TRE
PIAGHE CANCRENOSE
Tutti i Comandamenti di Dio sono importanti; meritano però il primo posto quelli. che regolano i rapporti tra la creatura ed il Creatore.
Nella società si parla di diritti e si protesta contro chi osasse violarli. Individui e famiglie brigano e sollecitano i magistrati a dare la sentenza contro chi non rispetta i diritti dei cittadini; capi di nazioni minacciano guerra per reclamare i diritti dei propri sudditi... A ciascuno si dia ciò che spetta!
E
Dio, Giustizia infinita, non reclamerà i suoi diritti? È da pazzi pensare il
contrario! ...
Questo
scritto si propone di ricordare:
I°
il rispetto al nome santo di Dio;
II°
la massima riverenza nel tempio, che e la dimora dell'Altissimo;
III°
il dovere di santificare la festa, che è il giorno del Signore.
Possano
queste pagine essere un potente lievito religioso nella massa dei fedeli!
PARTE
PRIMA
Diffondevo
un cartoncino contro la bestemmia ed in diverse Diocesi la Campagna
Antiblasfema aveva apportato frutti soddisfacenti. In quel periodo ebbi l'opportunità
d'intrattenermi a colloquio con Monsignor Francesco Iturriza, Vescovo di Coro,
nel Venezuela. Gli proposi di diffondere anche nella sua Diocesi il cartoncino
antiblasfemo, traducendo in castigliano la dicitura.
Il
Vescovo mi guardò meravigliato e soggiunse: Fare nel Venezuela la lotta contro
la bestemmia?... Sarebbe ridicolo! ... Là non esiste la bestemmia!
-
Eccellenza, dite davvero?
-
Nessuno bestemmia e non si comprenderebbe la dicitura di questo cartoncino!
-
Per noi Italiani è grande sorpresa tale asserzione.
-
Lo credo! La bestemmia è la piaga della vostra Italia.
-
Eccellenza, presto entrerà questo vizio nel Venezuela, perché migliaia d'Italiani
sono già andati in quella nazione in cerca di lavoro. -
Questo
colloquio si svolse a Messina nel 1952.
In
Italia si suole dire: Il tizio bestemmia come un Turco! - In realtà i Turchi
non sogliono profanare il nome di Dio. Piuttosto all'estero si dice: Il tale
bestemmia? ... Dev'essere un Italiano!
In
diverse regioni d'Italia, come in Toscana, l'insulto al nome di Dio è piú accentuato
che altrove. Ci sono però anche nella nostra patria di colóro che lottano
contro la bestemmia a tutto potere.
Siamo
nelle vicinanze di Trapani. L'auto è in corsa sulla strada nazionale ed i
passeggeri parlano sommessamente. Allo improvviso si ode una bestemmia contro
Dio e, subito dopo, un'altra ... È un operaio indispettito.
Si
alza un viaggiatore, Maresciallo dei Carabinieri in ritiro, si presenta all'operaio
e lo investe: Basta! Se dite ancora una bestemmia, vi cambio i connotati!
-
Che importa a voi se io bestemmio? - Avete offeso me!
-
Ma se neppure vi conosco!
-
Avete offeso me e guai se piú bestemmiate! ... Se voi insultaste mio padre
o mia madre, io mi sentirei in diritto di rompervi il muso! La loro offesa sarebbe
mia! ... Per me Iddio è più che il padre e la madre; l'insulto che fate a
Dio è come se lo faceste a me!...
-
Ma siete strano!
-
E voi siete un corno ... perché liscio, duro e vuoto!...
-
Misurate i termini!
L'operaio
tenta di prendere la pistola, ma l'ex Maresciallo lo rende impotente. - Non vi
getto dallo sportello, perché mi fate pena!...
I
presenti intervengono e si calmano le acque. Dopo mi son sentito in dovere di
dire all'ex Maresciallo: Avete fatto bene a metterlo a tacere; ma non occorre
arrivare a questi estremi!
-
Reverendo, quando sento una bestemmia, mi pare di ricevere uno schiaffo!
Sopporterei forse uno schiaffo, ma non un insulto fatto a Dio!
Il
nome rappresenta la persona; quindi il disprezzo del nome è rivolto alla
persona.
Chi
piú di Dio merita onore? Quale nome piú santo esiste in Cielo e nell'universo?
Eppure, nessun nome è tanto oltraggiato quanto quello di Dio! Quanti
scellerati e sanguinari registra la storia! Chi però insulta il loro nome?
Il
Signore ha dato dieci Comandamenti; siccome gli sta tanto a cuore il rispetto al
suo nome, prima di ordinare: « Onora il padre e la madre! »; « Non ammazzare!
»; « Non rubare! », ha ordinato: « Non userai invano il nome del Signore
Dio tuo, perché il Signore non terrà per innocente chi avrà usato inutilmente
il nome del suo Dio! » (Esodo, XX, 7).
In
seguito il Signore disse a Mosè: Dirai ai figli d'Israele: Chiunque maledirà
il suo Dio, porterà il suo peccato. Chi bestemmia il nome del Signore, sarà
messo a morte; lo dovrà uccidere a sassate tutto il popolo! (Levitico, XXVIV,
15).
Se
la disposizione divina, data agli Ebrei nell'Antico Testamento, si dovesse
attuare oggi in tutto il mondo, quanta strage dovrebbe farsi di uomini e di
donne! Gesú Cristo, l'Uomo-Dio, ha insegnato la preghiera per eccellenza, il
Pater Noster. In breve ha detto quali favori chiedere al Divin Padre. Sette
cose si domandano a Dio nel Pater ... : « Il pane quotidiano ... Il perdono
dei peccati » ecc. Però la prima cosa che Gesú ha insegnato a chiedere è
questa: « Padre nostro, ... sia santificato il tuo nome! ».
Dalla
Sacra Scrittura appare chiaramente quanto Dio sia geloso dell'onore del suo
nome.
I
capi di governo non sogliono punire i bestemmiatori. Chi insulta un uomo, può
essere querelato; chi insulta Dio, no!...
In
Italia c'è l'Articolo del Codice Penale « 724 » che colpisce il
bestemmiatore con una multa o con il carcere. Ma quale conto si fa di questa
legge? I bestemmiatori sono cosí accecati e pazzi, da meravigliarsi che ci
possa essere un Articolo del Codice Penale contro di loro!
Un
tempo, non lontano, si tentò di multare i pubblici bestemmiatori; ma si dovette
desistere dall'impresa, perché tante guardie, nell'atto stesso di fare il verbale,
bestemmiavano piú dei semplici cittadini.
Se
la bestemmia non è punita dagli uomini, è punita però da Dio e con piú rigore
di quanto si possa immaginare.
Nel
1917 tre fanciulli, Francesco e Giacinta Martu con la cugina Lucia Dos Santos,
pascolavano alcune pecorelle nelle vicinanze di Fàtima. Apparve loro la Vergine
Santissima, la quale disse: La guerra che si combatte in Europa, volge alla fine…
Se non cessa la bestemmia, ci sarà un'altra guerra piú terribile, però sotto
l'altro Pontificato.
Sappiamo
quali stragi si siano verificate dal 1939 al 1945! Disagi, sfollamenti, fame,
incursioni, corpi umani ridotti a pezzi, intiere città distrutte! ... Chi può
negare che la guerra sia un grande flagello di Dio? Secondo le parole della Madonna,
la causa principale della guerra mondiale è stata la bestemmia.
Nel
1921 attraversavo sul traghetto lo stretto di Messina; ero ancora giovane studente.
Rivolsi la parola ad un militare, che dapprima si mostrò educato, ma subito
dopo mi apparve quale era. A sangue freddo, senza alcun pretesto, pronunziava
orribili bestemmie, intercalandole nel discorso .... come riempitivo.
-
E perché bestemmi? - Oh, ti meravigli?
-
Certamente! È un pessimo vizio profanare il nome di Dio!
-
Anch'io, sai, ero come te quando stavo in famiglia; mai una bestemmia. Ma adesso
che son militare, sí che bestemmio; in caserma fan tutti cosí! ... Ed anche
tu, quando sarai nella vita militare, imparerai a bestemmiare! -
Ricordo
che quel militare mi lasciò tristissima impressione!
Quando
l'anno appresso trascorsi un giorno nella caserma della Maddalena, a Messina,
constatai la realtà dell'affermazione di quel militare. Quasi tutti bestemmiavano,
soldati e sottufficiali ... e questi ultimi più dei primi.
Era
forse quella l'unica caserma, ove albergava la bestemmia? ... Tutt'altro! Ad un
Tenente Medico, molto religioso, consegnai una volta alcuni cartoncini
antiblasfemi. - Abbiate la bontà di collocarli negli ambienti, ove avete
dell'autorità. -
In
seguito il buon ufficiale mi diceva: Avevo messo un cartoncino in una camerata.
La dicitura « Qui non si bestemmia » la trovai corretta, perché fu cancellato
il « non » e tutti leggevano « Qui si bestemmia! ».
Un
reggimento di fanteria è nella caserma. Prima che la sirena abbia annunziato
l'incursione, le bombe sono state sganciate. Morti e feriti. Le auto-ambulanze
sono cariche di corpi umani sanguinanti. Poveri soldati!…
Quel
Dio, che avete bestemmiato con tanta sfacciataggine, quel Dio, che vi sembrava
sordo e non curante, non vi ha pagato nell'atto della colpa... ha pazientato!...
È giunta però l'ora della sua giustizia!
Una
nave trasporta migliaia di soldati. Infierisce la guerra ed il nemico sta in
agguato. Si avvistano due siluri ed il capitano non riesce ad evitarli. Due
formidabili scoppi e la nave comincia a prendere acqua. Si chiudono le porte
dove stanno le macchine, affinché nessun macchinista lasci il posto; gli
altri tentano di salvarsi. Chi si getta in mare, chi si suicida, chi
impazzisce per lo spavento ... Frattanto s'incendia la « Santa Barbara » ed
una pioggia di proiettili semina la strage sulla stessa nave. Lentamente il
convoglio si affonda e sparisce nel gorgo del mare.
Miseri
naufraghi, che lottate con la morte, fra non molto sarete cibo dei pesci!...
Le bestemmie vomitate contro Dio, forse nel momento d'imbarcarvi, hanno attirato
i -fulmini divini! ... Con Dio non si scherza!
Poiché
si parla dei castighi del Signore, conviene dare una delucidazione. Dio è
sapientissimo e fa tutto con peso e misura. La sua bontà è immensa e la
dimostra col sopportare il bestemmiatore. Potrebbe colpirlo nell'atto della
bestemmia e non lo fa, anzi continua a beneficiare il peccatore. Quando però
la misura è al colmo, la divina giustizia fa il suo corso. Sono quindi stolti
coloro che dicono: No, Dio non punisce! Egli è molto buono!... - Costoro
confondono la bontà con la dabbenaggine e vorrebbero negare a Dio il potere
della giustizia.
Quando
piove, piove su tutti. Allorché la bestemmia è troppa, o in una famiglia, o in
una città, o in una nazione, per il principio di collettività, il castigo cade
su tutti! I colpevoli ricevono la punizione ed il richiamo, mentre gl'innocenti
acquistano il merito della sofferenza.
Potrebbe
però accadere che un bestemmiatore scampi da un pericolo, mentre un innocente
sia coinvolto in una sciagura. Dio ha i suoi santi fini.
Chi
può penetrare i disegni di Dio? La mente umana è cosí piccina!
Nella
notte del Natale del 1908, a Messina, si muoveva la processione religiosa,
dalla Chiesa dell'Immacolata. L'immagine di Gesú Bambino era trasportata con devozione
ed i fedeli pregavano e cantavano inni sacri.
Le
diverse Logge Massoniche della città idearono una parodia: portare contemporaneamente
in processione un gatto, ricoperto da una vesticina.
Si
attuò l'empio disegno, per insultare Gesú Bambino. La stampa massonica aveva
sfidato l'Onnipotente Dio ed aveva diffuso questo scritto: « Se tu esisti, o
Dio ignoto, manda a tutti un terremoto! ».
Il
Signore controllava le bestemmie e lasciava fare. La sua misericordia attendeva
forse dai buoni una maggiore riparazione. I cattivi se la ridevano, commentando
la processione del gatto.
Tre
giorni dopo, quasi alla stessa ora in cui si era chiusa la processione, mentre
era ancora buio, un potentissimo terremoto fece traballare Messina. Crollarono
le fabbriche. Si ripeterono altre violente scosse e tutta la città divenne in
pochi istanti un grande cimitero: ottantamila morti! ...
La
sfida dell'uomo fu accettata da Dio!
Diceva
il poeta tedesco Ibeine: Di bestemmie è intessuto a filo a filo il nostro
pane e sono cementate di bestemmie le nostre case. - Questo detto pare
esagerato; tuttavia potrebbe verificarsi in certe catègorie di lavoratori.
Applichiamolo, ad esempio, all'agricoltore.
Sino
a mezzo secolo fa, molti agricoltori, almeno in Sicilia, durante il lavoro
sollevavano la mente a Dio e cantavano in coro lodi sacre; oggi non piú, anzi
non pochi bestemmiano.
Il
Signore tiene conto di tutto ed alle volte risponde alla bestemmia con qualche
castigo individuale: una caduta dal giumento, un infortunio nel lavoro, un
lutto in famiglia, la casa che crolla, un incendio ... Spesso trattiene la
mano punitríce, perché la moglie o i figli del bestemmiatore pregano e
riparano. Alle volte manda un castigo collettivo, specialmente quando le
bestemmie sono piú esecrande e numerose. Siccome il flagello di Dio non giunge
nell'atto della bestemmia, gl'ignoranti e gl'irreligiosi dicono: Fenomeni di
natura! – E’ vero che è la natura che agisce, ma sempre in conformità ai
voleri divini... Per parecchi mesi non piove; il raccolto è minimo. Un anno di
completa siccità; ecco la fame. Mentre la campagna promette un ottimo raccolto,
ecco una grande alluvione; tutto distrutto. Gli alberi sono carichi di frutta;
una grandinata guasta tutto... un violento ciclone schianta anche gli alberi.
Chi
ha fede, mentre c'è un cataclisma, o una forte perturbazione atmosferica, prega
e fa voti per placare la Divinità; è proprio la preghiera umile e fervorosa il
contrappeso alla bestemmia.
In
questi ultimi anni si sono effettuate delle memorande alluvioni; il Papa ha
detto all'occasione trattarsi di castighi di Dio. E non è proprio la bestemmia
il peccato piú grave, cioè l'insulto diretto al Creatore? Dunque, i piú
grandi castighi che piombano sulla terra, o nelle famiglie o nelle città, sono
da attribuirsi alla bestemmia.
Un
mio amico, tedesco, molto religioso, mi diceva: A Berlino ho ascoltato un
discorso di Hitler. Fra l'altro diceva: La nazione è la Divinità; io sono
l'esponente della nazione, dunque sono il vostro Dio!... Io guiderò il popolo
alla gloria e segnerò i confini della nuova Europa sopra sterminati cimiteri! -
Un
uomo si conferisce l'attributo di Dio e ha la pretesa di ricevere gli onori
divini, quale sarebbe l'incensazione! E non è questo un enorme oltraggio a quel
Dio, che Lui stesso si dice geloso del suo nome? Perché non risponde ad Hitler,
verme di terra?
Dio
sa quando e come rispondere! ... La nazione tedesca è vinta e calpestata dai
nemici; il suo capo è sparito ed è ignorata da tutti la sua fine!
Dio
solo è grande!
Ero
a Riesi (Caltanissetta) e mi toccò: assistere un ammalato grave. Di robusta
corporatura, nel fiore degli anni, lottava con la morte. I parenti mi dissero
che da sei mesi aveva perduto la parola.
Dopo
qualche tempo l'infelice moriva. Mentre andavo a benedire il cadavere, un tale
mi diceva: Reverendo, questo morto è stato il piú grande bestemmiatore di
Riesi. Quando cominciava le sue litanie, faceva scendere tutti i Santi del
Paradiso! -
Pensai
subito: Ora comprendo perché Iddio gli tolse la loquela per sei mesi e forse
gli abbreviò la vita! ...
Qualche
volta il Signore colpisce sullo istante chi lo bestemmia, per dare una lezione.
Riporto qualche episodio.
Il
giornale « L'Eco d'Italia » di Genova, nel maggio 1902 scriveva: Vicino alla
Chiesa di San Teodoro, mentre i fedeli uscivano dal Tempio, avvenne un caso
impressionante. Poco distante dalla Chiesa stava un individuo, il quale era
irritato a vedere tanta gente religiosa. Cominciò ad imprecare contro i
frequentatori della Chiesa e poi a bestemmiare contro Dio. I fedeli passavano
dinnanzi a lui inorriditi. Ad un tratto il bestemmiatore tacque, divenne
pallidissimo- e contraffatto in volto; poi cadde al suolo come fulminato. Si
cercò di soccorrerlo; ma fu inutile. Egli era cadavere. L'ira di Dio l'aveva
colpito.
Oltre
che contro Dio, le bestemmie piú frequenti e piú ributtanti sono lanciate
contro la Madonna. Gesú tiene fatto a sé quello che si fa alla sua Madre
Santissima. Negli ultimi giorni di febbraio del 1889, i giornali di Napoli,
anche quelli poco religiosi, pubblicarono un fatto accaduto a Liveri, provincia
di Caserta. Il Corriere di Napoli riferiva: - Viveva a Liveri un certo Filippo
Barone, uomo impetuoso, che bestemmiava sovente e dava scandalo in famiglia e
fuori. Pochi giorni fa costui, dopo avere altercato con la moglie, bestemmiando,
si rivolse all'immagine della Madonna e le scagliò un pezzo di stoccopesce,
urlando: Non ti tengo per Madonna, se non mi fai seccare questo braccio! - Detto
ciò, stramazzò a terra e rimase svenuto per circa mezz'ora. Quando si
riebbe, si accorse che il braccio destro, col quale aveva commesso
l'oltraggio, era immobile e, strano a dirsi, cominciava a marcire. Il miserabile
uomo, adagiato sul letto, fu assalito da forti sofferenze, sempre crescenti.
L'altra ieri Filippo Barone cessò di vivere, con il braccio completamente roso
dalla cancrena. -
San
Gregorio Magno riporta nei suoi scritti il castigo da Dio inflitto ad un ragazzetto
di circa sette anni, il quale bestemmiava senza ritegno. Mentre un giorno, nei
pressi di Roma, inveiva contro il Signore, si aprí il terreno ed il bestemmiatore
fu ingoiato.
Quanti
altri esempi si potrebbero riportare!
Fanno
compassione quelli che dicono: Quel tale bestemmia e le cose gli vanno
prosperamente! - Nessuno può sfuggire alla Mano Divina, la quale piú pazienta
e piú terribile sarà nel punire.
I
castighi temporali sono piccola cosa, in paragone all'inferno che è riservato a
chi profana il nome di Dio!
Che
cosa dirà il bestemmiatore quando, appena morto, comparirà davanti a Cristo?
Quale sentenza favorevole può aspettarsi da Dio, che gli aveva dato la lingua
per lodarlo ed invece egli l'ha adoperata per disprezzarlo?... C'è da tremare a
tale pensiero!
Gesú
dirà al bestemmiatore, spirato nell'impenitenza: Va' via da me, maledetto, nel
fuoco eterno, preparato a Satana e dai suoi seguaci! ... La tua lingua sarà
rosa dai vermi sotto terra e l'anima tua sarà tormentata dall'eterno rimorso
nell'inferno!... Come un demonio hai bestemmiato in vita; la sorte dei demoni ti
è riservata nell'eternità ...
Oh,
come vorrei supplicare, non i bestemmiatori, che sogliono essere duri come
il macigno, ed anche ciechi, ma quelli che hanno da convivere con loro! Mi rivolgo
specialmente a tante spose e buone figliuole, che hanno la disgrazia di albergare
in famiglia qualcuno di questi demoni in carne... sarà forse lo sposo... o il
padre... o qualche fratello!...
Se
vi sta a cuore la salvezza eterna di questi infelici, pregate per loro e riparate,
affinché la Giustizia Divina non scagli i suoi fulmini sulla famiglia e, piú
che tutto, affinché i bestemmiatori si ravvedano!
Chi
può, faccia celebrare, anche mensilmente, una Santa Messa in riparazione
delle bestemmie che si dicono in famiglia. Chi non potesse fare ciò, si
comunichi con frequenza allo scopo di riparare.
Si reciti in queste misere famiglie una preghiera particolare, giornaliera, che qui presento.
(In
forma di Rosario, in cinque poste)
Grani
grossi:
Diamo gloria, omaggio, onore a Gesú, il Redentore!
Alla
Vergine Maria ed ai Santi lode sia! Padre nostro…
Grani
piccoli:
Signore vi benedico per quelli che vi maledicono!
O
Vergine Immacolata, siate sempre benedetta!
In
fine: Dio
sia benedetto Dio sia benedetto. Benedetto il suo santo Nome. Benedetto Gesù
Cristo, vero Dio e vero Uomo. Benedetto il Nome di Gesù. Benedetto il suo
sacratissimo Cuore. Benedetto
il suo preziosissimo Sangue. Benedetto Gesù nel SS. Sacramento dell'altare.
Benedetto lo Spirito Santo Paraclito. Benedetta la gran Madre di Dio, Maria
Santissima. Benedetta la sua santa e immacolata Concezione. Benedetta la sua
gloriosa Assunzione. Benedetto il Nome di Maria, Vergine e Madre. Benedetto
S. Giuseppe, suo castissimo Sposo. Benedetto
Dio nei suoi Angeli e nei suoi Santi.
Si
raccomanda questa preghiera a tutte le anime pie, per riparare non solo le bestemmie
della famiglia, ma pure quelle della propria città e del mondo intero.
Quando
si presentò ai tre veggenti di Fatima il maestoso Angelo, per avvisare della
prossima comparsa della Madonna, cosí parlò: Inginocchiatevi; baciate la terra
e ripetete con me: Signore, vi benedico per quelli che vi maledicono!
Questo
particolare delle apparizioni di Fatima fa vedere l'efficacia della suddetta
preghiera riparatrice.
Abbiamo
parlato della bestemmia in genere e dei castighi divini. Parliamo ora del
bestemmiatore. A chi può paragonarsi colui che insulta la Divinità? Ad un
grande villano!... Si dà tale titolo, poco onorifico, a chi insulta un uomo
con facilità e senza provocazione. Chi dice ingiurie al Creatore degli uomini,
merita piú che questo titolo.
Dalla
bocca di persona educata non vengono fuori parole indecenti. E quale parola è
più ineducata della bestemmia? Donde il detto: La persona educata non
bestemmia!
Il
bestemmiatore è un pazzo; crede di ragionare, ma in realtà non ragiona.
Tu,
verme di terra, vomiti parolacce contro Dio!... Ma credi che esista Iddio? ...
No?... Ed allora non vedi che sei sciocco ad arrabbiarti contro uno che non
esiste?! ... Non ti accorgi che sei simíle ai pazzi? ...
Tu
dici: Io credo che c'è Dio ed intanto lo bestemmio! - Sei piú pazzo ancora!
... Tu sai che Dio è onnipotente; Egli tocca i monti ed essi fumano; comanda e
trema la terra; davanti a Lui sono un nulla tutti gli uomini e l'universo
intero ... E tu osi metterti contro questo Dio?... Ma sei pazzo! ... In un
attimo ha il potere di troncarti il filo della vita... basta che lo voglia!
... Come sarebbe ridicolo il moscerino che volesse battersi con il piú forte
dei leoni, cosí sei ridicolo tu ad avventarti contro Dio! - Ed allora perché
tremi e gridi: Mio Dio, aiuto! - quando un fulmine ti cade vicino, quando ti
scoppia una bomba a pochi passi e quando avverti un terremoto? ... Non vedi come
sei illogico? ...
Tu
bestemmiatore, sei pazzo, perché fai un grandissimo male per guadagnare nulla!
... Il ladro pecca: almeno, secondo lui, si procaccia un bene, cioè s'impossessa
della roba altrui per usufruirne. Il disonesto pecca; almeno, sempre secondo
lui, si procura dei piaceri. Ma tu, bestemmiando, che cosa guadagni? ...
Proprio nulla! . . . E non sei dunque uno sciocco? ...
Ti
proponi forse di sfogare la rabbia? Ma dici allora altre parole, altisonanti, ma
insignificanti!
L'uomo
che profana il santo nome di Dio, è un degradato.
In
una campagna vidi un asinello carico; il padrone lo seguiva e bestemmiava. Lo
richiamai: Ma perché bestemmiate? - Perché l'asino va lento. - La colpa è
vostra! Alleggerite il peso e dategli piú da mangiare! Vedrete che sarà più
lesto!
-
Nossignore! Bestemmio perché Dio non gli dà la forza di, camminare!
-
Allora, permetttete che lo dica: poiché non ragionate, siete inferiore al vostro
asino! -
Questo
avvenne nei pressi di Lentini, ove certi contadini ed operai hanno la bestemmia
come condimento del loro linguaggio.
Il
bestemimatore si comporta peggio del cane! Questa bestia rispetta il padrone e
non morde chi gli dà un pezzo di pane; sente, nel suo istinto, la
riconoscenza. E tu, o uomo, non sai che quanto sei ed hai, viene da Dio? Non
pensi che insultandolo, ti dimostri ingrato?
Mi
trovavo in treno; era d'estate e nelle ore piú calde. Un tale pronunziò
delle bestemmie, dando a Dio pessimi titoli. Avrei voluto intervenire, ma la
prudenza mi trattenne. Dopo qualche istante si giunse alla stazione. Il
bestemmiatore, assetato, corse alla fontanella. L'acqua era fresca; dopo
aver bevuto esclamò: Oh, che bella acqua! Mi sono ristorato! - Lo seguivo con
lo sguardo dal finestrino e pensavo: Mostro di uomo! I titoli che hai dato a
Dio, spettano a te! ... Chi ha creato l'acqua che hai bevuto? ... Non è stato
Dio?... Invece di dirgli: Grazie! - lo bestemmi! ... Sei piú ingrato dell'ultimo
cane della terra!...
Ti
ho detto, o bestemmiatore, che sei pazzo e degradato. Potrei dirti ancora che
sei un demonio, anzi peggiore assai dei demoni! Vuoi vederne la ragione?
Il
demonio si avventa contro Dio, quantunque invano, perché è sotto la mano
della Divina Giustizia; è nel mare dei tormenti e non può sperare di
riacquistare il Paradiso.
Ma
tu, misero mortale, ti metti contro Dio, mentre Egli conserva l'esistenza a te e
ai tuoi cari, ti dà l'aria che respiri, il sole che ti riscalda e t'illumina,
il pane che ti nutre ... e ti riserva un posto in Cielo, per andare a goderlo in
eterno ... Con tutto ciò, tu lo bestemmi; quindi sei peggiore dei demoni! ...
Il
bestemmiatore è il piú temibile degli uomini, cioè è capace di qualunque
delitto e di qualunque male. Invero, chi bestemmia contro Dio, dimostra di
non aver, paura di nessuno e, essendo capace di commettere il piú grande
peccato (la bestemmia), è capace di fare tutti gli altri.
D'ordinario
il bestemmiatore è iracondo e vendicativo; potrebbe quindi avventarsi
contro chiunque; inoltre generalmente suole essere immorale, nelle parole e
negli atti; è scandaloso, perché si fa maestro di iniquità; è superbo e
non vuole sottostare ad alcuno.
Si
comincia con la bestemmia e si può finire nel baratro.
Ero
fanciullo. Udii una parolaccia contro Dio, pronunziata da un ragazzetto. Rimasi
male. Conoscendo la madre di costui, la feci chiamare a casa mia.
-
Signora, ho da dirvi una cosa importante!
-
Di che si tratta?
-
Vostro figlio ha detto una bestemmia contro Gesú. Correggetelo!
-
E tutto questo voleva dirmi? - Vi pare poco?
-
Avessi saputo, non sarei venuta!... Tanto traffico per una bestemmia! -
Il
fatto mi rimase scolpito in mente: il figlio bestemmia e la madre non ne vede
le conseguenze! ...
Anni
or sono, trovandomi in famiglia, chiesi notizie di questo vicino di casa: Come
sta il tale?
-
E’ in galera! - mi fu risposto. - Colpa del figlio e della madre! - Si
comincia con la bestemmia, si perde il timore di Dio e si finisce male! ...
-
Domandai ad una donna: Vostro marito bestemmia?
-
Certamente, quello è uomo!
A
Messina, in un quartiere popolare, un tale bestemmiava ripetutamente; un
gruppetto di persone gli stava attorno e rideva. Io ero un poco distante e
chiesi ad una donna: Cosa è capitato in quel crocicchio?
-
Un uomo ha vinto al lotto e per la gioia, tanto per sfogare la piena del cuore,
dice bestemmie contro Dio e la Madonna... -
Ad
Ispica richiamai un operaio che aveva pronunziata un'ingiuria contro Gesu
Cristo: Non dovete fare cosí! Se offendete il Signore, non sarete aiutato da
Lui! - Invece, io bestemmio e Dio mi deve aiutare... -
Ad
un altro domandai: Voi bestemmiate? - Si, spesso e volentieri! Ma ... giacché
bestemmio Dio, significa che credo in Lui!
Queste
risposte fanno vedere l'ignoranza crassa di tanta gente. E quante scuse si
adducono per giustificare il linguaggio infernale! Ma davanti a Dio le scuse
dei bestemmiatori non hanno valore.
Qualcuno
afferma: Non bestemmio mai per male; sono parole che dico, tanto per dire! -
Direi
a costui: Un tale ti spiattella in faccia dei titoli: Ladro, disonesto, assassino,
cane!...
Se
l'altro ti soggiungesse: Ma io non lo faccio per male; sono parole che dico
... tanto per dire! - cosa gli diresti tu, anzi che cosa gli faresti? ... E se
costui ogni giorno ritornasse a dirti le stesse ingiurie? Lo sopporteresti?
Accetteresti per buona la sua scusa? ... E tu credi, bestemmiatore, che
Iddio sia meno sensibile di te? ...
È
vero, dice un altro, che io bestemmio; faccio male e lo riconosco. Però subito
me ne pento e Dio mi compatisce, perché bestemmio nella rabbia! -
Fai
il male e te ne penti! Bella scusa! Uno, perché è arrabbiato, ti salta
addosso, ti copre di schiaffi e di pugni ... e subito dopo, pentendosene, ti
chiede scusa. L'indomani ritorna a darti un'altra buona dose di bastonate...
e ti chiede scusa, e cosí parecchie volte al mese o alla settimana. Tu
giudicheresti giusta la scusa? ... E Dio, che è giustissimo, - può accettare
la scusa che tu adduci: Poi me ne pento!...?
Conviene
ora esporre i principi di morale riguardo alla bestemmia.
Iddio
considera come colpa il nominarlo inutilmente, cioè senza bisogno. Il nominarlo
dunque invano, senza idea d'insultarlo, senza montare in collera,
semplicemente per abitudine, è un peccato leggero, ma sempre peccato.
Conviene fare attenzione per togliere la cattiva abitudine.
Quando
invece si nomina Dio, la Vergine o qualche Santo, nel pericolo o nel bisogno,
con qualche esclamazione spontanea, non si commette colpa alcuna, perché
questa esclamazione si considera come pia invocazione per chiedere l'aiuto divino.
Il
pronunziare il nome di Dio o dei Santi con rabbia, è vera bestemmia, è peccato
gravissimo.
Sono
bestemmie, non solo le parolacce blasfeme propriamente dette, ma anche le
seguenti frasi: « Dio non fa le cose giuste! ... Il Signore è sordo... è capriccioso!
» Dire a Dio che non sa fare le cose!... E non è questo un grave insulto alla
Somma Sapienza Divina?
Chi
ha l'abitudine di bestemmiare, pecca sempre, anche quando facesse ciò
distrattamente, perché è responsabile in causa, in quanto non sta attento a
togliere la pessima abitudine.
Chi
si sforza di correggersi e, per isbaglio, distrattamente, dicesse una bestemmia,
non pecca, perché non ne ha la volontà.
La
Santa Chiesa inculca il rispetto al nome di Dio, facendo inchinare il capo al
Gloria, quando si nomina « Il Padre, il Figlio e lo Spirito Santo ». I buoni
Cristiani, allorché devono pronunziare il nome di Dio o della Madonna, sogliono
scoprire il capo. Tutti i Sacerdoti, ogni qual volta durante i Divini Uffici
hanno da dire « Gesú », sono tenuti a fare un inchino per riverenza. Non è
mai troppo l'onore che si rende al nome del Signore!
Tra
le preghiere piú inculcate dalla Chiesa, c'è quella del « Dio sia benedetto
», prescritta alla fine della Benedizione Euacristica. I fedeli si abituino a
recitare, privatamente, il « Dio sia benedetto » anche giornalmente, per
rendere lode al Creatore ed alla Corte Celeste.
Nel
mondo si parla di delitti, piú o meno gravi, ma non si suole accennare ad uno
dei piú grandi delitti morali, qual è il bestemmiare davanti ai figli, ovvero
alla presenza dei piccoli in genere o davanti ai propri dipendenti.
Il
padre profana il nome di Dio in famiglia; i figliuoli prendono l'esempio ...
ecco il terribile scandalo. Se questo bestemmiatore si confessa, deve dire al
Ministro di Dio: Padre, ho detto una bestemmia ... però alla presenza dei
figli! -
Bisogna
dire cosí, perché il peccato è doppio: la bestemmia e lo scandalo.
Lo
stesso dicasi di chi insulta il Signore davanti ai piccoli in genere, perché
costoro facilmente seguiranno l'esempio.
Chi
bestemmia davanti ai propri dipendenti, o negli uffici o nei negozi o negli
stabilimenti, è colpevole di scandalo, perché gli altri si credono
autorizzati a fare altrettanto.
Attraversavo
una via della mia Parrocchia. Una donna, accesa in volto, mi invitò ad
entrare in casa. Il marito stava silenzioso in un angolo della camera.
-
Ora che c'è il Reverendo, prese a dire la donna, dico tutto!... Mio marito
bestemmia ogni momento. Bestemmia appena si alza da letto, prima di uscire da
casa, quando si mette a tavola ... sempre, sempre! -
L'uomo
ascoltava in silenzio; in fine esclamò: Sei tu, linguacciuta, che mi fai
bestemmiare! ... La colpa è tua! ...
-
Dunque, signora, risposi io, se lei si lamenta, è in errore. Davanti a Dio fate
male tutti e due; ma forse è piú responsabile lei, perché ne dà il motivo! -
Quando si ha da trattare con bestemmiatori, si usi delicatezza, per non provocarli;
è questo un vero atto di carità. Si ceda nelle discussioni; è meglio cedere
che fare bestemmiare!
Sono
rari i bestemmiatori che propongono fermamente di correggersi; ma quando ci
si mette di buona volontà, si riesce.
Ero
sulla via principale di Marsala e fui fermato da un operaio.
-
Dite, Reverendo! Questa parola ... è bestemmia?
-
Non lo sarebbe realmente; però è meglio non dirla.
-
Non la dirò piú!
-
Ammiro la vostra buona volontà. - Spero di riuscirci sempre. Mi confessai il
mese scorso e promisi a Dio di non bestemmiare piú. Finora sono stato
vittorioso. L'unica parola che mi sono permessa, è quella che vi ho detto; ma
poiché è meglio non dirla, mi priverò anche di questa. -
Ammirai
la fortezza dell'operaio e lo incoraggiai a perseverare.
Poiché
il bestemmiatore non si suole emendare da sé, lo aiutino gli altri. È carità
la correzione. In questo però si proceda con prudenza, cioè si veda se la
correzione sia oportuno farla subito, ovvero ritardarla, e cercare la maniera
piú adatta per renderla efficace.
Qui
si presentano delle norme generali. Si sente una bestemmia sull'auto, sul treno,
in una conversazione? ... Si dica ad alta voce: « Dio sia benedetto! » Capiterà
questo: i buoni risponderanno alla pia invocazione; i cattivi forse resteranno
indifferenti, ma il bestemmiatore rimarrà interdetto.
Se
bestemmia qualche operaio dipendente, la prima e la seconda volta si minacci
di licenziamento; se continua, si licenzi assolutamente. Servirà di lezione a
lui ed agli altri operai. Iddio benedirà certamente il proprietario.
Ad
Adrano, un mio amico interruppe un contratto, che era quasi portato a termine,
perché il compratore bestemmiò. Fu inutile chiedere scusa e promettere di non
farlo piú. - Non voglio, disse il mio amico, aver da fare con chi insulta Iddio!
- So che il bestemmiatore pianse ed esclamò: Ho perduto trecento mila lire! -
So pure che la merce fu venduta ad altra persona ed il guadagno fu maggiore di
quello del primo contratto.
A
Trapani una signorina di Azione Cattolica, mentre entrava in Cattedrale per
contrarre le nozze, udì una bestemmia, che il fidanzato pronunziò per essere
inciampato in un gradino. Quando il Sacerdote disse:
« Signorina, volete voi prendere per sposo quest'uomo ... ? - la giovane
rispose ad alta voce: Non lo voglio, perché ha bestemmiato! - Il matrimonio
non si contrasse. Il fidanzato pianse e supplicò; ma invano.
Certe
lezioni sono necessarie!...
Le
bestemmie in famiglia sono lame affilate; non ci si dia pace, fin tanto che
non spariscano dal santuario domestico.
Attenzione
ai principi! Un ragazzino, sia il figliuolo o il fratellino, dice una bestemmia;
si punisca rigorosamente, anche battendolo, affinché non dimentichi la lezione.
Se si ripetesse la bestemmia, non ci si stanchi di punire. Con certi ragazzi,
specialmente moderni, non basta la sola correzione delicata.
Si
dirà: È esagerazione battere un ragazzino per una parolaccia, di cui forse
ignora la malizia! - E se il figlioletto rompesse per rabbia un bel vaso o se
desse uno schiaffo alla mamma ... si sarebbe esagerati a percuoterlo? ... E la
bestemmia non è un male di gran lunga superiore?... Daranno strettissimo
conto a Dio quei genitori, i quali sono deboli verso i figliuoli, che inclinano
al male.
Se
bestemmiasse un giovane, dai diciotto ai trenta anni, come correggerlo? Questo
caso è piú difficile, specialmente se l'abitudine è radicata. Eppure è
necessario correre ai ripari! Se non bastasse la buona parola e la
persuasione, si ricorra al silenzio.
Ha
bestemmiato il giovane? Per un paio di giorni la mamma e le sorelle non gli
rivolgano la parola che per necessità, lo trattino con indifferenza, quasi
fosse estraneo.
Se
il giovane protestasse, si risponda: Ogni volta che insulti Iddio, meriti di essere
trattato in tal modo! -
Il
caso piú comune è la bestemmia del padre di famiglia. Ci sono degli uomini,
modello di laboriosità, affettuosi con la moglie ed i figli... con l'unico
vizio della bestemmia, acquisito forse in gioventú. Come comportarsi?
Sentendo
una parolaccia contro Dio o la Madonna, alcuni familiari restano indifferenti.
Male! Altri invece imprecano contro il bestemmiatore: Che Dio ti fulmini! ...
Che ti venga la cancrena alla lingua!... - Dicendo ciò, non si rimedia a
nulla. Conviene invece dire una preghiera di riparazione, ovvero qualche giaculatoria.
Se
si conosce, per esperienza, che alzando la voce verso il padre o lo sposo,
rimproverandolo, questi smette di bestemmiare, si faccia senz'altro. Se invece
è in collera, si preghi per lui e possibilmente lo si lasci solo, in segno di
protesta.
Cessata
la rabbia, si dica una buona parola, facendo vedere la bruttezza della
bestemmia, il pericolo d'incorrere nei divini castighi ed il cattivo esempio
che si dà.
Le
figliuole, specialmente le piú piccole, hanno un grande ascendente sul cuore paterno,
piú della sposa. Si approfitti di ciò per correggere il bestemmiatore. Ad
esempio, quando il padre è sereno, la figliuola, innocente, vada a
dare un bacio al babbo e si mostri però addolorata. - Bambina mia, cosa hai? -
Desidero da te un favore; se me lo farai, sarò piú buona. Dimmi, babbo, che
male ti ha fatto Gesú per bestemmiarlo cosí? È tanto buono! Per carità,
non ingiurarlo piú!
Davanti
a sí amorosa industria, d'ordinario l'uomo si commuove e resta umiliato;
forse sentirà anche il bisogno di piangere.
Un'altra
industria, simile alla precedente, sarebbe questa: La figliuola, signorina
molto pia, dopo che il padre abbia bestemmiato, si dimostri triste alla sua
presenza e non gli rivolga né parola né sguardo. Il padre, dimentico forse
della bestemmia detta, chiederà: Che cosa ti è capitato? - Ho una grande
pena; mi cesserà quando non bestemmierai piú! -
Se
non bastasse ciò, quando il genitore le offrisse qualche cosa, o un dono particolare
o un dolce a tavola, la rífiuti senz'altro. Il padre resterà certamente
male. - Non accetterò nulla, se non togli il vizio della bestemmia!
Il
padre, rientrando in sé per il contegno della figlia o della sposa, farà
grandi sforzi per correggersi.
In
generale, giova tenere in famiglia un cartoncino, con la dicitura: « Qui non si
bestemmia! », ovvero « Sono morto in Croce per te... e tu mi bestemmi! », oppure
« La persona educata non bestemmía! » Questo richiamo sarà un buon freno
nella collera.
Come
si è detto innanzi, dopo Dio la piú insultata è la Madonna. Si renda qualche
atto di riparazione alla Regina del Cielo! Lei stessa chiese a Fatima cinque
Comunioni consecutive, ogni primo sabato di mese, per essere riparata delle bestemmie.
I veri devoti della Madonna facciano di tanto in tanto celebrare qualche Messa
in riparazione delle offese che riceve il Cuore Immacolato. Come gradisce la
Vergine questo atto di delicatezza!
Ci
si comunichi qualche volta a tale scopo, anzi si raccomanda che ogni qualvolta
si riceve la S. Comunione, si metta l'intenzione di riparare Gesú e la Madonna.
I
Santi Patroni sogliono essere i piú bestemmiati nei luoghi ove sono più onorati;
cosí San Gennaro a Napoli, Santa Rosalia a Palermo, Sant'Agata a Catania ...
È conveniente quindi riparare spesso il Santo Patrono della propria città.
Sono
Sacerdote. Tanti vengono a trovarmi, o per consiglio, o per chiedere un
ricordo nella Messa, o per confidarmi pene particolari.
Non
pochi mi dicono: La mia casa va male! ... Ogni affare va a rovescio! ... Ci sarà
qualche fattura! ... Forse il demonio è annidato nella casa! ... Venite a benedire
la mia abitazione!
La
mia risposta è: C'è qualcuno che bestemmia in famiglia? - Sí, mio marito...
due miei figliuoli grandi!... - Ed allora perché pensate alla sciocchezza della
fattura? I demoni in casa sono quelli che bestemmiano. Se le cose vanno molto
male, vuol dire che Dio è già stanco di sentirsi bestemmiare e fa provare
quanto sia pesante la sua mano. Riparate voi e pregate molto! Inculcate ai figli
il massimo rispetto al nome di Dio e dei Santi!
Un
chirurgo era nella sala operatoria; doveva amputare la lingua ad un uomo. - Il
vostro caso è assai doloroso. Vivrete probabilmente ancora tanti anni; però
non potrete piú parlare. Prima di iniziare l'operazione, dite l'ultima
parola, la piú cara a voi.
-
Sia lodato Gesú Cristo! - esclamò l'infermo.
Il
chirurgo restò sorpreso.
-
Gesù è il nome piú santo, continuò il paziente; sia dunque benedetto! - Com'è
dolce poter morire pronunziando il nome di Dio! Santa Teresina spirò dicendo:
Mio Dio, ti amo!
Ci
si lamenta da molti: Che tempi tristi! Non c'è più coscienza! ... Quanta immoralità!
E'
necessario cercare le cause di tanto male e correre ai ripari. Credo che una
delle cause più importanti sia la diserzione dalle Chiese. Prima si
costruivano molti Templi ed abbastanza ampi e, quantunque la popolazione fosse
minore di quella di oggi, le Chiese tuttavia erano gremite. Ai nostri giorni,
chi pensa a fabbricare nuove Chiese? Si dice: Ce n'è già troppe! - Quelle
che esistono, tranne nei giorni festivi, sono quasi vuote.
In
tempi migliori, essendo numerosi i frequentatori del Luogo Sacro, era facile
spargere in molti cuori il buon seme della parola di Dio; gli effetti salutari
si constatavano nella famiglia e nella società. Oggi la gran massa non va in
Chiesa, non riceve l'istruzione religiosa; tutto pare lecito, quando si tratta
di accontentare le passioni; le sale dei cinema sono assiepate e si beve a
grandi sorsi il veleno della disonestà, dell'ingiustizia e dell'irreligiosità.
Questo cumulo di male si riflette sulla famiglia e sulla vita sociale.
Si
desiderano tempi migliori? ... Ebbene, si abbandonino i ritrovi mondani e si
popolino le Chiese!... Finché non si farà questo, si andrà di male in peggio.
Ognuno
però darà conto a Dio della propria vita.
Non,
basta andare in Chiesa; conviene saperci stare, per ricavarne il maggior bene
possibile.
Nella
prima parte di questo lavoro si è dimostrata l'importanza del rispetto al nome
di Dio, ora s'inculca la stima e la riverenza alla Casa di Dio.
Nella
mia Parrocchia, in occasione di Matrimonio, per la ressa degli invitati, non
feci in tempo ad impedire l'ingresso di una signorina, la quale sosteneva il
lungo velo della sposa. Era proprio indecente: capo scoperto, labbra truccate,
braccia del tutto scoperte, scollata con esagerazione ... Non avrei dovuto
procedere alla celebrazione del Matrimonio; dato che la sposa era in veste
decente, iniziai il sacro rito.
Il
discorso d'occasione non fu rivolto agli sposi, ma a quella dama... di corte...
che sosteneva il velo. Non feci il nome in pubblico, ma apostrofai per berle
l'indecenza di quella signorina. Pensai dopo: Certamente avrà capito che
parlavo di lei!
Tutt'altro!...
Al momento della Comunione si presentò alla balaustra... la ballerina; voleva
comunicarsi. Non le diedi l'Ostia Sacrosanta e proseguii a comunicare gli
altri.
-
Reverendo, ed a me nulla?
-
Vergognatevi di presentarvi cosí a Gesú Sacramentato! -
Le
fecero cenno dì coprire il capo. Con tutta l'eleganza, mancava di un semplice
fazzolettino. Un'amica glielo favorì. Si ripresentò per comunicarsi.
-
Non vi dò la Comunione!... Andate prima a vestirvi!... -
Si
alzò per rimediare e la vidi daccapo con una giacca di un'amica sulle spalle;
le braccia sempre scoperte.
-
Non vi comunico! ... Siete ancora indecente. -
Finita
la funzione, rimessomi alla porta, vedo ricomparirmi la signorina.
- E perché non mi avete fatta la Comunione?
-
Ancora non l'avete capito?... Voi non sapete chi sia Gesú, non comprendete che
significhi Chiesa! E non vi vergognate di presentarvi cosí nel luogo santo?...
Che
cosa è il Tempio per tanta gente?... Un luogo qualsiasi e, qualche volta,
una semplice piazza!
Il
giorno dell'Immacolata, nel 1945, ero in giro per la Sicilia. Nel pomeriggio
entrai in una Chiesa; stando poi in sacrestia, udii dei forti fischi, sempre
crescenti. Che cosa avveniva? Appena comparsa la statua dell'Immacolata,
portata a processione per le varie Chiese, quelli che erano nel Tempio
cominciarono a fischiare. Entrato il simulacro, i fischi erano assordanti:
uomini e donne concorrevano.
Sbalordito
a tale scena, chiesi a qualcuno:
-
Che modo di fare in Chiesa?
-
Ah, Reverendo, questa è tutta fede! ...
-
Ma che fede! E’ profanazione del luogo santo!
-
Qui cosí si costuma! E non solo in questa occasione, ma anche durante una
predica solenne, se l'uditorio vuole applaudire, cominciano i fischi! -
Questo
avvenne nella Chiesa di San Bartolomeo, a Scicli.
I
fatti narrati manifestano il falso concetto che taluni hanno della Casa di
Dio. A parte i fatti isolati, fa pena la condotta di moltissimi, che si dicono
Cattolici, i quali non sanno stare in Chiesa: chi parla, chi ride o scherza, chi
disturba i vicini, chi dà sguardi immodesti, chi amoreggia, chi fa sfoggio di
abiti o di abbigliamenti ...
Domanderei
a costoro: Credete che c'è Dio, Gesú Sacramento, e che la Chiesa è la sua
Casa?
-
No, non crediamo!
-
Allora, perché ci venite? Siete falsi e sepolcri imbiancati!
Sí,
crediamo che c'è Dio!
-
Allora siete cattivi, se state male in Chiesa! ... Credete che siete al cospetto
di Dio e vi permettete d'insultarlo nel suo Santuario! Voi sapete che, presso
gli uomini, la violazione di domicilio è un reato; chi offende un individuo
nella propria abitazione, è punito dalla legge con piú rigore che se
l'offendesse altrove. Pensate forse che Dio non sia geloso dell'onore della
sua Casa? ... Fareste meglio a non mettere piede in Chiesa, anziché profanarla!
-
Ma non siamo noi soli a comportarci cosí. Lo fa la maggioranza!
-
E vi pare giusta questa scusa? Il male è sempre male. Forse non è male la
bestemmia, la disonestà, il furto... perché sono molti a fare ciò?... -
Potessero
queste pagine mettere almeno un po' di rimorso in tanti cuori!
Iddio
è ovunque; Egli volle tuttavia scegliere dei luoghi dove abitare in modo del
tutto particolare, per riscuotere gli omaggi degli uomini e per rendere piú
munifica la sua presenza.
Si
legge nella Sacra Scrittura che il Re Salomone volle edificare un Tempio al
Sommo Iddio e vi profuse i piú grandi tesori. Il giorno della solenne
dedicazione Salomone cosí parlò al popolo: Il Signore ha promesso di abitare
tra noi ed io ho edificato una casa al suo nome ... (Paralip. Sec., vi, 1).
Dopo, stando in piedi dinanzi all'Altare del Signore, alla presenza della
moltitudine prostrata, fece una fervorosa preghiera: - Signore, Dio d'Israele,
non c'è un Dio simile a te... Se il cielo ed i cieli dei cieli non ti possono
contenere, tanto meno questa Casa che io ti ho edificata. Ma essa è stata
fatta soltanto per questo, perché tu, o Signore, riguardi la preghiera e la
supplica del tuo servo. Tieni aperti gli occhi tuoi giorno e notte sopra questa
Casa, sopra questo luogo, nel quale hai promesso di fare invocare il tuo nome e
di esaudire la preghiera in esso fatta dal tuo servo e dal tuo popolo Israele.
Chiunque pregherà in questo luogo, esaudiscilo dal cielo e sii a lui propizio
... (Paralip. Sec., vi, 14).
Il
Signore apparve di notte a Salomone e gli disse: Ho udito la tua preghiera; mi
sono scelto questo luogo come Casa di sacrificio. Se io chiuderò il cielo e non
cadrà pioggia e ordinerò alle locuste di divorare la terra, se manderò la
pestilenza nel mio popolo, quando il mio popolo, sul quale è stato invocato
il mio nome, si converta, mi preghi e faccia penitenza del suo agire pessimo,
allora io lo esaudirò dal cielo, sarò propizio ai suoi peccati e sanerò il
suo paese. Inoltre i miei occhi saranno aperti e le mie orecchie intente alla
preghiera di chiunque m'invocherà in questo luogo; infatti l'ho eletto e
santificato. (Paralip.
Sec., VII, 12).
Il
Signore rimase contento del Tempio e disse a Salomone: Chiedi qualunque cosa,
che desideri da me! - O Dio, dammi la sapienza e l'intelligenza per governare
bene il mio popolo. - Il Signore rispose: Giacché hai avuto a cuore questo e
non hai domandato né ricchezze, né gloria, né vita lunga, di ricchezze e di
gloria te ne darò in modo che nessuno, né prima né dopo di te, ti sarà
simile (Paralip. Sec., I, 7).
È
rimasta proverbiale nella storia la sapienza e la ricchezza del Re Salomone.
Questo tratto della Sacra Scrittura fa vedere quanto sia caro a Dio il Tempio
eretto in suo onore e come gradisca essere glorificato nel luogo santo.
Sono
quindi in errore quelli che dicono: Se voglio pregare, prego in casa. Che
bisogno c'è di andare in Chiesa?
La
Madonna e San Giuseppe, e lo stesso Gesù, andavano a pregare nel Tempio di
Gerusalemme. Se non fosse stato necessario, non ci sarebbero andati. Tuttavia
anche la preghiera in casa dà gloria a Dio.
Un
episodio particolare colpisce i lettori del Vangelo: Gesú che scaccia i profanatori
del Tempio.
Il
Cristo, nella sua vita privata e pubblica, si mostrò quale mansueto agnello.
Preso per bestemmiatore ed indemoniato, perché si diceva Figlio di Dio,
flagellato a sangue, condannato a morte innocentemente, inchiodato alla
Croce... non si alterava mai; sempre dolce, sereno, amabilissimo. Una sola
volta però si mostrò fiero, inesorabile, sino a percuotere.
Era
entrato nel Tempio di Gerusalemme, nella Casa del Divin Padre, e vi aveva
vista la profanazione. Sussultò il suo Cuore, si accese di sdegno il suo
volto, del cingolo che gli cingeva i fianchi fece come una frusta e si diede a
battere i profanatori, gridando: Sta scritto: « La mia Casa sarà chiamata
Casa di preghiera! » Ma voi ne avete fatta una spelonca di ladri! (Matt., xxi,
13).
Era
tanto terribile lo sguardo e il gesto di Gesú, che tutti uscirono dal Tempio,
travolgendo nella confusione anche i banchi. I discepoli si meravigliarono
della condotta del Divin Maestro e si ricordarono del passo scritturale: Lo
zelo della tua Casa mi ha consumato (Giov., 11, 17).
Quello
che era Gesú venti secoli fa, è anche oggi. La profanazione del Tempio provoca
la sua ira.
Se
Gesú si lasciasse vedere in certe Chiese, ove i fedeli si comportano male, come
tratterebbe i profanatori?... Ma se non punisce tanta gente incosciente o
perversa nel momento che profana il luogo santo, non lascerà di certo impunita
la colpa nell'altra vita ed anche in questa, o con malattie o con rovesci di
fortuna o con altri mali. Dio è giusto e sa come comportarsi con chi lo
provoca.
Un'altra
considerazione. Gesú si mostrò fortemente sdegnato nel Tempio di
Gerusalemme; eppure ivi, (tranne in quel momento in cui era entrato Lui) non c'era
la presenza reale di Dio. E non si adirerà di piú ora, che nelle Chiese c'è
la sua reale presenza sotto le Sacre Specie Eucaristiche?
Se
si pensasse seriamente al grande oltraggio che si fa a Dio stando male in
Chiesa, come cambierebbe la condotta di molti!
Due
contadini discorrevano in piazza, proprio vicino alla Chiesa Parrocchiale.
Intercalavano parolacce e qualche bestemmia. Da persone... competenti... (? )...
entrarono in argomenti di politica. Fu questa la conclusione:
-
È inutile! Bisogna farla finita!
-
Ma certo! Non vogliamo né Santi né Preti! Tutti a zappare! Tutti uguali! -
Appena saremo al potere noi comunisti, metteremo a posto ogni cosa!
-
Dicono che nella Russia le Chiese sono già cambiate in cinema ed in sale da
ballo. Noi invece, qui al nostro paese, le cambieremo in stalle. Staranno bene
anche i nostri asini. Nella sacrestia metteremo la paglia, vicino all'Altare i
covoni di fieno, il fonte del Battesimo lo ingrandiremo e ne faremo un
abbeveratoio; negli angoli collocheremo le mangiatoie. E finirà cosí… con
le buone o con il sangue
-
Evviva le bestie! - esclamò un tale che aveva seguito il discorso a qualche
passo.
-
Parlate con noi?
-
Perché vi risentite?
-
Avete detto « bestie » a noi?
-
Voi lo dite... Di bestie ce n'è tante altre nel mondo!... Volevo dire che
finalmente anche gli animali avranno l'onore di entrare in Chiesa e saranno in
buona compagnia con i loro padroni!... Sicuro! Tutti uguali!... -
Erano
così intelligenti quei due contadini, da non comprendere la sferzata. Quando
si ha una mentalità cosí piccina, che meraviglia se poi si sta in Chiesa a
ridere, a dare sguardi immodesti, a tenere discorsi immorali e qualche volta
anche a bestemmiare?...
Il
Tempio può paragonarsi alla grotta di Bethlem, ove nacque Gesú Cristo. Il
Creatore del mondo, avvolto in poveri panni, riceveva le adorazioni della Vergine
Madre, di San Giuseppe, dei buoni pastori e dei Magi. Dice la tradizione che
nella grotta c'erano anche un asino ed un bue. Certamente. questi animali non
adoravano il Figlio di Dio; erano presenti soltanto col corpo. Entrarono
bestie nella grotta, da tali vi dimorarono e bestie ne uscirono.
Nel
Tempio c'è chi si comporta proprio bene; ci va per pregare, dare gloria a Dio e
ricevere grazie e benedizioni. Altri nella Casa del Signore stanno devotamente
durante le sacre funzioni; ma prima che abbia inizio la S. Messa o altra sacra
funzione, non si fanno scrupolo di chiacchierare o di guardare a destra ed a
sinistra; cosí pure si comportano alla fine delle funzioni. Costoro fanno
male, perché devono comportarsi dignitosamente dal momento in cui mettono
piede in Chiesa, sino a che ne siano usciti.
Altri
finalmente stanno in Chiesa come l'asino nela grotta di Bethlem. Non pensano
per nulla a Dio, non capiscono niente di anima; a tutto pensano, anche a
peccare, tranne che ad adorare il Signore. Come l'asino, entrano da ignoranti
e da immorali, vi stanno da tali e cosí ne escono.
Affinché
queste pagine siano efficaci, faccio rilevare dei grandi inconvenienti, che in
tempo di progresso sono indice di grande regresso religioso.
All'ingresso
di un Tempio, sulla bussola interna, lessi un giorno questa dicitura: «Vuoi
placar la Divinità offesa? Sta' con rispetto e riverenza in Chiesa!
È
troppo offeso Dio nel mondo; è necessario placarlo, affinché trattenga i
suoi castighi. Un mezzo efficace è il rispetto alla sua Casa e la preghiera
riparatrice.
Siamo
formati di anima e di corpo; è l'anima che deve adorare Dio e ripararlo; ma
anche il corpo deve onorarlo.
È
necessario che il corpo si presenti nel Tempio decentemente ricoperto, per rispetto
alla reale presenza di Gesú e per gli Angeli che vi stanno in permanenza.
L'uomo
deve tenere in Chiesa il capo scoperto; la donna invece sia a capo velato.
Se
si richiede la decenza per la testa, di piú si richiede per il resto del corpo.
Una donna entra in Chiesa a capo scoperto; ha le gambe e le braccia nude, ha
la scollatura ampia. Io le direi: Hai tu un po' di fede? Sai dove ti trovi? Per
quale fine sei nel luogo santo? Non senti vergogna di te stessa? Non vedi che
certi giovinastri ti seguono con lo sguardo? Non rifletti che fai sacrilegio,
perché profani la Chiesa? Perché sprechi il tempo a venire qui? Faresti
cento volte meglio a restare in casa? Vuoi metterti in mostra? Resta lungo la
via! Va' nei cinema e nelle sale da ballo! ... Ma non venire qui ad insultare il
Dio di tremenda Maestà!
-
Sento caldo! - mi dirai.
-
E gli uomini e le altre donne modeste, non sono di carne come te?
-
Non ho altre vesti!
-
Allora non venire in Chiesa! A suo tempo darai conto a Dio, perché ti sei fatto
confezionare l'abito in tal modo.
La
corrente dell'immoralità e della irreligiosità è cosí travolgente, che i
Sacerdoti non riescono piú ad impedire l'ingresso in Chiesa alle donne in
veste indecente. La grave responsabilità pesa sulle singole donne e
specialmente sui genitori e sulle sartine moderne.
Qualche
Sacerdote, di carattere ferreo, e precisamente un Parroco del mio paese natio,
ha ottenuto molto in proposito ed ha dato qualche solenne lezione.
Una
coppia di sposi era entrata in Chiesa; la veste della donna era secondo il
taglio moderno... braccia nude, spalle e petto ricoperti da un velo
trasparente... Altre donne invitate, venute dalla vicina città, non erano molto
piú modeste della sposa. Era un matrimonio solenne, con grandi preparativi in
casa degli sposi.
Il
Parroco, facendosi forte delle disposizioni dell'Arcivescovo di Catania e dei
principi di morale, disse espressamente: - Questo matrimonio oggi non sarà celebrato!
-
Gli
sposi ed i parenti montarono sulle furie e protestarono; non mancarono le
minacce.
-
È inutile insistere!... La sposa vada a vestirsi e poi si benediranno le nozze!
-
Ma l’abito nuziale è questo! La moda porta questo taglio!
-
Per il teatro, sí; per la Chiesa, no! - Ma noi perderemo il trattamento
preparato; gl'invitati vengono da lontano!...
-
Io Parroco non voglio macchiare la mia coscienza!... Ricorrete alla Questura,
andate dall'Arcivescovo... ma non benedirò questo matrimonio! -
In
Chiesa avvenne quello che avvenne; le minacce rimasero minacce... ma la coppia
degli sposi fu costretta ad uscire dal Tempio!
Gl'ignoranti
criticarono la condotta del Parroco; i buoni ed i piú giudiziosi la lodarono.
Con
quale coscienza una donna può presentarsi in Chiesa, ricevere il Sacramento
del Matrimonio, assistere alla Messa e poi comunicarsi... in abito
immodesto?...
Quale
benedizione Iddio potrà dare alla convivenza dell'uomo e della donna, dopo una
profanazione sí grande: Che meraviglia se poi gli sposi giungono a chiedere il
divorzio ovvero a macchinare un delitto?... E non è forse questa la dolorosa
storia di tanti sposi?
La
decenza riguarda l'abito; la modestia lo sguardo. È prescritta la modestia
cristiana in ogni luogo, ma specialmente nella Casa di Dio. - Chi avrà
guardato, dice Gesú, una donna con cattivo desiderio, ha già peccato nel suo
cuore - (Matt., v, 28).
Se
questo peccato si commette nel luogo sacro, alla presenza di Gesú Sacramentato,
acquista una maggiore malizia.
Tanti
giovanotti, o meglio giovinastri, vanno in Chiesa unicamente per amoreggiare;
tante signorine alla loro volta approfittano del convegno in Chiesa per essere
mirate.
Gli
sguardi irrequieti dicono chiaramente che taluni vanno al Tempio non per il
Creatore, ma per le creature. Cosa pensare di coloro che profanano in tal modo
la Casa di Dio? Non hanno fede e quindi farebbero meglio a non andare in Chiesa;
macchiano la propria e l'altrui coscienza; danno cattivo esempio.
I
Sacerdoti sogliono vigilare al riguardo, ma con tutte le cautele ottengono
poco.
Quante
volte, durante le sacre funzioni, ho dovuto richiamare all'ordine gruppi di
giovani, financo dal pulpito!
Quanto
ho dovuto faticare, al momento dell'uscita dei fedeli dalla Chiesa, per rompere
i cordoni dei giovanotti, che si disponevano per vedere la sfilata!
Ci
vorrebbe in certi momenti un terremoto ovvero il fuoco dal cielo per fare
rinsavire questi profanatori del Tempio! Chi sa Gesú Cristo come resta
indegnato a mirare tante nefandezze morali!
In
Chiesa, oltre che la decenza e la modestia, è prescritto il silenzia: Gli affari
temporali si trattano in casa o in piazza; in Chiesa si prega. Chi
chiacchiera, fa tre mali: profana il luogo sacro, non fa pregare la persona con
cui parla e dà disturbo e cattivo esempio agli altri.
Nel
Tempio s'incontrano taluni, che non si ha modo d'incontrare altrove. Cominciano
allora i convenevoli, le notizie di famiglia, i dispiaceri avuti... e cosí
fanno trascorrere il prezioso tempo destinato alla preghiera.
Altri
pregano e ad intervalli scambiano qualche parola.
Costoro
fanno male. In Chiesa è richiesto il silenzio rigoroso. Se è necessario un
semplice gesto, non si dica una parola; se occorre dire una parolina, sottovoce,
non se ne dicano due!
Le
beatelle, cioè certe donne che sogliono domiciliarsi in Chiesa, acquistano
troppa familiarità con il Signore e chiacchierano piú degli altri fedeli. Il
parlare in Chiesa senza una giusta.ragione è un vero male. Ma chi suole farsi
scrupolo di ciò? Bisognerebbe andare dai Turchi e dagli Arabi per imparare a
stare nella Casa di Dio! Costoro, prima di entrare nella Moschea, per
rendere onore ad Allàh ed a Maometto, tolgono i calzari, osservano poi il
silenzio assoluto prostrati a terra e, quando escono, camminano all'indietro
dando le spalle alla porta, per non darle alla loro divinità, che sappiamo noi
essere falsa. Quale vergogna per i Cristiani ricevere lezione dai Maomettani!
Ero
a Roma. Grandi schiere di pellegrini si avviavano al Vaticano per ricevere la
Benedizione del Papa; mi aggruppai anch'io. Tutti, di diverse nazionalità, ma
uniti nella fede, dovevamo passare per il famoso Portone di bronzo. Davanti a
non poche donne le Guardie Svizzere, senza dir parola, incrociavano l'alabarda:
« Proibito entrare! ».
Le
donne dalle braccia nude, o dalla veste poco decente, erano costrette a tornare
indietro, per affittare un velo o uria veste nei vicini negozi.
Quando
il Sommo Pontefice stava per apparire nel grande salone, tutti i pellegrini ci
mettemmo in ginocchio e cominciò il rigoroso silenzio.
Tutto
si svolse nel piú perfetto ordine. Piú di una volta, riandando con il pensiero
a quell'udienza, mi son detto: Davanti al Rappresentante del Cristo in terra,
che quantunque Papa è sempre un uomo, quanta decenza per comparire davanti
a lui, quanta modestia, riverenza e silenzio!... Nelle Chiese non abbiamo il
Vicario di Gesú, ma il Cristo stesso vivo e vero, sotto i Veli Eucaristici!...
E perché tanta differenza di trattamento?... Comportarsi meglio davanti al
Papa, anziché davanti a Dio!!! Che stranezza!
Decenza,
modestia e silenzio, devono servire ad ottenere, il fine principale dell'andata
in Chiesa, che è la preghiera.
-
Sta scritto: La mia Casa sarà chiamata Casa di orazione! (Matt., XXI, 13).
Andare in Chiesa e non pregare, sarebbe un tempo sprecato. Dall'ingresso
all'uscita dal Tempio, la mente ed il cuore devono essere rivolti
all'Altissimo Iddio, il quale ha in mano tutti i tesori ed è disposto a
darne, in proporzione alla fede ed alla preghiera.
Come
può occuparsi il tempo in Chiesa? A chiedere perdono a Dio dei propri
peccati; a domandare grazie per sé, per la famiglia e per i traviati; ad
ottenere la buona morte agli agonizzanti ed il suffragio ai defunti... Quante
grazie da strappare all'Onnipotente!
Qualunque
preghiera è buona, purché sgorghi sinceramente dall'animo. Chi non è capace
di parlare a Gesú spontaneamente, si serva di qualche libretto di devozione.
Si
potrebbe meditare la Passione di Gesú, ovvero leggere qualche pagina di libro
religioso.
Se
si svolge, qualche sacra funzione, è cosa buona che si segua per prenderne viva
parte.
Alle
anime pie vorrei consigliare una buona pratica da seguire, specialmente nei
giorni festivi ed in occasione di grande concorso di popolo in Chiesa. Putroppo,
tanti si comportano male: Si pensi a riparare per i profanatori!
Se
diverse anime dicessero a Gesú: Ti offro, o Dio, le mie preghiere, la Messa e
la Comunione ... in riparazione delle irriverenze che si stanno commettendo nella
tua Casa! - oh, come sarebbe contento Gesú! Dimenticherebbe i dispiaceri di
tanti, che si dicono suoi figli e che in realtà non lo dimostrano!
Poiché
si parla di preghiere in Chiesa, giova sapere quali possano essere le migliori
e le piú importanti.
Gesú
Cristo ha insistito su due in particolare: su quella dell'umiltà e sull'altra
della carità. Riporto le parole del Vangelo.
-
Due uomini salirono al Tempio per pregare l'uno era fariseo e l'altro pubblicano.
Il fariseo, ritto in piedi, pregava dentro di sé cosi: Ti ringrazio, o Dio, perché
io non sono come gli altri uomini, rapaci, ingiusti, adulteri; e nemmeno come
quel pubblicano. Io digiuno due volte la settimana; pago le decime su tutto il
mio reddito! -
Il
pubblicano invece se ne stava lontano e neppure osava alzare gli occhi al Cielo,
ma si picchiava il petto dicendo: O Dio, perdona a me peccatore! -
Io
vi dico, conclude Gesú, che questi ritornò a casa sua giustificato, a differenza
dell'altro, perché chiunque si esalta sarà umiliato e chi si umilia sarà
esaltato! - (Luca, XVIII, 10).
Quanti
stanno in Chiesa e pregano con superbia! Iddio disprezza questa gente!... -
Signore, perché non mi concedete questa grazia? Io sono sempre in Chiesa, non
sono di cattiva condotta come altri; eppure ai cattivi fate grazie ed a me
no!... -
Tali
anime superbe imparino a pregare! Davanti a Dio bisogna umiliarsi, riconoscere
la propria miseria e non avere pretese. In Chiesa danno gloria a Dio e ricevono
grazie, coloro che pregano con vera umiltà.
Preghiera
molto gradita a Dio è quella fatta per il prossimo, specialmente se nemico.
Pregare per chi ci fa del male, è un dovere. Dice Gesú: Pregate per quelli che
vi perseguitano - (Matteo, v, 44).
Chi
entra in Chiesa e nutre odio nel cuore e non è fermamente risoluto di perdonare,
rende nulla la sua preghiera. Dice il Signore: Se tu stai per fare la tua
offerta all'Altare ed ivi ti ricordi che il tuo fratello ha qualche cosa contro
di te, lascia li la tua offerta davanti all'Altare e va' prima a riconciliarti
col tuo fratello; poi ritorna a fare la tua offerta. (Matt., v, 23).
Le
parole di Gesú significano che quando ci presentiamo a Dio, o per fare un dono
o per innalzare una preghiera, specialmente nella sua Casa, dobbiamo deporre
ogni odio.
Taluni,
che si dicono religiosi, non comprendono o non vogliono comprendere la
importanza del perdono.
All'ingresso
della Chiesa, s'incontrano due fratelli o due sorelle; sono in lite tra loro per
la divisione dell'eredità; da tempo si odiano e neppure si danno il saluto.
Ma
perché essi entrano nel Tempio? Perché vanno ad ingannare Dio? ... Se vogliono
stare degnamente in Chiesa, facciano subito la pace; approfittino dell'incontro
nella Casa di Dio per dimenticare il passato!
Due
donne vanno a comunicarsi; una prende posto alla balaustrata e l'altra, per non
starle vicino, s'inginocchia al lato opposto; una è suocera e l'altra è
nuora.
Non
c'è religiosità senza perdono delle offese. Non si vada dunque in Chiesa,
quando non si ha la volontà di perdonare.
Il
termometro della religiosità di chi va in Chiesa, è la rinnovazione dei
costumi. Chi esce dal Tempio senza miglioramento spirituale, dimostra di non
apprezzare la visita alla Casa di Dio. Bisogna uscirne sempre piú buoni,
disposti a fuggire il peccato, piú uniformati ai voleri di Dio nelle contrarietà,
piú pazienti e piú benevoli con il prossimo.
Si
presentano ora delle norme pratiche. Entrando nella Casa del Signore, si allontanino
dalla mente i pensieri inutili. Diceva S. Bernardo, mettendo piede in Chiesa:
Pensieri di affari temporali, restate qui, vicino alla porta! All'uscita vi
riprenderò!
All'ingresso
del Tempio, c'è il fonte con l'Acqua Benedetta. E’ bene intingere con la mano
e fare il segno della Croce con devozione. Questo segno con l'Acqua Santa e un
sacramentale, per cui vengono rimessi i peccati veniali, anche senza la Confessione.
Per ottenere tale effetto salutare è necessario che si chieda perdono a Dio di
tutte le venialità e si prometta di evitarle in avvenire. Se manca questa
disposizione, il sacramentale non produce il suo effetto.
Chi
entra in un'abitazione, per prima cosa rivolge il saluto al padrone di casa. Cosí
il primo saluto si dia a Gesú Sacramentato, Padrone Supremo. Come fare ciò?
Si pieghi il ginocchio verso l'Altare ov'è riposto il Santissimo Sacramento;
contemporaneamente si dica qualche giaculatoria: « Sia lodato e ringraziato
ogni momento, il SS. e Dívinissimo Sacramento! ».
Dimostrano
di avere poca fede ed essere troppo ignoranti di Religione, coloro che,
entrati in Chiesa, vanno ad inginocchiarsi ed a pregare davanti all'Altare di
un Santo, senza aver prima fatto ciò davanti al Tabernacolo. Prima si saluta
il Padrone e poi i suoi Servi.
In
Chiesa si osservino le norme del galateo, cioè non si faccia rumore con le sedie
e non si spunti a terra. Non si dia molestia ad alcuno.
Se
ha luogo la predica, oppure se il Sacerdote dà qualche avviso, s'interrompa
la preghiera privata e si presti attenzione alla parola di Dio. Non sono perciò
da lodarsi quelli che continuano a pregare od a leggere, mentre il Sacerdote
parla ai fedeli.
Se,
mentre si sta in Chiesa, viene esposto Gesú Sacramento, o per le Quaranta Ore
o per la Benedizione Eucaristica, ovvero si fa la Consacrazione nella Messa o
si distribuisce la S. Comunione, allora è prescritto stare in ginocchio è
pregare devotamente, essendo questi i momenti piú preziosi e solenni.
Prima
di uscire dalla Chiesa, si rivolga di nuovo il saluto a Gesú Sacramentato con
la genuflessione ed è bene dire: Angelo mio Custode, mentre io sono lontano
dalla Chiesa, fa' tu compagnia a Gesù per me! -
Quando
si passa davanti a qualche Chiesa, se le occupazioni lo permettono, si entri
per pochi istanti e si dica qualche preghiera a Gesú ed alla Vergine.
Com'è
accetto a Dio questo atto di delicatezza! Come benedice Gesú quest'anima!
Si faccia ciò, specialmente quando si hanno affari importanti da sbrigare; è
il segreto della buona riuscita.
Chi non potesse entrare in Chiesa, o per l'urgenza degli affari o perché la porta è chiusa, dia almeno un pio saluto a Gesù, scoprendo il capo, se uomo, ovvero facendo un leggero inchino; accompagni questo atto esterno con qualche giaculatoria. Gesú, sebbene chiuso nel Tabernacolo, controlla tutto e resta riparato dell'indifferenza di tanti passanti.
Se
dalla propria abitazione, dalla finestra o dalla terrazza, si scorge qualche
Tempio, è cosa ottima durante il giorno rivolgervi lo sguardo con qualche pia
invocazione.
Oh,
se tutti comprendessero il grande onore che Iddio fa agli uomini rimanendo in
mezzo a loro nel Tempio, come si comporterebbero diversamente!
PARTE
TERZA
È
il 1° maggio, 1953,... domenica. I muri delle vie di Roma sono tappezzati di
manifesti. Si fa un gran parlare della prossima partita di calcio « Italia -
Ungheria ». Fervono i lavori di preparazione. Ultimi posti alla Stadio: L. 500;
primi posti: L. 25.000. Le richieste sono numerosissime e, pur di vedete la
partita, tanti si sobbarcano a pagare L. 35.000.
L'attesa
è smaniosa. Circa novantamila persone assistono alla gara, che si conclude
con la vittoria dell'Ungheria.
Per
questa massa di popolo, il giorno del Signore, la domenica, passa in seconda
linea o in dimenticanza.
Tutti
questi tifosi hanno ascoltato la Santa Messa? Chi ha preso parte all'istruzione
religiosa, che i Parroci fanno ai fedeli? Chi ha purificato oggi la coscienza
con il Sacramento della Confessione? Chi ha ricevuto la Santa Comunione? Chi ha
dato oggi gloria a Dio, pregando piú degli altri giorni e compiendo qualche
opera di carità? ...
Se
si rivolgessero domande alle novantamila persone raccolte nello Stadio, moltissime
riderebbero ironicamente, altre resterebbero indifferenti e solo un piccolo
numero forse potrebbe dire: Anche oggi ho compiuto i miei doveri religiosi. -
Ma
non sono soltanto a Roma e nei grandi centri simili partite! Ogni cittadina,
anzi ogni borgata, organizza per la domenica pomeriggio la partita di calcio.
Nel
giorno di festa hanno luogo le gàre automobilistiche, le corse ciclistiche,
le gite in montagna...
Tutte
le sale cinematografiche sono in attività straordinaria, proprio la domenica.
Le
sale da ballo sono popolate specialmente nei giorni di festa.
Ci
si domanda: E’ lecito il divertimento?. Sí, purché non ci sia pericolo per
la moralità e purché sia in moderata dose. Quindi, i divertimenti collettivi o
privati, anche di festa, non sarebbero un male. Il vero male invece è il far
consistere la festa solo negli spassi, trascurando i doveri religiosi, oppure
compiendoli senza frutto spirituale.
Oggi
rivive il paganesimo in tutte le sue forme e, con la scusa dell'evoluzione e del
progresso, si mette sotto i piedi uno dei piú grandi comandamenti di Dio « Ricordati
di santificare le feste! ».
L'uomo
non può abolire la legge divina o modificarla a suo capriccio; se egli
pretende di mettersi contro il Creatore, ridendosene del suo Comandamento, si
troverà male, come molto male si trova al presente questa società
paganeggiante, che alcuna fatica, cessò di creare al settimo giorno, per fare
comprendere agli uomini di riposarsi anche loro dopo sei giorni di lavoro.
Il
popolo Ebreo lasciò l'Egitto per ritornare in Palestina, sotto la guida di Mosè.
Nel viaggio mancava di cibo e Mosè ottenne da Dio la « manna », cioè il cibo
particolare, che ogni notte calava dal cielo, simile alla neve che fiocca.
Affinché gli Ebrei rispettassero il giorno festivo, Iddio non mandava la
manna nella notte precedente alla festa, ma si doveva raccoglierne il doppio
il mattino innanzi. La manna dopo un giorno brulicava di vermi; nel giorno di
festa si conservava inalterata.
Leggiamo
nell'Esodo: Mosè disse agli Ebrei: Per sei giorni raccogliete la manna, ma il
settimo giorno, essendo il giorno del Signore, non ne troverete. - Or nel settimo
giorno, essendo alcuni del popolo andati a raccoglierne, non ne trovarono. Ed
il Signore disse a Mosè: Sino a quando rifiuterete di osservare i miei
Comandamenti e la mia legge? Riflettete che vi ho dato il giorno di riposo e
per questo il sesto giorno vi dò doppia razione di cibo. Ognuno se ne stia
nella sua tenda e nessuno esca dalla sua dimora nel settimo giorno. Cosí il
popolo si riposò il settimo giorno. (Esodo, XVI, 26).
Quando
sul monte Sinai Iddio diede a Mosè le Tavole della Legge, giunto al terzo
Comandamento, cosí parlo: Ricordati di santificare il giorno del Signore! Per
sei giorni lavorerai e farai tutte le opere, ma nel settimo giorno, che è del
Signore Dio tuo, non farai alcun lavoro, né tu, né il tuo figlio, né la tua
figlia, né il tuo servo, né la tua serva, né il tuo giumento, né il
forestiero che è dentro le tue porte, perché in sei giorni il Signore fece il
cielo e la terra, il mare e quanto in essi si contiene, e nel settimo si riposò.
Dunque il Signore ha benedetto il giorno di festa e lo ha santificato. (Esodo,
XX, 8). È chiara la volontà di Dio sul suo giorno.
In
seguito il Signore disse a Mosè: Osservate il mio giorno, perché è santo
per voi. Chiunque lo profanerà, sarà punito con la morte; chi in tal giorno
lavorerà, perirà in mezzo al suo popolo. Custodiscano dunque i figli d'Israele
il mio giorno e lo celebrino nelle loro generazioni. E’ un patto sempiterno
tra me e i figli d'Israele, un segno perpetuo. (Esodo, xxxi, 14).
Da
lí a qualche tempo fu visto un uomo nella campagna a raccogliere legna nel
giorno sacro a Dio. Gli Ebrei, scandalizzati, lo trascinarono davanti a Mosè
per infliggergli una punizione.
Il
grande condottiero del popolo di Dio non sapeva che castigo dare al profanatore
e pregò l'Altissimo che si degnasse manifestarlo Lui stesso.
Si
potrebbe pensare: Iddio avrà detto a Mosè: Dici a quest'uomo che non ripeta il
fallo! - ovvero: Da' una qualsiasi punizione e poi lascialo libero! - Niente di
ciò! Il Signore, gelosissimo del suo giorno, per dare anche una lezione agli
Ebrei, disse a Mosè: Costui sia messo a morte e lapidato da tutta la
moltitudine, fuori del campo. (Numeri, xv, 25).
Cosí
terribile è Iddio? ... Eppure l'episodio è preso dalla Bibbia!
E
perché ai nostri tempi il Signore si mostra indifferente davanti alla profanazione
festiva? Chi lavora in campagna, chi costruisce, chi trascura la Messa! ... Ha
forse Iddio cambiato condotta? No! È immutabile! Può cambiare sistema di
castigo, ma non lascia impunita la colpa. Alle volte non punisce, perché nella
famiglia del profanatore c'è chi ripara; altre volte ritarda per
misericordia; ma il castigo presto o tardi verrà. Un contadino è colpito da
morte improvvisa, mentre lavora; un operaio resta mutilato di un braccio per
un infortunio; una fabbrica precipita; un incendio distrugge un magazzino...
Questi e tanti altri avvenimenti sono forse punizione della profanazione
festiva.
Dimorai
alcuni anni ad Ispica, centro agricolo. Raccomandavo agli uomini di non lavorare
di festa. Non riuscivo a convincerli.
-
Che male facciamo a lavorare la domenica? Purché non andiamo a rubare! Un
giorno d'autunno celebravo la Santa Messa. All'improvviso il cielo cominciò
ad oscurarsi; un colore rossastro pervase l'aria, forse per sabbia trasportata
dal deserto africano; un vento furiosissimo si riversò su tutta la zona,
portando via le tegole dai tetti ed abbattendo delle case. La campagna ebbe la
peggio: gli alberi di carrubbo, che sono la ricchezza di quella plaga, furono
divelti o rotti ... Finita la tempesta, la gente accorse in Chiesa. Allora io
dissi: Non si ascolta il Sacerdote? Ebbene, si fa sentire Dio! In mezz'ora nelle
vostre campagne avete perduto centinaia di milioni! Quanti anni per avere una
pianta fruttifera! Ed in breve, decine e decine di migliaia di piante sono state
abbattute! Per tanti anni si resterà privi del raccolto delle carrubbe...
Quando Iddio vuole arricchire la campagna, in una ora l'arricchisce; è Lui
che benedice la fatica. Quando invece la vuole distruggere, in pochi minuti la
sua potenza può farlo. Che serva a tutti di lezione quanto oggi è avvenuto! -
E
non sono castighi di Dio le grandinate, le siccità, gl'insetti che rodono le
radici o la corteccia degli alberi, le inondazioni di estese pianure? ...
Sono. è vero, avvenimenti naturali, però diretti dalla mente suprema del
Creatore.
Quando
nel 1846 alla Salette, in Francia, la Madonna apparve a Massimo Giraud ed a
Melania Mathieu, disse: Se il mio popolo non vuole rimettersi, io sono obbligata
a lasciar libera la mano del mio Divin Figlio. Essa è cosí forte e pesante,
che non posso piú trattenerla! Dio vi ha dato sei giorni per lavorare; ma non
si vuole santificare il settimo. E' questo peccato che appesantisce tanto il
braccio del mio Figlio. Per la profanazione festiva quest'anno il raccolto andrà
male nella Francia! - Il che si verificò.
Un
esempio di castigo privato.
Ero
entrato in una grande bottega, per dire al proprietario che la domenica lasciasse
libero il garzone, cosí questi avrebbe potuto andare alla Messa ed al Catechismo.
-
Qui tutti i giorni sono uguali! Non c'è né sabato né domenica! Si lavora sempre.
-
Eppure non va bene cosí!
-
A casa mia comando io!... - Dopo circa sei mesi s'incendiava la bottega.
Accorsero i pompieri e la gente. Andai anch'io. Mentre le fiamme ingigantivano,
pensavo: Infelice uomo! Quello che hai guadagnato in tutte le domeniche, lo
perdi in un'ora! ...
Non
gli bastò la lezione. Iddio si fece sentire daccapo. In un momento di distrazione,
il garzone si avvicinò troppo alla macchina del lavoro e gli si troncarono
quattro dita.
Il
padrone, temendo di essere arrestato per mancanza di vigilanza, fuggì dalla città.
In seguito dovette pagare una forte indennità.
Avrà
mai pensato quest'uomo, e cosí tanti altri, che con Dio non si scherza e che
profanare il giorno festivo è la rovina dell'individuo e della famiglia?
-
Ad
una donna chiesi: Lavorate voi nelle feste?
-
Prima non lavoravo affatto. In seguito, per guadagnare tempo, pensai di
utilizzare la domenica per confezionare il pane della settimana. Ma dopo
parecchie domeniche promisi a Dio di non farlo piú. Quando confezionavo il pane
di festa, mi riusciva sempre male: o non lievitava bene o si bruciava nel
forno o capitava qualche altro incidente. Confezionando invece il pane
durante la settimana, tutto procede bene!
-
Buono per voi, signora, che vi siete rimessa in ordine con Dio!
WETZEL
NARRA...
Ci
sono dei detti proverbiali, frutto di esperienza.
-
Quello che si guadagna la domenica, si perde il lunedí!
-
Del lavoro delle feste, il demonio si veste!
-
Lavoro di festa, non porta fortuna! Lo scrittore Wetzel racconta il seguente
episodio, di cui egli stesso fu testimonio: Una domenica in Rorscbach un contadino
conduceva un pesante carro su una via, mentre molta folla si recava alla Chiesa.
Ad un tratto un vecchio gridò al conducente: Ferma, ferma! L'ha messo sotto
le ruote! - Il carrettiere fermò subito i cavalli; guardò e poi chiese:
Insomma, che cosa ho messo sotto? - Rispose il vecchio: il terzo Comandamento di
Dio! E state attento che non andiate sotto anche voi! -
Queste
parole furono profetiche.
In
un viaggio che il carrettiere fece poco dopo, i cavalli s'imbizzarrirono; egli
cadde da cassetta e andò a finire sotto le ruote. Sfracellato orribilmente, fu
trasportato à casa, dove in breve morí. Ma poco prima di spirare, ricordando
le parole del vecchio, fece venire a sé i figliuoli e disse: Non
trasgredite mai il terzo Comandamento di Dio! Santificate sempre la festa! -
In
una via di Alessandria abitavano due calzolai, l'uno accanto all'altro. Quantunque
uno di essi avesse famiglia numerosa, stava benone ed andava sempre meglio;
l'altro invece, che doveva pensare a sé solo e che lavorava anche nelle feste,
andava di male in peggio. Una volta che questi si lagnava col compagno della sua
miseria e gli domandava come mai a lui le cose andassero bene, l'altro rispose:
Caro mio, io ho un fondo segreto, da cui attingo nei giorni di festa. - Fammelo
conoscere! -
La
prossima domenica lo condusse alla Messa. In Chiesa gli confidò: E’ qui il
mio fondo segreto: la benedizione di Dio! Non lavorando di festa e assistendo
alla Messa, Iddio benedice le mie fatiche durante la settimana! -
Il
giorno del Signore si santifica col riposo.
Nell'Antico
Testamento il riposo festivo era giunto all'esagerazione, tanto che gli Ebrei
accusavano Gesú Cristo di profanazione del giorno di Dio, perché nella festa
operava miracoli. Gesú chiarí il concetto del terzo Comandamento, rendendolo
piú soave: Il giorno di festa è stato fatto per l'uomo e non l'uomo per il
giorno di festa! (Marco, 11, 27). Non sciogliete voi il bue o l'asino dalla
mangiatoia per condurlo a bere, senza profanare il giorno di Dio? (Luca, XII,
15).
I
principî di morale in proposito si riconducono a questi: Nelle domeniche e
nelle feste di precetto sono proibiti i lavori servili. Sono tali le opere che
richiedono specialmente l'esercizio del corpo. I lavori intellettuali sono
leciti.
Perché
si possa lavorare nel giorno di festa, si richiede una forte ragione, veramente
grave; non basta la scusa: Del resto tutti lavorano senza scrupolo!
E’
grave colpa il lavoro festivo e peccano gravemente coloro che fanno lavorare.
Grande è la responsabilità dei genitori, dei padroni e dei superiori!
Chi
lavora, senza una vera necessità, soltanto un'ora o due, non pecca mortalmente,
ma è sempre in colpa davanti a Dio.
Chi
per ragione veramente grave dovesse lavorare, lo faccia nella maniera piú
segreta che può, per evitare lo scandalo.
Nel
dubbio se una necessità sia grave o no, si domandi al proprio Parroco la
dispensa, e non ad un Sacerdote qualsiasi, perché solo il Parroco ha la facoltà
di dare tale dispensa ai propri parrocchiani. Nelle feste sono permessi i
lavori che si fanno a beneficio di qualche Chiesa, purché la Chiesa sia povera
e mancante delle cose necessarie e puché tali lavori non si abbia modo di farli
nei giorni feriali. Se non ci sono queste condizioni, non è lecito lavorare
neppure per la Chiesa.
Il
riposo festivo non è fine a se stesso; serve a rinfrancare il corpo; ma lo
scopo principale è di pensare ai bisogni dell'anima e di dare gloria a Dio
compiendo delle opere di culto.
Sei
giorni si dedicano alle necessità del corpo; il settimo giorno, non essendoci
lo assillo del lavoro, è più facile provvedere alle necessità dell'anima,
cioè pregare di piú, esaminare la propria coscienza, ascoltare qualche
predica, prendere parte al Catechismo, leggere qualche buon libro...
Chi
si limita solo a non lavorare, solleva soltanto il corpo, come fanno del resto
anche le bestie, ma rende inutile all'anima il giorno di Dio.
Sono
prescritte le opere di culto.
Iddio
si è riservato un giorno alla settimana, per riscuotere atti di ossequio dagli
uomini.
La
prima opera di culto è la Santa Messa, cioè la rinnovazione incruenta, ma
reale, del Sacrificio della Croce.
Chiunque
nel giorno festivo tralascia di assistere alla Messa, senza un impedimento
veramente grave, si rende reo di peccato grave.
Sono
esenti da questo precetto i bambini, prima dell'uso di ragione. Commettono
peccato grave anche quelli che fanno trascurare la Messa ai propri dipendenti
senza una grande necessità, Ricordino questo i padroni e gli impresari.
Quante
scuse per esimersi dall'andare a Messa!
-
Non ho tempo! - Non è vero! Non hai la buona volontà! Hai il tempo di
rassettare la casa, di badare agli animali domestici, di chiacchierare e
sparlare del prossimo ... Perché non ti alzi prima dal letto? Perché non
ti sbrighi nelle faccende?... Tanti e tanti perché ci riescono? Davanti a Dio
che scusa porterai?
-
Il cielo è nuvoloso; c'è un po' di umido... La mia salute ne risentirebbe! -
Se realmente stessi male, se per condizioni speciali fisiche temessi un grave
disturbo alla salute, non peccheresti ad omettere la Messa.
Un
forte motivo scusa sempre. Ma se cosí non fosse, la tua scusa sarebbe nulla.
Quanti
non vanno a Messa per paura di un po' d'aria fresca! Invece al cinema vanno
anche sotto la pioggia e malgrado il vento!
-
Ascolto la Messa alla radio, stando in casa! - Non vale quest'audizione, perché
si richiede la presenza fisica, reale, al Santo Sacrificio.
-
Se mi trovassi in campagna il giorno precedente alla festa, sarei in obbligo
di ritornare in città per la Messa?
-
Chi si trova già in campagna il sabato o la vigilia di qualche festa, non è
tenuto ad ascoltare la Messa, tranne che possa fare ciò senza un grave
incomodo, cioè se la città fosse vicina, o se usufruisse di mezzi facili di
locomozione.
-
Non potendo assolutamente andare a Messa, si è tenuti a supplire con qualche
altro atto di culto? - Non ci sarebbe un vero obbligo; ma l'anima cristiana
dovrebbe sentire il bisogno di supplire in qualche modo, intensificando la
preghiera.
Sono
avanzato negli anni ed un dolce ricordo d'infanzia mi viene alla mente. È un
ricordo materno.
Avevo
nove anni quando presi parte ad una modesta gita in campagna, assieme ai miei
familiari. Vi si rimase dieci giorni. Giunta la domenica, essendo molto distante
la città, mia madre raccolse i componenti la famiglia ed i coloni tutti, per
innalzare qualche preghiera a Dio.
All'aperto
si recitò devotamente il Rosario. La mamma prima disse: Non possiamo andare
a Messa, ma possiamo pregare! Oggi recitiamo doppio Rosario. Che festa sarebbe
oggi, se pregassimo solo quanto nei giorni feriali?... -
Quanti
sono, al presente, coloro che dicono un Rosario in piú non potendo andare a
Messa?
Nei
giorni festivi, non basta andare alla Messa: occorre sapervi assistere.
Non
tutti quelli che vanno a Messa soddisfano al precetto festivo.
Non
è valida la Messa per coloro che vi giungono dopo 1'Offertorio, ovvero che vi
assistono chiacchierando quasi ininterrottamente, oppure stanno in Chiesa unicamente
per amoreggiare, contemplando le persone.
Sono
lodevoli coloro che ogni domenica si accostano alla Santa Comunione. Si
raccomanda di non confessarsi durante la Messa; ci si confessi prima o dopo.
L'assistenza
alla Messa deve produrre frutti salutari: proponimenti di vita piú cristiana,
piú esattezza nei doveri del proprio stato, maggiore carità verso il prossimo...
E’
necessario abituare i piccoli al rispetto del giorno del Signore. Quei
genitori che non si preoccupano di ciò, vedranno la cattiva fine dei figli,
perché questi cresceranno senza timore di Dio e a motivo della loro
irreligiosità rovineranno la famiglia, che a suo tempo metteranno su.
Peccano
quei padri e quelle madri che non si danno pensiero se i figli vanno o no al
Catechismo. Se non s'imparano da piccoli le nozioni fondamentali della Religione,
quando il cuore è più disposto, quando si apprenderanno? E poiché i ragazzi
e le ragazze non sono in grado di comprendere tutta l'importanza dell'istruzione
religiosa, la responsabilità cade sui genitori.
Ero
ragazzo anch'io; i miei genitori non si contentavano che andassi puntualmente
alla Messa; erano vigilanti affinché al pomeriggio della festa andassi al Catechismo.
Se qualche volta, distratto dal giuoco, non avvertivo il suono della campana,
subito mi si diceva: È tempo di andare in Chiesa! -
Sono
Sacerdote; ma se nell'infanzia avessi trascurato di frequentare le lezioni
della Dottrina Cristiana, forse Iddio non mi avrebbe dato la vocazione
sacerdotale. Devo quindi essere grato alle premure dei miei genitori.
Come
occupare il giorno festivo?
Oltre
all'intervenire alla Messa, si attenda a qualche pia lettura, perché l'anima
ha bisogno di pascolo spirituale.
Si
prenda parte all'istruzione parrocchiale. Non si dica mai: Ho troppa istruzione
religiosa!... -
Si
compia nel giorno del Signore qualche atto di carità particolare, come sarebbe:
visitare una persona ammalata, dare un po' di cibo a famiglia bisognosa ...
Questi
atti di carità santificano assai la festa.
Non
dispiace a Dio che si prendano degli onesti svaghi, sempre però nei limiti
della moderazione.
Vorrei
fermare l'attenzione del lettore sulla necessità di riparare Dio dei peccati
che si fanno nei giorni di festa.
Il
giorno di Dio suole essere il piú profanato dalla colpa: lavoro festivo,
Messe tralasciate, irriverenze in Chiesa, divertimenti illeciti, risse e
scandali, giuoco, bettola, ecc ...
Le
anime pie riparino cosí:
I°
Offrire tutte le opere buone della festa come atti di riparazione; a tale fine
si diriga specialmente la Santa Messa e la Comunione.
II°
Potendo, si ascolti una seconda Mes-
sa,
in riparazione di coloro che la tralasciano.
III'
Nella serata della festa, essendo il tempo di maggiori peccati, si faccia qualche
Ora Santa riparatrice, anche privatamente in casa.
Si
ricordi quello che Gesú diceva ad un'anima privilegiata: Un'anima può riparare
per molte anime!
FINE