA

Oggi Dio è bestemmiato; la sua Prov­videnza, che opera sempre con tanta sa­pienza ed amore, è criticata.

E' giusto che il Creatore, alla presenza di tutti i popoli, faccia conoscere il per­ché della sua condotta. Ne avvantaggerà la gloria di Dio, poichè nel giorno del Giudizio tutti i buoni acclameranno ad una, voce: Santo, Santo, Santo è il Signo­re, il Dio degli eserciti! A Lui sia gloria! Benedetta sia la sua Provvidenza!

 

ONORE AL FIGLIO DI DIO

Il Figlio Eterno di Dio, Gesù Cristo, venendo in questo mondo, subì le più grandi umiliazioni. Provava la sua Divi­nità con i più strepitosi miracoli e non era creduto, anzi veniva chiamato impo­store, bestemmiatore ed indemoniato. Fu trattato peggio di un assassino e pospo­sto a Barabba. Quantunque innocente e riconosciuto tale, fu condannato a morte. Giustizia vuole che l'onore di Gesù Cri­sto sia riparato pubblicamente, come pubblica fu l'umiliazione. Il Divin Re­dentore pensava a questa grande ripa­razione, quando rivolto ai giudici disse: Vedrete il Figliuol dell'uomo, seduto alla destra della potenza di Dio, venire sulle nubi del Cielo! (S. Marco XVI-62).

Inoltre il Corpo Mistico di Gesù, la sua Chiesa, è il bersaglio dei cattivi. E' con­veniente che il Redentore si mostri so­lennemente a tutti i suoi avversari al co­spetto del mondo intero.

 

SODDISFAZIONE DEI BUONI

Spesso si vedono i buoni oppressi ed i cattivi in trionfo. Quanti innocenti stan­no in prigione e quanti assassini e ladri godono della libertà!

Decine di milioni di Martiri preferiro­no perdere i beni e la stessa vita per non rinnegare Gesù Cristo.

Quanti nell'oscurità esercitano le più eroiche virtù! Per queste categorie di a­nime è necessario il Giudizio Universale, affinché abbiano la giusta soddisfazione! Che risplenda davanti al mondo il bene operato nel segreto!

Niente vi è di occulto che non sia ma­nifestato.

 

LA CONFUSIONE DEI CATTIVI

- Il vostro pianto, dice il Signore ai buoni, si convertirà in gaudio! - Al con­trario, la gioia dei cattivi dovrà cam­biarsi in pianto.

I ricchi vedranno risplendere nella glo­ria i poverelli, ai quali negarono un toz­zo di pane.

I persecutori della fede vedranno le loro vittime presso il trono di Dio.

I dispregiatori della Santa Religione mireranno lo splendore di coloro che tac­ciavano di bigottismo e che deridevano.

 

PREMIO DEL CORPO

Il corpo è lo strumento dell'anima. Le membra cooperano al bene o al male che l'anima compie. E' giusto che anche il corpo dei buoni sia glorificato con l'uni­versale risurrezione.

 

VERITA' DI FEDE

E' verità di fede, che professiamo nel Simbolo Apostolico « Credo nella risur­rezione della carne ». I morti devono ri­sorgere. I Sadducei erano contrari a Ge­sù e volevano coglierlo in parola; non vo­levano convincersi di questa grande ve­rità e portarono l'esempio della donna che aveva sposato sette volte. Ma Gesù così rispose: Voi v'ingannate, perché non conoscete le Sacre Scritture e neanche la potenza di Dio! I figli di questo secolo sposano e si maritano; nella risurrezione dei morti non ci saranno né mariti né mogli; né in seguito potranno più mori­re, infatti saranno come gli Angeli e sa­ranno figli di Dio, essendo figli della ri­surrezione. Che i morti risorgeranno, lo dichiara anche Mosè, trovandosi presso il roveto ardente, quando dice: Il Signo­re è il Dio di Abramo, il Dio d'Isacco ed il Dio di Giacobbe. Non è dunque il Dio dei morti, ma dei vivi, poiché tutti vivo­no per lui. -

Per provare che i morti possano risor­gere, Gesù richiamò a vita il figlio della vedova di Naim, la figlia di Giairo, l'ami­co Lazzaro e tanti altri. Come prova su­prema risuscitò gloriosamente Egli stesso.

 

PARLA IL FIGLIO DI DIO

Gesù Cristo, davanti al quale i secoli futuri sono presenti, ha narrato la fine del mondo e il suo ritorno glorioso sulla terra, in tutti i particolari. Conviene ri­cordare la narrazione evangelica, per su­scitare in noi un sacro terrore e prepa­rarci a quel giorno supremo.

Dissero gli Apostoli: Spiegaci quando avverranno queste cose e quale sarà, il segno della tua venuta.

Gesù rispose: « Sentirete parlare di guerre e di rumori di guerre. Badate di non turbarvi, poiché è impossibile che queste cose non succedano; però non è ancora la fine. Infatti si solleverà popolo contro popolo e regno contro regno; e vi saranno pestilenze e carestie e terremoti in questa e in quella parte. Ma tutte que­ste cose sono il principio dei dolori.

« Allora vi getteranno nella tribolazio­ne e vi faranno morire; e sarete odiati da tutte le nazioni per causa del mio nome. Molti patiranno scandalo e rinnegheran­no la fede; l'uno tradirà l'altro e si odie­ranno a vicenda.

« Se qualcuno allora vi dirà: Ecco qui, o ecco là il Cristo! - non date retta. Sor­geranno infatti falsi Cristi e falsi pro­feti e faranno grandi miracoli e prodigi, da ingannare, se fosse possibile, anche gli eletti. Ecco io ve l'ho predetto.

« In terra ci sarà la costernazione dei popoli per lo sbigottimento prodotto dal mare. Si consumeranno gli uomini per la paura e per l'aspettazione di quanto sta­rà per accadere in tutto l'universo, poi­ché le potenze del cielo saranno scon­volte; il sole si oscurerà, la luna non darà più la luce e cadranno dal cielo le stelle.

« Il Figliuol dell'uomo manderà i suoi Angeli con tromba e voce molto sonora, i quali raduneranno i suoi eletti dai quat­tro venti, da un'estremità all'altra dei cieli. Ove sarà il carname, ivi si radune­ranno le aquile.

« Allora apparirà in cielo il segno del Figliuol dell'uomo e piangeranno tutte le tribù della terra. I popoli vedranno il Figliuol dell'uomo scendere sulle nubi del cielo con potenza e maestà grande.

« Il Re dirà a quelli che saranno alla sua destra: Venite, benedetti del Padre mio, prendete possesso del regno prepa­rato a voi sin dalla fondazione del mon­do, poiché ebbi fame e mi deste da man­giare; ebbi sete e mi deste da bere; fui pellegrino e mi ricoveraste; ignudo e mi rivestiste; ammalato e mi visitaste; car­cerato e veniste a trovarmi! Allora i giu­sti risponderanno: Signore, ma quando ti vedemmo affamato, assetato, pellegri­no...? In verità vi dico, che ogni qualvol­ta faceste ciò ad uno dei più piccoli di questi miei fratelli, lo faceste a me.

« Dopo il Re dirà a coloro che saranno alla sua sinistra: Via da me, o maledetti! Andate nel fuoco eterno, che fu preparato per Satana e per i suoi seguaci!...

« Ed andranno i giusti alla vita eter­na, i reprobi all'eterno supplizio. Il cielo e la terra passeranno, ma le mie parole non passeranno! ».

 

QUANDO SARA'?

Uno dei presenti al discorso di Gesù, chiese: Quando sarà?

Il Signore rispose: Quanto poi a quel giorno ed a quell'ora, nessuno lo sa, nep­pure gli Angeli del Cielo, tranne il Pa­dre. Prima sarà predicato il Vangelo per tutta la terra, come testimonianza a tut­te le nazioni; ed allora verrà la fine. Dal­la pianta del fico imparate questa simi­litudine. Quando il ramo del fico intene­risce e spuntano le foglie, voi sapete che l'estate è vicina; cosa ancora, quando ve­drete tutte queste cose, sappiate che il Figliuol dell'uomo è alle porte. Come nei giorni avanti al diluvio, gli uomini se ne stavano mangiando e bevendo, spo­sando e dando a marito le donne, sino a quel giorno in cui Noè entrò nell'arca, e non si dettero pensiero finché venne il diluvio che invase tutti, cosi sarà alla venuta del Figliuol dell'uomo. -

 

AL SUONO DELLA TROMBA

Ferma, o signorina, la tua attenzione su alcune circostanze dell'universale ri­surrezione. Al suono misterioso dell'an­gelica tromba, usciranno dal Paradiso le anime dei Beati. Saranno risplendenti come soli nel firmamento ed andranno ad informare il loro corpo, che per atto dell'onnipotenza divina si ricomporrà. Come saranno belli i corpi glorificati! Saranno impassibili, luminosi, agili e spiritualizzati. Godranno eternamente il frutto delle battaglie sostenute per te­nere a freno le passioni!

Le anime dei dannati sbucheranno dal­l'inferno come tizzoni in fiamme e do­vranno riunirsi al proprio corpo, defor­mato ed orribile, in rapporto alle iniqui­tà commesse.

Oh, come si apprezzeranno in quei mo­menti le opere buone e come si odieran­no i peccati!

 

IN QUALE SCHIERA?

Come il contadino separa la paglia dal frumento ed il pastore i capretti dagli agnelli, così gli Angeli di Dio separeran­no i cattivi dai buoni e formeranno due schiere, in attesa della comparsa del Giu­dice Supremo.

Quante signorine, che all'esterna oggi sembrano buone, compariranno forse nella schiera dei malvagi! I peccati che esse commettono nel segreto, saranno tutti palesati! I peccati taciuti in Con­fessione saranno messi a conoscenza di tutti!

Tu che leggi, in quale schiera ti tro­verai? A destra o a sinistra?

Tronca, se è il caso, la tua vita di pec­cato! Distruggi tutte le tue colpe col pentimento vero e la Confessione. Diver­samente, un giorno sarai segnata a dito dai buoni e la malvagità che adesso celi nel cuore, tutto il mondo la conoscerà!

 

METTERE GIUDIZIO!

Alla comparsa del Re dei Cieli, i buoni gioiranno. Quelli che in vita non vollero seguirlo, piangeranno.

Dice Gesù Cristo: Se alcuno si vergo­gnerà di me e delle mie parole dinanzi agli uomini, anche il Figlio dell'uomo si vergognerà di lui dinanzi al Padre suo (S. Marco, VIII-38).

O giovane donna, lotta il rispetto uma­no! Non vergognarti di seguire gl'inse­gnamenti di Gesù! Pensa a quest'ultimo giorno!... Coloro che per ignoranza o per malvagità osano ridere sulla tua condot­ta cristiana, nel giorno del giudizio sa­ranno costretti a dire: Oh, noi insensati! Credevamo che la loro vita fosse una paz­zia e la loro fine senza onore, ed eccoli ora annoverati tra i figli di Dio!... I veri pazzi siamo stati noi! (Sapienza, V-5).

La meditazione del giudizio serva a far mettere davvero giudizio a tante signo­rine, che sono simili a banderuole, per­ché vittime del rispetto umano.

 

PENSIERI LITURGICI

La Santa Chiesa ricorda ai fedeli il Giudizio Universale specialmente con il « Dies irae » ed il « Libera me, Domine ». Medita spesso, o signorina, le terribili parole che i Sacerdoti ripetono ordinaria­mente nei funerali: «Dies irae, dies il­la! ». Giorno di collera sarà quello!

« Calamitatis et miseriae! ». Giorno di sventura e di vergogna! «Dies magna et amara. valde ». Giorno grande ed amaro assai! « Quando coeli movendi sunt et terra! » Allorché i cieli e la terra si com­moveranno per la venuta del Giudice Su­premo!

 

Meditazione VII

L'INFERNO

 

ESISTENZA

Gli uomini di Stato puniscono i tra­sgressori della legge. Il Creatore, Dio di infinita giustizia, non dovrà punire chi viola i suoi comandamenti?

La ragione dunque ci mostra la conve­nienza della punizione della colpa.

Dio stesso inoltre dice esistere l'infer­no; infatti Gesù Cristo ne parla con fre­quenza, per ritrarre gli uomini dal male.

- La via che conduce alla vita eterna è stretta; la via che porta all'eterna dan­nazione è larga e sono molti quelli che si incamminano per essa!... E' meglio anda­re al Paradiso con un occhio, anziché al­l'inferno con due... Il verme dei dannati non muore mai... Morì il ricco Epulone e fu sepolto nell'inferno... Andate, ma­ledetti, nel fuoco eterno!

Mettere in dubbio l'esistenza dell'infer­no, significa annullare il Vangelo.

 

LA PENA DEL PECCATO

Che cos'è l'inferno?

E' la privazione eterna della vista di Dio, nostra felicità, con ogni altro male, senza alcun bene; è il luogo dei tormenti.

Il peccato grave riveste una malizia il­limitata, essendo senza limite l'offeso, cioè Dio.

La pena dev'essere proporzionata alla colpa e quindi la punizione dei dannati è eterna, ovvero senza limite.

L'uomo pecca con le facoltà dell'anima e per mezzo dei sensi. Nell'inferno il dan­nato viene tormentato nell'anima e, do­po la risurrezione universale, anche nel corpo. La legge del contrappasso, che Dante Alighieri mette nella Cantica del­l'Inferno, è rigorosamente mantenuta nella punizione dei malvagi. La persona sarà tormentata per mezzo di ciò per cui ha peccato.

 

LA PENA MAGGIORE

Il tormento maggiore lo prova l'anima, in quanto è proprio essa che ha voluto peccare.

L'anima, creata da Dio ed a somiglian­za divina, appena lasciato il corpo, a ve­dere lo splendore del Re della gloria, sen­te l'istinto di unirsi a Lui per goderlo; ma ne viene respinta con sdegno, accompa­gnata dalla maledizione: Va', maledetta, nel fuoco eterno!

Se la maledizione del padre può rende­re infelice una figlia per tutta la vita, che cosa deve dirsi della maledizione di un Dio?...

La misera dannata resta schiacciata sotto il peso di questa maledizione e se la sente risuonare in eterno, senza tregua, nell'intimo del suo essere.

- Ho perduto Dio, dice l'anima, e l'ho perduto eternamente!...

Il rimorso più spietato la rode, come un verme divoratore. Il verme dei dan­nati, cioè il rimorso, non muore mai!

 

UNA VISITA ALL'INFERNO

Scendiamo, o signorina, per un poco con il pensiero nell'inferno ed osservia­mo qualche scena.

Immaginiamo, per esprimerci umana­mente, un immenso mare. Al posto delle acque trovasi fuoco potentissimo. I dan­nati vi sono immersi completamente. Ur­la di disperazione... Fetore insopportabi­le... Fitta nebbia! Tutti soffrono... Ognu­no poco si cura delle sofferenze altrui!... Avevano detto costoro in vita: Se andre­mo all'inferno, non saremo soli! ... Ci fa­remo tutti compagnia! - Adesso invece ognuno, stando sotto il torchio della ma­no divina, sente di essere solo.

Domandiamo a qualcuna di queste anime infelici:

- E tu, da quanto tempo sei a sof­frire?

- Qui non esiste il tempo!... Mi pare che sia arrivata adesso e mi pare che ci sia stata sempre!

- Che cosa soffri?

Non posso esprimerlo!... Io penso che tutte le sofferenze di tutti gli uo­mini sulla terra, siano un nulla in pa­ragone ai miei tormenti!

- E perché ti sei dannata?

- Per l'odio... per la trascuratezza del giorno festivo... Più che tutto, per l'im­purità!... Accontentavo illecitamente il mio corpo!... Quei peccati sono passati... il castigo è eterno!

- Soffrite tutte le anime nella stessa misura?

- No; secondo la gravità ed il nume­ro dei peccati!... Chi ha un solo peccato mortale, eternamente lo sconta; chi ne ha due, sconta il doppio; chi ne ha cen­to... soffre cento volte di più. Questa è la misura dell'infinita giustizia, tanto nel regno della gioia quanto in questo caos.

- E se tu potessi uscire e ritornare in vita?

- Convertirei il mondo e mi salverei io stessa!­

Così dicendo, l'anima dannata si ripie­ga su se stessa e disperatamente grida:

Dannata... per sempre... per colpa mia! - Rivolgiamo delle domande ad altre anime:

- E tu, chi sei? - Una fanciulla! - E perché sei nell'inferno?

- Quella compagna!... Io poi scanda­lizzai altri!...

- E tu, signorina, come ti sei dan­nata?

- Quel giovanotto... quel libraccio... quei discorsi... l'impurità mi fece per­dere anche la fede! -

I dannati pensando alla causa della lo­ro eterna rovina, continuamente impre­cano contro quella persona... contro quel luogo... e maledicono il momento in cui furono creati.

 

UNA FANCIULLA

Quanto si è detto, quantunque sia im­maginario, corrisponde alla realtà. Ho fatto cenno, sopra, alla Veggente Josefa Menendez. Costei nel 1923 fu ammessa a vedere l'inferno, anzi a fare una serie di visite nell'abisso eterno.

Gesù le disse: Io voglio farti vedere le scene strazianti dei dannati, affinché tu possa ringraziare la Divinità che ti ha ri­coperto di favori per liberarti da quelle pene ed anche affinché la sofferenza che ti produce la vista dell'inferno, serva a salvare le anime. -

Dice, dunque, Josefa Menendez nel suo diario: Il dolore in me prodotto dalla vi­sta dei dannati è indescrivibile. In que­sti giorni sono stata colpita dalla dispe­razione di quegli esseri perduti. In quel baratro infernale s'innalzavano bestem­mie e si malediceva l'esistenza. Mi ha fat­to tanta pena una fanciulla di quindici anni, precipitata nell'inferno da pochi mesi. Essa malediceva i genitori che l'a­vevano fatta crescere senza il timore di Dio e diceva di essersi dannata per i cat­tivi piaceri concessi al corpo e per le cat­tive letture.

 

PARLA IL DEMONIO

Nell'agosto del 1947 fu chiamato un Sacerdote a fare gli Esorcismi ad un'os­sessa.

L'ossessa, o meglio il demonio, diceva: Parlatemi in qualunque lingua che vi rispondo!

Erano presenti altri Ecclesiastici ed anche un professore. Fenomeni strabi­lianti si verificavano nell'abitazione, gior­no e notte, e specialmente durante gli Esorcismi.

Si domandò al demonio: Tu prima che cosa eri? - Ero un ufficiale della corte celeste, nella schiera dei Cherubini; ora sono uno dei demoni più potenti:

- Che peccato avete fatto in Cielo? - Non doveva farsi uomo!... Lui, l'Al­tissimo... umiliarsi sino a questo punto!... E' troppo!... Non doveva farlo!

- Ma voi Angeli non sapevate che c'era l'inferno? Perché vi siete azzardati a ribellarvi a Dio?

- L'Altissimo ci disse che ci avrebbe messo alla prova, ma non ci disse che ci avrebbe mandato all'inferno!... Noi non potevamo immaginare un castigo così forte!... Non sapete voi che cosa signifi­chi inferno... fuoco eterno! -

Il Sacerdote esorcista, che è l'autore di questo scritto, iniziò gli scongiuri. Giunto nelle Litanie dei Santi all'invo­cazione: « A spiritu fornicationis, libera nos, Domine! - il demonio interrup­pe: Questo spirito di fornicazione sono io! -

Il Sacerdote credette opportuno fare delle domande:

- Dunque, tu sei il demonio impuro? - Sì, e mi trovo in questa giovane per spingerla a fare un passo verso la diso­nestà! La tormenterò finché essa non dirà « si !

- Tu invece la lascerai libera! Sarai tormentato dagli Esorcismi e partirai senz'altro! Adesso dimmi nel nome di Dio: C'è gente nell'inferno a motivo del­l'impurità?

- Tutti quelli che sono là dentro, uno per uno, vi si trovano per questo pecca­to!... Tu ed anche gli altri che siete nel mondo, ci verrete per lo stesso peccato!

- Ma non credere, soggiunse il Sacer­dote, che nel mondo siano tutti immo­rali!... C'è anche tanta moralità!...

- Ah... La grande moralità che c'è nel mondo, la conosci anche tu! - Passavano per quei pressi alcuni giovi­nastri, i quali pronunziavano parole in­vereconde e canticchiavano canzonacce. Il demonio esclamò: Passano i miei aiutanti! -

Riferire tutto l'Esorcismo non occorre. E' necessario convincersi che c'è l'infer­no e che vi si cade facilmente a motivo dell'impurità.

O giovane, scendi spesso nell'inferno con la meditazione, per non cadervi real­mente dopo la morte!

Il grande Sant'Agostino, da giovanot­to dato alle passioni e poi convertitosi to­talmente, meditando l'inferno, sentì il bisogno di dire: O Signore, qui, in que­sta vita, bruciami, segami, non rispar­miarmi sofferenze, purchè mi risparmi nell'eternità!

 

Meditazione VIII

IL PURGATORIO

 

ESISTENZA

Il Purgatorio, secondo la ragione, deve esserci. L'anima, passando all'eternità, se avesse ancora delle colpe veniali o resti di gravi peccati, già perdonati ma non scontati del tutto, non può essere am­messa al trono di Dio, ove tutto deve es­sere puro; è necessaria quindi una puri­ficazione dopo di questa vita.

La S. Scrittura dice chiaramente esi­stere questo luogo di espiazione tempo­ranea. Infatti nel Libro Quarto dei Mac­cabei è detto: E' cosa santa e salutare il pensiero di pregare per i defunti affin­ché siano sciolti dai loro peccati (Macc XII-43) .

Gesù Cristo lo afferma espressamente nel Vangelo: Chi avrà bestemmiato con­tro il Figlio, sarà perdonato ma chi avrà bestemmiato contro lo Spirito Santo, non sarà perdonato né in questo secolo, né nell'altro. (S. Matteo, XII-32).

Dunque, nell'altra vita si perdonano anche i peccati; non sono certo i peccati mortali ad essere rimessi, diversamente nessuno andrebbe all'inferno; si perdo­nano perciò i soli peccati veniali, che non si è avuto il tempo di scontare in vita.

 

PENA TEMPORANEA

Riguardo al peccato, sono da tenersi presenti due cose: la colpa e la pena. Se la colpa è grave, o mortale, la pena corrispondente è eterna; se invece il pec­cato è veniale, la pena è temporanea. Quando ci si confessa, Iddio perdona la colpa, cioè il peccato; la pena rimane, ma con certe modificazioni.

La pena eterna, con l'assoluzione sa­cramentale si muta in temporanea; la pena temporanea, dovuta al peccato ve­niale, con l'assoluzione o scompare del tutto o resta diminuita.

Più peccati gravi si confessano, più au­menta la pena temporanea.

Non sanno fare i propri interessi colo­ro che dicono: Commetto un peccato... tanto poi mi confesserò e tutto finirà!... Peccai tre, quattro volte... tanto confes­sandomi riceverò il perdono di tutto!

Non riflettono costoro che ad ogni col­pa corrisponde una pena, che devono scontare in questa vita o nel Purgatorio.

Supponi, o giovane donna, che Iddio, per sua misericordia, quando tu confessi un peccato mortale, togliendoti la pena eterna dell'inferno, ti riservi, ad esem­pio, un mese di Purgatorio.

Se al confessionale porti cinque... die­ci peccati gravi... hai già da scontare cin­que o dieci mesi di purgatorio. Pensaci bene prima di peccare! E quando il de­monio ti tenta al male, rispondi: Non voglio peccare!... Dovrò scontarmelo io questo peccato!

La pena temporanea in questa vita si può scontare tutta o in parte.

Il primo mezzo è: emettere frequenti atti d'amore di Dio. L'amore di Dio è un fuoco che consuma e più puro è quest'a­more, più la sua efficacia è meravigliosa. Fortunate le anime che sono capaci di emettere questi atti! Un solo atto di amor di Dio, compiuto con le dovute disposi­zioni, potrebbe cancellare in un'anima tutta la pena temporanea meritata nel corso della vita.

Il secondo mezzo di purificazione è l'esercizio della carità, in quanto questa virtù copre la moltitudine dei peccati.

Il terzo è la preghiera ed anche l'acqui­sto delle indulgenze.

Tutte le altre opere buone concorrono a scontare i peccati commessi, ma più che tutto giova l'accettazione delle sof­ferenze della vita, con l'uniformità al vo­lere di Dio.

L'ultimo periodo della vita suole essere accompagnato da molte sofferenze, fisi­che e morali, specialmente con l'ultima malattia e l'agonia, affinché l'anima pos­sa purificarsi meglio prima di presentarsi a Dio e così avere abbreviato il Purgatorio.

 

UN ESEMPIO

Si presentò un giorno Gesù a Suor Jo­sefa Menendez, dicendo: Prega e soffri per un'anima!

- Signore, è qualche peccatore da convertire?

- No, è un'anima tanto cara a me! E' in fîne di vita; ha commesso delle infe­deltà e le sto concedendo di soffrire mo1­to per purificarsi ed acquistare maggior merito in Cielo. -

Dunque, le sofferenze sono dono di Dio e bisogna utilizzarle per abbreviare il Purgatorio.

 

ATROCITA' DELLE PENE

Le pene del Purgatorio!... E chi potreb­be descriverle, se non chi vi si trova? Dice S. Tommaso d'Aquino: Lo stesso fuoco che brucia il dannato, purifica il giusto in Purgatorio. - I Dottori di San­ta Chiesa affermano che il fuoco terreno, paragonato a quello del Purgatorio, è come dipinto e le sofferenze terrene sono ben poca cosa in confronto delle pene ri­servate alle anime purganti.

Narra S. Alfonso De' Liguori che un uomo giaceva da tempo a letto, immerso in atroci dolori. Pregava Iddio che lo to­gliesse da questa vita, stanco com'era di patire.

Iddio si degnò mandargli un Angelo per dirgli di scegliere: o un anno di ma­lattia o tre giorni di Purgatorio. L'infer­mo, ben lieto, scelse di andare subito in Purgatorio. L'anima spirò.

Spasimando tra pene indicibili, invo­cava l'Angelo che gli era apparso in vita. Al vederlo, esclamò: Mi hai ingannato!... Mi hai promesso 3 giorni di Purgatorio ed invece è tanto tempo che qui spasi­mo!... Perchè non sei venuto a liberarmi dopo tre giorni?

L'Angelo rispose: Sono passate poche ore dalla tua morte; il tuo cadavere è an­cora disteso sul letto!

- Bramo allora ritornare in vita e sof­frire quanto soffrivo e più ancora! -

Iddio permise che riprendesse la vita corporale. Trascorse ancora tanto tempo in terra, sopportando con ammirazione le infermità ed altre volontarie penitenze.

 

IL PRIVILEGIO SABATINO

La Madonna desidera liberare dal Pur­gatorio i suoi veri devoti. Apparendo a San Simone Stok, disse: Il primo sabato dopo la morte libererò dal Purgatorio chi avrà portato degnamente lo Scapolare del Monte Carmelo.

I Sommi Pontefici hanno approvata questa rivelazione ed hanno promulgato delle Bolle in proposito, arricchendo di copiose indulgenze l'Arciconfraternita del Carmine.

Per ottnere il Privilegio Sabatino ci sono delle condizioni:

1) Portare al collo lo Scapolare bene­detto, oppure qualsiasi medaglietta, che abbia da una parte 1'effige della Madon­na sotto qualunque titolo, e dall'altra la effigie del Sacro Cuore.

2) Recitare ogni giorno una preghiera, che qualsiasi Confessore può assegnare.

3) Praticare bene la purezza, secondo il proprio stato, o nello stato verginale o in quello matrimoniale.

Come si vede, il Privilegio Sabatino è un regalo che la Regina del Cielo vuole fare a chi pratica con delicatezza la vir­tù angelica.

 

IL SANTO DELLA GIOVENTU'

San Giovanni Bosco aveva terminata una predica; gli uditori erano commossi. Mentre dal pulpito si recava in sacrestia, fedeli gli baciavano la veste e sussur­ravano: Costui è Santo! - Don Bosco, giunto in sacrestia, era afflitto e disse: « Povero me! Si pensa che io sia Santo! ...Alla mia morte non si pregherà per me!... Mi lasceranno a soffrire nel Pur­gatorio! ».

Don Bosco Santo, così delicato in tut­ti gl'istanti della sua vita, temeva i ri­gori della divina giustizia e paventava il Purgatorio.

Che cosa si dovrebbe dire di tante si­gnorine che cadono e ricadono in gravi peccati e non si danno pensiero del Pur­gatorio per il solo fatto che poi si con­fesseranno?

Che cosa si dovrebbe dire di quelle che accumulano un discreto numero di pec­cati veniali... bugie, impazienze, disub­bidienze, vanità, leggerezze... e non si preoccupano di cancellare ogni giorno tante miserie spirituali?

Davanti a Dio ha un valore, tanto la minima opera buona, quanto la più pic­cola mancanza. E' necessario, dunque, vivere in grande delicatezza di coscien­za, evitando anche le piccole mancanze volontarie. Chi si sforza di non cadere nei piccoli falli difficilmente cadrà in grave colpa, poiché dice il Signore: Chi è fedele nel poco, sarà fedele anche nel molto (San Luca, XVI-10).

 

SE SI PENSASSE!

Molto significativo è il seguente episo­dio, avvenuto a San Giovanni Bosco. Era questi entrato in una nobile fami­glia, per domandare qualche offerta a beneficio dei suoi ricoverati. Fu accolto gentilmente. Mentre s'intratteneva a col­loquio con la nobildonna benefattrice, si accorse che la figliuola di costei stava allo specchio nell'altra camera.

La signorina non la finiva di rimirarsi, vagheggiandosi. Aveva le braccia nude e le ungeva con un profumo.

Don Bosco disse alla signora: Povera la sua figliuola! Si vede che non vuol be­ne alle sue braccia!

- Altro che bene! - rispose la madre. Non la smette di profumarsi e di mirarsi allo specchio! Mi tocca rimproverarla spesso, perché è troppo vanitosa.

- Eppure, ripigliò il Santo, non vuol bene alle sue braccia! La figliuola non pensa che un giorno dovrà andare in Purgatorio, per scontare terribilmente questi atti di vanità!...

Oh, se tutte le signorine, che hanno paura del Purgatorio, pensassero alle sof­ferenze che si preparano per l'altra vita a motivo della loro vanità, come sareb­bero più serie in famiglia e fuori!

 

Meditazione IX

LA MISERICORDIA DI DIO

 

Alla considerazione dell'inferno e del Purgatorio, il povero cuore umano si re­stringe e si sente oppresso. La giustizia di Dio è terribile.

Ma il Creatore, oltre ad essere giusto, è anche infinitamente buono e misericor­dioso ed in tanto si presenta buono in quanto è giusto. Sa Iddio che la creatura è impastata di miseria ed ha volontà de­bole, conosce la veemenza delle passioni e l'attrattiva delle cose create; sa che l'umanità è ammalata moralmente ed è bisognosa del medico; perciò egli, essen­do giusto, deve usare molta misericordia.

Medita, o giovane, la misericordia di Dio, verità così confortante!

 

BONTA' DI GESU'

Il Vangelo dimostra appieno la bontà di Dio verso i peccatori.

Gesù stava di preferenza tra la gente cattiva, tanto che i Farisei indignati dis­sero agli Apostoli: Perché il vostro Mae­stro mangia e beve con i pubblicani ed i peccatori? (S. Marco 11-16).

Gesù ne prese subito le difese: Non hanno bisogno del medico i sani, ma gli ammalati.

Il Redentore amò mettersi sotto la fi­gura del Buon Pastore, che andò in cer­ca della pecorella smarrita; si mise sot­to le sembianze di quel tenero padre, che sospirava il ritorno del figlio traviato, e, quando lo rivide, lo abbracciò e fece fe­sta in casa.

E non solo con le parabole, ma con i fatti dimostrava la sua illimitata bontà. Disse alla donna adultera, che gli Ebrei volevano lapidare: Neppure io ti condan­nerò; va' e d'ora in poi non peccare più (S. Giovanni, VIII-11).

Penetrò lentamente nel cuore della Sa­maritana e la convertì; agli Apostoli che subito dopo gli dissero: « Rabbi, man­gia! » rispose: Io ho un cibo che voi non conoscete!... - per significare: sono sa­zio; ho compiuto la volontà del Padre mio; ho salvato un'anima peccatrice! (S. Giovanni, IV-32).

Andò in casa di Zaccheo, pubblico la­dro. Alcuni mormoravano: Perchè anda­re in casa di un peccatore? - Gesù escla­mò lieto: Oggi la salvezza è venuta in questa casa, perchè anche costui è figlio di Abramo (S. Luca, XIX-9).

Trovandosi a pranzo presso Simone il lebbroso, prese le difese di Maria Mad­dalena e le disse: Donna, ti sono perdo­nati i tuoi peccati (S. Giovanni VII-48).

Chiamò Giuda con il nome di «amico» nell'atto stesso in cui riceveva il bacio ciel tradimento. Dall'alto della Croce pre­gava il Padre per i crocifissori e assicurò il Paradiso al ladrone pentito.

Perdonò a Pietro la trina negazione e lo costituì capo della sua Chiesa.

Come si vede, tutta la vita di Gesù è un meraviglioso intreccio di atti miseri­cordiosi..

 

CONDOTTA CON LE ANIME

L'opera redentrice di Gesù Cristo si perpetua nel corso dei secoli e la sua bontà, è immutabile. Apparendo ad una anima poté dire: Se fosse necessario mo­rire un'altra volta in Croce per salvare un'anima sola, lo farei!

 

INVITO ALL'AMORE

Quanto non fa Gesù per chiamare a sé i peccatori! Quando li vede pentiti e di­sposti a ritornare a Lui, dimentica tutto e perdona generosamente. Ricolma di fa­vori particolari tali anime e, se queste sanno approfittare, possono raggiungere alti gradi di perfezione. Esempi luminosi sono Sant'Agostino, San Girolamo, San­ta Taide, Santa Margherita da Cortona... Ma non tutti comprendono le finezze di Gesù.

Ordinariamente l'anima peccatrice, ca­dendo e ricadendo nella colpa, dice a se stessa: Ma c'è proprio questo Dio?... Io commetto tanti peccati e Lui non se ne dà per inteso! - E crede, che se Dio c'è... per lo meno nei suoi riguardi si com­porti da cieco, sordo ed impotente.

Povera anima! Gesù agisce così perchè desidera ardentemente che essa non pre­cipiti nell'inferno!... Sopporta, sopporta sempre e, per così dire, perseguita l'ani­ma peccatrice con la sua misericordia. Si legge nel Messaggio del Sacro Cuore al mondo: La giustizia umana persegui­ta il colpevole per punirlo; la mia mise­ricordia perseguita il peccatore per sal­varlo... eppure questi mi sfugge!

 

L'ULTIMO ISTANTE

Nell'estate del 1929 furono lasciate al­la stazione di Napoli due valige; dopo al­cuni giorni i poliziotti aprirono e vi tro­varono il corpo di una donna, fatto a pezzi.

Dopo due mesi e mezzo di ricerche fu rinvenuto il colpevole, un certo Salviatti, il quale dichiarò di aver già uccise altre sette donne.

Rinchiuso nel carcere di Sarsana (La Spezia), attendeva il giorno della fucila­zione. Vissuto lontano da Dio, in mezzo ai delitti, conservava un cinismo eccezio­nale. Quando la sera precedente alla mor­te l'avvocato gli comunicò che l'indoma­ni alle ore nove sarebbe stato fucilato, l'assassino ricevette l'annunzio conti­nuando a fumare e tenendo le gambe a cavalcioni. Concluse l'avvocato: Dite le vostre ultime volontà e si farà di tutto per appagarle! - Le mie ultime volon­tà? - rispose il Salviatti. Se mi aveste dato la notizia prima di cena, avrei chie­sto due pollastri! -

Il Cappellano del carcere tentò di av­vicinarlo e dirgli una buona parola; ma fu cacciato. - Non voglio il Prete!

La misericordia di Dio trionfò anche su questo peccatore. Pie persone intensifica­rono la preghiera, unendoci anche dei sacritici, e l'indomani, giunto l'assassino al luogo dell'esecuzione, un raggio di luce illuminò la sua mente, il cuore si com­mosse... e gridò: Voglio il Prete! Voglio confessarmi!

Davanti al popolo e ai dodici carabi­nieri il Salviatti riceveva il perdono dei peccati ed accettava la morte in espia­zione dei delitti.

La misericordia di Dio in un attimo cambia un tizzone d'inferno in erede del Paradiso.

 

MEZZI PROVVIDENZIALI

A parte il lavoro che Gesù compie nei cuori di certi mostri umani; consideria­mo invece l'opera amoroso che Egli svol­ge nel cuore di ogni anima peccatrice ordinaria.

Iddio ha cura di tutti; ma quando una anima è caduta in peccato mortale, le cure divine si raddoppiano, si moltipli­cano. Come la madre pensa a tutti i fi­gli, a ciascuno in particolare, ma riserva le cure più sollecite alla figlia ammala­ta, così il Signore lavora in modo spe­ciale attorno all'anima peccatrice. Po­trebbe convertirla con un miracolo della sua grazia, specialmente in fine di vita, ma d'ordinario agisce lentamente. Ado­pera diversi mezzi.

Il rimorso è la voce di cui si serve il Signore per fare rientrare in sé chi ha peccato. Guai all'anima che riesce ad at­tutire il rimorso della coscienza! Giun­gere all'indurimento del cuore, è lo stes­so che chiudere a Gesù la porta per non farlo entrare con la sua grazia.

Quante giovani, dopo la prima colpa, non sapendo resistere al rimorso, ritor­nano davvero a Dio!... Il secondo mezzo per richiamare l'anima sulla, buona stra­da, è il dolore. Una disgrazia in fami­glia... una disillusione di amore... un ro­vescio di fortuna... una malattia... tutto ciò serve a Dio per fare aprire gli occhi a chi ha peccato.

Le divine ispirazioni sono tanti ami che il Celeste Pescatore lancia per tirare a sé le anime cadute in basso. La morte improvvisa di persona amica... la vista di un carro funebre... una visita al cimi­tero... una festa religiosa... un buon esem­pio... sono richiami a vita migliore.

 

LA PAROLA DI DIO

Più che tutto, a chi è in disgrazia di Dio giova ascoltare la parola del Vange­lo. Lo grazia agisce fortemente durante le prediche.

Tu, o signorina, non è vero che ascol­tando le prediche sui novissimi, provi una forte scossa al cuore, per cui vuoi odiare il peccato, vuoi darti alla pratica delle virtù e sei disposta a fare dei gran­di sacrifici per salvare l'anima tua? Tut­to ciò è opera della misericordia di Dio.

Se tu fossi rea di molti e gravi peccati, non dovresti scoraggiarti. Gesù aspetta di preferenza te!... Una giovane cattiva che si converta davvero, dà a Dio più glo­ria di tante altre già convertite. Assicura Gesù che si fa più festa in Cielo per un peccatore che si converte, anziché per novantanove anime giuste, che non ab­bisognano di penitenza! (S. Luca, XV-7).

 

IL PIANTO DI GESU'

Bisogna corrispondere alla bontà di Dio col convertirsi, col convertirsi subito e sul serio. Gesù un giorno guardava Ge­rusalemme e piangeva. Lagrimava il Re­dentore, perchè Gerusalemme non corri­spondeva alle sue premure e quindi ne prevedeva la rovina.

Così forse Gesù piange sulla tua sorte, o giovane! Egli fa di tutto per staccarti dal peccato, ti ricopre di benefìci e desi­dera essere riamato. Ma quando tu non vuoi mutare vita, il buon Gesù piange sulla tua sorte... dovendo un giorno con­dannarti al fuoco eterno!

 

CONVERTIRSI DAVVERO

Mentre Gesù faceva il suo ingresso so­lenne a Gerusalemme e 1a folla gridava:

Osanna al Figlio di David! - anche al­lora Egli piangeva. E perchè? Certamen­te perché pensava: Questo popolo oggi mi acclama... ma fra quattro giorni, da­vanti a Pilato, griderà: Crocifiggilo!

Giovane, bisogna che ti converta su­bito e sul serio! Una volta rotte le cate­ne di Satana e messa a posto la coscien­za, non devi più voltare le spalle al Re d'amore!

Il figliuol prodigo, dopo riammesso nel­la casa paterna, non fece più lo spropo­sito di abbandonare Il padre.

Hai imitato il prodigo nella colpa? Imitalo nel ritorno e nella perseveranza!

 

Meditazione X

IL PARADISO

Iddio, felicità eterna, ha messo gli es­seri all'esistenza per renderli partecipi della sua felicità. Nessuno può rendere felici, cioè pienamente sazi, se non il Creatore.

E' da stolti cercare la felicità su que­sta terra; ci si agita per trovarla, ma invano; nell'altra vita soltanto potrà a­versi la felicità, cioè il Paradiso.

E' il Paradiso il godimento eterno di Dio ed in Lui di ogni altro bene, senza alcun male.

 

ESISTENZA

Come c'è l'inferno, coli deve esserci il Paradiso. Se c'è il castigo per il cattivo, ci deve essere pure il premio per chi os cerva la legge di Dio. L'ordine naturale riflette in qualche modo quello soprannaturale. I giovani frequentano la scuo­la; chi non studia, è bocciato; chi si ap­plica, è promosso. Un soldato, perché di­sertore, viene fucilato; un altro, perché valoroso, riceve la medaglia.

Che esista il Paradiso lo assicura Ge­sù Cristo, somma verità. - E' meglio an­dare in Paradiso con un occhio solo, an­ziché all'inferno con due!... Fatevi dei tesori per l'altra vita, cioè per il Cielo, tesori che la ruggine non può rodere né i ladri possono rubare!... Nella casa del Padre mio ci sono molte mansioni!... Va­do a prepararvi un posto!... Venite, be­nedetti del Padre mio, a prendere pos­sesso del regno che vi è stato preparato sin dalla costituzione del mondo!... E tu (ladrone) oggi sarai con me in Paradiso!

 

IL GRADO DI GLORIA

In Cielo tutti godono a sazietà, ma non nella stessa misura. La felicità è propor­zionata ai gradi di gloria. La gloria è una luce particolare per cui l'anima può co­noscere meglio Iddio ed amarlo.

Su questa terra possiamo aumentare i gradi di gloria eterna, in quanto ad ogni opera buona che compiamo in grazia di Dio corrisponde un aumento di essa.

Il più piccolo grado di gloria è di un valore incommensurabile, dovendo dura­re in eterno.

Santa Maria Maddalena De' Pazzi, ap­parendo dopo la sua morte ad un'anima, disse: In Paradiso non posso desiderare niente; ma se fosse lecito un solo desi­derio, vorrei ritornare sulla terra per bre­ve tempo, almeno per recitare una sola Ave Maria ed avere così un aumento di gloria eterna. -

La bambina innocente, morta subito dopo il Battesimo, è pienamente felice in Cielo; Santa Maria Goretti ha pure la perfetta felicità, ma questa è di certo superiore a quella di una bambina; la Madonna gode perfettamente Iddio, ma in grado sommo, superiore a qualunque altra anima.

La diversità dei gradi di gloria non desta gelosia nei Beati, diversamente in Cielo non ci sarebbe la felicità. Ciascuno gode quanto ne è capace.

In una famiglia è contenta tanto la ra­gazzina che indossa la veste nuova, quanto la giovane ventenne che ne in­dossa una più grande: l'una non può avere gelosia dell'altra.

 

PARAGONE

ì godimenti terreni sono una pallidis­sima immagine dei gaudi celesti. Nessu­no può comprendere o esprimere ciò che si gode in Paradiso. Lo stesso San Palo, rapito al terzo Cielo, ammesso a contem­plare la gloria celeste, non fu capace di esprimere con parole quello che aveva visto ed udito.

Se, per ipotesi, ad un cavallo della scu­deria reale si dicesse: Il re t'invita alla sua mensa - la bestia, se ragionasse, di­rebbe: Chi sa alla, tavola del sovrano che paglia, che erba e che crusca si porterà! - Come non c'è paragone tra i cibi del ca­vallo e quelli del re, quantunque gli uni e gli altri siano della stessa natura, così non si possono confrontare e gioie di que­sta terra con quelle del Paradiso.

 

PIENA FELICITA'

Sino al giorno della risurrezione uni­versale è l'anima sola che gode in Cielo; dopo andrà a godere anche il corpo.

Le potenze dell'anima in Paradiso re­stano immerse intieramente nella visio­ne beatifica di Dio, più che una spugna nel mare.

L'intelligenza conosce il Creatore e le sue opere e vede nel prototipo, come in uno specchio, quanto avviene nell'uni­verso. Le verità, credute per fede sulla terra, appaiono allora senza velo.

La volontà, fatta per il bene, ama for­temente Dio, Sommo Bene, e si uniforma pienamente al suo volere. Il gaudio che provano tutti i mortali sulla terra aman­do, è ben poca cosa in rapporto alla fe­licità che prova l'anima in Cielo aman­do Dio.

Quando andrà in Paradiso il corpo glo­rificato, anche i sensi saranno perfetta­mente appagati; ma tale appagamento non può paragonarsi alla sazietà terre­na, la quale presto stanca e suol lasciare qualche amarezza. In Cielo più si gode, più c'è da godere e nella continua varie­tà dei gaudi non subentra mai né la noia né la stanchezza.

 

BELLEZZA CELESTE

Nell'Apocalisse si legge che San Gio­vanni, vedendo vicino a sé un essere bel­lissimo, si prostrò per adorarlo. - Non far questo, rispose l'Angelo, perché io so­no un tuo conservo! (Apocalisse, II-42) . Era così bello quell'Angelo che l'Apo­stolo San Giovanni lo credette Dio.

Miriadi di Angeli, distribuiti in nove cori, differenti gli uni dagli altri, come i fiori di una immensa aiuola, risplenden­ti di luce che emana da Dio stesso, inneg­gianti con melodie arcane al sommo Da­tore di ogni bene...; Maria Santissima, Regina del Cielo, che risplende tra i no­ve cori angelici come il sole nel firmamen­to... la sacrosanta umanità di Gesù Cri­sto, trionfante nella morte e dell'infer­no... tutto questo produce nei Beati tale torrente di gaudio, da superare ogni umana immaginazione.

 

TESOREGGIARE

Più si studia, più s'impara; più si la­vora, più si guadagna. Così per l'altra vi­ta: più si ama Dio su questa terra, più si moltiplicano le opere buone e più gran­de sarà la ricompensa in Paradiso.

Niente sarà perduto per l'anima che lavora per il Cielo! Dice Gesù Cristo: In verità ti dico che chi avrà dato da bere anche un solo bicchiere d'acqua fresca ad uno di questi piccoli, non perderà la sua ricompensa. (S. Matteo, X-42).

Conviene dunque, o signorina, arric­chirti di opere buone, mentre Iddio te ne concede il tempo; verrà poi la notte in cui non potrai più operare, cioè giunta la morte non potrai più fare alcun­ché di bene.

Dominàti da questo pensiero, i Santi erano infaticabili. Il Santo Domenico Sa­vio, intento a prepararsi un buon corre­do per l'eternità, moltiplicava gli atti di virtù, tanto che un compagno gli disse: Ma se tu fai tutto quest'anno, che cosa ti rimarrà per l'anno venturo? - Non importa, rispose il Savio; sento che la mia vita volge alla fine e voglio appro­fittarne per prepararmi un bel posto in Cielo!

 

IL PENSIERO DEL CIELO

- Un pezzo di Paradiso aggiusterà tutto!... Quando saremo qualche chilo­tro sopra la luna, non penseremo più a queste cose!... Le nostre vacanze le fa­remo in Cielo!

Queste espressioni del Santo della gio­ventù fanno comprendere quanto fosse stato vivo in Don Bosco il pensiero del Paradiso!...

Nelle lotte che doveva sostenere per fare il bene, non perdeva il coraggio ed esclamava: Abbiamo un Padrone che sa pagarci generosamente!... Paradiso!... Pa­radiso! -

Anche tu, o giovane, devi renderti fa­miliare il pensiero del Cielo. In mezzo ai sacrifici che devi sostenere per non an­negare nel fango del mondo, pensa alla ricompensa eterna ed alla corona di glo­ria! Nuova lena potrai così prendere nel­la via delle virtù.

Soffre l'operaia a lavorare intensamen­te; pensa però alla paga giornaliera e riesce a cantare. Suda, sui libri la giovane volonterosa, rinunziando agli spassi; il pensiero della promozione e di un avve­nire radioso le infonde il coraggio.

Soffriva San Francesco d'Assisi; l'a­spettativa del Paradiso gli cambiava in gioia anche il dolore ed esclamava: Tan­to è il bene che mi aspetto, che ogni pe­na mi è diletto!

Piace il Paradiso? Bisogna guada­gnarselo.

San Filippo Neri ripeteva: Il Paradiso non è fatto per i poltroni!... Non vi si può andare in carrozza!

 

DUE POLIZZE

Maometto Secondo aveva dato ordine che nessuno facesse caccia nel parco rea­le, pena la morte.

Vide due giovani cacciatori e comandò che fossero condotti a sé. Erano i suoi figli. Per non venire meno all'ordine da­to, stabilì di far morire i suoi stessi figli. Gli si fece notare essere necessario un erede ed allora si decise di lasciarne uno in vita.

- Si estrarrà a sorte: uno sarà il mio erede e l'altro sarà ucciso.

Si narra che i due giovani, mentre stendevano la mano per pigliare la po­lizza di vita o morte... caddero a terra ca­daveri, vittime della forte emozione.

O signorina due polizze stanno davan­ti a te: « inferno » e «Paradiso ». E' ne­cessario scegliere! La scelta dipende dal­la vita che tu meni!

 

Meditazione XI

LA RETTA INTENZIONE

 

Avendo meditato il Paradiso, cioè la ricompensa eterna del bene operato in vita, si rende opportuna una considera­zione ascetico-morale sul valore delle opere umane.

L'argomentazione è molto utile e forse poco trattata.

Quanti atti di virtù si compiono su questa terra, specialmente nell'esercizio della carità cristiana! Ma tutto il bene sarà ripagato in Cielo? No! Soltanto quel­lo operato in grazia di Dio e con la retta intenzione.

Della grazia abituale si è parlato già. Intratteniamoci sulla rettitudine del­l'agire.

 

L'INTENZIONE

Dice Gesù: Se la vostra giustizia, non sarà maggiore di quella degli Scribi e dei Farisei, non entrerete nel regno dei Cie­li! (S. Matteo, V-20).

Chi erano gli Scribi ed i Farisei? Gli scrupolosi osservanti della legge di Dio. Portavano scritto il Decalogo sui filat­teri, per dimostrare che erano giusti; pregavano, digiunavano, facevano elemo­sina; eppure Gesù Cristo li dice indegni del Paradiso. Facevano tutto per la sti­ma, degli uomini. - In verità vi dico... hanno ricevuto la loro ricompensa. - Continua Gesù: Luce del tuo corpo è l'oc­chio. Se il tuo occhio è puro, tutto il tuo corpo sarà illuminato; ma se il tuo oc­chio è guasto, tutto il suo corpo sarà nel­le tenebre. (S. Matteo, VI-22). L'occhio, di cui parla il Signore, è l'intenzione che si mette nell'operare.

L'intenzione si può paragonare ad un bollo. Un foglio di carta, che costerebbe poco, acquista un valore più o meno gran­de dal bollo che vi è impresso; così un atto umano diventa meritorio, secondo che il fine è più o meno retto.

 

MORALITA' DEGLI ATTI

Esaminando la nostra vita, scorgiamo una grande varietà di atti, che però si possono distinguere in tre categorie; buo­ni, cattivi, indifferenti.

Perché un'opera sia meritoria per il Paradiso, dev'essere buona e retta, com­piuta cioè per piacere a Dio. Gli atti cat­tivi, pur mettendoci la retta intenzione, restano cattivi e quindi hanno il deme­rito. Gli atti indifferenti sono quelli che di per sé non avrebbero alcuna moralità, come il mangiare, il lavorare, il dormire, ecc... Questi acquistano il merito in for­za dell'intenzione. Perciò San Paolo e­sortava i fedeli a santificare anche le cose più indifferenti, dicendo: Sia che mangiate, sia che beviate, sia che faccia­te qualunque altra cosa, fate tutto a glo­ria di Dio

 

TUTTO ORO

La mitologia racconta che Mida, re della Frigia, presentandosi a Giove, ab­bia chiesto di convertire in oro qualun­que cosa avesse toccato. Gli fu concesso.

Giunto a casa e messosi a tavola, vide trasformarsi in oro le posate ed i piatti; gioì molto. Si convertì in oro anche il pane e non poté mangiarlo; lo stesso av­venne dell'acqua e non potè berla; così morì di fame e di sete.

Quanto ci sia di vero in tutto ciò poco importa saperlo; però serve l'episodio ad ammaestrarci. Noi con la retta intenzio­ne possiamo convertire in oro per il Pa­radiso tutti gli atti della nostra vita; ba­sta avere un po' di buona volontà.

 

INSEGNAMENTI

Un monaco, risoluto di non lasciar per­dere nessuna opera per l'altra vita, si controllava di continuo. Il superiore un giorno gli ordinò di andare ad esplicare una pratica. Il frate si fermò un istante e poi si mosse per eseguire l'ordine. Me­ravigliato di ciò, il superiore volle do­mandargli: Perchè hai fatto così?

- Per prendere bene la mira! Faccio come il cacciatore che deve sparare. Pri­ma di compiere un'azione, affinché possa arricchirmi per il Cielo, rettifico subito la intenzione; questo è per me prendere la mira. -

San Giovanni Bosco, modello di vita spirituale, non si contentava di fare tut­to per la gloria di Dio, ma vivamente lo raccomandava agli altri. - Fate che il demonio non abbia a rubarvi il frutto delle opere buone! Agite in ogni cosa con retta intenzione! -

Lo stesso Santo ebbe una visione nella notte del 30 maggio 1865. Vide presen­tare dai giovani dei doni a Maria Vergi­ne. Chi portava un regalo, chi un altro; molti portavano fiori.

L'Angelo che rivedeva i doni, mandò indietro diversi giovani, i quali avevano in mano un mazzo di fiori senza profumo -

Commentava poi Don Bosco che i fiori. senza profumo raffigurano le opere buo­ne compiute senza la retta intenzione.

Dopo quanto si è detto, vediamo quali siano i principali moventi dell'operare della signorina.

 

FINI POCO RETTI

La superbia tiene sempre il primo po­sto. - Io voglio essere la prima della classe; Così sarò più onorata! Voglio su­perare quella tale, per lasciarla umiliata! - Mi accosto ai Sacramenti e sto de­votamente in Chiesa, affinché possa gua­dagnare la stima di chi mi guarda.

- Se faccio un bene qualsiasi, mi pia­ce che gli altri lo sappiano e mi dispiace se non mi lodano.

- Se nel compiere qualche azione pos­so spiccare, ovvero se mi mettono a capo di un'impresa, allora non risparmio fati­ca per riuscire; diversamente mi rifiuto, anche per un'iniziativa di bene.

Il secondo movente suole essere l'in­teresse.

- Aiuto il mio prossimo, perché spe­ro di essere ricambiata... Dó uno, ma nel­la speranza di ricevere due...

Il terzo fine, che suole guastare le ope­re buone, è la propria soddisfazione. - Questa persona mi è simpatica. Mi toglierei anche il pane dalla bocca per farle piacere!... La tal'altra non mi gar­ba; se le faccio qualche favore, è unica­mente per convenienza sociale!

Tutti questi sentimenti egoistici sono frutto della guasta natura e bisogna lot­tarli per piacere a Dio.

 

IN PRATICA

Ci sono delle anime, amanti della pro­pria perfezione, che giungono anche a fare il voto della retta intenzione. A te, o giovane, non si consiglia questo; però ti si raccomanda un'attenzione particola­re per offrire a Dio tutti gli atti del­la tua vita.

AI mattino, appena svegliata, alza la mente a Dio ed offrigli la tua giornata. Nelle preghiere del mattino richiama l'attenzione su questo punto: Vi adoro, mio Dio, e vi amo con tutto il cuore... Vi offro le azioni della giornata. Fate che sia­no tutte secondo la vostra santa volontà e per la maggior gloria vostra...

Quest'offerta mattutina è come un bol­lo spirituale, che dà un grande valore a quanto hai da compiere lungo il giorno.

C'è una breve preghiera, che si recita ormai da tutti quelli che curano i propri interessi spirituali, e dice così: Ti pre­ghiamo o Signore, di prevenire con la tua ispirazione le nostre azioni ed aiutarci a compierle, affinché ogni nostra preghiera e opera cominci sempre da te e finisca per te ogni cosa incominciata ».

E' la santa Chiesa che mette sulle lab­bra, dei fedeli così bella preghiera e tu, e signorina, imparala e ripetila con fede.

Vorrei suggerirti, o anima cristiana, un richiamo sapiente, attuato già da perso­ne pie. Scrivi su una targhetta « Ciò che non si fa per Gesù, è perduto». Questo scritto tienilo dinanzi, o sul tavolo da studio o da lavoro, oppure in altro posto. Di tanto in tanto, posandovi lo sguardo, ti sarà facile rinnovare la retta inten­zione.

 

Meditazione XII

MEZZI DI PERSEVERANZA

 

Meditando il fine della vita e quello che ci aspetta dopo la morte, non si può restare indifferenti.

Tu, o giovane, di certo avrai stabilito di prendere magnanime risoluzioni, affin­ché la tua vita terrena sia preparazione alla vita eterna. La volontà umana però è debole e forse il demonio non tarderà a farti riprendere la via del peccato o della rilassatezza.

A chiusura di questo corso di medita­zioni, ti suggerisco dei mezzi di perseve­ranza, affinché il frutto sia duraturo e fortemente efficace.

 

PRIMO MEZZO: NON VIVERE IN PECCATO!

Innanzi tutto, non si pecchi! Chi pec­ca, torna a crocifiggere Gesù Cristo.

Prima di dire: « sì» alla tentazione, pensa o signorina: Avrei il coraggio di mettere sotto i piedi il Crocifisso o di piantargli al costato un coltello?... No, certamente!... E come ardirei commettere un grave peccato, se con esso compio ver­so Gesù lo stesso esecrando delitto?

Se qualche volta capitasse di cedere al­la tentazione, bisognerebbe far di tutto per riacquistare subito la grazia di Dio. Non stare mai in peccato mortale... nep­pure per un'ora! Ecco il grande mezzo di perseveranza. Se è possibile ricevere su­bito l'assoluzione sacramentale, non ri­tardare a farlo; se non c'è la possibilità, emetti un atto di dolore perfetto col pro­ponimento di confessarti al più presto.

Riméssati l'anima in grazia di Dio, ti ritornerà la pace interna e sarai più di­sposta a respingere gli assalti infernali.

 

IL SERPENTELLO

Nel 1929 un giornale riferiva un fatto strano, avvenuto nel Mantovano.

Una giovane avvertiva forti dolori al ventre; era presa da momenti di smania ed aveva provocazioni al vomito. Non po­tendo più resistere, verso sera fu traspor­tata in clinica.

Sotto l'azione dei raggi, i dottori ri­scontrarono la causa del malessere e re­starono sbalorditi. Nel ventre della gio­vane c'era un serpentello, che facilmen­te venne estratto.

- Ma come è mai possibile, - esclamò un dottore, ingoiare un rettile e non ac­corgersene?... Da quanto tempo avvertite i disturbi: gastrici?

- Da parecchie ore.

- E prima dov'eravate? - In campagna.

- Nel pomeriggio che cosa facevate? - Mi addormentai sotto un albero. - E non avvertiste proprio niente? - Nel dormiveglia mi sembrò di av­vertire qualche cosa alle labbra; conti­nuai però a dormire.

- Ed allora, concluse il chirurgo, pro­prio in quell'istante il piccolo rettile en­trava in voi! -

La giovane aveva avuto la disgrazia di ammettere nel suo ventre un serpentel­lo; soltanto allora poté riposare, quando ne fu liberata.

Il peccato mortale è un serpentaccio che penetra nel cuore; più vi si lascia, più avvelena e più si moltiplica. Convie­ne scacciarlo subito.

Specialmente alla sera, prima di pren­dere riposo, dici, o signorina, a te stessa: Ho dei serpenti nell'anima? - Non az­zardarti a chiudere gli occhi al sonno, sapendo di avere qualche peccato grave, come non oseresti addormentarti, sapen­do esservi tra le coperte o sotto il guan­ciale qualche brutto rettile.

 

SECONDO MEZZO: PUNIRE TE STESSA

Per riuscire a correggersi di certe cat­tive abitudini e perseverare nel bene, oc­corre la penitenza e qui, nel caso nostro, occorre che la volontà si rafforzi impo­nendosi ad ogni caduta un castigo.

Punire se stessi dopo una caduta mo­rale, apporta grandi vantaggi: si esercita il controllo di sé, si rafforza la volontà, si sconta in parte il male fatto e si attira la misericordia di Dio.

Poiché il peccato più terribile e più fa­cile è per la gioventù l'impurità, sūgge­risco delle piccole penitenze, che prati­cate con perseveranza, faranno rompere le cattive abitudini. Si manca al sesto comandamento per procurare al corpo un piacere; se capitasse una caduta im­pura, si faccia soffrire un poco il corpo.

Ad un brutto peccato fa seguire, o si­gnorina, un po' di digiuno, come sareb­be privarti della colazione o ridurre al minimo la cena.

Ad uno sguardo cattivo volontario op­poni, subito dopo, un quarto d'ora o una mezz'oretta di silenzio, non parlando as­solutamente senza necessità.

Dopo un cattivo pensiero, volontaria­mente trattenuto, recita un atto di do­lore, possibilmente stando in ginocchio, e bacia umilmente il Crocifisso.

Dopo aver assistito ad un film immo­rale o dopo la lettura di un libro cattivo, per penitenza non bere acqua una intera giornata, almeno fuori dei pasti,... oppu­re privati di un piacere e da' il denaro ad un povero.

Queste e simili penitenze dapprima po­trebbero sembrarti troppo pesanti ed il demonio farà di tutto per distogliertene; ma con l'aiuto di Dio e meditando i no­vissimi, ci potrai riuscire.

Beata te, o giovane, se vorrai appigliar­ti a questo mezzo di perseveranza!

 

TERZO MEZZO: ONORARE MARIA

Siamo in viaggio per l'eternità; le vie sono due: quella del bene e quella del male. Nel percorso si può deviare ed è tanto facile, specie in gioventù. Chi avrà perseverato sino alla fine, questi sarà salvo.

Sansone cominciò bene e finì male; così Saul, l'eletto dal Signore; così pure Sa­lomone, per bocca del quale Iddio si degnò parlare. Terribile esempio è pure Giuda Iscariote. Come si ottiene la perseveranza finale? Onorando Maria Santissima, la Regina del Cielo e della terra, la Vincitrice del serpente infernale! Coloro che mi onore­ranno, avranno la vita eterna. (Sapien­za, XXIV-31).

 

ASSISTENZA IN MORTE

Quando San Giovanni Bosco vide ap­parirsi San Domenico Savio folgorante di luce, nella gloria eterna, domandò: Qua­le fu, o Domenico, la cosa che ti recò più piacere in punto di morte?

Il Santo rispose: Il pensiero di essere stato devoto della Madonna!... Dillo ai tuoi giovani e raccomanda loro che ono­rino molto la Regina del Cielo! -

Don Bosco era già convinto di questa verità, ma dopo la visione avuta, esor­tava con più ardore i suoi figli a questa tenera devozione.

Tu, o signorina, se davvero saprai ono­rare la Madonna, avrai assicurata la tua perseveranza finale nel bene; forse qual­che caduta potrà verificarsi, ma la Ver­gine Santissima ti darà tanto aiuto da farti presto rialzare; sul letto di morte, nel momento decisivo, se avrai onorata la Madonna nel corso della vita, esperi­menterai la sua potente e materna assi­stenza.

 

OGNI GIORNO

Non lasciar passare giorno senza aver fatto alla Celeste Regina qualche atto di ossequio. Non si pretende molto da una giovane, ma ciò che ogni pia perso­na suole praticare.

1°) Tenere la corona del Rosario, co­me un talismano; recitare la terza parte del Rosario. Tale recita è bene farla con i membri della famiglia, per dare buon esempio in casa. Quando il demonio suo­le acquistare il dominio su una signori­na, le fa tralasciare il Rosario, con la scusa che non c'è l'obbligo di recitarlo, che è lungo e noioso. O signorina, sii più furba del diavolo! Supera la noia e le in­sidie del nemico! Tutti i giorni il Rosario! 2°) Recitare ogni sera, prima di pren­dere riposo, tre Ave Maria, con la giacu­latoria: Cara Madre, Vergine Maria, fa­te che lo salvi l'anima mia! - Occorre pe­rò far questa recita lentamente e con at­tenzione; non ridurla ad un'abitudine.

3°) Portare al collo o addosso la meda­glietta della Madonna e baciarla nei pe­ricoli dell'anima e del corpo.

 

OGNI SABATO

La Vergine Santissima sia onorata spe­cialmente al sabato e nei giorni a Lei consacrati; questo onore si riduca alla pratica di un fioretto, cioè al compimen­to di qualche opera buona. San Giovan­ni Berkmans diceva in proposito: « Quid­quid minimum, dummodo constans! » cioè, fare qualunque piccola cosa, ma con costanza.

A te, o giovane, suggerisco diversi fio­retti; scegli il più adatto e il più utile a te. Scrivi, possibilmente, il tuo fioretto sabatino; per ricordarlo meglio richia­malo alla memoria ad ogni confessione.

1°) Ogni sabato comunicarti, ovvero ascoltare la Santa Messa, per rendere omaggio alla Madonna.

2°) Fare un poco di meditazione o di lettura spirituale, possibilmente serven­doti di libri che trattino della Madonna, come sarebbe il libro « Le glorie di Ma­ria » di Sant'Alfonso De' Liguori.

3°) Non mangiare frutta fresca o dolci o non bere fuori tavola.

4°) Fare una piccola offerta ai pove­relli, privandoti di qualche sollievo o di qualche spesa non necessaria.

Tutti questi atti di ossequio resi al­la Vergine Santissima, attireranno gli sguardi della Madonna sopra di te. Espe­rimenterai presto l'assistenza celeste e l'anima tua diventerà come un orto ir­rigato; la tua perseveranza assicurerà il tuo Paradiso.

FINE

 

REGALO DI GESU' ALLE ANIME CARITATEVOLI

Estratto dalle Rivelazioni di S. Geltrude (Libro IV - Capitolo VII)

S. Geltrude aveva fatto con fervore la Confessione generale. I suoi falli le ap­parivano così ributtanti che, confusa del­la propria deformità, corse a prostrarsi ai piedi di Gesù, implorando perdono e misericordia. Il dolce Salvatore la bene­disse, dicendo: « Per le viscere della mia gratuita bontà, ti accordo il perdono e la remissione di ogni tua colpa. Ora accet­ta la penitenza che t'impongo: Ogni gior­no, per un anno intero, farai un'opera di carità come se la facessi a me stesso, in unione all'amore con cui mi sono fatto uomo per salvarti e all'infinita tenerezza con cui ti ho perdonato i tuoi peccati ».

Geltrude accettò di gran cuore; ma poi, ricordando la sua fragilità, disse: « Ahi­ In mé, Signore, non m'accadrà talvolta di omettere questa buona opera quotidia­na? Ed allora che dovrò fare? ». Gesù insistette: « Come potrai ometterla se è cosa così facile? Io non ti chiedo che un solo passo offerto a tale intenzione, un gesto, una parola affettuosa al prossimo, un accenno caritatevole ad un peccatore o ad un giusto. Non potrai tu, una volta al giorno, alzare da terra una paglia, o dire un Requiem per i defunti? Ora di uno solo di questi atti sarà pago il mio Cuore ».

Consolata da queste dolci parole, la Santa domandò a Gesù se altri ancora potessero aver parte a tale privilegio, compiendo la stessa pratica. « SI» rispo­se Gesù. « Ah! quale dolce accoglienza farò, alla fine dell'anno, a coloro che a­vranno coperto con atti di carità la mol­titudine dei loro falli! ». Mediolani, 5 Oct. 1949 - Can. los. Buttafava C., E.

 

LA SETTIMANA DELLA CARITA'

Domenica - Mira sempre nel prossimo l'immagine di Gesù; gli accidenti sono umani, ma la realtà è divina.

Lunedì - Tratta il prossimo come tratte­resti Gesù; la tua carità dev'essere con­tinua, come il respiro che dà ossigeno ai polmoni e senza del quale la vita muore.

Martedì - Nei tuoi rapporti col prossimo trasforma tutto in carità e gentilezza, cercando di fare agli altri quello che vorresti fosse fatto a te. Sii larga, de­licata, comprensiva.

Mercoledì - Se vieni offesa, fa scaturire dalla ferita del tuo cuore un raggio di bontà calda e serena: taci, perdona, dimentica.

Giovedì - Ricorda che la misura che use­rai cogli altri, sarà da Dio usata con te; non condannare e non sarai con­dannata.

Venerdì - Mai un giudizio sfavorevole, una mormorazione, una critica; la tua carità dev'essere come la pupilla del­l'occhio, che non ammette pulviscolo.

Sabato - Avvolgi il prossimo nel tiepido mantello della benevolenza. La tua ca­rità deve poggiare su tre parole: con tutti, sempre, a qualunque costo.

Ogni mattina fa' un patto con Gesù: pro­metti a Lui di serbare intatto il fiore del­la carità e pregalo di aprirti, in morte, le porte del cielo. Beata te, se sarai fedele!

Mediolani, 5 Oct. 1949 - Can. Ios. Buttafava C. E.