PACE NEI RIFLESSI DI DIO
DON G. TOMASELLI
INTRODUZIONE
Ciò
che un tempo non si sognava, oggi è realtà: un viaggio alla luna. Utilizzando
i risultati che la scienza da secoli ha ottenuti nel campo fisico e meccanica,
con una precisione degna d'encomio, si parte dalla terra, si attraversano gli
immensi spazi e si giunge alla luna. Il veicolo lunare deve percorrere trecentottanta
mila chilometri.
I
viaggi lunari ormai si sempre con nuovi vantaggi.
Resteranno
celebri nella storia le imprese dell'Apollo, ordigno meraviglioso che lanciano
gli Americani.
Apollo
11 era partito dalla luna per fare ritorno alla terra, mentre milioni di
spettatori stavano al televisore, seguendo con trepidazione la sorte degli
astronauti e contemplando le suggestive trasmissioni televisive.
Apollo
era già a circa centosettanta chilometri dalla luna e si avvicinava
vertiginosamente alla terra. Il commentatore della televisione nel frattempo
illustrava la trasmissione. Fra l'altro disse: Com'è piccola la terra! Coloro
che vi stanno, che vi sappiano stare in pace! -
Grande
parola: Sapere stare in pace! Miliardi di uomini e di donne vivono in questo
piccolo pianeta, diremmo quasi sperduto nell'immensità del numero e della mole
degli astri. Ma... sanno vivere in pace? Tolgono gli ostacoli alla pace?
Apprezzano come si deve la pace?
Questo
scritto si pro pone d'illustrare il concetto di pace, della vera pace, la quale
non può sussistere senza Dio.
Un
bambino, a passeggio col babbo, guardava e chiedeva spiegazione di ciò che più
gli colpiva lo sguardo.
-
Papà, perché ai portoni c'è il numero?
-
Per indicare l'ordine progressivo delle entrate.
-
Guarda, guarda quell'uomo che scopa! Ha il numero sul petto. Perché? - È il
numero che portano i netturbini. per distinguersi tra loro.
-
E dietro le macchine perché c'è anche il numero? -
Il
papà fece un sorrisetto ironico e sospirando rispose: Eh, figlio mio! ... In
dica
il numero delle persone investite. - La mente del bambino, che si apre alla
vita, domanda tanti piccoli perché; crescendo negli anni, cresceranno anche i
perché, ai quali risponderà da se stesso o per mezzo di altri.
Quanti
perché ci sono nella vita, cui non sempre può darsi un'adeguata spiegazione!
La stessa filosofia, che studia il perché delle cose, è sovente negli imbrogli
e cade in contraddizione; ne sono prova le diverse correnti filosofiche, l'una
opposta all'altra.
Eppure
ogni perché richiede la sua spiegazione. L'intelligenza, che è fatta per la
verità come l'occhio per la luce, resta inquieta davanti al buio di certi perché.
Se si volessero elencare ed analizzare tutti i perché che agitano le menti
umane, non si finirebbe più; ce n'è degli inutili o indifferenti e ce n'è
degli interessanti vantaggiosi.
Ma
c'è un perché di massima importanza, che tocca tutti, davanti al quale non
si può e non si deve restare indifferenti; purtroppo questo grande perché è
messo da parte.
Perché
sono nel mondo? ... Io un tempo non esistevo; sono venuto all'esistenza senza
mia volontà e certamente senza mia cooperazione. Occupo un posto nell'universo
e precisamente in questo pianetà, la terra. Ma quale scopo ha la mia dimora
nel globo terrestre, dimora che è temporanea?
Quanti
sono quelli che approfondiscono il problema? Dai più si vive nella
irriflessione, nella grande incoscienza, o come si dice, con la testa nel sacco.
L'astronave,
che va alla luna e ritorna alla terra, è il più grande sforzo dell'intelligenza
che registra la storia. Ma prima di giungere a tanto, si lanciavano ed ancora
si lanciano nello spazio degli ordigni speciali, chiamati satelliti, che hanno
il compito di gírare ripetutamente attorno al globo terrestre. In un'ora e
mezza circa il satellite compie un gíro di rotazione attorno alla terra; in
ventiquattro ore i giri si moltiplicano.
Quelli
che stanno nel satellite in un giorno assistono una quindicina di volte al
sorgere ed al tramonto del sole; hanno così ín un'ora e mezza il giorno
luminoso e la notte buia.
Cosa
osservano gli astronauti sul globo durante la notte della terra? Nulla. E durante
il giorno? La maestosità della terra la visione fantastica ed emozionante degli
oceani e dei. continenti.
I1
giorno è apportato dal sole; la notte è l'assenza della luce solare.
Senza
ricorrere all'esempio del satellite, poiché sono rarissimi coloro che possono
osservare la terra dall'ordigno spaziale, per convincersi della verità basta
guardare la terra da un alto monte.
Oggi
si va sull'Etna, grande vulcano, con molta facilità, poiché da qualche decennio
funziona la filovia. Ma prima era un'impresa affrontare a piedi l'enorme
massiccio etneo e giungere a tremila e trecento metri di altezza.
Lo
scrivente più volte ne ha fatto la scalata ed ha potuto osservare il raro panorama,
che presenta la cima del cratere. -
È
suggestivo il trovarsi nel cuore della notte sull'orlo di un grande cratere, ché
per quanto eventualmente tranquillo è sempre pauroso: pennacchi violenti di
fumo, qua e là lampeggiare di fiamme, ad intervalli boati leggeri o
terrificanti e puzza di varietà di gas. Volgendo lo sguardo lontano, si vede
nulla; il buio è denso.
Ma
passano le ore e spunta l'alba, poi viene l'aurora ed ecco poi il sole! Che
cielo smagliante! Il mare è un incanto. Le alture, le pianure, le città, i
villaggi ... tutto appare limpido e bello sotto i raggi solari. Quanta
bellezza di natura! Durante la notte esiste questa bellezza? Certo! E perché
è come se non esistesse? Manca il sole.
Se
si distruggesse il sole, il globo resterebbe nel buio, nel freddo glaciale e
cesserebbe la vita sulla terra.
La
generazione umana è meravigliosa, ricca di energie ed è in continua evoluzíone.
Ma come il mondo fisico ha bisogno del sole per avere luce e fecondità, così
il mondo morale ha bisogno del suo sole, che non è materiale, ma spirituale,
anzi divino.
Il
sole dell'umanità è Dio. È proprio e solo Dio che dà luce allo spirito, che
può rispondere ai più grandi perché, che rende bella e fruttuosa la dimora
degli uomini sulla terra.
Senza
il Sole Divino l'uomo diviene brutale, la famiglia si riduce ad una bolgia e
la società ad una accozzaglia di egoisti, disposti anche a svenarsi.
Una
gran maggioranza oggi è volontariamente priva del Sole Divino e tutta
l'umanità ne risente il preoccupante disagio.
L'ateismo;
o negazione di Dio, è la rovina della moderna società. È già organizzato e
non solo nella Russia e nei paesi ad essa soggetti, ma continua ad organizzarsi
qua e là, ora in sordina ed ora clamorosamente.
Se
dunque il mondo va male, anzi di male in peggio, lo si deve all'ateismo teorico
e, più spesso, pratico e ne sono responsabili tanti, che osano proclamarsi benefattori
dell'umanità.
Chi
lavora per distruggere il concetto di Dio nei cuori, è l'assassino delle coscienze
ed il tiranno della società.
Nella
Banca di una cittadina si presentano tre uomini; in faccia la maschera, in
mano la pistola. Chiedono í milioni.
Avviene
una spontanea reazione; subito in atto le armi; due morti ed un ferito. I
milioni sono in mano ai ladri.
Perché
questi teppisti hanno rubato? Perché hanno sparso il sangue innocente? Per loro
non c'è un Dio, che comanda di non rubare e di non ammazzare.
Sono
nel buio; la coscienza per loro è nulla.
-
Ti ho detto che denaro da me non ne avrai più!
-
Ed io lo voglio!
-
Lo voglio? ... Ohé! ... Sono tuo padre e ti comando di andare a lavorare, se
vuoi vivere come si deve!
-
T i ripeto che voglio e pretendo il denaro, perché in casa c'è!
-
Non ti do quattro schiaffi per non sporcarmi le mani!
-A
me, quattro schiaffi?…
Così
dicendo, il figlio stola ed uccide il padre. Assassinare il genitore! giunge a
tanto?
Quel
giovanotto è nelle tenebre. Il Sole Divino, al quale da tempo non crede, non
gli dà luce ed egli è capace di qualunque male.
Attentati,
società a delinquere, esplosivi disseminati, complotti ... sono le notizie
del giorno nella maggior parte dei periodici.
Ci
si va abituando a tali notizie e si dice: Pazienza! Il mondo oggi cammina così.
È la conseguenza del risveglio del1'umanítà!
Invece
dovrebbe dirsi: Il mondo cammina così, perché va brancolando nelle tenebre.
Per molti Dio non esiste.
Gli
episodi terrificanti, frutto di ateismo, sconcertano le persone oneste. Ma ci
sono episodi; per nulla terrificanti, che dovrebbero far pensare molto.
Il
furto delle borsette, comunissimo, non impressiona tanto. Bagattella a confronto
della rapina.
A
Roma una signora stava sul marciapiedi; le passò vicino un giovane, che le
afferrò la borsa e via. La donna cominciò a gridare; il ladruncolo fu fermato
dai passanti e consegnato alla Questura. Chi era quel giovane? ... Il figlio
della stessa signora derubata. A cinque anni la madre aveva abbandonato il suo
bambino, il quale poi era cresciuto randagio.
Di
chi la colpa, della madre o del figlio? Di ambedue. - Una madre che erede in Dio
e sente la responsabilità materna, può giungere ad abbandonare un bambino sino
a perderne completamente le tracce?
Cuore
materno e cuore filiale ... nel buio fitto! Il Sole Divino non li rischiara.
Nel
laboratorio clandestino si manipola la droga. Si ha paura di essere scoperti
e si lavora in qualche grotta o sotterraneo.
Voi
che preparate la droga, siete disumani.
Quante
famiglie piangono per voi! Quanti giovanotti, signorine e ragazzi perdono il
sorriso della vita e vanno a finire al manicomio oppure si suicidano!
Per
voi non c'è Dio; il vostro è il denaro. Il vostro cuore, nero il carbone,
intercetta l'azione di Dio.
Una
signora, amareggiata oltre ogni dire, venne a trovare lo scrivente nel suo
ufficio.
Reverendo,
s'immedesimi del mio stato d'animo! Essere madre, amare immensamente un
figlio ed esserne ricambiata con tanta ingratitudine, è uno strazio. Insulti,
minacce, pretese impossibili e questo tutti i giorni! Non ne posso più! -
La
donna parlava, tenendo il capo chino, la mano alla fronte ed il gomito poggiato
sul tavolo. Due grosse lacrime caddero sul tavolo.
Diedi
dei buoni suggerimenti all'afflitta madre e la congedai.
Rimasto
solo, posai lo sguardo sulle due lacrime, luccicanti come perle: lacrime
materne, frutto d'amore e di dolore. Mi vennero alla mente le parole della Sacra
Scrittura: « Non dimenticare le lacrime di tua madre! »,
Sventurato
figlio, le lacrime della tua genitrice sono sacre. Il Creatore, al quale tu non
pensi, te ne chiederà stretto conto e forse nei giorni più amari della vita
esclamerai: Piango ... perché ho fatto piangere mia madre! -
I1
giovane gaudente, drogato o no, vittima precoce delle passioni, ha gli occhi e
non vede; il vizio gli ha ottenebrata la mente ed indurito il cuore.
Cosa
può aspettarsi da un cieco? Cadute e ricadute.
-
Non è bene fare come tu fai! - E già! -
Un
altro giorno: Tu, figlia mia, non devi perdere il tempo al televisore, la tua
mente ha bisogno di riposo. Tí stanchi troppo.
-
E già! - Un altro giorno: cose storte no!
-
E già! -
Bisticci
quotidiani tra madre e figlia. Un brutto momento la figlia prese il coltello da
cucina, riuscì ad afferrare la lingua della madre e gliela tagliò, dicendo:
Così non parlerai più! -
Alle
grida accorsero i vicini. La signorina come riferirono i giornali, fu subito
arrestata e chiusa nel manicomio. Senza la luce di Dio « l'uomo è lupo » la
donna è tigre ».
Il
Sacerdote Cattolico è luce e sale del mondo; ma il mondo cieco materialista
lo disprezza e spesso lo combatte.
Chi
ha la luce di Dio, valorizza lo stato sacerdotale.
La
famiglia di Iohn Habiger è credente. È vissuta nella serenità della vita
cristiana. I figli, allenati al dovere, hanno alleggerito il peso domestico. Due
di essi, valutando la vita alla luce di Dio, si sono decisi ad abbracciare lo
stato sacerdotale nell'Ordine Benedettino.
Durante
il corso degli studi ecclesiali è morta la madre.
Il
Signor Iohn, rimasto libero dal vincolo matrimoniale, seguendo la divina ispirazione,
si è deciso a divenire Sacerdote come i due figli.
Riconosciuto
idoneo, è stato ammesso nel convento dei Benedettini ed ha potuto compiere il
corso di studio necessario.
Da
poco, nell'anno 1972, si è svolta una funzione solenne, forse più unica che
rara: il Vescovo ha dato l'Ordine Sacerdotale, lo stesso giorno, al padre ed
ai suoi due figli.
I
tre Sacerdoti oggi dimorano assieme nel convento, niente invidiando a quelli che
nuotano negli svaghi mondani.
Il
Sole Divino ha rischiarato e fecondato prima la vita cristiana in famiglia ed
ora quella sacerdotale nel convento.
Non
avveniva ogni giorno, ma era frequente la presenza di una signora in una
famiglia.
La
signora da poco era rimasta vedova; non possedeva altro che una piccola
casetta.
Aveva sei figli. Si presentava periodicamente in quella famiglia con un bimbo
in braccio e due bambinette a fianco, una di sei. anni ed. una di quattro. Riceveva
sempre qualche cosa per sfamare sé ed i figlioletti.
Un
giorno la povera donna, facendosi coraggio, disse alla benefattrice: Ringrazio
del bene che mi si fa; ma il vero bene sarebbe un altro. Prenda con sé questa
mia figlia di sei anni; è buona, è bellina. Me ne privo io e la lascio a lei
come figlia. So di metterla in buone mani.
Cosa
avrebbe risposto una ricca signora moderna, senza, fede cristiana e forse
stanca di accudire a due figli? ...
-
Non ci mancherebbe altro! Ma sono queste proposte da farsi? Voi l'avete messa
al mondo e voi ve la sbrigate! -
Diversamente
si comportò la buona madre di famiglia, cresciuta nello spirito del Vangelo,
sebbene carica di undici figli, di cui due Sacerdoti e due Suore. - Beh,
signora, resta fatto! Prendo io la bambina; invece di avere undici figli, da
questo momento ne ho dodici. -
Chi
scrive queste pagine potè avere un lungo colloquio con i familiari e vedere la
figlia della vedova, la quale si è conservata buona, religiosa e tanto
affezionata alla seconda mamma.
-
Figli miei, voi, grazie a Dio, avete tutto in casa. C'è invece chi manca del
necessario e muore di fame. Avete visto al televisore le scene pietose
dell'India, quando il Papa Paolo VI andò a Bombay. Quegli affamati sono figli
di Dio e bisogna aiutarli per amore di Dio. Per un certo tempo, da ora in poi,
eviteremo le spese superflue. Siete cinque figli ed i risparmi giornalieri
incideranno sulla beneficenza.
-
Papà, quanto vorresti mandare ai colpiti dalla fame?
-
Credo poter mettere da parte mezzo milione. Ci vogliono sacrifici, che
rispondono a rinunzie. Ognuno si comporti con generosità.
-
Ci daranno poi il premio della Bontà?
-
Il premio lo darà Gesù, che ha detto: Ciò che avete fatto all'ultimo dei miei
fratelli, l'avete fatto a me (Matteo XXV-40).
Famiglía
davvero cristiana, illuminata dal Sole Celeste! E quanti di questi esempi si
sono ripetuti al ritorno del Papa dall'India!
Sono
fari luminosi, che riflettono i raggi del Sole Divino:
-
Le numerose schiere di Missionari e di Missionarie, che lasciano la patria ed
affrontano disagi ed anche la morte per aiutare nell'anima e nel corpo gli
abitanti delle plaghe selvagge.
-
I Sacerdoti, i Catechisti, i medíci, gl'ingegneri, i professori, ecc... che si
prodigano gratuitamente nei tanti lebbrosari sparsi nel mondo.
-
Il personale religioso e laico che presta la sua opera a Torino nella Casa del
Cottolengo, accudendo a più di diecimila ricoverati.
-
I Missionari volontari delle carceri, maschili e femminili, che lavorano per
confortare e riabilitare i fratelli caduti.
-
Uomini e donne, dell'aristocrazia o no, che visitano e sovvenzionano a domicilio
le famiglie bisognose. -
Com'è
fecondo il cuore umano, quando è illuminato da Dio e sostenuto dalla sua
grazia!
Riepilogando,
si dice:
Perché
nel mondo c'è tanto - Si fa a meno di Dio. Perché c'è anche del bene? - Si
agisce alla luce di Dio.
Chi.
sono i peggiori nemici dell'umanità?
-
Coloro che negano Dio e peggio ancora coloro che sistematicamente propagano
l'ateismo.
In
pratica, chi sono costoro?
-
Quelli che vivono con l'ideologia marxista. Nelle scuole, ove regna il comunismo,
è comune l'insegnamento ateo:
Tra
i nemici più temibili della società sono da annoverarsi i professori di filosofia
atea, che rovinano la coscienza degli alunni, i quali, divenuti un giorno insegnanti,
rovineranno altre schiere giovanili. Cosa sono uomini e donne senza la credenza
in Dio e senza il timore di Dio? Sono automobili senza freno ed autisti
ubbriachi.
Possono
trovarsi, una sono rari, degli atei che hanno una bontà naturale e sanno stare
in famiglia ed in società senza nuocere ad alcuno.
Ma
d'ordinario gli atei, non avendo il freno del timore di Dio, si attengono solo
al freno umano, il quale non sempre è sufficiente, ed all'occasione fanno il
male, anche assai grave: furti, ingiustizie, omicidi, ecc...
L'unico
loro freno è il timore di essere scoperti e di non passare più per gente
onesta. Tuttavia il male lo fanno, sapendo che, se scoperti, possono riuscire
ad eludere le sanzioni penali o presentando un alibi o addirittura corrompendo i
Magistrati.
Chi
non crede in Dio e pensa di non dover dare conto ad alcuno del proprio operato,
nel segreto (... sempre relativo ... ) asseconda le più basse passioni, sino
all'incredibile: mariti o mogli, che misteriosamente muoiono per veleno somministrato
lentamente e periodicamente; suicidi; sequestri di persone che, talvolta uccise,
per perdersene le tracce, sono messe dentro blocchi di cemento, utilizzati poi
nelle costruzioni; ecc.... Giornali e televisione mettono il pubblico a conoscenza
di tante nefandezze, di certo compiute da chi non ha il timore di Dio.
Tra
i nemici della società devono mettersi i corrompitori della moralità, pubblica
o privata, qualunque sia il mezzo che adoperino: televisione, rotocalchi, fumetti,
stampa murale, foto, moda indecente ...
Quando
una persona, specialmente la donna, perde il pudore, cioè il velo della
modestia naturale, difficilmente conserva il ritegno davanti al male e non è più
capace di frenare i sensi ed il cuore e giunge al punto di credere lecito
anche l'illecito.
L'immoralità
intercetta la luce di Dio e l'anima resta nel baratro e nel buio.
È
la tristissima storia d'innumerevoli donne.
Chi
è nella schiavitù dell'impurità, ancorché avesse avuto per l'innanzi la fede
in Dio, poco per volta la perde e cade nell'ateismo pratico: vivere come se Dio
non esistesse.
I
frutti dell'immoralità si conoscono: abulia, stanchezza della vita, perdita
della salute, miseranda fine con i barbiturici, necessità di ricovero al
manicomio ... È superfluo il dire che i più grandi immorali ed i seminatori di
scandali. per lo più sono materialisti o atei.
Chi
semina dunque l'immoralità, mette le basi dell'ateismo in tanti cuori, ateismo
assai deleterio agli individui ed alla società.
Dio
esiste! ... Se non esistesse, dicono taluni, si dovrebbe fare di tutto per crearlo,
perché senza il freno di Dio l'umanità corre alla deriva.
Come
può negarsi la luce del sole? Solo i pazzi ed, i ciechi potrebbero farlo. Come
può negarsi l'esistenza, di Dio, se tutto il creato parla di Dio ed è un
perenne inno alla sua gloria?
Via le prevenzioni! Via i cavilli ed i sofismi! Il negare l'esistenza di un Essere Supremo nel mondo è da stolti e da ,perversi, volutamente perversi.
Il
cuore umano sente l'istinto di Dio: Anche quelli che si professano atei, davanti
ad un pericolo o ad un cataclisma sentono il bisogno dell'aiuto di un Essere
Superiore, cioè di Dio.
Gli
stessi pagani, di qualunque tempo e razza, sentivano la necessità di Dio e,
gl.iantunque errassero nel modo di onorarlo, tuttavia a Lui si rivolgevano con
l'erezione di tempi e con l'offerta di sacrifici.
Stalin,
corifeo del comunismo russo, era ateo ed imponeva l'ateismo ai sudditi ed ai
familiari. La sua figlia Svetlana crebbe atea. Morto il padre, Svetlana fuggì
dalla Russia ed andò in America. Interpellata in una Conferenza-Stampa negli
Stati Uniti, rispose: Devo confessare che crescendo negli anni ho trovato
impossibile vivere senza Dio nel cuore. Io credo in Dio! -
Certi
atei sono arrivati a dire, certo con ironia: Oh, se potessimo salire al cielo;
per vedere se realmente esiste questo Dio! -
Costoro
domandino se esiste Dio all'immensità del creato, all'ordine che regna nel
movimento di miliardi di astri, alla molteplicità delle leggi fisiche e chimiche!
Lo domandino agli esseri di grande mole o al minimo dei batteri!
C'è
Dio! - dice il fiorellino, che sboccia sopra un pugno di concime. È piccolo,
ma bello, simmetrico, variopinto, profumato, morbido, pieno di vita.
Si
domandi se c'è Dio alla luce del sole nascente, che diffonde giocondità negli
spazi!
Si
domandi al mare in tempesta dagli eccelsi cavalloni, davanti ai quali impallidisce
e trema l'uomo più forte!
Si
domandi ai vulcani in eruzione, che vomitano fiumi di fuoco devastatore! Quale
scienziato può impedirlo'?
Se
Dio c'è, si chieda a tutto ciò che si muove e che ha vita sotto il cielo!
Si
domandi al bambino, che sta per venire alla luce ed al morente, al quale la,
scienza non riesce a prolungare la vita!
Se
Dio esiste, si rifletta sul mistero dell'Incarnazione di Gesù Cristo, sulla
sublimità della sua dottrina, sulla sua vita intrecciata d'innumerevoli
miracoli, sulla sua risurrezione,` sulla sua Chiesa, sempre combattuta e mai
vinta!
Gli
atei domandino se esiste Dio ai miracoli strepitosi che lungo i secoli si sono
verificati e continuano a verificarsi nella Chiesa di Dio!
Questo
scritto non si propone di dimostrare l'esistenza di Dio e la Divinità di Gesù
Cristo. A tale scopo si rimanda il lettore ad altri miei scritti, ad esempio: «
Perché credo! » - « Il Nazareno Maestro Divino ».
L'argomento
che ora vuole trattarsi è quello della pace.
Come
si è detto: Dio esiste! Però è bene sapere che Dio è pace ed irradiatore
di pace e chi vuole la pace per sé e per gli altri, non solo deve credere in
Lui, ma deve ubbidire ai suoi Comandamenti. Si presenta prima la Parola di Dio,
contenuta nella Sacra Scrittura, riguardante la pace; dopo si accennerà a Gesù
Cristo, Luce del mondo e Principe della pace.
Il
Signore parlò a Mosè, dicendo: Di' ad Aronne ed ai suoi figli: Così voi benedírete
i figli d'Israele, dicendo loro:
Il
Signore rivolga a te la sua faccia e ti dia pace (Numeri, VI-26).
Il
mio spirito si compiace di tre cose, che sono approvate da Dio e dagli uomini:
La concordia dei fratelli, l'amore dei vicíni, gli sposi che vanno bene
d'accordo. (Ecclesiastico, XXV-1 ... ).
Il
mormoratore e l'uomo a doppia lingua saranno maledetti, perché métteranno lo
scompiglio tra molti che stanno in pace (Eccl., XXVIII-15).
Beati
i pacifici, perché saranno chiamati figli di Dio (Matteo, V-9).
Buono
è il sale; ma se diventa scipito, con che salerete? Abbiate sale in voi e state
ín pace gli uni con gli altri (Marco, X-49).
Per
quanto è da voi, vivete in pace con tutti (Romani, XII-18).
Dio
non è il Dio della confusione, ma della pace (I Corinti, XIV-33).
Vi
scongiuro ad avere una condotta degna della vocazione che avete ricevuta ...
studiandovi di conservare l'unità dello Spirito Santo col vincolo della pace (Efesini,
IV-1 ... ).
La
pace di Dio, che sorpassa ogni intelligenza, custodisca i vostri cuori (Filippesi,
IV-7).
Fuggi
le passioni giovanili e segui invece la giustizia, la fede, la carità e la
pace (II Timoteo, II-22).
Cercate
la pace con tutti e la santità, senza la quale nessuno vedrà Dio (Ebrei,
XII-14).
Chi
vuole amare la vita_ e vedere giorni felici ... cerchi la pace e si sforzi di
conseguirla (I Pietro, III-11).
Il
frutto della giustizia è seminato nella pace di coloro che procurano la pace
(Giovanni, III-18).
Il
Profeta Michea, scrivendo del futuro Messia che da secoli si attendeva, lo
annunziò come la personificazione della pace: Egli (il Cristo) sarà la Pace (Michea,
V-5).
Salomone
ed il Profeta Isaia, secoli prima che Gesù nascesse, ' lo chiamarono Re e
Principe della pace.
Intratteniamoci
sull'eccelsa figura del Figlio di Dio, Verbo Incarnato, figura luminosissima,
Redentore del mondo.
Il
sole che sorge ed illumina la terra, è pallidissima immagine di Gesù, il
quale, non solo portò la luce all'umanità, ma Lui stesso è Luce vera, che
illumina ogni uomo che viene in questo mondo.
Circa
duemila anni or sono Gesù Cristo era tra gli uomini; era nel mondo, il mondo fu
creato per mezzo di Lui, ma il mondo non lo conobbe. Venne in casa sua ed i suoi
non lo ricevettero; ma a quanti lo accolsero, ai credenti nel suo nome, diede il
potere di diventare figli di Dio (Giovanni, 1-10...).
Gesù
Gristo, Luce vera, durante la vita terrena splendeva tra le tenebre, cioè dava
luce all'umanità ottenebrata dall'errore; ma le tenebre non compresero questa
luce; gli uomini amarono più le tenebre che la luce, perché le loro opere
erano malvage. Infatti chi fa il male, odia la luce ed alla luce non si accosta,
affinché non siano riprese le opere sue. Chi invece agisce secondo verità,
si accosta alla luce affinché siano manifeste le opere sue, che sono fatte
secondo Dio (Giovanni, 111-19 ... ).
Da
venti secoli la Luce Evangelica splende nel mondo; c'è chi si lascia illuminare
e c'è chi preferisce il buio. Si han-, no così due grandi schiere, una
illuminata e l'altra no, a somiglianza del globo terrestre: un emisfero ha
giorno e l'altro ha notte. Uno sguardo sul mondo ne è conferma. Chi prega e chi
bestemmia; chi esercita la carità e chi fa ingiustizie; chi ama e perdona e chi
odia e fa vendetta; chi sente rimorso di un semplice fallo e chi dorme sereno
dopo il delitto; chi si xassegna nelle prove della vita e chi si uccide per
disperazione.
La
prima schiera, rischiarata dalla luce del Cristo, vive nella pace di Dio,
nella vera pace; la seconda schiera vive in una pace apparente, pace che non è
pace, che si riduce ad una forte smania di piaceri, ad una specie di frenesia e
d'incontentabilítà; indice del vuoto del cuore.
La
parola di Dio, che è infallibile, dice che non c'è pace per gli empi!
Come
può aversi la pace nel mondo, se le masse ed i reggitori dei popoli non pensano
a Gesù Cristo e non tengono conto della sua Divina Dottrina?
La
luce di Dio porta la pace; Gesù, Luce Eterna, è Pace.
Quando
Gesù Cristo venne al mondo, gli Angeli attorno alla grotta di Betlem cantavano:
Pace in terra! (Luca, II-14). Il Divin Nazareno, mandando i discepoli per i
villaggi a predicare, diede loro quest'ordine: Entrando in una casa, dite: La
pace sia a questa casa ed a tutti i suoi abitanti! (Matteo, X-12).
Gesù,
conoscendo che c'è la vera pace e c'è anche la falsa, disse agli Apostoli: Vi
dò la mia pace. Vi lascio la mia pace, non come quella che dà il mondo (Giovanni,
XIV-27),
La
Santa Chiesa, custode e fedele interprete della Parola di Dio, esorta alla pace;
infatti i Sommi Pontefici insistono sulla pace e basta ricordare la magistrale
Enciclica di Papa,Giovanni « Pacem in terris ».
Anche
Paolo VI è il grande araldo della pace; lo dimostra con i continui richiami
nei suoi Discorsi e lo dimostrò bellamente quando si recò personalmente in
America a parlare ai Rappresentanti delle -Nazioni, presentandosi quale « Pellegrino
della pace »..
Fra
tutte le cose terrene e mortali, nulla vi è di più grande e di più gradito
che la pace; nulla vi è di più desiderabile.
La
pace rallegra e fortifica il cuore, unisce e santifica la famiglia e fa prosperare
i popoli.
Il
mondo promette tante cose belle e liete ai suoi seguaci, gloria, ricchezza,
piaceri, ma non promette mai la pace, specialmente quella del cuore, perché sa
di non poterla dare; può promettere soltanto la f alsa pace; la vera può
darla solo Dio.
La
pace è la tranquillità dell'ordine. Poíché si considera la pace nei riflessi
di Dio, vediamo qual è l'ordine voluto da Dio nel mondo e quali sono gli
ostacoli che vi si frappongono.
La
pace ha dei nemici ed il primo nemico è il peccato, poiché capovolge l'ordine
messo dal Creatore.
Ammiriamo
un prato cosparso di fiori. Ammiriamo la moltitudine delle stelle luminose,
che solcano le vie del cielo in un incrociarsi di direzioni e di movimenti i più
vari. Ammiriamo, con l'aiuto degli strumenti, il mondo delle cose estremamente
piccole, come delle cose estremamente grandi.
Ammirando
tutto ciò, siamo costretti a concludere che un ordine meraviglioso regna
sovrano là, dove Dio ha lasciato l'impronta della sua sapienza creatrice.
Nell'universo materiale c'è un ordine, perciò tutto è armonioso e vi regna la
tranquillità e la pace.
Perché
tra gli abitatori della terra non c'è la pace? Forse il Creatore mise l'ordine
soltanto per gli esseri inanimati e non per le creature ragionevoli?
No!
Un ordine armonioso risplendeva alla prima sorgente della vita umana; il peccato
dei progenitori distrusse l'ordine messo da Dio.
Adamo
ed Eva nello stato d'innocenza godevano di gran pace e di questa ne avrebbero
fatti eredi i discendenti.
Commessa
la colpa d'origine, la posterità fu presa da una forza dissolvitrice, che
penetrando nelle più intime profondità delle anime, vi produsse una lacrimevole
inclinazione al male.
Ribellione,
disordine, ombre e macchie di colpe incominciarono da allora a turbare
l'ordine primitivo,e la pace del cuore, senza la quale nulla può appagare le
aspirazioni umane.
Adamo
ed Eva innocenti avevano la pace; trasgredito l'ordine di Dio, la pace cessò ed
allora fuggirono dal luogo del peccato ed andarono a nascondersi, credendo di
sottrarsi così allo sguardo di Dio. Alla pace sottentrò il timore e lo spavento.
Come
si vede, il primo nemico della pace è il peccato.
Quando
si pecca gravemente, ci sí ribella al Creatore e si pretende di usurpare
quell'índipendenza assoluta, che appartíene solamente a Dio.
'Il
peccato è un grande male, anzi il vero ed unico male. Così lo consideravano i
Santi e così è in realtà…
L'imperatrice
Eudossia voleva costringere il Vescovo di Nazianzo a fare la sua volontà. Il
Vescovo Gregorio era forte e non voleva offendere Dio col cedere all’ordine
dell'Imperatrice.
Costei,
abusando del potere, disse: Riuscirò a piegarlo! - e manifestò il suo disegno
ai sovraintendenti:
-
Gli toglierò tutti i beni.
-
Maestà, ne ha così pochi e ne è tanto distaccato, contento di distribuirli ai
bisognosi! -
-
Lo priverò della libertà, mandandolo in esilio o chiudendolo in prigione. -
Lui sarà contento, perché resterà in pace ed avrà tempo di pregare per sé e
per gli altri.
-
Lo farò uccidere.
-
Il Vescovo sarà più contento, perché pensa di andare subito in Paradiso. -
Ma insomma, esclamò Eudossia, possibile che non tema nulla? -
Uno
dei sovraintendenti, che conosceva l'animo del Vescovo attraverso la predicazione
e gli scritti, disse:
-
Il Vescovo non teme nulla di quanto gli si vorrebbe fare; l'unica cosa che teme
è . . . fare un peccato. A questo egli non si deciderà mai! -
IL
PECCATO… OGGI!
Cosa
è dunque questo peccato, davanti al quale la stessa morte è nulla? È un
rifiuto che la creatura fa al Creatore; è un atto di ribellione verso
l'Essere Supremo ed è anche una rivolta della carne contro lo spirito e della
creatura contro se stessa per il male che si procura.
Il
mondo attuale pare che non tenga più conto del peccato; preferisce non sentirne
più parlare. Lo stesso Sommo Pontefice, Paolo VI, in uno dei suoi ultimi
Discorsi accenna proprio a questo: Il nostro lamento è che non si parla più
del peccato, come se il peccato più non esistesse. -
Un
giornale, toccando questo argomento, giunse a dire: Perché pensare che il
peccato sia un male? Conviene piuttosto parlare del « profumo » del peccato,
cioè del piacere che può apportare il così detto peccato. -
Così
oggi si giudica il male! Dio però giudica diversamente. Nella Sacra Scrittura
spesso si. parla del peccato e dei castighí privati e pubblici inflitti da
Dio ai peccatori ostinati. Del resto tutta la Divina Rivelazíone è basata
sul bene da fare e sul peccato da evitare.
Si
cita a proposito un brano del Profeta lsaia, che ispirato come Profeta, parla
a r1o1rae di Dio: Guai alla nazione peccatrice, al popolo carico di peccati,
alla razza malvagia, ai figli scellerati, che hanno voltato le spalle a Dio!
(Isaia, 1-4).
L'IMMORALITA’
Nelle
virtù, come nei vizi, ci sono le varie qualità ed i vari gradi; così tra le
virtù la più eccellente è la carità, che ha per oggetto Dio ed il prossimo.
Presentando
un ordine decrescente del peccato, sì fa una classìfica di gravità: Empietà,
sacrilegio, bestemmia, omicidio, profanazione festiva, odio, furto, impúrlta,
ecc...
L'impurità
dunque non è il peccato più grave; tuttavia è il peccato più deleterio per
le terribili conseguenze.
Chi
pecca contro il Sesto Comandamento, anche quando in Confessione presenta alla
misericordia di Dío le colpe impure, presto o tardi facilmente vi ricade, perché
questo peccato indebolisce potentemente la volontà del peccatore.
Dall'impurità
non frenata viene per lo più la perdita della fede e si trascina così sino al
termine della vita; si muore con l'impenitenza finale.
Il
peccato che oggi maggiormente ottenebra il mondo è l'immoralità; dove regna
il peccato d'impurità, non può regnare la vera pace.
Invano
il mondo si dibatte per avere la pace, se prima non si decide a porre un forte
freno all'immoralità.
BACILLI
Vedevo
un giovane andare e venire da solo, a passo lento, meditabondo. I piedi erano a
terra, ma la mente chi sa dove. Conoscendo la sua storia, pensai: Povero
giovane! Ha il cuore spezzato.
Francesca
non c'è più; è già cadavere in casa. -
Triste
storia!
Alcuni
anni prima ero stato chiamato al letto di un fanciullo gravemente ínfermo.
Dal sangue emesso dalla bocca dedussi: È tubercolotico!
Sentivo
tossire un uomo là vicino; era il padre dell'infermo. Conclusi: Prima partirà
il figlio e poi il padre, perché anche questi ha il microbo ai polmoni. - Non
passò molto ed il fanciullo morì.; presto fu seguito dal padre. All'accompagnamento
funebre del padre c'era pure Francesca e c'ero anch'ío. All'uscita dal cimitero
diedi uno sguardo all'addolorata giovane e dissi fra me: Povera Francesca, fra
non molto sarai accompagnata tu! - E venne il suo giorno.
Anche
lo zio, dimorante in quella casa, era colpito dalla tisi polmonare. Davanti a
simili casi, da Sacerdote non potevo restare indifferente; volli trovare la
causa di questi lutti.
Fin
dalle prime visite in quella casa chiesi alla madre di famiglia:
-
Come vivete voi?
-
Siamo poveri. Mio marito fa il cenciaiolo; va in giro a raccogliere stracci, poi
li vende e compriamo il pane! -
Sventurato
uomo! Andava di qua e di là in cerca di stracci e non pensava che cercava la
morte! Chi sa quanti bacilli stavano in quei cenci! Li portava in casa nella
speranza di portare il pane ai figli ed invece portava la rovina.
Nella
sua ignoranza il cenciaiolo talvolta si sdraiava sul mucchio di stracci e vi
dormiva sopra.
Nessuna
meraviglia quei ripetuti lutti. Col bacillo della tisi polmonarè c'è poco da
scherzare. Se all'inizio si corre ai ripari, si può riuscire ad incapsulare il
microbo; se si trascura, ne segue la .morte.
Il
bacillo, di cui si è parlato, è la rovina del corpo.. Ma ce n'è un altro più
micidiale, che colpisce l'anima ed è la sensualità, o impurità.
Moralmente
parlando, al presente sono senza, numero'le famiglie colpite dal microbo
impuro e dovrebbero fare più compassione della famiglia del cenciaiolo.
I.
germi dell'immoralità entrano in casa col televisore non controllato, con le
riviste a rotocalco, con i romanzi sessuali. Questi germi deleteri sono gettati
a larga mano dai films, dalla moda contemporanea, dalla musica e dalla danza
lasciva…
Il
mondo è infestato di grande immoralità e vi domina il peccato impuro quindi
vi manca la pace.
Ragazza
d'indole buona, giudiziosa, studia con profitto ed accudisce un po' alla
famiglia. Ha la pace nel cuore. Tutto ciò sino ai tredici anni.
A
sedici anni, e forse prima, non si riconosce più. È ribelle, nervosissima;
non vuol sentire più parlare di chiesa; non si applica allo studio; è invece
smaniosa di godere, di mettersi in mostra; corre là, dove è più attratta;
balli, gite, compagnia di giovanotti; il suo svago è il fumo, il televisore, il
romanzo giallo.
Infelice
ragazza! Ha perduto la pace del cuore; il peccato l'ha rovinata. Come quel
cenciaíolo, sta tra i bacilli spirituali e si avvia all'eterna perdizione. Lo
sguardo non è più limpido come una volta; il sorriso, quando c'è, è
studiato e forzato.
Abisso
chiama abisso. Delusa nell'amore ora da quest'uomo ora da quell'altro, si
accosta a qualunque acqua nella vita sfrenata, finché riesce a legarsi a qual-,
che divorziato.
Ha
perduta la pace e l'ha tolta alla famiglia.
Se
tanto avviene in una ragazza, di peggio si constata in un- giovanotto, il quale,
avendo bisogno di denaro per alimentare i vizi, lo prende di nascosto in casa
o lo ruba a mano armata. Risulta che la maggior parte dei quotidiani rapitori è
di giovanotti.
Si
guardino e si osservino bene in certe ore del giorno, ad esempio il pomeriggio
della domenica, i giovanotti e le signorine. Escono di casa, perché per loro la
casa è una specie di albergo, ove si sta per mangiare e dormire; gironzolano
lungo le vie e sulle piazze. Fanno pena a guardarsi: vestiti sì e no; non si
distinguono se sono uomini o donne; volti macilenti; sguardo sperduto; vanno
randagi e neppure loro sanno ciò che vorrebbero. Così nel vagabondaggio
trascorrono il pomeriggio e la serata. Si rincasa verso le due o le tre dopo la
mezzanótte. Dove sono stati nel cuore della notte? ... Cosa hanno combinato?...
Dio solo sa tutto; l'indomani forse i giornali pubblicheranno qualche prodezza
giovanile.
Tanti
giovani e tante ragazze sentono la spossatezza; hanno la delusione, sono stanchi
della vita. Sono invecchiati prima del tempo.
Gioventù
senza Dio, gioventù senza pace!
Anche
i genitori possono essere colpiti dal bacillo dell'impurità ed allora i
disastri sono maggiori.
Una
famiglia vive in pace: timore di Dio, lavoro e salute discreta.
In
un brutto incontro, o nell'ufficio, o in viaggio, o lungo la via, entra il
microbo della disonestà nel cuore del padre di famiglia. Il microbo non viene
respinto o incapsulato; presto si moltiplica.
Il
misero genitore dopo non molto chiede il divorzio, abbandona la sposa ed i
figli.
Due
famiglie rovinate: quella dell'uomo e quella della donna, la quale abbandona
pure la sua famiglia.
A
parte lo scandalo, le liti e le eventuali vendette dei familiari lesi; ma che
pace possono godere questi miserabili, che hanno rotto e calpestano i sacri
vincoli della famiglia?
I.
risultati della terapia per curare la tisi polmonare sono molto soddisfacenti;
si può vivere anche a lungo, ma attenendosi con esattezza alla cura.
Lo
stesso può affermarsi nel campo morale; volendo e ricorrendo ai mezzi che Dio
ha messo a disposizione delle anime, si può curare il bacillo dell'impurità.
Chi
scrive, aveva celebrato la Messa ed. usciva dalla Chiesa. Un giovane sui venticinque
anni gli rivolse la parola:
-
Cerco un Sacerdote. Ho bisogno di Dio. Sono senza pace e cerco la pace. Basta
ora col peccato! ... Voglio confessarmi e cambiare vita! -
Fortunato
giovane! La grazia di Dio entrò nel suo cuore ed andò a casa sereno.
Ci
si è intrattenuti sul tema dell'ímmoralità, la quale toglie la pace ai
singoli ed alle famiglie. Ma non è peccato solamente il violare il Sesto ed
il Nono Comandamento della Legge di Dio. Sono peccati pure le violazioni degli
altri Comandamenti.
Si
pecca un po' da tutti, più o meno gravemente, con frequenza o ad intervalli.
Ogni peccato è sempre uno strappo alla pace del cuore.
Si
deve sinceramente riconoscere che quando si è ,caduti- in qualche colpa, da
quello stesso momento si è perduta la pace, la serenità dello spirito. Non
occorre che si vada a cercare l'esperienza altrui, quando già la storia
dell'anima propria insegna chiaramente che il peccato è il primo ed
inconciliabile nemico- della pace.
Dobbiamo
fare nostra la preghiera della Chiesa: «Esaudisci, o Signore, le preghiere
di noi, che ti supplichiamo, e perdona i peccati nostri, che umilmente davanti
a te confessiamo; sicché col perdono delle nostre mancanze tu ci abbia ad elargire
altresì il dono della pace».
La
misericordia di Dio è infinita e supera il numero e la gravità di tutte le
colpe.
Conviene
perciò supplicare la Divina Clemenza, che facilmente perdona il cuore
contrito.
Gesù
non negò il perdono alla peccatrice María Maddalena e promise il Paradiso
al ladrone pentito.
Chi
molto ha peccato, ami molto il Signore e godrà gran pace.
Poiché
la vera pace viene solo da Dio, a Lui si domandi con fervorosa preghiera.
Comprese bene ciò Santa Teresa del Bambino Gesù, che così pregava: C)
Signore, fa' di me quello che vuoi, ma non privarmi della tua pace! -
A
Torino, percorrendo il Corso Regina Margherita, si giunge ad una piazza, detta
« Rondò »; è quasi a centro di tre luoghi storici: La Consolata, la Casa del
Cottolengo e la Basilica di Maria Ausiliatrice.
Nelle
Cronache Torinesi il Rondò è ricordato quale luogo lugubre, perché ivi
funzionava la forca.
Nella
piazza si erge un monumento, raffigurante un Prete e due galeotti. Il Prete è
Giuseppe Cafasso, oggi Santo, che con zelo apostolico s'interessava dei
carcerati ed assisteva gl'infelici sino al patibolo. In tutte le carceri
d'Italia oggi è esposta l'immagine di San Giuseppe Càfasso, il. Santo dei
detenuti.
Lo
scrittore di queste pagine, trovandosi a Torino, volle vedere i ricordi storici
del Cafasso ed in particolare ciò che riguarda i carcerati di quel tempo.
Nei
locali della Chiesa della Misericorda sono messi in mostra i tristi cimeli: C'è
una lanterna a vetro, funzionante allora ad olio; dava un po' di luce, poiché
la forca si metteva in azione nelle ore buie. Trovasi pure un bicchiere di
piombo, al quale posarono le labbra arse chi sa quanti prima di essere
giustiziati.
È
esposta la lunga corda, che serviva all'irnpiccagíone; è piuttosto robusta e
di. colore azzurro cupo. La corda ha il capestro con due píastre, le quali
venivano poste sotto le mascelle.
C'è
un registro, sopra i. cui fogli in doppia colonna sono scritti i nomi dei giustizíati,
con i dati necessari. Il tutto fu scritto a pugno da San Giuseppe Cafasso, che
metteva un, segno particolare presso il nome dei convertiti.
Doveva
essere, assai tragico il momento dell'impiccagione. Una volta Don Bosco vi
assistette e svenne.
In
quel registro quanti fogli con lunghe colonne di nomi! Sembrerebbe incredibile!
Potrebbe
dire taluno: Se tutti costoro furono condannati a morte, significa che lo
meritarono. La giustizia umana pare disumana, ma è sempre giustizia. La giustizia
nel mondo c'è e deve esserci.
Si
sa bene che le carceri al presente cigurgítano di detenuti, poiché per molti
il principio di libertà è divenuto regola di libertinaggío.
Ma
c'è forse giustizia nel mondo, poiché le carceri sono strapiene? Tutti i violatori
della giustizia sono in prigione?
Chi
sa quante carceri occorrerebbero, se si dovessero rinchiudervi tutti gli assassiní
ed i loro mandanti, tutti, gli infanticidí, tutti i ladri ed i falsíficatori
di moneta e di merce, tutti i sofisticatori di cibi e di bevande e tutti
coloro che abusano del loro ufficio o professione!
L'ingiustizia
è troppo sfacciata! - esclama la buona gente, succube dei soprusi.
Ponzio
Pilato doveva giudicare Gesù Crísto. L'uomo peccatore... giudice del Figlio di
Dio! Nell'interrogatorio Gesù disse: Sono venuto al mondo per rendere
testimonianza alla verità.
Il
Pretore Romano esclamò: cosa è la verità? -
Al
nostro tempo molti si domandano: E che cosa è la giustizia? -
Il
: rapido diffondersi della colpa in tutte le manifestazioni della vita moderna,
ha trascinato molte anime al punto da non sapere più neppure comprendere ciò
che la stessa coscienza più primitiva potrebbe insegnare intorno alla nozione
di giustizia.
La
giustizia è la virtù che fa dare a ciascuno ciò che spetta e riguarda tanto i
rapporti con Dio, quanto quelli col prossimo.
Il
Vangelo, parlando di San Giuseppe, dice: Era uomo giusto (Matteo, 1-19). Egli
dava a Dio ed al prossimo quanto era di dovere.
Nel
mondo difetta la giustizia, perché difetta l'amore di Dio e quello dei
fratelli.
La
giustizia è unita alla pace, come la madre al suo bambino. Dice la Sacra
Scrittura: La giustizia e la pace si sono abbracciate (Salmi, 84-11).
Parlare
di pace nel mondo è cosa vatia; mancando la giustizia, necessariamente manca
la pace.
Si
cercano i diritti e si dice: Voglio il giusto. Voglio e pretendo i miei diritti!
-
Ma
ci sono anche i doveri. Pretendere i diritti e non fare caso dei doveri, è base
di grande ingiustizia.
Non
si vogliono qui passare a rassegna tutte le ingiustizie umane. Sarebbe
impossibile; si fa solo cenno di alcune (]elle più semplici e comuni.
Alla
fine del, mese si vuole il mensile del lavoro e si vuole intiero, per nulla mùtilato.
È un diritto.
Ed
il dovere? Quell'andare abitualmente con ritardo al lavoro, quelle licenze
arbitrarie o carpite dolosamente, quel non rendere quanto si deve e si può .
rutto ciò non è ingiustizia?
Il
promovere un candidato impreparato, che abbia sborsata una somma; il bocciare
chi potrebbe meritare, perché non dà nulla; il ritenere in qualche materia
chi merita, per usufruire della ripetizione nelle vacanze; l'assegnare un
posto di lavoro a persona amica, negandolo a chi avrebbe il diritto di
precedenza; il favorire nei concorsi chi più aggrada, ecc.... tutto ciò e
mille altri casi non sono indice delle ingiustizie di questo tempo?
Non.
è la giustizia che trionfa, ma, l'egoismo, il denaro e la sensualità. Come la
giustizia germoglia la pace, così l'ingiustizia genera gli odi, le vendette e
le ribellioni, Dio, Giustizia per essenza, vuole e comanda la giustizia. Solo
credendo in Dio ed ubbidendo ai suoi Comandamenti si raggiunge la pace.
In
certe famiglie manca la. pace; non c'è giustizia; al solito si pretendono
diritti e si trascurano i doveri, La fedeltà degli sposi è un dovere, di
giustizia. Ma quante lotte, separazioni legali e divorzi si verificano! Manca
Dio, manca la giustizia, manca la pace.
E
la giustizia verso i figli? Quanto lascia a desiderare! 1 figli hanno un'anima,
di cui in gran parte -dovranno dare conto a Dio i genitori.
Non
interessarsi come si deve delle anime dei figli, specie se piccoli o adolescentí,
é una grave ingiustizia da parte del padre e della madre.
Istruire
nella Religione i figli, abituarli a vivere nel timore di Dio, aiutarli a
formarsi una coscienza retta, vigilare che non vengano corrotti dal fango del
mondo, correggerli con soavità e fortezza, non risparmiare loro, quando
occorre, la verga, come dice lo Spirito Santo, e più che tutto dare loro il
buon esempio ... tutto questo é dovere di giustizia per i genitori. Siano
giusti specialmente nel fare il testamento, per evitare odi e liti.
Facendo
così, assicurano la pace in famiglia, perché i figli crescono sottomessi,
preparano alla società onesti cittadini e formano i futuri abitatori del Cielo.
In
periodo estivo ero sulle falde dell'Etna; m'imbattei in un giovane nemmo un
colloquio:
-
È venuto a prendere un po' di aria ossigenata?
-
Cosa vuole! Mi preparo ad un esame d'Università e la mattina per riposare la
mente dedico qualche ora alla ricerca dei funghi.
-
Stia attento, perché in queste zone si vedono dei serpentelli e potrebbe imbattersi
in qualche vipera.
-
Eh, lo so! Difattí mi è capitato un caso. Andando in giro, gli occhi si
posarono sopra un cespuglio; vicino vi stava arrotolata ed accovacciata una serpe;
era abbastanza grossa al ventre. Mi guardava, ma non si muoveva. Preso un -
fuciletto, tirai alla testa; colpi, ma la bestia non morì. Allora tirai al
ventre e non diede più segno di vita. Dopo alcuni istanti sbucarono dal
ventre parecchi serpentelli, i quali si avventarono sul corpo della madre
morta e ne mangiavano le carni. - Caso strano!
-
Ma chi può comprendere i segreti degli istinti bestiali, specialmente trattandosi
di serpenti? -
Ricevere
la vita dalla madre ed avventarsi contro la madre! Ingratitudine
inconcepibile. Tra le creature umane questo non avviene, neppure tra i
cannibali, che sono i divoratori della carne umana. Ma avviene nel mondo qualche
cosa di simile, sebbene in altro campo: la nera ingratitudine di certi figli
verso i genitori.
Il
Settimanale « Famiglia Cristiana » in prima pagina pubblicò la lettera di una
mamma, indirizzata al Sacerdote che s'interessa della Rivista. È una lettera
che potrebbero scrivere chi sa quante mamme: Caro Padre, Ho allevato quattro
figli; ma per uno di questi ho tribolato tanto; ho sofferto la fame; ho perduto
il posto di lavoro. Mio marito era disoccupato; ho dato in pegno tutto ciò che
possedevo.
Abitavo
in città ed andavo tutte le mattine al Monte di Pietà, col bambino in braccio,
a piedi, per risparmiare i 25 centesimi del tram. Portavo via a,poco a poco
tutta la biancheria, la sveglia, perfino l'anello nuziale. Non avevo più niente;
mi erano rimaste soltanto quelle creature morte di fame.
,Ora
il mio povero marito è morto ed io vivo sola, perché i miei figli sono tutti
sposati.
Per
la festa della mamma da un mio figlio, quello che più mi è costato, mi sarei
accontentata anche di una foglia di edera in una busta; invece silenzio. Devo
amaramente constatare che appartiene alla ca= tegoria dei figli ingrati. Non
ricevo una telefonata, che mi dica: Mamma, ti batte ancora il cuore o sei
passata sull'altra sponda? -
Mi
perdoni, caro Padre, ma ora che le ho raccontato la pena, mi "sento più
sollevata.
Il
Settimanale fa il commento: Il mondo non dovrebbe avere ingrati, cioè ingiusti,
per quello che ha ricevuto e ricevono.
Quando
una madre conta molto figli, corre molti rischi e potrà restare delusa. Come si
fa ad immaginare che i figli possano essere ingrati? Eppure vediamo ogni giorno
ragazzi fortunatissimi che dai genitori ricevono tutto e per loro questo tutto
è nulla, neppure se ne accorgono.
Allora
bisogna dire che i ragazzi devono imparare a soffrire di più; devono capire per
tempo il senso della fatica, il sacrificio della rinunzia, il valore del merito.
Considerarli signori fin da piccoli significa renderli incapaci di comprendere,
pretenziosi, pronti al confronto, facilmente ingrati e quindi ingiusti verso i
genitori.
Verso
la fine dell'agosto 1972 ci fu l'apertura delle Olimpiadi a Monaco di Baviera.
Quanti preparativi e quanto movimento di sportmans!
Solenne
fu il momento in cui il giovane tedoforo fece la lunga scala a passo svelto
con la fiaccola in mano ed accese il fuoco del tripode.
Erano
rappresentate nella gran massa di concorrenti e di spettatori quasi tutte le
nazioni del mondo.
Il
commentatore della trasmissione televisiva, davanti a quella scena suggestiva,
disse: Questo incontro di nazioni di-, mostra che il mondo è in pace. -
...
Ma è proprio vero che il mondo è nella pace?... E la guerra che da lunghi anni
si sta combattendo nel Vietnam?... E la guerra e le guerriglie del Medio
Oriente? ... Ed i vari colpi di Stato, che qua e là vanno verificandosi?... E
gli assassini e gli attentati a certi capi
di
Governo? ... E gli armamenti clandestini delle nazioni più forti? ...
Non
è l'entusiasmo di un'ora sportiva il sigillo della pace! L'eccidio di
diciotto uomini nelle Olimpiadi ne è prova.
Si
dice che i capi delle nazioni lavorano per la pace; nel frattempo si àrmàno.
Quante sedute e discussioni tra, i reggitori dei popoli! Ma se non mettono Dio a
base di tutto, lavorano invano. ,. Quante volte nella Società delle Nazioni
si parla dei diritti di Dio nel mondo o si nomina Dio? ... Nei Parlamenti Nazionali
e Regionali chi fa menzione di Gesù Cristo? ... La mole stragrande di stampa
che' assedia il mondo, in quanti articoli s'interessa di Dio?...
Dio
è messo fuori dalla società e per questo il mondo oggi è quello ché è!
Altro
è la noncuranza ed altro è il disprezzo e l'offensiva diretta a Dio. Dio, Uno
nella Natura e Trino nelle Persone, è Purissimo Spirito e quindi non visibile
all'occhio umano. Non ci si può avventare contro uno che non si vede. Il Figlio
di Dio, Gesù Cristo, seconda Persona della Santissima Trinità, pur, restando
vero Dio, divenne anche vero Uomo; così si rese visibile.
Il
mondo empio, sobillato da Satana, si avventa contro Gesù Cristo e la sua
Dottrina.
Il
giornale « Roma » il 15 febbraio 1972, nella Cronaca di Napoli pubblicò un
articolo, che dimostra l'empietà e la pazzia di chi vuol lottare contro Gesù
Cristo, l'invincibile Re dei secoli.
Si
riporta integralmente l'articolo, dal titolo « Cristo Ricercato ».
«
I teppisti americani questa volta hanno proprio esagerato: si sono lasciati
tradurre in italiano (...cioè hanno fatto il loro stesso ritratto di
banditi...) in quel capolavoro di bestemmia, che è il manifesto affisso nei
giorni scorsi per le strade della cittadina San Giuseppe Vesuviano.
«
Esso raffigura il volto di Gesù, sotto il titolo a carattere di scatola di «
Ricercato » ovvero « bandito ».
«
Il ricercato è appunto - Gesù Cristo, definito capo di un movimento
clandestino di liberazione e per le seguenti accuse:
1a
Pratica la medicina (uguale: guarisce gl'infermi).
2a
Distribuisce alimenti senza licenza (uguale: cambia l'acqua in vino e moltiplica
i pani per sfamare la folla).
3a
S'introduce negli affari pubblici (uguale: oggi si parla tanto di Lui e la sua
immagine campeggia in mille luoghi pubblici).
4a
Sobilla il popolo ed attenta alla libertà dei commercianti (uguale. ciò che
avete in più, datelo ai poveri).
5a
Si associa ai noti criminali, estremisti, sovversivi, gente della strada (uguale:
ama i peccatori, perdona le peccatrici, assolve il ladrone).
6a
È un cospiratore e si attribuisce il potere di trasformare gli uomini in figli
di Dio ».
Il
manifesto continua:
«
Segni particolari: aspetto tipico di bandito, con capelli lunghi, barba,. tunica
e sandali.
«
Si aggira per la periferia. Ha pochi amici fra i ricchi; spesso si nasconde in
zone deserte. Ha un gruppo di seguaci chiamati apostoli.
«
Attenzione!
Quest'uomo è estremamente pericoloso. Il suo messaggio incendiario
(uguale: minaccia di fuoco eterno) è un'insidia soprattutto per i giovani;
una volta conosciuto, difficilmente lo si dimentica.
«
Questo vagabondo è ancora in libertà (uguale: con la Dottrina Evangelica) e
costituisce un pericolo pubblico ».
«
Il manifesto è rimasto attaccato ai muri per molto tempo e soltanto qualcuno
si è limitato a cancellare la testata, lasciando intatta l'immagine del Redentore,
finché un cittadino, ravvisando in esso gli estremi del reato di vilipendio
alla Religione, si è recato al Commissariato di Pubblica Sicurezza ed ha
esposto formale denunzia contro ignoti ai sensi dell'Articolo 402 del Codice
penale ».
Così
oggi e chi sa in quali altre forme blasfeme è trattato Gesù Cristo, Creatore,
Salvatore, Re dell'eterna gloria!
NOTA
- Si prende occasione dall'episodio esposto, per esortare lè anime pie 'a
fare atti di riparazione per gl'insulti che Gesù Cristo riceve, in privato e in
pubblico. E’ dovere dei Cristiani riparare l'onore del Cristo.
La
società soffre nel suo organismo e nelle sue funzioni. sociali; ne è causa
l'allontanamento da Dio. Bisogna dunque ritornare a Dio, Fonte di salute e di
grazia, Autore della vita individuale e sociale.
1
credenti devono adoperarsi con grande amore, con preghiere e con offerta di
sacrifici per ottenere la pace duratura, affinché Dio ristabilisca il suo regno
in mezzo ai popoli ed affermi il suo dominio sopra tutti i poteri della terra.
È
da augurarsi che il mondo si rinnovi, riconoscendosi opera di Dio e che
gl'increduli si convincano che la loro incredulità è causa del loro
pervertimento e di tante loro sofferenze.
Dio
può tutto a favore della povera umanità, ma esige anche qualche cosa dai
fedeli; vuole essere amato ed adorato; vuole che il delitto dell'apostasia abbia
la sua riparazione e che il vizio venga - compensato dalla virtù, l'odio
dall'amore, l'ingiustizia e l'egoismo dalla giustizia. Se buona parte
dell'umanità ha voltato le spalle a Dio, è compito dei buoni placare la
Divina Giustizia e mostrare tanto più di gratitudine e di riconoscenza verso il
Signore, quanto più gl'increduli ed i traviati si mostrano ingrati verso Colui,
dal quale hanno avuto l'esistenza.
La
preghiera placa la Divina Giustizia. Gioverà ed è consigliabile la seguente
orazione:
«
O Signore, tu, per cui sono -santi i desideri, retti i consigli e giuste le
opere, concedi a noi tuoi servi quella pace che il. mondo non sa e non vuole
dare, affinché i nostri cuori siano fedeli ai tuoi.precetti e, liberati dal
terrore dei nemici, i nostri giorni, mercé la tua protezione, si facciano
tranquilli.
«
O Signore, noi ti preghíamo per tante anime infelici. Apri nei loro cuori. un
varco alla tua parola ammonitrice con la forza irresistibile della tua grazia.
«
Come un giorno, o Dio; hai cavato dall'orrida pietra una fonte limpida al popolo
ebreo nel deserto, così oggi da tanti cuori induriti ed increduli fa' sgorgare
le lacrime del pentimento, cosicché, piangendo sinceramente su tante
ingiustizie, tutti possiamo meritare la grazia del tuo perdono e della tua pace
».
Il
re Saul era geloso di Davide; tentò più volte di ucciderlo, scagliandogli la
lancia addosso. Ma Davide,, assistito da Dio, riuscì a salvarsi; vedendosi
tanto perseguitato, fu costretto a fuggire dalla corte di Saul.
Il
Re aveva deciso di ucciderlo ed andò in cerca di lui; non era facile trovarlo.
Gli fu detto: Davide è rifugiato nella zona di Engaddi. -
Realmente
il ricercato era in quei dintorni; in compagnia di persone fidate stava nascosto
in fondo ad una profonda spelonca.
Avvenne
un giorno che Saul, mentre cercava Davide, entrò in quella spelonca e vi si
fermò alquanto. Fu riconosciuto dagli amici di Davide, i quali dissero: Ecco,
o Davide, colui che ti cerca a morte! Approfitta per ucciderlo!
-
No, non voglio fargli del male! Voi state fermi, non parlate e non fate rumore.
-
Davide,
con la sua destrezza, senza farsi accorgere si avvicinò a Saul, riuscì a
tagliare un lembo del suo mantello e ritornò in fondo alla spelonca.
Di
poi Saul, lasciata la grotta, 'continuò il cammino. Davide gli tenne dietro e
gli gridò: O re, mio signore! - Saul si volse indietro. Poi Davide disse: Perché
dài retta a coloro che ti dicono che io voglio farti del male? Tu oggi eri
nelle mie mani nella spelonca; eppure ti ho risparmiato. Guarda il lembo del
tuo mantello! Io l'ho tagliato, mentre avrei potuto ucciderti. -
.
Visto ciò, Saul pianse (1° Re, XXIV4 ...).
In
questo fatto della Sacra Scrittura risplende la magnanimità di Davide ed il suo
buon cuore.
Avere
in mano un nemico che cerca a morte, potersi vendicare e non farlo, anzi
perdonarlo generosamente, è indice di grande e vera carità.
La
carità verso il prossimo è la virtù che Gesù Cristo di più ha inculcata;
l'ha messa come distintivo dei suoi seguaci: Amatevi l'un l'altro, come io ho
amato voi. Da questo conosceranno tutti che siete miei discepoli, se avrete
mutuo amore (Giovanni, XIII-34...).
Il
mondo non ha pace perché, oltre che la giustizia, vi manca anche la carità.
Egoismo, interesse, gelosia, cupidigia, materialismo ... sono i nemici della carità
e quindi della pace.
La
carità è un dovere per tutti ed è una necessità indispensabile per vivere in
pace. Si deve dunque lottare contro i nemici della carità.
Quanti
sono sconvolti, furibondi, amareggiati e talvolta disperati per essersi allontanati
dalla vera carità!
Liti,
gelosie, prepotenze, odi, vendette ... sono alberi che hanno pessimi frutti;
mentre la pazienza, il compatimento, la sopportazione, la longanimità, la comprensíone,
il soccorso ai bisognosi... sono gli alberi che danno ottimi frutti, tra cui la
pace.
Dice
San Paolo che la carità è paziente.
Pazienza
significa sapere sopportare i difetti altrui, specialmente quelli del carattere.
Nessuno
è perfetto; in ogni mortale si riscontrano delle deficienze, dovute in parte
alla debolezza fisica ed in parte alla mancanza di educazione e d'istruzióne.
Con la pazienza si coprono le deficienze altrui e si conserva la pace nel
cuore, nella famiglia e nell'ambiente in cui si vive, come con una buona
nevicata si coprono le buche e le fosse.
Come
vogliamo essere compatiti e scusati noi, così comportiamoci con gli altri.
Se,
ad esempio, le mogli sapessero compatire e sopportare gli eventuali difetti
dei mariti e questi di quelle, non ci sarebbero nelle famiglie tanti disagi e
crepacuori.
Compatire
i deboli, specie i malati , di nervi, e non abusare di chi è incapace di
difendersi, è giustizia e carità.
FATTACCIO
Mentre
stendo queste pagine, un triste ricordo si affaccia alla mente.
Mesi
or sono, rientrando in casa, vidi un giovane. Non era la prima volta che veniva
a chiedere aiuto.
-
Ma tu come fai a vivere così? - Tiro avanti; qualcuno mi dà delle offertine.
-
Perché non cerchi lavoro?
Sono
epilettico e nessuno mi prende a lavoro. Sono stato ricoverato due volte al
manicomio.
-
Non hai diritto all'Assistenza? - Non ho le marche. -
Caso
pietoso: ammalato di sistema nervoso, in ozio tutto il giorno, bisognoso di
tutto, nel fior degli anni.
Quale
compatimento non merita un tale infelice?!
Pochi
giorni dopo questo colloquio il giornale cittadino pubblicava un articolo e la
foto del suddetto giovane:
«
Omicidio! Assassino arrestato! » ... Cosa era capitato?
Un
giovane amico, approfittando della di lui debolezza, non misurava le parole e
vi aggiunse alcuni schiaffi.
L'epilettico
a dirgli: Non abusare di me! Sai come sono. Lasciami in pace! - L'amico,
chiamiamolo ancora così; non la smetteva ed allora, perdute le staffe,
l'epilettico gli diede due coltellate al cuore e lo stese cadavere.
Fattacci
che càpitano! Ma se si fosse avuta un po' di carità, di compatimento e di
pazienza, uno non sarebbe in galera, l'altro non sarebbe morto e due famiglie
non avrebbero perduta la pace.
È
proprio così: in pratica si riflette poco e non si dà il dovuto peso alla
carità.
Nemico
della carità, come si è già detto, è l'egoismo individuale: essere il primo,
il preferito, volere sempre ragione, non vedere altro che se stesso. L'egoista
non ha pace e non ne dà agli altri.
.
L'egoismo genera la gelosia; che turba o toglie la pace. Ne sanno qualche cosa
gli sposi gelosi e gl'impiegati a motivo della superiorità.
La
gelosia penetra ovunque, negli ambienti commerciali, nelle famiglie ed anche
può mettere piede tra fratelli e fratelli, tra sorelle e sorelle.
Giustamente
si dice: Se la gelosia apportasse la gobba, il mondo sarebbe popolato di
gobbi e di gobbetti. -
Tra
le mancanze di carità, che più tolgono la pace, sono da annoverare: la
calunnia, la mormorazione ed il riferire agli interessati quanto di male si è
sentito dire sul loro conto.
Queste
mancanze sono il tarlo della parentela e dell'amicizia.
Più
che tutto si deve essere sempre disposti a perdonare, come Dio è sempre
pronto a perdonarci.
Chi
perdona, resta in pace ed apporta pace.
In
ultimo si raccomanda: ciascun membro della famiglia vada a gara per non turbare
la pace domestica.
È
lodevole la pratica di quelle mamme che ogni giorno, da sole o con i familiari,
recitano un'Ave Maria particolare per la pace in casa ».
Se
non è vera, di certo sarà stata ben inventata la seguente storiella ... simbolica.
Oggi
non si fa caso di certe cose; se ne vedono tante; il progresso presenta sovente
delle novità ed ormai siamo abituati a vederle.
Ad
esempio, lo specchio non desta più alcuna meraviglia: un po' di mercurio sul
vetro ed ecco. riprodursi esatta- . mente e con nitidezza l'immagine che vi
sta,dinnanzi. Ma un tempo lo specchio non si conosceva e quando cominciò a conoscersi
ed a diffondersi fu un avvenimento.
Si
racconta che un boscaiolo era andato in città a fare provviste. Entrato in un
negozio, istintivamente tolse il berretto per salutare un uomo. Si accorse che
questi ricambiava il saluto e che era vestito proprio come lui.
Toh!
E chi sarà, mai quest'uomo? esclamò il boscaiolo.
-
Siete voi! interruppe Il padrone
del negozio, ridendoci su. -
-
E come posso essere io, se io sono lui?
-
Siete proprio voi… Questo è uno specchio, è una nuova invenzione. Qui nel
negozio io tengo specchi di ogni dimensione, per muro, per tavolo, per tasca
... Osservate questo piccolo specchio tascabile, riproduce la vostra faccia.
Si
vende?
-
Certo.
-
Datemene uno; lo porto a mia moglie. E’ un bel regalo. -
Ritornato
a casa, disse alla moglie: - E poi mi dici che non ti penso! Ti ho portato un
dono speciale. Guarda! - e le pose lo specchio davanti al Volto.
-
Chi è questa strega! - gridò la donna. Cosa hai portato a casa?
-
Chi è questa strega? ... Sei tu! - Io? ... Impossibile!
-
Proprio tu! -
La
moglie, che sino allora si era creduta un piccolo capolavoro di bellezza,
davanti alla realtà dovette ricredersi.
L'attuale
società crede di essere qualche cosa di stupendo e di essere in un secolo
invidiabile: si annullano le distanze, si scompone l'atomo, si signoreggia sugli
oceani e negli spazi celesti, tutto è meccanizzato, si rende molto con poca
fatica, divertimenti, gite, gare, ritrovi ...
Si
pensa, e non da pochi: Ora l'umanità è vera umanità. I popoli dei secoli
scorsi erano arretrati ed oggi sono da compiangersi. Fortunati noi che viviamo
in una società rinnovata e progredita oltre ogni dire.
Proprio
come la moglie del boscaiolo che si credeva bella!
Se
ci fosse uno specchio ideale, immenso, addirittura fantastico, tale da farvi
riflettere contemporaneamente tutta l'umanità e da potervi contemplare la società
moderna alla luce morale, ci sarebbe da inorridire:
Si
vedrebbero in questo specchio ideale, in uno sfondo oscuro: armi conféziònate
ed altre in lavorazione, sangue umano, fango e monete false.
Si
dovrebbe allora esclamare: Povera umanità, bisognosa di pace! Poveri popoli,
ridivenuti pagani!
È
vero che il treno della società corre, ma fuori strada; il mondo si agita, ma
è irrequieto. Vi manca Dio; vi manca tutto.
Si
sono presentati al. lettore i lati negativi del tempo presente. È stato necessario,
perché non può curarsi un male se non si conosce.
Ma
tutto è nero nel mondo?
No!
1 lati positivi non mancano. I buoni sempre ci sono stati e ci saranno ed anche
nel nostro tempo si compiono tante opere di bene.
Però
il male è più abbondante e più clamoroso ed il bene che si fa nel mondo viene
oscurato e travolto dalle moderne valanghe di ateismo e di sessualità.
A
principio di questo scritto si è fatto cenno del più grande problema della
vita: Perché siamo nel mondo?
Certamente
non per godere; difatti si soffre tanto, fisicamente e moralmente. Il mondo è
chiamato « Valle di lacrime... ».
Certamente
non per la gloria, cioè per lasciare un nome. Col tempo anche i nomi dei più
grandi passano in oblio.
Ma
dunque, chi può rispondere a questo grande perché?
Soltanto
Dio, per mezzo della Divina Rivelazione, dalla quale risulta che siamo statí
creati per conoscere Dio, amarlo, servirlo in questa vita, ubbidendo ai suoi
Comandamenti, e andare poi a goderlo nell'altra vita, nel regno dei Beati!
Il
mondo è -popolato di persone; ognuna è un composto di anima e di corpo.
Avvenuta la morte; il corpo va in dissoluzione e l'anima (intelligenza e
volontà), essendo spirituale, non può andare in dissoluzione e sopravvive
nel regno dello spirito:
Il
problema primo della vita è il salvare l'anima, cioè vivere da meritare un
premio dopo il passaggio all'eternità. Gesù Cristo dice:.
Qual
vantaggio avrà l'uomo, se guadagnerà il mondo intero e poi perderà la
propria anima? O che cosa l'uomo potrà dare in cambio della propria- anima? Poiché
il Figlio dell'Uomo verrà nella gloria del Padre suo, con i suoi Angeli, e renderà
a ciascuno secondo le, sue opere (Matteo, XVI-24...)
Ciò
che si pensa:
Mancando
la luce della fede, naturalmente si pensa solo al tempo presente: L'unico
impegno della vita allora è: stare nel mondo meno a disagio che sia possibile;
procurarsi soddisfazioni, lecite ed illecite; guadagnare denaro, non solo per
vivere, ma anche per avere i mezzi di procurarsi dei piaceri.
Ciò
che non si pensa:
I
senza fede, pur sapendo che in questa vita si sta a disagio, non vogliono
sentir parlare di morte. Non vogliono pensarci per non amareggiarsi quel po' di
quieto vivere.
Ciò
che si deve pensare:
La
vita di oltre tomba. È un assillo, è un pungolo che in certe ore della vita si
fa sentire con prepotenza.
Un
americano, sotto l'incubo di un tale pensiero, pubblicò sui giornali: Chi
dimostra scientificamente che c'è la vita di oltre tomba, riceverà da me in
dono diecimila dollari. -
Nessuno
rispose all'invito, poiché scientificamente -non si può dimostrare che dopo di
questa c'è un'altra vita.
È
verità di fede divina; si crede solo perché Dio l'ha rivelato.
È
questo il problema della più alta portata, che in tutti i secoli ha tormentato
i più forti ingegni.
A
chi non vuole pensare. e credere all'altra vita, si presenta il dilemma:
1°
Potrà darsi che dopo la morte tu abbia a ritornare nel nulla, cioè non troverai
un'altra vita. In questo caso tu avresti ragione di vivere come vivi, senza
uria legge morale.
2°
E se ci fosse un'altra vita, come insegna Gesù Cristo, Somma Verità, perché
Figlio Unigenito del Padre Eterno, come insegnano tutti i libri della Sacra
Rivelazione, coane testimoniano milioni di Martiri, come protestano di credere i
più eccellenti scrittori cattolici, come sentono profondamente nell'animo
coloro che vivono cristianamente, come hanno creduto miliardi di uomini e di
donne di ogni ceto sociale ... se ci fosse dunque un'altra vita, tu come ti
troveresti? Potresti forse rimediare?
Insipiente
chiunque mette da parte questo problema vitale!
Ero
a Pavia, in Piazza Cielo D'Oro. Entrai nella Chiesa che sta a destra della
osservai
quanto di l'arte può presentare. a meditare davanti ad il corpo di Sant'Ago
Piazza.
Pregai, poi bello e di buono In fine mi fermai un sepolcro, ov'è stino.
Sant'Agostíno,
Vescovo, Fondatore di Ordine Religioso, Dottore di Santa Chiesa, oratore
insigne, filosofo eccezionale, scrittore profondissimo, mente che raramente può
trovarsi uguale ... credeva alla vita di oltre tomba... mentre tanti, che non
potrebbero fargli neppure da sgabello, se ne ridono! ...
Pensare
che c'è un'altra vita, felice o infelice, con il Paradiso e con l'inferno,
porta alla conclusione pratica: è necessario vivere nell'osservanza della
Legge Divina; e siccome tale osservanza è lègata a delle rinunzie, non si è
disposti a farle.
Non
si vuol pensare e credere all'altra. vita, perché si preferisce vivere senza
freno, tuffati nelle passioni.
L'Apostolo
San Paolo sapeva bene quanto dolce e soave è al cuore che crede il frutto
delizioso della pace. Ripetutamente nelle sue Lettere ai primitivi Cristiani,
nella più tenera effusione della sua ardente carità, egli offriva quale dono
più squisito l'augurio della pace del Signore: La pace di Cristo esulti nei
vostri cuori (Colossesi, 111-15).
Oh,
quanto è preziosa la pace di Gesù! Riempie i cuori e li fa esultare; rende
soave la vita e serena la morte.
Bisogna
conoscere, provare e custodire la pace di Cristo nel nostro cuore. Tale pace,
completa, la godono i Beati in Cielo; sulla terra essa è relativa, cioè
corrispondente al grado d'amore con cui l'anima sta unita a Dio.
I
Santi godevano in terra di questa pace divina, la quale traspariva anche dalla
serenità del volto, come riferiscono i biografi di tanti che veneriamo sugli Altari;
basta ricordare San . Romualdo, il Cottolengo, Don Bosco e Santa Teresa del
Bambino Gesù. 1 loro volti ispiravano serenità e bastava guardarli ed intrattenersi
un po' con loro per rasserenarsi e mettere il cuore in pace.
Le
anime veramente devote provano questa pace quando s'intrattengono amorosamente
con Gesù dopo la Comunione o quando visitano con viva fede Gesù Sacramentato.
La
provano coloro che si accostano al Sacramento della Confessione con le dovute
disposizioni. Si alzano dai piedi del Confessore con un senso di leggerezza e di
gioia, che non può esprimersi a parole.
La
provano specialmente i grandi peccatori, quando troncano con risolutezza la
vita di peccato e si danno sul serio a Dio. Allora il Signore si fa sentire
fortemente e l'anima contrita resta invasa da una ioia mai provata. Al cuore
in tempest sottentra la pace.
Provò
questa pace Sant'Agos tino quando si convertì e potè esclamare. O Dio, hai
fatto il nostro cuore per te ed è inquieto finché non si riposi in te! -
D'ordinario si avverte la pace di Cristo, con profonda gioia, quando si è superata
una forte tentazione, quando si è compieta un'opera buona con sacrificio e
quando si accetta e si offre a Dio con amore qualche croce pesante.
Sono
degni di compassione quelli che non hanno la pace di Cristo nel cuore, perché
vivono abitualmente in peccato, come pure quelli che l'hanno perduta con la
grave colpa e non, sí danno premura di riacquistarla.
In
conclusione, la pace di cui si parla è quella che proviene dall'amicizia intima
dell'anima con Dio.
È
importante vivere in pace con Dio, ma è più importante morire nella pace di
Dio.
Il
giorno più prezioso della vita è l'ultimo, come pure fra le ore la più . m-,
portante è l'ultima di quel, giorno.
Ultimo
giorno... ultima ora! Se si riflettesse su questo, quanto bene potrebbe
ricavarsene!
Lo
scrivente conosce un uomo, che vive cristianamente ed ha un pensiero dominante
nella mente: Dall'ultimo giorno e dall'ultima ora della mia vita dipenderà
la mia sorte eterna. Voglio assicurarmi per quel giorno, che senza dubbio sarà
penoso e difficile. Tutti i giorni rivolgo a Dio una preghiera particolare per
quella mia ultima data. A tal fine faccio celebrare anche delle Messe. Allorché
bacio le Piaghe del Crocifisso, dico: In quel giorno ed in quell'ora custodiscimi,
o Gesù, in queste Piaghe e nel Cuore della Madonna! -
Dice
quell'uomo: Ho fiducia che in. quei momenti estremi del mio trapasso la grazia
di Dio mi assisterà e potrò morire nella pace di Cristo. -
Il
Maestro Divino dice:
Imparate
da me, che sono mite ed umile di cuore e troverete il riposo alle anime vostre
(Matteo, XI-29).
Primo
compito è trovare la pace; secondo compito è irradiarla.
Chi
non ha, non può dare; chi non ha fuoco, non può incendiare; chi non ha la
pace, non può darla.
I
veri Cristiani devono essere portatori di pace.
Come
ci sono nella società i così detti attacca brighe », che ovunque si mettono
portano sconvolgimento e fanno da piccolo terremoto, così è bene che ci siano
i « pacieri », i quali si propongono di calmare le acque smosse.
È
compito dei pacieri spegnere il fuoco che cova tra i parenti, i vicini ed
altri. Si racconta che due amici avevano rotta ogni relazione; la loro
indifferenza a poco a poco degenerò in avversione e poi in odio.
Un
terzo,'amico dei due, volle fare da paciere e disse al primo: Perché non ti si
vede più a passeggiare con quell'amíco?
-
Non me ne parlare! È un mascalzone!
-
Ti sbagli. Ti. vuole proprio bene. Dice spesso a me: Come devo fare per
riattaccare l'amicizia? Vorrei mandargli un bel regalo. E se poi non l'accettasse?
. . . - Come vedi, è pronto ad abbracciarti ed aspetta. l'occasione propizia.
-
Non lo credevo! Ma, se è così, sono pronto a fare la pace. -
Finita
la prima scena, cominciò la seconda; andò dall'altro e fece gli elogi dell'avversario:
Non.
puoi immaginare come sia afflitto senza la tua amicizia! Di te mi parla sempre
bene. Vorrebbe riabbracciarti; lui stesso me l'ha detto proprio oggi.
Ma
dici sul serio?
-
E che, dubiti ili me?! - E cosa potremmo fare?
-
Una cosa semplicissima: alla data ora essere al ristorante e lì incontrarvi,
abbracciarvi, prendere alcune paste, una birra e non si pensa più al passato.
Pagherò io al ristorante. -
I
tre all'ora stabilita erano sul posto; avvenne l'abbraccio e ritornò la pace in
due cuori.
In
questo episodio si ammira l'astuzia del paciere, però non si approva la
bugia, la quale non è mai lecita.
In
simili casi si sappia trovare la porta d'entrata dei cuori in contesa; si abbia
l'arte di spegnere il fuoco senza soffiarvi sopra; avvenuta una conciliazione',
si ringrazi Dio con una fervente visita al Tabernacolo, poiché la pace
ratificata in Chiesa suole essere più salda e più duratura.
Il
Sacrificio della Messa è l'atto di culto più eccellente e più solenne.
Durante il suo svolgimento sovente è ricordato il pensiero della pace.
A
principio della Messa ci sono tre formule del saluto, che il Sacerdote rivolge
ai presenti. La seconda formula dice;
«La
grazia e la pace di Dio nostro Padre e del Signore nostro Gesù Cristo sia con
tutti voi!».
Quando
la Liturgia prescrive il Gloria, il Celebrante dice. «Gloria a Dio nell'alto
dei Cieli» ed il popolo continua. «E pace in terra agli uomini di buona volontà
... ».
Il
tratto della Messa, che precede la Comunione, è intonato alla pace. Difatti,
dopo la recita del Padre Nostro il Sacerdote continua la preghiera ad alta
voce: «Liberaci, Signore, da tutti i mali; concedi berīVgno la pace ai
nostri giorni... ».
Subito
segue l'altra preghiera per la pace della Chiesa:
«
Signore Gesù Cristo, che hai detto ai tuoi Apostoli: 'Ti lascio la pace, vi dò
la mia pace", non guardare ai nostri peccati, ma alla fede della tua
Chiesa, e donale unità e pace secondo la tua volontà ».
Il
Sacerdote dopo, allargando le braccia, dice ai fedeli: « La pace del Signore
sia sempre. con voi! ».
È
bene che sia esternato il sentimento di pace ed il Celebrante invita a farlo,
dicendo:
«
Scambiatevi il segno della pace! ».
Allora
tutti si scambiano un segno di pace, secondo l'uso locale.
Mentre
il Sacerdote spezza la Santa Ostia sulla patena, i fedeli recitano o cantano
« Agnello di Dio », che ha tre invocazioni; la terza è: « Agnello di Dio,
che togli i peccati del mondo, dona a noi la pace! ».
La
Messa comincia col saluto della pace e così anche termina.
Data
la Benedizione finale, il Sacerdote dice: « La Messa è finita; andate in
pace! ».
È
bene che quando si assiste alla Messa si ponga un'attenzione speciale alle
invocazioni, che richiamano la pace.
Ero
a Torino in occasione del Congresso Internazionale degli Exallievi Salesiani.
Davanti alla Basilica, di Maria Ausiliatrice sventolavano le bandiere di cínquantatre
nazioni.
Era
da vedersi quella gente piovuta a Torino chi sa da quali plaghe. Varietà di
volti e di vestiario attiravano lo sguardo degli italiani.
A
me colpi fra l'altro l'incontro con un Etiope: tutto nero, carnagione e vestiario;
spiccava il bianco dei. denti. L'indomani rividi l'Etiope; la scena era cambiata:
vestiario tutto bianco, dalla testa ai piedi; solo il volto era nero.
Domandai:
Perché oggi lei veste in bianco?
-
Perché oggi in Etiopia comincia l'anno civile.
-
Strano! Altrove comincia il primo gennaio. Dunque per voi Etiopí il colore
bianco è segno di festa?
-
Niente affatto! Per noi il segno di festa è il nero.
-
Ma allora il significato potrebbe essere questo: comincia un anno nuovo; ogni
giorno c'è qualche cosa da soffrire ed in un anno chi sa quante sofferenze si
accumuleranno. Il colore bianco vi ri corda le amarezze che vi attendono. Vorrei
sapere: Se il nero per voi è bello ed il bianco è brutto, come rappresentate
voi, ad esempio, un Angelo ed un demonio
-
L'Angelo in colore nero ed il demonio, che è brutto, in bianco. - Quante
stranezze nel mondo! Quanta varietà e contraddizione di gusti! È inutile
discutere sui. gusti.
Uno
sguardo sull'umanità mette subito in rilievo un cumulo di differenze: Diverso
il colorito delle razze, differenti
i
linguaggi dei popoli, diversa la foggia di vestire, diversissimo il gusto dei
cibi, una cosa piace a cento e disgusta a mille ...
Una
cosa piace a tutti indistintamente e che se non si ha, si fa di tutto per
averla: passare la vita in pace.
Gesù
era risorto. I suoi discepoli, per paura dei Giudei, stavano ritirati.
Giunta
la sera di quel giorno, il primo dopo il sabato, Gesù entrò a porte chiuse e
stette in mezzo a loro, dicendo: Pace a voi!
Ciò
detto, mostrò loro le mani ed il costato. Disse loro di nuovo: Pace a voi!
(Giovanni, XX-19).
Gesù
è pace, parla di. pace, augura la pace.
Che
Gesù stenda le mani sul mondo e ripeta le parole rivolte ai discepoli: Pace a
voi, governanti, e custoditela nel mondo!
Pace
a voi, o famiglie, che portate il nome di cristiane!
Pace
a voi, che vivete tezza dello spirito!
Pace
a te, o gregge della mia Chiesa! Pace sia al mondo intero!
nell'irrequie-
FINE
Estratto
dalle rivelazioni di S. Geltrude (libro IV - Capitolo VII)
S.
Geltrude aveva fatto con fervore la Confessione generale. I suoi falli le
apparivano così ributtanti che, confusa della propria deformità, corse a
prostrarsi ai piedi di Gesù, implorando perdono e misericordia. Il dolce
Salvatore la benedisse, dicendole: « Per le viscere della mia gratuita bontà,
ti accordo il perdono e la remissione di ogni tua colpa. Ora accetta la
penitenza che t'impongo: Ogni giorno, per un anno intero, farai un'opera di
carità come se la facessi a me stesso, in unione all'amore con cui mi sono
fatto uomo per salvarti, e all'infinita tenerezza con cui ti ho perdonato i tuoi
peccati ».
Geltrude
accettò di gran cuore; ma poi, ricordando la sua fragilità, disse: « Ahimè,
Signore, non m'accadrà talvolta di omettere questa buona opera quotidiana? Ed
allora che dovrò fare? ». Gesù insistette « Come potrai ometterla se è
così facile? Io non ti chiedo che un solo passo offerto a tale intenzione, un
gesto, una parola affettuosa al prossimo, un accenno caritatevole ad un
peccatore, o ad un giusto. Non potrai tu, una volta al giorno, alzare da terra
una paglia, o dire un Requiem per i defunti? Ora di uno solo di questi atti sarà
pago il mio Cuore ».
Consolata
da queste dolci parole, la Santa domandò a Gesù se altri ancora potessero
aver parte a tale privilegio compiendo la stessa pratica. « Sì » rispose Gesù.
« Ah! quale dolce accoglienza farò, alla fine dell'anno, a coloro che avranno
coperto con atti di carità la moltitudine dei loro falli! ».
Mediolani,
5 Oct. 1949 - Con. los. BUTTAFAVA C. E.
Quanti
doveri, supponendoli piccoli, o trascurati del tutto o strapazzati per
dissipazione, fretta, per lentezza, per accidia!
Quanto
bene fatto per forza, o per farsi vedere, o più per passione larvata che non
virtù, o anche imprudentemente, fuori di tempo e di luogo, di testa propria,
chiuso l’orecchio ai consigli di savi o di superiori!
E
quante cose fuori di posto nei «pensieri» vanità, frivolezze, fantasie poco
sane, orgoglio - nelle « parole »: maldicenze, bugie motte chiacchiere oziose,
scatti irosi o impazienti…
nelle
« opere »: curiosità arrischiate, libertà dànno rimorso, rispetti umani,
amicizie incaute, mollezza soverchia, golosità... - nel «portamento»: smania
di comparire, abbigliamento poco retto, civetterie ...
Che
conti da saldare con la Divina Giustizia! Si rimedi con la « preghiera » e con
la « penitenza».
DOMENICA
- Mira sempre nel prossimo l'immagine di Gesù; gli accidenti sono umani, ma
la realtà è divina.
LUNEDI'
- Tratta il prossimo come tratteresti Gesù; la tua carità dev'essere continua
come il respiro che dà ossigeno ai polmoni e senza del quale la vita muore.
MARTEDI'
- Nei tuoi rapporti col prossimo trasforma tutto in carità e gentilezza,
cercando di fare agli altri quello che vorresti fosse fatto a te. Sii larga,
delicata, comprensiva.
MERCOLEDI'
- Se vieni offesa, fa scaturire dalla ferita del tuo cuore, un raggio di bontà
calda e serena: taci, perdona, dimentica.
GIOVEDI'
- Ricorda che la misura che userai cogli altri, sarà da Dio usata con te, non
condannare e non sarai condannata.
VENERDI'
- Mai un giudizio sfavorevole, mormorazione, una critica; la tua carità
v'essere come la pupilla dell'occhio, che ammette il minimo pulviscolo.
SABATO
- Avvolgi il prossimo nel tepido mantello della benevolenza. La tua carità
deve poggiare su tre parole: Con tutti, sempre, a qualunque costo.
Ogni
mattina fa' un patto con Gesù: proinetti a Lui di serbare intatto il fiore
della carità, e pregalo di aprirti, in morte, le porte del Cielo. Beato te se
sarai fedele!
Mediolani, 5 Oct. 1949 - Con. Ios. BUTTAFAVA C. E.