(RITORNA ALLA HOME PAGE)

 

TRE PIAGHE CANCRENOSE

DON GIUSEPPE TOMASELLI 

INTRODUZIONE

Tutti i Comandamenti di Dio sono im­portanti; meritano però il primo posto quelli. che regolano i rapporti tra la crea­tura ed il Creatore.

Nella società si parla di diritti e si pro­testa contro chi osasse violarli. Individui e famiglie brigano e sollecitano i magistra­ti a dare la sentenza contro chi non rispet­ta i diritti dei cittadini; capi di nazioni minacciano guerra per reclamare i diritti dei propri sudditi... A ciascuno si dia ciò che spetta!

E Dio, Giustizia infinita, non reclamerà i suoi diritti? È da pazzi pensare il con­trario! ...

Questo scritto si propone di ricordare:

il rispetto al nome santo di Dio;

II° la massima riverenza nel tempio, che e la dimora dell'Altissimo;

III° il dovere di santificare la festa, che è il giorno del Signore.

Possano queste pagine essere un poten­te lievito religioso nella massa dei fedeli!

 

PARTE PRIMA

 

LA BESTEMMIA

 

UN COLLOQUIO

Diffondevo un cartoncino contro la be­stemmia ed in diverse Diocesi la Campa­gna Antiblasfema aveva apportato frutti soddisfacenti. In quel periodo ebbi l'op­portunità d'intrattenermi a colloquio con Monsignor Francesco Iturriza, Vescovo di Coro, nel Venezuela. Gli proposi di dif­fondere anche nella sua Diocesi il carton­cino antiblasfemo, traducendo in castiglia­no la dicitura.

Il Vescovo mi guardò meravigliato e soggiunse: Fare nel Venezuela la lotta con­tro la bestemmia?... Sarebbe ridico­lo! ... Là non esiste la bestemmia!

- Eccellenza, dite davvero?

- Nessuno bestemmia e non si com­prenderebbe la dicitura di questo carton­cino!

- Per noi Italiani è grande sorpresa tale asserzione.

- Lo credo! La bestemmia è la piaga della vostra Italia.

- Eccellenza, presto entrerà questo vizio nel Venezuela, perché migliaia d'Ita­liani sono già andati in quella nazione in cerca di lavoro. -

Questo colloquio si svolse a Messina nel 1952.

In Italia si suole dire: Il tizio bestem­mia come un Turco! - In realtà i Turchi non sogliono profanare il nome di Dio. Piuttosto all'estero si dice: Il tale bestem­mia? ... Dev'essere un Italiano!

In diverse regioni d'Italia, come in To­scana, l'insulto al nome di Dio è piú ac­centuato che altrove. Ci sono però anche nella nostra patria di colóro che lottano contro la bestemmia a tutto potere.

 

SULL'AUTO

Siamo nelle vicinanze di Trapani. L'au­to è in corsa sulla strada nazionale ed i passeggeri parlano sommessamente. Allo improvviso si ode una bestemmia contro Dio e, subito dopo, un'altra ... È un o­peraio indispettito.

Si alza un viaggiatore, Maresciallo dei Carabinieri in ritiro, si presenta all'ope­raio e lo investe: Basta! Se dite ancora una bestemmia, vi cambio i connotati!

- Che importa a voi se io bestemmio? - Avete offeso me!

- Ma se neppure vi conosco!

- Avete offeso me e guai se piú be­stemmiate! ... Se voi insultaste mio pa­dre o mia madre, io mi sentirei in diritto di rompervi il muso! La loro offesa sareb­be mia! ... Per me Iddio è più che il pa­dre e la madre; l'insulto che fate a Dio è come se lo faceste a me!...

- Ma siete strano!

- E voi siete un corno ... perché li­scio, duro e vuoto!...

- Misurate i termini!

L'operaio tenta di prendere la pistola, ma l'ex Maresciallo lo rende impotente. - Non vi getto dallo sportello, per­ché mi fate pena!...­

I presenti intervengono e si calmano le acque. Dopo mi son sentito in dovere di dire all'ex Maresciallo: Avete fatto bene a metterlo a tacere; ma non occorre arri­vare a questi estremi!

- Reverendo, quando sento una be­stemmia, mi pare di ricevere uno schiaffo! Sopporterei forse uno schiaffo, ma non un insulto fatto a Dio!

 

L'ORDINE DIVINO

Il nome rappresenta la persona; quin­di il disprezzo del nome è rivolto alla persona.

Chi piú di Dio merita onore? Quale nome piú santo esiste in Cielo e nell'uni­verso? Eppure, nessun nome è tanto ol­traggiato quanto quello di Dio! Quanti scellerati e sanguinari registra la storia! Chi però insulta il loro nome?

Il Signore ha dato dieci Comandamenti; siccome gli sta tanto a cuore il rispetto al suo nome, prima di ordinare: « Onora il padre e la madre! »; « Non ammazzare! »; « Non rubare! », ha ordinato: « Non use­rai invano il nome del Signore Dio tuo, perché il Signore non terrà per innocente chi avrà usato inutilmente il nome del suo Dio! » (Esodo, XX, 7).

In seguito il Signore disse a Mosè: Di­rai ai figli d'Israele: Chiunque maledirà il suo Dio, porterà il suo peccato. Chi bestemmia il nome del Signore, sarà mes­so a morte; lo dovrà uccidere a sassate tutto il popolo! (Levitico, XXVIV, 15).

Se la disposizione divina, data agli E­brei nell'Antico Testamento, si dovesse attuare oggi in tutto il mondo, quanta stra­ge dovrebbe farsi di uomini e di donne! Gesú Cristo, l'Uomo-Dio, ha insegnato la preghiera per eccellenza, il Pater No­ster. In breve ha detto quali favori chiede­re al Divin Padre. Sette cose si domanda­no a Dio nel Pater ... : « Il pane quoti­diano ... Il perdono dei peccati » ecc. Pe­rò la prima cosa che Gesú ha insegnato a chiedere è questa: « Padre nostro, ... sia santificato il tuo nome! ».

Dalla Sacra Scrittura appare chiaramen­te quanto Dio sia geloso dell'onore del suo nome.

 

IL CODICE PENALE

I capi di governo non sogliono punire i bestemmiatori. Chi insulta un uomo, può essere querelato; chi insulta Dio, no!...

In Italia c'è l'Articolo del Codice Pena­le « 724 » che colpisce il bestemmiatore con una multa o con il carcere. Ma quale conto si fa di questa legge? I bestemmia­tori sono cosí accecati e pazzi, da meravi­gliarsi che ci possa essere un Articolo del Codice Penale contro di loro!

Un tempo, non lontano, si tentò di mul­tare i pubblici bestemmiatori; ma si do­vette desistere dall'impresa, perché tante guardie, nell'atto stesso di fare il verba­le, bestemmiavano piú dei semplici citta­dini.

Se la bestemmia non è punita dagli uo­mini, è punita però da Dio e con piú ri­gore di quanto si possa immaginare.

 

PAROLE DELLA MADONNA

Nel 1917 tre fanciulli, Francesco e Gia­cinta Martu con la cugina Lucia Dos San­tos, pascolavano alcune pecorelle nelle vi­cinanze di Fàtima. Apparve loro la Vergi­ne Santissima, la quale disse: La guerra che si combatte in Europa, volge alla fi­ne… Se non cessa la bestemmia, ci sarà un'altra guerra piú terribile, però sotto l'altro Pontificato.

Sappiamo quali stragi si siano verifica­te dal 1939 al 1945! Disagi, sfollamenti, fame, incursioni, corpi umani ridotti a pezzi, intiere città distrutte! ... Chi può negare che la guerra sia un grande fla­gello di Dio? Secondo le parole della Ma­donna, la causa principale della guerra mondiale è stata la bestemmia.

 

UN MILITARE

Nel 1921 attraversavo sul traghetto lo stretto di Messina; ero ancora giovane stu­dente. Rivolsi la parola ad un militare, che dapprima si mostrò educato, ma subi­to dopo mi apparve quale era. A sangue freddo, senza alcun pretesto, pronunziava orribili bestemmie, intercalandole nel di­scorso .... come riempitivo.

- E perché bestemmi? - Oh, ti meravigli?

- Certamente! È un pessimo vizio profanare il nome di Dio!

- Anch'io, sai, ero come te quando stavo in famiglia; mai una bestemmia. Ma adesso che son militare, sí che bestemmio; in caserma fan tutti cosí! ... Ed anche tu, quando sarai nella vita militare, impare­rai a bestemmiare! -

Ricordo che quel militare mi lasciò tri­stissima impressione!

Quando l'anno appresso trascorsi un giorno nella caserma della Maddalena, a Messina, constatai la realtà dell'afferma­zione di quel militare. Quasi tutti bestem­miavano, soldati e sottufficiali ... e que­sti ultimi più dei primi.

Era forse quella l'unica caserma, ove albergava la bestemmia? ... Tutt'altro! Ad un Tenente Medico, molto religio­so, consegnai una volta alcuni cartoncini antiblasfemi. - Abbiate la bontà di col­locarli negli ambienti, ove avete dell'au­torità. -

In seguito il buon ufficiale mi diceva: Avevo messo un cartoncino in una came­rata. La dicitura « Qui non si bestemmia » la trovai corretta, perché fu cancellato il « non » e tutti leggevano « Qui si bestem­mia! ».

 

DIO NON PAGA IL SABATO... MA PAGA!

Un reggimento di fanteria è nella caser­ma. Prima che la sirena abbia annunziato l'incursione, le bombe sono state sgan­ciate. Morti e feriti. Le auto-ambulanze sono cariche di corpi umani sanguinanti. Poveri soldati!…

Quel Dio, che avete bestemmiato con tanta sfacciataggine, quel Dio, che vi sem­brava sordo e non curante, non vi ha pa­gato nell'atto della colpa... ha pazienta­to!... È giunta però l'ora della sua giu­stizia!

Una nave trasporta migliaia di soldati. Infierisce la guerra ed il nemico sta in agguato. Si avvistano due siluri ed il ca­pitano non riesce ad evitarli. Due formi­dabili scoppi e la nave comincia a pren­dere acqua. Si chiudono le porte dove stanno le macchine, affinché nessun mac­chinista lasci il posto; gli altri tentano di salvarsi. Chi si getta in mare, chi si sui­cida, chi impazzisce per lo spavento ... Frattanto s'incendia la « Santa Barbara » ed una pioggia di proiettili semina la stra­ge sulla stessa nave. Lentamente il convo­glio si affonda e sparisce nel gorgo del mare.

Miseri naufraghi, che lottate con la mor­te, fra non molto sarete cibo dei pesci!... Le bestemmie vomitate contro Dio, for­se nel momento d'imbarcarvi, hanno atti­rato i -fulmini divini! ... Con Dio non si scherza!

 

SCHIARIMENTO

Poiché si parla dei castighi del Signore, conviene dare una delucidazione. Dio è sapientissimo e fa tutto con peso e misu­ra. La sua bontà è immensa e la dimostra col sopportare il bestemmiatore. Potrebbe colpirlo nell'atto della bestemmia e non lo fa, anzi continua a beneficiare il peccato­re. Quando però la misura è al colmo, la divina giustizia fa il suo corso. Sono quin­di stolti coloro che dicono: No, Dio non punisce! Egli è molto buono!... - Co­storo confondono la bontà con la dabbe­naggine e vorrebbero negare a Dio il pote­re della giustizia.

Quando piove, piove su tutti. Allorché la bestemmia è troppa, o in una famiglia, o in una città, o in una nazione, per il principio di collettività, il castigo cade su tutti! I colpevoli ricevono la punizione ed il richiamo, mentre gl'innocenti acquista­no il merito della sofferenza.

Potrebbe però accadere che un bestem­miatore scampi da un pericolo, mentre un innocente sia coinvolto in una sciagura. Dio ha i suoi santi fini.

 

UNA SFIDA A DIO!

Chi può penetrare i disegni di Dio? La mente umana è cosí piccina!

Nella notte del Natale del 1908, a Mes­sina, si muoveva la processione religiosa, dalla Chiesa dell'Immacolata. L'immagine di Gesú Bambino era trasportata con de­vozione ed i fedeli pregavano e cantavano inni sacri.

Le diverse Logge Massoniche della cit­tà idearono una parodia: portare contem­poraneamente in processione un gatto, ri­coperto da una vesticina.

Si attuò l'empio disegno, per insultare Gesú Bambino. La stampa massonica ave­va sfidato l'Onnipotente Dio ed aveva dif­fuso questo scritto: « Se tu esisti, o Dio ignoto, manda a tutti un terremoto! ».

Il Signore controllava le bestemmie e lasciava fare. La sua misericordia atten­deva forse dai buoni una maggiore riparazione. I cattivi se la ridevano, commen­tando la processione del gatto.

Tre giorni dopo, quasi alla stessa ora in cui si era chiusa la processione, mentre era ancora buio, un potentissimo terremo­to fece traballare Messina. Crollarono le fabbriche. Si ripeterono altre violente scosse e tutta la città divenne in pochi i­stanti un grande cimitero: ottantamila morti! ...

La sfida dell'uomo fu accettata da Dio!

 

DIO SI SERVE DELLA NATURA

Diceva il poeta tedesco Ibeine: Di be­stemmie è intessuto a filo a filo il nostro pane e sono cementate di bestemmie le no­stre case. - Questo detto pare esagerato; tuttavia potrebbe verificarsi in certe catè­gorie di lavoratori. Applichiamolo, ad e­sempio, all'agricoltore.

Sino a mezzo secolo fa, molti agricolto­ri, almeno in Sicilia, durante il lavoro sollevavano la mente a Dio e cantavano in co­ro lodi sacre; oggi non piú, anzi non pochi bestemmiano.

Il Signore tiene conto di tutto ed alle volte risponde alla bestemmia con qualche castigo individuale: una caduta dal giu­mento, un infortunio nel lavoro, un lutto in famiglia, la casa che crolla, un incen­dio ... Spesso trattiene la mano punitrí­ce, perché la moglie o i figli del bestem­miatore pregano e riparano. Alle volte manda un castigo collettivo, specialmente quando le bestemmie sono piú esecrande e numerose. Siccome il flagello di Dio non giunge nell'atto della bestemmia, gl'igno­ranti e gl'irreligiosi dicono: Fenomeni di natura! – E’ vero che è la natura che a­gisce, ma sempre in conformità ai voleri divini... Per parecchi mesi non piove; il raccolto è minimo. Un anno di completa siccità; ecco la fame. Mentre la campagna promette un ottimo raccolto, ecco una grande alluvione; tutto distrutto. Gli alberi sono carichi di frutta; una grandinata guasta tutto... un violento ciclone schian­ta anche gli alberi.

Chi ha fede, mentre c'è un cataclisma, o una forte perturbazione atmosferica, pre­ga e fa voti per placare la Divinità; è proprio la preghiera umile e fervorosa il contrappeso alla bestemmia.

In questi ultimi anni si sono effettuate delle memorande alluvioni; il Papa ha detto all'occasione trattarsi di castighi di Dio. E non è proprio la bestemmia il pec­cato piú grave, cioè l'insulto diretto al Creatore? Dunque, i piú grandi castighi che piombano sulla terra, o nelle famiglie o nelle città, sono da attribuirsi alla be­stemmia.

 

DIO SOLO È GRANDE!

Un mio amico, tedesco, molto religio­so, mi diceva: A Berlino ho ascoltato un discorso di Hitler. Fra l'altro diceva: La nazione è la Divinità; io sono l'esponente della nazione, dunque sono il vostro Dio!... Io guiderò il popolo alla gloria e segnerò i confini della nuova Europa sopra sterminati cimiteri! -

Un uomo si conferisce l'attributo di Dio e ha la pretesa di ricevere gli onori divini, quale sarebbe l'incensazione! E non è questo un enorme oltraggio a quel Dio, che Lui stesso si dice geloso del suo nome? Perché non risponde ad Hitler, verme di terra?

Dio sa quando e come rispondere! ... La nazione tedesca è vinta e calpestata dai nemici; il suo capo è sparito ed è igno­rata da tutti la sua fine!

Dio solo è grande!

 

PER SEI MESI... MUTO!

Ero a Riesi (Caltanissetta) e mi toccò: assistere un ammalato grave. Di robusta corporatura, nel fiore degli anni, lottava con la morte. I parenti mi dissero che da sei mesi aveva perduto la parola.

Dopo qualche tempo l'infelice moriva. Mentre andavo a benedire il cadavere, un tale mi diceva: Reverendo, questo morto è stato il piú grande bestemmiatore di Riesi. Quando cominciava le sue litanie, fa­ceva scendere tutti i Santi del Paradiso! -

Pensai subito: Ora comprendo perché Iddio gli tolse la loquela per sei mesi e forse gli abbreviò la vita! ...

 

DAL GIORNALE

Qualche volta il Signore colpisce sullo istante chi lo bestemmia, per dare una le­zione. Riporto qualche episodio.

Il giornale « L'Eco d'Italia » di Geno­va, nel maggio 1902 scriveva: Vicino al­la Chiesa di San Teodoro, mentre i fedeli uscivano dal Tempio, avvenne un caso impressionante. Poco distante dalla Chie­sa stava un individuo, il quale era irritato a vedere tanta gente religiosa. Cominciò ad imprecare contro i frequentatori della Chiesa e poi a bestemmiare contro Dio. I fedeli passavano dinnanzi a lui inorriditi. Ad un tratto il bestemmiatore tacque, di­venne pallidissimo- e contraffatto in vol­to; poi cadde al suolo come fulminato. Si cercò di soccorrerlo; ma fu inutile. Egli era cadavere. L'ira di Dio l'aveva colpito.

 

BRACCIO PARALIZZATO

Oltre che contro Dio, le bestemmie piú frequenti e piú ributtanti sono lanciate contro la Madonna. Gesú tiene fatto a sé quello che si fa alla sua Madre Santissima. Negli ultimi giorni di febbraio del 1889, i giornali di Napoli, anche quelli poco religiosi, pubblicarono un fatto accaduto a Liveri, provincia di Caserta. Il Corriere di Napoli riferiva: - Viveva a Liveri un certo Filippo Barone, uomo impetuoso, che bestemmiava sovente e dava scandalo in famiglia e fuori. Pochi giorni fa costui, dopo avere altercato con la moglie, bestemmiando, si rivolse all'immagine della Madonna e le scagliò un pezzo di stoccopesce, urlando: Non ti tengo per Madonna, se non mi fai seccare questo braccio! - Detto ciò, stra­mazzò a terra e rimase svenuto per circa mezz'ora. Quando si riebbe, si accorse che il braccio destro, col quale aveva commes­so l'oltraggio, era immobile e, strano a dirsi, cominciava a marcire. Il miserabile uomo, adagiato sul letto, fu assalito da forti sofferenze, sempre crescenti. L'altra ieri Filippo Barone cessò di vivere, con il braccio completamente roso dalla cancre­na. -

 

CASTIGO ETERNO

San Gregorio Magno riporta nei suoi scritti il castigo da Dio inflitto ad un ra­gazzetto di circa sette anni, il quale bestemmiava senza ritegno. Mentre un gior­no, nei pressi di Roma, inveiva contro il Signore, si aprí il terreno ed il bestemmia­tore fu ingoiato.

Quanti altri esempi si potrebbero ri­portare!

Fanno compassione quelli che dicono: Quel tale bestemmia e le cose gli vanno prosperamente! - Nessuno può sfuggire alla Mano Divina, la quale piú pazienta e piú terribile sarà nel punire.

I castighi temporali sono piccola cosa, in paragone all'inferno che è riservato a chi profana il nome di Dio!

Che cosa dirà il bestemmiatore quando, appena morto, comparirà davanti a Cri­sto? Quale sentenza favorevole può aspet­tarsi da Dio, che gli aveva dato la lingua per lodarlo ed invece egli l'ha adoperata per disprezzarlo?... C'è da tremare a ta­le pensiero!

Gesú dirà al bestemmiatore, spirato nell'impenitenza: Va' via da me, maledetto, nel fuoco eterno, preparato a Sa­tana e dai suoi seguaci! ... La tua lingua sarà rosa dai vermi sotto terra e l'anima tua sarà tormentata dall'eterno rimorso nell'inferno!... Come un demonio hai bestemmiato in vita; la sorte dei demoni ti è riservata nell'eternità ...

 

RIPARARE

Oh, come vorrei supplicare, non i be­stemmiatori, che sogliono essere duri co­me il macigno, ed anche ciechi, ma quelli che hanno da convivere con loro! Mi ri­volgo specialmente a tante spose e buone figliuole, che hanno la disgrazia di alber­gare in famiglia qualcuno di questi demo­ni in carne... sarà forse lo sposo... o il padre... o qualche fratello!...

Se vi sta a cuore la salvezza eterna di questi infelici, pregate per loro e ripara­te, affinché la Giustizia Divina non scagli i suoi fulmini sulla famiglia e, piú che tutto, affinché i bestemmiatori si ravve­dano!

Chi può, faccia celebrare, anche mensil­mente, una Santa Messa in riparazione delle bestemmie che si dicono in fami­glia. Chi non potesse fare ciò, si comunichi con frequenza allo scopo di riparare.

Si reciti in queste misere famiglie una preghiera particolare, giornaliera, che qui presento.

RIPARAZIONE CONTRO LE BESTEMMIE

(In forma di Rosario, in cinque poste)

Grani grossi: Diamo gloria, omaggio, onore a Gesú, il Redentore!

Alla Vergine Maria ed ai Santi lode sia! Padre nostro…

Grani piccoli: Signore vi benedico per quelli che vi maledicono!

O Vergine Immacolata, siate sem­pre benedetta!

In fine: Dio sia benedetto Dio sia benedetto. Benedetto il suo santo Nome. Benedetto Gesù Cristo, vero Dio e vero Uomo. Benedetto il Nome di Gesù. Benedetto il suo sacratissimo Cuore. Benedetto il suo preziosissimo Sangue. Benedetto Gesù nel SS. Sacramento dell'altare. Benedetto lo Spirito Santo Paraclito. Benedetta la gran Madre di Dio, Maria Santissima. Benedetta la sua santa e immacolata Con­cezione. Benedetta la sua gloriosa Assunzione. Benedetto il Nome di Maria, Vergine e Madre. Benedetto S. Giuseppe, suo castissimo Sposo. Benedetto Dio nei suoi Angeli e nei suoi Santi.

 

Si raccomanda questa preghiera a tutte le anime pie, per riparare non solo le be­stemmie della famiglia, ma pure quelle della propria città e del mondo intero.

Quando si presentò ai tre veggenti di Fatima il maestoso Angelo, per avvisare della prossima comparsa della Madonna, cosí parlò: Inginocchiatevi; baciate la ter­ra e ripetete con me: Signore, vi benedico per quelli che vi maledicono!

Questo particolare delle apparizioni di Fatima fa vedere l'efficacia della suddetta preghiera riparatrice.

 

CHI È IL BESTEMMIATORE?

Abbiamo parlato della bestemmia in ge­nere e dei castighi divini. Parliamo ora del bestemmiatore. A chi può paragonarsi colui che insulta la Divinità? Ad un grande villano!... Si dà tale titolo, poco onorifi­co, a chi insulta un uomo con facilità e senza provocazione. Chi dice ingiurie al Creatore degli uomini, merita piú che que­sto titolo.

Dalla bocca di persona educata non vengono fuori parole indecenti. E quale parola è più ineducata della bestemmia? Donde il detto: La persona educata non bestemmia!

 

UN PAZZO

Il bestemmiatore è un pazzo; crede di ragionare, ma in realtà non ragiona.

Tu, verme di terra, vomiti parolacce contro Dio!... Ma credi che esista Id­dio? ... No?... Ed allora non vedi che sei sciocco ad arrabbiarti contro uno che non esiste?! ... Non ti accorgi che sei si­míle ai pazzi? ...

Tu dici: Io credo che c'è Dio ed intan­to lo bestemmio! - Sei piú pazzo anco­ra! ... Tu sai che Dio è onnipotente; Egli tocca i monti ed essi fumano; comanda e trema la terra; davanti a Lui sono un nul­la tutti gli uomini e l'universo intero ... E tu osi metterti contro questo Dio?... Ma sei pazzo! ... In un attimo ha il pote­re di troncarti il filo della vita... basta che lo voglia! ... Come sarebbe ridicolo il moscerino che volesse battersi con il piú forte dei leoni, cosí sei ridicolo tu ad avventarti contro Dio! - Ed allora per­ché tremi e gridi: Mio Dio, aiuto! - quando un fulmine ti cade vicino, quan­do ti scoppia una bomba a pochi passi e quando avverti un terremoto? ... Non vedi come sei illogico? ...

Tu bestemmiatore, sei pazzo, perché fai un grandissimo male per guadagnare nulla! ... Il ladro pecca: almeno, secon­do lui, si procaccia un bene, cioè s'impos­sessa della roba altrui per usufruirne. Il disonesto pecca; almeno, sempre secondo lui, si procura dei piaceri. Ma tu, bestem­miando, che cosa guadagni? ... Proprio nulla! . . . E non sei dunque uno scioc­co? ...

Ti proponi forse di sfogare la rabbia? Ma dici allora altre parole, altisonanti, ma insignificanti!

 

UN DEGRADATO

L'uomo che profana il santo nome di Dio, è un degradato.

In una campagna vidi un asinello cari­co; il padrone lo seguiva e bestemmiava. Lo richiamai: Ma perché bestemmiate? - Perché l'asino va lento. - La colpa è vostra! Alleggerite il peso e dategli piú da mangiare! Vedrete che sarà più lesto!

- Nossignore! Bestemmio perché Dio non gli dà la forza di, camminare!

- Allora, permetttete che lo dica: poiché non ragionate, siete inferiore al vo­stro asino! -

Questo avvenne nei pressi di Lentini, ove certi contadini ed operai hanno la be­stemmia come condimento del loro lin­guaggio.

Il bestemimatore si comporta peggio del cane! Questa bestia rispetta il padro­ne e non morde chi gli dà un pezzo di pa­ne; sente, nel suo istinto, la riconoscenza. E tu, o uomo, non sai che quanto sei ed hai, viene da Dio? Non pensi che insul­tandolo, ti dimostri ingrato?

Mi trovavo in treno; era d'estate e nel­le ore piú calde. Un tale pronunziò delle bestemmie, dando a Dio pessimi titoli. A­vrei voluto intervenire, ma la prudenza mi trattenne. Dopo qualche istante si giun­se alla stazione. Il bestemmiatore, asseta­to, corse alla fontanella. L'acqua era fre­sca; dopo aver bevuto esclamò: Oh, che bella acqua! Mi sono ristorato! - Lo se­guivo con lo sguardo dal finestrino e pensavo: Mostro di uomo! I titoli che hai dato a Dio, spettano a te! ... Chi ha crea­to l'acqua che hai bevuto? ... Non è sta­to Dio?... Invece di dirgli: Grazie! - lo bestemmi! ... Sei piú ingrato dell'ul­timo cane della terra!...

 

PEGGIORE DEL DEMONIO

Ti ho detto, o bestemmiatore, che sei pazzo e degradato. Potrei dirti ancora che sei un demonio, anzi peggiore assai dei demoni! Vuoi vederne la ragione?

Il demonio si avventa contro Dio, quan­tunque invano, perché è sotto la mano della Divina Giustizia; è nel mare dei tormenti e non può sperare di riacquista­re il Paradiso.

Ma tu, misero mortale, ti metti contro Dio, mentre Egli conserva l'esistenza a te e ai tuoi cari, ti dà l'aria che respiri, il sole che ti riscalda e t'illumina, il pane che ti nutre ... e ti riserva un posto in Cielo, per andare a goderlo in eterno ... Con tutto ciò, tu lo bestemmi; quindi sei peggiore dei demoni! ...

 

RICORDO D'INFANZIA

Il bestemmiatore è il piú temibile de­gli uomini, cioè è capace di qualunque de­litto e di qualunque male. Invero, chi be­stemmia contro Dio, dimostra di non aver, paura di nessuno e, essendo capace di commettere il piú grande peccato (la be­stemmia), è capace di fare tutti gli altri.

D'ordinario il bestemmiatore è iracon­do e vendicativo; potrebbe quindi avven­tarsi contro chiunque; inoltre generalmen­te suole essere immorale, nelle parole e negli atti; è scandaloso, perché si fa mae­stro di iniquità; è superbo e non vuole sottostare ad alcuno.

Si comincia con la bestemmia e si può finire nel baratro.

Ero fanciullo. Udii una parolaccia contro Dio, pronunziata da un ragazzetto. Ri­masi male. Conoscendo la madre di co­stui, la feci chiamare a casa mia.

- Signora, ho da dirvi una cosa im­portante!

- Di che si tratta?

- Vostro figlio ha detto una bestem­mia contro Gesú. Correggetelo!

- E tutto questo voleva dirmi? - Vi pare poco?

- Avessi saputo, non sarei venuta!... Tanto traffico per una bestemmia! -

Il fatto mi rimase scolpito in mente: il figlio bestemmia e la madre non ne ve­de le conseguenze! ...

Anni or sono, trovandomi in famiglia, chiesi notizie di questo vicino di casa: Come sta il tale?

- E’ in galera! - mi fu risposto. - Colpa del figlio e della madre! - Si comincia con la bestemmia, si per­de il timore di Dio e si finisce male! ...

 

MENTALITA SCIOCCA

- Domandai ad una donna: Vostro mari­to bestemmia?

- Certamente, quello è uomo!

A Messina, in un quartiere popolare, un tale bestemmiava ripetutamente; un gruppetto di persone gli stava attorno e rideva. Io ero un poco distante e chiesi ad una donna: Cosa è capitato in quel crocicchio?

- Un uomo ha vinto al lotto e per la gioia, tanto per sfogare la piena del cuo­re, dice bestemmie contro Dio e la Ma­donna... -

Ad Ispica richiamai un operaio che a­veva pronunziata un'ingiuria contro Ge­su Cristo: Non dovete fare cosí! Se of­fendete il Signore, non sarete aiutato da Lui! - Invece, io bestemmio e Dio mi deve aiutare... -

Ad un altro domandai: Voi bestemmia­te? - Si, spesso e volentieri! Ma ... giacché bestemmio Dio, significa che credo in Lui!

Queste risposte fanno vedere l'igno­ranza crassa di tanta gente. E quante scu­se si adducono per giustificare il linguag­gio infernale! Ma davanti a Dio le scuse dei bestemmiatori non hanno valore.

Qualcuno afferma: Non bestemmio mai per male; sono parole che dico, tanto per dire! -

Direi a costui: Un tale ti spiattella in faccia dei titoli: Ladro, disonesto, assas­sino, cane!...

Se l'altro ti soggiungesse: Ma io non lo faccio per male; sono parole che di­co ... tanto per dire! - cosa gli diresti tu, anzi che cosa gli faresti? ... E se co­stui ogni giorno ritornasse a dirti le stes­se ingiurie? Lo sopporteresti? Accettere­sti per buona la sua scusa? ... E tu cre­di, bestemmiatore, che Iddio sia meno sensibile di te? ...

È vero, dice un altro, che io bestemmio; faccio male e lo riconosco. Però subito me ne pento e Dio mi compatisce, perché bestemmio nella rabbia! -

Fai il male e te ne penti! Bella scusa! Uno, perché è arrabbiato, ti salta addosso, ti copre di schiaffi e di pugni ... e subito dopo, pentendosene, ti chiede scusa. L'in­domani ritorna a darti un'altra buona do­se di bastonate... e ti chiede scusa, e cosí parecchie volte al mese o alla settima­na. Tu giudicheresti giusta la scusa? ... E Dio, che è giustissimo, - può accettare la scusa che tu adduci: Poi me ne pen­to!...?

 

PRINCIPI DI MORALE

Conviene ora esporre i principi di mo­rale riguardo alla bestemmia.

Iddio considera come colpa il nominar­lo inutilmente, cioè senza bisogno. Il no­minarlo dunque invano, senza idea d'in­sultarlo, senza montare in collera, semplicemente per abitudine, è un peccato leg­gero, ma sempre peccato. Conviene fare attenzione per togliere la cattiva abitu­dine.

Quando invece si nomina Dio, la Ver­gine o qualche Santo, nel pericolo o nel bisogno, con qualche esclamazione spon­tanea, non si commette colpa alcuna, per­ché questa esclamazione si considera co­me pia invocazione per chiedere l'aiuto di­vino.

Il pronunziare il nome di Dio o dei Santi con rabbia, è vera bestemmia, è pec­cato gravissimo.

Sono bestemmie, non solo le parolacce blasfeme propriamente dette, ma anche le seguenti frasi: « Dio non fa le cose giuste! ... Il Signore è sordo... è ca­priccioso! » Dire a Dio che non sa fare le cose!... E non è questo un grave insulto alla Somma Sapienza Divina?

Chi ha l'abitudine di bestemmiare, pec­ca sempre, anche quando facesse ciò distrattamente, perché è responsabile in causa, in quanto non sta attento a toglie­re la pessima abitudine.

Chi si sforza di correggersi e, per isba­glio, distrattamente, dicesse una bestem­mia, non pecca, perché non ne ha la vo­lontà.

La Santa Chiesa inculca il rispetto al nome di Dio, facendo inchinare il capo al Gloria, quando si nomina « Il Padre, il Figlio e lo Spirito Santo ». I buoni Cristiani, allorché devono pronunziare il nome di Dio o della Madonna, sogliono scoprire il capo. Tutti i Sacerdoti, ogni qual volta durante i Divini Uffici hanno da dire « Gesú », sono tenuti a fare un inchino per riverenza. Non è mai troppo l'onore che si rende al nome del Signore!

Tra le preghiere piú inculcate dalla Chiesa, c'è quella del « Dio sia benedet­to », prescritta alla fine della Benedizione Euacristica. I fedeli si abituino a recitare, privatamente, il « Dio sia benedetto » anche giornalmente, per rendere lode al Creatore ed alla Corte Celeste.

 

DELITTO MORALE

Nel mondo si parla di delitti, piú o meno gravi, ma non si suole accennare ad uno dei piú grandi delitti morali, qual è il bestemmiare davanti ai figli, ovvero al­la presenza dei piccoli in genere o davan­ti ai propri dipendenti.

Il padre profana il nome di Dio in fa­miglia; i figliuoli prendono l'esempio ... ecco il terribile scandalo. Se questo be­stemmiatore si confessa, deve dire al Mi­nistro di Dio: Padre, ho detto una be­stemmia ... però alla presenza dei figli! -­

Bisogna dire cosí, perché il peccato è doppio: la bestemmia e lo scandalo.

Lo stesso dicasi di chi insulta il Signo­re davanti ai piccoli in genere, perché co­storo facilmente seguiranno l'esempio.

Chi bestemmia davanti ai propri dipendenti, o negli uffici o nei negozi o negli stabilimenti, è colpevole di scandalo, per­ché gli altri si credono autorizzati a fare altrettanto.

 

NON DARE MOTIVO

Attraversavo una via della mia Par­rocchia. Una donna, accesa in volto, mi invitò ad entrare in casa. Il marito stava silenzioso in un angolo della camera.

- Ora che c'è il Reverendo, prese a dire la donna, dico tutto!... Mio marito bestemmia ogni momento. Bestemmia ap­pena si alza da letto, prima di uscire da casa, quando si mette a tavola ... sem­pre, sempre! -

L'uomo ascoltava in silenzio; in fine esclamò: Sei tu, linguacciuta, che mi fai bestemmiare! ... La colpa è tua! ...

- Dunque, signora, risposi io, se lei si lamenta, è in errore. Davanti a Dio fa­te male tutti e due; ma forse è piú responsabile lei, perché ne dà il motivo! - Quando si ha da trattare con bestem­miatori, si usi delicatezza, per non pro­vocarli; è questo un vero atto di carità. Si ceda nelle discussioni; è meglio cedere che fare bestemmiare!

 

DEGNO DI LODE

Sono rari i bestemmiatori che propon­gono fermamente di correggersi; ma quan­do ci si mette di buona volontà, si riesce.

Ero sulla via principale di Marsala e fui fermato da un operaio.

- Dite, Reverendo! Questa parola ... è bestemmia?

- Non lo sarebbe realmente; però è meglio non dirla.

- Non la dirò piú!

- Ammiro la vostra buona volontà. - Spero di riuscirci sempre. Mi con­fessai il mese scorso e promisi a Dio di non bestemmiare piú. Finora sono stato vittorioso. L'unica parola che mi sono permessa, è quella che vi ho detto; ma poiché è meglio non dirla, mi priverò an­che di questa. -

Ammirai la fortezza dell'operaio e lo in­coraggiai a perseverare.

 

DARE DELLE LEZIONI

Poiché il bestemmiatore non si suole emendare da sé, lo aiutino gli altri. È carità la correzione. In questo però si proceda con prudenza, cioè si veda se la correzione sia oportuno farla subito, ov­vero ritardarla, e cercare la maniera piú adatta per renderla efficace.

Qui si presentano delle norme generali. Si sente una bestemmia sull'auto, sul treno, in una conversazione? ... Si dica ad alta voce: « Dio sia benedetto! » Ca­piterà questo: i buoni risponderanno alla pia invocazione; i cattivi forse resteran­no indifferenti, ma il bestemmiatore ri­marrà interdetto.

Se bestemmia qualche operaio dipen­dente, la prima e la seconda volta si mi­nacci di licenziamento; se continua, si li­cenzi assolutamente. Servirà di lezione a lui ed agli altri operai. Iddio benedirà cer­tamente il proprietario.

Ad Adrano, un mio amico interruppe un contratto, che era quasi portato a ter­mine, perché il compratore bestemmiò. Fu inutile chiedere scusa e promettere di non farlo piú. - Non voglio, disse il mio amico, aver da fare con chi insulta Id­dio! - So che il bestemmiatore pianse ed esclamò: Ho perduto trecento mila li­re! - So pure che la merce fu venduta ad altra persona ed il guadagno fu mag­giore di quello del primo contratto.

A Trapani una signorina di Azione Cat­tolica, mentre entrava in Cattedrale per contrarre le nozze, udì una bestemmia, che il fidanzato pronunziò per essere in­ciampato in un gradino. Quando il Sa­cerdote disse: « Signorina, volete voi prendere per sposo quest'uomo ... ? - la giovane rispose ad alta voce: Non lo vo­glio, perché ha bestemmiato! - Il ma­trimonio non si contrasse. Il fidanzato pianse e supplicò; ma invano.

Certe lezioni sono necessarie!...

 

IN FAMIGLIA

Le bestemmie in famiglia sono lame af­filate; non ci si dia pace, fin tanto che non spariscano dal santuario domestico.

Attenzione ai principi! Un ragazzino, sia il figliuolo o il fratellino, dice una be­stemmia; si punisca rigorosamente, anche battendolo, affinché non dimentichi la le­zione. Se si ripetesse la bestemmia, non ci si stanchi di punire. Con certi ragazzi, specialmente moderni, non basta la sola correzione delicata.

Si dirà: È esagerazione battere un ra­gazzino per una parolaccia, di cui forse ignora la malizia! - E se il figlioletto rompesse per rabbia un bel vaso o se des­se uno schiaffo alla mamma ... si sarebbe esagerati a percuoterlo? ... E la bestem­mia non è un male di gran lunga superio­re?... Daranno strettissimo conto a Dio quei genitori, i quali sono deboli verso i figliuoli, che inclinano al male.

Se bestemmiasse un giovane, dai diciot­to ai trenta anni, come correggerlo? Que­sto caso è piú difficile, specialmente se l'abitudine è radicata. Eppure è necessa­rio correre ai ripari! Se non bastasse la buona parola e la persuasione, si ricorra al silenzio.

Ha bestemmiato il giovane? Per un paio di giorni la mamma e le sorelle non gli rivolgano la parola che per necessità, lo trattino con indifferenza, quasi fosse estraneo.

Se il giovane protestasse, si risponda: Ogni volta che insulti Iddio, meriti di es­sere trattato in tal modo! -

Il caso piú comune è la bestemmia del padre di famiglia. Ci sono degli uomini, modello di laboriosità, affettuosi con la moglie ed i figli... con l'unico vizio della bestemmia, acquisito forse in gioventú. Come comportarsi?

Sentendo una parolaccia contro Dio o la Madonna, alcuni familiari restano in­differenti. Male! Altri invece imprecano contro il bestemmiatore: Che Dio ti ful­mini! ... Che ti venga la cancrena alla lin­gua!... - Dicendo ciò, non si rimedia a nulla. Conviene invece dire una preghie­ra di riparazione, ovvero qualche giacu­latoria.

Se si conosce, per esperienza, che al­zando la voce verso il padre o lo sposo, rimproverandolo, questi smette di bestem­miare, si faccia senz'altro. Se invece è in collera, si preghi per lui e possibilmente lo si lasci solo, in segno di protesta.

Cessata la rabbia, si dica una buona parola, facendo vedere la bruttezza della bestemmia, il pericolo d'incorrere nei di­vini castighi ed il cattivo esempio che si dà.

Le figliuole, specialmente le piú piccole, hanno un grande ascendente sul cuore pa­terno, piú della sposa. Si approfitti di ciò per correggere il bestemmiatore. Ad  e­sempio, quando il padre è sereno, la fi­gliuola, innocente, vada a dare un bacio al babbo e si mostri però addolorata. - Bambina mia, cosa hai? - Desidero da te un favore; se me lo farai, sarò piú buo­na. Dimmi, babbo, che male ti ha fatto Gesú per bestemmiarlo cosí? È tanto buo­no! Per carità, non ingiurarlo piú!

Davanti a sí amorosa industria, d'or­dinario l'uomo si commuove e resta umi­liato; forse sentirà anche il bisogno di piangere.

Un'altra industria, simile alla prece­dente, sarebbe questa: La figliuola, signorina molto pia, dopo che il padre abbia bestemmiato, si dimostri triste alla sua presenza e non gli ri­volga né parola né sguardo. Il padre, di­mentico forse della bestemmia detta, chie­derà: Che cosa ti è capitato? - Ho una grande pena; mi cesserà quando non be­stemmierai piú! -

Se non bastasse ciò, quando il genitore le offrisse qualche cosa, o un dono par­ticolare o un dolce a tavola, la rífiuti sen­z'altro. Il padre resterà certamente male. - Non accetterò nulla, se non togli il vizio della bestemmia!

Il padre, rientrando in sé per il conte­gno della figlia o della sposa, farà grandi sforzi per correggersi.

In generale, giova tenere in famiglia un cartoncino, con la dicitura: « Qui non si bestemmia! », ovvero « Sono morto in Croce per te... e tu mi bestemmi! », op­pure « La persona educata non bestem­mía! » Questo richiamo sarà un buon fre­no nella collera.

 

RIPARAZIONE

Come si è detto innanzi, dopo Dio la piú insultata è la Madonna. Si renda qual­che atto di riparazione alla Regina del Cielo! Lei stessa chiese a Fatima cinque Comunioni consecutive, ogni primo saba­to di mese, per essere riparata delle be­stemmie. I veri devoti della Madonna fac­ciano di tanto in tanto celebrare qualche Messa in riparazione delle offese che rice­ve il Cuore Immacolato. Come gradisce la Vergine questo atto di delicatezza!

Ci si comunichi qualche volta a tale scopo, anzi si raccomanda che ogni qual­volta si riceve la S. Comunione, si metta l'intenzione di riparare Gesú e la Ma­donna.

I Santi Patroni sogliono essere i piú bestemmiati nei luoghi ove sono più ono­rati; cosí San Gennaro a Napoli, Santa Rosalia a Palermo, Sant'Agata a Cata­nia ... È conveniente quindi riparare spesso il Santo Patrono della propria città.

 

MA CHE FATTURA!

Sono Sacerdote. Tanti vengono a tro­varmi, o per consiglio, o per chiedere un ricordo nella Messa, o per confidarmi pene particolari.

Non pochi mi dicono: La mia casa va male! ... Ogni affare va a rovescio! ... Ci sarà qualche fattura! ... Forse il demo­nio è annidato nella casa! ... Venite a be­nedire la mia abitazione!

La mia risposta è: C'è qualcuno che bestemmia in famiglia? - Sí, mio ma­rito... due miei figliuoli grandi!... - Ed allora perché pensate alla sciocchezza della fattura? I demoni in casa sono quelli che bestemmiano. Se le cose vanno molto male, vuol dire che Dio è già stanco di sentirsi bestemmiare e fa provare quanto sia pesante la sua mano. Riparate voi e pregate molto! Inculcate ai figli il mas­simo rispetto al nome di Dio e dei Santi!

 

FATTO EDIFICANTE

Un chirurgo era nella sala operatoria; doveva amputare la lingua ad un uomo. - Il vostro caso è assai doloroso. Vi­vrete probabilmente ancora tanti anni; pe­rò non potrete piú parlare. Prima di ini­ziare l'operazione, dite l'ultima parola, la piú cara a voi.

- Sia lodato Gesú Cristo! - esclamò l'infermo.

Il chirurgo restò sorpreso.

- Gesù è il nome piú santo, continuò il paziente; sia dunque benedetto! - Com'è dolce poter morire pronunzian­do il nome di Dio! Santa Teresina spirò dicendo: Mio Dio, ti amo!

 

PARTE SECONDA

 

IL TEMPIO

 

Ci si lamenta da molti: Che tempi tri­sti! Non c'è più coscienza! ... Quanta im­moralità!

E' necessario cercare le cause di tanto male e correre ai ripari. Credo che una delle cause più importanti sia la diser­zione dalle Chiese. Prima si costruivano molti Templi ed abbastanza ampi e, quan­tunque la popolazione fosse minore di quella di oggi, le Chiese tuttavia erano gremite. Ai nostri giorni, chi pensa a fab­bricare nuove Chiese? Si dice: Ce n'è già troppe! - Quelle che esistono, tranne nei giorni festivi, sono quasi vuote.

In tempi migliori, essendo numerosi i frequentatori del Luogo Sacro, era facile spargere in molti cuori il buon seme della parola di Dio; gli effetti salutari si con­statavano nella famiglia e nella società. Oggi la gran massa non va in Chiesa, non riceve l'istruzione religiosa; tutto pa­re lecito, quando si tratta di accontentare le passioni; le sale dei cinema sono assie­pate e si beve a grandi sorsi il veleno della disonestà, dell'ingiustizia e dell'irreligio­sità. Questo cumulo di male si riflette sul­la famiglia e sulla vita sociale.

Si desiderano tempi migliori? ... Eb­bene, si abbandonino i ritrovi mondani e si popolino le Chiese!... Finché non si farà questo, si andrà di male in peggio.

Ognuno però darà conto a Dio della propria vita.

Non, basta andare in Chiesa; conviene saperci stare, per ricavarne il maggior be­ne possibile.

Nella prima parte di questo lavoro si è dimostrata l'importanza del rispetto al nome di Dio, ora s'inculca la stima e la riverenza alla Casa di Dio.

 

RICORDO PARROCCHIALE

Nella mia Parrocchia, in occasione di Matrimonio, per la ressa degli invitati, non feci in tempo ad impedire l'ingresso di una signorina, la quale sosteneva il lungo velo della sposa. Era proprio inde­cente: capo scoperto, labbra truccate, brac­cia del tutto scoperte, scollata con esage­razione ... Non avrei dovuto procedere alla celebrazione del Matrimonio; dato che la sposa era in veste decente, iniziai il sa­cro rito.

Il discorso d'occasione non fu rivolto agli sposi, ma a quella dama... di cor­te... che sosteneva il velo. Non feci il nome in pubblico, ma apostrofai per berle l'indecenza di quella signorina. Pensai do­po: Certamente avrà capito che parlavo di lei!

Tutt'altro!... Al momento della Co­munione si presentò alla balaustra... la ballerina; voleva comunicarsi. Non le diedi l'Ostia Sacrosanta e proseguii a comu­nicare gli altri.

- Reverendo, ed a me nulla?

- Vergognatevi di presentarvi cosí a Gesú Sacramentato! -

Le fecero cenno dì coprire il capo. Con tutta l'eleganza, mancava di un semplice fazzolettino. Un'amica glielo favorì. Si ri­presentò per comunicarsi.

- Non vi dò la Comunione!... An­date prima a vestirvi!... -

Si alzò per rimediare e la vidi daccapo con una giacca di un'amica sulle spalle; le braccia sempre scoperte.

- Non vi comunico! ... Siete ancora indecente. -

Finita la funzione, rimessomi alla por­ta, vedo ricomparirmi la signorina.

- E perché non mi avete fatta la Co­munione?

- Ancora non l'avete capito?... Voi non sapete chi sia Gesú, non comprendete che significhi Chiesa! E non vi vergognate di presentarvi cosí nel luogo santo?...

 

È TUTTA FEDE!

Che cosa è il Tempio per tanta gen­te?... Un luogo qualsiasi e, qualche vol­ta, una semplice piazza!

Il giorno dell'Immacolata, nel 1945, ero in giro per la Sicilia. Nel pomeriggio entrai in una Chiesa; stando poi in sacre­stia, udii dei forti fischi, sempre crescen­ti. Che cosa avveniva? Appena compar­sa la statua dell'Immacolata, portata a processione per le varie Chiese, quelli che erano nel Tempio cominciarono a fischia­re. Entrato il simulacro, i fischi erano as­sordanti: uomini e donne concorrevano.

Sbalordito a tale scena, chiesi a qual­cuno:

- Che modo di fare in Chiesa?

- Ah, Reverendo, questa è tutta fe­de! ...

- Ma che fede! E’ profanazione del luogo santo!

- Qui cosí si costuma! E non solo in questa occasione, ma anche durante una predica solenne,  se l'uditorio vuole applaudire, cominciano i fischi! -

Questo avvenne nella Chiesa di San Bartolomeo, a Scicli.

 

SCUSA... CHE È ACCUSA!

I fatti narrati manifestano il falso con­cetto che taluni hanno della Casa di Dio. A parte i fatti isolati, fa pena la condotta di moltissimi, che si dicono Cattolici, i quali non sanno stare in Chiesa: chi parla, chi ride o scherza, chi disturba i vicini, chi dà sguardi immodesti, chi amoreggia, chi fa sfoggio di abiti o di abbigliamenti ...

Domanderei a costoro: Credete che c'è Dio, Gesú Sacramento, e che la Chiesa è la sua Casa?

- No, non crediamo!

- Allora, perché ci venite? Siete falsi e sepolcri imbiancati!

Sí, crediamo che c'è Dio!

- Allora siete cattivi, se state male in Chiesa! ... Credete che siete al cospet­to di Dio e vi permettete d'insultarlo nel suo Santuario! Voi sapete che, presso gli uomini, la violazione di domicilio è un reato; chi offende un individuo nella pro­pria abitazione, è punito dalla legge con piú rigore che se l'offendesse altrove. Pen­sate forse che Dio non sia geloso dell'ono­re della sua Casa? ... Fareste meglio a non mettere piede in Chiesa, anziché pro­fanarla!

- Ma non siamo noi soli a comportar­ci cosí. Lo fa la maggioranza!

- E vi pare giusta questa scusa? Il male è sempre male. Forse non è male la bestemmia, la disonestà, il furto... per­ché sono molti a fare ciò?... -

Potessero queste pagine mettere alme­no un po' di rimorso in tanti cuori!

 

IL LUOGO SACRO

Iddio è ovunque; Egli volle tuttavia scegliere dei luoghi dove abitare in modo del tutto particolare, per riscuotere gli o­maggi degli uomini e per rendere piú munifica la sua presenza.

Si legge nella Sacra Scrittura che il Re Salomone volle edificare un Tempio al Sommo Iddio e vi profuse i piú grandi te­sori. Il giorno della solenne dedicazione Salomone cosí parlò al popolo: Il Signore ha promesso di abitare tra noi ed io ho edificato una casa al suo nome ... (Para­lip. Sec., vi, 1). Dopo, stando in piedi di­nanzi all'Altare del Signore, alla presenza della moltitudine prostrata, fece una fer­vorosa preghiera: - Signore, Dio d'Israele, non c'è un Dio simile a te... Se il cielo ed i cieli dei cieli non ti possono contenere, tanto me­no questa Casa che io ti ho edificata. Ma essa è stata fatta soltanto per questo, perché tu, o Signore, riguardi la preghiera e la supplica del tuo servo. Tieni aperti gli occhi tuoi giorno e notte sopra questa Casa, sopra questo luogo, nel quale hai promesso di fare invocare il tuo nome e di esaudire la preghiera in esso fatta dal tuo servo e dal tuo popolo Israele. Chiunque pregherà in questo luogo, esaudiscilo dal cielo e sii a lui propizio ... (Paralip. Sec., vi, 14).

Il Signore apparve di notte a Salomone e gli disse: Ho udito la tua preghiera; mi sono scelto questo luogo come Casa di sacrificio. Se io chiuderò il cielo e non cadrà pioggia e ordinerò alle locuste di divorare la terra, se manderò la pestilen­za nel mio popolo, quando il mio popolo, sul quale è stato invocato il mio nome, si converta, mi preghi e faccia penitenza del suo agire pessimo, allora io lo esaudirò dal cielo, sarò propizio ai suoi peccati e sanerò il suo paese. Inoltre i miei occhi saranno aperti e le mie orecchie intente alla preghiera di chiunque m'invocherà in questo luogo; infatti l'ho eletto e santifi­cato. (Paralip. Sec., VII, 12).

Il Signore rimase contento del Tempio e disse a Salomone: Chiedi qualunque cosa, che desideri da me! - O Dio, dammi la sapienza e l'intelligenza per gover­nare bene il mio popolo. - Il Signore rispose: Giacché hai avuto a cuore questo e non hai domandato né ricchezze, né gloria, né vita lunga, di ricchezze e di gloria te ne darò in modo che nessuno, né prima né dopo di te, ti sarà simile (Para­lip. Sec., I, 7).

È rimasta proverbiale nella storia la sa­pienza e la ricchezza del Re Salomone. Questo tratto della Sacra Scrittura fa vedere quanto sia caro a Dio il Tempio eretto in suo onore e come gradisca esse­re glorificato nel luogo santo.

Sono quindi in errore quelli che dico­no: Se voglio pregare, prego in casa. Che bisogno c'è di andare in Chiesa?

La Madonna e San Giuseppe, e lo stes­so Gesù, andavano a pregare nel Tempio di Gerusalemme. Se non fosse stato ne­cessario, non ci sarebbero andati. Tutta­via anche la preghiera in casa dà gloria a Dio.

 

CONTEGNO DI GESÙ CRISTO

Un episodio particolare colpisce i let­tori del Vangelo: Gesú che scaccia i pro­fanatori del Tempio.

Il Cristo, nella sua vita privata e pub­blica, si mostrò quale mansueto agnello. Preso per bestemmiatore ed indemoniato, perché si diceva Figlio di Dio, flagellato a sangue, condannato a morte innocente­mente, inchiodato alla Croce... non si alterava mai; sempre dolce, sereno, ama­bilissimo. Una sola volta però si mostrò fiero, inesorabile, sino a percuotere.

Era entrato nel Tempio di Gerusalem­me, nella Casa del Divin Padre, e vi aveva vista la profanazione. Sussultò il suo Cuo­re, si accese di sdegno il suo volto, del cingolo che gli cingeva i fianchi fece co­me una frusta e si diede a battere i pro­fanatori, gridando: Sta scritto: « La mia Casa sarà chiamata Casa di preghiera! » Ma voi ne avete fatta una spelonca di ladri! (Matt., xxi, 13).

Era tanto terribile lo sguardo e il gesto di Gesú, che tutti uscirono dal Tempio, travolgendo nella confusione anche i ban­chi. I discepoli si meravigliarono della condotta del Divin Maestro e si ricorda­rono del passo scritturale: Lo zelo della tua Casa mi ha consumato (Giov., 11, 17).

Quello che era Gesú venti secoli fa, è anche oggi. La profanazione del Tempio provoca la sua ira.

Se Gesú si lasciasse vedere in certe Chiese, ove i fedeli si comportano male, come tratterebbe i profanatori?... Ma se non punisce tanta gente incosciente o perversa nel momento che profana il luogo santo, non lascerà di certo impunita la colpa nell'altra vita ed anche in questa, o con malattie o con rovesci di fortuna o con altri mali. Dio è giusto e sa come com­portarsi con chi lo provoca.

Un'altra considerazione. Gesú si mo­strò fortemente sdegnato nel Tempio di Gerusalemme; eppure ivi, (tranne in quel momento in cui era entrato Lui) non c'e­ra la presenza reale di Dio. E non si adi­rerà di piú ora, che nelle Chiese c'è la sua reale presenza sotto le Sacre Specie Eucaristiche?

Se si pensasse seriamente al grande ol­traggio che si fa a Dio stando male in Chiesa, come cambierebbe la condotta di molti!

 

COLLOQUIO... INTERESSANTE

Due contadini discorrevano in piazza, proprio vicino alla Chiesa Parrocchiale. Intercalavano parolacce e qualche bestemmia. Da persone... competenti... (? )... entrarono in argomenti di politica. Fu questa la conclusione:

- È inutile! Bisogna farla finita!

- Ma certo! Non vogliamo né Santi né Preti! Tutti a zappare! Tutti uguali! - Appena saremo al potere noi comu­nisti, metteremo a posto ogni cosa!

- Dicono che nella Russia le Chiese sono già cambiate in cinema ed in sale da ballo. Noi invece, qui al nostro paese, le cambieremo in stalle. Staranno bene anche i nostri asini. Nella sacrestia mette­remo la paglia, vicino all'Altare i covoni di fieno, il fonte del Battesimo lo ingran­diremo e ne faremo un abbeveratoio; ne­gli angoli collocheremo le mangiatoie. E finirà cosí… con le buone o con il san­gue

- Evviva le bestie! - esclamò un tale che aveva seguito il discorso a qual­che passo.

- Parlate con noi?

- Perché vi risentite?

- Avete detto « bestie » a noi?

- Voi lo dite... Di bestie ce n'è tan­te altre nel mondo!... Volevo dire che finalmente anche gli animali avranno l'o­nore di entrare in Chiesa e saranno in buo­na compagnia con i loro padroni!... Si­curo! Tutti uguali!... -

Erano così intelligenti quei due conta­dini, da non comprendere la sferzata. Quando si ha una mentalità cosí picci­na, che meraviglia se poi si sta in Chiesa a ridere, a dare sguardi immodesti, a te­nere discorsi immorali e qualche volta an­che a bestemmiare?...

 

CONFRONTI

Il Tempio può paragonarsi alla grotta di Bethlem, ove nacque Gesú Cristo. Il Creatore del mondo, avvolto in poveri panni, riceveva le adorazioni della Vergi­ne Madre, di San Giuseppe, dei buoni pastori e dei Magi. Dice la tradizione che nella grotta c'erano anche un asino ed un bue. Certamente. questi animali non ado­ravano il Figlio di Dio; erano presenti soltanto col corpo. Entrarono bestie nel­la grotta, da tali vi dimorarono e bestie ne uscirono.

Nel Tempio c'è chi si comporta proprio bene; ci va per pregare, dare gloria a Dio e ricevere grazie e benedizioni. Altri nel­la Casa del Signore stanno devotamente durante le sacre funzioni; ma prima che abbia inizio la S. Messa o altra sacra funzione, non si fanno scrupolo di chiac­chierare o di guardare a destra ed a sini­stra; cosí pure si comportano alla fine delle funzioni. Costoro fanno male, per­ché devono comportarsi dignitosamente dal momento in cui mettono piede in Chiesa, sino a che ne siano usciti.

Altri finalmente stanno in Chiesa co­me l'asino nela grotta di Bethlem. Non pensano per nulla a Dio, non capiscono niente di anima; a tutto pensano, anche a peccare, tranne che ad adorare il Signo­re. Come l'asino, entrano da ignoranti e da immorali, vi stanno da tali e cosí ne escono.

Affinché queste pagine siano efficaci, faccio rilevare dei grandi inconvenienti, che in tempo di progresso sono indice di grande regresso religioso.

 

RISPETTO

All'ingresso di un Tempio, sulla bus­sola interna, lessi un giorno questa dici­tura: «Vuoi placar la Divinità offesa? Sta' con rispetto e riverenza in Chiesa!

È troppo offeso Dio nel mondo; è ne­cessario placarlo, affinché trattenga i suoi castighi. Un mezzo efficace è il rispetto alla sua Casa e la preghiera riparatrice.

Siamo formati di anima e di corpo; è l'anima che deve adorare Dio e ripararlo; ma anche il corpo deve onorarlo.

È necessario che il corpo si presenti nel Tempio decentemente ricoperto, per ri­spetto alla reale presenza di Gesú e per gli Angeli che vi stanno in permanenza.

L'uomo deve tenere in Chiesa il capo scoperto; la donna invece sia a capo ve­lato.

 

ABITO DECENTE

Se si richiede la decenza per la testa, di piú si richiede per il resto del corpo. Una donna entra in Chiesa a capo sco­perto; ha le gambe e le braccia nude, ha la scollatura ampia. Io le direi: Hai tu un po' di fede? Sai dove ti trovi? Per quale fine sei nel luogo santo? Non senti vergogna di te stessa? Non vedi che certi giovinastri ti seguono con lo sguardo? Non rifletti che fai sacrilegio, perché pro­fani la Chiesa? Perché sprechi il tempo a venire qui? Faresti cento volte meglio a restare in casa? Vuoi metterti in mostra? Resta lungo la via! Va' nei cinema e nelle sale da ballo! ... Ma non venire qui ad insultare il Dio di tremenda Maestà!

- Sento caldo! - mi dirai.

- E gli uomini e le altre donne mode­ste, non sono di carne come te?

- Non ho altre vesti!

- Allora non venire in Chiesa! A suo tempo darai conto a Dio, perché ti sei fatto confezionare l'abito in tal modo.

 

LA VESTE NUZIALE

La corrente dell'immoralità e della ir­religiosità è cosí travolgente, che i Sacer­doti non riescono piú ad impedire l'in­gresso in Chiesa alle donne in veste inde­cente. La grave responsabilità pesa sulle singole donne e specialmente sui genitori e sulle sartine moderne.

Qualche Sacerdote, di carattere ferreo, e precisamente un Parroco del mio paese natio, ha ottenuto molto in proposito ed ha dato qualche solenne lezione.

Una coppia di sposi era entrata in Chie­sa; la veste della donna era secondo il taglio moderno... braccia nude, spalle e petto ricoperti da un velo trasparente... Altre donne invitate, venute dalla vicina città, non erano molto piú modeste della sposa. Era un matrimonio solenne, con grandi preparativi in casa degli sposi.

Il Parroco, facendosi forte delle dispo­sizioni dell'Arcivescovo di Catania e dei principi di morale, disse espressamente: - Questo matrimonio oggi non sarà ce­lebrato! -

Gli sposi ed i parenti montarono sulle furie e protestarono; non mancarono le minacce.

- È inutile insistere!... La sposa va­da a vestirsi e poi si benediranno le noz­ze!

- Ma l’abito nuziale è questo! La mo­da porta questo taglio!

- Per il teatro, sí; per la Chiesa, no! - Ma noi perderemo il trattamento preparato; gl'invitati vengono da lonta­no!...

- Io Parroco non voglio macchiare la mia coscienza!... Ricorrete alla Questu­ra, andate dall'Arcivescovo... ma non benedirò questo matrimonio! -

In Chiesa avvenne quello che avvenne; le minacce rimasero minacce... ma la coppia degli sposi fu costretta ad uscire dal Tempio!

Gl'ignoranti criticarono la condotta del Parroco; i buoni ed i piú giudiziosi la lodarono.

Con quale coscienza una donna può presentarsi in Chiesa, ricevere il Sacra­mento del Matrimonio, assistere alla Mes­sa e poi comunicarsi... in abito immodesto?...

Quale benedizione Iddio potrà dare alla convivenza dell'uomo e della donna, dopo una profanazione sí grande: Che meraviglia se poi gli sposi giungono a chiedere il divorzio ovvero a macchinare un de­litto?... E non è forse questa la dolorosa storia di tanti sposi?

 

MODESTIA NEGLI SGUARDI

La decenza riguarda l'abito; la mode­stia lo sguardo. È prescritta la modestia cristiana in ogni luogo, ma specialmente nella Casa di Dio. - Chi avrà guardato, dice Gesú, una donna con cattivo desi­derio, ha già peccato nel suo cuore - (Matt., v, 28).

Se questo peccato si commette nel luo­go sacro, alla presenza di Gesú Sacramen­tato, acquista una maggiore malizia.

Tanti giovanotti, o meglio giovinastri, vanno in Chiesa unicamente per amoreg­giare; tante signorine alla loro volta ap­profittano del convegno in Chiesa per es­sere mirate.

Gli sguardi irrequieti dicono chiaramente che taluni vanno al Tempio non per il Creatore, ma per le creature. Cosa pensare di coloro che profanano in tal modo la Casa di Dio? Non hanno fede e quindi farebbero meglio a non andare in Chiesa; macchiano la propria e l'altrui coscienza; danno cattivo esem­pio.

I Sacerdoti sogliono vigilare al riguar­do, ma con tutte le cautele ottengono poco.

Quante volte, durante le sacre funzio­ni, ho dovuto richiamare all'ordine gruppi di giovani, financo dal pulpito!

Quanto ho dovuto faticare, al momento dell'uscita dei fedeli dalla Chiesa, per rompere i cordoni dei giovanotti, che si disponevano per vedere la sfilata!

Ci vorrebbe in certi momenti un ter­remoto ovvero il fuoco dal cielo per fare rinsavire questi profanatori del Tempio! Chi sa Gesú Cristo come resta indegnato a mirare tante nefandezze morali!

 

SILENZIO!

In Chiesa, oltre che la decenza e la modestia, è prescritto il silenzia: Gli affa­ri temporali si trattano in casa o in piaz­za; in Chiesa si prega. Chi chiacchiera, fa tre mali: profana il luogo sacro, non fa pregare la persona con cui parla e dà di­sturbo e cattivo esempio agli altri.

Nel Tempio s'incontrano taluni, che non si ha modo d'incontrare altrove. Co­minciano allora i convenevoli, le notizie di famiglia, i dispiaceri avuti... e cosí fanno trascorrere il prezioso tempo desti­nato alla preghiera.

Altri pregano e ad intervalli scambiano qualche parola.

Costoro fanno male. In Chiesa è richie­sto il silenzio rigoroso. Se è necessario un semplice gesto, non si dica una parola; se occorre dire una parolina, sottovoce, non se ne dicano due!

Le beatelle, cioè certe donne che sogliono domiciliarsi in Chiesa, acquistano troppa familiarità con il Signore e chiac­chierano piú degli altri fedeli. Il parlare in Chiesa senza una giusta.ragione è un vero male. Ma chi suole farsi scrupolo di ciò? Bisognerebbe andare dai Turchi e dagli Arabi per imparare a stare nella Ca­sa di Dio! Costoro, prima di entrare nel­la Moschea, per rendere onore ad Allàh ed a Maometto, tolgono i calzari, osser­vano poi il silenzio assoluto prostrati a terra e, quando escono, camminano all'in­dietro dando le spalle alla porta, per non darle alla loro divinità, che sappiamo noi essere falsa. Quale vergogna per i Cristiani ricevere lezione dai Maomettani!

 

ALLA PRESENZA DEL PAPA

Ero a Roma. Grandi schiere di pellegri­ni si avviavano al Vaticano per ricevere la Benedizione del Papa; mi aggruppai anch'io. Tutti, di diverse nazionalità, ma uniti nella fede, dovevamo passare per il famoso Portone di bronzo. Davanti a non poche donne le Guardie Svizzere, senza dir parola, incrociavano l'alabarda: « Proi­bito entrare! ».

Le donne dalle braccia nude, o dalla veste poco decente, erano costrette a tor­nare indietro, per affittare un velo o uria veste nei vicini negozi.

Quando il Sommo Pontefice stava per apparire nel grande salone, tutti i pelle­grini ci mettemmo in ginocchio e comin­ciò il rigoroso silenzio.

Tutto si svolse nel piú perfetto ordine. Piú di una volta, riandando con il pen­siero a quell'udienza, mi son detto: Da­vanti al Rappresentante del Cristo in ter­ra, che quantunque Papa è sempre un uo­mo, quanta decenza per comparire davan­ti a lui, quanta modestia, riverenza e si­lenzio!... Nelle Chiese non abbiamo il Vicario di Gesú, ma il Cristo stesso vivo e vero, sotto i Veli Eucaristici!... E per­ché tanta differenza di trattamento?... Comportarsi meglio davanti al Papa, an­ziché davanti a Dio!!! Che stranezza!

 

LA PREGHIERA

Decenza, modestia e silenzio, devono servire ad ottenere, il fine principale del­l'andata in Chiesa, che è la preghiera.

- Sta scritto: La mia Casa sarà chia­mata Casa di orazione! (Matt., XXI, 13). Andare in Chiesa e non pregare, sa­rebbe un tempo sprecato. Dall'ingresso all'uscita dal Tempio, la mente ed il cuo­re devono essere rivolti all'Altissimo Id­dio, il quale ha in mano tutti i tesori ed è disposto a darne, in proporzione alla fede ed alla preghiera.

Come può occuparsi il tempo in Chie­sa? A chiedere perdono a Dio dei propri peccati; a domandare grazie per sé, per la famiglia e per i traviati; ad ottenere la buona morte agli agonizzanti ed il suf­fragio ai defunti... Quante grazie da strappare all'Onnipotente!

Qualunque preghiera è buona, purché sgorghi sinceramente dall'animo. Chi non è capace di parlare a Gesú spontaneamen­te, si serva di qualche libretto di devo­zione.

Si potrebbe meditare la Passione di Gesú, ovvero leggere qualche pagina di libro religioso.

Se si svolge, qualche sacra funzione, è cosa buona che si segua per prenderne viva parte.

Alle anime pie vorrei consigliare una buona pratica da seguire, specialmente nei giorni festivi ed in occasione di grande concorso di popolo in Chiesa. Putroppo, tanti si comportano male: Si pensi a ri­parare per i profanatori!

Se diverse anime dicessero a Gesú: Ti offro, o Dio, le mie preghiere, la Messa e la Comunione ... in riparazione delle irriverenze che si stanno commettendo nel­la tua Casa! - oh, come sarebbe conten­to Gesú! Dimenticherebbe i dispiaceri di tanti, che si dicono suoi figli e che in real­tà non lo dimostrano!

 

UMILTA’ E CARITA’

Poiché si parla di preghiere in Chiesa, giova sapere quali possano essere le mi­gliori e le piú importanti.

Gesú Cristo ha insistito su due in parti­colare: su quella dell'umiltà e sull'altra della carità. Riporto le parole del Van­gelo.

- Due uomini salirono al Tempio per pregare l'uno era fariseo e l'altro pubbli­cano. Il fariseo, ritto in piedi, pregava dentro di sé cosi: Ti ringrazio, o Dio, per­ché io non sono come gli altri uomini, ra­paci, ingiusti, adulteri; e nemmeno come quel pubblicano. Io digiuno due volte la settimana; pago le decime su tutto il mio reddito! -

Il pubblicano invece se ne stava lonta­no e neppure osava alzare gli occhi al Cie­lo, ma si picchiava il petto dicendo: O Dio, perdona a me peccatore! -

Io vi dico, conclude Gesú, che questi ritornò a casa sua giustificato, a differen­za dell'altro, perché chiunque si esalta sa­rà umiliato e chi si umilia sarà esaltato! - (Luca, XVIII, 10).

Quanti stanno in Chiesa e pregano con superbia! Iddio disprezza questa gente!... - Signore, perché non mi concedete que­sta grazia? Io sono sempre in Chiesa, non sono di cattiva condotta come altri; ep­pure ai cattivi fate grazie ed a me no!... -

Tali anime superbe imparino a pre­gare! Davanti a Dio bisogna umiliarsi, ri­conoscere la propria miseria e non avere pretese. In Chiesa danno gloria a Dio e ricevono grazie, coloro che pregano con vera umiltà.

Preghiera molto gradita a Dio è quella fatta per il prossimo, specialmente se ne­mico. Pregare per chi ci fa del male, è un dovere. Dice Gesú: Pregate per quelli che vi perseguitano - (Matteo, v, 44).

Chi entra in Chiesa e nutre odio nel cuore e non è fermamente risoluto di per­donare, rende nulla la sua preghiera. Di­ce il Signore: Se tu stai per fare la tua offerta all'Altare ed ivi ti ricordi che il tuo fratello ha qualche cosa contro di te, lascia li la tua offerta davanti all'Altare e va' prima a riconciliarti col tuo fratello; poi ritorna a fare la tua offerta. (Matt., v, 23).

Le parole di Gesú significano che quan­do ci presentiamo a Dio, o per fare un do­no o per innalzare una preghiera, special­mente nella sua Casa, dobbiamo deporre ogni odio.

Taluni, che si dicono religiosi, non com­prendono o non vogliono comprendere la importanza del perdono.

All'ingresso della Chiesa, s'incontrano due fratelli o due sorelle; sono in lite tra loro per la divisione dell'eredità; da tem­po si odiano e neppure si danno il saluto.

Ma perché essi entrano nel Tempio? Perché vanno ad ingannare Dio? ... Se vogliono stare degnamente in Chiesa, fac­ciano subito la pace; approfittino dell'in­contro nella Casa di Dio per dimenticare il passato!

Due donne vanno a comunicarsi; una prende posto alla balaustrata e l'altra, per non starle vicino, s'inginocchia al lato op­posto; una è suocera e l'altra è nuora.

Non c'è religiosità senza perdono delle offese. Non si vada dunque in Chiesa, quando non si ha la volontà di perdonare.

Il termometro della religiosità di chi va in Chiesa, è la rinnovazione dei costumi. Chi esce dal Tempio senza miglioramento spirituale, dimostra di non apprezzare la visita alla Casa di Dio. Bisogna uscirne sempre piú buoni, disposti a fuggire il peccato, piú uniformati ai voleri di Dio nelle contrarietà, piú pazienti e piú bene­voli con il prossimo.

 

NORME PRATICHE

Si presentano ora delle norme pratiche. Entrando nella Casa del Signore, si al­lontanino dalla mente i pensieri inutili. Diceva S. Bernardo, mettendo piede in Chiesa: Pensieri di affari temporali, re­state qui, vicino alla porta! All'uscita vi riprenderò!

All'ingresso del Tempio, c'è il fonte con l'Acqua Benedetta. E’ bene intingere con la mano e fare il segno della Croce con devozione. Questo segno con l'Acqua San­ta e un sacramentale, per cui vengono ri­messi i peccati veniali, anche senza la Con­fessione. Per ottenere tale effetto salutare è necessario che si chieda perdono a Dio di tutte le venialità e si prometta di evi­tarle in avvenire. Se manca questa disposizione, il sacramentale non produce il suo effetto.

Chi entra in un'abitazione, per prima cosa rivolge il saluto al padrone di casa. Cosí il primo saluto si dia a Gesú Sacra­mentato, Padrone Supremo. Come fare ciò? Si pieghi il ginocchio verso l'Altare ov'è riposto il Santissimo Sacramento; contemporaneamente si dica qualche gia­culatoria: « Sia lodato e ringraziato ogni momento, il SS. e Dívinissimo Sacramen­to! ».

Dimostrano di avere poca fede ed esse­re troppo ignoranti di Religione, coloro che, entrati in Chiesa, vanno ad inginoc­chiarsi ed a pregare davanti all'Altare di un Santo, senza aver prima fatto ciò da­vanti al Tabernacolo. Prima si saluta il Padrone e poi i suoi Servi.

In Chiesa si osservino le norme del ga­lateo, cioè non si faccia rumore con le se­die e non si spunti a terra. Non si dia mo­lestia ad alcuno.

Se ha luogo la predica, oppure se il Sa­cerdote dà qualche avviso, s'interrompa la preghiera privata e si presti attenzione alla parola di Dio. Non sono perciò da lo­darsi quelli che continuano a pregare od a leggere, mentre il Sacerdote parla ai fe­deli.

Se, mentre si sta in Chiesa, viene espo­sto Gesú Sacramento, o per le Quaranta Ore o per la Benedizione Eucaristica, ov­vero si fa la Consacrazione nella Messa o si distribuisce la S. Comunione, allora è prescritto stare in ginocchio è pregare de­votamente, essendo questi i momenti piú preziosi e solenni.

Prima di uscire dalla Chiesa, si rivolga di nuovo il saluto a Gesú Sacramentato con la genuflessione ed è bene dire: An­gelo mio Custode, mentre io sono lontano dalla Chiesa, fa' tu compagnia a Gesù per me! -

 

SUGGERIMENTI

Quando si passa davanti a qualche Chie­sa, se le occupazioni lo permettono, si entri per pochi istanti e si dica qualche preghiera a Gesú ed alla Vergine.

Com'è accetto a Dio questo atto di de­licatezza! Come benedice Gesú quest'ani­ma! Si faccia ciò, specialmente quando si hanno affari importanti da sbrigare; è il segreto della buona riuscita.

Chi non potesse entrare in Chiesa, o per l'urgenza degli affari o perché la porta è chiusa, dia almeno un pio saluto a Ge­sù, scoprendo il capo, se uomo, ovvero facendo un leggero inchino; accompagni questo atto esterno con qualche giacula­toria. Gesú, sebbene chiuso nel Taberna­colo, controlla tutto e resta riparato del­l'indifferenza di tanti passanti.

Se dalla propria abitazione, dalla fine­stra o dalla terrazza, si scorge qualche Tempio, è cosa ottima durante il giorno rivolgervi lo sguardo con qualche pia in­vocazione.

Oh, se tutti comprendessero il grande onore che Iddio fa agli uomini rimanendo in mezzo a loro nel Tempio, come si com­porterebbero diversamente!

 

PARTE TERZA

 

LA FESTA

 

È il 1° maggio, 1953,... domenica. I muri delle vie di Roma sono tappezzati di manifesti. Si fa un gran parlare della pros­sima partita di calcio « Italia - Ungheria ». Fervono i lavori di preparazione. Ultimi posti alla Stadio: L. 500; primi posti: L. 25.000. Le richieste sono numerosissime e, pur di vedete la partita, tanti si sob­barcano a pagare L. 35.000.

L'attesa è smaniosa. Circa novantamila persone assistono alla gara, che si conclu­de con la vittoria dell'Ungheria.

Per questa massa di popolo, il giorno del Signore, la domenica, passa in secon­da linea o in dimenticanza.

Tutti questi tifosi hanno ascoltato la Santa Messa? Chi ha preso parte all'istru­zione religiosa, che i Parroci fanno ai fe­deli? Chi ha purificato oggi la coscienza con il Sacramento della Confessione? Chi ha ricevuto la Santa Comunione? Chi ha dato oggi gloria a Dio, pregando piú de­gli altri giorni e compiendo qualche opera di carità? ...

Se si rivolgessero domande alle novan­tamila persone raccolte nello Stadio, mol­tissime riderebbero ironicamente, altre re­sterebbero indifferenti e solo un piccolo numero forse potrebbe dire: Anche oggi ho compiuto i miei doveri religiosi. -

Ma non sono soltanto a Roma e nei grandi centri simili partite! Ogni cittadi­na, anzi ogni borgata, organizza per la do­menica pomeriggio la partita di calcio.

Nel giorno di festa hanno luogo le gà­re automobilistiche, le corse ciclistiche, le gite in montagna...

Tutte le sale cinematografiche sono in attività straordinaria, proprio la domenica.

Le sale da ballo sono popolate special­mente nei giorni di festa.

Ci si domanda: E’ lecito il divertimen­to?. Sí, purché non ci sia pericolo per la moralità e purché sia in moderata dose. Quindi, i divertimenti collettivi o priva­ti, anche di festa, non sarebbero un male. Il vero male invece è il far consistere la festa solo negli spassi, trascurando i dove­ri religiosi, oppure compiendoli senza frut­to spirituale.

Oggi rivive il paganesimo in tutte le sue forme e, con la scusa dell'evoluzione e del progresso, si mette sotto i piedi uno dei piú grandi comandamenti di Dio « Ri­cordati di santificare le feste! ».

L'uomo non può abolire la legge divi­na o modificarla a suo capriccio; se egli pretende di mettersi contro il Creatore, ridendosene del suo Comandamento, si troverà male, come molto male si trova al presente questa società paganeggiante, che alcuna fatica, cessò di creare al settimo giorno, per fare comprendere agli uomini di riposarsi anche loro dopo sei giorni di lavoro.

Il popolo Ebreo lasciò l'Egitto per ri­tornare in Palestina, sotto la guida di Mo­sè. Nel viaggio mancava di cibo e Mosè ottenne da Dio la « manna », cioè il cibo particolare, che ogni notte calava dal cie­lo, simile alla neve che fiocca. Affinché gli Ebrei rispettassero il giorno festivo, Id­dio non mandava la manna nella notte pre­cedente alla festa, ma si doveva racco­glierne il doppio il mattino innanzi. La manna dopo un giorno brulicava di ver­mi; nel giorno di festa si conservava inal­terata.

Leggiamo nell'Esodo: Mosè disse agli Ebrei: Per sei giorni raccogliete la manna, ma il settimo giorno, essendo il giorno del Signore, non ne troverete. - Or nel set­timo giorno, essendo alcuni del popolo an­dati a raccoglierne, non ne trovarono. Ed il Signore disse a Mosè: Sino a quando ri­fiuterete di osservare i miei Comandamen­ti e la mia legge? Riflettete che vi ho da­to il giorno di riposo e per questo il sesto giorno vi dò doppia razione di cibo. O­gnuno se ne stia nella sua tenda e nessu­no esca dalla sua dimora nel settimo gior­no. Cosí il popolo si riposò il settimo gior­no. (Esodo, XVI, 26).

Quando sul monte Sinai Iddio diede a Mosè le Tavole della Legge, giunto al terzo Comandamento, cosí parlo: Ricor­dati di santificare il giorno del Signore! Per sei giorni lavorerai e farai tutte le o­pere, ma nel settimo giorno, che è del Signore Dio tuo, non farai alcun lavoro, né tu, né il tuo figlio, né la tua figlia, né il tuo servo, né la tua serva, né il tuo giu­mento, né il forestiero che è dentro le tue porte, perché in sei giorni il Signore fece il cielo e la terra, il mare e quanto in es­si si contiene, e nel settimo si riposò. Dun­que il Signore ha benedetto il giorno di festa e lo ha santificato. (Esodo, XX, 8). È chiara la volontà di Dio sul suo giorno.

In seguito il Signore disse a Mosè: Os­servate il mio giorno, perché è santo per voi. Chiunque lo profanerà, sarà punito con la morte; chi in tal giorno lavorerà, perirà in mezzo al suo popolo. Custodiscano dunque i figli d'Israele il mio giorno e lo celebrino nelle loro generazioni. E’ un patto sempiterno tra me e i figli d'Israele, un segno perpetuo. (Esodo, xxxi, 14).

Da lí a qualche tempo fu visto un uo­mo nella campagna a raccogliere legna nel giorno sacro a Dio. Gli Ebrei, scandalizza­ti, lo trascinarono davanti a Mosè per in­fliggergli una punizione.

Il grande condottiero del popolo di Dio non sapeva che castigo dare al profanato­re e pregò l'Altissimo che si degnasse ma­nifestarlo Lui stesso.

Si potrebbe pensare: Iddio avrà detto a Mosè: Dici a quest'uomo che non ripeta il fallo! - ovvero: Da' una qualsiasi punizione e poi lascialo libero! - Niente di ciò! Il Signore, gelosissimo del suo giorno, per dare anche una lezione agli Ebrei, disse a Mosè: Costui sia messo a morte e lapidato da tutta la moltitudine, fuori del campo. (Numeri, xv, 25).

Cosí terribile è Iddio? ... Eppure l'e­pisodio è preso dalla Bibbia!

E perché ai nostri tempi il Signore si mostra indifferente davanti alla profana­zione festiva? Chi lavora in campagna, chi costruisce, chi trascura la Messa! ... Ha forse Iddio cambiato condotta? No! È immutabile! Può cambiare sistema di castigo, ma non lascia impunita la colpa. Alle volte non punisce, perché nella fami­glia del profanatore c'è chi ripara; altre volte ritarda per misericordia; ma il casti­go presto o tardi verrà. Un contadino è colpito da morte improvvisa, mentre la­vora; un operaio resta mutilato di un braccio per un infortunio; una fabbrica precipita; un incendio distrugge un ma­gazzino... Questi e tanti altri avvenimen­ti sono forse punizione della profanazio­ne festiva.

 

CASTIGO DI DIO!

Dimorai alcuni anni ad Ispica, centro agricolo. Raccomandavo agli uomini di non lavorare di festa. Non riuscivo a con­vincerli.

- Che male facciamo a lavorare la do­menica? Purché non andiamo a rubare! Un giorno d'autunno celebravo la San­ta Messa. All'improvviso il cielo comin­ciò ad oscurarsi; un colore rossastro per­vase l'aria, forse per sabbia trasportata dal deserto africano; un vento furiosissimo si riversò su tutta la zona, portando via le te­gole dai tetti ed abbattendo delle case. La campagna ebbe la peggio: gli alberi di carrubbo, che sono la ricchezza di quella plaga, furono divelti o rotti ... Finita la tempesta, la gente accorse in Chiesa. Allo­ra io dissi: Non si ascolta il Sacerdote? Ebbene, si fa sentire Dio! In mezz'ora nelle vostre campagne avete perduto cen­tinaia di milioni! Quanti anni per avere una pianta fruttifera! Ed in breve, decine e decine di migliaia di piante sono state abbattute! Per tanti anni si resterà privi del raccolto delle carrubbe... Quando Id­dio vuole arricchire la campagna, in una ora l'arricchisce; è Lui che benedice la fa­tica. Quando invece la vuole distruggere, in pochi minuti la sua potenza può farlo. Che serva a tutti di lezione quanto oggi è avvenuto! -

E non sono castighi di Dio le grandi­nate, le siccità, gl'insetti che rodono le radici o la corteccia degli alberi, le inon­dazioni di estese pianure? ... Sono. è ve­ro, avvenimenti naturali, però diretti dal­la mente suprema del Creatore.

Quando nel 1846 alla Salette, in Fran­cia, la Madonna apparve a Massimo Giraud ed a Melania Mathieu, disse: Se il mio popolo non vuole rimettersi, io sono obbligata a lasciar libera la mano del mio Divin Figlio. Essa è cosí forte e pesante, che non posso piú trattenerla! Dio vi ha dato sei giorni per lavorare; ma non si vuole santificare il settimo. E' questo pec­cato che appesantisce tanto il braccio del mio Figlio. Per la profanazione festiva quest'anno il raccolto andrà male nella Francia! - Il che si verificò.

 

DISGRAZIE!

Un esempio di castigo privato.

Ero entrato in una grande bottega, per dire al proprietario che la domenica la­sciasse libero il garzone, cosí questi avreb­be potuto andare alla Messa ed al Cate­chismo.

- Qui tutti i giorni sono uguali! Non c'è né sabato né domenica! Si lavora sem­pre.

- Eppure non va bene cosí!

- A casa mia comando io!... - Dopo circa sei mesi s'incendiava la bottega. Accorsero i pompieri e la gente. Andai anch'io. Mentre le fiamme ingigan­tivano, pensavo: Infelice uomo! Quello che hai guadagnato in tutte le domeniche, lo perdi in un'ora! ...

Non gli bastò la lezione. Iddio si fece sentire daccapo. In un momento di distra­zione, il garzone si avvicinò troppo alla macchina del lavoro e gli si troncarono quattro dita.

Il padrone, temendo di essere arrestato per mancanza di vigilanza, fuggì dalla cit­tà. In seguito dovette pagare una forte indennità.

Avrà mai pensato quest'uomo, e cosí tanti altri, che con Dio non si scherza e che profanare il giorno festivo è la rovina dell'individuo e della famiglia?         -

 

CONSTATAZIONE

Ad una donna chiesi: Lavorate voi nel­le feste?

- Prima non lavoravo affatto. In se­guito, per guadagnare tempo, pensai di utilizzare la domenica per confezionare il pane della settimana. Ma dopo parecchie domeniche promisi a Dio di non farlo piú. Quando confezionavo il pane di fe­sta, mi riusciva sempre male: o non lie­vitava bene o si bruciava nel forno o ca­pitava qualche altro incidente. Confezio­nando invece il pane durante la settima­na, tutto procede bene!

- Buono per voi, signora, che vi sie­te rimessa in ordine con Dio!

 

WETZEL NARRA...

Ci sono dei detti proverbiali, frutto di esperienza.

- Quello che si guadagna la domeni­ca, si perde il lunedí!

- Del lavoro delle feste, il demonio si veste!

- Lavoro di festa, non porta fortuna! Lo scrittore Wetzel racconta il seguen­te episodio, di cui egli stesso fu testimo­nio: Una domenica in Rorscbach un conta­dino conduceva un pesante carro su una via, mentre molta folla si recava alla Chie­sa. Ad un tratto un vecchio gridò al con­ducente: Ferma, ferma! L'ha messo sot­to le ruote! - Il carrettiere fermò subito i cavalli; guardò e poi chiese: Insomma, che cosa ho messo sotto? - Rispose il vecchio: il terzo Comandamento di Dio! E state attento che non andiate sotto an­che voi! -

Queste parole furono profetiche.

In un viaggio che il carrettiere fece poco dopo, i cavalli s'imbizzarrirono; egli cadde da cassetta e andò a finire sotto le ruote. Sfracellato orribilmente, fu tra­sportato à casa, dove in breve morí. Ma poco prima di spirare, ricordando le pa­role del vecchio, fece venire a sé i figliuo­li e disse: Non trasgredite mai il terzo Co­mandamento di Dio! Santificate sempre la festa! -

 

IL FONDO SEGRETO

In una via di Alessandria abitavano due calzolai, l'uno accanto all'altro. Quan­tunque uno di essi avesse famiglia nume­rosa, stava benone ed andava sempre me­glio; l'altro invece, che doveva pensare a sé solo e che lavorava anche nelle feste, andava di male in peggio. Una volta che questi si lagnava col compagno della sua miseria e gli domandava come mai a lui le cose andassero bene, l'altro rispose: Caro mio, io ho un fondo segreto, da cui attingo nei giorni di festa. - Fammelo conoscere! -

La prossima domenica lo condusse alla Messa. In Chiesa gli confidò: E’ qui il mio fondo segreto: la benedizione di Dio! Non lavorando di festa e assistendo alla Messa, Iddio benedice le mie fatiche du­rante la settimana! -

 

PRINCIPI DI MORALE

Il giorno del Signore si santifica col riposo.

Nell'Antico Testamento il riposo festi­vo era giunto all'esagerazione, tanto che gli Ebrei accusavano Gesú Cristo di pro­fanazione del giorno di Dio, perché nella festa operava miracoli. Gesú chiarí il con­cetto del terzo Comandamento, rendendo­lo piú soave: Il giorno di festa è stato fatto per l'uomo e non l'uomo per il gior­no di festa! (Marco, 11, 27). Non scio­gliete voi il bue o l'asino dalla mangiatoia per condurlo a bere, senza profanare il giorno di Dio? (Luca, XII, 15).

I principî di morale in proposito si ri­conducono a questi: Nelle domeniche e nelle feste di pre­cetto sono proibiti i lavori servili. Sono tali le opere che richiedono specialmente l'esercizio del corpo. I lavori intellettuali sono leciti.

Perché si possa lavorare nel giorno di festa, si richiede una forte ragione, vera­mente grave; non basta la scusa: Del re­sto tutti lavorano senza scrupolo!

E’ grave colpa il lavoro festivo e pec­cano gravemente coloro che fanno la­vorare. Grande è la responsabilità dei ge­nitori, dei padroni e dei superiori!

Chi lavora, senza una vera necessità, soltanto un'ora o due, non pecca mortal­mente, ma è sempre in colpa davanti a Dio.

Chi per ragione veramente grave do­vesse lavorare, lo faccia nella maniera piú segreta che può, per evitare lo scandalo.

Nel dubbio se una necessità sia grave o no, si domandi al proprio Parroco la dispensa, e non ad un Sacerdote qualsiasi, perché solo il Parroco ha la facoltà di da­re tale dispensa ai propri parrocchiani. Nelle feste sono permessi i lavori che si fanno a beneficio di qualche Chiesa, purché la Chiesa sia povera e mancante delle cose necessarie e puché tali lavori non si abbia modo di farli nei giorni fe­riali. Se non ci sono queste condizioni, non è lecito lavorare neppure per la Chie­sa.

 

LA SANTA MESSA

Il riposo festivo non è fine a se stesso; serve a rinfrancare il corpo; ma lo scopo principale è di pensare ai bisogni dell'a­nima e di dare gloria a Dio compiendo delle opere di culto.

Sei giorni si dedicano alle necessità del corpo; il settimo giorno, non essendoci lo assillo del lavoro, è più facile provvede­re alle necessità dell'anima, cioè pregare di piú, esaminare la propria coscienza, ascoltare qualche predica, prendere parte al Catechismo, leggere qualche buon li­bro...

Chi si limita solo a non lavorare, sol­leva soltanto il corpo, come fanno del re­sto anche le bestie, ma rende inutile all'a­nima il giorno di Dio.

Sono prescritte le opere di culto.

Iddio si è riservato un giorno alla set­timana, per riscuotere atti di ossequio da­gli uomini.

La prima opera di culto è la Santa Messa, cioè la rinnovazione incruenta, ma reale, del Sacrificio della Croce.

Chiunque nel giorno festivo tralascia di assistere alla Messa, senza un impedimen­to veramente grave, si rende reo di pec­cato grave.

Sono esenti da questo precetto i bam­bini, prima dell'uso di ragione. Commettono peccato grave anche quelli che fanno trascurare la Messa ai propri dipendenti senza una grande necessità, Ricordino questo i padroni e gli impresari.

 

PRETESTI

Quante scuse per esimersi dall'andare a Messa!

- Non ho tempo! - Non è vero! Non hai la buona volontà! Hai il tempo di rassettare la casa, di badare agli ani­mali domestici, di chiacchierare e sparla­re del prossimo ... Perché non ti alzi pri­ma dal letto? Perché non ti sbrighi nelle faccende?... Tanti e tanti perché ci rie­scono? Davanti a Dio che scusa porterai?

- Il cielo è nuvoloso; c'è un po' di umido... La mia salute ne risentirebbe! - Se realmente stessi male, se per con­dizioni speciali fisiche temessi un grave disturbo alla salute, non peccheresti ad omettere la Messa.

Un forte motivo scusa sempre. Ma se cosí non fosse, la tua scusa sarebbe nulla.

Quanti non vanno a Messa per paura di un po' d'aria fresca! Invece al cinema vanno anche sotto la pioggia e malgrado il vento!

- Ascolto la Messa alla radio, stando in casa! - Non vale quest'audizione, per­ché si richiede la presenza fisica, reale, al Santo Sacrificio.

- Se mi trovassi in campagna il gior­no precedente alla festa, sarei in obbligo di ritornare in città per la Messa?

- Chi si trova già in campagna il sa­bato o la vigilia di qualche festa, non è tenuto ad ascoltare la Messa, tranne che possa fare ciò senza un grave incomodo, cioè se la città fosse vicina, o se usufruis­se di mezzi facili di locomozione.

- Non potendo assolutamente andare a Messa, si è tenuti a supplire con qual­che altro atto di culto? - Non ci sareb­be un vero obbligo; ma l'anima cristiana dovrebbe sentire il bisogno di supplire in qualche modo, intensificando la preghiera.

 

RIMEMBRANZE

Sono avanzato negli anni ed un dolce ricordo d'infanzia mi viene alla mente. È un ricordo materno.

Avevo nove anni quando presi parte ad una modesta gita in campagna, assieme ai miei familiari. Vi si rimase dieci giorni. Giunta la domenica, essendo molto di­stante la città, mia madre raccolse i com­ponenti la famiglia ed i coloni tutti, per innalzare qualche preghiera a Dio.

All'aperto si recitò devotamente il Ro­sario. La mamma prima disse: Non pos­siamo andare a Messa, ma possiamo pre­gare! Oggi recitiamo doppio Rosario. Che festa sarebbe oggi, se pregassimo solo quanto nei giorni feriali?... -

Quanti sono, al presente, coloro che dicono un Rosario in piú non potendo an­dare a Messa?

 

FRUTTI SALUTARI

Nei giorni festivi, non basta andare alla Messa: occorre sapervi assistere.

Non tutti quelli che vanno a Messa sod­disfano al precetto festivo.

Non è valida la Messa per coloro che vi giungono dopo 1'Offertorio, ovvero che vi assistono chiacchierando quasi ininter­rottamente, oppure stanno in Chiesa uni­camente per amoreggiare, contemplando le persone.

Sono lodevoli coloro che ogni domeni­ca si accostano alla Santa Comunione. Si raccomanda di non confessarsi du­rante la Messa; ci si confessi prima o dopo.

L'assistenza alla Messa deve produrre frutti salutari: proponimenti di vita piú cristiana, piú esattezza nei doveri del pro­prio stato, maggiore carità verso il pros­simo...

 

CURARE I PICCOLI

E’ necessario abituare i piccoli al rispet­to del giorno del Signore. Quei genitori che non si preoccupano di ciò, vedranno la cattiva fine dei figli, perché questi cre­sceranno senza timore di Dio e a motivo della loro irreligiosità rovineranno la fa­miglia, che a suo tempo metteranno su.

Peccano quei padri e quelle madri che non si danno pensiero se i figli vanno o no al Catechismo. Se non s'imparano da piccoli le nozioni fondamentali della Re­ligione, quando il cuore è più disposto, quando si apprenderanno? E poiché i ra­gazzi e le ragazze non sono in grado di comprendere tutta l'importanza dell'istru­zione religiosa, la responsabilità cade sui genitori.

Ero ragazzo anch'io; i miei genitori non si contentavano che andassi puntual­mente alla Messa; erano vigilanti affinché al pomeriggio della festa andassi al Ca­techismo. Se qualche volta, distratto dal giuoco, non avvertivo il suono della cam­pana, subito mi si diceva: È tempo di an­dare in Chiesa! -

Sono Sacerdote; ma se nell'infanzia a­vessi trascurato di frequentare le lezioni della Dottrina Cristiana, forse Iddio non mi avrebbe dato la vocazione sacerdotale. Devo quindi essere grato alle premure dei miei genitori.

 

SANTIFICARE IL TEMPO

Come occupare il giorno festivo?

Oltre all'intervenire alla Messa, si at­tenda a qualche pia lettura, perché l'anima ha bisogno di pascolo spirituale.

Si prenda parte all'istruzione parroc­chiale. Non si dica mai: Ho troppa istru­zione religiosa!... -

Si compia nel giorno del Signore qual­che atto di carità particolare, come sareb­be: visitare una persona ammalata, dare un po' di cibo a famiglia bisognosa ...

Questi atti di carità santificano assai la festa.

Non dispiace a Dio che si prendano de­gli onesti svaghi, sempre però nei limiti della moderazione.

 

CALDO INVITO

Vorrei fermare l'attenzione del lettore sulla necessità di riparare Dio dei peccati che si fanno nei giorni di festa.

Il giorno di Dio suole essere il piú pro­fanato dalla colpa: lavoro festivo, Messe tralasciate, irriverenze in Chiesa, diverti­menti illeciti, risse e scandali, giuoco, bet­tola, ecc ...

Le anime pie riparino cosí:

I° Offrire tutte le opere buone della festa come atti di riparazione; a tale fine si diriga specialmente la Santa Messa e la Comunione.

II°  Potendo, si ascolti una seconda Mes-

sa, in riparazione di coloro che la trala­sciano.

III' Nella serata della festa, essendo il tempo di maggiori peccati, si faccia qual­che Ora Santa riparatrice, anche privata­mente in casa.

Si ricordi quello che Gesú diceva ad un'anima privilegiata: Un'anima può ri­parare per molte anime!

 

FINE